Cultura

Liberi dalla mafia

Più di quattrocento persone, in prevalenza studenti, al convegno Liberi dalla mafia, noi protagonisti del cambiamento organizzato dall’I.T.C. Caio Plinio Secondo, che si è tenuto sabato 17 aprile al politecnico di Como. Numerosi i relatori, tra i quali anche Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia e la  proiezione di filmati sul viaggio in Sicilia dei ragazzi del Caio Plinio, sulla simulazione di un processo antimafia al tribunale di Como e la manifestazione del 22 marzo per le vie della città.

Contro la mafia a piccoli passi

«La presenza di organizzazioni mafiose in Lombardia si è molto intensificata negli ultimi venti anni e il primo passo per poterla combattere è lo sviluppo della cultura della legalità». Questo il messaggio di Massimo Brugnoli, della rivista Antimafia2000, ai presenti alla prima serata del percorso A piccoli passi a Cagno organizzato dal Coordinamento Comasco per la Pace e dal Csv di Como in collaborazione con gli assessori alla Cultura di Binago, Cagno e Uggiate Trevano giovedì 15 aprile. (altro…)

Coordinamento senza confini

Per iniziativa degli aderenti al coordinamento che aveva reso possibile la manifestazione antirazzista del 1 marzo a Cantù si è costituito domenica 18 aprile, nell’assemblea degli aderenti svolta nella sala Noseda della Camera del lavoro di Como, il Coordinamento senza confini. Festeggiata con i rappresentati comaschi dell’associazione la liberazione del personale di Emergency in Afghanistan.

L’assemblea ha deciso l’adesione al Comitato comasco acqua pubblica e alla manifestazione del 1 maggio mattina a Como organizzata dai sindacati. I rappresentanti delle associazioni, movimenti, sindacati, organizzazioni politiche presenti all’incontro (dall’Arci alla Cgil, dalla 3f a Emergency all’Associazione per la sinistra a tanti altri) hanno anche deciso di puntare al rafforzamento della cultura dell’antirazzismo sviluppando le iniziative sui diritti umani nelle scuole anche in collaborazione col Coordinamento comasco per la Pace. Pieno anche il sostegno all’iniziativa dell’Arci che ha proposto l’attivazione di un Osservatorio sul razzismo nella provincia di Como e uno sportello per la prima accoglienza informativa per permettere agli immigrati regolari e non di accedere pienamente ai servizi già esistenti nel territorio. Ecoinformazioni attiverà un blog per dare conto delle iniziative, delle proposte e del dibattito sul tema sviluppato dal Coordinamento senza confini.

Poetry Slam

Un successo la serata di Poetry Slam che si è svolta giovedì 18 marzo nella libreria di via Volta, dove si sono presentati diciotto concorrenti di tutte le età, dai 17 agli oltre 70 anni, che si sono  sfidati di fronte ai settanta presenti.

L’appuntamento fa parte della rassegna Poesia di voci – Invenzioni Letture Confronti Suoni organizzata da Università Popolare con La Casa della poesia di Como e NodoLibri. Lo slam-master Simone Savogin ha spiegato le regole ai partecipanti, ognuno dei quali aveva a disposizione tre minuti per leggere e recitare una o più poesie originali da lui composte, che venivano poi valutate da una giuria di cinque persone estratte a sorte dal pubblico.
Sono arrivati in finale Fabio Fusi, Maria Grazia Duval, Maddalena Frigerio, Alfonso Maria Petrosino e Marco Bin, giovane autore milanese che si è aggiudicato il premio della competizione. Il clima di gioia e rispetto che si è creato nelle tre ore di rime e versi ha davvero eletto la poesia come vera vincitrice della serata.

21 marzo Invasioni al Sociale con L’incredibile storia del cardellino dipinto

Teatro Sociale, Invasioni la poesia tra alfabeti e utopie.

