Anno: 2009

“La Testata” del Pd

pdNasce La Testata il nuovo mensile del Partito democratico comasco.

Un nuovo giornale fa capolino nel panorama editoriale comasco. Il Partito democratico si è attrezzato con un foglio mensile, inizialmente di 4 pagine, ma con più edizioni: La Testata. Periodico di informazione del PD provinciale di Como. Il giornale affiancherà ad un corpo fisso di tre pagine, dedicate una ai temi nazionali, una ai regionali ed una a quelli provinciali, una prima che cambierà a seconda dell’edizione locale o con alcuni speciali. Per il numero zero si può scegliere fra quella erbese, olgiatese, uno speciale su Bulgarograsso o il tesseramento. Le edizioni saranno per il momento quattro: erbese, comasca, olgiatese e canturina, ma se prenderà piede nulla vieta di aumentarle e aggiungere altre realtà. Il direttore responsabile sarà Maria Teresa Rangheri.

Una mensile a tutti gli effetti, con i colori e i simboli del partito di Franceschini, che non sarà però disponibile nelle edicole. Si potrà trovare in formato pdf sul sito internet del Pd e verrà spedito via e-mail agli iscritti, ad oggi poco più di un migliaio, simpatizzanti, interessati. I circoli potranno stamparlo autonomamente per diffonderlo sul territorio; anche per questo il formato sarà quello A4 per una maggiore comodità nella riproduzione fai da te.

«Un nuovo strumento giornalistico, un organo di informazioni con gli iscritti, i circoli, il territorio – ha detto Luca Corvi, segretario provinciale Pd – Un mezzo, data la periodicità, di riflessione sui temi della politica locale».

Un’opportunità per approfondire il dibattito per il consigliere regionale Luca Gaffuri ed un supporto per aiutare il radicamento delle strutture del partito, di supporto all’attività dei circoli, per la deputata Chiara Braga.

«Stiamo contattando dei fumettisti per disegnare il testone della rivista, ovviamente il doppio senso nel titolo è voluto – ha spiegato Carla Cazzaniga della segreteria provinciale Pd – per prendere a testate le cose che non piacciono».

Tettamanti: “In Provincia Forza Italia sta col mattone”

Forza Italia rimane da sola a Villa Saporiti mentre opposizioni e il resto della maggioranza abbandonano l’aula.

Si è fatta accesa la discussione su un ordine del giorno proposto dal partito azzurro sullo stato di attuazione dei Piano generale del territorio da parte dei Comuni.
La discussione e le liti sono nate da un passaggio del documento che sottolineava la grave situazione economica e la crisi del settore edilizio. Un passaggio che ai più faceva pensare ad un velato tentativo di incentivo verso la cementificazione del territorio.
«Forza Italia si è dimostrata come la componente della maggioranza più sensibile al mattone – ha dichiarato Renato Tettamanti, Prc – tanto da identificare la crisi solo con quella del settore edilizio».
Contrarietà sorta anche dal tentativo di convocare una conferenza dei sindaci prima ancora di aprire una discussione nell’assemblea e commissioni competenti.

Il Consiglio comunale di Como del 13 marzo 2009

cernezzi1Sostegno alle famiglie in difficoltà. Il Consiglio comunale di giovedì 13 marzo approva all’unanimità una mozione presentata dalla lista per Como. Astenuto il sindaco.

