storia

E l’Oriente non fu più così misterioso

Mostra al Museo Archeologico “Paolo Giovio” di Como fino al 27 marzo 2011 sulle antiche civiltà del Vicino Oriente. L’antico mondo mesopotamico attraverso reperti di diverse civiltà nell’arco di 3mila anni di storia per il centenario della scomparsa dell’archeologo comasco Francesco Ballerini a cui il Museo Civico comasco rende omaggio esponendo un eccezionale nucleo del patrimonio museale. (altro…)

Tre incontri per il restauro del fortepiano dei Musei Civici di Como

Restaurato, grazie ad un contributo che Accademia di Santa Giuliana e Antiquae Musicae Italicae Studiosi (Amis) hanno ottenuto dalla Fondazione comasca, il fortepiano appartenuto a Francesco Pasquale Ricci (Como, 1732-1816) maestro di Cappella del Duomo di Como e di Guglielmo V Statolder d’Olanda donato ai Musei Civici di Como dal cavalier sacerdote Baldassare Bernasconi. Tre appuntamenti ne celebrano il ritorno a Como (altro…)

Una quercia in memoria di Luca Mauri vittima della strage fascista di Bologna

A trent’anni dalla strage fascista di Bologna, in cui il 2 agosto 1980 morirono 85 persone e oltre 200 rimasero gravemente ferite, la scuola dell’infanzia di Tavernola ha ricordato Luca Mauri, giovanissima vittima di quella strage, a cui la scuola è intitolata. (altro…)

Ricordare Adolfo Vacchi

Inaugurata a Veniano, per iniziativa dell’Anpi, una targa a ricordo di Adolfo Vacchi, matematico e antifascista, ucciso dai fascisti il 5 settembre 1944. Sabato 2 ottobre a Veniano, la sezione del Seprio e il comitato provinciale dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) hanno inaugurato una piccola targa in memoria di Adolfo Vacchi, figura di spicco nell’attività antifascista svoltasi nella zona intorno a Como negli anni della Repubblica Sociale Italiana. Bolognese di nascita, docente prima a Venezia e poi a Milano, Adolfo Vacchi si trasferì a Veniano, nella provincia comasca, nel periodo dei pesanti bombardamenti su Milano, pur continuando a insegnare nel capoluogo lombardo. (altro…)

2 giugno 1946 – 2 giugno 2010

Il Comitato per la Costituzione di Como e l’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta hanno promosso venerdì 28 maggio un incontro di approfondimento con Filippo Pizzolato e Maria Paola Viviani Schlein sulla Costituzione per la prossima ricorrenza del 2 giugno per rimarcare le necessità delle regole della convivenza civile ricordando la nascita della Carta costituzionale nata dal processo di progressione civile e di maturità politica della Resistenza. (altro…)

Un bel 25 aprile a Como senza Bruni

Il sindaco Bruni non ha partecipato alla manifestazione per il 25 aprile. Quindi nessuna forzatura, nessun tentativo maldestro di mistificazione della storia e della natura della Repubblica nata dalla Resistenza. Circa duecento persone hanno seguito gli interventi per una volta senza essere costrette a urlare la loro rabbia contro il travisamento di storia e memoria. Ed il discorso del giornalista Massimo Rebotti, invitato dall’Anpi che questa volta non ha dovuto fare i conti con veti imposti dal Comune, ha attualizzato pienamente i temi della generosa lotta partigiana in un momento nel quale più forte è l’attacco alla Costituzione e alla nostra stessa civiltà determinato dalla barbarie razzista e dalla visione libersita e illiberale dello stato delle destre al potere. Continua per leggere il testo del discorso di Massimo Rebotti e vedere le foto della Manifestazione di Grazia Lissi. (altro…)

Settanta persone per il Cammino della libertà

Sabato 24 aprile ha sustitato grande interesse e la partecipazione di più di settanta persone Il cammino della libertà, un percorso nelle vicende della Liberazione a Como organizzato dall’Istituto Perretta con l’Anpi di Como e l’Associazione culturale Onguf.  La  visita della città tra storia e memoria, parte delle inizitive per la celebrazione del 25 aprile, è iniziata dall’area ex Ticosa di Como con un’introduzione al percorso di Antonia Barone e Fabio Cani, ha toccato diversi luoghi della Resistenza comasca per concludersi al Monumeto della Resistenza europea. In ciascuno di essi sono state offerte informazioni sull’importanza storica dei diversi siti  e i giovani attori dell’assocazione Onguf  hanno letto documenti che hanno fatto vivere ai partecipanti gli eventi che in quei luoghi avvennero. Guarda le foto

Il vizio della memoria

L’ex pm Gherardo Colombo in città incontra i giovani e parla delle resistenze italiche alla piena attuazione della Costituzione. I cittadini non devono cedere al lamento o delegare, ma partecipare alla vita politica in prima persona.

