Salute

Cittadella della salute/ Non possono decidere gli inquisiti

cittadellasalutePer il Comitato Cittadella della salute di Como l’incontro del 14 gennaio con  l’assessore all’Urbanistica del Comune di Como Lorenzo Spallino è stato utile e non formale.   Per il Comitato le difficoltà vengono invece dall’Asl che rifiuta il confronto mentre è insostenibile che un peso determinate nelle decisioni sia nelle mani di strutture al centro dei rilievi della magistratura.  

Per il Comitato:  «Infrastrutture Lombarde Spa continua ad avere la totale gestione finanziaria dell’operazione di alienazione di una parte dell’area. A tale società non interessa che tipo di progetto si farà ma vuole esclusivamente vendere al miglior offerente. La stessa notizia della vendita del Gb Grassi alla Cassa Depositi e Prestiti va in questa direzione». Critico  anche il giudizio del Comitato del vertice dell’Asl che non ha partecipato a nessun tavolo di confronto e ritiene di poter gestire unilateralmente la vicenda scavalcando anche la stessa Azienda Ospedaliera. Adesso che l’Aslha ricevuto dalla regione diversi milioni di euro per gli spostamenti di alcuni servizi territoriali (Sert e Consultorio) nel vecchio Sant’Anna, chiediamo che sia pubblicamente chiarito il progetto operativo, perché le scelte riguardano tutti i cittadini, i sindaci dei comuni interessati e i sindacati. Ribadiamo inoltre che oltre gli aspetti socio-sanitari, l’azione pubblica è determinante per fare da volano a quelle che potrebbero essere le iniziative dei privati. Spostare funzioni pubbliche (Asl, Inps, ecc.) all’interno del comparto comporterebbe:

una riqualificazione della zona da un punto di vista funzionale (il mix funzionale renderebbe le aree urbane più vivibili, sicure e di maggior valore ); un maggior sfruttamento dell’autosilo Valmulini attualmente sottoutilizzato; la possibilità di mettere sul mercato edifici pubblici di pregio presenti in centro città attualmente occupati sicuramente più appetibili dal punto di vista del mercato immobiliare».

Per il Comitato «rendere accessibile il parco confinato all’interno del comparto ex Sant’Anna contribuirebbe ad innalzare la qualità urbana dell’intero quartiere e dei quartieri limitrofi. Ciò potrebbe essere realizzato, attraverso micro-interventi a basso costo e precisamente: riqualificare Via Colonna con piccole opere di moderazione del traffico; aprire l’accesso al Comparto Sant’Anna da Via Colonna  fino all’area di San Carpoforo utilizzando i percorsi esistenti (apertura anche limitata nell’arco della giornata se sussistono problematiche di sicurezza); sfruttare l’attuale passaggio protetto di collegamento fra l’autosilo Valmulini ed il Sant’Anna permetterebbe di collegare la Città Bassa attraverso un percorso pedonale/ciclopedonale che attraverso il Parco Spina Verde approdi  all’area antistante la Caserma De Cristoforis; costruire un percorso protetto che colleghi la nuova piazza (di cui a breve partiranno i lavori) antistante il Comparto Trevitex e la Via Colonna per collegare pedonalmente, attraverso micro-interventi, il Parco Negretti al Parco dell’Ex  Comparto Sant’Anna. Parte di detti percorsi pedonali e protetti sono già realizzati, essi non lambiscono le grosse arterie di traffico e sono di facile ricucitura».

Ex asilo di via Lissi a Como

facciatapalazzocernezziIn concessione per 9 anni a Il Seme e Il Biancospino.