«Siamo in ritardo od in linea con i tempi per la stesura del nuovo appalto sulla raccolta dei rifiuti?» ha chiesto all’assessore Peverelli Vittorio Motola, Pd, in previsione della scadenza di quello vecchio il 30 aprile, nelle preliminari al Consiglio comunale di giovedì 12 marzo.
Subito dopo Alessandro Rapinese, Area 210, ha sottolineato l’applicazione parziale delle opere per ‘esecuzione di Agenda 21, il programma delle Nazioni unite per lo sviluppo sostenibile, a cui Palazzo Cernezzi ha aderito.
Luigi Bottone, Udc, ha invece ricordato che gli ausiliari del traffico no possono fare multe in zone che non siano quelle delle “strisce blu” ed ha chiesto che nel prossimo bilancio si trovino i fondi necessari per una riqualificazione del quartiere di Ponte Chiasso.
La seduta è così iniziata con la discussione di una mozione anticrisi, di sostegno alle famiglie in difficoltà, proposta dal gruppo Per Como.
Roberta Marzorati, Per Como, ha presentato la proposta: «l’immediata revisione delle tariffe a carico dei cittadini per i servizi a pagamento strettamente correlati al reddito Isee fin dal sorgere dello stato di precarietà». Non più quindi domande per asili e mense con una certificazione riferita agli anni precedenti ma un cambiamento di fascia appena interviene una situazione di difficoltà.
La maggioranza, per bocca del capogruppo di Fi, ha proposto di rinviare tutto ad un futuro consiglio per poter arrivare ad un documento congiunto, o di discuterne durante il prossimo Consiglio comunale aperto sulla crisi del 3 aprile.
«È una mascalzonata istituzionale» ha affermato a gran voce Mario Lucini «questo Consiglio è stato convocato appositamente per affrontare questo argomento», la proposta è stata così recisamente respinta dai proponenti che hanno ricordato che era già iscritta da dicembre e non aveva senso rimandarla ulteriormente.
Dopo consultazioni la maggioranza ha quindi deciso di affrontare l’argomento e proporre degli emendamenti. Delle modifiche accolte quasi completamente dalle minoranze, tranne uno non accolto. Le stesse minoranze hanno subemendato la propria proposta senza incontrare il favore ella maggioranza.
All’unanimità il testo è stato quindi approvato con la sola astensione del sindaco. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Moni Ovadia lunedì 16 marzo al Sociale

Lunedì 16 marzo alle 21 al Teatro Socile di Como Moni Ovadia presenterà Rabinovich e Popov, uno spettacolo per la Pace. L’esibizione comasca di uno dei più attivi paladini dell’antirazzismo è frutto dell’adesione dell’artista al progetto dell’associazione Silvano Saladino impegnata al mantenimento del Posto di primo soccorso e centro sanitario di Emergency di Darband in Afganistan. È stato presenta alla stampa venerdì 14 marzo l’iniziativa dell’associazione Silvano Saladino che ha invitato Moni Ovadia a Como al Teatro Sociale lunedì 16 marzo alle 21 che animerà Rabinovich e Popov, uno spettacolo per la Pace. Bruno Saladino, Fabio, figlio di Silvano Saladino, e un rappresentante di Emergency hanno illustrato alla stampa l’attività svolta dal posto di Primo soccorso di Emergency di Darband in Afganistan. Il centro sanitario edificato interamente grazie all’impegno dell’associazione Silvano Saladino onlus ha svolto nel 2008 quasi 7000 visite ambulatoriali rivolte per il 31 per cento a bambini e per il 32 per cento a donne. La struttura consta di quattro stanze principali, corridoio centrale e servizi igienici è attiva grazie al lavoro di quattro infermieri e due addetti all’amministrazione. La scelta di Moni Ovadia, che offre del tutto gratuitamente la sua collaborazione, per lo spettacolo di lunedì 16 marzo (biglietti 25 euro, ridotto 15) è perfettamente inserita nello spirito dell’associazione che è impegnata, attuando la volontà di Silvano Saladino, la cooperazione internazionale in una delle parti più difficili del pianeta. Anche lo scrittore, attore e musicista Ovadia infatti è costantemente attivo come Emergency contro la guerra e l’ingiustizia globale impegnandosi nel nostro paese in un’essenziale battaglia culturale e politica contro razzismo, xenofobia, sottoculture delle destre violente e guerrafondaie. Oltre all’attività di sostegno all’operato di Emergency in Afghanistan, l’associazione ha intenzione di creare una borsa di studio per avvocati praticanti che abbiano dato tesi sul diritto del lavoro, il campo in cui operava Silvano Saladino. Per informazioni tel. 031.268002.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 2 marzo 2009

 

cernezziTutto come previsto al Consiglio comunale di lunedì 2 marzo, la mozione di sfiducia al sindaco Bruni non passa. Le opposizioni attaccano sulla mancanza di patrocinio dell’incontro con Gherardo Colombo.

