coordinamento comasco per la pace

“In alto mare”: un successo pacifista

Pienamente riuscita la scommessa del Coordinamento comasco per la Pace che ha puntato sul tema dei diritti dei migranti anche per rafforzare il suo ruolo di sodalizio impegnato nello sviluppo della cultura e delle buone pratiche pacifiste. Più di 800 i partecipanti alla tre giorni allo Spazio Gloria che si è chiusa domenica 13 con le delizie del gusto offerte nel buffet etnico della Cooperativa Questa generazione e di Aclichef.

Non è la prima vota che succede con le iniziative del Coordinamento comasco per la Pace, ma quest’anno davvero tanti erano i dubbi e le incertezze di una proposta alta culturalmente, necessaria politicamente, ma rischiosissima come quella fatta decidendo di dare seguito alla Campagna Non aver paura, apriti a gli altri, apri ai diritti addirittura con un convegno. Il rischio, in un territorio più volte apparso, almeno nelle sue componenti più retrive, ostile all’accoglienza, che il tema di In alto mare avesse poche possibilità di essere compreso e condiviso era concreto. Ma fin dalle fasi iniziali dell’organizzazione della tre giorni pacifista si è visto che la provincia di Como è anche un territorio fecondo per la solidarietà, la capacità di cogliere le trasformazioni incontrovertibili del mondo e la volontà di studiare e tentare di comprendere i processi in corso. Il primo successo è venuto dall’estrema ricchezza e varietà delle associazioni, sindacati, istituzioni che hanno deciso di copromuovere l’iniziativa. Poi, a partire da giovedì sera – il 10 dicembre sessantunesimo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti umani – sono stati i partecipanti all’iniziativa a valutarne positivamente l’organizzazione e l’eccezionale valore culturale, umano e politico. Sorprendente, ma pienamente meritato l’incoraggiamento venuto dal presidente della Camera Gianfranco Fini che ha saputo cogliere, consigliato riteniamo dal parlamentare comasco Alessio Butti, il valore dell’iniziativa lariana che pure le forze politiche locali hanno quasi completamente ignorato. Nella giornata di sabato al mattino con le scuole (400 gli allievi presenti, quasi altrettante le prenotazioni che gli organizzatori non hanno potuto soddisfare per le dimensioni della sala) prima con lo spettacolo Sogni clandestini poi con le relazioni di Severino Proserpio, di Kossì Komla Ebrì e di Gabriele Del Grande si è centrato il tema agganciando l’attenzione dei giovani spettatori che si sono dichiarati entusiasti dell’occasione loro offerta. La giornata di sabato si è poi sviluppata con la minirassegna cinematografica nella quale, se qualche perplessità ha determinato in una parte del pubblico il film Amore che vieni amore che vai, importanti e aprezzatissimi sono stati i messaggi di Pane e cioccolata e La giusta distanza. Ma è stata forse la domenica a dare il segno di un successo davvero pieno con il seguitissimo seminario Nomadi del presente, cittadini del futuro animato da Roberto Morselli, un’occasione preziosa di confronto e analisi su una questione cruciale per la formazione di tutti i cittadini e le cittadine e con la sessione conclusiva densa e partecipata e tanto avvincente da animare un ampio dibattito e da durare quasi un’ora più di quanto programmato. Di tutto ciò ecoinformazioni ha cercato di dare conto in tempo reale con i lanci dell’Agenzia stampa e con i pezzi inseriti nel blog. Speriamo di aver fatto un utile servizio, certamente siamo pienamente convinti che la scelta della redazione di essere copromotrice dell’evento era doverosa ed è stata opportuna. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Se equivocò la paloma a “In alto mare”

Nell’intervento musicale di Francesco D’Auria, Maurizio Aliffi, Simone Mauri e Marco Belcastro al Convegno del Coordinamento comasco per la Pace domenica 13 dicembre è stata eseguita anche la lirica di Rafael Alberti Se equivocò la paloma. Di seguito il testo e la traduzione in italiano.

 

Se equivocó la paloma,

 se equivocaba

por ir al norte fue al sur

creyó que el trigo era agua

creyó que el mar era el cielo

que la noche la mañana…

que las estrellas rocío

que la calor la nevada

que tu falda era su blusa

que tu corazón su casa…

ella se durmió en la orilla tù, en la cumbre de una rama.  

Si sbagliò la colomba/ si sbagliava/  per andare verso nord andò a sud/  credette che il grano fosse l’acqua/  credette che il mare fosse il cielo/  che la notte il mattino… / che le stelle rugiada/  che il caldo la nevicata/  che la sua gonna fosse la sua blusa/  che il tuo cuore la sua casa… / ella s’addormentò sulla spiaggia/  tu, nella cima d’un ramo.

