musica

Chick Corea a Chiasso: jazz condiviso

Un grande concerto del grande pianista jazz Chick Corea (o come lui stesso ha tenuto a precisare, vantando le origini italiane, Armando Antonio Corea) in un teatro di una piccola città sul confine, Chiasso, nella serata del 12 maggio. Un grande gradimento del pubblico e un grande sfoggio di comunicazione.

Chick Corea sul palco, accanto al grande pianoforte a coda (ma lui è considerato un maestro anche del pianoforte elettrico, il Fender Rhodes), si diverte e si vede. Inizia “accordando” il pubblico, proponendo brevi frasi musicali da ripetere (e sembra una gag gratuita, ma invece – si capirà – è congeniale all’intera serata), richiama e sintetizza grandi autori del passato più o meno lontano e del presente (Domenico Scarlatti e George Gershwin, Chopin e Jobim eccetera), chiacchiera con il pubblico in un americano assolutamente comprensibile (del resto amplificato da una mimica straordinaria), evoca i grandi del jazz (Bill Evans e Theolonius Monk), è assai parco nel mettere in primo piano il proprio contributo jazzistico, continuando a sottolineare la ricchezza e la complessità della musica (e del jazz così come del pianismo) in generale.

Grazie a questo approccio tutt’altro che rituale (persino meno rituale del tipico concerto jazz), nella seconda parte Chick Corea si diverte a coinvolgere il pubblico: prima chiama sul palco chi vuole farsi fare un ritratto musicale (correttamente: un maschio e una femmina), poi evoca un altro gioco della sua infanzia intorno al pianoforte di famiglia, e invita il pubblico a suonare con lui. Incredibilmente (ma non tanto), i volontari abbondano (in questo caso, però, tutti maschi), e Chick Corea si sottopone volentieri a questi duetti improvvisati, fino a limitarsi a tratti a fare “da spalla” a musicisti locali (certo non proprio dilettanti) che – travolti dall’emozione del palco condiviso con un maestro – tendono a rubargli la scena.

La chiusura del concerto è dedicata alla parte più “seria” della produzione di Corea, le sue Children’s Songs, eseguite seguendo la partitura (con solo qualche variazione improvvisata in chiusura).

Dopo i lunghi applausi, il bis torna all’inizio del concerto: suddiviso il pubblico in settori (due per i maschi, tre per le femmine), il musicista dal palco attribuisce a ciascun settore una nota e si fa in questo modo accompagnare per il lungo brano conclusivo. Il pubblico, evidentemente competente, è tutt’altro che stonato e anzi si lascia coinvolgere di buon grado in una sorta di conduction tutt’altro che banale.

Le grandi personalità si riconoscono anche dalle piccole cose.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

13 maggio/ La domenica Basaglia

Domenica Basaglia è il 13 maggio alle 15 alla  Comunità Arca in via Castelnuovo 1  a Como, Ingresso libero.

Il 13 maggio del 1978 fu approvata definitivamente la Legge 180/78, più nota come Legge Orsini Basaglia, che stabilì la chiusura degli “ospedali psichiatrici” in Italia, ridefinendo completamente non solo la figura del malato psichico e del medico, ma  anche il contesto sociale del disagio psichico. Nel quarantennale  di quel giorno a suo modo storico, nell’area dell’ex manicomio San Martino si tiene una “manifestazione” che guarda con ottimismo al futuro della psichiatria comasca. L’obiettivo è di far partecipe la cittadinanza dell’operato del Dipartimento di Salute mentale e dipendenze, svolto in stretta collaborazione con le associazioni che si muovono sul territorio e con il sostegno dell’Asst Lariana.
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13 maggio/ “Il calzino di Ulisse” e una rosa per la mamma

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Domenica 13 maggio alle 16,  alla Piccola accademia del TeatroGruppo popolare in via Castellini 7 a Como,  per la rassegna teatrale dedicata ai bambini “La domenichina dei piccoli”, si terrà lo spettacolo “Il calzino di Ulisse”. (altro…)

“I’m your Man”: Belcastro e Poggioni con Leonard Cohen

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I grandi artisti non muoiono mai. Cinema e teatro piangono la recente dipartita di Ermanno Olmi, Paolo Ferrari e Paolo Taviani, fratello di Vittorio. Della riproducibilità tecnologica dell’opera d’arte ha diffusamente scritto Walter Benjamin già nel 1936 (Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit, edito in Italia da Einaudi), nei suoi aspetti positivi e in quelli negativi. Non bisogna però dimenticarsi dell'”altro” modo per tenere viva la sensibilità poetica di chi non c’è “fisicamente” più, e cioè quella del tributo, mai identico alla versione originale dell’artista e della sua opera, ammesso di versione ne esista una sola, una “versione Alfa”  (e spesso non è così, o se ne è persa ogni traccia), mai però impoverito, perché ogni opera d’arte è frutto di contaminazioni e suggestioni, della somma di introspezione e di ispirazioni esterne, a volte trascendentali e mistiche, a volte materiali e sensoriali, a volte universali e a volte, viceversa, strettamente personali.