Primo giorno di primavera, e rinascita simbolica della vita dopo i rigori dell’inverno, il 21 marzo è la Giornata Mondiale della Poesia istituita in tutto il mondo dall’Unesco fin dal 1999 per promuovere, divulgare e celebrare questa insostituibile forma di espressione.
Per l’occasione il Teatro Sociale, via Bellini 3 Como, verrà “abitato”  dalle 14 alle 22 da un happening multimediale, a più voci, per tutte le età e per tutti i gusti, all’insegna appunto della poesia nelle sue varie accezioni: parola, testo, suono, voce, ritmo, immagine, metafora.
Tra le proposte della serata L’incredibile storia del cardellino dipinto
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Mattia Palazzi presidente dell’Arci della Lombardia

 Al Congresso di Arci Lombardia sabato 13 marzo allo Spazio Gloria del’Arci Xanandù Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci ha affermato l’impegno «di un’associazione viva e vitale capace di agire e reagire alla situazione politica attuale». Eletto il Consiglio regionale nel quale il Comitato di Como è rappresentato da Enzo D’Antuono, Celeste Grossi e Laura Molinari. Scontata l’elezione, voluta  dai Comitati di tutte le province, di Mattia Palazzi, presidente dell’Arci di Mantova,  a presidente lombardo del sodalizio.

