Sara Sostini

Anpi Como/ Dongo antifascista

Appellandosi ai valori antifascisti nella vita politica e civile contenuti nella Costituzione, le sezioni Anpi della provincia di Como, di Dongo e del Lario occidentale invitano alla sottoscrizione dell’appello per chiedere alle istituzioni di non autorizzare le manifestazioni dichiaratamente fasciste che si svolgono ogni anno a Dongo e Giulino di Mezzegra. È possibile aderire inviando via mail all’indirizzo anpi.dongo@gmail.com un messaggio con nome, cognome, data di nascita e residenza e scrivendo nel testo, ad esempio, «sottoscrivo l’appello di Anpi Dongo affinché non venga più autorizzata alcuna manifestazione di chiaro stampo fascista, né a Dongo né a Mezzegra».

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Pd/ Un muro tra lago e città

«Ho ricevuto numerose segnalazioni di cittadini che hanno assistito alla demolizione della scalinata a ventaglio vicino all’ex passeggiata Zambrotta. Molti sono preoccupati che questa non venga ricostruita ma, anzi, che si venga a creare un vero e proprio muro tra città e lago la cui sponda sarà inaccessibile dopo l’intervento di Regione Lombardia, tramite Aria Spa. La stessa azienda che è stata azzerata per il caos vaccinazioni passa alle Paratie e ci “regala” un altro bel pasticcio. È giusto ricordare che un progetto precedente prevedeva di demolire e ricostruire la scalinata per mantenere lungolago e sponda collegati. I recenti interventi andranno sicuramente a scapito dei cittadini e dei turisti che potranno guardare il lago di Como solo dall’alto, dietro a un parapetto» dichiara Patrizia Lissi, consigliera comunale del Partito Democratico di Como.

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18 aprile/ Assopace Palestina/ Ricordando Vik

«Sono ormai trascorsi 10 anni dalla tragica scomparsa di Vittorio Arrigoni, assassinato a Gaza nell’aprile 2011. La sezione valtellinese di AssopacePalestina intende promuovere una iniziativa, che sarà ovviamente online (in diretta sulle pagine facebook e youtube dell’associazione) domenica 18 aprile alle 17,00, per offrire l’opportunità di soffermarsi sulla vita di Vittorio: la sua testimonianza di attivista per i diritti umani in diverse parti del mondo, e poi in Palestina e a Gaza come attivista dell’International Solidarity Movement, la sua attività di reporter, preziosissima nel 2008 quando a Gaza non era rimasto nessun giornalista occidentale a descrivere gli orrori di Piombo Fuso.

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Mai più a ferro e fuoco

In occasione dell’ottantesimo anniversario dell’invasione della Jugoslavia da parte dell’esercito italo-tedesco è stata allestita la mostra A ferro e fuoco. L’occupazione italiana della Jugoslavia 1941-43, visitabile online a questo indirizzo e curata dall’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea del Friuli Venezia Giulia.
«Quando le fonti gridano, è bene che gli storici parlino sottovoce»: le foto contenute, insieme con le testimonianze audio e video, raccontano da sole con la spietata, indifferente realtà dei reperti una pagina di storia con cui è difficile fare i conti. Difficile, ma necessario, ed ecco perchè ad essa si affianca un appello, riportato di seguito, indirizzato presidenza della Repubblica, alla presidenza del Consiglio dei ministri, al Senato della Repubblica, alla Camera dei deputati, al Ministero della difesa e al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con cui una serie di enti italiani, sloveni e croati chiedono alle istituzioni il riconoscimento dei crimini fascisti di quegli anni. Perchè, come si legge sempre nell’introduzione «di quel vortice di violenza, le truppe italiane di stanza nei territori annessi o occupati, non furono semplici spettatrici, ma protagoniste. Si tratta di una delle pagine più buie della nostra storia nazionale, con pochissimi lampi di luce. Per questo è poco conosciuta e si è preferito dimenticarla.
Altri Paesi, come la Germania, hanno mostrato più coraggio nel fare i conti con il proprio passato oscuro. Oggi, dopo ottanta anni, speriamo che finalmente sia venuto il momento giusto».

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10 aprile/ Curiamo il pianeta

«Non ci serve un Recovery plan centrato sui profitti dei soliti noti. Per questo la Società della Cura, convergenza cui aderiscono – ad oggi – oltre 1800 aderenti collettivi e individuali in tutta Italia, presenta il suo Recovery PlanET: il piano per una ripresa centrata sull’uguaglianza di genere, i diritti delle persone e dell’ambiente in oltre 20 piazze di tutta Italia.

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Circolo Ilaria Alpi/ La gestione idrica fa acqua

Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria Alpi, pone l’accento sulla necessità di una gestione migliore, più lungimirante ed unitaria dell’acqua come risorsa territoriale: avere una visione completa della connessione reciproca tra consumo umano ed impatto sull’ecosistema aiuterebbe – molto più delle paratie – a migliorarne il rapporto, la cura e l’efficacia.

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Luigi Nessi/ Disordine e abbandono al Cimitero di Camerlata

Luigi Nessi racconta, con un tocco delicato e accorato, una passeggiata riflessiva nel cimitero di Camerlata: accanto al saluto, raccolto e silenzioso, di qualche affetto o di memorie passate, descrive lo stato di degrado e incuria del luogo pubblico invitando cittadinanza ed istituzioni a prendersene cura. Nessi invita a firmare la petizione di Luca Michelini.

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Cgil/ Abbracciarsi (in pvc)/ L’Arci ringrazia

L’Arci di Como ringrazia la Cgil. Le stanze degli abbracci avrebbero dovuto esserci in tutti gli ospedali. Togliere a chiunque il diritto all’amore dei cari o metterlo in competizione con la probabilità di ucciderli è stata una delle cose più orribili di questi tempi. Grazie Spi, grazie Cgil per un’azione di civismo attivo e di civiltà. Chi sottolinea che l’abbraccio vero è altra cosa dice un’inutile ovvietà. Come sappiamo che i cellulari e skype hanno in tanti casi offerto l’unica via di contatto tra le persone gravissime e i loro cari, così anche le stanze degli abbracci sono un contributo affettuoso, importante e necessario in un momento terribile. Certamente salvano vite di malati che si sarebbero lasciati morire senza. Non capirlo e osservare che  i contatti mediati sono meno profondi di quelli reali non ha senso. Meglio poco che nulla. E, spesso, il poco può salvare tanti/e da una profondissima infelicità. Mortale. [Gianpaolo Rosso, presidente Arci Como]

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