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Dal Quartetto Cetra all’Internazionale, in coro

È stato coinvolgente e gioioso il Primo maggio musicale alla Cooperativa moltrasina. Una festa regalata al pubblico da due cori: Le Belle di note, un gruppo di donne che, sotto la direzione di Mariateresa Lietti, ha presentato un repertorio di canti popolari sul tema del lavoro e delle migrazioni, e il  Carocoro composto da genitori, insegnanti, amici e amiche della Scuola Foscolo che, diretto da Clara Zucchetti e Vittorio Liberti, ha cantato canzoni di migrazione e d’amore. Già on line sul canale di ecoinformazioni i video del concerto che è proseguito durante la cena in cooperativa con canti internazionali di lotta e di rivoluzione. [Foto Fabio Cani]

 

 

Guarda tutti i video del concerto sul canale di ecoinformazioni.

 

Un Primo Maggio per la sicurezza

Le celebrazioni del Primo Maggio, Festa del Lavoro fin dagli albori del movimento operaio, hanno avuto quest’anno un tono più drammatico del solito: al centro dei discorsi è stato infatti posto il problema della sicurezza sui luoghi di lavoro, un lavoro che continua a mietere vittime con ritmi incalzanti.

Anche a Como, nella manifestazione convocata da Cgil Cisl e Uil intorno al palco allestito nei pressi della riva del lago, tra giardini e monumento ai Caduti, i primi interventi sono stati dedicati a questo argomento. I discorsi di Angelo Rusconi e Luca Fonsdituri hanno offerto, in modo chiaro e articolato, utili elementi di informazione e di approfondimento.

Angelo Rusconi

Luca Fonsdituri

Gli incidenti sul lavoro costituiscono anche nella zona comasca (appendice di quel “triangolo industriale” che tradizionalmente rappresenta la porzione più avanzata e moderna e ricca del mondo produttivo manifatturiero italiano) un fenomeno che è sempre stato connaturato alla produzione; anche quando i numeri assoluti degli incidenti sembravano diminuire, in realtà si trattava di una diminuzione apparente, dovuta solo al decrescere dell’occupazione in generale. Oggi che l’economia ha ricominciato “a girare” (sia pure a un ritmo inferiore alle aspettative di chi vorrebbe vedere spazzati via i “limiti dello sviluppo”), i numeri delle vittime del lavoro sono tornati a crescere. E non bisogna credere che questa situazione coinvolga solo i settori tradizionali (l’edilizia in primo luogo), poiché anche i settori più “avanzati” (quelli dei servizi, del commercio, della logistica) hanno numeri da capogiro. Il contesto generale su cui si staglia il dramma degli incidenti sul lavoro è degno di essere analizzato con attenzione: la debole “rinascita” economica spinge le imprese a chiedere un impegno sproporzionato a gruppi insufficienti di lavoratori (di fronte a una debole ripresa, nessuno si accolla il rischio di nuove assunzioni, assegnando carichi di lavoro sempre più pesanti a chi è già dentro il ciclo produttivo), l’allargamento dell’impiego di lavoratori precari ha ulteriormente diminuito l’impegno per la formazione (quale impresa si assume i costi di formazione sapendo che molta della forza lavoro entro breve non sarà più impiegata nelle stesse mansioni?), la ristrutturazione del sistema pensionistico ha notevolmente aumentato l’età media di chi lavoro (aumentando la fragilità strutturale), l’aumento degli incidenti in settori specifici come servizi, commercio e pubblico impiego comporta sempre più dirette conseguenze anche sul pubblico generico e non solo su “chi lavora”. Sono tutte ragioni che dovrebbero condurre a un’attenta considerazione del fenomeno generale, non solo sulle sue drammatiche conseguenze in termini di dolore e di morte. ma anche in termini di costi sociali, di impoverimento generale della società. E invece chi avrebbe il dovere di impegnarsi a fondo continua a “minimizzare”. Persino le Aziende di Tutela della Salute sembrano non aver compreso l’importanza della prevenzione e della formazione, tanto che quest’anno la Giornata per la Sicurezza sul Lavoro (giunta a Como alla diciottesima edizione) rischiava di non farsi. Si farà, invece, il prossimo 28 maggio, grazie soprattutto all’impegno dei sindacati, e sarà dedicata proprio alle scuole, a conferma delle nuove esigenze di attenzione in luoghi “non tradizionali” in cui avvengono gli incidenti.

