Scuola

Buona scuola/ Ce n’est qu’un début

buonascuolapdPer qualcuno suonerà come una minaccia, ma altri la prenderanno come una buona notizia. All’incontro La scuola cambia il discorso della parlamentare pd Simona Malpezzi, componente della Commissione Cultura, è stato fortemente centrato sulla promessa che la “buona scuola” di Renzi sia solo l’inizio del percorso del governo, frenato nella sua spinta innovatrice dalla trattativa sindacale e dall’incomprensione, determinata dai media, dei lavoratori della scuola. (altro…)

21 settembre/ La scuola che cambia

pdIl Pd invita all’incontro la Scuola che cambia con Simona Malpezzi, deputata Pd e componente della Commissione Cultura, Chiara Braga, deputata Pd e componente della Segreteria nazionale del partito, Antonio Silva, già dirigente scolastico ed Eleonora Galli, insegnante e membro del Forum scuola della Federazione provinciale del Pd. Appuntamento lunedì 21 settembre, alle 18 nella sala conferenze della Cna  a Como in viale Innocenzo XI, 70.

Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale

uninsubriaUna nuova laurea magistrale all’Università dell’Insubria a Como.

«Nel mese di settembre partirà a Como il nuovo corso di laurea magistrale in Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale, attivato a partire dall’anno accademico 2015/2016 presso il Dipartimento di diritto, economia e culture dell’Università degli studi dell’Insubria – spiega un comunicato dell’Università varesina e comasca –. Il nuovo corso è stato fortemente voluto dagli studenti del Dipartimento e preventivamente molto apprezzato nei suoi obiettivi formativi dall’imprenditoria locale. Si tratta di un corso magistrale di durata biennale che prevede lo studio a livello avanzato di due lingue straniere (a scelta tra inglese, spagnolo, tedesco e cinese) e si articola in due percorsi differenziati».

«Il primo percorso, Traduzione giuridica ed economica, destinato a formare traduttori specialistici in ambito giuridico ed economico, è strutturato attorno a quattro insegnamenti principali: Diritto commerciale e penale dell’impresa, Fondamenti di traduzione giuridica e metodologia della traduzione dei testi giuridici, Traduzione economica e finanziaria per l’internazionalizzazione d’impresa, Elementi di diritto processuale e traduzione nel processo – si precisa –. A conclusione di questo percorso i laureati potranno lavorare nelle imprese che intendono espandersi sui mercati esteri, oppure come traduttori specialistici presso uffici legali (ad esempio quelli che si occupano di marchi e brevetti), o come specialisti della traduzione nel processo civile e penale. Anche il secondo percorso, Mediazione Linguistica, Culturale e Giuridica si fonda su quattro insegnamenti principali: Alternative dispute resolution, Diritti religiosi e mediazione comunitaria e famigliare, Diritto dei migranti e Giustizia riparativa e mediazione penale».

«Le competenze acquisite potranno essere spese in tutte le professioni che richiedono dimestichezza con problematiche giuridiche ed economiche rilevanti in contesti di conflitto – si assicura –: ad esempio, operando come funzionario in organizzazioni umanitarie, culturali, scientifiche di interesse nazionale e sopranazionale, o come mediatore interculturale, occupandosi dello sviluppo e della gestione di programmi di integrazione e interventi di mediazione nel contesto di enti pubblici e privati. Uno sbocco professionale ulteriore, per questo percorso, è anche quello di interprete di trattativa e di comunità (in ambito medico, giudiziario e più in generale istituzionale, o nelle trattative di affari con soggetti stranieri)».

«Entrambi i percorsi costituiscono la ricaduta didattica di alcune delle linee di ricerca più forti del Dipartimento di diritto, economia e culture, il cui programma scientifico costitutivo fa esplicito riferimento al rapporto tra lingua e diritto e alla mediazione tra culture diverse – termina la nota –. L’insegnamento delle lingue sarà comune per i due percorsi, ma accanto alle lezioni di lingua gli studenti seguiranno laboratori specifici e differenziati a seconda del percorso scelto. Carattere innovativo e laboratoriale avrà anche la didattica degli altri insegnamenti, con un giusto bilanciamento tra conoscenze teoriche e competenze pratiche, che verranno sviluppate affrontando dei casi concreti attraverso delle simulazioni. Gli studenti interessati potranno effettuare un soggiorno di studi all’estero nell’ambito dei numerosi scambi Erasmus attivi presso l’Università dell’Insubria, o potranno conseguire il doppio titolo con il Máster Universitario en Traducción e Interculturalidad dell’Universidad de Sevilla (Spagna), trascorrendo un semestre presso l’ateneo spagnolo». [md, ecoinformazioni]

