Anno: 2017

Como Comune/ Paco-Sel denuncia violazioni dei diritti dei migranti

manomigranteAl Consiglio comunale di Como del 20 febbraio, Celeste Grossi (Paco-Sel), con una dichiarazione preliminare, ha denunciato le violazioni dei diritti umani in città a danno dei migranti ai quali non si riconosce dignità di persona e diritti pur sanciti anche dalla Costituzione italaiana. Con la preliminare Grossi chiede al sindaco Mario Lucini di   «verificare la situazione e, in assenza di provvedimenti positivi, di impegnarsi perché questa non diventi la risposta delle istituzioni alla necessità di accogliere molte più donne e uomini di quanti trovano posto nel Campo governativo di via Regina Teodolinda». (altro…)

Accoglienza in bus

tasferimenti-coattiMentre ancora nessuno spiraglio si apre a livello governativo per provvedimenti che assicurino in Italia il rispetto dei Diritti umani e un’accoglienza giusta e civile e mentre trovano nel Comune di Como difficoltà incomprensibili anche proposte di accoglienza a totale carico di privati (come quella presentata da Como senza frontiere per l’area ex Stecav), sembra che la soluzione scelta sia quella del periodico svuotamento della città dai migranti non accolti dalle istituzioni,  da caricare su autobus che li riporti a Taranto. (altro…)

24 febbraio/ L’Arci s’illumina di Meno

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La direzione nazionale dell’ Arci ha deciso di aderire all’edizione 2017 di M’illumino di Meno, invitando i circoli e le associazioni aderenti, così come i comitati territoriali e regionali, a spegnere tutte le luci e le apparecchiature elettriche dalle ore 17.30 alle 18.30 nella giornata di venerdì 24 febbraio.

Di seguito il comunicato di Caterpillar RadioDue che contiene un appello alla condivisione dell’iniziativa.

«Il 24 febbraio 2017 torna M’illumino di Meno, tredicesima edizione. Insieme a voi in questi anni abbiamo spento i principali monumenti italiani ed europei come gesto simbolico di risparmio energetico. Abbiamo cominciato quando ancora la sensibilità verso i temi ambientali era poco diffusa e dopo 13 anni di campagna la cura del pianeta è diventata sempre più impellente. Le sfide energetiche si rinnovano, così M’illumino di Meno si rinnova grazie alla partecipazione di centinaia di migliaia di sostenitori che si mettono in gioco in prima persona con azioni concrete. Rinnoviamo l’invito a spegnere le piazze, le illuminazioni private e pubbliche il 24 febbraio 2017. Oltre agli spegnimenti quest’anno invitiamo tutti coloro che aderiscono a compiere un gesto di condivisione contro lo spreco di risorse. E’ dimostrato come la più grande dispersione energetica sia causata dallo spreco in tutti ambiti dei nostri consumi: alimentari, trasporti, comunicazione. Per questo Caterpillar invita tutti gli ascoltatori il 24 febbraio a condiVivere: dando un passaggio in auto ai colleghi, organizzando una cena collettiva nel proprio condominio, aprendo la propria rete wireless ai vicini e in generale condividendo le proprie risorse come gesto concreto anti spreco e motore di socialità. Ci rivolgiamo come ogni anno alle istituzioni di tutti i livelli, alle associazioni culturali e a quelle sportive, alle scuole di ogni ordine e grado e soprattutto ai singoli cittadini perché M’illumino di Meno è soprattutto una giornata di festa energetica aperta a tutte le forme di creatività. Quest’anno al mondo della scuola e dell’infanzia proponiamo di giocare a immaginare un supereroe del risparmio energetico e al mondo dello sport di mobilitarsi per il giorno di M’Illumino di Meno organizzando attività sportive di sensibilizzazione perché l’energia più pulita è quella che produciamo noi muovendoci senza inquinare. Negli anni la partecipazione a M’Illumino di Meno è cresciuta in modo straordinario ed è giunto il momento di far diventare questa festa diffusa un appuntamento fisso e riconosciuto: stiamo portando avanti la proposta dell’istituzione della Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili. Non ci resta che augurarvi Buon M’illumino di Meno!» [Caterpillar di RadioDue]

