Letterature

27 gennaio/ Disarmo

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Venerdì 27 gennaio, alla Sala Recchi di via Lambertenghi 41 a Como alle 18, Giuseppe De Mola, presente fin dai primi giorni dell’”emergenza migranti”, quando Medici senza frontiere ha cominciato a operare nel nostro territorio e curatore del rapporto Fuori campo, sugli insediamenti informali di migranti in contesti urbani, rurali e di frontiera, presenta il suo libro, Disarmo [ed. Seb27, 2016, 152 pagg., 14 euro] , in cui più storie si intrecciano o si sfiorano in un’Africa sconvolta dalla violenza incontrollabile di tutti contro tutti. (altro…)

20 gennaio/ Alexarnder Langer. Una buona politica per riparare il mondo

pianoterra-langerAssociazione in viaggio e Coordinamento comasco per la pace, promuovono venerdì 20 gennaio alle 18 alla sala Pianoterra di via L. Leoni a Menaggio un incontro con Marzio Marzorati che presenterà il libro: Alexarnder Langer. Una buona politica per riparare il mondo [2016, ed. La biblioteca del cigno, 250p., 10 euro]. Il volume è stato curato da Marzio Marzorati e Mao Valpiana.

Alex Langer, è nato a Sterzing/Vipiteno, in Alto Adige/Südtirol, il 22 febbraio 1946. Giornalista, traduttore, insegnante, collabora fin da giovanissimo con diverse riviste, associazioni, iniziative civiche. Dal 1978 viene eletto per tre legislature in Consiglio provinciale di Bolzano nella lista Neue Linke/Nuova sinistra prima e in quella Verde Alternativa dal 1988. Negli anni ‘80 è fra i promotori del movimento politico dei Verdi in Italia e in Europa. Eletto deputato al Parlamento europeo nel 1989 diventa primo presidente del neo-costituito Gruppo Verde. S’impegna soprattutto per una politica estera di pace, per relazioni più giuste Nord-Sud ed Est/Ovest, per la conversione ecologica della società, dell’economia e degli stili di vita. Dopo la caduta del muro di Berlino aumenta il suo impegno per contrastare i contrapposti nazionalismi, sostenendo le forze di conciliazione interetnica nei territori dell’ex-Jugoslavia. Con il Verona Forum offre un tavolo di dialogo a centinaia di militanti della convivenza che si riuniscono in diverse città europee. In occasione dei censimenti del 1981 e 1991 Alexander Langer, di madre lingua tedesca, si dichiara “obiettore etnico” rifiutando l’opzione linguistica per non rafforzare la politica di divisione etnica. Con questo pretesto, nel maggio ‘95, viene escluso dalla candidatura a Sindaco di Bolzano, la sua città. Decide di interrompere la vita il 3 luglio 1995, all’età di 49 anni. Riposa nel cimitero di Telves/Telfes (Bz), accanto ai suoi genitori.

La Fondazione Alexander Langer Stiftung è stata costituita nel 1999 grazie al contributo di numerose persone, associazioni e istituzioni, allo scopo di sostenere gruppi e persone che con la loro opera contribuiscono a mantenere viva l’eredità del pensiero di Langer e perseguono il suo impegno civile, culturale e politico (art. 2 dello Statuto). Le principali attività della Fondazione sono: il Premio internazionale Alexander Langer, il Festival internazionale Euromediterranea, Mediatori dei conflitti e operatori di pace, Adopt Srebrenica, Per una cultura dell’accoglienza, Centro di documentazione dei materiali e lavori di Alexander Langer. Alla Fondazione è stato attribuito il Premio della Città di Roma 2005 per la pace e l’azione umanitaria.http://www.alexanderlanger.org/

Incontri con gli autori a NodoLibri

In vista del Natale, NodoLibri (Como, via Gerolamo Borsieri 16, cortile interno) apre la propria sede al pubblico in occasione di due presentazioni di sicuro interesse: una maniera per ritrovarsi tra vecchi e nuovi lettori, discutere, confrontarsi e scambiarsi un brindisi augurale.