Educazione interculturale sfida del presente

Con l’introduzione al tema  di Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento comasco per la Pace e direttrice di école,  si è aperto sabato 12 dicembre alle 10 il seminario del Convegno In alto mare allo spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù. Il seminario partecipato da una quarantina di persone, docenti e formatori, dirigenti scolastici e animatori di iniziative di educazione alla Pace è sato condotto da Roberto Morselli, formatore e consulente, membro della redazione di Cem/Mondialità.

Chiara – nella parole del relatore – l’ipostazione dell’iniziativa: «Viviamo sempre più in una società complessa, multiculturale e multireligiosa, figlia dei processi estesi e pervasivi della globalizzazione. Le risposte, individuali e collettive, sociali e politiche, alle sollecitazioni al cambiamento sono ambivalenti: alcuni ritengono opportuno difendere le identità, ancorandole a un territorio, a una tradizione, a una lingua; altri tentano di dar vita a identità aperte, inclusive, plurali, nomadi. Alla cittadinanza di tipo nazionale, legata all’ethnos e allo jus sanguinis, si contrappone quella planetaria, agganciata alla persona, legata al demos e allo jus soli. Per vivere costruttivamente questa tensione e vincere le sfide poste dalla società multiculturale, serve un confronto alto sugli orientamenti di politica educativa, che non riguardi solo gli operatori della scuola ma tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’educazione oggi».

400 studenti per la mattinata per le scuole di “In alto mare”

Spazio Gloria gremito per l’ormai tradizionale appuntamento annuale con le scuole del Convegno del Coordinamento comasco per la Pace sabato 12 dicembre. Dopo lo spettacolo teatrale Sogni clanDestini del Gruppo teatrale Ibuka Amizero la mattinata è proseguita, con l’accompagnamento musicale del gruppo Mukami 0, con l’incontro con testimonianze del movimento migratorio che coinvolge l’Italia.

Prospettive dall’interno, con il medico erbese Kossi Komla Ebri, dall’esterno, con l’esperienza dei Bambini di Ornella con Severino Proserpio, e con il tragico momento del passaggio con Gabriele Del Grande dell’osservatorio Fortress Europe.

«Forse si dà per scontato che i diritti ci siano – ha precisato la moderatrice dell’incontro l’ex presidente del Coordinamento e docente del Terragni la scuola copromotrice del Convegno Maria Rita Livio – ma non sempre è così». «L’Europa non a più barriere economiche ma le ha poste fra gli uomini», ha aggiunto .

Proserpio ha ripercorso lo sviluppo socioeconomico della provincia comasca partendo da quando gli imprenditori cercavano di attirare flussi migratori incentivando il più possibile la residenza di immigrati, utili come forza lavoro per l’apparato produttivo locale: «i migranti in un qualche modo li abbiamo voluti noi». Ormai per l’ex sindacalista comasco «la società è diversa e bisogna avere la voglia di costruire un impianto di convivenza», ma la sua attenzione è stata da sempre attirata dalle motivazioni che spingono all’emigrazione. «A Kelle il villaggio in africa dove operiamo 50 o 100 euro di rimesse dagli emigrati permettono di sopravvivere e a volte possono essere fondamentali per curare chi ha bisogno». Proserpio ha spiegato le attività dell’associazione impegnata nella scolarizzazione dei bambini e nell’alfabetizzazione oltre che nella promozione di progetti culturali per l’infanzia, dal teatro ad una scuola per piccoli reporter.

Komla Ebri ha raccontato l’esperienza di cittadino italiano immigrato dal Togo 35 anni fa «che ha palpitato come voi per gli avvenimenti di questo paese». Il dottore erbese ha parlato dell’importanza del pregiudizio «mi giudicano solo per l’apparenza – ha precisato – se indosso il camice bianco sono il dùtur, quando esco dal lavoro divento il vu cumprà». Un problema di relazioni che per lui si supera solo con la comunicazione «i miei pazienti non hanno paura dell’”uomo nero”, ma hanno paura di non riuscire a comunicare con me». Di questi tempi molti parlano di identità «ma cos’è e come si forma l’identità? – si è chiesto – attraverso la famiglia, la scuola, gli amici. Sono gli altri che contribuiscono alla formazione della nostra identità, è la diversità che ci identifica in rapporto agli altri».

Per ultimo Del Grande ha raccontato delle condizioni disumane nei Centri di identificazione ed espulsione (ex Cpt) portando la propria esperienza diretta di denunce e soprusi nei confronti dei detenuti, denunciando «lo stati di diritto di questo paese sta andando a rotoli. Un diritto costituzionale come quello della libertà viene disatteso. Ti prendono, non hai i documenti in regola e finisci in galera anche se non hai commesso un reato».

