Anno: 2014
Guido Viale/ A Como Per Tsipras
Guido Viale parlerà alla Cascina Massèe in via S. Antonino 4 a Como-Albate venerdì 21 febbraio alle 20.45. Sarà possibile approfondire con uno dei sei garanti della lista di cittadinanza che sostiene la candidatura del leader del partito della sinistra greca Syriza Alexis Tsipras, il progetto e le modalità della nuova avventura politica che, superata la disastrosa avventura di Rivoluzione civile, tenta una nuova via nella quale cittadini, cittadine e forze politiche della sinistra sperimentano un percorso comune e condiviso. [Presto on line su ecoinformazioni] Di seguito riportiamo dal sito della lista quanto dichiarato il 12 febbraio da Viale in chiusura dell’incontro con le associazioni a Roma.
«Guido Viale ha concluso evidenziando quattro punti:
- Garanti o facilitatori? I promotori finora sono stati dei facilitatori per collegare Tsipras e quello che rappresenta (Syriza, Resistenza Greca, opposizione ai memorandum, radici greche della cultura europea) al progetto di restituire una rappresentanza ai milioni di italiani democratici e colpiti dalla crisi che non ce l’hanno più. Questo progetto ha incontrato, e incontra molti ostacoli, ma adesso è arrivato a un punto di non ritorno. Da oggi i promotori, con Tsipras, sono soprattutto garanti che non ne venga snaturato il carattere autonomo, inclusivo, unitario, apartitico.
- I promotori non hanno un’organizzazione da difendere o con cui portare avanti il progetto. Le gambe della lista sono quelle dei movimenti che la sostengono e la caratterizzano. Per questo è una lista “dei movimenti” e non “dei professori” (che tra i sei promotori sono solo 2.
- Il metodo delle candidature proposte è il più partecipato e il più aperto e per questo il più democratico possibile. Non è solo questione di tempo. In una situazione in cui le liste vanno composte rispettando una pluralità di criteri, il voto in assemblea rischia di scatenare solo risse 8ne abbiamo avuto esperienza) e le cosiddette primarie on-line non garantiscono né una lista equilibrata né un confronto ragionato.
- Il dopo è il dopo. Noi non stiamo lavorando per creare un nuovo partito né per rimettere insieme “i cocci della sinistra”. Lavoriamo per restituire una rappresentanza parlamentare e un punto di riferimento in Europa, il terreno fondamentale dello scontro politico e sociale da ora in poi, a chi non ce l’ha più perché gli è stata sottratta da errori di settarismo odi burocratismo del passato.
- Il PD non ha un programma per l’Europa che non sia l’acquiescenza ai diktat della sua governance per legittimarsi. Renzi non sa nemmeno di che cosa si parla quando si parla di Europa. Grillo partecipa a queste elezioni per avere una riconferma, ma non ha nulla da proporre. Noi sì e domani forse avremo anche la forza se non per imporre le nostre scelte, per lo meno per metterle all’ordine del giorno, Starà poi ai movimenti portarle avanti».
Collaborazionismo femminile nazifascista
Intervista a Roberta Cairoli autrice del testo Dalla parte del nemico. Ausiliarie, delatrici e spie nella Repubblica sociale italiana (1943-1945), Milano-Udine, Mimesis, 2013, pp. 262, euro 20.
Il tema del “collaborazionismo femminile nazifascista” è stato finora poco affrontato dalla storiografia. Quali sono le ragioni di questo ritardo? Le ragioni sono diverse: la dispersione e la frammentarietà delle fonti; il “policentrismo” della Repubblica sociale italiana; la scomparsa o il silenzio delle protagoniste di quel periodo, spinte dal desiderio di rimuovere un’esperienza finita male o di occultare un passato scomodo e, non ultima, la reticenza degli storici a trattare un fenomeno ritenuto, a torto, marginale unita alla difficoltà di decifrare un microcosmo femminile così complesso. Va detto, inoltre, che per lungo tempo, la storiografia ha espulso i fascisti di Salò dalla storia d’Italia persuasa, come ha sottolineato Claudio Pavone, che la Rsi – rubricata come governo fantoccio – andasse combattuta ed eliminata ut sic, in blocco, senza preoccuparsi di indagare a fondo le differenze esistenti nel corpo del nemico e i margini di consenso di cui poteva aver goduto.
