Anno: 2009

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 16 febbraio

 

cernezzi2Le grandi mostre s’hanno da fare. Dopo otto sedute, di cui una andata deserta, alle 4.30 del mattino di martedì 17 febbraio è stata approvata grazie ai voti della maggioranza del Pd e dei Socialisti la delibera sulle grandi mostre. La città può finalmente vivere serena, riprendere a respirare superare il groppo alla gola che le impediva di deglutire pensando che la Delibera non passasse. Si consuma l’ultimo atto di una farsa vissuta con uguale capacità teatrale da maggioranza e opposizioni.

 

Ricordo trasversale per la scomparsa dell’ex assessore Beppe Santangelo nel Consiglio comunale di lunedì16 febbraio, da Luca Gaffuri, Pd, a Donato Supino, Prc, passando per Vittorio Mottola, Pd, e Alessandro Rapinese, Area 2010, fino ad arrivare al sindaco ne hanno tracciato la figura e l’impegno per la città di Como.

Bruni ha ripercorso la carriera politica di Santangelo ed il Consiglio ha tenuto un minuto di silenzio in suo ricordo.

Un altro lutto è stato ricordato prima dell’inizio della seduta da parte di Supino che ha delineato la storia di Perugino Perugini, esponente dell’Anpi comasca, ex partigiano, uno tra i fondatori del Cna, attivo nel mondo del cooperativismo.

Il sindaco ha affermato di avere le dimissioni degli assessori Gatto e D’Alessandro, ma non ancora quelle di Colombo, che spera siano in suo possesso entro mercoledì, quando scadranno i termini per osservazioni e controdeduzioni e la procedura di revoca degli incarichi sarà perfezionata. «Credo che il sindaco debba comunicare le motivazioni della revoca» ha chiesto Gaffuri, di tutt’altro parer il primo cittadino per cui si è iniziato un procedimento che non ha ancora raggiunto il risultato e la relazione avverrà solo alla fine del tutto.

Anche le aperture nei giorni festivi hanno avuto spazio nelle preliminari «una forzatura – per Gaffuri – perché è intervenuta in un momento di virtuale vacanza dell’assessorato al commercio». Un atto non urgente per i consigliere dato che «l’unica scadenza imposta dalla legge regionale in materia, oltre la quale il Comune non può più decidere circa le aperture domenicali e festive, è il 30 novembre».

Contrario soprattutto per quella del 25 aprile Supino. «Una data da ricordare in maniera assoluta» da togliere dalle aperture «per permettere di partecipare alla festa della Liberazione dal nazifascismo».

Il Consiglio è tornato quindi sulla delibera delle grandi mostre con Lega, An e parte di forza Italia che hanno fatto ostruzionismo, prendendo il più possibile la parola, esaurendo tutto il tempo a disposizione, oltre che presentando subemendamenti.

La maggioranza delle minoranze ha invece sostenuto la parte della maggioranza che ha proposto la delibera ed ottenuto l’approvazione di un articolato emendamento sulla stessa comprendente anche di «avviare un percorso di costruzione di una fondazione» per la gestione degli eventi e di una consulta della cultura «Un accordo palese – per Marco Butti, An – Siamo amareggiati che a noi, membri della maggioranza, non sia stato dato ascolto mentre ad altri sì».

All’opposizione di maggioranza è passato solo un emendamento, proposto da Emanuele Lionetti, Lega, sulla valorizzazione del patrimonio italiano e comasco con particolare riferimento ai razionalisti.

Bocciati gli emendamenti di parte della maggioranza sulla gratuità delle esposizioni per i cittadini comaschi, sulla diminuzione dei biglietti omaggio, sull’istituzione di una commissione di controllo sulle spese dell’assessorato e la maggior parte dei subemendamenti proposti.

Frattura nelle minoranze con Area 2010 e Prc smarcati dal Pd e Supino che ha attaccato «questo modo di fare con un accordo bloccato».

Arrivati alla mezzanotte i liberal di Forza Italia, Carlo Ghiri, Popolari liberali, Per Como, Pd ed il sindaco hanno votato per la continuazione ad oltranza della seduta con 23 voti. Tutti gli altri sono usciti per cercare di far venire meno il numero legale.

