Economia

Cronache cittadine di fine civiltà

unione-monetaria-economica-300Luca Michelini,  professore di Storia del pensiero economico (Dipartimento di Scienze politiche, Università di Pisa), interviene, sulla News Democrazia economica, su diverse questioni relative all’azione della giunta Lucini. Bocciato senza dubbio l’Info point al Broletto, soddisfazione per la vittoria della Ztl al Tar, difesa della stazione e tanto altro, compreso il consiglio della lettura di un articolo dell’economista inglese Wynne Godley.
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Quali alternative al neoliberismo?

sbilanciamociMassimiliano Lepratti, formatore,  presidente dell’Associazione Economia e sostenibilità, e musicista comasco, interviene, su sbilanciamoci.info, nel dibattito sulle cause dell’attuale subalternità delle sinistre al pensiero unico liberista. «Nonostante la gravissima crisi in corso il campo delle teorie critiche non riesce a offrire un orientamento che metta in crisi l’egemonia culturale del neoliberismo.

Nonostante la gravissima crisi attraversata dall’Europa e la fallacia delle ricette neoliberiste finora sperimentate in risposta, il campo delle teorie critiche si mostra incapace di offrire un solido orientamento di politica economica che metta in crisi l’egemonia culturale del neoliberismo e funga da guida per progettare una società egualitaria, inclusiva e sostenibile. Di conseguenza laddove un’ideologia culturalmente egemone non venga contrastata sul suo stesso terreno di teoria capace di dettare le agende, anche i tentativi di politiche alternative tendono a divenire timidi, inclini a mediare al ribasso e a piegarsi ai principi dominanti: l’Italia di Prodi/Padoa Schioppa o (peggio) di Renzi/Padoan ne sono solo alcuni esempi. Eppure i materiali culturali per sostenere la costruzione di un pensiero diverso a sinistra non mancherebbero: i grandi classici (da Smith a Ricardo a Marx) e i classici della dinamica dello sviluppo (ancora Marx, oltre a Keynes, e Schumpeter) continuano ad essere forieri di eccellenti spunti di analisi il cui livello scientifico e la cui capacità di lettura realistica del mondo sono senza dubbio superiori rispetto a quelli che per semplicità qui chiamiamo neoliberisti.

Detto questo, i motivi per cui ci troviamo in questa situazione di subalternità sono molteplici, ma due appaiono più significativi di altri:

il pensiero mainstream è in grado senza dubbio di dispiegare una quantità di mezzi culturali tali da spingere verso la minorità le idee alternative: mezzi giornalistici, comunicativi, istruzione – si pensi ai manuali economici studiati nelle università, l’assenza dell’economia politica nelle scuole superiori… – l’insieme di questo fuoco di fila riduce progressivamente da almeno 40 anni lo spazio per pensieri diversi. Keynes aveva spesso torto quando pensava che la forza delle idee fosse più forte degli interessi costituiti e gli esperimenti di psicologia sociale di Solomon Asch dimostrano invece quanto le persone tendano ad adeguarsi ai comportamenti delle maggioranze (anche quando li percepiscono come errati);

la dispersione delle teorie alternative in una grande pluralità di rivoli, molti dei quali portatori di analisi interessanti e affilate, ma poco coordinati e divisi nelle proposte. La litigiosità ideologica è tipica di chi si ponga un compito enorme come il cambiamento dell’ordine dominante (mentre chi difende i propri puri interessi materiali tende a dividersi meno sul piano delle idee), ma oggi, dato lo squilibrio di forze, si pone la necessità nella sinistra critica di un passaggio di paradigma dal mondo dell’aut/aut (per cui tutto ciò che non aderisce strettamente al mio pensiero mi è totalmente estraneo), al mondo dell’et/etin cui la valorizzazione dialogica degli elementi di somiglianza e di complementarità fra punti di vista diventi la base per un processo di costruzione cooperativa del sapere, delle teorie, delle proposte.

 

Partendo da quest’ultimo punto ci pare di poter rintracciare fin da oggi un primo elenco di principi e di temi capaci di attrarre e rendere complementari (o dialoganti) posizioni finora molto differenziate. Ben sapendo che il primo che mette su carta un elenco di questo tipo inevitabilmente si attrae un sacco di osservazioni e di critiche, ci prendiamo il rischio e proviamo a procedere.

 

Sulla metodologia di analisi

A livello di principi generali con cui leggere la realtà ci pare che almeno due possano essere considerati centrali per opporsi positivamente alla lettura neoliberista:

1) il contrasto alle metodologie basate sull’individualismo economico il cui portato più recente si trova in frasi del tipo “lo Stato deve comportarsi come un buon padre di famiglia”, utilizzate abbondantemente per suggerire ricette di austerity. La differenza irriducibile tra analisi micro (riferite a singole imprese, singoli individui, singole famiglie) e analisi macro (riferite ad enti ben più complessi e interrelati quali lo Stato) è un presupposto indispensabile per qualunque teoria sociale critica;

