Scuola

9 giugno/ Sel contro la scuola di Renzi

sel comoSel organizza martedì 9 giugno a Inverigo alle 20.45 nella sala consiliare, in via Enrico Fermi 1,  un dibattito contro la pessima scuola di Renzi. Nella serata discuteranno del ddl “la buona scuola” e delle proposte alternative della Lip Federico Brugnani (Sel Como), Rosaria Maietta (segretaria provinciale Flc Cgil), Marco Lorenzini (docente e coordinatore  provinciale di Sel Como), Celeste Grossi (direttrice di ecole e Assemblea nazionale Sel). Leggi il comunicato. (altro…)

Foto e video/ La vera scuola: una piazza rossa di libri del cuore

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Oltre centocinquanta persone hanno raccolto l’invito a manifestare in modo creativo contro il ddl del governo sulla scuola: abbigliate in rosso, al centro di piazza San Fedele a Como, hanno letto a voce alta brani dai “libri del cuore”. Gettonatissima la Costituzione con commenti e analisi, ma non mancavano romanzi, poesie, saggi, filosofie e fantasie: nel concerto di voci diverse si riconoscevano a tratti Shakespeare e Calvino, ma si vedevano anche Heisenberg, Wilbur Smith e Dan Brown. Una metafora plurale della scuola pubblica.

Guarda on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri video del flash mob. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Saladino/ La scuola vera interessa poco

saladinoBruno Saladino, insegnante figlio d’arte, preside per decenni, esponente dell’Altra Europa, sicuramente non renziano, non si allinea all’opinione delle sinistre concordi contro il ddl della “buona” scuola. Il suo punto di vista parte dall’esperienza e invita a evitare semplificazioni che vorrebbero addossare ai dirigenti ogni responsabilità e a sfuggire il tema della valutazione del lavoro dei docenti.

«Lo scontro violento che si è acceso nel Paese sulla figura del Preside mi è parso da subito del tutto ingiustificato, fuorviante, riduttivo e strumentale. Per certi versi persino volgare (Preside sceriffo, gerarca, faraone….).
Da anni mi chiedo quando i nostri governanti, le nostre forze politiche, i nostri sindacati cominceranno a occuparsi di quello che avviene dentro la scuola, dentro le aule che ogni mattina, alle otto, ospitano docenti e discenti. Mi sono ormai convinto che della scuola vera  interessa davvero poco…. salvo agli utenti e alle loro famiglie giusto nel periodo del loro transito nell’istituzione. Faccio qualche esempio: il centenario modello 5+3+5 alla base del sistema formativo nazionale non regge più di fronte alle urgenze poste dalla modernità. Sul 5+3 iniziale si dovrebbe  lavorare per allineare la scuola italiana a quella dei Paesi più avanzati. E poi ancora: quali discipline insegnare, quali rivisitare, quali introdurre? Come insegnarle? Non possiamo delegare questi temi alle riviste socio-psico-pedagogiche; se ne deve fare carico l’intera comunità nazionale perché ne va del suo futuro…. Ancora: il mantra dell’oggettività (ovvero gli auspicati criteri oggettivi da adottare per le assunzioni, per le valutazioni, per l’attribuzione del merito …) potrà in eterno opporsi a qualunque tentativo di “misurazione” delle prestazioni, degli standard, dei risultati conseguiti, del merito?  È questa un’oggettività che mi piace definire paralizzante: chi valuta il valutatore? e chi valuta il valutatore del valutatore? e chi valuta il valutatore del…. All’infinito… fino allo Spirito Santo. Salvo l’obiezione di qualche purista che anche sullo Spirito Santo ha qualcosa da ridire.
Ridurre il tema scuola ai “poteri” che la riforma attribuirebbe al Preside è davvero mortificante. Anche perché questi poteri sono enfatizzati e distorti dalla demagogia elettorale. Solo chi non conosce la scuola può ipotizzare che una collegialità di tipo assembleare potrebbe farla funzionare. Oggi stiamo parlando dell’introduzione di una timida, a mio avviso insufficiente, quota di managerialità nella gestione di un Istituto. Ma anche su questo che Dio ci salvi! Ancora una volta vecchi e logori slogan hanno il sopravvento. Una semplificazione mediatica prevale su qualsiasi tentativo di discussione critica. E negli indicatori internazionali continuiamo ad essere tra gli ultimi.
Tutta colpa dei Presidi. [Bruno Saladino per ecoinformazioni]