Il Consiglio, tutto ripiegato su se stesso e su una bizzarra percezione della realtà che lo ha portato a credere che questo fosse il tema centrale dirimente e quasi esclusivo a cui dedicarsi si è sviluppato sfiorando i confini della realtà, del paradosso e a tratti il paranormale. Certamente una delle pagine meno sensate della vita amministrativa lariana.  Sull’ordine del giorno proposto da Claudio Corengia, An, per interessare il sindaco a chiedere finanziamenti l ministro Bondi per l a mostra, dopo gli apprezzamenti di questi per le esposizioni a Villa Olmo è quindi, alle 3.10 del mattino, venuto meno il numero legale, dopo che An, la Lega, parte di Forza Italia, tra cui il sindaco, Area 2010, Prc, e Pierangelo Gervasoni per i Popolari liberali hanno abbandonato l’aula.

Dopo il quarto d’ora da regolamento grazie a Pd e Vincenzo Sapere per i socialisti, con 21 presenze, è potuto riprendere il Consiglio ed è stata quindi approvata la proposta di Corengia, così come quella successiva per una diversa raccolta degli sponsor da affidarsi ad esperti del settore.

La delibera è stata così votata all’alba delle 4.20 del mattino con i soli voti favorevoli dei liberal di Fi e del Pd. Contrari Prc, Lega, Area 2010, parte di Fi. Astenuto il sindaco. Hanno abbandonato l’aula Gervasoni ed in dissenso con i propri gruppi Corengia e Francesco Pettignano, ultimi rimasti di An, Lionetti, e Mario Molteni, Pd. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sfiducia

I firmatari della mozione di sfiducia al sindaco Stefano Bruni hanno chiarito giovedì 12 febbraio in una conferenza stampa le motivazioni che li hanno portati a questo passo. Una denuncia dell’immobilismo a cui Palazzo Cernezzi è stato costretto dalle lotte di potere interne alla maggioranza.

«Il sindaco è riuscito ad inimicarsi la stragrande maggioranza dei consiglieri di Forza Italia – ha precisato Luca Gaffuri, Pd – con ormai dieci di loro che si sono staccati dalle linee dell’attuale amministrazione», anche sul reimposto il capogruppo del Pd ha aggiunto che due assessori sono stati rimossi senza aver dato una motivazione ai cittadini senza osservazioni di merito sul loro operato. Lapidario Alessandro Rapinese, Area 2010, «Bruni rappresenta una minaccia per la città» tanto che «per avere il consenso dei suoi consigliere deve comprarlo dando poltrone». Per l’esponente di Area 2010 la mozione poi sarà fondamentale per chiarire chi è a favore e chi è contro all’attuale amministrazione «chi voterà a favore del sindaco poi non si lamenti e taccia per sempre». Il Pd si presenterà con dei banchetti in città nei prossimi sabati e chiederà il parere dei cittadini su questa Giunta, contemporaneamente Rifondazione si attiverà parallelamente il suo consigliere comunale Donato Supino ha rivendicato la primogenitura dell’idea di una mozione di sfiducia e espresso la propria amarezza per il mancato accordo fra le minoranze sulle grandi mostre ancora in discussione. Anche Luigi Bottone, Udc, uno dei due esponenti della maggioranza, l’altro è stato Emanuele Lionetti, Lega, che ha permesso di poter garantire i numeri per presentare la mozione, attacca il sindaco: «Cosa ha fatto il sindaco per la Ticosa, il Sant’anna la Trevitex? Non c’era neanche la comunicazione in maggioranza, avete sentito poi a margine dei Consigli i litigi e gli insulti, e su questo il sindaco non si è fatto un esame di coscienza». Bottone difende l’assessore Gatto che per lui ha avuto il coraggio di rendere pubblici il modo di rapportarsi di Bruni con gli esponenti della maggioranza. «Gatto ha detto di avere intenzione di querelare il sindaco – così Marcello Iantorno, Pd – Vuol dire che ci sarà un altro membro della Giunta indagato. Presenteremo una mozione di sfiducia». Ironico Gaffuri sulle dimissioni richieste a Colombo: «non è né sfiduciato, né indagato, probabilmente non può far parte di questa amministrazione, oltre tutto ha avuto una capacità di dialogo sul Bilancio trovando un accordo con le minoranze su alcuni emendamenti».