Nel libro viene compiuta una rilettura del Servizio ausiliario femminile e, in particolare, dell’immagine che dell’ausiliaria ci è stata trasmessa dalla pubblicistica di Salò e dalla memorialistica dei reduci. Quale realtà emerge dalla documentazione che hai analizzato? La pubblicistica di Salò e la memorialistica successiva maschile e femminile hanno veicolato un modello ideale di militante fascista, l’ausiliaria, una donna giovane, dall’ardente fede patriottica, dalla moralità ineccepibile e, soprattutto non armata, non violenta, una sorta di eroina o di martire che si è sacrificata sull’altare della Patria. Ciò ha prodotto, da un lato, la cancellazione delle responsabilità individuali, depoliticizzando la scelta di servire la causa della Rsi e dell’occupante tedesco, dall’altro, la rimozione di un protagonismo femminile “altro, non riconducibile, cioè, alla categoria delle ausiliarie. La lettura incrociata del materiale d’archivio ci consente, invece, di misurare lo scarto tra realtà e rappresentazione/autorappresentazione. Le carte processuali e la documentazione proveniente dall’Ufficio di controspionaggio dell’Oss (Office of Strategic Services), in particolare, svelano la presenza e il ruolo per nulla marginale svolto dalle ausiliarie nei servizi informativi e negli apparati repressivi fascisti e tedeschi, tanto da rendere difficile, in non pochi casi, distinguerle dalle collaborazioniste, non irreggimentate nel Saf, responsabili dell’arresto, della tortura e dell’uccisione di antifascisti, partigiani ed ebrei o coinvolte nelle azioni di rastrellamento e nelle pratiche di violenza contro partigiani e civili. Pensiamo, inoltre, che il Saf costituì il principale serbatoio di reclutamento delle “agenti segrete” arruolate e addestrate dai tedeschi per compiere missioni di spionaggio, sabotaggio e controspionaggio nel territorio italiano occupato dagli Alleati.
Le collaborazioniste hanno agito prevalentemente come delatrici e spie, segnando spesso drammaticamente, come hai appena detto, la sorte di partigiani, civili ed ebrei. Chi erano queste donne? E quali moventi stanno alla base delle loro azioni? In base a un criterio di rappresentatività, ho inquadrato le delatrici in tre categorie: quelle ideologicamente motivate che aderirono alla Rsi, iscrivendosi al Pfr (Partito fascista repubblicano) o militando nel Servizio ausiliario femminile (Saf) o nei Fasci femminili repubblicani, donne che non avevano, nella maggior parte dei casi, la percezione soggettiva della delazione: smascherare, denunciare, consegnare e punire “i traditori della Patria” era considerato naturale, giusto e legittimo; la seconda categoria comprende donne “comuni”, diverse fra loro per età, provenienza sociale e culturale, condizioni familiari: più presenti e libere di muoversi sul territorio, meno sospette e sospettabili degli uomini, seppero intrecciare le pratiche del quotidiano con un’abile attività informativa. Furono spinte ad agire da moventi diversi, “amor di patria”, ammirazione per i tedeschi, odio ideologico, denaro, fame, gelosie, invidie, rancori personali, spirito di vendetta e desiderio di rivalsa sociale; infine, per ultime, le donne vicine al movimento partigiano che, una volta arrestate, cedettero per paura o sotto il peso di un ricatto. Certamente, l’apporto informativo più prezioso fu fornito da soggetti organicamente inseriti in strutture deputate a svolgere attività di spionaggio politico e militare e di controspionaggio, come, ad esempio, le agenti degli Upi (Uffici politici investigativi) della Gnr o dell’Sd (Sicherheitsdienst), il servizio di informazione e di spionaggio delle SS. In gran parte si trattava di donne “di provata fede fascista”, iscritte al pfr o provenienti dai servizi ausiliari femminili, o donne allettate dalla possibilità di arricchirsi facilmente e rapidamente. D’altra parte, al lavoro informativo potevano aggiungersi compiti operativi: operazioni di rastrellamento contro i partigiani, armi in pugno, identificazione delle vittime da destinare alla fucilazione, o partecipazione agli interrogatori e alle torture.
