storia

L’utopia dietro l’angolo/ mostra sugli anni Settanta a Como

locandina Utopia

È aperta fino all’11 settembre, al chiostrino Artificio di piazzolo Terragni, la mostra sugli alternativi anni Settanta a Como, ovvero su tutti quei movimenti (giovanili e non, operai e studenteschi) hanno segnato gli anni seguenti al 1968.

Così descrive il suo lavoro Anna Menci, che testardamente ha costruito questa multiforme testimonianza su quelle esperienze: «Un percorso attraverso documenti, foto, manifesti e testimonianze su alcune tra le più significative esperienze giovanili di quel particolare decennio che è ormai storia. La mostra è “aperta” ai contributi di chi, rovistando tra cantine e soffitte, ritrova frammenti per ricomporre il puzzle dell’epoca».

Tra i numerosi reperti e memorabilia (ci sono anche un paio di striscioni femministi originali) non mancherà l’occasione di ritrovarsi, per chi anche solo saltuariamente ha frequentato quel mondo, ma anche di stupirsi per i tanti avvenimenti ormai dimenticati.

La mostra è visitabile, dalle 16 alle 20, tutti i giorni fino all’11 settembre. [FC, ecoinformazioni]

7 agosto/ Risonanze: dal Grumello a Bignanico – AVVERTENZA

La Casa della Musica di Como con Risonanze propone, anche quest’anno, tre percorsi alla scoperta di luoghi, suoni, storie, personaggi della città e della periferia di Como, intrecciando momenti musicali con luoghi significativi o poco noti.
Organizzati dalla Casa della Musica e dal Comune di Como nell’ambito degli appuntamenti estivi di Como Live, gli itinerari sono a cura dell’Accademia Orchestrale del Lario per quanto riguarda gli aspetti musicali e di Fabio Cani per quanto riguarda gli aspetti storici e artistici.

Domenica 7 agosto 2016, la visita guidata e animata dalle musiche klezmer, blues e tanghi di Giulia Larghi al violino e Chiara Zabatta alla viola traccia un percorso trasversale all’ormai famoso e apprezzato chilometro della conoscenza, dal Grumello a Bignanico.

Partenza, quindi, alle 15.30 dal Grumello, tra la villa e il lago, per risalire alle Serre attraverso il parco e uscire dal chilometro al parcheggio di Bignanico. Qui si avrà modo di apprezzare l’antico nucleo sulle falde del colle di Cardina, tra vecchie cascine e nuove ville, con l’antica chiesa di S. Pietro. Sosta alla cappellina Celesia su via Bignanico (erede dell’antica Santa Maria del Prestino) e alla Casa Albergo Villa Celesia della Fondazione Ca’ d’Industria.

Il percorso terminerà alla Scuola Montessori di via Bignanico, interessante edificio scolastico della metà degli anni Settanta.

 

ATTENZIONE! I danni provocati dal recente maltempo impediscono l’uso del ponticello lungo il chilometro della conoscenza. L’accesso alla Villa del Grumello deve quindi avvenire o dalla strada per Cernobbio o dal parcheggio a Bignanico.

Una nuova piazza Grimoldi … da immaginare

Imagine… comincia proprio così, con involontaria ironia, l’inaugurazione della rinnovata piazza Grimoldi alle 18 del 20 luglio 2016: con un invito, sulle note di John Lennon, a immaginare… cosa? forse una piazza.

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Dopo tre anni di lavoro, la piazza è finita. È lì da vedere e ognuno, adesso, può esprimere serenamente la propria opinione e anche, magari, immaginare cosa si sarebbe potuto fare di diverso.