Oltre duecento per democrazia e Costituzione

Oltre duecento persone al presidio martedì 10 febbraio dalle 17.30 davanti alla Prefettura in via Volta a Como in difesa della democrazia e della Costituzione organizzato dall’Arci di Como.

Una delegazione è stata ricevuta dal prefetto Sante Fraternizzi. Grande compostezza, grande unità di intenti e grande preoccupazione per la democrazia in Italia attaccata dal governo Berlusconi sia con la promulgazione di vere e proprie leggi razziali che con lo scontro sempre più violento con le istituzioni con l’attacco al presidente della Repubblica reo di tentare di resistere allo strapotere delle destre e di difendere la Costituzione. Si sono trovati in via Volta a Como rispondendo all’appello dell’Arci oltre duecento persone. Tra essi esponenti delle sinistre, del sindacato confederale e di quello di base, della società civile del mondo della cooperazione e del volontariato. Interessante anche la presenza di giovani universitari che hanno voluto dimostrare la loro sensibilità al tema della difesa della democrazia e della Costituzione. Una delegazione formata dal presidente dell’Arci Enzo D’Antuono, da Nicoletta Pirotta (Prc), Licia Badesi (ex parlamentare ed esponente del Comitato per la difesa della Costituzione), Leo Ceglia (Cgil), Thierno Gaye (associazione antirazzista e interetnica 3 febbraio, Erba) è stata ricevuta dal prefetto Sante Fraternizzi che si impegnato a riferire al governo la gravità delle preoccupazioni esposte dai manifestanti.

L’Arci per la democrazia e la Costituzione

Presidio martedì 10 febbraio dalle 17.30 davanti alla Prefettura in via Volta a Como in difesa della democrazia e della Costituzione organizzato dall’Arci di Como.

«Gli ultimi provvedimenti del governo Berlusconi, con l’approvazione del decreto Sicurezza al Senato e lo scontro istituzionale col presidente Napolitano sul “caso Eluana”, segnano un’accelerazione del processo di edificazione dello stato razzista e autoritario – si legge in un comunicato dell’Arci provinciale comasca – Di fronte a tale situazione l’Arci ritiene indispensabile che i cittadini che non la condividono facciano sentire la propria voce e si mobilitino in prima persona». «Con la Maratona per i diritti umani che si è conclusa il 10 dicembre 2008, l’Arci ha posto come premessa alla sua azione l’articolo 0: “Io sono perché siamo”. La violenta azione del governo Berlusconi tesa a distruggere e vanificare i valori della Costituzione attacca proprio quegli aspetti che hanno fino ad ora permesso al nostro paese di considerarsi civile e sui quali si basa l’operato della nostra associazione – continua il testo che poi esplicita – L’azione combinata del governo delle destre xenofobe e integraliste italiane ci sta imponendo: – leggi razziali, già passate al Senato, che rappresentano un disposto tale da creare un vero e proprio sistema di apartheid nei confronti dei cittadini immigrati e cancella l’universalità dal diritto alla salute per quelle donne e quegli uomini colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno, arruolando i medici ad una impropria e odiosa funzione di polizia; – l’attacco alla democrazia con la mortificazione del diritto e l’imposizione con la forza della maggioranza di provvedimenti finalizzati esclusivamente alla dimostrazione di un potere senza limiti; – l’uso strumentale dei drammi delle persone come strumento mediatico in dispregio alla “pietas” al diritto e persino al rispetto della morte evento naturale del percorso umano. Ma noi non dimentichiamo l’articolo 0 e chiamiamo la popolazione a difendere la nostra umanità convinti di essere stragrande maggioranza nel Paese». Per questo l’Arci di Como si è impegnata a dare «vita con l’arcipelago di associazioni, gruppi politici, movimenti che condividono i valori fondanti della Costituzione italiana a una serie di iniziative per contrastare adeguatamente l’azione violenta delle destre e far sì che non ci si debba vergognare di essere italiani». Ed il primo appuntamento è l’invito a «tutte e tutti al presidio contro le leggi razziali e a sostegno dell’azione del Presidente della Repubblica che ha rifiutato di emanare provvedimenti incostituzionali, ingiusti e lesivi della dignità umana» di martedì 10 febbraio alle 17.30 avanti alla Prefettura in via Volta a Como. Per informazioni tel. 031.264921.

