Circolo Ilaria Alpi/ La gestione idrica fa acqua

Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria Alpi, pone l’accento sulla necessità di una gestione migliore, più lungimirante ed unitaria dell’acqua come risorsa territoriale: avere una visione completa della connessione reciproca tra consumo umano ed impatto sull’ecosistema aiuterebbe – molto più delle paratie – a migliorarne il rapporto, la cura e l’efficacia.

«In queste ultime settimane assistiamo al drastico abbassamento del livello delle acque del lago di Como. Argomento di grande rilevanza, strettamente legato al tema dei cambiamenti climatici. Ma soprattutto connesso alla gestione della risorsa idrica nel suo complesso. Stiamo parlando del ciclo dell’acqua, che va dalle sorgenti – ubicate perlopiù sulle pendici montane – , passando per fiumi e laghi, con – nel mezzo – i vari utilizzi e prelievi da parte dell’uomo. Ebbene, per affrontare correttamente il tema del livello del Lario, occorre ragionare in termini di visione complessiva del ciclo idrico, ovvero tenere conto dei diversi aspetti, dentro i quali la disponibilità delle risorse idriche per i vari usi “umani” rappresenta solo una parte del problema, che invece deve tenere al centro dell’attenzione anzitutto l’ecosistema, ovvero la natura e l’ambiente.
Nell’affrontare il problema e nell’individuare le soluzioni, bisogna quindi saper contemperare le varie esigenze, della natura e dell’uomo. Per prima cosa occorre mantenere il corretto (e sufficiente) deflusso vitale per i fiumi e per il lago stesso, che garantisca la vita acquatica, oltre che la tenuta degli argini naturali. In mezzo a questo ci sono gli utilizzi umani, che vanno dalla produzione idroelettrica, ai prelievi per gli usi civili e produttivi, fino agli usi agricoli.

La gestione del ciclo idrico oggi è, purtroppo, suddivisa tra troppi enti: quello che servirebbe è invece un organismo unico, totalmente pubblico, che governi il ciclo delle acque con una visione complessiva che, come detto, tenga conto in termini prioritari delle esigenze dell’ecosistema e dei consumi ad uso civile (disponibilità di acqua potabile). In subordine quindi vanno considerati gli utilizzi legati alla produzione idroelettrica (livelli dei bacini montani). Allo stesso modo, per gli usi agricoli occorre anzitutto mettere in campo sistemi irrigui più efficienti, che riducano il più possibile il consumo di acqua. Questo anche per evitare che l’agricoltura resti in balia del clima, che negli ultimi decenni ha visto sempre più la contrapposizione tra periodi di forte siccità e fenomeni di intense piogge (definite erroneamente “bombe d’acqua”).

Serve quindi un organismo di governo che sappia “leggere”, in maniera lungimirante, i cambiamenti climatici, allo scopo di mitigarne gli effetti sull’ecosistema e di programmare gli eventuali interventi legati alla disponibilità delle risorse idriche.
Esattamente il contrario di quanto è stato fatto dai vari enti coinvolti nella vicenda delle paratie di Como, lo sciagurato e pessimo progetto, nato per contenere le piene del lago – sulla scia degli eventi alluvionali che hanno interessato la Valtellina nel 1987 – e finito poi nei meandri della peggior programmazione e gestione!». [Roberto Fumagalli, Circolo Ambiente Ilaria Alpi]

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