In che misura gli stereotipi sul femminile hanno influito sul giudizio di condanna pronunciato dalle Corti d’assise straordinarie? Come venivano rappresentate e come si autorappresentavano le imputate di collaborazionismo? Agli occhi delle Corti, l’essere donna poteva costituire, a seconda del crimine commesso o della rispondenza o meno a un certo immaginario femminile, un’attenuante o un’aggravante. Emerge abbastanza chiaramente l’incapacità delle Corti di andare oltre le rappresentazioni culturali e sociali del comportamento femminile. Scorrendo, infatti, le sentenze si coglie una tendenza generale a ridimensionare e a sminuire le responsabilità femminili, attribuendo alle donne una minore capacità di giudizio. La debolezza del soggetto femminile incapace di autodeterminazione apparve in molte situazioni il terreno condiviso dagli avvocati difensori e dalle imputate stesse che si autorappresentavano come vittime di circostanze superiori o inconsapevoli dell’atto compiuto. Come ha sottolineato Natalie Zamon Davis, le donne, in quanto “sesso lussurioso, disordinato e instabile”, non sono state ritenute complessivamente responsabili del loro operato. Sono state così assolte più facilmente degli uomini per la stessa condotta, anche se tale condotta era violenta. È pur vero che le donne furono sottoposte a una sorta di “doppio processo”: il riferimento alla dubbia condotta morale e alla trasgressione sessuale delle collaborazioniste fu una costante, costituendo spesso un’aggravante all’accusa. Tuttavia, il giudizio sulla moralità finì, in qualche caso per offuscare o sottovalutare la gravità dei crimini commessi.
La Corte Suprema di Cassazione ha quasi sempre ribaltato le sentenze di condanna in primo grado, mitigando la pena o assolvendo le imputate. Quanto ha pesato “l’amnistia Togliatti” sulla loro scarcerazione? L’ «amnistia Togliatti» – entrata in vigore il 22 giugno 1946 – o meglio, la sua interpretazione estensiva da parte dei giudici, spalancò di fatto le porte del carcere a molte fasciste condannate dalle Corti d’assise straordinarie che già si erano viste ridurre notevolmente la pena dalla Corte di Cassazione. Nei processi celebrati in primo grado o finiti in Cassazione dopo l’entrata in vigore dell’amnistia, la maggior parte delle donne coinvolte anche in gravi fatti di delazione verranno amnistiate, a meno che non fosse provato lo scopo di lucro, “causa ostativa all’applicazione del provvedimento”. Tra riduzioni e condoni furono pochissimi comunque gli anni di carcere. Di fatto, l’amnistia suggellò il fallimento dell’epurazione, e mi trovo d’accordo con Franzinelli nel dire che fu il dispositivo chiave per dare un colpo di spugna alle responsabilità fasciste. [Rosa Mucerino per ecoinformazioni]
Anche a Como L’altra Europa con Tsipras
Formato anche a Como il Comitato locale a sostegno della candidatura di Tsipras alla presidenza della Commissione europea. L’iniziativa parte con l’adesione di 160 persone che nella nostra provincia hanno sottoscritto il documento nazionale. Partecipa attivamente al percorso Sel che ha deciso di sostenere Tsipras nel Congresso e nell’assemblea nazionale del 15 febbraio; per Il Prc e il Pdci si dovrà attendere l’inizio della prossima settimana per sapere se, come è molto probabile, saranno della partita o faranno altre scelte. In ogni caso il comitato operativo di Como, costituito nell’assemblea di martedì 18 febbraio alla Circoscrizione 6, è aperto e rimarrà aperto anche ad adesioni di forze politiche come di singoli cittadini e cittadine che vorranno partecipare in seguito. Prima azione per Tsipras a Como sarà l’incontro con Guido Viale, uno dei sei garanti nazionali della lista, che si svolgerà venerdì 21 febbraio alle 20,45 alla Cascina Masèe di Como-Albate. Intanto la discussa consultazione on line sul simbolo ha premiato quello L’Altra Europa con Tsipras che dopo un restyling sarà reso pubblico nella forma definitiva nei prossimi giorni.
Auser, servizi di aiuto alle persone più fragili
L’associazione ha presentato il rapporto delle attività svolte da Filo d’argento nel 2013. I risultati evidenziano una crescita importante negli ultimi quattro anni dei servizi erogati e degli anziani che ne fanno richiesta; allo stesso tempo essi forniscono un’immagine precisa di una società che ha al suo interno fasce deboli bisognose di protezione. Guarda il report
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Visita a Palazzo Odescalchi
Sabato 22 febbraio alle 17 la sede della Biblioteca comunale, in piazzetta Venosto Lucati, sarà visitabile per una visita guidata (17.15) seguita da una conferenza (17.30/45) sulla storia dell’edificio con gli Andrea Bonavita e Marco Leoni, ultimo appuntamento per festeggiare i 350 di attività.