Difendere la Costituzione

Il Comitato per la di fesa della Costituzione di Como ha scritto al prefetto di Como Sante Fraterlizzi. Il testo integrale della lettera resa pubblica l’8 febbraio.

il Comitato per la Difesa della Costituzione di Como esprime la sua forte preoccupazione per gli avvenimenti che si stanno verificando in questi giorni e cioè per l’intervento del Presidente del Consiglio che ha tentato di rendere inefficace una legittima sentenza della Corte di Cassazione.

Peraltro sulla legittimità della pronuncia nel merito, e in assenza di legge, c’è già stata una puntuale decisione della Corte Costituzionale.

Il Capo dello Stato ha giustamente ritenuto di non promulgare tale decreto, ritenendolo contrario al dettato della Carta Costituzionale.

Ne è seguita la proposizione, da parte del Governo, di un disegno di legge che aveva il medesimo contenuto del decreto legge respinto e si è ipotizzata, da parte del Presidente del Consiglio, la convocazione ad horas delle Camere per approvarlo in via d’urgenza. Quasi una sfida al Quirinale potremmo concludere.

Di fatto si tratta di una decisione formale del Consiglio dei Ministri che non tiene in nessun conto la divisione costituzionale dei poteri; che ignora una sentenza della Corte di Cassazione: questo atto è una forzatura del dettato costituzionale al limite dell’eversione, pone in essere una pluralità di attegiamenti che qualificano l’azione dello Stato come contraddittoria e incerta.

Di tutto questo siamo preoccupati, perchè vi leggiamo il tentativo di mettere in discussione i principi fondativi stabiliti dal patto civile che i costituenti intesero dare al Paese.

In uno Stato di diritto qualunque sentenza definitiva deve essere rispettata. Altrimenti viene messo in discussione l’intero sistema giuridico, con danno assai grave del tessuto e dell’ordine sociale.

La Costituzione è un fondamento valido e permanente in cui tutti i cittadini si identificano; pertanto chiediamo agli italiani e a tutti i residenti nel nostro Paese di sostenere l’operato del Capo dello Stato facendo sentire la propria voce. Il Capo dello Stato è sempre il garante della Carta fondamentale, anche in questo momento difficile della nostra Repubblica.

Cristiani di base su Laicità e sacro

Le Comunità cristiane di base, attive anche nel territorio lariano, nel documento che riportiamo integralmente prendono posizione sul  “caso Eluana”.

« Non conosce limiti il violento accanimento etico contro la libera scelta di Eluana, testimoniata con grande senso di responsabilità civica e con limpida trasparenza dal padre di lei. Il decreto urgente del governo in aperta sfida al parere contrario espresso dal Capo dello Stato apre un grave conflitto istituzionale, mentre l’intromissione delle gerarchie ecclesiastiche che approvano la scelta del governo ed esprimono un giudizio negativo verso la mancata firma del Presidente della Repubblica porta al rischio di una crisi fra la Santa Sede e lo Stato Italiano. Quei cattolici che considerano la democrazia la migliore delle forme di governo possibile non possono restare in silenzio di fronte a questo pericolo concreto di una degenerazione del sistema democratico nel nostro Paese e di uno slittamento della Chiesa verso il fondamentalismo più radicale e distruttivo. Ci sono voluti quattrocento anni perché un papa, Wojtyla, riconoscesse che Galileo fu “sincero credente più perspicace dei suoi avversari teologi (cardinali e papi) in campo etico”. Si dovrà aspettare altrettanto perché sia riconosciuto come animato da spirito evangelico il grande illuminato amore per la vita insito nella scelta di Eluana e di suo padre e perché sia scoperta la miopia fondamentalista dei loro avversari?»