2) La centralità del lavoro. Il lavoro è l’attività attraverso la quale gli esseri umani modificano l’ambiente per rispondere ai propri bisogni individuali e sociali (trasformando pezzi di legno grezzi in tavoli e sedie, trasformando metalli in parti di computer etc.). Poiché quasi nessun essere umano è in grado di prodursi autonomamente tutto quanto soddisfa i suoi bisogni, le persone entrano in relazione acquisendo (spesso in cambio di denaro) pezzi di lavoro altrui. Nel capitalismo questo processo ha subito un enorme potenziamento e le produzioni lavorative industriali scambiate via denaro sono diventate la base grandemente predominante della creazione di valore economico, agganciando intorno ad esse servizi sempre più sofisticati. Tutto questo per dire che il tema del lavoro non è riducibile alla sua componente sindacale in senso stretto, ma in quanto processo cooperativo di trasformazione della natura per soddisfare bisogni umani il lavoro resta pur sempre il nodo centrale di ogni progetto progressista di cambiamento socio economico.

Sui problemi della domanda e dell’offerta

Spesso gli economisti utilizzano un linguaggio apodittico e i due termini di cui si discuterà non hanno significato univoco; in questo scritto quando ci si riferisce al problema della domanda si intende la necessità di avere una domanda aggregata (ossia composta dalla somma della domanda di famiglie, imprese, Stato, acquirenti esteri) sufficiente a stimolare la produzione. Gli ambiti entro i quali è possibile dare una risposta progressista al problema della domanda potrebbero essere principalmente due:

la lotta alla diseguaglianza, non solo in quanto fattore di iniquità sociale, ma anche come produttrice di distorsioni rispetto all’efficienza economica (la diseguaglianza riduce la domanda aggregata, sfavorendo la propensione marginale al consumo). Qui i terreni di azione concreti possono essere molti: un diverso sistema fiscale, una diversa politica del mercato del lavoro etc.

la ridistribuzione sociale degli aumenti di produttività: anche laddove la produzione venisse acquistata da una domanda aggregata sufficiente il continuo aumento di produttività (frutto del progresso tecnologico) tenderebbe spontaneamente a mettere in moto effetti sociali negativi traducendosi in licenziamenti, o in puro aumento di profitti. É quindi fondamentale prospettare politiche redistributive dei guadagni di produttività, indirizzate sia verso l’aumento di reddito delle classi popolari e medie, sia verso l’aumento dei servizi sociali e culturali disponibili, sia infine verso una suddivisione equa del lavoro rimasto, attraverso politiche di riduzione di orario.

Per problema dell’offerta si intende invece principalmente il dibattito sul cosa e come produrre ed offrire (a livello di sistema industriale, agricolo etc.). Anche qui i temi da porre al dibattito possono essere almeno un paio, entrambi di grosso peso strategico:

La necessità di un indirizzo pubblico di politica economica che orienti il sistema nazionale verso una produzione industriale innovativa, capace di anticipare i bisogni/consumi futuri di imprese e famiglie.

Il contemporaneo contrasto a rendite e speculazioni. Occorre porre severi vincoli legislativi a livello europeo alle speculazioni finanziarie (che sono un effetto e una causa della crisi della produzione industriale), ed occorre scoraggiare ogni forma di monopoli/oligopoli di rendita – cosa ben diversa dai monopoli naturali.

 

Come forse si noterà i problemi della domanda e dell’offerta hanno spesso profili complementari (una produzione industriale innovativa tende ad offrire posti di lavoro meglio remunerati, un contrasto alla speculazione finanziaria per mezzo di tasse dissuasive tende a produrre un’entrata che può essere destinata a servizi sociali, etc.) per cui mal si giustifica l’incomunicabilità tra gli studiosi dei due campi.

Oltre il progressismo

Le proposte indicate non hanno nulla di rivoluzionario e si limitano a porre alcuni indirizzi compatibili con le migliori tradizioni del liberalismo progressista, crediamo pertanto che nessuno nel campo della sinistra critica sia contrario a priori ai suggerimenti citati, al limite il terreno di discussione/divisione si può collocare sugli ordini di priorità e sul livello di profondità degli interventi.

Il campo si fa più accidentato e conflittuale quando invece si muovono passi ulteriori verso un’economia che si distacchi più nettamente dal capitalismo. La discussione è comunque estremamente interessante e niente affatto incompatibile con le proposte citate in precedenza. Anche qui i temi da suggerire potrebbero essere molti, ma per semplicità ci limiteremo a due argomenti di discussione:

Cosa è socialmente utile produrre? La domanda è importantissima soprattutto laddove si ricordi la centralità del lavoro non solo come fonte del valore economico, ma anche come strumento necessario e insostituibile per rispondere ai bisogni collettivi. Con queste premesse il tema dell’innovazione industriale diviene più complesso: per quanto una capacità sistemica di anticipazione dei bisogni sia un valore in termini di efficienza economica, in termini sociali non è indifferente stabilire verso quali bisogni orientarla e con quali strumenti guidarla (sappiamo ad esempio che il settore militare produce abbondanti ricadute di innovazione, ma orientare prioritariamente la ricerca verso altri settori, ad esempio la tutela ambientale, non è un compito socialmente più desiderabile? E se lo è quanto di questo compito deve essere affidato allo Stato? )

Esiste il diritto effettivo di scegliersi il lavoro? Se ancora la riduzione di orario lavorativo è uno strumento di efficienza socio economica (assicura una migliore allocazione delle risorse, aumenta la domanda aggregata fornendo reddito a una quantità maggiore di persone, migliora la qualità della vita…), non sarebbe compito di una società più avanzata offrire alle persone non solo una minore quantità di lavoro obbligato, ma anche la possibilità di scegliersi un impiego soddisfacente (e se si accetta questo presupposto è difficile non discutere di reddito universale incondizionato, di riforme profonde del sistema dell’istruzione etc.)