Video/ All’altezza dello sguardo allo Spazio Gloria

gloria-16-febbraioMolte decine di persone hanno partecipato con interesse alla proiezione del video di Claudio e Giulio Fontana All’altezza dello sguardo, che ripropone la storia di questi mesi di accoglienza ai migranti nella città di Como e in particolare nella parrocchia di Rebbio. Como senza frontiere con Arci ecoinformazioni e Arci Xanadù hanno promosso questa serata nella convinzione di quanto sia importante comunicare e capire tutte queste vicende, le storie personali e le dinamiche generali, gli sforzi e i problemi, che hanno fatto da sfondo a questi mesi e che, inevitabilmente, si riproporranno nei prossimi. Già on line tutti i video. (altro…)

Anpi/ Perugino Perugini: mantenere viva la memoria

albate-perugino-2017-01Nel pomeriggio di sabato 18 febbraio, la sezione Anpi di Como, come ogni anno, ha promosso al cimitero di Como-Albate, un ricordo del partigiano Perugino Perugini a ridosso dell’anniversario della sua scomparsa avvenuta il 15 febbraio 2009.

Al saluto del presidente della sezione Nicola Tirapelle, è seguito un breve intervento a cura della sezione letto per l’occasione da Francesco Dalla Mura [leggi qui l’intervento]. L’assessore Marcello Iantorno ha portato i saluti e i ringraziamenti dell’amministrazione comunale, prima di lasciare la parola a Laura Perugini, figlia di Perugino. L’intervento conclusivo è stato come sempre affidato a Renzo Pigni che ha ricordato la sua amicizia con Perugino e che a lui va il grande merito di aver mantenuto in vita l’Anpi a Como con impegno e dedizione per tanti anni.

Prima di ringraziare infine, Tirapelle ha informato i presenti che la sezione Anpi di Como sta portando avanti un lavoro di ricerca storica volto a realizzare una pubblicazione sulla vita di Perugino Perugini, che prevede possa essere pronta entro la fine del 2017.

Presenti alla commemorazione inoltre, i consiglieri comunali Vito De Feudis e Luigi Nessi, il consigliere provinciale Tommaso Fasola, Rosalba Benzoni, una rappresenza del Prc e di Anpi e Arci provinciale. [jl, ecoinformazioni – foto Fabio Cani]

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La lettura del ricordo a cura della sezione Anpi di Como

 

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L’intervento di Laura Perugini

22 febbraio/ Now parte con L’isola

isolacheceCon la consueta prassi partecipativa, parte l’organizzazione  dei principali appuntamenti de L’isola che c’è:  Now festival a  maggio e la Fiera delle relazioni e delle economie solidali di settembre. L’appuntamento è per mercoledì 22 febbraio alle ore 21 a Como, presso la sede dell’Isola che c’ (Coworking Ecofficine Lab) in via Regina Teodolinda 61 (sala al secondo piano) Como. Tutti i dettagli.

Strategie per un mondo nuovo/ migrazioni, sviluppo e strategie tra Africa ed Europa

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Un convegno assai partecipato – in tutti i sensi – quello ospitato dal Teatro Sociale di Como la mattina di sabato 18 febbraio. Curato da Massimiliano Mondelli, moderato dai giornalisti Alessio Brunialti e Andrea Quadroni de La provincia e Michele Luppi de Il settimanale della diocesi, e dedicato alla memoria di Gian Paolo Calchi Novati, grande esperto di storia del colonialismo recentemente scomparso, Strategie per un mondo nuovo.  Prospettive di gestione dei flussi migratori provenienti dall’Africa ha inteso offrire ad abitanti, istituzioni e associazioni di Como una visione ragionata del fenomeno migratorio di provenienza africana e di destinazione europea, dato che proprio dall’Africa proviene la maggior parte delle persone che hanno raggiunto la città negli ultimi sei mesi, attivando la cittadinanza nell’ormai noto sistema d’accoglienza (in parte) spontanea e trasversale che è stato più volte citato come esempio positivo. Già on line tutti i video.