Gherardo Colombo a Como

Nelle preliminari al Consiglio comunale di lunedì 2 marzo Bruno saladino, Pd, ha attaccato la scelta di giunta di non concedere il patrocinio all’incontro per le scuole con Gherardo colombo di lunedì 9 marzo. Un appuntamento organizzato dall’Ufficio scolastico provinciale con l’Ipsia Ripamonti ed il sostegno della Amministrazione provinciale ed ospiti, oltre al dirigente scolastico provinciale e all’assessore provinciale all’istruzione, quali il prefetto, il questore, il comandante del Comando provinciale dei Carabinieri e il comandante del Comando provinciale della Guardia di finanza. «Su un convegno sulla legalità è un paradosso che il Comune parli di parzialità – ha affermato Saladino – è pesato il pregiudizio» per quello che il consigliere comunale ha poi definito «un pesante scivolone».

Legalità e rifiuti

Bruno Magatti, Paco, ha invece posto all’attenzione dell’assemblea il fatto che la delibera di indirizzo sui rifiuti è ancora ferma e sarà difficile rispettare i tempi e attivarla entro aprile.

Il consigliere della lista della rondine ha anche affrontato il tema della legalità e delle ronde seguendo la linea di un comunicato che Paco aveva divulgato poco prima: «a Como abbiamo già sperimentato il fallimento totale del primo “esperimento” di ronde, rappresentato dal tristemente famoso “nucleo”, naufragato dopo la quasi-uccisione di Rumesh».

Pedonalizzazione di via Milano alta

«Non è una faccenda solo per i commercianti… Ci sono anche i residenti» ha denunciato Roberta Marzorati, Per Como, a proposito della decisione di pedonalizzaizione dei via Milano alta, dove per la consigliera «si muore, ma di traffico», per cui ha prospettato la possibilità di una nuova raccolta firme.

Di tutt’altro tenore l’intervento di Giampiero Ajani, Lega, che ha affermato in modo stentoreo «il terrorista di Guantanamo a Como noi non lo vogliamo!» riferendosi alle notizie dell’ex prigioniero nel carcere americano in via di dismissione a Cuba che avrebbe intenzione di tornare nel capoluogo comasco. Mentre Stefano Rudilosso, Fi, ha lodato la professionalità delle Guardie ecologiche volontarie.

La mozione di sfiducia

Dopo l’appello è ricominciata la discussione sulla mozione di sfiducia al sindaco. Carlo Ghiri, Gruppo misto di maggioranza, ha ricordato criticamente l’operato dell’amministrazione, sottolineando la necessità dell’approvazione del Piano di governo del territorio: «Non si può andare avanti così, si sta stravolgendo Como sud e si rimandano la Ticosa e le aree ex Sant’Anna ed ex Trevitex». Ma nonostante ciò ha ribadito di avere fiducia nel sindaco e di appoggiarlo. Una posizione in parte simile a quella di Emanuele Lionetti, Lega, firmatario della mozione di sfiducia per permettere la discussione sulla situazione, che ha citato gli esempi del Politeama e del voto trasversale sulle mostre, ribadendo comunque la sua fiducia per Bruni.

Come prevedibile Mario Lucini, Pd, ha invece attaccato l’esecutivo cittadino e la sua amministrazione parlando della mancanza di trasparenza e della difficoltà di accesso agli atti. «Un clima diffuso di disagio e terrore negli uffici comunali» che per il consigliere democratico rasentano «un clima da maccartismo». Deficitaria anche la gestione della Ticosa, riproposta anche da Mario Molteni, Per Como, di cui non si sa ancora il destino e un ricordo per l’ex assessore Colombo, che da più parti nel corso della serata è stato ricordato con parole di apprezzamento.

Magatti si è scagliato contro «l’attitudine al comando» del sindaco e ha sottolineato la disillusione dei consiglieri di maggioranza esautorati delle loro prerogative di scelta dei destini della città che sono passate ad altre mani lasciando loro la mera potestà della ratifica. Donato Supino, Prc, si è accalorato denunciando l’incoerenza dei consiglieri comunali di Forza Italia che avendo votato per la mostra a 400 mila euro, dopo le molte estenuanti sedute, divenuti assessori, hanno abbassato tale cifra a 270 mila.

«Il Consiglio aveva deciso una spesa fino a 400 mila euro la Giunta ha scelto di deliberarne 270 mila non vedo il problema» ha risposto il sindaco Bruni che è intervenuto per difendere il proprio operato ed ha definito come strumentali le lodi fatte all’ex assessore Colombo. «L’occhio si deve fissare sull’obiettivo [la ripresa dell’attività amministrativa], non sul dettaglio» ha precisato attaccando poi le minoranze «forse voi avete una rappresentazione della realtà che non corrisponde al vero o che almeno in parte non corrisponde al vero».