Racconti di esperienze dirette di immigrati rinchiusi anche dopo aver lavorato per anni in Italia o rimpatriati anche quando la loro famiglia era ormai qui.

Del Grande ha voluto ricordare i fatti dell’agosto 2004 nel Canale di Sicilia quando dei pescherecci tunisini hanno soccorso un gommone alla deriva e d’accorod con le autorità italiane hanno condotto i sopravvissuti al porto di Lampedusa, dove i soccorritori sono stati arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione. «Hanno rispettato la legge internazionale che obbliga a soccorrere chi è in difficoltà in mare» ha sottolineato Dal Grande.  Pescatori hanno avuto i pescherecci sequestrati per due anni senza poter lavorare e dopo due anni di processo sono stati condannati a due anni e mezzo di reclusione per non avere rispettato un’ingiunzione che li avrebbe voluto far fermare fuori dal porto all’ultimo momento.

Il rappresentante di Fortress Europe ha spiegato come la raccolta di dati sulle tragedie del’immigrazione nel Mediterraneo, «il Canale di Sicilia è un grande cimitero», sia partia sul  sito, all’inizio un semplice blog,  per arrivare ad essere tradotto in moltissime lingue.

Un lavoro che ha portato alla realizzazione anche del documentario Come un uomo sulla terra e la contemporanea raccolta di 18 mila firme in un anno per spingere il Governo italiano a vedere come effettivamente la Libia svolga il ruolo di gendarme per le nostre coste.

Del Grande: per i diritti dei migranti serve informazione

Intervista a Gabriele Del Grande che interverrà sabato 11 dicembre nella sessione dedicata alle scuole del convegno In alto mare del Coordinamento comasco per la Pace in programma dalle 9 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como.

In alto mare è il titolo del XII convegno del Coordinamento comasco per la pace in corso in questi giorni. E in alto mare si interrompono le storie di migliaia di immigrati: 10.884 persone nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico annegate dal 1988 ad oggi nel tentativo di raggiungere le Canarie, 4.183 nel Canale di Sicilia tra la Libia, l’Egitto, la Tunisia, Malta e l’Italia,138 persone morte navigando dall’Algeria verso la Sardegna; dal Marocco, dall’Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal alla Spagna, verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra, ne sono morte almeno altre 4.491 persone, nell’Egeo tra la Turchia e la Grecia, ma anche dall’Egitto alla Grecia, hanno perso la vita 1.330 migranti; nel Mare Adriatico, tra l’Albania, il Montenegro e l’Italia, negli anni scorsi sono morte 603 persone; infine almeno 624 migranti sono annegati sulle rotte per l’isola francese di Mayotte, nell’oceano Indiano. Per un totale di 14877 morti (di cui 6542 dispersi) dal 1988 ad oggi per mare, nel corso del viaggio attraverso il Sahara, nascosti nei tir, sotto gli spari della polizia: questi sono i numeri di Fortress Europe, una rassegna stampa che dall’88 fa memoria delle vittime delle frontiere europee, un blog e un progetto nati nel 2006 su iniziativa di Gabriele Del Grande, viaggiatore, giornalista, scrittore, classe 1982, nato a Lucca e autore per Infinito edizioni di Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo (2007, seconda edizione, maggio 2008) e Roma senza fissa dimora (2009). Con lui, che ha seguito le rotte dei migranti in Turchia, Grecia, Cipro, Israele, Egitto, Libia, Tunisia, Marocco, Sahara Occidentale, Mauritania, Mali, Senegal, Burkina Faso e Niger, abbiamo parlato d’immigrazione, alla vigilia della sua partecipazione al convegno del Coordinamento comasco per la pace. «Il nostro dato sui migranti che muoiono alle frontiere europee è approssimato per difetto – dichiara Gabriele Del Grande – : parliamo delle morti documentate dall’88 a oggi, delle quali abbiamo notizie certe riportate dalla stampa. Non esiste infatti un dato reale, “ufficiale”, di quante siano le persone che cercando di entrare in Europa, lungo tutte le frontiere, da sud e da est, hanno perso la vita». Ma esiste un problema d’integrazione: possibile guardare criticamente all’immigrazione non solo come fenomeno sociale o questione d’ordine pubblico, senza però credere che non vi sia la necessità di politiche specifiche per accogliere e capire “l’altro”? «Parli d’integrazione… – risponde Del Grande – L’immigrazione crea gli stessi problemi che creano tutti gli spostamenti di popolazione. I dati ufficiali parlano di 700mila persone che si spostano dal nord al sud dell’Italia: in questo caso non creano nessun disagio queste persone che migrano. Dunque siamo di fronte ad un problema che è creato ad arte e strumentalizzato da chi ha costruito le sue fortune elettorali su queste tematiche». La politica, dal canto suo, per l’autore di Mamadou va a morire, «crea problemi invece di risolverli, crea precarietà con permessi di soggiorno di un anno, crea clandestinità, crea quartieri ghetto…Alimenta il clima di razzismo, in una parola, anche se a livello locale esistono magari tante buone pratiche» di convivenza, accoglienza, senza discriminazioni e xenofobia di sorta.
Altro nodo di tale rappresentazione distorta del fenomeno migratorio è certamente l’informazione. «A prescindere dal tema dell’immigrazione – continua Del Grande – siamo in un paese senza informazioni, in cui si parla troppo spesso di problemi sterili, di gossip. È sparita la realtà, leggiamo giornali fatti di comunicati stampa del politico di turno, di chi alza la voce più degli altri. L’informazione, relativamente ai migranti, ha veicolato fino ad ora un messaggio che non ha basi nella realtà ma solo nella mente dei politici». Esattamente l’opposto di quanto dovrebbero fare i media: «La stampa dovrebbe raccontare la realtà e contestare i falsi esperti di turno; invece, salvo una minoranza di giornalisti che fanno un buon lavoro, c’è una generale tendenza alla superficialità».
Testimoniare la realtà, raccontare le storie (che è poi quello che fa Del Grande) delle persone che migrano e che spesso non raggiungono nemmeno la loro meta: le “storie” sono forse la chiave di volta per fare breccia anche nella percezione dei cittadini, della società civile. «Effettivamente – conclude Del Grande – , anche se su questi temi le posizioni leghiste sono trasversali, presentando i miei libri in giro per l’Italia ho riscontrato reazioni di stupore ed incredulità tra la gente (anche se ovviamente parliamo di un pubblico quanto meno sensibile al tema): rispetto alle storie, alle drammatiche, paradossali vicende dei singoli che colpiscono, in tanti si chiedono, ma come, succedono queste cose e nessuno ce l’ha mai raccontato?». Per saperne di più: http://fortresseurope.blogspot.com. [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