Licata e Maietta/ Perché la scuola di Renzi non è buona ed è ideologica

flcAbbiamo chiesto a Giacomo Licata e Rosaria Maietta, rispettivamente segretario uscente e nuova segretaria della Flc della Cgil di Como, di riassume le motivazioni, nel merito delle questioni riguardanti la scuola, che rendono inaccettabile l’attuale proposta del governo già approvata alla Camera e ora al vaglio del Senato.

«Non ci appassionano le battaglie ideologiche. Non ci interessano le dietrologie. Troviamo sbagliato utilizzare strumentalmente la discussione accesa sulla scuola per dichiarare guerra al governo. Il dibattito nazionale sulla scuola merita rispetto, merita l’attenzione e la partecipazione di tutti gli attori coinvolti e l’auspicio è che lo scontro duro tra le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza, l’atteggiamento rigido e autoritario del governo, generi comunque una stagione di interesse pubblico per il tema centrale dell’istruzione e della formazione pubblica.

Perdonerete questo preambolo, lo riteniamo necessario perché vorremmo che le riflessioni e le contestazioni al disegno di legge venissero considerate nel merito, senza che vi siano affibbiate valutazioni generate dalla polemica politica.

Il Ddl  non ci convince per ragioni che si vogliono qui sinteticamente analizzare.

Autonomia, Valutazione, Merito. Questi tre concetti vengono utilizzati dalla propaganda filo-governativa per costruire la narrazione attorno al DdL “La buona scuola”. E come si fa a contestare questi tre assi strategici! Potremmo ritrovarci d’accordo nell’individuazione dei tre obiettivi da raggiungere, tuttavia le ragioni della nostra contestazione si affermano sulle modalità con cui questi obiettivi si vogliono perseguire.

L’autonomia scolastica è affrontata nell’art. 2 del DDL e, grazie al lavoro delle commissioni e alle proposte portate dalle organizzazioni sindacali durante le audizioni parlamentari, si è riusciti, in questo unico caso, a migliorare sensibilmente la proposta del governo che ha scambiato l’autonomia scolastica con l’autonomia decisionale del Dirigente scolastico.

Bene l’articolazione in merito all’introduzione dell’organico dell’autonomia funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche come emergenti dal piano triennale dell’offerta formativa. Tuttavia, riteniamo si debba sviluppare e sostenere (cosa non fatta in questi ultimi 15 anni) l’impianto previsto dal Regolamento dell’autonomia (DPR 275/99), ovvero che:

– il Consiglio (con la presenza di tutte le componenti) detta gli indirizzi;

–  il Collegio elabora il Pof per gli aspetti didattici e tecnico professionali;

–  il dirigente scolastico partecipa a entrambi gli organismi e può orientare/influenzare le decisioni;

–  il Consiglio di istituto “adotta” il Pof valutando solo lo scostamento fra indirizzi dettati e Pof elaborato, ma non intervenendo sulle scelte didattiche.

Invece con l’attuale formulazione dell’art. 3 del DdL si declassa la didattica che viene subordinata all’organizzazione, perché le scelte del Collegio Docenti vengono subordinate sia al dirigente scolastico che al Consiglio di Istituto (anche in materia didattica, che è il cuore dell’autonomia).

Sul piano organizzativo, lo spostamento del baricentro sul Consiglio d’Istituto, lungi dal rinforzare la partecipazione della componente genitoriale e docente, in realtà lascia le cose come stanno: per dare voce a genitori e studenti occorre rendere possibile la formazione di organismi che abbiano la facoltà di esprimere pareri obbligatori e vincolanti sul percorso di costruzione del Pof.