Un dibattito proseguito con un copione prevedibile sino alla mezzanotte quando è stato deciso di continuare i lavori ad oltranza, sino al voto finale.

Al voto, svoltosi per appello nominale e dichiarazione palese di ogni singolo consigliere, solo i consiglieri delle minoranze hanno votato la sfiducia, mentre la maggioranza compatta ha sostenuto Bruni, solo Luigi Bottone, Udc, uno dei firmatari della mozione, ma anche lui per poter permetterne la discussione, si è astenuto. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

L’apologia del fascismo è reato

 

logoarci1Enzo D’Antuono, presidente dell’Arci di Como, prende posizione sui disordini determinati a Bergamo dalla volontà di aprire una sede di Forza Nuova.

Il presidente dell’Arci in una nota diffusa oggi denuncia l’azione delle destre neofasciste che creano le condizioni perché avvengano scontri e atti di violenza: «Siamo in una Repubblica nata dalla Resistenza, dove l’apologia di fascismo è ancora reato, eppure si permette tranquillamente a formazioni dichiaratamente fasciste di operare, aprire sedi, randellare ogni volta che sia possibile».

Riferendosi ai fatti di Bergamo D’Antuono afferma che «le cariche della polizia sono avvenute in assenza di atti che le legittimassero mentre non si capisce come mai qualche centinaio di fascisti possa esibirsi con caschi, spranghe, saluti romani e inni al duce senza che nessuno delle forze dell’ordine intervenga». E aggiunge: «Segnalo che la via Quarenghi ospita la sede provinciale dell’Arci della Uisp e altre associazioni e soprattutto è una via a forte insediamento di immigrati; credo sia doppiamente folle avere permesso l’apertura di una sede di forza nuova proprio in quella zona, chi ha autorizzato questo o è un irresponsabile oppure spera che così una via centrale della città possa essere liberata dal “fastidio” degli immigrati».

Critiche anche per la stampa: «Esiste un gioco per cui la stampa si concentra tutta sugli episodi eclatanti perché fanno audience, per cui una bandiera israeliana bruciata oscura decine di migliaia di persone che manifestano per la Palestina, o una scritta insultante sui muri o una vetrina spaccata oscurano la marcia pacifica di tante persone. Questo è un gioco che andrebbe cessato se si vuole informare».

Razzismo, che altro?

 

padanoL’editoriale del numero 391 del mensile ecoinformazioni in distribuzione nelle librerie, nelle botteghe equo-solidali e nelle sedi delle principali organizzazioni del terzo settore. 

Ha ragione Italo Nessi a proporre l’obiezione di coscienza contro le leggi razziali volute dal governo Berlusconi. Lui è un medico e con l’organizzazione di missionari laici Medici con l’Africa è stato anni in Uganda, uno dei luoghi del pianeta più martoriati dalle malattie, causate prima di tutto dalla fame, l’epidemia inarrestabile che i paesi ricchi impongono a quelli poveri. Lui, che continua anche a Como a occuparsi della salute di chi non ha diritti, non si trasformerà mai in agente di polizia e non denuncerà mai i pazienti privi di quel permesso di soggiorno che le autorità italiane si rifiutano di concedere. 

E come Italo, al Sant’Anna come al Valduce, saranno tanti i medici che si impegneranno a rimanere tali, a non partecipare alla miserabile persecuzione dei poveri che il governo ha deciso di colpire quando la malattia li rende ancora più indifesi. 

Ma questo non rassicura. Come nel fascismo antisemita di allora, nel fascismo di oggi le norme liberticide strisciano nel corpo sociale accompagnate da un armamentario di lugubri rassicurazioni, il cui scopo è impedire quel risveglio popolare che l’infamia stabilita per legge avrebbe dovuto allora e dovrebbe adesso provocare. Così è stato per i militari nelle città e così sarà per le “ronde”. 

Ci saranno lugubri rassicurazioni sulla loro composizione, sui loro compiti e limiti d’azione. Ma la sostanza ha un solo nome e un solo aggettivo: squadrismo razzista. E l’obiettivo è del tutto evidente: capitalizzare la paura che si è accortamente seminata per accrescere il consenso verso una svolta autoritaria (ancorché camuffata da operetta) del governo locale e nazionale. È probabile che nel comasco l’arruolamento nelle squadracce fascioleghiste andrà più che bene. La maggioranza politica, ma ormai anche popolare, vede i diritti costituzionali, la democrazia stessa, come ostacoli alla sicurezza e persino al superamento della crisi economica. 