Presidente non firmi la deforma della scuola pubblica

ecoleL’approvazione il 9 luglio della “deforma” della scuola del governo Renzi, osteggiata fino alla fine da pedagogisti, lavoratori della scuola, studenti, cittadini e cittadine, chiama il Capo dello stato ad una decisione estrema in qualità di garante della Costituzione. La scuola della Repubblica invita Sergio Mattarella a non firmare. Leggi su école il testo della lettera al presidente della Repubblica.

La scuola di Renzi/ Una follia ideologica di autoritari dementi

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Mentre sembra essere avviata a conclusione vittoriosa la battaglia del governo Renzi contro il Parlamento per imporre senza discussione il testo della “deforma” della scuola, cresce nelle scuole la rabbia e la più radicale presa di distanza dalle idee autoritarie e devastanti che delineano la “buona” scuola del capo del Pd.  Il commento sul maxi emendamento del governo di Andrea Bagni, vicedirettore della rivista comasca école: «… è una follia ideologica di autoritari dementi». L’oltraggio, la violenza alla cultura, alla scuola e a chi lavora nella formazione è così grave da generare non solo opposizione diffusa, ma anche disgusto e voglia di andarsene.

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Como con Malala fa scuola

comomalalaComo fa scuola, l’importanza ed il valore politico di Malala,  presentata opportunamente ai giovani in una delle tracce della prova di italiano dell’esame di stato, è stata chiaramente affermata a Como dal Comune e dalla società civile uniti il 24 novembre del 2012 per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne intitolata nella nostra città Como con Malala con una grande partecipazione di giovani allieve delle scuole comasche. Riproponiamo di seguito il resoconto della giornata di Matilde Aliffi e i video dell’iniziativa.


Quasi duecento persone molte giovani, non solo donne, hanno partecipato all’iniziativa per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, organizzata dall’assessorato alle Pari opportunità del Comune di Como in collaborazione con la consigliera di parità provinciale, con le forze politiche della coalizione che sostiene la giunta Lucini  e il coinvolgimento di vari movimenti femminili. L’azione è partita alle 10.45 in piazza Verdi con la presenza silenziosa delle Donne in nero (Video 1, 2), poi alle 11.15 si è svolto un flash mob al quale hanno partecipato anche molte studentesse, quindi le partecipanti e i partecipanti si sono incamminate mani nelle mani costituendo una lunghissima catena che si è svolta (video) fino a Palazzo Cernezzi dove gli interventi dell’assesora Giulia Pusterla e del sindacoMario Lucini hanno introdotto la lettura di brani significativi contro la violenza delle donne. Moltissimi gli interventi (video 1, 2 , 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 13, 14, 15 , 16,21, 22, 23, 24, 25, 26,  ultimo,  testo dell’interventodi Miriana Ronchetti) e grande emozione tra i partecipanti, classi del Teresa Ciceri, consigliere e consiglieri comunali, parlamentari, esponenti delle forze politiche, di associazioni, del movimento femminista, cittadine e cittadini.

Tanti i volti di donne e di uomini che si sono si sono riuniti nel cortile di Palazzo Cernezzi a dire un forte «no» alla violenza contro le donne. Da un palco con tre corpi di donna violati, dalla guerra, dalla violenza e dalla misogenia, dal si è voluto esprimere un fermo rifiuto della violenza sulle donne, ma si è voluto anche rilanciare un messaggio di speranza e di coraggio. Como ha voluto manifestare la sua vicinanza a Malala, scegliendola come simbolo della mobilitazione, e tanti sono stati i riferimenti a lei nel corso degli interventi.