Un’inaugurazione non è certo il momento per proporre dubbi e ripensamenti, e quindi nelle parole degli amministratori, e dei progettisti, la nuova piazza Grimoldi è la migliore piazza possibile, che afferma «una nuova qualità degli spazi urbani» e, più in generale «una superiore qualità della vita» che si rifletterà, si spera, anche sul lavoro, sull’accoglienza e, forse, persino sulla pace nel mondo. Nessuno si nasconde che ci sono anche altri problemi (i profughi malamente accampati alla stazione San Giovanni sono ripetutamente evocati), ma – nelle parole del sindaco, Mario Lucini – «non c’è contraddizione, non c’è stridore» perché avere una piazza più bella è meglio per tutti.

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Ci mancherebbe altro: meglio una piazza con quattro alberi e quattro “punti luce” piuttosto che un mal congegnato parcheggio, ma si fa fatica a cogliere a occhio nudo l’autentico «cambiamento della città» e la «visione civica e collettiva» evocati, a nome di tutti i progettisti, dall’architetto Stefano Seneca. Ma ci sarà tempo, si spera, per capire meglio e cogliere i valori di questo nuovo spazio urbano.

Intanto, il concetto più evocato è quell’«imprevisto» a cui si è dovuto ripetutamente far fronte, compresi quegli «imprevisti» resti archeologici «imprevedibilmente» conservati sotto uno strato d’asfalto di appena una spanna, che «imprevedibilmente» erano lì da sempre, e in particolare dal 1926, quando vennero abbattuti gli edifici che ingombravano quella che allora non era ancora una piazza.

I resti sono stati ricoperti, le risultanze scientifiche prima o poi saranno presentate al pubblico di esperti che se li merita, e nel frattempo la gente potrà giocare con il rendering in 3D che, almeno nella bozza mostrata in occasione dell’inaugurazione, assomiglia più a un videogioco che a una ricostruzione didatticamente comprensibile.

Ma ci sarà tempo anche per questo. La gente si approprierà delle «sedute» in sasso di Moltrasio intorno alle fontane, e apprezzerà, nelle ore canoniche, l’ombra del torre del Broletto. Perché, come canta un altro cantautore, «è la gente che fa la storia» e forse anche le piazze…

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Senza alcuna intenzione di guastare la festa d’inaugurazione, propongo una piccola riflessione a margine. Questi tre anni di lavoro mettono in discussione, a mio parere, non solo e non tanto il risultato finale, ma anche e soprattutto l’iter seguito. Ovvero: risulta quasi incredibile che dovendo mettere mano a uno dei luoghi più carichi di storia della città, quella storia sia stata bellamente ignorata prima (altrimenti nessuno avrebbe parlato di «imprevisto») e sotterrata dopo; ma non solo: risulta quasi incredibile che la procedura si sia limitata a un bando di concorso, senza alcuna messa a punto prima durante e dopo. Non ci sono alternative? Andate a verificare cosa succede oltre frontiera, a pochi chilometri da qui, con le procedure di «mandati di studio paralleli», di «pianificazione di prova basata sul dialogo», di «progettazione tramite workshop»; in quel caso sono proprio le associazioni dei progettisti (in primo luogo la SIA – Società Ingegneri Architetti) a farsi promotori di tali ipotesi di lavoro, che per carità di patria si potrebbero anche chiamare “sperimentazioni”. Andate a verificare quale è stato il procedimento per la riqualificazione del lungo lago di Lugano-Paradiso (lo so, lo so, il nostro di lungo lago è meglio nemmeno nominarlo).

E allora, seduti sul bordo delle fontane, si può anche immaginare una città che progetta.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

13 giugno/ Il neo-liberismo italiano: dal crollo della Prima Repubblica ai giorni nostri


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Giunge a proposito la conferenza di Luca Michelini nel turbolento momento politico lariano. Michelini – le sue analisi sono comparse a più riprese anche su ecoinformazioni – è professore di Storia del pensiero economico all’Università di Pisa, ed è anche un osservatore attento ed estremamente “
realista” della cronaca politica, di cui ha fatto emergere ambiguità e contraddizioni tanto diffuse.