«Gli architetti Andrea Bonavita e Marco Leoni, che recentemente hanno pubblicato studi sulle residenze Odescalchi nella città e nella provincia di Como, condurranno una breve visita guidata nella Biblioteca comunale, alla ricerca delle tracce dell’antico palazzo appartenuto alla famiglia di papa Innocenzo XI – precisa una nota –. Seguirà una conferenza ospitata in uno degli antichi ambienti della Biblioteca, la sala studio al piano terra: con l’ausilio di proiezioni, verrà illustrata la storia del palazzo, con particolare riferimento alle vicende del XVII secolo, momento di massimo splendore. Lo scopo è ripercorrere la storia di questa importante istituzione culturale comasca, concentrandosi su alcuni snodi e temi principali, quali le preesistenze medievali, gli ampliamenti, la costruzione del portale su via Volta e la descrizione degli ambienti e degli arredi interni, tramandati dagli inventari dell’epoca» (per cenni sulla storia del palazzo clicca qui.
Per informazioni tel. 031.252850, e-mail biblioteca@comune.como.it. [md, ecoinformazioni]
Commercianti in Comune
La maggioranza non biasima Gerosa per le affermazioni antisindacali contro i lavoratori dei trasporti. Finalmente diritti umani con la proposta di cittadinanza simbolica per i bambini e le bambine stranieri/ e.
Ztl e vigili
L’ha fatta da padrone l’allargamento della Ztl nelle preliminari del Consiglio comunale di Como di lunedì 17 febbraio a cui hanno partecipato anche 200 cittadini e commercianti del centro storico. Mario Molteni, Per Como, ha rilanciato l’allarme sui furti nella zona di Como Nord, Andrea Luppi, Pd, ha espresso solidarietà nei confronti di un consigliere di maggioranza assurto all’onore delle cronache per essersi addormentato in aula ricordando il valore di certi interventi e le mancanze dell’attuale Regolamento di cui ha chiesto una pronta revisione.
L’assessora Gisella Introzzi ha quindi preso la parola sulla sostituzione del capo dei vigili comunali per cui ha assicurato: «La massima correttezza dal punto di vista formale». Il piano dell’organico viene rivisto su più ani e uando è stato pensato quello in vigore non si era previsto il pensionamento del dirigente della polizia locale che è stato quindi aggiornato. Per Introzzi si sono seguite le giuste procedure nei tempi previsti e l’idea ventilata da alcuni di prendere una figura già interna all’organico per ricoprire tale ruolo non è praticabile perché vanno prima intraprese altre vie come la mobilità da altri enti locali.
Consulta per i giovani
Insediata l’assemblea è stato surrogato il consigliere di Como civica Ivano Cairoli, dimissionario con Gianni Imperiali e si è ripreso il dibattito sulla Consulta per i giovani proposta dalla maggioranza. Bocciato un emendamento proposta da Francesco Scopelliti, Gruppo misto, la proposta è stata approvata da maggioranza, M5s e Per Como, assenti o uscite dall’aula il resto delle minoranze.
Biasimo Gerosa
All’ordine del giorno ci sarebbe stata quindi una mozione di Adesso Como sull’installazione di Hot Spot in città, ma, assenti i proponenti, andati in piazza Roma con i manifestanti contro la Ztl, la proposta è stata rimandata per poi essere ritirata dai firmatari una volta rientrati in aula. Si è così passati alla mozione di biasimo nei confronti dell’assessora ai Trasporti Daniela Gerosa per le sue affermazioni antisindacali su twitter contro lo sciopero del trasporto pubblico locale del 22 marzo scorso. Il primo firmatario e presentatore Marco Butti, Gruppo misto, ha chiesto il rispetto per i cittadini e i lavoratori di cui uno sciopero è una spia di evidenti difficoltà. «Bisogna sempre avere rispetto per la protesta che le parti sociali vanno affermando» ha concluso. «Cosa sarebbe successo se una affermazione del genere l’avrebbe fatta un esponente di un’altra maggioranza non di sinistra?» ha chiesto Giampiero Ajani, Lega, seguito da Sergio Gaddi, Fi, «ecco il vostro doppiopesismo, se l’avesse detto qualcuno di una qualunque altra Amministrazione sarebbe stato scorticato sulla pubblica via!» «Alla faccia della sinistra! – ha aggiunto Alessandro Rapinese, Adesso Como – Questo è stato un gancio in faccia a una categoria, i sindacati, che si fanno un mazzo tanto». «Il Comune di Como non si merita un assessore che non sa pesare le parole – ha concluso Laura Bordoli, Gruppo misto –. Qui non siamo alla bocciofila o all’asilo infantile» ha precisato rifiutandosi di giustificare e affermazioni per poca esperienza o per la giovane età dell’assessora.