Significativa è stata la scelta del luogo della mobilitazione, che ha scelto Palazzo Cernezzi, sede del Comune di Como per lo svolgimento della manifestazione, chiaro segno di vicinanza da parte delle istituzioni nei confronti di questo tema. L’iniziativa è stata infatti promossa dall’assessorato alle Pari opportunità del Comune di Como in collaborazione con la consigliera di parità provinciale, le forze politiche della coalizione che sostiene la giunta Lucini e con il coinvolgimento di movimenti femminili.

«Dobbiamo preparare il nostro futuro. Il futuro può cambiare ed essere migliore, e questo dipende da noi – ha detto Giulia Pusterla assessora alle Pari Opportunità del Comune di Como – parlare di strumenti che riguardano il nostro futuro significa parlare di istruzione, e per questo è chiaro il nostro riferimento a Malala. Oggi in Italia il problema dell’istruzione è superato ma forte è ancora la discriminazione. Chiediamo quindi di pensare a una recupero di un ruolo per le donne nella società e questo lo chiediamo per il nostro Paese».

Molti i partecipanti, tra cui tanti esponenti dell’amministrazione comasca, di diverso colore politico. Anche il sindaco di Como Mario Lucini era presente, ed ha apprezzato il fatto che ci fossero molti uomini all’iniziativa, «segno del fatto che anche gli uomini riconoscono che la nostra società ha bisogno della sensibilità e dell’intelligenza delle donne per fare passi avanti, manifestando così il loro impegno in favore dei diritti delle donne».

«Come ha detto Simone de Beauvoir – ha ricordato Celeste Grossi, attivista delle Donne in nero – donne non si nasce, ma si diventa, ma anche uomini non si nasce e si diventa» Il senso della numerosa presenza maschile alla manifestazione è quindi segno di un «comune cammino per i diritti» che va intrapreso assieme. Como dice no alla violenza contro le donne sostenendo Malala, studentessa quindicenne pakistana, che nonostante la sua giovane età ha lottato in un contesto molto difficile per l’istruzione e il diritto allo studio. Nello Swat infatti, regione al confine con l’Afghanistan, la condizione delle donne è drammatica, l’istruzione femminile è stata vietata, e sono state distrutte centinaia di scuole. «Malala è diventata famosa in tutto il mondo per il suo blog, dal quale urla la situazione delle donne nello Swat» ha detto Celeste Grossi, che ha poi ricordato come i talebani abbiano tentato di ucciderla poco più di un mese fa, sparandole alla testa, per impedirle di pensare, poiché rappresentava un simbolo scomodo. Ha continuato poi leggendo un pezzo di Dario Fo, premio Nobel per la Letteratura, scritto proprio in favore di Malala. Dopo aver condiviso le parole che un Nobel ha speso su di lei, con forza ha annunciato che è in corso una petizione per conferire il Nobel per la Pace a Malala nel 2013.

È seguita poi la lettura dell’articolo tre della Costituzione italiana, articolo che ricorda come la lotta contro la discriminazione delle donne sia uno dei pilastri su cui si regge lo stato italiano, dato che in esso viene sancita la pari dignità sociale e l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini e viene rifiutata quindi, tra le altre distinzioni, anche qualsiasi distinzione di sesso.

Molte sono poi state le letture di frammenti scritti da donne, tra cui anche Nobel per la Pace come Aung San Suu Kyi, Leymah Gbowee, Maria Teresa di Calcutta, e di attiviste come Anna Kuliscioff. Frasi che raccontavano il coraggio, la forza di lottare per i propri diritti e per i propri ideali, l’impegno per poter essere sé stesse, la delicatezza e l’amore per la vita, il grande impegno in favore della pace, contro ogni violenza.

Dopo queste letture sono intervenute sul palco le ragazze del Liceo Teresa Ciceri che hanno letto poesie contro la violenza sulle donne e testi che esprimevano il desiderio delle donne di un futuro diverso, nel quale non c’è spazio per la loro discriminazione.

