coordinamento comasco per la pace

“In alto mare” dal 10 dicembre al Gloria a Como

Tre giorni, due spettacoli teatrali, una mattinata dedicata alle scuole, quindici relatori e  relatrici, musica, film, video, film, mostre, libri, riviste e un “aperitivo etnico” per il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace, In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure. Sul blog di ecoinformazioni tutte le informazioni e i resoconti dei lavori in tempo reale.

 Scarica il  programma del Convegno.

Sarà dedicato all’apertura agli altri e ai diritti, contro il razzismo, il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace che si svolgerà allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como giovedì 10, sabato 12 e domenica 13 dicembre. L’iniziativa che ha anche il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Como riprende e sviluppa i temi della Campagna Non aver paura ed è stata organizzata dal sodalizio pacifista lariano in collaborazione con: Associazione 3 Febbraio, Acli Como, Anolf Cisl, Arci Como, Aspem, Associazione del Volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato, Associazione I bambini di Ornella, Associazione Trapeiros di Emmaus, Cgil, Cisl, Clas Cgil, Cooperativa sociale Questa generazione, Donne in nero, ecoinformazioni, Fim Cisl, Fiom Cgil, Ipsia Como, Istituto di Storia contemporanea P. A. Perretta, La Rosa Bianca, Liceo scientifico G. Terragni di Olgiate Comasco.  Sacrica la cartolina’09. Ufficio stampa: ecoinformazioni 031.268425, 347.3674825 ecoinformazioni@tin.it. Informazioni Coordinamento comasco per la Pace 031.927644 info@comopace.org , www.comopace.org

Presenza pacifista

 

dinPresenza silenziosa per la Pace in Palestina sabato 10 gennaio dalle 15,30 alle 16,30. All’iniziativa proposta dalle Donne in nero partecipa l’Arci provinciale ed il Coordinamento comasco della Pace ha invitato a partecipare i suo aderenti e tutti i cittadini.

L’iniziativa dei pacifisti lariani ha come primo obbiettivo la mobilitazione per il cessate il fuoco previsto anche dalla risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu all’unanimità (con la sola astensione degli Stati Uniti) nella sessione dell’8 gennaio 2009. Riprendendo le parole dell’appello della Tavola della Pace gli organizzatori chiedono: «Quanti bambini, quante donne, quanti innocenti dovranno essere ancora uccisi prima che qualcuno decida di intervenire e di fermare questo massacro? Quanti morti ci dovranno essere ancora prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta?».

In 400 allo Xanadù

img_0733Si è aperto mercoledì 10 dicembre per il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani il Convegno del Coordinamento comasco per la Pace con l’intervento di Moni Ovaia e Giorgio Bezzecchi.

