Salute e creatività per il “vecchio” Sant’Anna

Anche le aree dismesse (o quasi) hanno bisogno di cura. In tutti i sensi: cura come attenzione, cura come risanamento, cura come servizio.

È questa la morale, per quanto semplice, dell’incontro sul futuro del vecchio ospedale Sant’Anna organizzato il 19 novembre alla Sala Canonica del Teatro Sociale da un composito gruppo di enti e associazioni – Cittadella della salute, Azienda ospedaliera Ospedale Sant’Anna, Ordine degli architetti – che hanno affrontato il tema dai rispettivi punti di vista. Per quanto diverse, le voci non sono risultate stonate, tutt’altro: il riuso (riqualificazione o rifunzionalizzazione che dir si voglia) dell’area del vecchio (ma non vecchissimo: ricordiamo che in via Cadorna ci sono i resti di un’altra sede ospedaliera utilizzata fino agli anni Trenta del secolo scorso) ospedale è l’occasione per ricucire molti diversi aspetti. L’area del Sant’Anna di via Napoleona è infatti una cerniera nell’organizzazione urbana che abbandonata a se stessa rischia di mandare in blocco l’intera città, e che invece riattivata può servire non solo alla rivitalizzazione del quartiere di Camerlata, ma addirittura al rinnovamento della città storica, adagiata subito sotto, nella convalle. Ma soprattutto quell’area può servire a riconfigurare e “ricompattare” il sistema sanitario avventatamente destrutturato nei decenni scorsi e frammentato in una serie di competenze ultraspecialistiche e in una serie di entità fornitrici di servizi isolati, disperse sul territorio.

Il progetto di ricomposizione è al tempo stesso politico, organizzativo, sanitario, urbanistico e architettonico. Le differenti voci sentite nell’incontro del Teatro Sociale su questo hanno puntato, ripetutamente sottolineando che l’area del vecchio Sant’Anna è troppo importante per essere ignorata.

Per Cittadella della salute, il comitato formatosi nei mesi scorsi per la riqualificazione dell’area, questo incontro è stato solo una tappa nel percorso di approfondimento e discussione (proprio domenica scorsa si è svolta la visita guidata storico-botanica all’area dell’ospedale, che è stata per molte persone l’occasione di una autentica scoperta) che dovrebbe essere in grado di aggregare altre forze, altre voci, altre idee.

E accanto agli interventi del Comitato Cittadella della Salute (Antonella Pinto e Manuela Serrentino) hanno favorevolmente colpito il pubblico quelli di Fabio Banfi, direttore delle attività cliniche del territorio dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna, e di Giovanni Franchi, membro della commissione Urbanistica dell’Ordine degli architetti di Como, particolarmente efficaci nell’indicare i possibili obiettivi verso cui muoversi.

La presentazione della tesi di laurea magistrale in Progettazione architettonica di Michele Gaspa e Riccardo Rossoni, intitolata Nuovi spazi tra città, parco e infrastruttura – progetto di ri-uso creativo dell’ex ospedale Sant’Anna – Como, discussa al Politecnico di Milano con i realtori Michele Roda e Pietro Macchi Cassia (pure presenti) ha evidenziato come l’area si presti sia a voli di fantasia che a interventi strutturali essenziali per il futuro del comparto urbano comasco (a nessuno è sfuggita la centralità nella proposta dei due giovani architetti dell’interscambio fra trasporto privato su gomma e trasporto pubblico su rotaia collocata proprio in corrispondenza del vecchio Sant’Anna, vagheggiata da ormai tre o quattro decenni).

Per l’area del vecchio Sant’Anna la cura c’è. Ora servono le decisioni.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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