Adria Bartolich, segretaria della Cisl dei laghi, nell’intervento finale a nome di Cgil Cisl Uil

La Festa del Lavoro è poi proseguita, con toni più leggeri e – appunto – festaioli, ma non senza spunti di riflessione, con il concerto dei Sulutumana, molto apprezzato dalle centinaia di persone presenti.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcuni momenti del concerto dei Sulutumana

1 maggio/Il pane e le rose

 

Per festeggiare la festa del 1° maggio la Cooperativa Moltrasina ha invitato due cori: Le Belle di Note, un gruppo di donne che, sotto la direzione di Mariateresa Lietti, ci  proporrà un repertorio di canti popolari sul tema del lavoro e delle migrazioni, e il  Carocoro composto da genitori, insegnanti, amici e amiche della Scuola Foscolo che, diretto da Clara Zucchetti e Vittorio Liberti, proporrà canzoni legate alla migrazione e all’amore. I due cori si esibiranno sia separatamente che insieme, a testimonianza di una collaborazione ormai di lunga data.
Inizio dell’incontro nell’ex bocciodromo alle ore 18.30.
Lo spettacolo è a ingresso libero, chi lo desidera può fermarsi per una pizza o a cena alla trattoria “La Moltrasina” prenotandosi al 031 290316.

Progetti/ il Politeama sulle nuvole

Alla vigilia del 25 aprile, nella Sala Stemmi del Palazzo Municipale di Como (ora facente funzione anche di aula consiliare), viene convocata in tutta fretta una conferenza stampa sul futuro del Politeama, storico teatro cittadino da parecchi anni ormai dismesso e in via di degrado.

Presenti in sala, oltre al parterre dei giornalisti locali e degli addetti ai lavori, un nutrito gruppo di autorità: il sindaco, la presidente della Provincia, addirittura il prefetto; in mezzo a loro il presidente del Conservatorio di Como, Enzo Fiano.

Caspita! Ci si potrebbe aspettare una qualche succulenta novità, di quelle capaci di scuotere la città. E invece la notizia è di routine: detta in parole povere, si tratta semplicemente dell’accordo tra Comune di Como da una parte e Conservatorio da quell’altra per affidare a quest’ultimo lo studio di un progetto di fattibilità per il recupero del Politeama nell’arco di un anno (o qualche mese di più, non si sa perché, ma questa approssimazione temporale è ripetuta più volte).

C’è nell’annuncio un dato evidentemente positivo: un ente di formazione musicale manifesta l’interesse nei confronti di un edificio storico, sicuramente di pregio e altrettanto sicuramente problematico (non solo per le sue condizioni attuali ma anche per le sue connotazioni originarie). Ma ci sono anche molti elementi negativi, come l’assoluta mancanza di chiarezza sull’obiettivo del progetto, sui costi, sulle condizioni gestionali, sulla stessa adattabilità della struttura a un uso didattico. Più volte si ribadisce che il progetto si limiterà a ripristinare una possibile “agibilità” dell’edificio ma non si porrà il tema di un vero e proprio restauro. E quindi? a cosa potrà servire una scatola “vuota” così complicata?

Di fronte ai molti problemi sollevati (primo fra tutti la condizione attuale della società proprietaria dell’immobile, in liquidazione, e asimmetricamente divisa tra il Comune – all’81% – e un gruppo di eredi privati – al 19% -, tra cui si fatica a trovare un qualsiasi accordo), il sindaco e il presidente del Conservatorio si limitano a ribattere che non è vietato sognare.

Certo che no, ma sarebbe magari utile provare a delineare un progetto complessivo per l’offerta culturale della città, senza indulgere a eccessivi autocompiacimenti (del tipo “siamo tra i primissimi in Italia”) e provare ad approfondire la concreta realtà del Politeama e della sua storia, che anche da queste pagine è stata più volte affrontata (vedi per esempio la scheda di XXCO e le fotografie di Gin Angri).

Ma i sogni, si sa, sono per loro stessa natura campati per aria.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

15 aprile/ Filippo Andreani allo Spazio Gloria

29064226_1650635538355970_260518241007438527_o.jpeg«In questo disco racconto di altri per parlare di me stesso. Soprattutto di quello che mi rimane addosso del Filippo bambino, che correva dietro a palloni, calendari e desideri. Scrivendone, mi sono reso conto di essere ancora fatto così. E questa è senza dubbio la migliore scoperta dei miei primi quarant’anni». (altro…)

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