 

La Giunta comunale comasca «ha deliberato la stipula di una concessione di nove anni di parte dell’ex asilo di via Lissi alle cooperative sociali Il Seme e Il Biancospino – annuncia una nota del Comune di Como –. Il canone, abbattuto del 50% considerate le attività svolte, ammonta a 32mila e 500euro e comprende, oltre all’edificio, anche spazi esterni che saranno adibiti in parte alla realizzazione di un parco-orto-giardino e in parte per una serra. Nell’area esterna sono compresi anche 15 posti auto che saranno riservati agli utenti. Per quanto riguarda l’edificio, il seminterrato ospiterà gli uffici amministrativi de Il Biancospino e gli uffici di progettazione e coordinamento delle attività sanitarie, formative educative ed assistenziali gestite dalla cooperativa; il piano terra ospiterà gli uffici de Il Seme, l’amministrazione, il magazzino, la sala riunioni, gli spazi per l’accoglienza, i bagni per il pubblico e il personale; sempre al piano terra Il Biancospino allestirà degli spazi da mettere a disposizione di medici di medicina generale per la promozione di interventi in risposta ai bisogni della popolazione del quartiere; al primo piano, sempre Il Biancospino, aprirà un centro socio-sanitario dedicato principalmente al quartiere, con 3 studi medici professionali ed uno studio medico dentistico (che attiverà un servizio di assistenza domiciliare per anziani e disabili), una sala d’aspetto, bagni per pubblico e operatori, sala per attività e aggregazione. È prevista anche l’attivazione di un punto prelievi convenzionato con un centro laboratorio analisi e uno sportello di mediazione culturale e linguistico. Le prestazioni – calmierate del 30/40% – saranno fatturate tutte dalla cooperativa e i medici saranno coinvolti e partecipi nello sviluppo del progetto di coesione sociale e di welfare di comunità promosso».

«Si tratta di un progetto innovativo e che avrà risvolti importanti sul quartiere. Le cooperative sono in regola con i pagamenti pregressi e godono del dimezzamento del canone in quanto onlus e per l’attività sociale svolta – dichiara l’assessore al Patrimonio Marcello Iantorno –. L’accordo prevede che si facciano carico di tutte le spese di adeguamento della struttura e degli spazi nonché della manutenzione ordinaria e straordinaria. Si tratta di una strada che segue gli indirizzi che questa amministrazione si è data. Avremo strutture in buono stato e all’amministrazione spetterà il controllo degli interventi realizzati». [md, ecoinformazioni]

Azzardopatia/ 96 per cento di machinette in meno

no slotL’assessora della Regione Lombardia Viviana Beccalossi al convegno per i giornalisti Ludopatia e gioco d’azzardo patologico: una comunicazione corretta, a Brescia il 15 dicembre,  ha comunicato la sua intenzione di dare ulteriore impulso alla “crociata etica” contro le macchinette mangiasoldi. Già approvato un finanziamento milionario per ifinaziare iniziative culturali per prevenire la ludopatia, allo studio incentivi per i gestori di esercizi commerciali che vogliono uscire da questa forma dei malaffare, ma l’azione più significativa sarà la modifica della legge regionale che dovrebbe consentire nei prossimi tre o quattro anni la chiusura del 96 per cento delle slot installate nei centri storici delle città. Per Como, una delle città più colpite dalla piaga del gioco d’azzardo patologico si apre quindi una concreta speranza. Nel frattempo la via più facilmente percorribile rimane il boicottaggio degli esercizi che lucrano sulla disperazione di tante e tanti. Nell’incontro si è fortemente criticato il termine “ludopatia” che è in realtà fuorviante e inesatto perché contiene l’idea del gioco come causa della patologia e si è indicato il termine “azzardopatia” che meglio coglie la realtà del fenomeno. nell’incontro è prevalsa una lettura “psicologistica” del fenomeno o quella psichiatrica, ma non sono mancati nelle relazioni accenni alle motivazioni economiche e di ingiustizia sociali che determinano una buona parte del problema stesso. Info No slot Regione Lombardia.

11 dicembre/ Ebola tra paura e realtà

mediciconafricaL’ Associazione Medici con l’Africa  invita la cittadinanza a partecipare alla serata informativa Ebola, tra paura e realtà che si terrà giovedì 11 dicembre alle 20.45 alla biblioteca comunale di Como in piazzatta V. Lucati. Interverranno: dr. Domenico Santoro Direttore U.o. Malattie Infettive Azienda Ospedaliera S. Anna Como, dr. Massimo Brenna  Chirurgo  – Medici con l’Africa Como Onlus, dr. Giovanni Putoto responsabile programmazione Medici con l’Africa Cuamm (Rientrato dalla Sierra Leone). Coordina la serata Italo Nessi, medico, presidente di Medici con l’Africa Como . Durante l’incontro verranno illustrati i motivi dell’attuale epidemia di Ebola in termini di diseguaglianze in salute,  la situazione d’emergenza in Africa Occidentale e in Sierra Leone dove Medici con l’Africa Cuamm gestisce da più di due anni un progetto di cooperazione sanitaria ed il lavoro che gli operatori sanitari stanno compiendo a Como per prevenire ogni contatto con pazienti sospetti di infezione. Scarica e diffondi la locandina.  [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]