Per quanto riguarda i temi della Valutazione e del Merito occorre realizzare un’operazione verità. Il testo del DDL, affronta le due questioni esclusivamente negli articoli 9 e 13. Quello che colpisce è che, dopo decenni di dibattito sulla costruzione di un sistema di valorizzazione professionale e premialità si decide di liquidare questi due importanti temi delegando alla figura del dirigente scolastico ogni scelta. Vengono assegnati al DS nuovi poteri che sostanzialmente gli consentirebbero di scegliere i docenti funzionali all’organico dell’autonomia e di distribuire risorse economiche a un numero residuo di personale (200 milioni di euro da suddividere per le 10 mila istituzioni scolastiche del territorio nazionale).

Siamo di fronte a conseguenze che rischiano di compromettere tutele e diritti fondamentali. Per portare avanti l’offerta formativa della singola istituzione scolastica si vuole affermare il principio che ogni scuola, a dire il vero ogni preside, debba poter scegliere il docente (più capace? più Idoneo? più Adeguato? più asservito).

“Basta graduatorie e punteggi” affermano alcuni renziani straripanti di boria e tracotanza! Ora, il principio sarebbe anche affascinante. Tuttavia occorre necessariamente costruire levelli di intermediazione che prevedano la salvaguardia di diritti fondamentali (ad esempio la legge 104 finalizzata all’assistenza al disabile). O forse si vuole rendere la scuola pubblica un luogo neutro e impermeabile a diritti previsti da norme superiori ed estesi a tutti i lavoratori? Ci preoccupa l’approccio semplicistico, per certi aspetti ideologico, con cui il testo del disegno di legge affronta il tema della mobilità professionale.

E, ovviamente, non possiamo non stigmatizzare la totale assenza di previsione di una fase negoziale relativamente alla mobilità. Oggi il tema della mobilità è squisitamente contrattuale. Si vuole renderlo discrezionale e gestito unilateralmente dall’amministrazione per il tramite del dirigente scolastico.

Per non parlare della cosiddetta premialità. Ancora in questa occasione, con l’articolo 13 (Valorizzazione del merito del personale docente) si delega al preside la facoltà di decidere a chi distribuire il premio ,che consisterebbe comunque in una cifra non superiore alle 20 mila euro per istituzione scolastiche e che al netto delle tasse significherebbero poco più di 10 mila euro.

Anche in questo caso l’approccio è stato ideologico e demagogico. “Mai più fannulloni e assenteisti” oppure “Premi ai più meritevoli” affermano, grondanti di orgoglio, gli esperti governativi. Peccato che lo scenario che si prospetta preveda pochi soldi per pochi eletti e il fannullone prenderà lo stesso stipendio del 95% del personale che non avrà accesso al premio individuale.

La libertà d’insegnamento ed il lavoro docente ne saranno pesantemente condizionati. n questo modo è destinata a deperire la dimensione cooperativa, collegiale e non competitiva del lavoro docente, che è la forza della nostra scuola.

Il Ddl mortifica l’autonomia professionale dei docenti perché la valorizzazione viene ridotta ad un premio erogato da un dirigente che diventa autorità salariale (caso unico nel lavoro pubblico e anche nel privato). Il salario è materia contrattuale e non deve essere trattata in un Ddl. Non è sufficiente e probabilmente rischia di avere conseguenze peggiorative proporre un Comitato di valutazione con genitori e studenti.

Le materie attinenti al rapporto di lavoro (salario, formazione, orario, premialità) debbono essere trattate in sede negoziale. Questa richiesta è stata avanzata a gran voce dai lavoratori e non è stata accolta.