Il tema che sarà affrontato, Il neo-liberismo italiano: dal crollo della Prima Repubblica ai giorni nostri, è frutto di una lavoro svolto per il ciclo L’Università e il territorio, otto seminari per capire il presente, coordinato dal prof. Salvatore Cingari, dell’Università per stranieri di Perugia. La conferenza, organizzata dal Circolo Willy Brandt lunedì 13 giugno alle 17,30 in via Aristide Bari 8 a Como, sarà introdotta da Giuseppe Doria, presidente del Circolo. Dario Campione, del Corriere di Como, dialogherà con Luca Michelini.

 

 

 

 

Bregnano/ Un 25 aprile d’arte con Dolorès Puthod

25 APRILE 2016 manifestoPer la festa del 25 aprile Bregnano ha puntato sulla cultura, Il centro polifunzionale si è riempito di cittadini e cittadine per seguire prima un video di Federico Angi, poi una breve esibizione del Corpo musicale Bi Bi Banda di Bregnano, quindi l’intervista di Roberto Peri alla pittrice Dolorès Puthod che alla fine ha eseguito dal vivo un’opera accompagnata dalle letture di Walter Monti e dal flauto di Eleonora Volontario. L’iniziativa è stata introdotta dalla sindaca Elena Daddi, dalla parlamentare del Pd Chiara Braga e da don Eugenio Bompani. Già on line sul canale di ecoinformazioni i video della manifestazione.

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Senza perdere la tenerezza

cabrera foto 2Venerdì 22 aprile alle 21, alla sala consiliare di Bulgarograsso, si è tenuto un incontro, organizzato da Arci Guernica, Anpi sezione di Como e Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta con César Cabrera, profugo cileno espulso in Romania durante la dittatura di Pinochet, successivamente accolto in Svizzera come rifugiato. La serata, introdotta da Nicola Tirapelle dell’Anpi è stata coordinata da Fabio Cani dell’Istituto Perretta ed ha ottenuto il patrocinio del Comune di Bulgarograsso (nonostante nessuno dell’amministrazione fosse presente).

La voce di Cabrera è quella di un ex rappresentante del governo di Salvadòr Allende nella zona carbonifera di Lota, ma prima ancora quella di un uomo, che non ha mai cabrera foto 1smesso di praticare la rivoluzione con la sua voglia di vivere. I posti sono quasi tutti occupati, l’atmosfera è dell’intimità adatta, quella che fa sembrare il tutto una conversazione con il proprio nonno partigiano. Non è un immagine viziata dalla mia prospettiva, quella di chi può cogliere ed emozionarsi con gli spagnolismi della narrazione di Cabrera, e spero vivamente non sia percepito come uno svilire una pagina di storia ispirante e al contempo drammatica. Quello che voglio passare è tutt’altro: è stato un tentativo di fondamentale importanza riuscito, unire persone e lotte, proprio dove queste tendono a sopirsi.