«Siamo qui consapevoli di fare un omaggio all’Arci di Como – ha detto Mongelli presidente regionale uscente Arci – in uno spazio che non è diventato un ipermercato o un parcheggio, ma uno spazio per il dibattito sociale e culturale cittadino». Un ruolo rivendicato dal presidente provinciale Arci Enzo D’Antuono che ha chiesto di sostenere queste realtà: «perché se in territori come questi arretriamo in futuro arretreremo anche in quelli in cui ci consideriamo solidi». «Per questo stiamo chiedendo anche alla città e se il Gloria chiudesse? È un problema di tutti e non solo dell’Arci».
Per una giornata i delegati della maggiore rete organizzativa provenienti da tutta la Lombardia hanno affrontato i temi del Congresso nazionale e nominato i propri rappresentanti regionali.
Nella mattinata insediatasi l’assemblea è intervenuto Diongue Mbaye, dell’Associazione 3 febbraio di Erba, per rappresentare il mondo dell’emigrazione. «Ci consideriamo nuovi cittadini, io sono in Italia da dieci anni, ora la nostra presenza è messa in questione non solo come migranti, ma cone essere umani». «La nostra situazione è sempre più dura in un clima in cui via Padova non è un fatto isolato» ha aggiunto Mbaye che ha lodato l’Arci «per il percorso storico di umanità che la contraddistingue».
Un tema ripreso anche nella tavola rotonda su Il modello di welfare lombardo – il ruolo dei corpi intermedi – l’iniziativa antirazzista, con Fulvia Colombini, Cgil Lombardia, Giambattista Armelloni, Acli Lombardia, Fabrizio Tagliabue, Forum del Terzo settore Lombardia, Sergio Veneziani, Auser Lombardia, Sergio Silvotti e Emanuele Patti, Arci Lombardia, Antonio Iannetta Uisp Lombardia, e i candidati al Consiglio regionale Mario Agostinelli, Arianna Cavicchioli e Luciano Muhlbauer.
Mongelli ha posto in risalto le “tre eccellenze lombarde”: «il welfare, dei voucher e non dei diritti, che porta ad una dismissione della sanità pubblica» a cui si aggiunge la «forma di corruzione organizzata», il binomio Comunione liberazione e Compagnia delle opere «un’organizzazione confessionale che occupa il potere in Regione Lombardia e dà lavoro ed appalti con una struttura da Confindustria confessionale». Ultimo punto di “pregio” lombardo la deriva razzista.
«Welfare non è solo sanità – ha esordito Silviotti – anche scuola e cultura contribuiscono allo stare bene delle persone», uno stato sociale che è mutato dalla salvaguardia di diritti a servizi e prestazioni «con un assistenzialismo al mercato grazie alla legge 3». La politica per il rappresentante di Arci Lombardia è arretrata rispetto alla realtà «si parla di inclusione, in una comunità di persone che stanno bene, adesso la precarietà è così diffusa che si deve parlare di coesione e gli interenti non sono orientati in quel senso». Per Silviotti la risposta della politica è la reclusione nelle Rsa, nelle Rsd o nella negazione del problema dell’immigrazione ridotto ad un problema di ordine pubblico.
«Un sistema che mette al centro la malattia e non la salute» per Muhlbauer interessato al business e che porta alle privatizzazioni, un sistema dopato a favore del privato come a Crema dove un polo scolastico privato è stato costruito con i fondi regionali per l’edilizia pubblica.
«O ragioniamo su un welfare statalista con risorse illimitate oppure dobbiamo fare un ragionamento diverso – ha dichiarato Veneziani – il welfare senza sussidiarietà, mutualismo o il protagonismo dei soggetti sociali, a parole garantisce tutto, nei fatti niente», anche se «non bisogna pensare alla sussidiarietà come cavallo di Troia per le privatizzazioni».
«Da vent’anni interi settori sociali stanno scivolando nella povertà – ha spiegato Armelloni – un ceto medio impoverito e rancoroso che fa si che il lavoro non crei più solidarietà che afferma: prima di me loro!». Per invertire la rotta  determinare un cambiamento «serve la partecipazione e dare peso e qualità alla dimensione territoriale rendendo visibili i problemi creando un legame fra le forze reali e quelle della politica».
Un rapporto compromesso per Cavicchioli, «siete tutti uguali voi politici, ci dicono «Hanno dovuto prolungare i termini per la presentazione delle domande per il bonus famiglia – ha denunciato Tagliabue – perché non ci sono richieste. Lo stesso è avvenuto con il contributo per le badanti. Fanno leggi slegate dalla realtà e dalle esigenze delle persone». Per il rappresentante del Terzo settore bisogna tornare a parlare di «diritti non solo di prestazioni, definire i criteri di partecipazione alla spesa dei cittadini e fare un’operazione culturale dal basso per cambiare la percezione dello stato sociale che non sia inteso come spesa sociale bensì un investimento, così com’è stato nel 1978 con l’introdzione del Sistema sanitario nazionale».
Per Colombini la cirsi non è fnita ed è entrata in una nuova fase quando finiranno gli ammortizzatori sociali e le aziende devono
«Una situazione di potere che si protrae da 15 anni – ha affermato Agostinelli – ha portato alla eliminazione di uno spazio pubblico di confronto con Cdo; Formigoni e Lega che hanno una matrice escludente. Per questo al contrario l’Arci è un punto di riferimento straordinario».
«Spero in una nuova intesa fra Arci e Uisp – ha dichiarato Iannetta – due associazioni che hanno già fatto un percorso in comune», un invito accolto favorevolmente da Mongelli, un lavoro di prevenzione e di coesione sociale che vede le due organizzazioni su delle linee contigue. Soprattutto sull’inclusione e l’antirazzismo. Un tema caro e fondamentale per l’Arci.
«Non si può più prescindere dal fatto che la Lombardia è una comunità plurale – ha chiarito Patti, dopo aver dichiarato la vicinanza ai famigliari del ragazzino morto nell’incendio del campo in via Novara a Milano – e nonostante l’allarmismo di gran parte della stampa, che spesso promuove modalità esplicite di esclusione i clandestini non sono criminali ma lavoratori che subiscono l’insicurezza nel e sul posto di lavoro». «Essere cittadini non dipende da dove sei nato ma dalla partecipazione alla vita sociale ed al suo arricchimento» ha concluso  di qui la lotta al razzismo, anche istituzionale, in Lombardia.

Nei lavori del pomeriggio con l’intervento di Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, è stata ribadita la funzione politica essenziale dell’associazione con l’invito a «recuperare la capacità di indignarsi  per la mortificazione del senso civico e della cultura civile che vine determinata dall’attuale azione del governo». Con l’intervento di Enzo D’Antuno è stata presentata la proposta di mettere al centro dell’azione dell’Arci la questione della lotta la razzismo.  Sono state approvate dai delegati la proposta di nuovo assetto organizzativo, una mozione sulla libertà di comunicazione su Internet e un documento del gruppo Politiche di genere.  Eletto il nuovo consiglio regionale nel quale sono stati eletti  tre i rappresentanti dell’Arci di Como. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il 21 marzo Invasioni a Como

Presentata la kermesse Invasioni. La poesia tra alfabeti e utopie che si terrà al Teatro sociale di Como per la Giornata mondiale della poesia domenica 21 marzo.

