Economia

2013 positivo per il tessile

centro tessile sericoL’Osservatorio del distretto tessile di Como organizzato dal Centro tessile serico, con il supporto di Unindustria Como, tira le somme dell’anno passato e si lamenta della concorrenza sleale.

 

«La tessitura serica ha archiviato il 2013 con un risultato positivo, pari al +2% in termini di fatturato, dato questo in controtendenza rispetto alla media dell’industria Tessile-Abbigliamento non solo nazionale (-0,7%), ma anche europea (-1,2%). Per il quarto anno consecutivo, la tessitura serica conferma il trend di crescita. Nel 2013, peraltro, a livello nazionale, solo la nobilitazione, il tessile tecnico e la maglieria hanno sperimentato una dinamica di aumento – spiega un comunicato –. Il Tessile-Abbigliamento della provincia di Como, grazie alla sua spiccata vocazione internazionale e al suo posizionamento, in parte, sulle fasce più alte del mercato, nel 2013 ha assistito ad un aumento delle esportazioni pari al +1,4%, per un valore complessivo di quasi 1,4 miliardi di euro. La componente più tipicamente tessile vede le vendite estere confermare sostanzialmente i livelli del 2012, mentre l’abbigliamento, grazie soprattutto alla performance del foulard, cresce del +4,9%. Il saldo commerciale della provincia di Como raggiunge i 956 milioni di euro, concorrendo al 10% del surplus generato dall’industria italiana del Ta; confrontando il Tessile di Como con gli altri distretti tessili, si rileva come Biella presenti su base annua una crescita dell’export di Ta pari al +1% (con il solo Tessile, tuttavia, in calo del -1,1%), mentre l’export di Prato frena al -0,4% (dove il Tessile arretra però del -1,3%)».

«Nel 2014, sulla base dei dati Istat oggi disponibili e dei risultati dell’Indagine campionaria condotta da Smi [Sistema moda Italia] in collaborazione con Unindustria Como, il Tessile di Como assiste ad una prosecuzione del trend favorevole – prosegue la nota –. Il registro imprese camerale al termine del 2013 segnala l’esistenza nel Tessile-Abbigliamento comasco di 1.285 imprese attive, che rappresentano il 19,2% sul totale delle imprese attive in tutto il manifatturiero comasco (esclusa l’edilizia), una percentuale che rimane sempre ragguardevole e che, in questi anni di severa crisi economica, non tende affatto a ridimensionarsi».

All’incontro di presentazione in Camera di commercio «è stata discussa la necessità di una più decisa lotta alla concorrenza sleale, che risulta ampiamente diffusa, come documentano le indagini di laboratorio realizzate sui distretti di Como e Prato».

Infatti per l’iniziativa Globalizzazione sostenibile 3.0 «sono stati esaminati 80 capi confezionati acquistati sul mercato e confrontati con 52 campioni tessili forniti dalle aziende del distretto, che sono peraltro risultati conformi a norme volontarie ed obbligatorie». «La maggiore preoccupazione – afferma Luigi Zoni, consigliere Gruppo filiera tessile di Unindustria Como – è riconducibile al fatto che risulta elevato il numero delle non conformità rispetto alla legislazione europea (43,8%), non conformità di cui il 77,2% è riconducibile ad articoli provenienti da paesi extra EU e di provenienza non dichiarata».

Una ricerca simile si è tenuta a Prato su «44 capi d’abbigliamento “made in China”. Premesso che al contrario di quanto si ritiene comunemente i parametri ecotossicologici cinesi (GB standard) sono per quasi tutti gli aspetti più restrittivi di quelli europei». «Il rigore cinese vale solo per i prodotti importati nel loro mercato interno ma non per l’export – afferma però Giovanni Moschini, vicedirettore Unione industriale pratese. Ben 13 capi su 44 (il 30%) sono risultati sostanzialmente in linea con le norme europee, ma non conformi allo standard cinese e non potrebbero pertanto essere commercializzati in Cina. Ciò evidenzia la necessità di un rapido intervento dell’Unione europea teso al riequilibrio di questa significativa asimmetria».

Dal punto di vista della salute «il 7-8% delle patologie dermatologiche è dovuto a quanto indossiamo e, soprattutto, che nel 100% dei casi in cui è stato possibile individuare i capi causa di patologie si è trattato di capi di importazione» si rileva dallo studio Chemical substances in textile products and allergic reactions «svolto su richiesta della Commissione europea – Dg Enterprise – e concluso ad ottobre 2012».

Zoni ha aggiunto che «le Pmi tessili europee ed italiane sono penalizzate tre volte: dai vincoli della nostra legislazione ambientale (Regolamento Reach), che incide solo sulla nostra competitività; dalle limitazioni all’export causate da regole molto restrittive e di severi controlli da parte di mercati di sbocco (come la Cina); dall’insalubrità di prodotti di importazione e dalla scarsa affidabilità delle informazioni merceologiche riportate sulle etichette, che danneggiano tutto il settore». «La strada non può che essere – ha terminato Zoni – che quella della reale reciprocità e del funzionamento di un efficace sistema di controlli».

«Questi studi costituiscono un elemento aggiuntivo a sostegno delle nostre richieste di effettuare i necessari controlli sia sulle merci importate che sui prodotti posti in vendita nel mercato interno, per contrastare pratiche gravi che mettono a rischio la sicurezza del consumatore e configurano frodi commerciali dall’effetto dirompente, in quanto in grado di disarticolare la struttura manifatturiera tessile sana e onesta» ha concluso Francesco Marchi, direttore generale Euratex, la Confederazione europea delle imprese del settore tessile abbigliamento, che annuncia «una rinnovata azione di lobby nei confronti dell’Unione europea e dei suoi membri, affinché acquisiscano piena consapevolezza degli effetti dell’attuale situazione, ben documentati dalle indagini effettuate a Como, Prato e tessile e salute». [md, ecoinformazioni]

Ricchezza prodotta dalla cultura?

Io sono Cultura 2014 16 giugno_1402935181Lombardia quarta regione in Italia e Como quarta per imprese e nona per ricchezza fra le province italiane, secondo il Rapporto cultura Symbola di Unioncamere.

 

«La cultura muove 214 miliardi di euro, il 15,3% della ricchezza prodotta l’export culturale è cresciuto del 35% durante la crisi e il settore ha raggiunto un surplus commerciale con l’estero di 25,7 miliardi di euro – rileva una nota alla stampa di Fondazione Symbola e Unioncamere –. I dati di Io sono cultura: Studio Symbola e Unioncamere che “pesa” cultura e creatività nell’economia nazionale».

«Milano seconda provincia italiana per incidenza di imprese culturali e ottava tra le province italiane in cui il sistema produttivo culturale produce più ricchezza – si precisa –. Bene anche Como, quarta per imprese e nona  per ricchezza. La Lombardia quindi è rappresentato più che bene, con 2 province nelle prime 10, nella graduatoria di Fondazione Symbola e Uniocamere della ricchezza prodotta in Italia dalla cultura. Non a caso la Lombardia è la quarta regione del Paese per valore aggiunto del comparto culturale e creativo».

valore aggiunto culturale 2013I dati si evincono dallo studio Io sono cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi prodotto da Symbola e Unioncamere con la collaborazione e il sostegno dell’Assessorato alla cultura della Regione Marche: «L’unico studio in Italia che annualmente quantifica il peso della cultura nell’economia nazionale. Con risultati eloquenti: l’intera filiera culturale italiana ha mosso nel 2013 il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle industrie culturali e creative, ma anche da quella parte dell’economia nazionale che viene attivata dalla cultura, il turismo innanzitutto. Le industrie culturali e creative si confermano un pilastro del Made in Italy. Tanto che durante la crisi l’export legato a cultura e creatività è cresciuto del 35%».

«Nonostante il calo generalizzato del complesso delle ‘sponsorizzazioni’ registrato negli ultimi anni, infatti, quelle destinate alla cultura sono cresciute tra il 2012 e il 2013 del 6,3% arrivando a quota 159 milioni – continua la nota –. Entrando nel dettaglio dello studio emerge che dalle 443.458 imprese del sistema produttivo culturale, che rappresentano il 7,3% delle imprese nazionali, arriva il 5,4% della ricchezza prodotta in Italia: 74,9 miliardi di euro. Che arrivano ad 80 circa, equivalenti al 5,7% dell’economia nazionale, se includiamo anche istituzioni pubbliche e realtà del non profit attive nel settore della cultura. Ma la forza della cultura va ben oltre, grazie ad un effetto moltiplicatore pari a 1,67 sul resto dell’economia: così per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,67 in altri settori. Gli 80 miliardi, quindi, ne “stimolano” altri 134. Cifre che complessivamente arrivano, come anticipato, alla soglia di 214 miliardi di euro. Una ricchezza che ha effetti positivi anche sul fronte occupazione: le sole imprese del sistema produttivo culturale – ovvero industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico artistico e architettonico, performing arts e arti visive – danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,8% del totale degli occupati in Italia. Che diventano 1,5 milioni, il 6,2% del totale, se includiamo anche le realtà del pubblico e del non profit».

«La cultura è la lente attraverso cui l’Italia deve guardare al futuro e costituisce il nostro vantaggio competitivo – afferma Ermete Realacci, presidente Fondazione Symbola –. È grazie alla creatività e alla cultura, che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, l’innovazione e le nuove tecnologie, se le imprese sono state capaci di incorporare bellezza e valore nel Made in Italy. Così, mentre tutti dicevano che il nostro manifatturiero sarebbe morto sotto i colpi della concorrenza cinese, le imprese italiane sono riuscite a presidiare la fascia alta del mercato e aumentare il valore aggiunto dei prodotti. E il grande successo di eventi come il Salone del mobile o Vinitaly lo testimonia. Ecco perché una vetrina globale come Expo 2015, se vuole guardare al bene del Paese e offrire al mondo uno sguardo rivolto al futuro, dovrà dare voce alle esperienze più avanzate di questo settore: puntando più sulle idee che sul cemento».

«Anche quest’anno, l’analisi condotta da Unioncamere e Symbola dimostra che la cultura è e deve continuare ad essere il miglior combustibile per la ripresa – aggiunge Ferruccio Dardanello, presidente Unioncamere –. I territori e le imprese, che di quelle tradizioni e di quella cultura sono espressione, rappresentano l’immagine del nostro Paese nel mondo intero: il nostro primo giacimento, capace di produrre ricchezza, lavoro e benessere per le comunità locali. Per ritrovare il suo spazio nel mondo, l’Italia deve perciò puntare sui suoi talenti, cogliere il potenziale delle nuove tecnologie per rilanciare i territori e il loro saper fare, investire sulla bellezza e sulla coesione che aiutano a competere, potenziare la ricerca per sostenere quella tensione innovativa che arricchisce di valore le nostre tradizioni produttive e le rende così un potente fattore competitivo».

Per quanto riguarda la Lombardia: «Milano è la seconda provincia italiana per incidenza delle imprese culturali sul totale delle imprese presenti nella provincia. Milano e Como inoltre sono rispettivamente ottava e nona nella classifica delle province che più producono ricchezza con cultura e creatività. Un risultato raggiunto grazie all’intreccio tra bellezza, cultura, innovazione, creatività e manifattura che ha saputo rilanciare il Made in Italy e restituire all’economia lombarda una prospettiva al di là della crisi. Nella provincia di Milano, infatti, il valore aggiunto creato dalla cultura è l’ottavo più alto d’Italia: il 7% della ricchezza complessiva del sistema economico locale. In valore assoluto si tratta di oltre 9,3 miliardi di euro. E sempre la cultura impiega quasi 142mila persone, il 7,6% del totale degli occupati dell’intera provincia. Il contributo maggiore arriva della industrie culturali propriamente dette 64% (film, video, radio e tv, videogiochi e software, musica, libi e stampa), seguite dalle industrie creative (architettura, comunicazione e branding, design e produzione di stile, artigianato) con circa il 30% del valore aggiunto del settore. Da performing arts e intrattenimento e patrimonio storico-artistico arriva insieme un contributo di circa il 6%. Como produce il 6,9% della propria ricchezza complessiva grazie alle industrie culturali. In questo territorio la ricchezza prodotta dalla cultura arriva a 940 milioni di euro e il settore impiega 17mila persone, ossia il 7,8% di tutti gli occupati del sistema economico locale. A trainare il valore aggiunto delle industrie culturali sono le industrie creative, alle quali si deve oltre la metà del valore aggiunto del settore. Dalle performance delle province a quella della regione il passo è breve. E infatti la Lombardia si è classificata al quarto posto nella graduatoria delle regioni che più producono ricchezza con la cultura e la creatività. Il valore aggiunto creato dal sistema produttivo culturale qui è il quarto più alto d’Italia: il 6,2% della ricchezza complessiva del sistema economico locale. In valore assoluto si tratta di oltre 18,5 miliardi di euro. Una cifra alla quale contribuiscono in modo preponderante libri e stampa, la produzione di beni e servizi creative driven, videogiochi e software e l’architettura. Nell’insieme la cultura impiega quasi 290mila persone, il 6,4% del totale degli occupati dell’intera regione». [md, ecoinformazioni]

Fiera delle economie e delle relazioni solidali/ Aperte le iscrizioni

isolacheceMesse appunto le novità, nell’assemblea del 12 giugno con una partecipazione particolarmente ampia di soggetti interessati a collaborare alla progettazione e alla gestione della Fiera, e avviato il programma dei dibattiti, si sono aperte le iscrizioni per gli espositori alla prossima Fiera L’isola che c’è che si svolgerà il 20 e 21 settembre nel Parco Comunale di Villa Guardia (Co) e vedrà coinvolti e partecipi tanti soggetti della Rete comasca di economia solidale (e non solo) da mattina a sera, in un vortice d’impegno, passione, energia e fatica. Ecoinformazioni, come di consueto, curerà alcuni aspetti dell’informazione con la nuova edizione della Mappa dell’economia solidale e animerà News km zero.Tutte le indicazioni, dal comunicato de L’isola, nel seguito del post

«La Fiera L’isola che c’è si svolgerà il 20 e 21 settembre nel Parco Comunale di Villa Guardia (Co).

Le iscrizioni sono aperte e resteranno aperte fino a venerdì 4 luglio 2014.

Tutti coloro che desiderano esporre alla manifestazione sono invitati, entro tale data, a compilare, con cura e accortezza, il Form d’iscrizione sul sito de L’isola che c’è, dopo aver letto attentamente la nostra Carta dei Principi (affinché siano condivisi i valori che animano la Fiera e sia chiaro e conosciuto il senso del percorso in cui questa s’inserisce) e le Modalità di partecipazione.

Chi può partecipare

La Fiera si rivolge in prevalenza alle realtà del territorio comasco, ed è aperta a realtà esterne solo per settori in cui non ci sia già una significativa presenza locale e, nella selezione, sarà data priorità alle realtà che collaborano attivamente nel percorso della rete comasca di economia solidale. Sono ammesse alla manifestazione:

  • associazioni, cooperative e organizzazioni locali senza finalità di lucro attive nei settori indicati nelle Modalità di partecipazione;
  • imprese locali che si distinguono per modi di produzione o per offerta di prodotti e servizi di alto valore ambientale e sociale, preferibilmente con certificazioni del settore.

La selezione degli espositori ammessi è di competenza del comitato organizzatore: visto lo spazio limitato e le numerose richieste di adesione, non saranno accettate domande che non rispettino tempi e modi indicati.

3 novità per l’esposizione 2014

Come già comunicato nel primo incontro organizzativo, a causa della crescita strutturale della Fiera, da quest’anno dobbiamo organizzarla (con nostro dispiacere e con nuove difficoltà burocratiche!) non più come “attività pubblica di raccolta fondi”, ma come “attività commerciale”.
Pertanto, ci sarà un biglietto d’ingresso e tutte le quote d’iscrizione degli espositori sono comprensive di Iva (anche quelle delle associazioni): l’aumento delle quote per le realtà no-profit è comunque quasi nullo, in quanto L’isola che c’è ha deciso di farsi carico dell’entrata minore. Tutte le animazioni in programma all’interno della manifestazione (laboratori, concerti, dibattiti, etc.), resteranno gratuite e aperte a tutti i visitatori.

Volendo rendere la Fiera ancora più bella e ricca di significato, abbiamo deciso di premiare gli standpiù comunicativi, interessanti ed esteticamente gradevoli: cari espositori datevi da fare per realizzare un allestimento ancora più piacevole e coinvolgente del solito! Con l’eventuale conferma della vostra accettazione, vi forniremo maggiori indicazioni sui criteri di valutazione!

Per aiutarci a misurare l’impatto economico e sociale che la Fiera ha sul territorio e rendere più chiaro e quantificabile a tutti il suo valore e la sua importanza, nel Form d’iscrizione sono stati aggiunti tre nuovi campi relativi alle vostre attività (numero di dipendenti, volontari e fatturato): compilateli per favore con riguardo». [L’isola che c’è]

 

ecoinformazioni on air/ Tasse diverse per redditi diversi

AclifiscoIl servizio del 13 giugno di Gianpaolo Rosso per Radio popolare.  Ascolta il servizio audio. Le Acli di Como intervengono nel dibattito in corso su come fra quadrare il bilancio dei comuni e lo fanno guardando al capoluogo ma anche all’insieme del territorio provinciale. Per Franco Fragolino, presidente di Acli service, e anche del Consiglio comunale di Como fino poche settimane fa, è giusto tenere conto delle difficoltà di bilancio dei comuni ma non è giusto che ciò che viene dato ai cittadini a livello centrale con gli 80 euro venga poi tolto a livello locale. Questo succede se non si applicano tariffe diverse a diversi redditi e se si utilizza la Tasi per tassare tutti indistintamente rendendo la nuova tassa una nuova Imu più ingiusta e più difficile da pagare a causa di veri e propri pasticci normativi. Per Fragolino i comuni devono scegliere di elevare in base alla necessità l’Imu sulle seconde case, mantenere bassa l’imposizione della Tasi che colpisce indiscriminatamente tutti e adottare addizionali irpef  progressive. Le tasse uguali per tutti sacrificano i ceti meno abbienti. Per le Acli occorre invece esentare un livello di reddito consistente o deliberare l’addizionale a scaglioni di reddito. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

 

La Conferenza stampa di presentazione il 12 giugno della proposta delle Acli. Vai all’articolo e ai video.

 

Riparte con Paini il Forum comasco del terzo settore

forumcomascoDopo anni di sospensione riprende l’attività il Forum comasco del terzo settore che negli anni scorsi, guidato da Franco Fragolino, Giuseppe Calzati, Carla Massina, aveva animato molte importanti azioni per dare voce e coordinare il mondo dell’associazionismo, del volontariato e della cooperazione lariano. Era stato il Forum ad esempio a sperimentare per anni con Primaverafesta la possibilità di dare visibilità al non profit lariano scegliendo successivamente di fare confluire tale esperienza nella Fiera delle economie solidali e delle relazioni de L’isola che c’è.  L’assemblea delle organizzazioni di secondo livello dell’11 giugno ha scelto all’unanimità come portavoce Francesca Paini (confcooperative, impegnata anche nel Forum regionale lombardo) e avviato il piano di lavoro per il 2014 puntando sull’approfondimento delle Linee guida sulla riforma del terzo settore proposte dal governo il 13 maggio. Leggi nel seguito del post il documento approvato nell’assemblea alla quale hanno partecipato Acli, Arci, Avc, Confcooperative, Compagnia delle opere, Auser,  Anteas, Lila. 

«Sono mature oggi le condizioni perché il Forum del Terzo Settore, inattivo a Como da alcuni anni, riprenda oggi le sue attività. Tali ragioni sono riconducibili ad alcuni temi:

–         Il cambiamento del welfare che orienta sempre più le politiche pubbliche in logiche di accreditamento che scompongono sia la domanda che l’offerta in singole unità, rendendo vieppiù necessario quindi un ambito di confronto e ricomposizione;

–         L’opportunità di tornare a consolidare anche a Como un luogo che si connetta alle strategie che il Forum sviluppa a livello regionale sia sul fronte del confronto con la Regione che accompagnando riflessioni ed azioni per la coesione sociale, anche oltre il tradizionale confine del welfare sociale e socio-sanitario;

–         Il permanere in molti dei soggetti fondatori di una intenzione alla riflessione e alla collaborazione per portare il proprio contributo nel dibattito cittadino.

Coerentemente con l’impostazione del Forum del terzo Settore Lombardo, il Forum comasco ha scelto di essere un facilitatore del lavoro degli aderenti. Non si pone quindi come soggetto tra i soggetti, e men che meno come rappresentante di una molteplicità che non può essere eccessivamente semplificata.

Il ruolo che decidiamo di assumere quindi si prefigge di sostenere le azioni dei soci. Tra i processi con cui il Forum del terzo settore comasco si lombardo si misura, quindi, non troviamo la delega di rappresentanza, ma azioni quali:

–         Il sostegno all’elaborazione sugli scenari e alla comprensione dei cambiamenti in atto, dal livello più territoriale agli scenari europei

–         la diffusione di strumenti che possono facilitare il lavoro (ad es. modelli di partnership, accordi di programma,…);

–         la valorizzazione di buone prassi che vedono coinvolti soggetti di terzo settore, con particolare attenzione ai progetti intersettoriali e alle azioni che valorizzazione le relazioni tra più soggetti;

–         la costruzione di ambiti di confronto in cui portare all’attenzione degli aderenti punti di vista aggiornati e competenti;

–         il coordinamento delle azioni con altri Forum Territoriali e con il Forum Regionale su temi e progetti di interesse locale e regionale

–         la ricerca di punti di convergenza tra le organizzazioni, dando voce e visibilità ai temi comuni e promuovendo o partecipando anche eventi che a questi temi diano concretezza

–         la relazione con soggetti istituzionali e privati che agiscono sul territorio per facilitare la riflessione, la visibilità, la conoscenza delle istanze emerse dal terzo settore e delle proposte delle istituzioni verso di esso

–         l’azione per lo sviluppo di una cultura della cittadinanza attiva nella quale il terzo settore svolga un ruolo adeguato alla sua importanza.

Nell’alveo di questo profilo organizzativo, si colloca la scelta di organizzare momenti interni di approfondimento che, attraverso il confronto tra esperienze e competenze diverse, sostengano l’azione sociale dei soggetti di terzo settore, nella direzione di aumentare l’efficacia dell’azione, necessaria più che mai in momenti di forte crisi della coesione sociale e in condizione di ristrettezza delle risorse.

L’ipotesi organizzativa è che si ricostituisca a Como quindi una sede territoriale del Forum del Terzo Settore con le seguenti caratteristiche:

–         aggregazione formale ancora limitata a soggetti di secondo livello

–         possibilità di costituire gruppi tematici operativi aperti ad organizzazioni ed enti di qualunque livello

–         definizione di un portavoce per un anno con il compito di riattivare le relazioni e le prime progettualità del Forum

–         costituzione di un gruppo di lavoro che sviluppi le linee progettuali e ne assuma le responsabilità di attuazone.

Sarà inoltre necessario procedere alla rivistazione dello Statuto per adeguarlo alle normative nel frattempo sopravvenute e alle altre modificazioni eventualmente necessarie».[Forum comasco del terso settore]

 

Acli/ Le tasse non possono essere uguali per tutti

AclifiscoMolte le critiche delle Acli alle novità introdotte nel sistema fiscale dopo l’abolizione dell’Imu. Franco Fragolino, Luisa Seveso e Silvia Camporini sono in difficoltà nel sintetizzare in poco tempo tutte le infinite magagne tecniche e di ingiustizia sociale delle nuove tasse che fanno rimpiangere fortemente la vecchia Imu. La Tasi in particolare definita come Imu mascherata e ancora più difficile da pagare appare  ingiusta e cervellotica nelle modalità di applicazione. Ma come possono fare i comuni costretti dalle inique norme governative e dalla cronica mancanza di fondi a far quadrare i bilanci senza annullare i pochi servizi che sopravvivono ai tagli? Per le Acli è necessario applicare imposte commisurate alla ricchezza di ciascuno esentando almeno tutti coloro che hanno  un reddito netto annuo di 15 mila euro e arrivando ai massimi consentiti con le altre imposte assicurando gradualità all’imposizione comunale da differenziare in base al reddito. Presto on line tutti i video della presentazione alla stampa del punto di vista delle Acli che chiedono che le loro osservazioni siano ascoltate da tutti comuni della provincia, Como inclusa ovviamente.

Anteprima video. On line sul canale di ecoinformazioni tutti i video della conferenza stampa delle Acli di Como di giovedì 12 giugno.

 

Introduzione di Luisa Seveso, presidente delle Acli di Como. On line sul canale di ecoinformazioni tutti i video della conferenza stampa delle Acli di Como di giovedì 12 giugno.

 

beCOMe/ Analisi e prospettive/ Video on line

becomePer analizzare l’edizione zero di beCOMe e immaginarne le prospettive di sviluppo una cinquantina di persone nell’aula magna dell’Università dell’Insubria si sono incontrate domenica 1 giugno mattina per ascoltare le valutazioni coordinate da Mauro Magatti, anima scientifica dell’iniziativa, del sindaco  di Como Mario Lucini,  di Barbara Berlusconi Minghetti, direttrice del Teatro Sociale di Como, di Giacomo  Castiglioni Fondazione Comunità comasca, di Giovanni Lanzone, filosofo prestato al marketing. Già on line sul canale di ecoinformazioni i video dei Valentina Rosso dell’iniziativa.

 

Già on line sul canale di ecoinformazioni altri video dei Valentina Rosso dell’iniziativa. Presto on line tutti i video. Sul canale di ecoinformazioni sono disponibili anche tutti i video delle altre iniziative beCOMe.

beCOMe/ Per un’antropologia della ricchezza/ Video on line

becomeNei lavori del secondo momento di approfondimento teorico –  dopo la serata con Fitoussi, Magatti e Bonomi –  è stato il filosofo Silvano Petrosino, introdotto dall’assessora Gisella Introzzi,  a illustrare il tema Per un’antropologia della ricchezza. Già on line li video della serata che si è svolta con una cinquantina di partecipanti nella sala della Camera di commercio di Como dalle 18 di sabato 31 maggio. P

Guarda tutti gli altri video dell’incontro.

Una riflessione sulla ricchezza, sul suo reale significato al di là delle storture proprie della società attuale, che «propone un idea di eccellenza che sa di costrizione e schiavitù»: è questo che ha invitato a fare Silvano Petrosino, di fronte al pubblico della Camera di Commercio di Como.

Tre sono i livelli di approccio al “problema” individuati dal filosofo: «c’è l’idea di ricchezza come possesso, il contatto diretto con una “roba”, per usare suggestioni verghiane, che si può toccare, un qualcosa di fisico che definisce la nostra identità. Ma a questo manca qualcosa, è qui interviene la relazione, la forma di ricchezza che nasce dal contatto con altri esseri umani, dalla famiglia, dagli amici». Da qui nasce il concetto di Economia, nel senso più vero del termine, come appunto «relazione, com’è nell’etimologia del termine. Economia non è quindi business, com’è sembra dominante oggi, ma sottintende un mondo con al centro l’uomo, e il suo benessere. Chi parla invece solo di profitto, senza alcun riguardo che l’”umanità” del termine, sbaglia completamente».

Due livelli quindi, possesso e relazione, non autoescludenti a vicenda, ma che introducono la terza definizione, la più indefinibile: «come si dice, l’uomo non di solo pane vive. C’è qualcos’altro, qualcosa che non è “fisico” , che costituisce il valore più profondo che possiamo avere. E’ l’idea che ci manchi qualcosa, un qualcosa che ci definisce compiutamente». La ricchezza, quella più “profonda” è quindi « un desiderio che non è appetito, non è numerabile, non è oggetto. E’ la mancanza che non è pura assenza. Non è questa la ricchezza più grande dell’essere umano?».

A chiudere l’incontro, un breve spazio ad alcuni interventi dal pubblico, per confermare ulteriormente le parole del pensatore milanese. [Luca Frosini, eco informazioni]

beCOMe/ Fitoussi (in video) Magatti e Bonomi (dal vero) spiegano la crisi

beCome-2014-05-30La sala Scacchi della Camera di Commercio, abbastanza gremita da un pubblico attento e “importante”, con in prima fila sindaco, assessori e presidente della Camera di Commercio, nonché esponenti del mondo imprenditoriale, politico e del volontariato, è il primo “luogo dove creare nuove alleanze” secondo l’invito/programma della tre giorni beCOMe.

L’apertura dell’edizione 0 (come ormai si usa dire) di beCOMe è dedicata a un’analisi a tutto campo dei meccanismi della fase di inizio millenio. Che non si tratti di una “semplice” crisi ormai è noto. Su questo concordano tutte le analisi ascoltate nel corso della lunga serata. Ma la mole di segmenti di analisi, di definizioni, di esemplificazioni è tale che non è facile darne non si dice un resoconto, ma quasi anche una più semplice mappa.

“Transizione”, “metamorfosi”, “cambio di paradigma” sono le parole maggiormente utilizzate per definire quello che è successo negli ultimi anni (almeno a partire dal 2008, ma anche prima) e che ancora succede.

Fitoussi, in una lunga videointervista [guardala sul sito di beCOMe] realizzata nei giorni scorsi in sostituzione della sua prevista partecipazione poi cancellata per altri inderogabili impegni, coniuga una moderata speranza nelle capacità della politica di rispondere ai gravi problemi della fase con alcune indicazioni molto semplici. “Il rapporto tra debito pubblico e Pil si può migliorare in due modi: riducendo le cifre assolute del primo oppure aumentando il secondo” chiarisce e poi aggiunge che il Pil ormai non è più un adeguato misuratore della ricchezza delle nazioni, ma che bisogna necessariamente considerare (e quindi valorizzare) le qualità della vita: il capitale umano, il capitale sociale, il capitale naturale e così via. Le politiche di austerità hanno lavorato solo sulla riduzione del debito pubblico in assoluto, mentre è ora di lavorare sull’espansione dei diversi capitali che fanno la ricchezza delle comunità. Con la consapevolezza – sottolinea – che questa fase sta approfondendo ulteriormente le disuguaglianze e che esiste una soglia di “sostenibilità” di queste, che si sta rapidamente avvicinando, oltre la quale i rischi per la democrazia diventano incombenti.

Aldo Bonomi è meno ottimista sulla politica, e propone un modello di spiegazione della “crisi” che parte dal salto di paradigma a cavallo del secolo. A questa situazione si è risposto con diverse ideologie: il modello che sostiene che il capitalismo novecentesco ha fallito e che l’unica soluzione è la “decrescita felice”; il modello che, negando il funzionamento dell’austerità, rifiuta di riconoscere il debito; il modello secondo cui, se si mettono in campo le tecniche giuste, si può tornare “come prima”; e il modello secondo cui la metamorfosi in atto costringe a pensare a un nuovo modello di sviluppo. Senza mezzi termini, Bonomi si spende per quest’ultima ipotesi, identificando il nuovo, possibile modello di sviluppo nella definizione – per quanto ancora un po’ sfuggente – di green economy.

Mauro Magatti trova che la definizione di green economy sia riduttiva e ripropone il modello della nuova prosperità, che campeggia nel sottotitolo della manifestazione comasca, che – come spiegherà alla fine della serata – secondo lui significa che bisogna cambiare l’equazione dello sviluppo novecentesco secondo la quale crescita economica = consumo; aderendo a questa proposta di nuova prosperità solo le società che investono su loro stesse (cioè sul miglioramento della qualità della vita) creano le condizioni per sostenere il consumo.

Per tutti non c’è sviluppo senza giustizia sociale.

In mezzo a tante analisi di grande respiro non manca qualche ragionamento sulla situazione locale.

Aldo Bonomi argomenta su come, a suo parere, siano scomparsi i “distretti” su cui si fondava la “vecchia” economia, sostituiti da situazioni assai più complesse in cui si riconoscono “avanguardie agenti” (i settori in grado di rinnovarsi: turismo, ricerca, università, design…), i motori immobili (il nocciolo duro delle realtà incapaci di rinnovarsi, per le quali servono le politiche pubbliche) e i falliti (per cui bisogna riuscire a delineare un nuovo welfare e politiche di solidarietà).

Una città come Como, a partire dalla consapevolezza di questa situazione, deve riuscire a mobilitare tutti i soggetti, deve imparare a percepirsi in orizzontale (senza più un riferimento di comodo alla centralità di Milano), a riposizionarsi sull’asse della città infinita (quell’agglomerato urbano che va dalla pianura lombarda alle alpi svizzere), a riscoprire e a costruire nuove alleanze.

Gli elementi di riflessione non mancano di certo; manca invece, forse, qualche elemento di analisi sul fatto che per i più la crisi non è molto metamorfica, né tantomento metaforica.

Comunque, per approfondire questo rapido sunto, presto on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri video di Valentina Rosso degli interventi della serata. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Videointervista Fitoussi [guardala sul sito di beCOMe]

beCOMe/ Sensate esperienze/ Video on line

becomeCon le conclusioni e i ringraziamenti dell’assessora Gisella Introzzi si è conclusa la sessione di beCOMe dedicata alla esperienze nazionali imprenditoriali e sociali ritenute significative dagli organizzatori. Nelle diverse sessioni Riconnettere economico e sociale. Una nuova idea di impresa, Bellezza, qualità, sostenibilità, innovazione. I nuovi driver dello sviluppo e Nuove filiere del valore. Dalla logica della concorrenza a quella dell’alleanza, sono state presentate, a una platea di una quarantina di persone, una decina di azioni significative già sperimentate in diverse parti del territorio nazionale. I lavori sono stati presentati da Patrizia Cstelletti e Gerolamo Saibene. Già on line sul canale  di ecoinformazioni i video degli interventi svolti nel pomeriggio.

Guarda on line sul canale  di ecoinformazioni i video di tutti gli altri interventi.

 

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