César Cabrera era un professore di educazione fisica, membro del partito socialista cileno. In un periodo in cui un embargo più feroce di quello inflitto a Cuba cercava di minare la rivoluzione, il primo presidente marxista democraticamente eletto della storia poteva contare su veri compagni, che rispondevano sì alle necessità del partito (e quindi della gente). «Porquè la politica era amore, non come oggi, un mestiere». L’errore del presidente Allende fu quello di aver confidato nell’esercito come forza democratica, mentre è sempre stato il braccio armato della borghesia. Lo sconcerto del palazzo della Moneda bombardato, il golpe del generale Pinochet appoggiato dagli Stati Uniti, l’undici settembre settantatré, svegliarono la nazione da un sogno complesso e meraviglioso. Il presidente era morto, ma l’orrore era appena iniziato. Fu detto ai socialisti che il governo rovesciato era quello dei comunisti, e che loro potevano tranquillamente recarsi ai posti di lavoro.
Cabrera si presentò in aula come ogni giorno, ma la sua lezione fu interrotta dai militari: lo costrinsero a togliersi i vestiti e lo spinsero in strada minacciandolo con le armi, mentre cercava di tranquillizzare gli studenti terrorizzati. Non capivano cosa stava succedendo al loro docente preferito: «Non me ne vogliano i professori di inglese, ma gli studenti si affezionano sempre di più a noi!». Mentre racconta scherza, ed è incredibile come subito dopo giustapponga la narrazione delle torture, subite nel successivo anno e mezzo di prigionia. Il sottomarino (l’essere legati per i piedi ad una gru e calati a tesa in giù nel mare); uomini incappucciati con targhette con nomi di animali, che mentre ti pestavano ti obbligavano a partecipare ad un perverso gioco di ruoli; l’elettroshock. Poi ti facevano passare l’ammoniaca sotto il naso quando il tuo corpo diceva basta, quando svenivi, per chiederti ancora del “plan Z” (un piano inventato che comporterebbe il genocidio della borghesia), o dove sono nascosti i dirigenti. Ammette che tutto questo è continuato ancora a lungo nei suoi incubi; solo il matrimonio ha diradato le nubi, Cesar Cabrera- espulisionementre il suo corpo ne porta i segni indelebili.
Liberato su condizione (avrebbe dovuto organizzare uno spettacolo sportivo per Pinochet, e firmare quotidianamente in questura), la sua storia si colora di straordinario. Tre anni nascosto in un seminario, la prospettiva di una fuga attraverso le Ande, disseminate delle croci di chi non ce l’aveva fatta, e poi (fisicamente) il salto più importante della sua vita, quello del muro dell’ambasciata italiana, eludendo le pallottole. Tutto questo per restare umani, perché ritornino i giorni liberi, per «voler vedere l’uomo nuovo, senza volto, l’uomo socialista». Non smetterà mai di ringraziare l’ambasciata italiana, che in Cile come in Argentina ha saputo dare lezioni di solidarietà internazionale durante la dittatura, oggi dimenticate.
Viene inviato in Romania, dove critica fortemente il falso socialismo di Nicolae Ceaușescu, a costo dei richiami del partito e di soffrire la fame, vero e proprio topos di buona parte della sua giovinezza. Ma «quando uno è giovane non gli importa di rischiare la vita», o forse gli importa troppo una vita degna, per ottenere la quale non si debba perdere la tenerezza. In questo momento dell’incontro infatti entrano in sala due vigili, e interrompono il tutto per un qui pro quo sull’inserimento dell’antifurto della sala: «Ovunque vada, la polizia non smette mai di accompagnarmi!». Altre risate, che si amalgamano con gli spagnolismi, ed un racconto incredibile che afferra il piccolo comune di una piccola provincia, per gettarlo nel mondo, nel centro della sua storia.
Gli studi su Marx e Lenin, sulla psicologia del movimento operaio. Un periodo in Russia, a Cuba per prepararsi a lottare in Nicaragua, e poi ancora Romania, Germania, e infine Svizzera. Qui il lavoro duro riporta a galla i colpi delle torture, ma sarà tra le corsie dell’ospedale che conoscerà Daniela, una radiologa appassionata di Inti Illimani. Il primo appuntamento è davanti ad un rene esploso. I successivi saranno con la famiglia ticinese, che non si capacita di come si possa arrivare scapoli a quarant’anni, e paleseranno le differenze culturali: «Dopo quattro mesi mi chiese di sposarla, io, che avevo sempre creduto nell’amore libero!».