 

Si apre in giallo e contro gli F35 “In alto mare”

Il Coordinamento comasco per la Pace propone a tutti di partecipanti al suo XII convegno che si aprirà allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù in via Varesina 72  a Como giovedì 10 dicembre alle 21 con lo spettacolo tetrale Servi di portare un pezzo di stoffa giallo per evidenziare l’adesione alla campagna Io non sono razzista. Inoltre durante la tre giorni pacifista dedicata ai diritti dei migranti ampio spazio informativo verrà dato alla mobilitazione No F 35 della Rete italiana per il disarmo e Sbilanciamoci!

 Scarica il comunicato contro gli F35

Anche Fini “In alto mare”

Alla tre giorni (10, 12 e 13 dicembre 2009) del Coordinamento comasco per la Pace  aderisce anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. Il messaggio di aprrezzamento e di augurio di buon lavoro è un ulteriore passo nel processo di distacco dall’abbraccio razzista della Lega Nord alleata col Pdl nel governo Berlusconi.

Il testo intergale del comunicato con il quale il sodalizio pacifista lariano ha dato notizia del ricevimenrto del messaggio del presidente della Camera.

Con un messaggio di apprezzamento e l’augurio di buon lavoro del presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini si aprirà, allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù in via Varesina 72, giovedì 10 dicembre 2009 alle 21 con lo spettacolo teatrale Servi, il Convegno del Coordinamento comasco per la Pace In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure.

Il senatore comasco Alessio Butti ha fatto pervenire al Coordinamento comasco per la Pace un messaggio di apprezzamento del presidente della Camera Gianfranco Fini.
Di seguito il testo integrale del messaggio:

«Desidero far pervenire al Coordinamento comasco per la Pace i sensi del mio apprezzamento per il Convegno che si inaugura oggi dal titolo “In alto mare”, dedicato al tema dei diritti , dei sogni e delle paure legate al fenomeno dell’immigrazione.
L’integrazione dei migranti nel tessuto civile dei territori italiani rappresenta una delle grandi sfide che si pongono al nostro Paese per costruire un futuro all’insegna della coesione sociale e della salvaguardia della dignità della persona.
L’azione delle Istituzioni e della società civile deve essere ispirata ai grandi valori posti a fondamento della convivenza sociale e deve essere accompagnata da un’attenzione costante ai drammi concretamente vissuti da tanti uomini e da tante donne che cercano una prospettiva di vita e di lavoro in Italia e nel resto dell’Europa.
Desidero rivolgere a tutti i partecipanti al Convegno il mio saluto e il mio più fervido augurio di buon lavoro. Gianfranco Fini ».