L’abbraccio dell’Arci a Emergency

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arciIl messaggio di solidarietà di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, all’associazione Emergency.

«Cara Cecilia, care amiche e amici di Emergency,
appresa la notizia che un vostro operatore in Sierra Leone è stato contagiato dal virus dell’Ebola mentre si prodigava per portare aiuto ai malati, desidero non solo chiedervi di inviargli i nostri più sinceri auguri di pronta guarigione, ma anche farvi sapere che siamo convinti che il vostro coraggio e la vostra totale dedizione alla causa della pace, della sopravvivenza e della salute di chi nel mondo vive già in condizioni disperate, rappresenta un insegnamento e un punto di riferimento costante per chiunque si prefigga di agire per lo sviluppo della solidarietà umana. Vi abbraccio con affetto, insieme a tutta l’Arci.» [Francesca Chiavacci]

Salute e creatività per il “vecchio” Sant’Anna

Anche le aree dismesse (o quasi) hanno bisogno di cura. In tutti i sensi: cura come attenzione, cura come risanamento, cura come servizio.

È questa la morale, per quanto semplice, dell’incontro sul futuro del vecchio ospedale Sant’Anna organizzato il 19 novembre alla Sala Canonica del Teatro Sociale da un composito gruppo di enti e associazioni – Cittadella della salute, Azienda ospedaliera Ospedale Sant’Anna, Ordine degli architetti – che hanno affrontato il tema dai rispettivi punti di vista. Per quanto diverse, le voci non sono risultate stonate, tutt’altro: il riuso (riqualificazione o rifunzionalizzazione che dir si voglia) dell’area del vecchio (ma non vecchissimo: ricordiamo che in via Cadorna ci sono i resti di un’altra sede ospedaliera utilizzata fino agli anni Trenta del secolo scorso) ospedale è l’occasione per ricucire molti diversi aspetti. L’area del Sant’Anna di via Napoleona è infatti una cerniera nell’organizzazione urbana che abbandonata a se stessa rischia di mandare in blocco l’intera città, e che invece riattivata può servire non solo alla rivitalizzazione del quartiere di Camerlata, ma addirittura al rinnovamento della città storica, adagiata subito sotto, nella convalle. Ma soprattutto quell’area può servire a riconfigurare e “ricompattare” il sistema sanitario avventatamente destrutturato nei decenni scorsi e frammentato in una serie di competenze ultraspecialistiche e in una serie di entità fornitrici di servizi isolati, disperse sul territorio.

Il progetto di ricomposizione è al tempo stesso politico, organizzativo, sanitario, urbanistico e architettonico. Le differenti voci sentite nell’incontro del Teatro Sociale su questo hanno puntato, ripetutamente sottolineando che l’area del vecchio Sant’Anna è troppo importante per essere ignorata.

Per Cittadella della salute, il comitato formatosi nei mesi scorsi per la riqualificazione dell’area, questo incontro è stato solo una tappa nel percorso di approfondimento e discussione (proprio domenica scorsa si è svolta la visita guidata storico-botanica all’area dell’ospedale, che è stata per molte persone l’occasione di una autentica scoperta) che dovrebbe essere in grado di aggregare altre forze, altre voci, altre idee.

E accanto agli interventi del Comitato Cittadella della Salute (Antonella Pinto e Manuela Serrentino) hanno favorevolmente colpito il pubblico quelli di Fabio Banfi, direttore delle attività cliniche del territorio dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna, e di Giovanni Franchi, membro della commissione Urbanistica dell’Ordine degli architetti di Como, particolarmente efficaci nell’indicare i possibili obiettivi verso cui muoversi.