Hanno aperto l’incontro tre rappresentanti politici – Chiara Braga, deputata e responsabile nazionale Ambiente Pd, Bruno Corda, prefetto di Como, e il sindaco della città Mario Lucini, affiancati da Barbara Pozzo, professora di Diritto privato comparato presso l’Università degli studi dell’Insubria. Sono stati riconosciuti i meriti della “bella Como” nell’allestire e coordinare un’ accoglienza strutturata, che superasse una logica “emergenziale” per offrire ai migranti mezzi concreti di integrazione in loco, mentre l’Italia si distingue per un carico di responsabilità e un atteggiamento costruttivo che pochi altri paesi europei si sono assunti. Corda ha osservato che nessuno degli enti e delle persone coinvolte ha negato il proprio contributo, scongiurando così il rischio di un’esacerbazione della tensione associata, sia pure irrazionalmente, ai “migranti”(una definizione che il prefetto evita in quanto irrispettosa dell’aspetto individuale).

Unitamente alla cittadinanza, alla politica e al terzo settore, è intervenuto alla gestione dell’accoglienza un quarto grande attore: il settore accademico, per definizione legato all’avanguardia, al progresso e, in generale, al miglioramento della condizione umana per mezzo della conoscenza. Proprio quest’ultima, ha sottolineato Lucini, permette di affrontare gli inevitabili cambiamenti sociali con atteggiamento positivo e innovatore, traslando in un più ampio contesto esperienze e insegnamenti maturati a livello locale. Scuole e università hanno la funzione di aprire la strada al cambiamento e gettarne le basi: per fare ciò, è impensabile che insistano nell’isolarsi dalla realtà materiale senza interagire con essa.

Precisamente dall’ambiente universitario appartiene una parte significativa degli ospiti del convegno (Fabio Rugge, rettore dell’Università di Pavia, e Gian Battista Parigi, professore di Chirurgia Pediatrica presso lo stesso ateneo, non hanno potuto presenziare fisicamente, intervenendo però “in differita” con un messaggio scritto e una registrazione), nel tentativo di “decostruire” il fenomeno migratorio afro-europeo.
Per ammissione di  Paolo Sannella, presidente del Centro relazioni con l’Africa della Società geografica italiana e già ambasciatore italiano in Costa d’Avorio e Angola, “la migrazione è un tema difficile”, per la sua complessità irriducibile. Trovare una soluzione adeguata a essa non è e non può essere semplice, ma resta comunque un’urgenza.
Sannella ha ricordato come alla base delle migrazioni di africani e africane verso l’Europa stiano cambiamenti di segno positivo: un rapidissimo aumento demografico determinato da un miglioramento delle condizioni di vita, l’abbondanza di risorse reali o potenziali nel continente africano, tra cui, se non soprattutto, quella umana, complementare all’inarrestabile invecchiamento della popolazione europea. Il problema non sta, dunque, nella dotazione di risorse, ma nella gestione e distribuzione di esse, in larga parte per effetto della colonizzazione europea. Per “dovere morale” storico, ma anche per interesse reciproco, l’Europa dovrebbe cooperare con l’Africa in ognuna delle fasi della migrazione: non soltanto nell’accoglienza, cioè, ma anche nell’ambito della cooperazione e dello sviluppo nei paesi d’origine dei migranti, a cui approcciarsi con atteggiamento paritetico, restituendo agli africani il ruolo di architetti e protagonisti del cambiamento. Per rendere più armoniosi ed efficaci i rapporti tra il Nord e il Sud del Mediterraneo, è altrettanto necessario che la società europea sia disposta a rimettersi in discussione, accogliendo trasformazioni inevitabili, ma non necessariamente fatali o sconvolgenti. Del resto, prima di questa nuova ondata xenofobica, l’Europa ha già conosciuto e consentito diversi casi di inclusione positiva, come nel caso della fortunata commistione tra la comunità capoverdiana e la società italiana, citata da Manuel Amante Da Rosa, ambasciatore di Capo Verde in Italia e responsabile Commissione degli affari migratori per il gruppo degli ambasciatori africani accreditati e residenti in Italia.