Servi apre In alto mare giovedì 10 dicembre al Gloria

Si apre a Como, allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù in via Varesina 72, giovedì 10 dicembre 2009 alle 21 con la presentazione dell’iniziativa e lo spettacolo teatrale Servi di Renato Sarti la tre giorni pacifista organizzata dal Coordinamento comasco per la Pace con il Convegno  In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure. Ingresso libero.

Il XII Convegno del Coordinamento comasco per la Pace si apre con Servi, lo spettacolo di Renato Sarti (prodotto dal Teatro della Cooperativa, con il sostegno di Lunatica, da un testo di Marco Rovelli e Renato Sarti, con Marco Rovelli e Mohamed Ba, accompagnati da Lara Vecoli, al violoncello, e da Davide Giromini, alla fisarmonica). Servi è uno spettacolo assai intenso, ma anche per la presenza sul palco, insieme a Marco Rovelli, dell’attore senegalese Mohamed Ba, accoltellato nel 2009 a Milano, in una delle tante aggressioni di marchio razzista che si verificano quotidianamente nel nostro paese. La sua presenza nello spettacolo «oltre a voler essere un tangibile segno di solidarietà, renderà sicuramente più incisivo il messaggio: dare voce a una componente straniera ormai indispensabile per lo sviluppo del nostro paese ma alla quale non vengono ancora riconosciuti diritti fondamentali come il voto e, soprattutto, non viene data la parola», ha detto il regista e noi siamo d’accordo con lui.
Il Convegno continuerà sabato 12 dicembre con la mattinata dedicata alle scuole, nel pomeriggio con tre film sul tema proposti nella rassegna cinematografica Oltre lo sguardo, domenica 13 mattina con il seminario  Nomadi del presente, cittadini del futuro. Il contributo dell’educazione interculturale alla costruzione della cittadinanza planetaria dedicato a chi si occupa di formazione dentro e fuori la scuola per concludersi domenica pomeriggio con altri interventi e alle 18 un buffet etnico.
Tutte le iniziative sono ad ingresso libero. Per i film del sabato pomeriggio viene richiesta la tessera del cineforum Oltre lo sguardo (3 euro l’anno con acceso libero a tutte le proiezioni della rassegna nei diversi comuni della provincia).
Ai partecipanti verrà proposto di acquistare il numero speciale del mensile ecoinformazioni dedicato al tema del Convegno. Il ricavato sarà interamente destinato alla copertura dei costi dell’iniziativa.

Servi
Testo  Marco Rovelli e Renato Sarti
regia Renato Sarti
con  Marco Rovelli, Mohamed Ba
Violoncello Lara Vecoli
Fisarmonica Davide Giromini
Si ringrazia l’assessorato alla cultura di Pontremoli

Narrare le storie di un paese sommerso. Un paese che sta appena sottopelle, che sta nel sangue di questo paese – ma che sta all’ombra, “clandestino”, e non si vede né si sente. Raccontarlo, allora, farne sentire i suoni, i rumori, le vite.  È questo che ho voluto fare, negli ultimi anni: viaggiare in Italia alla ricerca di storie di clandestini al lavoro, quegli uomini che riempiono le pagine di giornale e gli schermi televisivi solo in quanto uomini neri, ombre dai contorni perturbanti e dalle dimensioni spaventevoli, buoni per far da capro espiatorio per chi cerca altri, diversi, su cui canalizzare la propria violenza a buon diritto. Ho incontrato tanti di questi uomini neri, convinto che solo ascoltando le loro storie posso e possiamo capire l’identità del nostro paese, comprendendo la verità di quei corpi che ci servono, ci devono servire, solo messi al lavoro.
Di questo viaggio (avvenuto sulla scorta del mio libro precedente, Lager italiani, in cui raccontavo le vite dei migranti reclusi nei CPT) ho fatto racconto in un libro di prossima uscita per Feltrinelli: storie raccolte dalla voce di chi le ha vissute, e poi trascritte, riscritte. E di questo viaggio ho sentito l’esigenza di farne anche racconto teatrale, mettendomi in scena con il mio corpo e la mia voce, e con il mio canto. Ho sentito l’esigenza di usare i miei due modi privilegiati per conoscere il mondo, per pensarlo, per raccontarlo: le parole e il canto. Ambedue sono modalità necessarie a dire la verità – la verità di quei corpi e di quei volti incontrati nel paese sommerso.
Come le storie che racconterò (due storie in una: quelle che ho sentito, e quella di me che le ho sentite), anche le canzoni raccontano, come “altre storie”, le verità di questi migranti, le loro reti, i loro affetti. Uno spettacolo dunque a metà tra teatro di narrazione e teatro-canzone, per tentare di far presente a chi guarda quel che è negato. [Marco Rovelli]