La manifestazione è terminata a mezzogiorno, ricordando che le vittime in Italia di violenze sono ancora troppe, quest’anno quelle uccise sono più di centoquaranta. Andrèe Cesareo, consigliera di maggioranza, ha voluto però concludere con un augurio, rivolto a tutte le donne, di rilanciare un messaggio di speranza e di essere ferme nel pretendere tenendo la testa alta ciò che è loro dovuto.  [Matilde Aliffi, ecoinformazioni] [da ecoinformazioni del 24 novembre 2012]

9 giugno/ Sel contro la scuola di Renzi

sel comoSel organizza martedì 9 giugno a Inverigo alle 20.45 nella sala consiliare, in via Enrico Fermi 1,  un dibattito contro la pessima scuola di Renzi. Nella serata discuteranno del ddl “la buona scuola” e delle proposte alternative della Lip Federico Brugnani (Sel Como), Rosaria Maietta (segretaria provinciale Flc Cgil), Marco Lorenzini (docente e coordinatore  provinciale di Sel Como), Celeste Grossi (direttrice di ecole e Assemblea nazionale Sel). Leggi il comunicato. (altro…)

Foto e video/ La vera scuola: una piazza rossa di libri del cuore

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Oltre centocinquanta persone hanno raccolto l’invito a manifestare in modo creativo contro il ddl del governo sulla scuola: abbigliate in rosso, al centro di piazza San Fedele a Como, hanno letto a voce alta brani dai “libri del cuore”. Gettonatissima la Costituzione con commenti e analisi, ma non mancavano romanzi, poesie, saggi, filosofie e fantasie: nel concerto di voci diverse si riconoscevano a tratti Shakespeare e Calvino, ma si vedevano anche Heisenberg, Wilbur Smith e Dan Brown. Una metafora plurale della scuola pubblica.

Guarda on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri video del flash mob. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Saladino/ La scuola vera interessa poco

saladinoBruno Saladino, insegnante figlio d’arte, preside per decenni, esponente dell’Altra Europa, sicuramente non renziano, non si allinea all’opinione delle sinistre concordi contro il ddl della “buona” scuola. Il suo punto di vista parte dall’esperienza e invita a evitare semplificazioni che vorrebbero addossare ai dirigenti ogni responsabilità e a sfuggire il tema della valutazione del lavoro dei docenti.

«Lo scontro violento che si è acceso nel Paese sulla figura del Preside mi è parso da subito del tutto ingiustificato, fuorviante, riduttivo e strumentale. Per certi versi persino volgare (Preside sceriffo, gerarca, faraone….).
Da anni mi chiedo quando i nostri governanti, le nostre forze politiche, i nostri sindacati cominceranno a occuparsi di quello che avviene dentro la scuola, dentro le aule che ogni mattina, alle otto, ospitano docenti e discenti. Mi sono ormai convinto che della scuola vera  interessa davvero poco…. salvo agli utenti e alle loro famiglie giusto nel periodo del loro transito nell’istituzione. Faccio qualche esempio: il centenario modello 5+3+5 alla base del sistema formativo nazionale non regge più di fronte alle urgenze poste dalla modernità. Sul 5+3 iniziale si dovrebbe  lavorare per allineare la scuola italiana a quella dei Paesi più avanzati. E poi ancora: quali discipline insegnare, quali rivisitare, quali introdurre? Come insegnarle? Non possiamo delegare questi temi alle riviste socio-psico-pedagogiche; se ne deve fare carico l’intera comunità nazionale perché ne va del suo futuro…. Ancora: il mantra dell’oggettività (ovvero gli auspicati criteri oggettivi da adottare per le assunzioni, per le valutazioni, per l’attribuzione del merito …) potrà in eterno opporsi a qualunque tentativo di “misurazione” delle prestazioni, degli standard, dei risultati conseguiti, del merito?  È questa un’oggettività che mi piace definire paralizzante: chi valuta il valutatore? e chi valuta il valutatore del valutatore? e chi valuta il valutatore del…. All’infinito… fino allo Spirito Santo. Salvo l’obiezione di qualche purista che anche sullo Spirito Santo ha qualcosa da ridire.
Ridurre il tema scuola ai “poteri” che la riforma attribuirebbe al Preside è davvero mortificante. Anche perché questi poteri sono enfatizzati e distorti dalla demagogia elettorale. Solo chi non conosce la scuola può ipotizzare che una collegialità di tipo assembleare potrebbe farla funzionare. Oggi stiamo parlando dell’introduzione di una timida, a mio avviso insufficiente, quota di managerialità nella gestione di un Istituto. Ma anche su questo che Dio ci salvi! Ancora una volta vecchi e logori slogan hanno il sopravvento. Una semplificazione mediatica prevale su qualsiasi tentativo di discussione critica. E negli indicatori internazionali continuiamo ad essere tra gli ultimi.
Tutta colpa dei Presidi. [Bruno Saladino per ecoinformazioni]