Chi non ha vissuto direttamente il tempo della Shoah si pone spesso la seguente domanda: perché la reazione all’orrore fu così modesta? Ora si comincia a capire. 

Il lugubre ponte tra allora e oggi è nella cronaca: si pensa di riabilitare vescovi che negano lo sterminio degli ebrei. Dove erano i cittadini comaschi quando i figli degli ebrei vennero costretti a lasciare le scuole lariane perché le leggi li ritenevano ostacolo alla sicurezza nazionale? Perché l’indignazione di tanti si ridusse a semplice mugugno e solo pochi eroi si adoperarono contro tale barbarie? E oggi dove siamo noi mentre i bambini malati vengono denunciati in ospedale e condannati a morte certa col rimpatrio in paesi che la nostra ricchezza ha reso inabitabili? [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

Associazione per la sinistra

farfallaconlemaniSabato 28 febbraio alla Circoscrizione 6 è stata presentata alla stampa l’Associazione per la sinistra di Como, una nuova realtà che si propone di creare unità a sinistra.

«È tempo che, anche a Como, le donne e gli uomini che si ispirano ai valori fondamentali della sinistra prendano in mano il loro destino e procedano verso la costituzione di un nuovo soggetto politico, unito e plurale» questo è l’incipit del documento distribuito all’incontro di presentazione di un nuovo soggetto della vita politica e culturale comasca l’Associazione per la sinistra (perlasinistracomo@gmail.com). Due i portavoce che si sono fatti carico di presentare la nuova associazione, Giuseppe Calzati e Alessio Tamburello, in una riunione alla presenza di una ventina di persone esponenti del variegato schieramento a sinistra del Pd. «L’associazione lavorerà per la ricostruzione di rapporti unitari a sinistra» ha precisato Calzati con l’obiettivo più ambizioso di ricostruire un’unità a sinistra e, «se il percorso acquisterà consenso, potrà contribuire, all’interno di un processo di aggregazione di realtà più articolate, sindacati, associazioni e mondo cooperativo, alla nascita di un partito». «L’associazione prescinde dai partiti politici – ha spiegato Calzati – e non si farà condizionare da loro» anche perché vuole andare oltre le logiche identitarie che hanno portato a divisioni e diaspore. Critica la posizione sulla lista della Sinistra arcobaleno definita come espressione di logiche verticistiche. In sostanza ha riassunto Calzati «non occuparsi di ciò che accade all’interno dei partiti, ma di ciò che succede nella società». Ad animare l’iniziativa un forte spirito unitario e la volontà di ricomposizione di un territorio politico troppo frammentato. A Mariano Comense l’Associazione sosterrà la lista Sinistra Marianese (sinistra.marianese@gmail.com), che si presenterà pubblicamente venerdì 6 marzo, ed è impegnata a trovare ampi consensi e apparentamenti per la prossima tornata elettorale. L’associazione pur essendo in relazione, seppur senza un rapporto organico, al sodalizio nazionale (www.associazioneperlasinistra.it) intende avere un’ampia articolazione locale nei diversi territori della provincia di Como. Associazioni simili stanno nascendo anche in altre realtà lombarde, da Monza a Brescia, ed i promotori com’aschi, finora una trentina, hanno uno sguardo privilegiato verso la “consorella” varesina, vista come l’interlocutore più vicino che opera in un contesto analogo. Il primo appuntamento sarà un’assemblea pubblica a Como sabato 21 marzo per presentare lo statuto, la Carta d’intenti e avviare il tesseramento. Entro fine marzo verranno poi lanciate nelle piazze della provincia le Primarie delle idee per ricevere proposte, idee, suggerimenti. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

La segretaria del Prc comasco lascia il partito

Con il comunicato reso noto il 21 febbbraio che riportiamo integralmente Nicoletta Pirotta si è dimessa da segretaria provinciale del Prc comasco.

“Ieri mi sono dimessa dall’incarico di segretaria provinciale di  Rifondazione Comunista. Non mi riscriverò al partito. 

Considero opportuno che  a dirigere Rifondazione ci stia chi ne condivide l’attuale linea politica , che io invece  sento lontana ed estranea.