In merito alle stabilizzazioni dei precari, giudichiamo insufficiente e inadeguato il piano assunzioni previsto dal governo perché non fornisce risposte a tutti i precari aventi titolo (quindi iscritti Gae, abilitati Pas, Tfa della seconda fascia, idonei del concorso, laureati in scienze della formazione primaria): coloro che in questi anni hanno garantito il funzionamento delle scuole, hanno conseguito costosi titoli di abilitazione tramite percorsi istituiti dallo stesso Miur e hanno più di 36 mesi di servizio. Devono essere stabilizzati a tempo indeterminato prima di bandire un nuovo concorso. Su questo serve un decreto legge urgente.

Vogliamo un confronto e un dialogo vero, crediamo che molte delle materie trattate dal Ddl vadano ricondotte dentro la loro cornice naturale, il Contratto nazionale. Le nostre proteste non sono un rigurgito conservatore, denotano invece la nostra voglia di partecipazione e codeterminazione alla ricostruzione della Scuola pubblica». [Giacomo Licata e Rosaria Maietta, Cgil Como]

28 maggio/ Per la scuola pubblica/ Con un libro in piazza San Fedele

amolascuolaSe la risposta più significativa alle politiche del governo Renzi, alla sua scelta di puntare sugli armamenti, sulla follia militare e sugli sprechi, confermando gli F35, e sulla riduzione dei diritti dei lavoratori verrà dalle elezioni regionali, è già forte anche a Como la presa di distanza dalla cosiddetta buona scuola renziana che trova – man mano che l’informazione approfondisce i contenuti del ddl approvato alla Camera –  ogni giorno nuovi e più convinti oppositori. A confermarlo c’è anche un’iniziativa spontanea nata nelle scuole sull’onda di una proposta nazionale: scendere in piazza contemporaneamente in tante città per affermare l’amore per la scuola, quella pubblica naturalmente, quella attaccata dalla riforma renziana, quella della Costituzione.

ecoinformazioni, come sempre attiva dalla parte dei movimenti che si impegnano per i diritti e per l’attuazione della Costituzione, ha dato all’iniziativa supporto mediatico e seguirà tutte le fasi della manifestazione che, già preannunciata alla Questura, si svolgerà nella più assoluta semplicità dimostrando amore per la scuola nel modo più chiaro e lieve leggendo in piazza San Fedele il  libro del cuore di ciascuno dei e delle partecipanti.

Leggi nel seguito il testo della proposta del Comitato per la scuola pubblica al quale hanno già aderito moltissime persone dentro e fuori il mondo della scuola e della formazione. 

«Io amo la scuola pubblica, flash mob giovedì 28 maggio dalle 19 alle 20 a Como in piazza San Fedele.

Gli innamorati della scuola pubblica [studenti, genitori, lavoratori della scuola (dirigenti inclusi), cittadini, cittadine] si danno appuntamento giovedì 28 maggio dalle 19 alle 20 in piazza San Fedele a Como (come in tante altre piazze italiane) vestiti di rosso e con un libro sul cuore per manifestare il dissenso al ddl scuola.

Le indicazioni per la partecipazione al flash mob sono:
1) uscite di casa con il vostro libro preferito
2) venite in piazza San Fedele a Como e aspettate che le gente si raduni
3) alle 19,20 disponetevi in file orizzontali parallele
4) dalle 19,35 alle 19,40 tutti leggono contemporaneamente ad alta voce un passo del proprio libro
5) dalle 19,40 alle 19,50 si rimane immobili e in silenzio
6) alle 19,55 si sciolgono le fila

Non guasterebbe qualche cartellone o striscione posto nei dintorni con scritto “No al ddl Scuola”, senza simboli e bandiere; giusto per essere più chiari verso chi assiste al flash mob. [Comitato per la scuola pubblica]

Pagina Facebook dell’evento comasco: https://www.facebook.com/events/976183892413188/

Pagina Facebook dell’evento nazionale: https://www.facebook.com/events/588050644670672/

28 maggio/ Io amo la scuola pubblica/ Flash mob

28maggioscuolaAnche a Como il tam tam dei social propone l’appuntamento nazionale contro il ddl della pessima scuola di Renzi. Giovedì 28 maggio dalle 19 alle 20 in piazza San Fedele cittadini/e, lavoratori/ trici, famiglie, studenti, insegnanti, dirigenti, personale Ata, vestiti/ e di rosso e con il libro del cuore in mano si troveranno per manifestare il dissenso al ddl scuola che in quei giorni sarà in discussione al Senato. L’iniziativa è nazionale e si svolge contemporaneamente anche in molte altre città. Nella locandina le istruzioni per partecipare alla mobilitazione. Vai all’evento facebook e invita tutti i tuoi amici.