Quasi esauriti i 400 posti a sedere allo Spazio Gloria dell’Arci Xanadù di Como per l’apertura del tradizionale Convegno annuale del Coordinamento comasco per la Pace. Un evento che si caratterizza ogni volta con l’approfondimento di un tema che quest’anno sarà la legalità, così come espresso nel titolo Liberté, egalité, legalità.
E di legalità intesa come rispetto dei diritti umani hanno parlato Moni Ovadia e Giorgio Bezzecchi, vicepresidente Opera nomadi, nel giorno di apertura che si è voluto simbolicamente far coincidere con il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Dopo la presentazione del convegno di Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento, che ha ricordato come la mafia non sia un fenomeno circoscritto solo alle regioni meridionali d’Italia, «in Lombardia, sono stati sequestrati alla mafia 557 beni di cui solo la metà è stata destinata ad usi sociali», Claudio Bizzozero, direttore della Scuola diritti umani, ha presentato un video per l’anniversario della Dichiarazione universale su Martin Luther King ed il famoso discorso al Lincoln Memorial di Washington introducendo l’argomento della serata ricordando il primo articolo della Dichiarazione: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti».
Moni Ovadia ha posto in rilievo l’ipocrisia della classe politica italiana, e non solo, «i razzisti di oggi di solito esordiscono con “io non sono razzista, ma…” e continuano “io ho un amico musulmano o albanese”. Nessuno rivendica più il proprio essere razzista». Una volta le destre razziste rivendicavano orgogliosamente il proprio credo, ora in maniera subdola confondono le carte per passare per difensori dei diritti umani universali con una serie di distinguo e cercano di «ottenere certificati di buona condotta» come Schifani, presidente del Senato, la seconda carica dello stato, che «uscito da Auschwitz ha dichiarato: “Mi sento israeliano”. Si sta cercando di fare uno spostamento concettuale» ha affermato con forza Ovadia.
Il cantore della tradizione yiddisch ha anche ricordato la svolta epocale dell’elezione di Obama alla presidenza degli Stati uniti, un paese la cui costituzione sin dalla Rivoluzione dichiarava la libertà per i suoi cittadini mantenendo la schiavitù per gli afroamericani.
Ovadia si è così scagliato contro il provvedimento emergenziale per i rom, «voluto dal governo e da alcuni sceriffi del centrosinistra», che prevede la schedatura anche dei bambini, «pensate solo se in Germania un ministro avesse solo osato proporre una cosa simile». Un provvedimento razzista che si accompagna alla creazione del reato di immigrazione clandestina «cercare la felicità e la prosperità dove possibile è un diritto fondamentale». La ferma condanna del razzismo non è per Ovadia né di destra né di sinistra che ha portato ad esempio Colonia, dove il sindaco dello Cdu ha invitato la cittadinanza a boicottare un raduno neonazista e così è stato, con autisti degli autobus e tassisti che si rifiutavano di caricare i manifestanti e i negozi chiusi, «e l’Italia – si è chiesto l’attore – l’Italia ha mandato Borghezio…»
La parola è stata poi presa da Giorgio Bezzecchi, che ha raccontato la propria esperienza di rom italiano, schedato per la propria appartenenza etnica, con un padre deportato nei campi di concentramento italiani del meridione durante la seconda guerra mondiale che ha dovuto subire l’umiliazione di una seconda schedatura da parte di quella che riteneva una Repubblica democratica e per cui tutti i cittadini sono uguali.
«Sono arrivati in tenuta antisommossa alle 5 del mattino ed hanno schedato tutti anche i bambini – ha precisato Bezzecchi – oggi a me, domani a chi tocca?»
Per il rappresentante di Opera nomadi di Milano avrebbero potuto guardare i dati semplicemente all’anagrafe comunale, ma hanno preferito creare un archivio etnico parallelo, data la montante marea razzista nei confronti di rom e sinti. Anche i numeri non sono neutri, data la loro valenza politica e il tentativo di accreditare l’ipotesi di un’invasione, a Milano per Bezzecchi i rom sono solo 5.500, in tutta Italia 160-170 mila, in una situazione di «esclusione sociale simile a quelle delle favelas, con un’assistenza pietistica». Il rappresentante di Opera nomadi ha anche parlato della situazione limite dei rom della ex Jugoslavia, 30 mila in Italia, che non sono riconosciuti nemmeno come apolidi e delle leggi discriminatorie per cui se una persona rom delinque viene allontanata dal campo l’intera famiglia, se ciò accade ad un mafioso o ad un camorrista la famiglia non viene cacciata dalle case popolari. E sempre a proposito delle case popolari la domanda di un rom non verrà mai presa in considerazione se è già registrato in un campo non potendo così migliorare le proprie condizioni di vita, che già vedono nei campi un abbandono scolastico, già alle elementari, del 30 – 40 per cento e una disoccupazione al 90 per cento. Una situazione di discriminazione che fa nascondere la propria origine, per paura di perdere il posto di lavoro, agli esponenti della comunità che sono riusciti ad inserirsi in un ambiente lavorativo.
La serata si è conclusa con un dibattito in cui Moni Ovadia ha ribadito l’invito ad indignarsi di fronte al ripresentarsi di sottoculture fasciste e violente e di agire concretamente per evitare l’assuefazione a provvedimenti sempre più discriminatori e lesivi della dignità umana. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

10, 13 e 14 dicembre per la Pace

Liberté, fraternité, legalità, da mercoledì 10 dicembre inizia a Como l’undicesimo convegno del Coordinamento comasco per la Pace con un ricco programma per una tre giorni contro le mafie.

Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento comasco per la Pace, Mauro Oricchio, direttore del Coordinamento, Laura Molinari, Arci Como, e Martino Villani, direttore del Csv della provincia di Como hanno presentato ufficialmente l’undicesimo convegno del Coordinamento comasco per la Pace dal titolo Liberté, fraternité, Legalità che si terrà allo spazio Gloria dell’Arci Xanadù a Como.
Il seminario di quest’anno affronterà l’argomento della legalità toccando il tema della lotta alle mafie e della creazione di una società più giusta e di diritto, e dei diritti umani, con la partecipazione di Coordinamento comasco per la Pace, Arci provinciale e regionale che partecipa al convegno , Avc, Soci Coop, Ipsia, Acli, Fillea – Cgil e Libera regionale e nazionale, l’associazione fondata da don Ciotti contro la mafia che si occupa della gestione dei beni confiscati alle mafie in Italia.
Il convegno coincide quest’anno con la tradizionale tappa comasca della Carovana antimafie che da 14 anni attraversa tutta Italia per i diritti, la libertà e la giustizia sociale.
Il convegno si aprirà mercoledì 10 dicembre, in corrispondenza col sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della donna, alle 21 con uno spettacolo di Moni Ovadia e Giorgio Bezzecchi, vicepresidente di Opera nomadi, dal titolo Lascia che il vento ci passi un po’ addosso, che tratta della situazione degli immigrati e dell’antirazzismo; Moni Ovadia e Bezzecchi sono costantemente impegnati a fianco di rom e sinti.
Il secondo appuntamento sarà sabato 13 ed interesserà in particolare gli studenti delle scuole superiori della provincia di Como. Parteciperanno il Liceo Giovio, il Liceo Fermi, l’Istituto magistrale Ciceri, il Liceo Vanoni, il Liceo Terragni e il Liceo Porta, riempiendo interamente lo Spazio Gloria. La mattinata verrà aperta da Quel giorno a Cinisi, uno spettacolo di narrativa sociale, di Daniele Biacchessi con le musiche di Gaetano Liguori, sulle vicende di Peppino Impastato, un giovane della cittadina di Cinisi in provincia di Palermo che per aver lottato contro la Mafia, con iniziative come Radio OUT e molte altre, è stato ucciso per ordine del boss Gaetano Badalamenti il 9 maggio del 1978.
Dopo la rappresentazione interverranno Calogero Parisi, presidente della cooperativa sociale Lavoro e non solo che lavora i terreni confiscati alle mafie, e Michela Buscemi, testimone antimafia, che dopo aver perso due fratelli uccisi dalle cosche mafiose decise di contrastare la realtà sociale in cui viveva opponendosi all’omertà dei suoi stessi familiari e vicini; parteciperanno inoltre Vincenzo Linarello, presidente del consorzio sociale Goel, Mario Caniglia, imprenditore siciliano che vive sotto scorta dopo aver denunciato chi gli chiedevano il pizzo, e Enza Rando, vicepresidente di Libera.
La seconda parte della giornata è intitolata Le donne e la loro lotta contro la mafia con gli interventi di Michela Buscemi, Enza Rando e Nando dalla Chiesa, presidente onorario di Libera e autore di libri sulle donne e la mafia.
A conclusione della giornata alle 21, dopo un aperitivo (Il buffet è “cosa nostra”), proiezione del film Il divo, con l’intervento di Massimo Brugnoli.
Domenica 14 dicembre, giorno di chiusura, inizierà la mattina con dei seminari – laboratori: Verso Libera, con Lorenzo Frigerio, referente per la regione Lombardia di Libera, e Lavoro Nero, con Franco De Alessandri, segretario generale di Fillea – Cgil. Seguiranno nel pomeriggio la conferenza Non c’è pace senza diritto, alla quale parteciperanno don Luigi Ciotti, Maria Luisa Lo Gatto, magistrato, e Lorenzo Baldo, direttore della rivista ANTIMAFIAduemila alla quale hanno collaborato Travaglio e Gomez, Luigi Lusenti, presidenza Arci Lombardia, Antonio Ingroia magistrato della procura di Palermo. Alle 18 10 minuti per la carovana antimafie, suonerà Gaetano Liguori.
Gli organizzatori del convegno hanno sottolineato che le tre giornate non vogliono essere giornate di celebrazione. La scelta di trattare temi scomodi vuole essere un incentivo per aumentare l’impegno sociale e portare ai cittadini informazioni che purtroppo, per interessi privati e personali, vengono trattate con leggerezza e come se fossero fatti riguardanti solo una parte del Paese, quando invece le mafie sono presenti su tutto il territorio nazionale; ad esempio la Lombardia è la quarta regione per numero di beni confiscati alle mafie. Un convegno deciso quindi per sottolineare l’importanza che i diritti umani devono aver nella pratica e non solo sulla carta, per garantire una società più giusta e di Pace, per sottolineare il fatto che non c’è Pace senza diritto, qui come in tutti gli angoli del mondo. [Alessandro Delcaro, per ecoinformazioni]

2 ottobre Giornata internazionale della nonviolenza

2 ottobre tutti i giorni è il titolo del documento di Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento comasco per la Pace, diffuso in occasione della Giornata internazionale della nonviolenza.