Licata e Maietta/ Perché la scuola di Renzi non è buona ed è ideologica

flcAbbiamo chiesto a Giacomo Licata e Rosaria Maietta, rispettivamente segretario uscente e nuova segretaria della Flc della Cgil di Como, di riassume le motivazioni, nel merito delle questioni riguardanti la scuola, che rendono inaccettabile l’attuale proposta del governo già approvata alla Camera e ora al vaglio del Senato.

«Non ci appassionano le battaglie ideologiche. Non ci interessano le dietrologie. Troviamo sbagliato utilizzare strumentalmente la discussione accesa sulla scuola per dichiarare guerra al governo. Il dibattito nazionale sulla scuola merita rispetto, merita l’attenzione e la partecipazione di tutti gli attori coinvolti e l’auspicio è che lo scontro duro tra le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza, l’atteggiamento rigido e autoritario del governo, generi comunque una stagione di interesse pubblico per il tema centrale dell’istruzione e della formazione pubblica.

Perdonerete questo preambolo, lo riteniamo necessario perché vorremmo che le riflessioni e le contestazioni al disegno di legge venissero considerate nel merito, senza che vi siano affibbiate valutazioni generate dalla polemica politica.

Il Ddl  non ci convince per ragioni che si vogliono qui sinteticamente analizzare.

Autonomia, Valutazione, Merito. Questi tre concetti vengono utilizzati dalla propaganda filo-governativa per costruire la narrazione attorno al DdL “La buona scuola”. E come si fa a contestare questi tre assi strategici! Potremmo ritrovarci d’accordo nell’individuazione dei tre obiettivi da raggiungere, tuttavia le ragioni della nostra contestazione si affermano sulle modalità con cui questi obiettivi si vogliono perseguire.

L’autonomia scolastica è affrontata nell’art. 2 del DDL e, grazie al lavoro delle commissioni e alle proposte portate dalle organizzazioni sindacali durante le audizioni parlamentari, si è riusciti, in questo unico caso, a migliorare sensibilmente la proposta del governo che ha scambiato l’autonomia scolastica con l’autonomia decisionale del Dirigente scolastico.

Bene l’articolazione in merito all’introduzione dell’organico dell’autonomia funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche come emergenti dal piano triennale dell’offerta formativa. Tuttavia, riteniamo si debba sviluppare e sostenere (cosa non fatta in questi ultimi 15 anni) l’impianto previsto dal Regolamento dell’autonomia (DPR 275/99), ovvero che:

– il Consiglio (con la presenza di tutte le componenti) detta gli indirizzi;

–  il Collegio elabora il Pof per gli aspetti didattici e tecnico professionali;

–  il dirigente scolastico partecipa a entrambi gli organismi e può orientare/influenzare le decisioni;

–  il Consiglio di istituto “adotta” il Pof valutando solo lo scostamento fra indirizzi dettati e Pof elaborato, ma non intervenendo sulle scelte didattiche.

Invece con l’attuale formulazione dell’art. 3 del DdL si declassa la didattica che viene subordinata all’organizzazione, perché le scelte del Collegio Docenti vengono subordinate sia al dirigente scolastico che al Consiglio di Istituto (anche in materia didattica, che è il cuore dell’autonomia).

Sul piano organizzativo, lo spostamento del baricentro sul Consiglio d’Istituto, lungi dal rinforzare la partecipazione della componente genitoriale e docente, in realtà lascia le cose come stanno: per dare voce a genitori e studenti occorre rendere possibile la formazione di organismi che abbiano la facoltà di esprimere pareri obbligatori e vincolanti sul percorso di costruzione del Pof.

Per quanto riguarda i temi della Valutazione e del Merito occorre realizzare un’operazione verità. Il testo del DDL, affronta le due questioni esclusivamente negli articoli 9 e 13. Quello che colpisce è che, dopo decenni di dibattito sulla costruzione di un sistema di valorizzazione professionale e premialità si decide di liquidare questi due importanti temi delegando alla figura del dirigente scolastico ogni scelta. Vengono assegnati al DS nuovi poteri che sostanzialmente gli consentirebbero di scegliere i docenti funzionali all’organico dell’autonomia e di distribuire risorse economiche a un numero residuo di personale (200 milioni di euro da suddividere per le 10 mila istituzioni scolastiche del territorio nazionale).