 

Primo appuntamento giovedì 15 dicembre alle 17, presso la sede di via Borsieri 16 a Como, quando si svolgerà un incontro col professor Giorgio Cosmacini (uno tra i maggiori storici della medicina in ambito nazionale), che presenterà il suo ultimo libro, Il tempo della cura.

 

Giorgio Cosmacini, milanese, classe 1931, è un medico, filosofo e saggista italiano. Docente universitario, è autore di molti libri d’argomento storico-medico e medico-filosofico. È socio onorario di associazioni scientifiche e collaboratore culturale di giornali e riviste. Questa è la seconda opera che pubblica con NodoLibri.

 

Tutti i convenuti potranno acquistare il volume a un prezzo promozionale (5 euro), ricevendo anche un omaggio librario.

 

Che cos’è la “cura”? che cosa significa “aver cura”? o, ancora, chi sono coloro che hanno cura?

La nuova collana “Il Tempo” non avrebbe potuto trovare miglior proemio di questa penetrante riflessione sul rapporto tra medico e paziente, tracciata – sulla scorta della propria esperienza professionale e umana – dal professor Giorgio Cosmacini, attraverso aneddoti personali e continui rimandi alle pagine della grande letteratura mondiale.

Questo non è un libro didascalico, e tuttavia l’autore nutre l’intenzione di informare il lettore sul concetto di cura e su quello, con esso intrecciato e spesso confuso, di terapia, senza scordare il rapporto tra salute e benessere. Altri intenti sono quello di precisare, in termini non scientifici ma di senso comune, i momenti relazionali della diagnosi e della prognosi e quali siano le attese del malato e quali le risposte del medico alle sue aspettative.

 

Sabato 17 dicembre, sempre alle 17, sempre presso la sede NodoLibri, sarà presentato l’attesissimo primo volume (1900-1945) di  XXCO – L’architettura del XX secolo in provincia di Como, l’articolata opera di Fabio Cani che raccoglierà tutte le 366 schede quotidianamente pubblicate sul blog XXCO.

 

Il doppio volume illustrato ripercorre l’intero Novecento architettonico comasco attraverso un percorso ragionato, e innovativo, costituito da 366 dettagliate schede di edifici pubblici, religiosi, residenze private, ville scenografiche, stabilimenti produttivi, impianti sportivi, infrastrutture… dai più noti ai più discosti. Un viaggio affascinante tra architettura, paesaggi, storia e società, moda e modi di vivere, per riflettere su un secolo tanto breve quanto intenso.

Nello specifico: l’eclettismo e il revivalismo di inizio secolo, gli esperimenti modernisti, l’affermazione dello stile razionalista coi capolavori della metà degli anni Trenta, la lunga durata di modelli più moderati, la seconda generazione del Movimento Moderno, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale e alla rinascita della Liberazione.

Un percorso per leggere la storia del Novecento attraverso gli edifici.

 

Anche sabato, tutti i partecipanti potranno acquistare il volume a un prezzo promozionale (20 euro), ricevendo anche un omaggio librario.

18 novembre/ Dentro il volontariato

giumelliVenerdì 18 novembre alle 17.30, all’Auser provinciale di Como, in via G. Castellini 19, verrà presentato il volume Dentro il volontariato. Problemi e potenzialità di Guglielmo Giumelli, sociologo, giornalista e docente di Sociologia generale e del diritto dell’Università statale di Milano Bicocca.  (altro…)

22 novembre/ Gabriele Fontana all’Istituto Perretta

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Martedì 22  novembre alle 17 all’Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta di via Brambilla 39 a Como, Gabriele Fontana presenterà il libro Scampoli. La Resistenza brembana tra spontaneità e organizzazione [2015, ed. Il filo di Arianna, 304p., 20 euro]. Oltre all’autore sarà presente Elisabetta Ruffini direttrice dell’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