Alcuni anni fa in un liceo romano la parlamentare Tana De Zulueta organizzò un incontro fra un giovane emigrato africano e un italiano che da giovane era partito per Australia. Le loro testimonianze incrociate dimostrarono che le sofferenze, i soprusi, le umiliazioni subite dai nostri nonni e bisnonni erano del tutto simili – se non peggiori – a quelle che subiscono oggi i migranti che riescono ad entrare nel nostro paese.
Dopo la guerra, da Trieste, molti non riuscirono a emigrare in Australia perché le autorità australiane posero alcune restrizioni, fra le quali la carie.
La mia vita insomma sarebbe stata molto diversa, oggi forse sarei un cittadino di Melbourne, se mio padre avesse avuto tutti i denti sani (cosa rarissima allora). La consapevolezza però di questo fatto è cambiata solo dopo aver messo in scena La nave fantasma, spettacolo prodotto dal Teatro della Cooperativa che parla di 283 migranti pachistani, indiani, srilankesi, affogati al largo delle coste siciliane nella notte di Natale nel 1996 nella più totale indifferenza. La tragedia dei vari Iktar Alì, Anpalagan e Arulalagan Ganeshu, Fasul Mahula, Shied Abbib, Abbib Hussein… ha fatto affiorare un passato che non avevo compreso in tutte le sue implicazioni più profonde e tragiche.
Le spinte di carattere xenofobo e razzista in Italia sono ancora molto forti e pericolosissime e non si affrontano con la dovuta profondità le tantissime discriminazioni e ingiustizie contro gli stranieri che avvengono quotidianamente.
La cultura e l’arte, la musica e il teatro possono fare molto per evitare che il fenomeno migratorio venga ridotto a un problema di mero ordine pubblico e per trasformarlo invece in una grande opportunità.
Sul palco con Marco Rovelli ci sarà anche l’attore senegalese Mohamed Ba, accoltellato poche settimane fa in zona Certosa a Milano in una delle tante aggressioni di marchio razzista che si verificano quotidianamente nel nostro paese. La sua presenza nello spettacolo Servi, oltre a voler essere un tangibile segno di solidarietà, renderà sicuramente più incisivo il messaggio: dare voce a una componente straniera ormai indispensabile per lo sviluppo del nostro paese ma alla quale non vengono ancora riconosciuti diritti fondamentali come il voto e, soprattutto, non viene data la parola. [Renato Sarti]

Ufficio stampa: ecoinformazioni 031.268425, 347.3674825 ecoinformazioni@tin.it, www.ecoinformazioni.it.
Informazioni: Coordinamento comasco per la Pace 031.927644 info@comopace.org, www.comopace.org

Coordinamento comasco per la Pace

In alto mare: il programma

Si svolgerà giovedì 10, sabato 12 e domenica 13 dicembre il XII Convegno del Coordinamento comasco per la Pace. Il presidente Emilio Botta, la vicepresidente Celeste Grossi ed il direttore Mauro Oricchio hanno presentato venerdì 4 dicembre alla stampa il programma di In alto mare, la tre giorni pacifista dedicata ai diritti dei migranti oppressi dal razzismo dilagante.

Sarà allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure. Il programma e gli obbiettivi nell’iniziativa nell’articolo “Restiamo umani” di Celeste Grossi che anticipiamo dal numero 398 del nostro mensile che sarà distribuito al Convegno.

