Contro la mafia a piccoli passi

«La presenza di organizzazioni mafiose in Lombardia si è molto intensificata negli ultimi venti anni e il primo passo per poterla combattere è lo sviluppo della cultura della legalità». Questo il messaggio di Massimo Brugnoli, della rivista Antimafia2000, ai presenti alla prima serata del percorso A piccoli passi a Cagno organizzato dal Coordinamento Comasco per la Pace e dal Csv di Como in collaborazione con gli assessori alla Cultura di Binago, Cagno e Uggiate Trevano giovedì 15 aprile.

La chiarezza e la disponibilità di Brugnoli hanno creato un’atmosfera interessata che ha favorito lo scambio con i presenti, una trentina circa.
«Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta vengono nella mentalità comune associate al sud Italia, ma in seguito alla legge del 1956 che prevedeva il soggiorno obbligato per i boss a Milano e dintorni, si sono radicate anche nel Nord, Lombardia compresa» ha spiegato il relatore ripercorrendo la storia delle organizzazioni di stampo mafioso in Italia settentrionale.
Tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta, la mafia ha compiuto centinaia di sequestri nei nostri territori con il doppio scopo di accumulare denaro e mettersi in contatto con i personaggi più importanti dell’economia lombarda.
«Il Banco di Milano, il Banco Ambrosiano e la Banca Rasini furono oggetto di riciclo di denaro di provenienza illecita – ha continuato Brugnoli -. Nell’operazione San Valentino di fine anni Ottanta a Milano, molti dei boss arrestati risultarono correntisti della Banca Rasini, compresi Riina e Provenzano».
Con l’inizio del nuovo business del traffico di droga le organizzazioni mafiose passarono alla strategia della sommersione terminando il periodo dei sequestri e contemporaneamente abbassando il livello di allarme sociale per i cittadini.
Ma già nel 1981 la Criminalpol di Milano redige un rapporto in cui descrive una «vasta e agguerrita associazione di stampo mafioso, egemone nel motore economico e finanziario a Milano» oltre che presente nei settori edile, assicurativo e delle scommesse.
Nel rapporto di fine febbraio il CNEL ha evidenziato una penetrazione profonda della mafia nel nord, dove dal 2005 al 2009 sono stati sequestrati beni per 108 milioni di euro, segnalando un’escalation dell’infiltrazione nel sistema economico e finanziario.
«Il procuratore Spataro – ha raccontato Massimo Brugnoli – ha rilevato che personaggi poi arrestati in provincia di Como e Lecco non erano osteggiati dalle comunità locali, anzi a volte erano riconosciuti pubblicamente».
Per questo è indispensabile che ci sia una conoscenza diffusa nell’opinione pubblica dei temi riguardanti la mafia perché le operazioni di polizia e le condanne nei processi da sole non bastano a contrastare un fenomeno che va combattuto culturalmente per essere indebolito. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]
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