19 maggio/ presidio assemblea davanti alla Prefettura di Como

buonascuolaContinua la mobilitazione della scuola per tutto il periodo di discussione alla camera dei deputati del disegno di legge sulla buona scuola. I Sindacati Cgil, Cisl, Uil, Snals, Fgu organizzano martedì 19 maggio dalle 8 alle 11 fuori dalla Prefettura di Como un presidio assemblea

«I risultati dell’incontro con il Governo del 12 maggio –scrivono i sindacati – non hanno dato risposte alle tante criticità che stiamo da tempo evidenziando e su cui tutta la scuola è mobilitata. Dal Governo, oltre ad una generica disponibilità all’ascolto, non è giunto nessun impegno, ma la conferma che potranno esserci emendamenti fino alla fine dell’iter parlamentare». Martedì 19 maggio, di fronte alla prefettura di Como in via Volta 50, dalle 8 alle 11 si terrà un’ assemblea/presidio. L’iniziativa si svolgerà in tutte le prefetture della Lombardia. Si ribadirà: «L’urgenza di un piano di assunzioni che soddisfi le legittime aspettative di migliaia di precari esclusi da quanto prevede l’attuale stesura della legge: un decreto legge deve garantire le assunzioni decorrenti dal 1° settembre e, per coprire il fabbisogno delle scuole e stabilizzare decine di migliaia di precari che ne hanno diritto, la definizione di un piano pluriennale che interessi il personale docente e il personale ATA. Il rifiuto di un modello di governo della scuola centrato su prerogative del dirigente enfatizzate a scapito della collegialità e della dimensione cooperativa che deve caratterizzare la progettazione e la gestione delle attività della scuola. La salvaguardia delle prerogative contrattuali su materie che investono aspetti normativi e retributivi del rapporto di lavoro, come l’assegnazione di sede, la mobilità e la retribuzione accessoria. L’esclusione di soggetti non adeguatamente qualificati nelle sedi di valutazione ai fini della conferma in ruolo e della valorizzazione professionale. La necessità di ascolto reale e non virtuale sull’impianto della riforma stessa».
Inoltre, i sindacati hanno proclamato fino al 19 maggio lo sciopero/astensione delle attività aggiuntive programmate.

Meglio l’olio di ricino

GiuliaStoria vera. La buona scuola per me oggi: due insegnanti (due dei diecimila in tutta Italia) io e una mia valorosa collega, tastierista velocissima, entrambi impegnati a trascrivere per tre ore (30mila ore in tutta Italia) i dati del questionario sociologico dell’Invalsi di una sola classe a mano sul pc da un modulo predisposto per la lettura ottica, leggibile quindi automaticamente in pochi secondi ma affidato al lavoro punitivo, non retribuito di paria. Una vera e propria purga assegnata ai docenti e alle docenti, un’umiliazione professionale e un oltraggio alla logica, alla tecnologia, al lavoro e alla decenza. Meglio l’olio di ricino, pensaci Invalsi. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Viaggi/ Terragni senza frontiere

schloss«L’esperienza dello scambio è stata molto interessante, utile ed istruttiva». Così le alunne della classe 4al del Liceo Terragni di Olgiate Comasco, che, nell’ambito dello scambio tra il Sankt-Ursula-Gymnasium di Brühl e la scuola comasca, hanno trascorso una settimana, dal 17 al 23 aprile,  nella cittadina del Nordrhein-Westfalen, situata a metà strada tra Bonn e Colonia.