Ora César Cabrera vive con sua moglie in Svizzera. Rimise piede in Cile per la prima volta nell’89’, durante l’ultimo anno di una dittatura agonizzante. Ritornava in un paese dove c’era il coprifuoco, dove non si poteva passeggiare per strada in gruppo. Non era più del tutto la sua terra, anche se non è un giudizio viziato dalla paura; quella dice di non sapere più cosa sia, da quando il regime ammazzò suo padre. È la rabbia verso un sogno tradito, verso l’influenza mantenuta ancora oggi dai fantocci di regime. La forza di svolgere per l’ennesima volta la matassa della sua storia ne è testimone: non ha mai smesso di lottare. Ogni due anni circa ripete questo viaggio, con le speranze volte ai movimenti studenteschi, testimonianza preziosa che «in America Latina la politica si vive, non si analizza solo, come qui».
A pochi minuti da Como, nel tranquillo cantone confinante con l’Italia c’è un uomo, che aspetta di essere nel suo paese per intrufolarsi in fondo ad un corteo, a gridare «el pueblo unido jamàs serà vencido!».

Senza perdere la tenerezza. Come nel fotomontaggio fatto da suo figlio mostrato a fine incontro, dopo le conclusioni di Fabio Cani, in cui appaiono tre personaggi barbuti: lui, Fidèl Castro (realmente conosciuto) e Che Guevara. Come il titolo di una grande biografia di Ignacio Paco Taibo II sul rivoluzionario argentino. Quella tenerezza dei versi scritti da Pablo Milanés in Io calpesterò le strade nuovamente, che cantati con il trasporto di un latino, probabilmente, desterebbero l’indignazione di qualche vicino svizzero: «Più presto che tardi senza riposo, torneranno i libri e le canzoni, che bruciarono le mani assassine, rinascerà il mio popolo dalle sue rovine, e pagheranno la loro colpa i traditori (…), io calpesterò le strade nuovamente, di quella che fu Santiago insanguinata, e in una meravigliosa piazza liberata, mi fermerò a piangere per gli assenti». Buona festa della liberazione. [Stefano Zanella, ecoinformazioni]

22 aprile/ César Cabrera a Bulgarograsso con Arci, Anpi e Istituto Perretta

CABRERA_lightVenerdì 22 aprile alle 21, la sala consiliare del comune di Bulgarograsso in via Guffanti 2, ospiterà la serata Ostinata memoria che avrà come ospite César Cabrera, dirigente politico della regione carbonifera di Lota nel Cile di Allende, espulso in Romania dopo un perido di prigionia e tortura durante il periodo della dittatura golpista del militare Pinochet e successivamente accolto in Svizzera come rifugiato politico dove vive tutt’ora. La serata, patrocinata dal comune di Bulgarograsso, sarà coordinata da Fabio Cani dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta ed è ogranizzata dall’ Arci Guernica e dall’Anpi sezione di Como, con la collaborazione dell’Istiuto Perretta.

22 aprile/ Ribelle per amore. Don Gnocchi nella Resistenza

22-04-16 anpiPresentazione del volume di Daniele Corbetta, giovedì 22 aprile alle 17 alla Biblioteca comunale di Como, in piazzetta Venosto Lucati, con l’autore e Giuseppe Calzati, presidente Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta di Como, modera Marco Gatti, Settimanale della diocesi di Como, per il ciclo di incontri La Resistenza nel Comasco: fonti e biografie, organizzato da Istituto Perretta, con la collaborazione di Anpi Comitato provinciale di Como, Associazione nazionale alpini e Sistema bibliotecario intercomunale di Como.

Moni Ovadia/ Antirazzismo sublime

moni ovadiaMoni Ovadia, gigante del teatro e dell’impegno sociale e politico, è stato il 16 aprile a Como al Teatro Sociale per Le primavere di Como de La provincia. Si è trattato di uno spettacolo memorabile. La serata è stata presentata dal direttore del quotidiano Diego Minonzio e da Alessio Brunialti che hanno promosso il nuovo sito de La provincia Bi Bazz e introdotto dal duo Keltango (Fabius Constable e Irina Solinas) che hanno subito dato la sensazione che la gioia per le orecchie dei presenti sarebbe stata sublime. (altro…)

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