Tale esempio non è casuale, perché la vicinanza linguistica e i comuni valori cattolici rivelano quanto, molto spesso, la distanza che ci separa dagli altri sia più percepita che reale, e di come sia dunque possibile cooperare “simmetricamente” per convergere a soluzioni da cui ognuna delle parti possa trarre beneficio. In quest’ottica, la cooperazione non è da intendersi come spesa a perdere, bensì come investimento sul lungo periodo – ha affermato Jean-Léonard Touadi, titolare della cattedra di Geografia dello sviluppo in Africa dell’ateneo di Roma Tor Vergata -, coinvolgendo il settore della formazione e permettendo un’interazione continua tra operatori pubblici e privati, locali e “d’importazione”, nello scenario di un mondo sempre più interconnesso in cui le somiglianze sono più delle differenze, e in cui si possa trarre vantaggio bilaterale anche (soprattutto?) da queste ultime.

Certo è sbagliato, e nocivo, ignorare le criticità politiche, economiche, sociali nei rapporti tra Europa ed Africa. A parte la questione della xenofobia e la retorica dell’emergenza, tanto più preoccupanti quanto più si fa caso alle loro illogiche premesse, resta il dato di fatto di una distribuzione asimmetrica delle risorse, con le conflittualità che ne derivano. Per evitare ulteriori sbilanciamenti aggravati da una corruzione spesso endemica, ha argomentato Alberto Majocchi (già professore di Scienza delle finanze a Pavia), è opportuno evitare finanziamenti diretti, formando, in Europa, specialisti che possano applicare le conoscenze acquisite alla realtà dei paesi d’origine, creando condizioni favorevoli agli investimenti. Anche Anna Rita Calabrò, in cattedra presso il dipartimento pavese di Sociologia, si è detta favorevole a un’apertura delle università a giovani migranti di talento, perché possano investire le competenze acquisite per migliorare la realtà di provenienza.

Non bisogna tuttavia ridurre il contributo scientifico a un'”inversione di tendenza” dei flussi migratori, orientata allo sviluppo “anziché” all’inclusione. Lino Panzeri, professore di Diritto delle migrazioni presso Uninsubria, ha ricordato l’importanza degli enti locali come “laboratori di convivenza”, in cui il concetto stesso di cittadinanza è trasformato dai cambiamenti in atto nella società, compreso l’arrivo di nuovi soggetti che interagiscono con la comunità autoctona. A Como, per esempio, l’Università dell’Insubria sta offrendo agli studenti del corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale di affiancare operatori dell’accoglienza presso il centro di accoglienza di via Regina Teodolinda; più in generale, la risposta data dalla città all’arrivo di nuovi e voluminosi flussi migratori conferma che la spinta a migliori modelli d’accoglienza passa dal locale per arrivare, forse, al nazionale e al comunitario. L’emanazione di leggi a partire dai primi anni Ottanta in Italia e interventi mirati della Corte costituzionale hanno riconosciuto, ex-post, l’effettivo protagonismo dei comuni nel superare la concezione delle migrazioni come mera questione di ordine pubblico.
E del resto, ha sottolineato Luca Deidda, che è intervenuto dall’Università degli studi di Sassari di cui è prorettore e dove insegna Economia, come possono trarre vantaggio i migranti dall’inclusione nella società ospite, ne può trarre vantaggio quest’ultima. C’è di più: Deidda ha affermato che le migrazioni “devono” essere compatibili con la possibilità dell’inclusione sociale, e gli istituti di formazione possono contribuire a creare tale compatibilità. L’esperienza di Deidda, prorettore e docente presso un ateneo di dimensioni relativamente piccole, in una regione poco popolosa  e “anziana” quale è la Sardegna, ben dimostra la “complementarietà” tra gli ospitanti e gli ospitati. Peraltro, incentivare l’accoglienza integrata alla formazione universitaria potrebbe spianare la strada per un percorso educativo finalizzato a un’accoglienza “a tutto tondo”, comprensiva dell’aspetto “inclusivo” e di quello più legato alla sicurezza.