«Quando lo scorso anno l’assemblea generale dell’Onu istituì la Giornata internazionale della nonviolenza – il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi – fui piacevolmente sorpresa. Ma subito dopo ebbi un sussulto. Vorrei che non dovessero più esistere il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 10 dicembre Giornata della Dichiarazione universale dei Diritti umani, l’8 marzo Giornata internazionale della donna, il 21 marzo Giornata internazionale degli immigrati. Ho l’impressione che, al di là delle buone intenzioni di partenza, si rischi di favorire l’attenzione su questioni importanti e complesse in un unico giorno dell’anno (ce ne sono 365, ma le problematiche che meriterebbero attenzione sono ben di più), di mettersi il cuore in pace per gli altri 364 giorni dell’anno e di perdere anche di vista l’intreccio tra violenza, patriarcato, militarismo, crescita degli armamenti, povertà, crisi biofisica del pianeta, razzismo, xenofobia… (giusto per nominare solo alcuni dei nodi che caratterizzano i nostri tempi violenti).
E c’è pure la possibilità che le “giornate” si trasformino in “feste”, in feste commerciali per vendere i cioccolatini e la retorica degli spot televisivi. Così è successo per la seconda domenica di maggio – Festa della mamma – (ce lo ha giustamente ricordato alcuni anni fa Monica Lanfranco, la direttrice di Marea), che era stata istituita, nel 1870, su proposta di Julia Ward Howe, femminista e pacifista nordamericana, come momento di protesta contro il massacro della guerra di donne che avevano perduto i propri figli, e da lei era stata denominata Giorno della Madre.
Vorrei chiarire che mi piace festeggiare, ma mi pare che le feste, nella nostra società opulenta, non siano più occasioni di incontro e si siano trasformate in occasioni consumistiche, “divertimentifici” a comando, momenti nei quali si resta comunque da soli.
Questi sono tempi violenti. E l’Onu non può accontentarsi di celebrare la nonviolenza per un solo giorno ogni anno.
Convivere
Questi sono tempi violenti. Molto violenti per noi tutte e tutti che viviamo di solitudini, paure, egoismi, ma ancora di più per donne e uomini immigrati che vivono in un territorio ostile.
“Sicurezza” è diventata la parola magica che domina sulle pagine dei quotidiani, nelle cronache dei telegiornali, nei discorsi dei politici e degli amministratori. E a “sicurezza” spesso si associano parole come paura, rancore, odio per chi è diverso da noi. Vogliamo chiuderci dentro le nostre case, sussultare ogni volta che suona un campanello, ogni volta che uno sconosciuto ci chiede qualcosa? Chi ci difenderà dalla violenza dei nostri “cari” che scoppia proprio nell’intimità, nel silenzio, nell’indifferenza dei vicini? Quante armi dovremo comprare per sentirci finalmente sicure e sicuri? Quante telecamere si dovranno installare, quante guardie armate, quante ronde dovranno girare per le nostre città? Perché incontrare un estraneo, uno sconosciuto, un diverso da noi, deve subito allarmarci, farci temere, impaurire?”. Hanno scritto le Donne in nero di Padova, la scorsa primavera, quando un’ondata di razzismo ha attraversato il nostro paese, fino alla proposta indecente di prendere le impronte ai rom e ai sinti, bambine e bambini compresi. Per convivere dobbiamo riconoscere che “noi” e “loro” abbiamo, delle paure, dei desideri, che solo imparando a conoscerci e a vivere insieme come vicini e vicine di casa, di scuola, di lavoro potremo tutte e tutti sentirci più sicuri e avere finalmente meno paura.
Lasciate parlare le donne
Una sicurezza basata sul controllo e sulla militarizzazione delle nostre vite e delle nostre città non ci rassicura e a me sembra un’idea assai maschile. La militarizzazione dei territori chiarisce bene come “La guerra è entrata nel quotidiano, eppure bisogna continuare a pensare, a pensare alla pace, e da donne”. Lo diceva molti anni fa Virginia Woolf che, nel 1938 diceva anche “Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. E il fine è il medesimo: affermare il diritto di tutti, di tutti gli uomini e di tutte le donne, a vedere rispettate nella propria persona i grandi principi della giustizia, dell’uguaglianza e della libertà”.
Ma vorrei concludere con le parole di un uomo, Mohandas Gandhi, dal momento che il 2 ottobre è l’anniversario della sua nascita: “Se la nonviolenza è la legge della nostra esistenza, il futuro è delle donne”».