Le Comunità cristiane di base italiane

Presidio martedì 10 febbraio alle 17,30 avanti alla Prefettura di Como

logoarciIn un comunicato diffuso sabato 7 febbario l’Arci di Como invita alla mobilitazione in difesa della democrazia e della Costituzione.

“Gli ultimi provvedimenti del governo Berlusconi con l’approvazione del decreto Sicurezza al Senato e lo scontro istituzionale col presidente Napolitano sul “caso Eluana” segnano un’accelerazione del processo di edificazione dello stato razzista e autoritario.

L’Arci ritiene indispensabile che i cittadini che non condividono tale situazione facciano sentire la propria voce e si mobilitino in prima persona.

Invitiamo a partecipare al presidio martedì 10 febbraio dalle 17,30 davanti alla Prefettura in via Volta a Como.

Con la Maratona per i diritti umani che si è conclusa il 10 dicembre 2008, l’Arci ha posto come premessa alla sua azione l’articolo Zero: “Io sono perché siamo”. 

La violenta azione del governo Berlusconi tesa a distruggere e vanificare i valori della Costituzione attacca proprio quegli aspetti che hanno fino ad ora permesso al nostro paese di considerarsi civile e sui quali si basa l’operato della nostra associazione.

L’azione combinata del governo delle destre xenofobe e integraliste italiane ci sta imponendo: 

– leggi razziali, già passate al Senato, che rappresentano un disposto tale da creare un vero e proprio sistema di apartheid nei confronti dei cittadini immigrati e cancella l’universalità dal diritto alla salute per quelle donne e quegli uomini colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno, arruolando i medici ad una impropria e odiosa funzione di polizia.

– l’attacco alla democrazia con la mortificazione del diritto e l’imposizione con la forza della maggioranza di provvedimenti finalizzati esclusivamente alla dimostrazione di un potere senza limiti.

– l’uso strumentale dei drammi delle persone come strumento mediatico in dispregio alla “pietas” al diritto e persino al rispetto della morte evento naturale del percorso umano.

Ma noi non dimentichiamo l’articolo Zero e chiamiamo la popolazione a difendere la nostra umanità convinti di essere stragrande maggioranza nel Paese.

Daremo vita con l’arcipelago di associazioni, gruppi politici, movimenti che condividono i valori fondanti della Costituzione italiana a una serie di iniziative per contrastare adeguatamente l’azione violenta delle destre e far sì che non ci si debba vergognare di essere italiani.

Invitiamo tutte e tutti al presidio contro le leggi razziali e a sostegno dell’azione del Presidente della Repubblica che ha rifiutato di emanare provvedimenti incostituzionali, ingiusti e lesivi della dignità umana.

Appuntamento martedì 10 febbraio alle 17.30 avanti alla Prefettura, via Volta Como”.

Per informazioni: 031.264921.

Caso Eluana: «Si rispettino le persone, il diritto e la Costituzione»

In una nota diffusa venerdì 6 febbraio Rosalba Benzoni, Gabriella Bonanomi, Celeste Grossi, Nicoletta Pirotta, Grazia Villa, Ierta Zoni intervengono sul “Caso Eluana”.

«Con un decreto legge sul “caso Eluana” il governo interviene nelle scelte più intime delle persone calpestando la loro dignità insieme al diritto e alla legge. 

Servirebbe rispetto e silenzio in una vicenda così tragica e dolorosa come quella di Eluana e della sua famiglia. Si risponde invece con uno scontro ideologico e istituzionale gravissimo. Un fondamentalismo cieco e ottuso ha portato il governo a ignorare l’appello che veniva dal Presidente della Repubblica. Auspichiamo che sappiano prevalere i contenuti della nostra Costituzione»

Leggi razziali. D’Antuono: “Mi vergogno di essere italiano”

Un appello al mondo dell’associazionismo e della sinistra dal presidente dell’Arci comasca contro il nuovo Testo unico sull’immigrazione. Di fronte alla barbarie dilagante nelle leggi razziali del governo D’antuono è amareggiato: «Mi vergogno di essere italiano»

 

Il presidente dell’Arci provinciale di Como, Enzo D’Antuono, lancia un appello «a tutte le associazioni e alle forze politiche ad unirsi, al di là delle differenze, per far sentire la voce del popolo italiano che non ci sta ad accettare i provvedimenti razzisti che caratterizzano il Testo unico sull’immigrazione».