«Vogliamo invadere pacificamente il teatro – ha dichiarato Lorenzo Morandotti – al di là della dimensione accademica, in cui trovare la massima condivisione e trasversalità». Infatti tutti gli ambienti del teatro verranno coinvolti dai portici in piazza Verdi al foyer, dal palcoscenico alla platea. Una mezza giornata non stop ad ingresso libero che partirà dalle 14 e proseguirà sino alla mezzanotte, spaziando fra interventi teatrali, musica, letture di poesie, proiezioni, installazioni video. Un nutrito programma per adulti e piccini che potranno partecipare ad un laboratorio estemporaneo di poesia. Per i bibliofili sarà allestito un bookshop poetico. L’iniziativa prende il nome da un raccolta di poesie dello scomparso Antonio Porta (pseudonimo di Leo Paolazzi), uno degli esponenti del Gruppo 63, che verrà omaggiato dal Teatro artigiano e ricordato dalla moglie con la lettura della poesia Come se fosse un ritmo, che lancia anche un appello: «Cerchiamo volontari per leggerlo, solo il lettore sa dare un ritmo a questa che è una partitura musicale».

Il vizio della memoria

L’ex pm Gherardo Colombo in città incontra i giovani e parla delle resistenze italiche alla piena attuazione della Costituzione. I cittadini non devono cedere al lamento o delegare, ma partecipare alla vita politica in prima persona.