Rifondazione è stata la mia casa e questo addio non è indolore. Lascio dentro Rifondazione un pezzo di me e porto con me la sua storia migliore, quella dela rottura con lo stalinismo, dell’internità ai movimenti, della non violenza, del governo come strumento e non come fine.

Lavorerò e mi impegnerò per  una sinistra del lavoro e delle libertà, che sia un antidoto contro la paura e contro la solitudine, che sappia ricucire nuovi legami sociali  , che faccia politica coinvolgendo e accogliendo. 

Una sinistra che allunga i propri pensieri oltre il presente ma che sul presente provi ad agire,  che ci aiuti a spartire il dolore e la gioia, che rispetti la  nostra fragilità e la  nostra unicità, che non cerchi nemici. 

Una sinistra gentile, capace di analizzare, comprendere ed ascoltare,  che cerca le persone in carne e ossa piuttosto che il pubblico. Una sinistra che annuncia non il nostro primato ideologico ma il nostro amore per la libertà e la giustizia sociale.

Ho salutato le e i compagni che resteranno in Rifondazione con una stretta di mano, perché  rifiuto di considerare un nemico chi la pensa diverso da me specie  se  ci accumuna una lunga storia di appartenenza ad un medesimo partito.

Mi iscriverò all’Associazione comasca per la sinistra per contribuire, come semplice iscritta, a costruire una “sinistra senza aggettivi” ma aperta, accogliente, includente in grado di  esprimere concretamente una proposta alternativa al modello capitalista, oggi in profonda crisi.”

Oltre la globalizzazione: il ritorno al territorio.

I temi trattati nelle relazioni tenute a Bergamo venerdì 13 e sabato 14 febbraio alla sesta Assemblea nazionale enti locali sul tema Oltre la globalizzazione: il ritorno al territorio. Un resoconto di due giorni di approfondito dibattito con seminari specifici che hanno coinvolto oltre quattrocento persone, amministratori, rappresentanti di associazioni, studiosi di varie discipline, cittadini, i componenti l’ufficio partecipazione del Comune di Bergamo.

