Dal 28 novembre/ Ricomincia la Scuola di Pace

«Il 28 novembre prenderà il via la quarta edizione della Scuola di Pace che, come per gli scorsi anni si realizza grazie alla collaborazione di diverse realtà locali: Arci, Asylum, Como Senza Frontiere, Coordinamento Comasco per la Pace, Oratorio di Rebbio, Scuola Diritti Umani “Moreno Locatelli”.
(Per le iscrizioni, che si chiudono il 20 novembre, contattare scuoladipacecom@gmail.com).


Per introdurre i lavori di quest’anno riportiamo la prima parte di un articolo, Suoni per una scuola di pace, pubblicato da Musicheria che ripercorre la nascita e le finalità della scuola.


Il 14 e 15 gennaio 2023 si è tenuto a Como il Forum provinciale per la pace e contro la guerra a cui hanno partecipato più di 30 associazioni del territorio. Uno dei gruppi di lavoro in cui sono state articolate la giornate ha avuto come tematica: Educazione alla Pace e controinformazione.
Scopo del gruppo era mettere in rete persone che operavano nell’ambito dell’educazione e dell’informazione per arrivare a proposte operative da realizzare sul territorio.
Una delle proposte scaturite dalla discussione e dal confronto è stata quella di organizzare una Scuola di Pace indirizzata non a studenti (sul territorio c’erano già proposte in questo senso), ma a chi opera nel campo dell’educazione: insegnanti, educatori ed educatrici, operatori ed operatrici.

Il Coordinamento Comasco per la Pace, Como Senza Frontiere e l’Arci hanno quindi dato vita a un progetto di scuola che avesse al centro le modalità di relazione più che i contenuti, nella convinzione che non serva parlare di pace, di diritti umani e di tematiche ad essi collegate, se non lo si fa con modalità di pace e che sia perciò essenziale associare all’approfondimento di tematiche specifiche l’acquisizione di modalità nonviolente da applicare quotidianamente nelle relazioni interpersonali.
Una scuola che fosse basata sulla consapevolezza che educare alla pace vuol dire occuparsi delle relazioni, educare al confronto tra idee diverse, sviluppare la capacità di gestire i conflitti, mettersi in gioco in prima persona nella relazione educativa, in un processo di scambio reciproco e di crescita.
Troppo spesso modalità di tipo trasmissivo e autoritario (adottate purtroppo spesso anche su tematiche
relative alla pace) impediscono lo sviluppo di un pensiero autonomo e non tengono conto di chi si ha di
fronte, ignorandone bisogni e desideri.
La sfida era dimostrare che, viceversa, si può educare alla pace affrontando qualsiasi argomento quando al
centro si mette la persona nella sua interezza di corpo, affettività e pensiero.

Da queste premesse nell’ottobre 2023 è cominciata l’avventura della Scuola di Pace che, nel suo primo anno, ha visto Monica Lanfranco e Raffaele Mantegazza gestire cinque incontri incentrati su Il linguaggio
e la comunicazione e La gestione dei conflitti. L’idea che ha sotteso i lavori è stata la frase di Amrita Pritam: «Pace non è solo assenza di guerra, ma è dove la vita fiorisce».
Il gruppo di lavoro, costituito da una trentina di persone di diverse età e professioni, ha partecipato con molta disponibilità ed entusiasmo e ha contribuito alla programmazione della prosecuzione nell’anno
successivo.
Nel 2024-25 la frase conduttrice è stata: «Tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere» di Christa Wolf e
i lavori sono stati articolati in due parti. I primi tre incontri in collaborazione con la Casa della Pace di Milano, sono stati gestiti da Mercedes Mas Solé su Trasformazione dei conflitti e comunicazione
nonviolenta
. La seconda parte è stata dedicata al Decolonizzare le menti con Rahel Sereke e Rachele Borghi e ha previsto un ultimo incontro incentrato sulle opportunità che i linguaggi artistici possono fornire nel campo dell’educazione alla pace. In particolare sono stati proposti il linguaggio fotografico da Alle Bonicalzi e il linguaggio musicale da Mariateresa Lietti.
L’interesse mostrato dal gruppo, soprattutto per l’aspetto musicale, ha portato alla decisione di proseguire
questo argomento nell’anno successivo.

Nel 2025-26, sostenuti dalla frase «Non c’è via per la Pace, la Pace è la via» di Thich Nhat Hanh , a fianco
di tematiche quali Pregiudizi, stereotipi e altre bestie feroci (tre incontri con Mercedes Mas Solé), Azioni e relazioni per la crescita di una cultura di pace (un incontro Martina Pignatti), La comunicazione nonviolenta: non un metodo ma una diversa visione (un incontro con Marco Bertaglia) si è quindi
aggiunto un incontro su: Suoni di pace: risonanze e armonie per superare i conflitti, condotto da Roberta
Pestalozza e Luca Delmastro.
L’incontro, scaturito dalle riflessioni di un gruppo di lavoro che si è nel frattempo costituito in
collaborazione col Centro Studi Maurizio Di Benedetto, ha avuto alla base la convinzione che la musica può offrire interessanti spunti per creare una cultura di pace perché richiede ascolto attento di sé, degli altri e dell’ambiente; perché è possibile far dialogare tra loro musiche che appaiono lontanissime, trovando dei terreni comuni in cui si valorizzano le loro diversità e si rafforzano a vicenda, senza sopraffarsi o escludersi; perché coinvolge profondamente tutta la persona nella sua interezza di emozione, corpo e mente; perché richiede tempo, spazio, profondità, relazione, realizzando pienamente l’auspicio di Alexander Langer – grande intellettuale e pacifista – che riferendosi alle parole del barone de Coubertin, assunte come motto delle olimpiadi, dice: « Citius più veloce, Altius più alto, Fortius più forte: queste parole sono la quintessenza della nostra civiltà: sforzatevi di essere più veloci, di arrivare più in alto e di essere più forti. Io vi propongo Lentius più lento, Profundius più in profondità e Soavius più dolcemente.
Con questo motto non si vince nessuna battaglia frontale, però si ha il fiato più lungo» (Alexander Langer,
Il viaggiatore leggero, Sellerio, Palermo 1996, p. 329).

E tutto questo è risultato evidente nel corso dell’incontro all’interno del quale le persone partecipanti hanno accolto con disponibilità le attività proposte, mettendosi in gioco con entusiasmo ed energia e
manifestando, anche successivamente, la volontà di una prosecuzione delle attività.
In quest’ottica è stata quindi programmata l’attività per l’anno 2026-2027 che prevede un primo modulo con un incontro a novembre con Mercedes Mas Solé, della Casa della Pace di Milano, che affronterà il tema della relazione tra nonviolenza attiva e consumo critico.
Proseguirà poi in un fine settimana di gennaio con Martina Pignatti, esperta di Peace building e componente dei Corpi Civili di Pace, che indirizzerà il lavoro verso un’analisi del conflitto come pietra angolare per costruire la pace e fornirà spunti per una trasformazione del conflitto stesso con tecniche nonviolente.
Il secondo modulo invece – in collaborazione col gruppo Musica e Pace e la collaborazione del Centro Studi Maurizio Di Benedetto e Musicheria – comprende due incontri a febbraio e marzo con Roberta Pestalozza che proseguirà l’esperienza iniziata lo scorso anno focalizzandosi su come la musica può contrastare la violenza crescente a tutti i livelli». [Mariateresa Lietti, Scuola di pace]

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