Il libro di Gabriele Fontana sulla Resistenza nelle valli tra il lecchese e il bergamasco, oltre ad essere un’attenta e minuziosa ricerca documentaria negli archivi, condotta con un senso acuto della responsabilità di non lasciare zone inesplorate o spazi trascurati, ha un merito che a mio avviso merita di essere sottolineato, quello della conoscenza, e quindi dell’illustrazione, del territorio in cui quella ormai lontana storia ebbe a verificarsi. Pochi ricercatori, come Fontana e i suoi preziosi collaboratori – Rosa Bresciani e Patrizio Daina –, conoscono la “geografia” della zona: verrebbe da dire che prima ancora delle doti di buoni ricercatori hanno messo a frutto anni di appassionata frequentazione dell’ambiente, imparando a conoscerne ogni particolare, i sentieri e i valichi, i pascoli e i boschi, il mutare delle stagioni, l’imprevedibile andamento del clima.

4 colpi alla ‘ndrangheta/ Paola Cereda

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Il secondo appuntamento della rassegna 4 colpi alla ‘ndrangheta, organizzata dal Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone, si è tenuto alle 21 di mercoledì 12 ottobre nella sala consiliare del comune di Lurago d’Erba. L’incontro segue di una settimana la proiezione del film “Anime nere” presso l’auditorium di Arosio.
 
È intervenuta la scrittrice Paola Cereda, che ha presentato a un pubblico piuttosto nutrito  – una cinquantina di persone –  il proprio romanzo “Le tre notti dell’abbondanza” (ed. Piemme, 2015). Dopo l’introduzione di Roberto Fumagalli, presidente del circolo, Ivano Gobbato ha condotto il dialogo con l’autrice, mentre Paola Luffarelli ha fornito un accompagnamento musicale cantando e suonando tre canzoni in dialetto calabrese che si ricollegavano ai temi affrontati in serata. 

Due temi portanti caratterizzano la vicenda del romanzo, che Cereda ha ambientato a metà anni Ottanta nell’immaginario paesino calabro di Fosco.
Il primo è quello di considerare le implicazioni della criminalità organizzata sull’identità femminile, e viceversa: tradizionalmente, infatti, sono le madri a trasmettere ai bambini quegli stessi valori che consentono la perpetuazione (in altri casi, l’abbandono) di schemi sociali prefissati, come appunto quelli di un piccolo paese dove la ‘ndrangheta si sostituisce allo Stato e la scala che conduce al mare è rimasta in rovina per anni, senza che nessuno intervenisse, fosse anche per chiedere: perché?
A Fosco, le donne incarnano la continuità, la permanenza, la ciclicità. Al contempo, però, assumono anche il ruolo di padrone temporanee ogniqualvolta gli uomini non possono esercitare personalmente il potere, e sono spesso usate come merce o veicolo di scambio per le attività criminali, proprio perché “meno sospettabili”. Non solo: la relazione tripolare tra criminalità, legalità e femminilità ha intrapreso negli ultimi decenni un processo di trasformazione. Se più donne sono state coinvolte in fenomeni di delinquenza (non soltanto come vittime), sono andate aumentando le testimoni e collaboratrici di giustizia, così come le donne che ancora fatichiamo a definire “sindache” e “magistrate”, declinando al femminile incarichi che avevamo sempre associato agli uomini.
Particolarmente interessante è il caso delle collaboratrici di giustizia, che scelgono di prendere le distanze da una realtà criminale di appartenenza arrivando a correre rischi estremamente alti  – isolamento, ritorsioni, intimidazioni – per operare un cambiamento in direzione della giustizia sociale. Cereda cita l’esempio di Giuseppina Pesce di Rosarno, che insieme alla ‘ndrina di appartenenza (una delle più potenti della ‘ndrangheta) ha dovuto abbandonare nome, paese, affetti per poter dare un importante contributo alla lotta al crimine. Ma anche il cosiddetto “fenomeno delle donne-sindaco” (sic) in Calabria  – una definizione contestata da Cereda, ma di fatto diffusa e non priva di una sfumatura di disprezzo – riflette la diffusione di una nuova consapevolezza che sempre più donne maturano del loro rapporto con la giustizia e la legalità, o con la mancanza di esse. Anche in comuni particolarmente critici, queste amministratrici sembrano avere una chiara e onesta percezione del proprio incarico, risolvendo le annose lacune del potere ufficiale nell’instaurare un rapporto di dialogo con i cittadini. Spesso, questo significa esporsi alle minacce per la propria incolumità e quella dei propri congiunti, sia per il ruolo che rivestono, sia perché talvolta rimane inaccettabile che una donna eserciti potere in modo diretto, democratico e continuo, per di più fuori dalle mura domestiche.
Non è certo un caso che una dei protagonisti della vicenda di Le tre notti dell’abbondanza  sia una donna o meglio una ragazza il cui nome, “Irene”, rimanda alla parola greca per “pace”.  Irene è un’adolescente con la passione per il disegno che ha l’abitudine di ammirare il cielo notturno, ispiratore di fantasticherie e di evasione da una realtà ingiusta e opprimente che coinvolge direttamente la sua famiglia e quelle dei suoi amici: Rocco, figlio di uno sparato (cioè di un traditore), e Angiolino, figlio dello ‘gnuri locale Zi’Totonno, ma deciso a non soccombere al principio dell’onore di famiglia.

