Saladino/ La scuola vera interessa poco

saladinoBruno Saladino, insegnante figlio d’arte, preside per decenni, esponente dell’Altra Europa, sicuramente non renziano, non si allinea all’opinione delle sinistre concordi contro il ddl della “buona” scuola. Il suo punto di vista parte dall’esperienza e invita a evitare semplificazioni che vorrebbero addossare ai dirigenti ogni responsabilità e a sfuggire il tema della valutazione del lavoro dei docenti.

«Lo scontro violento che si è acceso nel Paese sulla figura del Preside mi è parso da subito del tutto ingiustificato, fuorviante, riduttivo e strumentale. Per certi versi persino volgare (Preside sceriffo, gerarca, faraone….).
Da anni mi chiedo quando i nostri governanti, le nostre forze politiche, i nostri sindacati cominceranno a occuparsi di quello che avviene dentro la scuola, dentro le aule che ogni mattina, alle otto, ospitano docenti e discenti. Mi sono ormai convinto che della scuola vera  interessa davvero poco…. salvo agli utenti e alle loro famiglie giusto nel periodo del loro transito nell’istituzione. Faccio qualche esempio: il centenario modello 5+3+5 alla base del sistema formativo nazionale non regge più di fronte alle urgenze poste dalla modernità. Sul 5+3 iniziale si dovrebbe  lavorare per allineare la scuola italiana a quella dei Paesi più avanzati. E poi ancora: quali discipline insegnare, quali rivisitare, quali introdurre? Come insegnarle? Non possiamo delegare questi temi alle riviste socio-psico-pedagogiche; se ne deve fare carico l’intera comunità nazionale perché ne va del suo futuro…. Ancora: il mantra dell’oggettività (ovvero gli auspicati criteri oggettivi da adottare per le assunzioni, per le valutazioni, per l’attribuzione del merito …) potrà in eterno opporsi a qualunque tentativo di “misurazione” delle prestazioni, degli standard, dei risultati conseguiti, del merito?  È questa un’oggettività che mi piace definire paralizzante: chi valuta il valutatore? e chi valuta il valutatore del valutatore? e chi valuta il valutatore del…. All’infinito… fino allo Spirito Santo. Salvo l’obiezione di qualche purista che anche sullo Spirito Santo ha qualcosa da ridire.
Ridurre il tema scuola ai “poteri” che la riforma attribuirebbe al Preside è davvero mortificante. Anche perché questi poteri sono enfatizzati e distorti dalla demagogia elettorale. Solo chi non conosce la scuola può ipotizzare che una collegialità di tipo assembleare potrebbe farla funzionare. Oggi stiamo parlando dell’introduzione di una timida, a mio avviso insufficiente, quota di managerialità nella gestione di un Istituto. Ma anche su questo che Dio ci salvi! Ancora una volta vecchi e logori slogan hanno il sopravvento. Una semplificazione mediatica prevale su qualsiasi tentativo di discussione critica. E negli indicatori internazionali continuiamo ad essere tra gli ultimi.
Tutta colpa dei Presidi. [Bruno Saladino per ecoinformazioni]

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