Siamo di fronte a conseguenze che rischiano di compromettere tutele e diritti fondamentali. Per portare avanti l’offerta formativa della singola istituzione scolastica si vuole affermare il principio che ogni scuola, a dire il vero ogni preside, debba poter scegliere il docente (più capace? più Idoneo? più Adeguato? più asservito).

“Basta graduatorie e punteggi” affermano alcuni renziani straripanti di boria e tracotanza! Ora, il principio sarebbe anche affascinante. Tuttavia occorre necessariamente costruire levelli di intermediazione che prevedano la salvaguardia di diritti fondamentali (ad esempio la legge 104 finalizzata all’assistenza al disabile). O forse si vuole rendere la scuola pubblica un luogo neutro e impermeabile a diritti previsti da norme superiori ed estesi a tutti i lavoratori? Ci preoccupa l’approccio semplicistico, per certi aspetti ideologico, con cui il testo del disegno di legge affronta il tema della mobilità professionale.

E, ovviamente, non possiamo non stigmatizzare la totale assenza di previsione di una fase negoziale relativamente alla mobilità. Oggi il tema della mobilità è squisitamente contrattuale. Si vuole renderlo discrezionale e gestito unilateralmente dall’amministrazione per il tramite del dirigente scolastico.

Per non parlare della cosiddetta premialità. Ancora in questa occasione, con l’articolo 13 (Valorizzazione del merito del personale docente) si delega al preside la facoltà di decidere a chi distribuire il premio ,che consisterebbe comunque in una cifra non superiore alle 20 mila euro per istituzione scolastiche e che al netto delle tasse significherebbero poco più di 10 mila euro.

Anche in questo caso l’approccio è stato ideologico e demagogico. “Mai più fannulloni e assenteisti” oppure “Premi ai più meritevoli” affermano, grondanti di orgoglio, gli esperti governativi. Peccato che lo scenario che si prospetta preveda pochi soldi per pochi eletti e il fannullone prenderà lo stesso stipendio del 95% del personale che non avrà accesso al premio individuale.

La libertà d’insegnamento ed il lavoro docente ne saranno pesantemente condizionati. n questo modo è destinata a deperire la dimensione cooperativa, collegiale e non competitiva del lavoro docente, che è la forza della nostra scuola.

Il Ddl mortifica l’autonomia professionale dei docenti perché la valorizzazione viene ridotta ad un premio erogato da un dirigente che diventa autorità salariale (caso unico nel lavoro pubblico e anche nel privato). Il salario è materia contrattuale e non deve essere trattata in un Ddl. Non è sufficiente e probabilmente rischia di avere conseguenze peggiorative proporre un Comitato di valutazione con genitori e studenti.

Le materie attinenti al rapporto di lavoro (salario, formazione, orario, premialità) debbono essere trattate in sede negoziale. Questa richiesta è stata avanzata a gran voce dai lavoratori e non è stata accolta.

In merito alle stabilizzazioni dei precari, giudichiamo insufficiente e inadeguato il piano assunzioni previsto dal governo perché non fornisce risposte a tutti i precari aventi titolo (quindi iscritti Gae, abilitati Pas, Tfa della seconda fascia, idonei del concorso, laureati in scienze della formazione primaria): coloro che in questi anni hanno garantito il funzionamento delle scuole, hanno conseguito costosi titoli di abilitazione tramite percorsi istituiti dallo stesso Miur e hanno più di 36 mesi di servizio. Devono essere stabilizzati a tempo indeterminato prima di bandire un nuovo concorso. Su questo serve un decreto legge urgente.

Vogliamo un confronto e un dialogo vero, crediamo che molte delle materie trattate dal Ddl vadano ricondotte dentro la loro cornice naturale, il Contratto nazionale. Le nostre proteste non sono un rigurgito conservatore, denotano invece la nostra voglia di partecipazione e codeterminazione alla ricostruzione della Scuola pubblica». [Giacomo Licata e Rosaria Maietta, Cgil Como]

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