Si è tenuta a Bergamo venerdì 13 e sabato 14 febbraio la sesta Assemblea nazionale enti locali sul tema Oltre la globalizzazione: il ritorno al territorio. Il sindaco di Bergamo Roberto Bruni non si è limitata ad un intervento formale ma ha permesso di entrare già nel tema di come i governi locali possano coinvolgere la popolazione nelle scelte concrete. Anche il federalismo sposta il tema sul ruolo degli enti locali, i Comuni tornano al centro del dibattito territoriale ma le scelte politiche del governo penalizzano il loro ruolo sottraendo risorse essenziali. Così oggi gli enti sono chiamati a approvare bilanci più difficili e sofferti a causa dei tagli imposti. La crisi finanziaria economica d’altra parte richiede l’adozione di regole nuove. Quando si parla di federalismo fiscale (meglio parlare di autonomie locali) occorre anche parlare di partecipazione dei cittadini al governo della città e diventano inevitabili la diffusione di pratiche partecipative. Il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Domenico Finiguerra, che rappresenta anche il neocostituito movimento Stop al consumo di territorio., ha presentato un intervento caratterizzato da un messaggio che nasce dal territorio: l’Italia è un paese meraviglioso con una malattia: consumo forsennato della terra, del territorio. I Comuni sono sottoposti ad una costante difficoltà finanziaria e per risolverla oggi possono ricorrere alla monetizzazione del territorio. Gli oneri di urbanizzazione possono essere utilizzati per pareggiare bilancio. Un’interpretazione largamente condivisa dai partecipanti al convegno dal Salento alla Sicilia, all’Alto Adige, alla Lombardia. Dall’urbanistica dal territorio condotta con la consapevolezza che la terra è bene comune si possono cercare nuove vie, nuove modalità per fare la gestione urbanistica e delle infrastrutture. Possono discendere buone pratiche, vere, che vanno a toccare il nervo scoperto quando i piani pubblici vengono delegati a mani private. La nostra Costituzione dice che la libera intrapresa non deve essere in contrasto con i l’interesse pubblico. Non fare scelte con uso del territorio non significa essere contro lo sviluppo. C’è un assioma: se non si crede in competitività, crescita e sviluppo sembra non si sia adatti a amministrare. Al contrario si possono e devono fare proposte alternative e noi dobbiamo essere in grado di farlo. «La partecipazione può essere – per Finiguerra –un percorso fondamentale per fermare il consumo del territorio. La terra non è nostra ma di chi verrà dopo di noi». Nel suo intervento Alberto Magnaghi, presidente della Rete nuovo municipio, ha ricordato che la Rete nel suo convegno di Milano aveva scritto una sorta di Decalogo consumo zero per il territorio e che anche a Roma tra i punti finali si ribadiva lo stesso concetto. Però non è successo nulla e inoltre sovente assistiamo a Comuni che dichiarano lo stop al consumo, ma poi vediamo le gru dovute a processi messi in atto in precedenza. I relatore ha invitato i Comuni a una moratoria sull’utilizzo del territorio ed indagare prima di consumarlo e ha proposto che dall’assemblea uscisse l’impegno a mettere in atto la moratoria, reale, operativa per i Comuni che aderiscono alla rete. È necessario oggi riflettere sul ruolo che vengono ad assumere i percorsi di democrazia partecipativa nel contesto delle trasformazioni profonde del quadro istituzionale ed economico, in primis della crisi del capitalismo mondiale. Si assiste alla progressiva trasformazione dei partiti di massa: fine delle rappresentanze sociali di classi, ceti, culture, identità come concreti canali di trasmissione dal sociale alle istituzioni, verso una rappresentanza di gruppi di interesse, comitati di affari, lobbies, capitale imprenditivo e finanziario, multiutilities. I sindaci diventano esecutori delle grandi strutture finanziarie e produttive espresse dai loro partiti. Esempi Firenze (Tav e nuovo stadio). Da questi contesti nascono comitati di difesa del territorio, esempio toscano più di 160 comitati per la difesa del territorio. A livello Globale per Finiguerra la finanziarizzazione del capitale e globalizzazione economico finanziaria: la crisi economica e la recessione mondiale hanno messo a nudo l’allucinante disegno del capitale: autonomizzazione da produttori e consumatori: anche l’impresa di produzione diventa merce. Di fronte a queste trasformazioni generali a livello locale si deve constatare la crisi dei municipi e del neomunicipalismo nato a Porto Alegre con la Carta del nuovo municipio e sviluppatosi con Arnm e anche la crisi fiscale, da regime consociativo, da cultura dello “sviluppo”, degenerazioni corruttive dilaganti. Sono pochi i municipi che resistono a questa molteplice tenaglia che ha reso difficile la crescita di processi partecipativi, con la conseguente crisi del progetto di federalismo municipale solidale. Il territorio può divenire il luogo di difesa della crisi valorizzandole potenzialità e le peculiarità identitarie dei patrimoni locali. La coscienza di luogo si può in sintesi definire come la consapevolezza acquisita attraverso un percorso di trasformazione culturale degli abitanti, del valore patrimoniale dei beni comuni territoriali (materiali e relazionali) in quanto elementi essenziali per la riproduzione della vita individuale e collettiva, biologica e culturale. In questa presa di coscienza il percorso individuale e collettivo connota l’elemento caratterizzante la ricostruzione di elementi di comunità, in forme aperte, relazionali, solidali. Questa crescita di coscienza comunitaria è la condizione per lo sviluppo della società locale in forme solidali che richiede di: promuovere il rafforzamento dei sistemi economici locali, per una globalizzazione dal basso come rete federativa e non gerarchica di luoghi (città, microregioni, distretti, regioni) in grado di incrementare lo scambio sui mercati globali di ciò che solo in quel luogo si può produrre, valorizzando culture, saperi, paesaggi locali; sviluppare la domanda di reti locali di mutuo soccorso; alimentare i sistemi economici locali con le reti del “nuovo mutualismo”, commercio equo, finanza etica, cooperazione popolare internazionale, Gas, banche del tempo, monete locali complementari (Tonino Perna); diffondere le reti corte fra produzione e consumo riducendo la mobilità, la velocità,favorendo stili di vita più lenti, aumentando l’attenzione e la cura dei valori tipici dei singoli luoghi; valorizzare le risorse ambientali e locali per produrre energia, acqua, cibo, informazioni e cultura; finalizzare le politiche dei governi locali alla valorizzazione dei beni comuni e del benessere: i sistemi economici locali come mezzo per realizzare il fine del benessere. [Danilo Lillia, ecoinformazioni]

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