La ricca simbologia dell’opera di Paola Cereda si intuisce già dalla copertina, in cui prevalgono la presenza femminile (tre donne sulla spiaggia e una molto più grande, quasi chagalliana, e il cielo azzurro attraversato da quest’ultima, molto più ampio rispetto alla dimensione terrena. Così come è simbolico il titolo: nella tradizione contadina (non soltanto calabrese), i “tre giorni dell’abbondanza” fanno riferimento al periodo che segue all’uccisione del maiale: un rimando alla continuità e al rito, ma anche al sangue, ai legami familiari tanto determinanti nel sistema ‘ndranghetista.

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Nella ricostruzione di un paese di per sé inesistente, ma non per questo inverosimile, Cereda ha fornito un significato a ognuno degli elementi, ma non è stata meno attenta alla ricostruzione storica e culturale: il romanzo nasce infatti da un lavoro di ricerca sul posto, reso possibile dall’amicizia dell’autrice con un giovane magistrato attivo a Vibo Valentia. Un ragazzo calabrese incaricato dalla stessa Cereda di controllare la veridicità dei contenuti ha detto all’autrice di riconoscersi in ogni particolare, eccetto uno, forse il più importante di tutti: la speranza dei protagonisti.
Questo ci riporta alla seconda connotazione del romanzo: il suo impatto educativo. Non a caso esso è stato presentato in diversi istituti scolastici, attivando un percorso di riflessione e confronto da cui la stessa Cereda ha avuto, per sua stessa ammissione, molto da imparare.
Alcuni ragazzi sono stati colpiti dalle stridenti contraddizioni tra i valori cardinali della ‘ndrangheta (e della società civile in cui essa esercita il proprio potere): quella tra una plateale religiosità formale e una condotta cinica e senza scrupoli legali né morali, oppure quella tra la centralità dei concetti di onore e famiglia e la disponibilità a tradire gli stessi principi per entrare nel circuito della ‘ndrina (o per ripudiare chi invece vuole uscirne). Proprio il potere, come e più del denaro, esercita fascino e soggezione, circondando i criminali di un’aura di fascino che la legge, la morale e il buonsenso non sempre riescono a intaccare, e che l’arte, più o meno intenzionalmente, finisce spesso per incoraggiare. I mezzi contano poco, rispetto ai benefici che si riescono a ottenere grazie a essi; il rito, e il legame familiare, servono proprio a mantenere un legame di lealtà e riconoscimento nei confronti dei potenti. Nelle storie di criminalità, non è sempre possibile operare distinzioni nette e banalizzazioni: “il bene” e “il male”, il “sacro” e il “profano”, interagiscono in una scala di grigi, spesso entro la singola persona. La narrativa non fornisce didascalie, ma spunti di interpretazione, suggerisce risposte, sollevando nuovi interrogativi, gli stessi che troppo a lungo sono mancati, ostacolati dall’omertà, dall’indifferenza e dalla paura. Dalle domande può nascere, o risvegliarsi, una spinta al cambiamento. Quale cambiamento? Non è dato prevederlo. Ma come i personaggi del romanzo imparano dalle proprie esperienze, i lettori possono intraprendere, partendo dalla lettura, dal confronto, e ovviamente dal loro vissuto, nuovi e spesso sorprendenti percorsi formativi.