Martedì 9 marzo 2010, l’ex giudice Gherardo Colombo lo ha trascorso a Como. Nel corso della mattinata insieme a don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, ha incontrato allo Spazio Gloria le scuole superiori della provincia, mentre nel pomeriggio, in biblioteca, c’era ad aspettarlo un pubblico più variegato per età. I due incontri lariani sono stati organizzati, nell’ambito del progetto Memoria e Verità 2008-2010, dall’Università Popolare Auser di Como, dall’Associazione Memoria condivisa Bari di Como e da Nodo Libri con la partecipazione di Istituto Storia contemporanea Perretta di Como, Associazione familiari delle vittime Strage di Bologna, Fondazione Carlo Perini Milano, Associazione Casa della Memoria di Brescia, Istituto Pugliese per la Storia dell’ Antifascismo dell’Italia Contemporanea.
L’incontro del pomeriggio, che è stato registrato e sarà a disposizione di chiunque lo desideri presso la mediateca della biblioteca comunale, ha avuto come tema Il vizio della memoria: l’eversione, lo Stato, la Giustizia: dove sono i cittadini?
Gherardo Colombo ha ricordato, interloquendo, quasi giocando con il pubblico, gli eventi del ventennio di sangue che va dal 1974, anno in cui entra in magistratura, al 1996, anno in cui viene pubblicato il suo libro Il vizio della Memoria (1996), saggio in cui ripercorre le proprie esperienze professionali, in modo particolare quella del ritrovamento dei documenti riguardanti la Loggia Massonica P2 a Castiglion Fibocchi, mentre con il collega Giovanni Turone sta indagando sul finto rapimento di Michele Sindona, mandante del tragico omicidio di Ambrosoli.
Il sangue degli italiani onesti ed innocenti, però, inizia a scorrere già cinque anni prima, il 12 dicembre del 1969, giorno della strage di Piazza Fontana. Quel giorno Gherardo Colombo si trova al Comando del Corpo d’Armata, poiché impegnato nel servizio militare. Lasciando il Corpo e dirigendosi con altri commilitoni verso la caserma di via Vincenzo Monti, lo raggiunge la notizia della strage. È l’inizio di una lunga stagione di stragi che terminerà con quella di Bologna del 2 agosto 1980: l’elenco è lunghissimo e non sempre si riesce a tenerne la completa contabilità: Peteano, 31 maggio 1972, tre morti; Milano, 19 maggio del 1973, quattro morti; Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974, 8 morti; Italicus 4 agosto del 1974, 12 morti.
Dopo il tempo delle stragi subentra il tempo del terrorismo rosso e nero, degli omicidi di personaggi scomodi e irreprensibili, come Ambrosoli ed è poi il momento delle stragi di mafia.
Perché la scia di sangue delle stragi e del terrorismo degli anni Settanta e Ottanta, la Loggia P2 ed i depistaggi? Secondo Colombo, tutto questo è avvenuto perché non si procedesse verso il compimento dei valori sanciti nella Costituzione italiana. Le resistenze sono state e sono tante.
Un esempio che riguarda le donne: sono dovuti trascorrere più di venti anni perché l’articolo 3, quello relativo all’uguaglianza fra i cittadini, fosse soddisfatto pienamente per quanto riguarda le relazioni tra i coniugi. Bisogna infatti aspettare la riforma del diritto di famiglia del 19 maggio del 1975 perché venga attuata l’uguaglianza tra marito e moglie. Ventisette sono invece gli anni che separano la Costituzione dalla riforma del Codice civile, mentre il Codice penale non è stato ancora completamente adeguato ai principi costituzionali.
Nella storia della Repubblica italiana sono sempre presenti, infatti, due tendenze: una che spinge verso la realizzazione dei principi della Costituzione, una che preme per il ritorno ad una sistema strutturato in senso gerarchico e immobile. Nel primo caso l’aspirazione è nella direzione di una società in cui la Costituzione sia pienamente realizzata nei fatti, dove i diritti e le pari opportunità siano per tutti e dove il potere venga delimitato e controbilanciato affinché non pregiudichi i diritti acquisiti. Nel secondo caso la spinta è verso una limitazione dei principi costituzionali per tornare ad una società immobile e autoritaria. Le stragi ed il terrorismo sono i sintomi che lo scontro tra queste due tendenze è degenerato, si è inabissato nel regno oscuro della paura per creare ostacoli e resistenze al fine di paralizzare la società e le coscienze.
Alle resistenze si aggiunge, spesso, l’incapacità da parte dei cittadini di sentirsi “Stato”, di essere responsabili, di non cedere al lamento, ma di impegnarsi e partecipare in prima persona alla vita della nostra nazione. Vi è una tendenza, tutta italica, ad affidarsi a qualcuno, a cedere potere alla rappresentanza, se non per aperto opportunismo per semplice comodità. È assente, di frequente, il senso di essere una collettività: l’individualismo, alla lunga, influenza, permea e imbriglia tutta la vita civile del paese.
Il vizio della memoria, in questo contesto di violenza ed indifferenza, è difficile da coltivare poiché è proprio l’opposto: è educazione, è sforzo di capire i fatti, gli eventi, è approfondire per voler comprendere. [Patrizia Di Giuseppe, ecoinformazioni]

Congresso regionale Arci a Como

Si svolgerà a Como sabato 13 marzo il Congresso Arci Lombardia. I lavori si svolgeranno allo spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 dalle 9,30. Sarà presente e interverrà Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci.  Il programma della giornata.
 
Alle 9,30 Apertura dei lavori, nomina della presidenza del Congresso e delle Commissioni, comunicazioni della presidenza, saluto degli ospiti.
Alle 10 Tavola rotonda Il modello di welfare lombardo – il ruolo dei corpi intermedi – l’iniziativa antirazzista. Partecipano: Nino Baseotto (Cgil Lombardia), GianBattista Armelloni (Acli Lombardia), Fabrizio Tagliabue (Forum del Terzo settore Lombardia), Sergio Veneziani (Auser Lombardia), Sergio Silvotti e Emanuele Patti (ArciLombardia) e i candidati al Consiglio regionale Mario Agostinelli, Arianna Cavicchioli, Luciano Muhlbauer.
Alle 13 Pausa buffet
Alle 14 Presentazione e discussione del Documento organizzativo. A seguire relazioni delle Commissioni e adempimenti congressuali.
Alle 18 Insediamento del Consiglio direttivo, Relazione dei saggi, nomina del presidente, altri adempimenti.
Durante la giornata sarà presente ed interverrà Paolo Beni, presidente nazionale Arci.

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