Mauro Oricchio nuovo direttore del Coordinamento comasco per la Pace

Mauro Oricchio è il nuovo direttore del Coordinamento per la Pace comasco, l’organizzazione che si occupa della promozione della Pace dei diritti umani e della solidarietà internazionale nel territorio comasco e nel mondo.

Martedì 23 settembre il Consiglio di amministrazione del Coordinamento comasco per la Pace ha definitivamente scelto il nuovo direttore Mauro Oricchio.  «Sono contento e mi ha fatto piacere la nomina anche per il riconoscimento dell’impegno e del lavoro svolto a partire dal 2000 quando svolgevo il servizio civile – ha dichiarato il neo – nominato – Ringrazio l’apporto dato da Claudio Bizzozero come direttore, anche per le opportunità di crescita che ci ha offerto». Il nuovo direttore ha poi precisato gli intenti per il futuro: «L’obiettivo attuale è quello di riorganizzare, affinare e sviluppare al meglio i rapporti fra le associazioni e i Comuni aderenti, tentando di creare maggiori occasioni di collaborazione. Puntiamo alla partecipazione e alla coprogettazione e speriamo di far crescere l’attività del Coordinamento con la sua équipe allargando ulteriormente il numero dei volontari». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 

Elette le nuove cariche sociali del Coordinamento comasco per la Pace

Confermati Emilio Botta, sindaco di Lurate Caccivio (presidente) e Celeste Grossi dell’Arci, vicepresidente, Marta Abiti, Comune di Orsenigo, tesoriera, Roberto Losa, Schongoti, segretario. Claudio Bizzozero si dimette da direttore, ma mantiene l’incarico nella Scuola Diritti umani.

Mercoledì 9 luglio sono state eletti i rappresentanti del Coordinamento comasco per la Pace. Sono stati riconfermati il presidente Emilio Botta e la vicepresidente Celeste Grossi, cambia invece il direttore. Per propri impegni personali Claudio Bizzozero lascia mantenendo la direzione della Scuola diritti umani. «Claudio aveva già espresso le proprie difficoltà – ha affermato il presidente dell’organizzazione pacifista comasca – ma abbiamo aspettato il naturale rinnovo delle cariche per formalizzare il tutto. Claudio ha avuto un ruolo fondamentale per la nascita e la crescita del sodalizio e siamo dispiaciuti dalla sua rinuncia, ma contenti che abbia voluto continuare a fare parte della nostra organizzazione assumendosi un altro incarico». Il Consiglio di amministrazione ha chiesto a Mauro Oricchio di gestire la fase transitoria fino alla nomina formale del nuovo direttore (con tutta probabilità lo stesso Oricchio) che avverrà a settembre.
Il nuovo direttivo ha grandi progetti per il futuro «vorremmo avere un rapporto più stabile con le amministrazioni comunali. Il 99 per cento del nostro lavoro è svolto da volontari, ma speriamo di poter riuscire a garantire rapporti di maggiore continuità di lavoro con quelle persone che si sono rivelate come risorse valide, anche per non perdere delle professionalità acquisite, che per rispettabilissime scelte di vita non possono assicurare per sempre il proprio impegno nel sodalizio».
Anche con il mondo dell’associazionismo si aprono nuove forme di collaborazione. «Si è deciso di fare un direttivo più aperto, non riservato ai soli eletti come suggerirebbe lo statuto, ma che dialoghi con tutti quei soggetti interessati ad avere un rapporto continuativo con il Coordinamento come le Acli, che hanno espresso il loro vivo interesse alla collaborazione». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Rinnovato, nell’assemblea di mercoledì 18 giugno, il Consiglio di amministrazione del Coordinamento comasco per la Pace

Nell’incontro molto partecipato i delegati delle amministrazioni comunali e della associazioni aderenti al sodalizio pacifista lariano hanno approvato i bilanci consuntivi 2007 e di previsione 2008 e discusso delle prospettive della Pace nel territorio lariano a partire dal prossimo convegno di dicembre che avrà come tema la legalità.