La Nobel per la Pace (2003), Shirin Ebadi, attivista per i diritti umani delle donne e degli uomini dell’Iran, e del mondo, nel giro italiano di presentazione del suo libro, La gabbia d’oro (Rizzoli, 2008), ha usato le parole del sociologo iraniano Alì Svariati: «Se non potete eliminare l’ingiustizia, almeno raccontatela a tutti».
L’abbiamo raccontato abbastanza l’orrore del White Christmas di Coccagno, qui vicino a noi? Temo di no. A me è venuta in mente la notte di Natale del 1996 quando 283 migranti, ? donne, uomini, bambine, bambini ? pachistani, indiani, srilankesi, affogarono al largo delle coste siciliane nell’indifferenza dei più. Anche alla loro memoria, vorremmo dedicare il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace il convegno In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure che si apre il 10 dicembre, una data che per noi non vuole essere rituale e celebrativa, ma un momento di riflessione e di stimolo per il nostro territorio sui diritti, i problemi, i sogni e le paure che nascono dalla presenza di nove e nuovi cittadini. Noi del Coordinamento Comasco per la Pace e tutti i soggetti che ci hanno accompagnato nell’organizzazione del convegno ? Associazione 3 Febbraio, Acli Como, Anolf Cisl, Arci Como, Aspem, Associazione del Volontariato comasco ? Centro servizi per il volontariato, Associazione I bambini di Ornella, Associazione Trapeiros di Emmaus, Cgil, Cisl, Clas Cgil, Cooperativa sociale Questa generazione, Donne in nero, ecoinformazioni, Fim Cisl, Fiom Cgil, Ipsia Como, Istituto di Storia contemporanea P. A. Perretta, La Rosa Bianca, Liceo scientifico G. Terragni di Olgiate Comasco – siamo convinti che non possa esserci Pace se i Diritti universalmente sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, emanata dall’Onu il 10 dicembre ‘48, non sono per tutte e per tutti.
Per questo abbiamo deciso riprendere e sviluppare i temi della Campagna Non aver paura (che la scorsa primavera abbiamo contribuito a costruire sul territorio provinciale, raccogliendo oltre 1000 firme a sottoscrizione dell’appello nazionale) e di dedicare il nostro convegno annuale ? che ha anche il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Como ? alla convivenza qui e ora con le bambine e i bambini, le donne e gli uomini, cittadini del mondo proprio come noi.

Intrecci di linguaggi e di culture
Il nostro incontro si apre con Servi, lo spettacolo di Renato Sarti (prodotto dal Teatro della Cooperativa, con il sostegno di Lunatica, da un testo di Marco Rovelli e Renato Sarti, con Marco Rovelli e Mohamed Ba, accompaganti da Lara Vecoli, al violoncello, e da Davide Giromini, alla fisarmonica). Abbiamo scelto di iniziare con Servi perché è uno spettacolo assai intenso, ma anche per la presenza sul palco, insieme a Marco Rovelli, dell’attore senegalese Mohamed Ba, accoltellato nel 2009 a Milano, in una delle tante aggressioni di marchio razzista che si verificano quotidianamente nel nostro paese. La sua presenza nello spettacolo «oltre a voler essere un tangibile segno di solidarietà, renderà sicuramente più incisivo il messaggio: dare voce a una componente straniera ormai indispensabile per lo sviluppo del nostro paese ma alla quale non vengono ancora riconosciuti diritti fondamentali come il voto e, soprattutto, non viene data la parola», ha detto il regista e noi siamo d’accordo con lui.
Quelli che iniziano il 10 dicembre saranno tre giorni fitti: due spettacoli teatrali, tre film, una mattinata dedicata alle scuole, oltre quindici tra relatrici e relatori, musica, video, mostre, libri, riviste, un seminario.
Desideriamo intrecciare riflessioni e narrazioni per non dimenticare che la nostra terra nel passato è sempre stata ospitale e accogliente e perché il Mediterraneo non sia mai più un cimitero marino. E cercheremo di farlo non solo con le parole.

Sogni. Narrazioni. Riflessioni
La mattinata di sabato 12, dedicata alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori è aperta da un altro spettacolo, Sogni clandestini del Gruppo teatrale Ibuka Amizero. Allo spettacolo seguiranno due narrazioni di storie belle di immigrazione. Le presentiamo perché lo sguardo di ragazze e ragazzi non si soffermi solo sulle “brutte storie” quotidiane.
Severino Proserpio dell’Associazione I bambini di Ornella racconterà come ha deciso, dopo l’esperienza fatta qui di fondatore del Clas, il sindacato dei lavoratori immigrati della Cgil, di emigrare in Senegal.
Kossì Komla Ebrì, cittadino italiano nato in Africa, scrittore, medico, parlerà dei suoi sogni, dei problemi incontrati nella realizzazione dei suoi desideri, ma anche delle attese deluse e della vergogna che proviamo noi cittadine e cittadini italiani di fronte alle leggi razziali, approvate dal nostro Parlamento.
Gabriele Del Grande, collaboratore del quotidiano L’Unità, di Redattore Sociale e di Peace Reporter, fondatore di Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com), l’osservatorio mediatico sulle vittime dell’emigrazione, racconterà la sua esperienza di giornalista e di autore di libri-inchiesta come Mamadou va a morire (Infinito Edizioni, 2007).
Nel pomeriggio e nella serata di sabato ci saranno tre film della rassegna itinerante Oltre lo sguardo, che quest’anno compie 15 anni: Pane e cioccolata, di Franco Brusati, La giusta distanza, di Carlo Mazzacurati; Amore che vieni. Amore che vai, di Daniele Costantini.