Per ultima, ha preso parola Elly Schlein, europarlamentare Possibile. Schlein ha constatato che l’obiettivo europeo di un sistema d’asilo comune (ed efficace) non ha, ad oggi, portato a risultati concreti. A un anno e mezzo dall’approvazione in sede di Consiglio europeo di una distribuzione ponderata di 160 000 rifugiati tra i 28 Stati dell’Unione, soltanto 12 000 sono stati effettivamente riassegnati, alleviando l’onere dell’Italia e di altri cinque paesi che, da soli, si fanno carico dell’accoglienza dell’80% dei richiedenti asilo in Europa, complice il sistema messo in piedi dagli accordi di Dublino, che attribuisce tale responsabilità al “primo paese d’arrivo” (il significato ultimo di tale espressione rimane ambiguo); per non parlare del fatto che l’86% dei rifugiati mondiali è effettivamente ospitato in Paesi in via di sviluppo. Procede, al contrario, il processo di “esternalizzazione” dei controlli di frontiera, rendendo l’accoglienza europea esclusiva più che inclusiva, benché  migranti e rifugiati in arrivo in Europa costituiscano una percentuale minima della popolazione complessiva dell’Unione. Accordi di reinsediamento o rimpatrio come quello, assai controverso, siglato con la Turchia sono presi in considerazione anche per paesi tutt’altro che sicuri, mentre le frontiere esterne della “fortezza Europa” in disgregazione  – le isole greche, i Balcani, le coste e i confini italiani – si trasformano in “bacini di raccolta” per un numero di migranti e richiedenti asilo che, pur gestibili in una dimensione comunitaria, certo non lo sono a livello locale. Si è detta scettica, Schlein, riguardo al New Migration Compact per come esso si presenta, privo com’è di coerenza rispetto alla cooperazione finalizzata allo sviluppo. L’Unione Europea sembra dare con una mano ciò che toglie con l’altra, considerando che i 1000 miliardi di dollari persi in cinquant’anni di evasione ed elusione fiscale equivalgono ai fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo (come riportato da uno studio dell’African Union). E se manca la volontà di collaborare nell’includere migranti, richiedenti asilo e rifugiati, sembra esserci un consenso assai robusto per quanto riguarda l’esclusione degli stessi. In altre parole, una politica comune di asilo sembra raggiungibile in Europa a condizione di eliminarne, a priori, la materia prima.

Un dibattito così ricco di interventi e spunti di riflessione ha dunque trovato un fil rouge nel coinvolgimento del settore educativo dei paesi d’arrivo che sia finalizzato a creare migliori condizioni d’inclusione e maggior efficienza economica sul posto, da un lato, e intervenire nei paesi d’origine affinché migrare possa essere una scelta, prima che una necessità materiale, dall’altro. Questo comporterà un’azione sinergica, orizzontale, che mostri, nella logica come nei fatti, il reciproco vantaggio dell’accoglienza “qui” e dello sviluppo “lì”. Che smentisca le false premesse su cui si basa il discorso protezionista e xenofobo, che incontra ampi consensi nell’epoca dei “fatti alternativi” e di politiche di frontiera draconiane, e rispetto al quale gli immigrati di seconda generazione sono particolarmente a rischio. Che richieda, come ogni investimento, delle spese iniziali in previsione di futuri e reciproci guadagni, ma  che, come ogni investimento assennato, si attenga a una strategia condivisa e non perda mai di vista gli obiettivi comuni. [Alida Franchi, ecoinformazioni – foto di Enzo Mangalaviti, ecoinformazioni].

Guarda tutte le foto di Enzo Mangalaviti

Già on line sul canale di ecoinformazioni  i video di tutti gli interventi.

Leggi qui il documento finale della conferenza.

Prc/ Non rendere inaccessibile parte della città

logo prcIl Prc comasco con Stefano Rognoni e Fabrizio Baggi  contesta la decisione del Comune di Como di non permettere anche ai soggetti con disabilità di accedere con l’auto in parte della città. Leggi nelle seguito il comunicato del Prc. (altro…)

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