La presentazione della tesi di laurea magistrale in Progettazione architettonica di Michele Gaspa e Riccardo Rossoni, intitolata Nuovi spazi tra città, parco e infrastruttura – progetto di ri-uso creativo dell’ex ospedale Sant’Anna – Como, discussa al Politecnico di Milano con i realtori Michele Roda e Pietro Macchi Cassia (pure presenti) ha evidenziato come l’area si presti sia a voli di fantasia che a interventi strutturali essenziali per il futuro del comparto urbano comasco (a nessuno è sfuggita la centralità nella proposta dei due giovani architetti dell’interscambio fra trasporto privato su gomma e trasporto pubblico su rotaia collocata proprio in corrispondenza del vecchio Sant’Anna, vagheggiata da ormai tre o quattro decenni).

Per l’area del vecchio Sant’Anna la cura c’è. Ora servono le decisioni.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Liberi dal gioco d’azzardo/ La campagna di Mettiamoci in gioco

Rotair bifacc cnca_Layout 1Liberi dal gioco d’azzardo. Con l’azzardo ti giochi la vita. Questo è lo slogan della campagna di comunicazione lanciata da Mettiamoci in gioco, la campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo promossa da Acli, Ada, Adusbef, Anci, Anteas, Arci, Associazione Orthos, Auser, Aupi, Avviso Pubblico, Azione Cattolica Italiana, Cgil, Cisl, Cnca, Conagga, Ctg, Federazione Scs-Cnos/Salesiani per il sociale, Federconsumatori, FeDerSerD, Fict, Fitel, Fp Cgil, Gruppo Abele, InterCear, Ital Uil, Lega Consumatori, Libera, Scuola delle Buone Pratiche/Legautonomie-Terre di mezzo, Shaker-pensieri senza dimora, Uil, Uil Pensionati, Uisp.

L’iniziativa si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica decostruendo i messaggi illusori di vincite facili diffusi dall’industria dell’azzardo.

«Il messaggio che lanciamo con questa campagna di sensibilizzazione – spiega don Armando Zappolini, portavoce di Mettiamoci in gioco – è molto chiaro: attenzione, non fatevi abbindolare dalla pubblicità dei giochi d’azzardo. Non avete “quasi vinto” e non “vincerete facile”. Anzi, è vero piuttosto che più giochi più perdi, è matematico, come diciamo nei nostri materiali di comunicazione. Il consumo di azzardo può dar luogo ad abuso e dipendenza, con conseguenze molto negative per sé, per le persone che ci sono accanto, per la società».

«L’impegno che mettiamo in questa campagna di comunicazione – continua don Zappolini – è però anche un appello lanciato alle Istituzioni e alla politica: suona la campanella, è ora di prendere decisioni precise e coraggiose, a cominciare dall’approvazione della prima legge quadro sul gioco d’azzardo in Italia, da quanto sarà contenuto in materia nella legge delega fiscale e dal riconoscimento, finalmente, del gioco d’azzardo patologico nei livelli essenziali di assistenza garantiti dallo stato, per i quali vanno stanziate risorse economiche aggiuntive rispetto a quelle ora previste nel fondo sanitario.»

Scarica e diffondi le locandine della campagna: locandina e locandina2
[jl, ecoinformazioni]

La nave dei folli: il seminario all’Insubria


downloadOspitato dall’Università dell’Insubria nelle aule di Sant’Abbondio, si tenuto nella giornata di lunedì 17 novembre l’incontro La nave dei folli: Devianza ed emarginazione socio istituzionale: la realtà comasca dell’ex manicomio S.Martino, organizzata dal dipartimento di Diritto, Economia e Cultura dell’Università dell’Insubria e che visto tra i partecipanti anche l’associazione Animatamente

La devianza come etichetta sociale, come definizione in cui “rinchiudere” diversità e problematicità di ogni sorta, come luogo fisico in cui confinare, in senso letterale e metaforico, tutto questo. Di questo e altro si è parlato a Devianza ed emarginazione socio istituzionale: la realtà comasca dell’ex manicomio S.Martino, lezione aperta organizzata dal dipartimento di Diritto, Economia e Cultura dell’Università dell’Insubria, che ha visto tra i suoi ospiti anche la dottoressa Vittoria Speltoni, educatrice della comunità La Quercia ed esponente dell’associazione Animatamente, insieme alla dottoressa Maria Adele Pozzi, psicoterapeuta e presidente dell’associazione Educare A.