Più di sessanta di persone hanno partecipato il 18 giugno all’Assemblea del Coordinamento comasco per la Pace che si è svolta nella sede dell’Avc-Csv di Como. Gli aderenti al sodalizio pacifista lariano – una quarantina di Comuni e oltre quaranta associazioni – che hanno partecipato alla serata hanno discusso delle difficoltà che si incontrano sul territorio provinciale a diffondere idee di Pace, di nonviolenza, di equità, di giustizia sociale, di sostenibilità ambientale e delle prospettive per superarle. Si sono confrontate sulla proposta del Convegno 2008 (sarà l’XI dalla nascita, avvenuta nell’ottobre 1997), che si terrà a dicembre 2008 per celebrare il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti umani e sarà dedicato al tema della legalità, con riflessioni che intrecceranno il discorso sulle mafie con quello sulle illegalità ritenute “normali” sul nostro territorio. Non solo di mafia si parlerà, ma anche di lavoro nero, di produzioni illegali, di rifiuti, di cave, di evasione fiscale.
Il Convegno, come è ormai prassi consolidata, sarà organizzato insieme ad altri soggetti che si occupano del tema: quest’anno oltre alla collaborazione con le Acli, l’Avc-Csv, l’Arci provinciale il gruppo organizzatore potrà contare anche sull’apporto dell’Arci Lombardia e di Libera regionale e nazionale.
L’idea è quella di alimentare nella cittadinanza un nuovo modo di affrontare la sfida della legalità, del contrasto al potere mafioso e della sottocultura che lo alimenta e lo sostiene, in modo da penetrare in profondità il tessuto sociale e dare vita ad ulteriori iniziative dopo il convegno.
L’assemblea ha inoltre approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2007, il bilancio preventivo 2008; e ha rinnovato il Consiglio d’Amministrazione che resterà in carica per tre anni ed è investito dei più ampi poteri per la gestione ordinaria e straordinaria del Coordinamento.
Sono risultati eletti, come rappresentanti degli Enti pubblici Marta Abinti (Comune di Orsenigo) Emilio Botta (Comune di Lurate Caccivio), Marinella Corti (Comune di Cucciago), Ferruccio Cotta (Comune di Bulgarograsso), Mimmo Molteni (Comune di Lambrugo) e come rappresentanti delle associazioni Davide Capone (In Viaggio di Menaggio), Giovanni Foglia (Medici con l’Africa), Celeste Grossi (Arci provinciale), Roberto Losa (Shongoti di Erba), Italo Nessi (Associazione del volontariato comasco).
Saranno i 10 componenti eletti a nominare nel proprio seno presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere.

Conflitti globali: economia e giustizia

Il quarto incontro con Non c’e’ pace senza giustizia. Viaggio/testimonianza per la pace. Fabio Corazzino ha illustrato a una quarantina di partecipanti all’incontro organizzato dal Coordinamento comasco per la Pace in collaborazione con il Comune di Lurate Caccivio il tema Conflitti globali: economia e giustizia.

«Non solo conquisteremo la libertà per noi stessi: faremo appello al vostro cuore e alla vostra coscienza a tal punto che alla fine la conquisteremo anche per voi, e la nostra vittoria sarà duplice» ha iniziato così Fabio Corazzino, prete diocesano e coordinatore nazionale di Pax Christi, citando Martin Luther King e stimolando l’interesse della quarantina di presenti con una dialettica vivace e coinvolgente.
Corazzino ha introdotto il tema della serata Conflitti globali: economia e giustizia fornendo un breve escursus storico di come si è evoluto il problema dagli anni ’60 ad oggi. Nel 1960, durante il Concilio Vaticano II, è emersa l’idea che «per instaurare un vero ordine economico mondiale, è necessario rinunciare: ai benefici esagerati, alle ambizioni nazionali, alla bramosia di dominazione politica, ai calcoli di natura militaristica e alle manovre tendenti a propagare e imporre ideologie», confermata poi dall’enciclica Populorum Progressio nella quale Paolo VI sottolineava che «lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità» e suggeriva di ricercare dei mezzi concreti per realizzare una vera comunione fra tutte le nazioni, secondo tre percorsi: solidarietà, giustizia sociale e carità universale. Nel 1990, nel clima di incertezza dato dalla caduta del muro di Berlino, viene definito un nuovo modello di difesa basato sulla “prevenzione attiva”. L’Italia – ha spiegato il sacerdote – «ha abbandonato il tradizionale parametro “da chi difendersi” a favore di una polarizzazione su “cosa difendere” e “come”». Dal 2002 – ha continuato Corazzino – «la guerra non è più concepita come risposta ad un attacco, ma è una prospettiva stabile nel tempo e nello spazio, che serve a mantenere i nostri privilegi e il nostro tenore di vita», ed è proprio in questi anni che si comincia a parlare di Guerra preventiva. Infine gli obiettivi del millennio (per citarne alcuni: eliminare la fame e la povertà, assicurare l’istruzione primaria a tutti i bambini e bambine, promuovere la parità tra uomo e donna, ecc.), che molti Paesi si sono impegnati direttamente a realizzare entro il 2015, ma secondo i responsabili delle Nazioni unite non saranno raggiungibili prima del 2115.

