Inaugurato il piazzale dedicato alla famiglia Mauri, vittima della strage fascista di Bologna
Con una sobria cerimonia è stata inaugurata questa mattina, 11 novembre 2016, l’intitolazione alla famiglia Mauri, vittima della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, di un piazzale a Tavernola, non lontano dal luogo dove vivevano.
Nei discorsi pronunciati dal sindaco di Como Mario Lucini, dal prefetto Bruno Corda, dall’assessore Marcello Iantorno, dal rappresentate delle associazioni di Tavernola Tolmino Franzoso e dal parroco della frazione don Fabio Molteni, è stata più volte ricordata l’importanza di conservare nella memoria i tragici fatti di quegli anni anche attraverso il ricordo di Carlo Mauri, Annamaria Bosio e del loro figlio Luca.
Vittorio Bosio, fratello di Annamaria, a nome delle famiglie, ha ringraziato per questo segno tangibile di memoria di fatti che hanno inciso profondamente nella città. A distanza di trentasei anni, infatti, il ricordo di quel giorno e di quella terribile esplosione è ancora molto vivo, e continuamente rafforzato proprio dalla memoria delle tre ignare vittime comasche. E l’affetto che le ha sempre circondate, sia da parte di chi le ha conosciute, sia da parte di chi semplicemente si è rispecchiato nella loro storia, è stato evidente anche nella cerimonia, cui hanno partecipato, in una triste giornata di novembre, molte decine di persone. [FC, ecoinformazioni]
Alcuni momenti della cerimonia:







Lasciamo pure da parte il peccato originale: che, cioè, anche i comaschi “originari” siano alla fin fine dei preistorici immigrati (sia che arrivassero da sud ovest – essendo Liguri – sia che provenissero da nord est – e quindi fossero Celti). Bisognerebbe però riflettere su









Venerdì 22 aprile alle 21, alla sala consiliare di Bulgarograsso, si è tenuto un incontro, organizzato da Arci Guernica, Anpi sezione di Como e Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta con César Cabrera, profugo cileno espulso in Romania durante la dittatura di Pinochet, successivamente accolto in Svizzera come rifugiato. La serata, introdotta da Nicola Tirapelle dell’Anpi è stata coordinata da Fabio Cani dell’Istituto Perretta ed ha ottenuto il patrocinio del Comune di Bulgarograsso (nonostante nessuno dell’amministrazione fosse presente).
smesso di praticare la rivoluzione con la sua voglia di vivere. I posti sono quasi tutti occupati, l’atmosfera è dell’intimità adatta, quella che fa sembrare il tutto una conversazione con il proprio nonno partigiano. Non è un immagine viziata dalla mia prospettiva, quella di chi può cogliere ed emozionarsi con gli spagnolismi della narrazione di Cabrera, e spero vivamente non sia percepito come uno svilire una pagina di storia ispirante e al contempo drammatica. Quello che voglio passare è tutt’altro: è stato un tentativo di fondamentale importanza riuscito, unire persone e lotte, proprio dove queste tendono a sopirsi.
mentre il suo corpo ne porta i segni indelebili.