Martedì 9 marzo 2010, l’ex giudice Gherardo Colombo lo ha trascorso a Como. Nel corso della mattinata insieme a don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, ha incontrato allo Spazio Gloria le scuole superiori della provincia, mentre nel pomeriggio, in biblioteca, c’era ad aspettarlo un pubblico più variegato per età. I due incontri lariani sono stati organizzati, nell’ambito del progetto Memoria e Verità 2008-2010, dall’Università Popolare Auser di Como, dall’Associazione Memoria condivisa Bari di Como e da Nodo Libri con la partecipazione di Istituto Storia contemporanea Perretta di Como, Associazione familiari delle vittime Strage di Bologna, Fondazione Carlo Perini Milano, Associazione Casa della Memoria di Brescia, Istituto Pugliese per la Storia dell’ Antifascismo dell’Italia Contemporanea.
L’incontro del pomeriggio, che è stato registrato e sarà a disposizione di chiunque lo desideri presso la mediateca della biblioteca comunale, ha avuto come tema Il vizio della memoria: l’eversione, lo Stato, la Giustizia: dove sono i cittadini?
Gherardo Colombo ha ricordato, interloquendo, quasi giocando con il pubblico, gli eventi del ventennio di sangue che va dal 1974, anno in cui entra in magistratura, al 1996, anno in cui viene pubblicato il suo libro Il vizio della Memoria (1996), saggio in cui ripercorre le proprie esperienze professionali, in modo particolare quella del ritrovamento dei documenti riguardanti la Loggia Massonica P2 a Castiglion Fibocchi, mentre con il collega Giovanni Turone sta indagando sul finto rapimento di Michele Sindona, mandante del tragico omicidio di Ambrosoli.
Il sangue degli italiani onesti ed innocenti, però, inizia a scorrere già cinque anni prima, il 12 dicembre del 1969, giorno della strage di Piazza Fontana. Quel giorno Gherardo Colombo si trova al Comando del Corpo d’Armata, poiché impegnato nel servizio militare. Lasciando il Corpo e dirigendosi con altri commilitoni verso la caserma di via Vincenzo Monti, lo raggiunge la notizia della strage. È l’inizio di una lunga stagione di stragi che terminerà con quella di Bologna del 2 agosto 1980: l’elenco è lunghissimo e non sempre si riesce a tenerne la completa contabilità: Peteano, 31 maggio 1972, tre morti; Milano, 19 maggio del 1973, quattro morti; Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974, 8 morti; Italicus 4 agosto del 1974, 12 morti.
Dopo il tempo delle stragi subentra il tempo del terrorismo rosso e nero, degli omicidi di personaggi scomodi e irreprensibili, come Ambrosoli ed è poi il momento delle stragi di mafia.
Perché la scia di sangue delle stragi e del terrorismo degli anni Settanta e Ottanta, la Loggia P2 ed i depistaggi? Secondo Colombo, tutto questo è avvenuto perché non si procedesse verso il compimento dei valori sanciti nella Costituzione italiana. Le resistenze sono state e sono tante.
Un esempio che riguarda le donne: sono dovuti trascorrere più di venti anni perché l’articolo 3, quello relativo all’uguaglianza fra i cittadini, fosse soddisfatto pienamente per quanto riguarda le relazioni tra i coniugi. Bisogna infatti aspettare la riforma del diritto di famiglia del 19 maggio del 1975 perché venga attuata l’uguaglianza tra marito e moglie. Ventisette sono invece gli anni che separano la Costituzione dalla riforma del Codice civile, mentre il Codice penale non è stato ancora completamente adeguato ai principi costituzionali.
Nella storia della Repubblica italiana sono sempre presenti, infatti, due tendenze: una che spinge verso la realizzazione dei principi della Costituzione, una che preme per il ritorno ad una sistema strutturato in senso gerarchico e immobile. Nel primo caso l’aspirazione è nella direzione di una società in cui la Costituzione sia pienamente realizzata nei fatti, dove i diritti e le pari opportunità siano per tutti e dove il potere venga delimitato e controbilanciato affinché non pregiudichi i diritti acquisiti. Nel secondo caso la spinta è verso una limitazione dei principi costituzionali per tornare ad una società immobile e autoritaria. Le stragi ed il terrorismo sono i sintomi che lo scontro tra queste due tendenze è degenerato, si è inabissato nel regno oscuro della paura per creare ostacoli e resistenze al fine di paralizzare la società e le coscienze.
Alle resistenze si aggiunge, spesso, l’incapacità da parte dei cittadini di sentirsi “Stato”, di essere responsabili, di non cedere al lamento, ma di impegnarsi e partecipare in prima persona alla vita della nostra nazione. Vi è una tendenza, tutta italica, ad affidarsi a qualcuno, a cedere potere alla rappresentanza, se non per aperto opportunismo per semplice comodità. È assente, di frequente, il senso di essere una collettività: l’individualismo, alla lunga, influenza, permea e imbriglia tutta la vita civile del paese.
Il vizio della memoria, in questo contesto di violenza ed indifferenza, è difficile da coltivare poiché è proprio l’opposto: è educazione, è sforzo di capire i fatti, gli eventi, è approfondire per voler comprendere. [Patrizia Di Giuseppe, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza