diritti

2 marzo Arci a People con Mediterranea

Appuntamento sabato 2 marzo a Milano per la manifestazione nazionale People. Prima le persone. Si tratta di un momento importante di mobilitazione contro i gravissimi atti del Governo e il clima culturale razzista diffuso nel Paese.

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A Milano continua la lotta/ No CPR, mai più lager

Sabato 16 febbraio le strade di Milano si sono di nuovo riempite di gente, dopo l’1 dicembre 2018, per il secondo atto della lotta contro l’apertura del cpr di via Corelli voluto dal governo in ottemperanza al decreto Minniti, che prevede l’istituzione di un centro detentivo per persone migranti in ogni regione italiana.

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XXVIII Marcia di Csf: sono persone, non numeri

Si è svolta a piazza San Fedele il 10 febbraio la ventottesima Marcia per i nuovi desaparecidos, organizzata dalla rete Como senza frontiere. L’iniziativa è stata dedicata in particolare alla preparazione della manifestazione a Milano del 16 febbraio contro i Cpr.

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Garantiamo l’iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo


Arci, Anpi, Cgil, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e Tam tam di Pace: «Che cosa significa togliere dall’anagrafe i richiedenti asilo? In una parola: renderli invisibili. Facciamo qualche esempio: niente più cure mediche, niente più scuola per i minori, niente più possibilità di lavoro, niente più percorsi di accoglienza e integrazione. In pochi secondi si cancellano i diritti fondamentali, aumentando il rischio di marginalità e producendo, per un incredibile paradosso, illegalità invece di sicurezza.

Da questa analisi nasce l’appello partito da Modena e firmato da Arci, Cgil, Anpi, Coodinamento per la Democrazia Costituzionale e TAM TAM di Pace con il quale si invitano i sindaci ad un’azione di disobbedienza civile nel rispetto delle leggi: continuare ad iscrivere i richiedenti asilo nelle anagrafi nonostante il permesso di soggiorno rilasciato non sia più ritenuto, in base alla legge 132/2018, un titolo valido. A trovare la soluzione legale sono stati i giuristi del CDC di Modena, che hanno individuato – sulla base della giurisprudenza costituzionale e del D. Lgs. 286/1998 – un’interpretazione delle norme dell’ordinamento che consentirebbe, se applicata da parte dei sindaci, di procedere all’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo ‘aggirando’ così il Decreto Sicurezza.

Oltre ai diritti negati ai richiedenti asilo – quindi intere famiglie che si ritroverebbero senza assistenza sanitaria, bambini e ragazzi lasciati a casa da scuola e fuori da contesti associativi fondamentali per l’integrazione, adulti senza più possibilità di lavorare – la mancata iscrizione all’anagrafe impedisce ai Comuni di sapere chi è presente sul proprio territorio, facendo scomparire le persone dal sistema di ‘controllo’ e quindi intaccando la capacità di gestire le necessità del territorio, tra le quali la sicurezza e la sua percezione da parte dei cittadini.

Che cosa faranno i richiedenti asilo una volta ‘usciti’ dal sistema di servizi e opportunità?

Diventeranno irregolari, andandosi ad aggiungere così al numero di quelli che lo sono già per altri motivi, con limitatissime possibilità reali di rimpatri. In questo modo, aumentando il senso di insicurezza, l’illegalità e la marginalità, non si fa altro che creare quell’emergenza di cui si parla tanto ma che, numeri e dati alla mano, oggi non c’è. Questo è solo un piccolo pezzo delle conseguenze dell’applicazione del cosiddetto Decreto Sicurezza, ora definitivamente convertito in legge (L. 132/2018), che si sta traducendo in morti in mare, divieto di sbarco a persone tratte in salvo dalle navi delle ONG, trasferimenti coatti e senza ragione di donne, uomini e bambini i cui percorsi di integrazione sono spezzati. Quella lanciata da Arci, Anpi, Cgil, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e TAM TAM di Pace è un’iniziativa concreta che vuole contrastare una deriva umana e democratica con l’invito ai sindaci ad accogliere questa interpretazione e disporre, in presenza delle condizioni evidenziate nel documento, l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, garantendo così i loro diritti fondamentali, senza alcuna disapplicazione della legge». [Arci nazionale

2 febbraio/ L’Italia che resiste

L’inziativa spontanea “L’Italia che resiste” che si sta diffondendo in tutt’Italia animerà una catena umana anche a Como dalle 14 alle 17 al Comune in via Vittorio Emanuele II. Come nelle altre città tutto, senza organizzatori formali, è retto da un evento facebook. Chiarissimo il messaggio: «Autoconvocazione spontanea di cittadini e associazioni il 2 febbraio alle 14, per dare vita ad una catena umana attorno a tutti gli edifici di tutti i comuni italiani . Abbiamo scelto di resistere alle scelte inumane di chi vorrebbe lasciar morire in mare chi scappa dalla guerra, dalla fame o dalla povertà. Non vogliamo si torni indietro mai piú! Porta con te un simbolo del salvataggio in mare! »

Welcoming Europe/ Per la solidarietà nei tempi bui

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Nel pomeriggio di sabato 26 gennaio la chiesa evangelica valdese di Como, in via Rusconi 21, ha ospitato, nall’ambito del Mese della Pace, l’incontro di chiusura della raccolta firme Welcoming Europe (si può firmare anche on line). 
Un momento di confronto sulla situazione migratoria attuale dal Mediterraneo ai Balcani, sui rischi per chi aiuta e sulle forme di assistenza attuate e possibili in un’Europa sempre più chiusa.

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Sea Watch: l’Arci si appella alle più alte cariche dello Stato italiano

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Chiediamo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati e al Presidente della Camera Roberto Fico di farsi promotori verso il governo del rispetto dei principi della nostra Costituzione e del Diritto Internazionale e quindi di permettere alla nave della Sea Watch, attualmente in prossimità delle acque territoriali italiane, di entrare in un porto e procedere alle operazioni di sbarco e primo soccorso dei 47 migranti salvati in mare ora a bordo. Le condizioni metereologiche sono in continuo peggioramento.

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Fiaccole per Regeni senza istituzioni

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C’è chi lotta per i Diritti umani e la giustizia e chi pensa agli affari con la dittatura sanguinaria dell’Egitto alternando dichiarazioni sulla necessità di fare chiarezza sulle torture e l’uccisione di Giulio Regeni con la pratica dell’inattività diplomatica e politica dimostrando di non volere né diritti, né giustizia. Il 25 gennaio (alle 19,41 il minuto di silenzio) in in via Maestri comacini si sono accese anche a Como le fiaccole per Giulio Regeni. Con Amnesty che ha organizzato l’iniziativa in 100 piazze italiane l’Arci, le Acli, Como senza frontiere, Il Coordinamento comasco per la Pace, tanti/e altri/e della “società civile”. Presente la sinistra, assente il governo della città, assente la politica istituzionale, anche gli attuali consiglieri dei gruppi che avevano votato nel la mozione Verità per Regeni. [Foto Fabio Cani]

Guarda il video della diretta fb di ecoinformazioni con gli interventi di Marta Marchesan e Pamela Blumetti di Amnesty International Como.

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