Unico della maggioranza a prendere la parola Luigi Nessi, Paco-Sel, che premettendo di non votare a favore della mozione, ha voluto idealmente dialogare con l’assessora, il contraddittorio non è previsto nel Regolamento, ricordandole il valore dello sciopero, i sacrifici che costa, e il diritto irrinunciabile a lottare per i propri diritti sul lavoro.
Al voto, segreto, la mozione è stata bocciata da 20 voti, la maggioranza, e sostenuta solo da 11, la minoranza.
Mille occhi per la città
Ada Mantovani, Adesso Como, ha così presentato la mozione per l’adesione al protocollo d’intesa Mille occhi per la città, che prevede il coinvolgimento delle agenzie private di vigilanza per il controllo del territorio. Un argomento che ha trovato tutti favorevoli, la mozione è passata all’unanimità. Il sindaco Mario Lucini ha spiegato di avere avuto un incontro con il prefetto, il 15 gennaio scorso, che si sta attivando per metterla in pratica: «Siamo in attesa di una sua chiamata».
Energia
Luca Ceruti, M5s, ha poi presentato una mozione per implementare il Patto dei sindaci per l’energia «già stato sottoscritto dall’amministrazione precedente, ma non è stato fatto nulla per attivarlo», che senza nessun intervento o dichiarazione di voto è stato approvato all’unanimità.
Cittadinanza per bimbi stranieri
L’assemblea ha quindi affrontato la mozione di maggioranza per dare una Cittadinanza simbolica ai minori stranieri. Presentata da Marco Servettini, Amo la mia città, che ha ripercorso l’evoluzione dell’immigrazione in Italia negli ultimi anni e ricordato l’importanza del fenomeno che «cambia il volto fisico e l’anima delle comunità metropolitane» diventando una «componente fondamentale della società italiana» con un grande «contributo allo sviluppo economico e civile del paese». Parole di sostegno sono arrivate dalla maggioranza, ma perplessità sono sorte nell’opposizione. «Nessuna mamma straniera o le insegnanti mi hanno mai fatto la richiesta della cittadinanza – ha ricordato la propria esperienza all’assessorato alle Politiche sociali Anna Veronelli, Fi –. Mi hanno chiesto invece maggiori fondi per i mediatori linguistici». Paura per un effetto discriminante è stata espressa da Ajani: «Una cittadinanza simbolica è peggio che ignorarli». E Enrico Cenetiempo, Gruppo misto, timoroso anche lui di una lettura discriminante, ha chiesto di ritirare la proposta per approntare un documento comune fra maggioranza e minoranze. Data l’ora la seduta è stata poi aggiornata. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
«Garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino»
Questo l’obiettivo di Maroni dopo un incontro con il presidente del Cantone Beltraminelli: «Partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».
«Quello con il presidente ticinese Beltraminelli è stato un incontro molto utile e peraltro già programmato da tempo – ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni sull’incontro avuto a Varese con il presidente del Consiglio di stato della Repubblica e Cantone del Ticino Paolo Beltraminelli in una conversazione con i giornalisti all’inaugurazione del Milan Club “LombarDiablo” al 19° piano di Palazzo Pirelli martedì 18 febbraio –: è stata un’occasione per discutere, scambiarci delle opinioni su quanto successo e sulle iniziative da prendere per garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino, partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».
«Insieme al Canton Ticino vogliamo sviluppare un’iniziativa comune – ha proseguito Maroni –. Per quanto ci riguarda, a tutela dei frontalieri e dei Comuni di confine che ricevono i ristorni; mentre il Canton Ticino deve dare soddisfazione alle richieste che arrivano dai cittadini ticinesi. Sembrano posizioni in contrasto le une con le altre ma il nostro compito è quello di trovare una soluzione che sia utile e soddisfacente sia per noi che per loro. Non è facile ma ci vogliamo riuscire». [md, ecoinformazioni]
Twine – Numero Uno#
Primo esperimento di video-installazione al Museo della seta, in via Castelnuovo 9 a Como, per Silk Reloaded – Como città per la moda, inaugurazione giovedì 20 febbraio alle 18.30, esposta fino al 27 febbraio.
