Il Consiglio comunale di Como del 2 dicembre 2009

Il sindaco ha ascoltato stizzito le obiezioni delle minoranze al suo operato sulla Ticosa, mentre i rapporti con Multi diventano sempre più tesi. Seduta speciale sull’affaire Ticosa in diretta su Etv, come per le paratie, mercoledì 2 dicembre.

Approntata la Sala stemmi per permettere la visione in diretta del Consiglio, negli stacchi pubblicitari questa volta era mantenuto l’audio del dibattimento, pochissimi cittadini comaschi si sono presentati all’appuntamento solo una quindicina. Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, ha ribadito la mancanza di una adeguata rete fognaria in città che solo in parte convoglia i reflui al depuratore, mentre Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto nuovamente la nomina di un rappresentante in Agenda 21 e la convocazione della Commissione biblioteca. «Il popolo svizzero si è dimostrato saggio, prudente e lungimirante – ha dichiarato Giampiero Ajani, Lega, riferendosi al referendum che ha proibito i minareti nella Confederazione – ha assestato un colpo all’espansione islamica». Iniziato il consiglio Mario Lucini, Pd, ha dipanato le vicende che hanno riguardato l’ex Tintoria comense negli ultimi vent’anni dalla chiusura nel 1980, con il conseguente acquisto da parte di Palazzo Cernezzi due anni dopo, sino ad oggi. Particolare attenzione sulle vicende della bonifica, non ancora iniziata, con le richieste di Multi di un piano più preciso per ricevere il terreno senza ulteriore bonifiche da fare. Lucini ha stigmatizzato poi i procedimenti «una delibera derubricata, non si era mai sentita. Le delibere si revocano, così non si sa cosa c’era scritto» e la lettera secretata «Se non si chiuderà il contratto con Multi il Comune sarà costretto a rimborsarle i costi della demolizione e dello smaltimento». «Dall’82, quando è stata acquisita dal Comune al ’94 non è stato fatto nulla e la Ticosa è diventata il simbolo, la metafora, dell’immobilismo – ha affermato Lucini – ora, dopo l’abbattimento dello Shed e del corpo C e i toni trionfalistici ci troviamo che dal ’94, Giunta Botta, ad ora sono passati 15, più di quel primo lasso di tempo. «Per la seconda volta deve essere la minoranza a spiegare ai cittadini cosa succede in città perché voi non ne siete capaci» ha sottolineato con forza Bruno Saladino, Pd. Gli altri consiglieri di opposizione hanno ripercorso le inefficienze e le mancanze dell’attuale Giunta comunale; «siete al Governo in città da 17 anni, in Regione da 15 e in provincia da 7», Luca Gaffuri, Pd, arrivando a chiedere con Mario Molteni, Per Como, «le dimissioni subito e andare al voto!». Per il sindaco salvo qualche piccolo intoppo tutto sta invece procedendo regolarmente. Anche se i toni dell’ultima lettera inviata a Multi, resa nota solo durante la serata sono piuttosto tesi e vi si minaccia: «salvo successivi nuovi e diversi accadimenti da parteciparsi entro breve termine, riteniamo di dover prender atto dell’insanabile divergenza attualmente esistente tra questa Amministrazione comunale e Multi Investment B.V. in merito all’esecuzione del preliminare del 3 agosto 2006, e comunichiamo che, atteso il Vostro comportamento pretestuosamente inadempiente, procederemo all’escussione della fideiussione, così come previsto all’art. 10 del preliminare di che trattasi». «Nel 2007 si voleva fare una Stu – ha quindi aggiunto il sindaco – e noi l’abbiamo impedito, perché è una cosa molto statalista e molto di sinistra, guardate Bagnoli. Le Giunte rosse come quelle di Firenze si sono bloccate. Si tratta di chiacchere». Affermazioni che per il tono e l’attacco strumentale alla “rossa” sinistra hanno esacerbato gli animi. Dopo vari interventi dei consiglieri di minoranza, soli due quelli di maggioranza oltre al sindaco, uno del capogruppo Pdl Butti, la serata, prolungatasi ad oltranza oltre l mezzanotte si è conclusa senza neanche una votazione, dato che si trattava solo della presentazione di un documento non vincolante.

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