Ricordiamo che il prossimo incontro di “4 colpi alla ‘ndrangheta” si terrà giovedì 20 0ttobre presso l’Auditorium delle scuole di Carugo. Interverrà Bruno Corda, prefetto di Como, sul tema dei beni confiscati alla criminalità organizzata nel comasco. Contestualmente, sarà presentato il progetto per il riuso sociale dell’immobile sequestrato nello stesso comune di Carugo. Il programma completo della rassegna può essere consultato qui [Testo e foto di Alida Franchi, ecoinformazioni]

30 settembre/ Il Tempo senza scelte alla Feltrinelli

7062119_1880188Venerdì 30 settembre alle 18 alla Feltrinelli di via C. Cantù a Como, Paolo di Paolo presenterà il libro Tempo senza scelte [2016, ed. Einaudi, 120p., 12 euro]. L’autore dialoga con Andrea Quadroni.

Un uomo «sempre presente a sé stesso, sempre domatore, che non s’arresta di fronte a nulla», capace di agire con coscienza e di non arrendersi alle allucinazioni collettive. A questo tipo morale si riferiva il «giovane prodigioso» Piero Gobetti, in lotta con il suo tempo. Per esplorare lo spazio della scelta, del dubbio etico, della costruzione di sé come individui, questo libro interroga storie di esseri umani di fronte a un bivio. Giovani temerari nella realtà e nel mito, figure della filosofia e della grande letteratura alle prese con decisioni radicali, estremiste, e soprattutto durevoli. Dagli interrogativi di Kierkegaard al «no» perentorio di un personaggio di Melville, da un Benjamin pressato dall’orologio della Storia a un Calvino in cerca di una strada coerente, il corpo a corpo con la propria identità appare senza uscita. E oggi? L’identità «allargata» e «aggiornabile» si traduce in un desiderio di vivere su piú fronti insieme, perché scegliere davvero comporterebbe rischi e rinunce. Ma forse in ogni tempo c’è una via piú difficile e impervia, per arrivare a essere, come voleva Gobetti, «sé stessi dappertutto».

Paolo Di Paolo (1983) è autore dei romanzi Dove eravate tutti(2011, Premio Mondello), Mandami tanta vita (2013, finalista al Premio Strega, vincitore del Premio Salerno Libro d’Europa e del Premio Fiesole) e Una storia quasi solo d’amore (2016). Per Einaudi ha pubblicato Tempo senza scelte (Vele, 2016).

Dio odia le donne a L’isola che c’è

celeste-giuliana-dioA L’isola che c’è un incontro su un tema tanto generale da essere decisivo per ogni persona. Si è parlato il 18 settembre con Giuliana Sgrena del rapporto tra religioni, monoteistiche e non solo, con i diritti delle donne, spesso in esse programmaticamente e concretamente, ostacolati, impediti, esclusi. La giornalista, autrice del libro Dio odia le donne, dialogando con Celeste Grossi e con il pubblico che affollato il tendone della Casa dei Popoli dell’Arci , ha citato numerosissimi casi nei quali non solo l’integralismo islamico ma anche quello cristiano determina esclude le donne dalla comunità, considerandole “impure”, secondarie, intrinsecamente colpevoli. Nella documentatissima analisi di Sgrena l’insieme delle vessazioni storiche imposte alle donne dal predominio delle religioni sui diritti si alimenta e ripropone oggi a causa della mancanza di laicità delle società anche di paesi democratici come l’Italia. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri video dell’iniziativa.

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