I nostri sistemi economici, il nostro presunto “diritto” al benessere, la nostra sicurezza – ha continuato il relatore – si reggono sull’uso della violenza e delle armi. Le spese per gli armamenti sono notevolmente aumentate negli ultimi anni «per assecondare un modello di gestione dei rapporti internazionali basato sul riarmo. Paradossalmente i Paesi che spendono di più in armi sono quelli in cui il grado di insicurezza dei cittadini è più elevato». Il sacerdote ha proseguito ricordando le parole di James Wolfensohn, ex-presidente della Banca mondiale: «Non è che la questione del terrorismo non sia importante, ma nel mondo stiamo spendendo miliardi di dollari all’anno in spese militari a fronte di circa 50 o 60 miliardi per lo sviluppo. Sono convinto che se spendessimo più soldi per dare speranza alla gente, per combattere la povertà ci sarebbero meno guerre e avremmo probabilmente un miglior uso delle nostre risorse».
Un’altra questione fondamentale – ha continuato Corazzino -, strettamente connessa con il tema giustizia e Pace, è quella delle risorse energetiche: l’Europa dipende sempre più dall’importazione di idrocarburi, ma questa situazione comporta rischi politici e economici in quanto la pressione sulle risorse energetiche a livello mondiale è molto forte. All’aumento del fabbisogno di energia corrisponde un aumento della quantità di armi vendute, e non è un caso – ha sottolineato il relatore – che l’Unione europea è il primo esportatore di queste ultime e l’Italia ha raggiunto nel 2007 la cifra record di 2,4 miliardi di euro.
Il primo passaggio per costruire un’economia di giustizia – ha concluso Corazzino – è rivedere i nostri stili di vita, cercare di risparmiare energia «perché non è vero che la crescita dei consumi è inevitabile. Prima di pensare a nuove fonti di energia, come ad esempio il nucleare, pensiamo a ridurre i nostri consumi, imponendo nuovi criteri per la costruzione delle case, scegliendo di spostarci con i mezzi pubblici e di perseguire il modello di decrescita di cui parla Maurizio Pallante [teorico della decrescita]». La partecipazione è un’altra componente essenziale, così come scegliere di usare il nostro denaro in modo più etico, porci sempre il problema della legalità delle nostre azioni e infine «imparare a guardare il mondo dal punto di vista dei poveri, perché è un modo di vedere più realistico». [Greta Pini, ecoinformazioni]

Fonte dei dati: Pax Christi

ecoinformazioni 380/Il dolce stil nuovo

Ecco il numero di ottobre di ecoinformazioni, dedicato al convegno annuale del Coordinamento comasco per la Pace Il dolce stil nuovo. Lo potete scaricare qui (pdf).

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Il sommario del numero 380

– Troppo o troppo poco GIANPAOLO ROSSO

– L’acqua è un diritto FRANCESCA SOLERA

– Stiamo litigando per voi CINZIA FUNCIS

– Consiglio stampa FRANCESCA SOLERA

– Lettera a un’amica FEDERICO LARSEN

– Cifrario A CURA DI ALBA ELETTO

– Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato Ticosa. Poi ci hanno ripensato… FABIO CANI

– Ti chiamerò Daniele MARCO LORENZINI

– La torre delle donne ADRIANA MASCOLI

– Una strada vicina alla fabbrica SAVIANA CAMELLITI

– Giro di mostra

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