«Per una settimana il museo vivrà una diversa vita, sarà rimaneggiato e “ri-vestito” di nuova pelle – spiega la presentazione dell’evento organizzato da l’Isis Setificio Paolo Carcano, Museo didattico della seta, Fondazione Setificio e Associazione ex allievi del Setificio di Como in collaborazione con Unindustria gruppo filiera tessile, Confartigianato imprese settore moda, Associazione italiana disegnatori tessili e il patrocinio di Comune e Camera di Commercio di Como –. Una vera ri-scoperta di luoghi e oggetti, una re-visione del mondo della seta, dei suoi colori, delle sue luci attraverso gli occhi e l’immaginazione di giovani creativi, gli studenti della scuola Dreamers coordinati dalla scenografa Bettina Colombo e con il coinvolgimento di un gruppo di studenti dell’Isis Setificio Paolo Carcano. Per una settimana – e per la prima volta in assoluto – disegni e tessuti inediti provenienti da nuove donazioni di aziende seriche al Museo della seta saranno esposte al pubblico. Uno spettacolo di colori ambientato su abiti di importanti sartorie… e all’interno degli oggetti e dei macchinari storici esposti al Museo». [md, ecoinformazioni]
Non cambia nulla per il mercato del lavoro ticinese
Dopo il referendum di domenica 9 febbraio il Canton Ticino precisa «le misure collaterali alla libera circolazione delle persone rimangono per ora l’unico strumento a tutela del mercato del lavoro ticinese», almeno fino al 2016.
«A seguito del risultato della votazione federale riguardante l’iniziativa popolare Contro l’immigrazione di massa, il Consiglio di stato ha preso atto della volontà del Consiglio federale di elaborare uno schema d’attuazione delle nuove disposizioni costituzionali entro la fine di giugno e di proporre un progetto di legge entro la fine dell’anno – spiega un comunicato del Consiglio di stato, il Governo, del Canton Ticino –. Quest’ultimo dovrà essere approvato dalle Camere federali e sottostarà ad un referendum facoltativo; pertanto, potrà difficilmente entrare in vigore prima del 2016».
«Il Consiglio di stato attende con interesse l’evolversi dei colloqui esplorativi che il Consiglio federale [il Governo svizzero] avvierà a breve con l’Unione europea in vista dei negoziati sull’Accordo di libera circolazione delle persone (Alcp) – prosegue lo scritto –. Ricorda che, se quest’ultimo dovesse cadere, anche la base legale per le misure collaterali alla libera circolazione verrebbe a mancare (in base all’articolo 15 della legge federale concernente le misure collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi previsti nei contratti normali di lavoro – LDist)».
«Allo stato attuale l’Alcp rimane in vigore e quindi le misure collaterali mantengono tutta la loro importanza – assicura la nota –. In attesa di nuovi sviluppi, il Dfe rinnova il suo impegno a tutela del mercato del lavoro ticinese. Da un lato, tramite la Commissione tripartita, esso continua il monitoraggio del mercato del lavoro, individuando gli abusi e adottando misure d’intervento mirate. Il Tribunale federale, con la propria sentenza del 20 novembre 2013 sui contratti normali di lavoro (Cnl) nell’industria, ha confermato e avvalorato il modello di valutazione del dumping scelto dalla Commissione tripartita. D’altro canto, il Dfe intende portare avanti con forza il suo impegno a livello federale, volto a colmare le lacune normative e a rafforzare le misure collaterali. Il Consiglio di Stato ha trasmesso da tempo le misure di competenza federale contenute nel rapporto Lavoratori frontalieri, fornitori di prestazioni indipendenti esteri e lavoratori distaccati in Ticino al Gruppo di lavoro per le misure collaterali, presieduto dalla Segretaria di stato dell’economia Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch».
«Il Consiglio di stato ha inviato oggi una lettera alla Segreteria di stato dell’economia (Seco) con due proposte aggiuntive – termina il comunicato –. La prima chiede di estendere a tutti i settori il principio della responsabilità solidale nel contesto dei subappalti, mentre la seconda è volta alla creazione di una base legale che permetta di sanzionare il mancato rispetto dell’obbligo d’informazione e di consultazione dei documenti da parte delle Commissione tripartita (di cui all’art 360b, cpv. 5, CO). Il Consiglio di Stato auspica inoltre che il Consiglio federale sostenga la mozione Regazzi 13.4149 volta ad assicurare una più equa partecipazione della Confederazione ai costi della sorveglianza del mercato del lavoro e dei ripetuti interventi della mano pubblica tramite gli strumenti delle misure collaterali». [md, ecoinformazioni]