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La professoressa Cristina Reale e la dottoressa Franca Duvia, docenti nell’ambito dell’Istituto di Sociologia del Diritto, hanno così affrontato il complesso tema della devianza e del suo contenitore per eccellenza, il manicomio, con un excursus dedicato al San Martino comasco. Il punto di partenza è stata la definizione stessa di devianza, come riportato dal testo della Legge Giolitti: questa infatti definiva come criteri d’internamento la pericolosità sociale e il pubblico scandalo, dove il malato non era ricoverato in quanto tale ma come pericolo sociale, senza bisogni né diritti e sottoposto al potere di un “ordine” come quello della psichiatria italiana.

Nonostante alcuni tratti innovativi, la Legge che porta il nome dello storico premier dell’Italia liberale continuava a seguire una tradizione secolare, che vedeva il “matto” come qualcosa da confinare in luoghi sperduti, spogliati della propria umanità in strutture dove l’obiettivo era presidiare, non riabilitare.

Il deviante, come riportato dalla teoria dell’etichettamento proposta tra gli altri dagli americani Lemert e Becker, è così definito dalla definizione di normalità data dalla Legge e dalla società che la produce, un modo per definire l’identità di “noi” contro l’esistenza di “loro”. La presenza stessa del “pazzo”, e del manicomio che lo ospita, è sia monito che confine fisico tra sano e malato, come l’Istituzione impone.

Il matto fa quindi paura, perché è contaminante, come riportato negli studi sullo stigma di Mary Douglas, e ciò vale ancora di più nella nostra attualità. Una modernità che ha fatto della psichiatrizzazione di ogni comportamento umano un proprio tratto distintivo, tanto nessuno si può dire più al sicuro: dal bruxismo al dipendenza da caffeina, sono ormai diverse centinaia i nuovi disturbi riconosciuti dall’Oms.

In un contesto del genere la battaglia portata avanti nel nostro Paese da Franco Basaglia ha assunto un carattere rivoluzionario, in virtù di una definizione semplicissima, per cui “i malati – citano le professoresse – sono cittadini con pieni diritti costituzionali”. Un pensiero quasi elementare, che ha accompagnato il percorso per l’approvazione della legge 180, ossia la chiusura proprio di quel luogo simbolo che era il Manicomio.

Le conseguenze della Legge, profonde e ancora oggi forse non pienamente dispiegate,hanno così imposto all’ attenzione dell’opinione e degli “addetti ai lavori” un nuovo tema: la recuperabilità, sociale ma anche economica, del malato. Ed è qui che sono intervenute le ospiti, Vittoria e Maria Adele, che hanno parlato della loro esperienza all’interno della Quercia e nell’associazione Animatamente, che ha distribuito ai partecipanti un opuscolo dedicato ad alcuni racconti della comunità La Quercia, intitolato “Le calze di Maria e altre storie”, proprio in quel San Martino un tempo “prigione” cittadina. Un’esperienza difficile e non semplice, come si può ritrovare nei racconti del libro prima riportato, ma che ha consentito agli ospiti di ricostruirsi una propria umanità, con i propri limiti e tempi, alla riconquista di uno spazio dove vivere, amare, lavorare e costruirsi come comunità. [Luca Frosini, ecoinformazioni]

 

 

 

19 novembre/ Nuove visioni urbane. Via Napoleona tra futuro e innovazione

cittadellasaluteMercoledì 19 novembre alle 18 nella Sala Canonica del Teatro Sociale di Como la Cittadella della salute – Comitato per la riqualificazione dell’area ex Ospedale Sant’ Anna e l’Azienda ospedaliera Ospedale Sant’Anna, con il patrocinio dell’Ordine degli architetti invitano all’incontro Nuove visioni urbane. Via Napoleona tra futuro e innovazione. Leggi la locandina. (altro…)

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