«Un testo – ha proseguito D’Antuono – che segna un’ulteriore tappa del processo di costruzione di uno stato razzista».

Quella in corso è per l’esponente dell’Arci una lotta contro i poveri che segue una filosofia vessatoria contro le persone in situazioni di disagio con provvedimenti «come la schedatura dei clochard e l’aumento del costo dei permessi di soggiorno, che per una famiglia di quattro persone toccherà i mille euro, denaro che consentirebbe di aiutare i loro parenti nel paese di origine».

Una situazione preoccupante per D’Antuono che ripone comunque le proprie speranze nella «grossa fetta di italiani che non ci sta anche se non riesce a farsi sentire».

«In certi casi mi vergogno di essere italiano» ha concluso ribadendo l’impegno per uno forzo culturale e sociale a sostegno dei più deboli con un’ulteriore intensificazione dell’impegno dell’Arci, da sempre attiva su questi temi.

Leggi razziali

fco8caszp5s7ca3yc5b3cadfrhqocai3gdlicampyioscan2sb32casvu225cajjo5dmca1n5s2yca3minj6ca0jexuoca3i9b03cakhds0pcau1u4focamrfd6lcavj2lj5caz57chtIl Senato ha approvato le norme razziste che ulteriormente limitano i diritti fondamentali dei migranti. Particolarmente odiosa e pericolosa la norma che ammette la possibilità che i medici denuncino i propri pazienti. Contro tale barbarie Italo Nessi dei  Medici con l’Africa pensa ad una campagna di obiezione di coscienza. 

Nonostante la campagna «Siamo medici e infermieri – Non siamo spie» lanciata dall’Osservatorio italiano sulla salute globale (Oisg), Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), Società italiana di medicina delle immigrazioni (Simm) e Medici senza frontiere (Msf) è stato approvato al Senato 

«Una pericolosa deriva giuridica – culturale che ci riporta indietro di oltre 10 anni sul piano del diritto alla salute individuale e del pieno beneficio della collettività» ha affermato Simm, in un comunicato pubblicato sul proprio sito  Internet, mentre Msf ha dichiarato di essere «sconcertata per la scelta del Senato di ignorare il grido di allarme lanciato da medici, infermieri e ostetriche e continuerà la sua battaglia affinché il provvedimento venga bocciato dalla Camera», una situazione che comporterà il «concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria [che] creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio».

Dello stesso parere il comasco Italo Nessi, medico, esponente dei Medici con l’Africa e associato Oisg, «nonostante il passaggio da una prima formulazione che prevedeva l’obbligo della segnalazione alla possibilità della stessa, siamo di fronte ad un provvedimento che crea un clima di sospetto e non tiene conto delle direttive eruropee e del Consiglio d’Europa per la tutela della salute della persona».

Un provvedimento che snatura i diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione e il giuramento di Ippocrate contro cui erano giunti diversi indirizzi di condanna da parte sia dell’Ordine dei medici nazionale che da molti locali, tra cui quello comasco.

A chi parla di emergenza sanitaria e della “importazione” di nuove e vecchie malattie l’esponente di Medici con l’Africa ricorda che «i numeri non sono eclatanti e non possono far parlare di emergenza».

Per Nessi poi sarà molto difficile nel comasco la creazione di un sistema sanitario parallelo organizzato dal mondo dell’associazionismo per tutelare le persone che non si rivolgeranno più al servizio sanitario nazionale per paura di essere denunciate «nel 2007 abbiamo fatto un convegno con la Caritas romana e il Naga di Milano e sono realtà molto più progredite della nostra».

La speranza del medico comasco è una pubblica netta presa di posizione da parte di tutti gli operatori sanitari con una compagna di “obiezione di coscienza” sulle denunce per potere garantire una copertura sanitaria anche a chi non è in regola con i permesi di soggiorno.

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