«Penso che gli scambi siano un’ottima occasione, perché ci permettono di ampliare la nostra visione del mondo, approcciarci ad una cultura diversa dalla nostra, fare nuove amicizie e migliorare le nostra abilità linguistiche», afferma una delle alunne della 4al. Sostenute da questa convinzione, le ragazze, accompagnate dalle insegnanti di lingua tedesca, hanno vissuto con entusiasmo il soggiorno nelle famiglie, selezionate con cura dal prof. Lanfranchi, docente di italiano presso il Sankt-Ursula-Gymnasium, superando anche le inevitabili piccole difficoltà che possono verificarsi nel momento in cui ci si relaziona per la prima volta con persone fino ad allora sconosciute o incontrate solo attraverso mail e whatsapp.  «Le famiglie erano molto disponibili,  ospitali e gentili», dichiara un’altra partecipante allo scambio: «Ci hanno dedicato anche molto tempo per conversare e migliorare il nostro  tedesco.» Da sottolineare la grande disponibilità di alcune famiglie tedesche che hanno accettato di accogliere le studentesse italiane, nonostante i loro figli non avessero partecipato alla prima parte dello scambio in Italia a gennaio. «Si registra – sostiene una delle insegnanti di tedesco – un calo nella frequenza dei corsi di italiano: di conseguenza, un minor numero di studenti tedeschi partecipa alle attività di scambio.»

La frequenza delle lezioni e numerose uscite sul territorio hanno completato l’esperienza in Germania: «Le ore trascorse a scuola sono state interessanti: abbiamo avuto l’opportunità di vedere le differenze fra i due sistemi scolasticie di conoscere le abitudini e la mentalità degli studenti tedeschi, che spesso si sono rivelate sorprendentemente diverse da quelle italiane», affermano e studentesse. Particolarmente coinvolgenti sono state alcune visite a Bonn e a Colonia: «Grazie alla visita al museo HausderGeschichte, a Bonn, abbiamo potuto vedere lo sviluppo della Germania attraverso gli anni, dalla seconda guerra mondiale fino ad oggi», dice un’alunna, mentre un’altra le fa eco: «Mi è piaciuto tutto, soprattutto la visita al castello! », riferendosi al Castello Augustusburg a Brühl, dove Carlo Carlone, uno dei maestri del lago, nel 18. secolo ha decorato uno splendido scalone e  i saloni di quellache è stata la residenza, in cui venivano ricevuti i Capi di Stato dalla fondazione della Bundesrepublik, nel 1949, fino alla riunificazione. Da ricordare, infine, la visita al Duomo  e al Dlr (DeutschesZentrumfürLuft- umdRaumfahrt, dove si è svolta la preparazione di Samantha Cristoforetti prima della partenza per la missione nello spazio)  a Colonia  e una lunga crociera sul Reno. Il tutto accompagnato da uno splendido sole, da un clima mite e dall’inevitabile shopping.

«Crediamo che l’esperienza dello scambio sia una possibilità che non possa mancare di essere proposta nel piano di studi del  liceo linguistico», concludono le studentesse della 4al, raccomandando di ripetere l’esperienza anche nei prossimi anni, nell’ambito dei progetti di internazionalizzazione del Liceo di Olgiate.  [Antonella Sala per ecoinformazioni]

5 maggio/ L’Arci per una scuola pubblica, laica e democratica

arciPer una scuola pubblica, laica e democratica. L’Arci aderisce allo sciopero generale del 5 maggioIl 5 maggio l’intero mondo della scuola sarà in piazza per il primo sciopero unitario da 7 anni a questa parte. Il Ddl del governo è riuscito infatti ad unire nella protesta le sigle sindacali più rappresentative di docenti e personale Ata, tutte le associazioni studentesche, le organizzazioni universitarie,  le associazioni delle famiglie, l’Agenquadri,  i firmatari dell’appello ‘La scuola che cambia il Paese’ (tra cui la presidente nazionale dell’Arci), e persino il Coordinamento nazionale medici. (altro…)

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