Nomadi del presente, cittadini del futuro
«Viviamo sempre più in una società complessa, multiculturale e multireligiosa, figlia dei processi estesi e pervasivi della globalizzazione. Le risposte, individuali e collettive, sociali e politiche, alle sollecitazioni al cambiamento sono ambivalenti: alcuni ritengono opportuno difendere le identità, ancorandole a un territorio, a una tradizione, a una lingua; altri tentano di dar vita a identità aperte, inclusive, plurali, nomadi. Alla cittadinanza di tipo nazionale, legata all’ethnos e allo jus sanguinis, si contrappone quella planetaria, agganciata alla persona, legata al demos e allo jus soli. Per vivere costruttivamente questa tensione e vincere le sfide poste dalla società multiculturale, serve un confronto alto sugli orientamenti di politica educativa, che non riguardi solo gli operatori della scuola ma tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’educazione oggi». Dice Roberto Morselli, formatore e consulente, membro della redazione di Cem/Mondialità, che si occupa di comunicazione, anche in chiave interculturale e che aprirà, domenica mattina il seminario Nomadi del presente, cittadini del futuro. Il contributo dell’educazione interculturale alla costruzione della cittadinanza planetaria. Abbiamo pensato a un laboratorio che metta a fuoco il contributo specifico offerto dall’educazione interculturale. Un momento di formazione per noi organizzatori e aderenti al Coordinamento comasco per la Pace e per insegnanti e operatori impegnati con vari ruoli nell’educazione di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, cittadine e cittadini della società in cui viviamo, che vorremmo sempre accogliente e rispettosa delle memorie culturali di tutte e di tutti.

Desideri e paure
In alto mare ha l’ambizione di illuminare la vita quotidiana di donne e uomini immigrati, cittadini del mondo, proprio come noi, che non vogliamo sia ridotta né a un fenomeno da studiare, né a un problema di ordine pubblico. Ma anche la vita quotidiana di noi donne e uomini nativi e le nostre difficoltà di accoglienza. Senza negare i problemi, vorremmo che la presenza dei migranti qui e ora fosse vissuta come una grande opportunità per cambiare le nostre relazioni malate e vivere tutte e tutti più felici.
Nel pomeriggio di domenica 13 dicembre ci accompagneranno nella riflessione e nel confronto Chiara Giaccardi (docente di Sociologia della Comunicazione e di Comunicazione Interculturale all’Università cattolica di Milano, esponente dell’Associazione Eskenosen), Essadia Bissati (del Centro di Documentazione Almaterra di Torino), Mercedes Frias (unica donna nata all’estero eletta al Parlamento italiano nella passata legislatura), i musicisti Francesco D’Auria (batteria e percussioni), Maurizio Aliffi (chitarra), Simone Mauri (clarinetto basso) e Marco Belcastro (voce, organetto e chitarra); Grazia Villa, presidente dell’associazione nazionale La Rosa Bianca; Mons. Angelo Riva docente di teologia morale, diocesi di Como e il sociologo Alessandro Dal Lago.
L’iniziativa si concluderà domenica 13 con un “aperitivo etnico” della Cooperativa Sociale Questa Generazione e di Aclichef, con la collaborazione di donne native e immigrate, per salutarci in modo conviviale e davvero interculturale.

“In alto mare” dal 10 dicembre al Gloria a Como

Tre giorni, due spettacoli teatrali, una mattinata dedicata alle scuole, quindici relatori e  relatrici, musica, film, video, film, mostre, libri, riviste e un “aperitivo etnico” per il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace, In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure. Sul blog di ecoinformazioni tutte le informazioni e i resoconti dei lavori in tempo reale.

 Scarica il  programma del Convegno.

Sarà dedicato all’apertura agli altri e ai diritti, contro il razzismo, il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace che si svolgerà allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como giovedì 10, sabato 12 e domenica 13 dicembre. L’iniziativa che ha anche il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Como riprende e sviluppa i temi della Campagna Non aver paura ed è stata organizzata dal sodalizio pacifista lariano in collaborazione con: Associazione 3 Febbraio, Acli Como, Anolf Cisl, Arci Como, Aspem, Associazione del Volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato, Associazione I bambini di Ornella, Associazione Trapeiros di Emmaus, Cgil, Cisl, Clas Cgil, Cooperativa sociale Questa generazione, Donne in nero, ecoinformazioni, Fim Cisl, Fiom Cgil, Ipsia Como, Istituto di Storia contemporanea P. A. Perretta, La Rosa Bianca, Liceo scientifico G. Terragni di Olgiate Comasco.  Sacrica la cartolina’09. Ufficio stampa: ecoinformazioni 031.268425, 347.3674825 ecoinformazioni@tin.it. Informazioni Coordinamento comasco per la Pace 031.927644 info@comopace.org , www.comopace.org

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