L’invito ai lettori è quello di non concentrarsi solo sulle singole proposte, quanto nuovamente sull’invito iniziale ad un lavoro di cooperazione intellettuale che ponga le basi per un’idea complessiva di politica economica sulla quale possa valere la pena mobilitare forze sociali, politiche ed intellettuali». [da http://www.sbilanciamoci.info.]

 

Stop all’austerità: quattro sì contro il fiscal compact

LOGO STOP AUSTERITA'_4Anche a Como è cominciata la raccolta delle firme per la presentazione dei quattro referendum con cui s’intende modificare alcune parti della legge 243, quella che dà attuazione al principio di equilibrio del bilancio pubblico, introdotto nella Costituzione. Leggi i quattro quesiti referendari, il comitato promotore e quello sostenitore

In Europa, le politiche di austerità non hanno raggiunto l’obiettivo prefissato. Lo dicono i dati: negli ultimi sette anni, i disoccupati nella zona euro sono cresciuti da undici a diciannove milioni e l’obiettivo di portare nel 2015 il disavanzo deficit/Pil sotto il tetto del 3% pare compromesso.  In Italia, i giovani senza lavoro sono il 43%, quasi tre milioni d’imprese hanno chiuso e il valore della ricchezza nazionale si è ridotto. Per questa ragione economisti, giuristi, sindacati e associazioni di diversa estrazione politica (da Mario Baldassarri, sotto segretario nel governo Berlusconi a Cesare Salvi, politico ex Ds) hanno deciso di raccogliere le firme per presentare quattro referendum con l’obiettivo di modificare la legge 243, quella che ha recepito il fiscal compact.
La dead line è fissata per il 30 settembre: entro quella data bisogna raggiungere quota cinquecentomila. A Como, al momento, è possibile firmare nelle prime due settimane di settembre nelle sedi Cgil di Como e Cantù; ogni sabato, in Largo Miglio, dalle 10 alle 14 oppure dal 4 al 7 settembre a Bulgarograsso, dalle 20.30 alle 22.30 in occasione della festa provinciale dell’ Arci. Altri appuntamenti saranno comunicati nei prossimi giorni dal comitato stop austerità.
«Vogliamo mettere in discussione – spiega Marco Lorenzini, coordinatore provinciale di Sel – il concetto di austerità ottusa, fatta di tagli allo stato sociale e di assenza d’investimenti per il futuro delle imprese e dei giovani».  In tutta Europa, solo l’Italia ha inserito il pareggio di bilancio in Costituzione: «I quesiti vanno a modificare alcune parti della legge così da rendere meno dura l’applicazione dell’equilibrio di bilancio – continua Lorenzini -. Per non sforare, L’Europa non può imporre il taglio alle spese sociali per la scuola e la sanità, né la privatizzazione dei beni comuni.  Bisogna investire per rilanciare l’economia, ricorrendo pure al debito se necessario».
La campagna mette al centro delle critiche le politiche europee e non ha alcuna connotazione anti governativa. «Un italiano su dieci è in condizione di povertà assoluta – sottolinea Celeste Grossi,  dell’Assemblea nazionale di Sel, – la Caritas parla di un flagello assoluto e per la Cgil la crisi è una catastrofe umanitaria. I referendum hanno lo scopo di permettere al popolo sovrano di riprendersi l’idea di un nuovo sviluppo che abbia al centro la crescita». «Aderiamo alla raccolta sia a livello nazionale che locale – dice Jlenia Luraschi, direttivo provinciale Arci – e durante la festa d’inizio settembre sarà possibile firmare».
La Cgil fa parte del comitato sostenitore: «Le politiche di austerità non sono più tollerabili – spiega Giacomo Licata, componente della segreteria provinciale della Cgil -. Non siamo anti europeisti:  crediamo fortemente in un’Europa che investe sul lavoro. Malgrado il poco tempo disponibile, impegneremo le energie delle nostre categorie nella raccolta firme».
Il patto di stabilità sta stritolando le amministrazioni comunali che, spesso, anche se virtuose, non possono spendere soldi. «La situazione è paradossale – commenta Luigino Nessi, consigliere comunale di Paco-Sel – e il sistema va cambiato. A Como, ad esempio, il fiscal compact ci impedisce d’incidere come vorremmo sul benessere dei cittadini».  Incrementa la dose Guido Rovi, consigliere comunale del Pd: «Un conto è tagliare gli sprechi, un altro è bloccare gli investimenti. Va risolta questa contraddizione».
La campagna a Como è appoggiata da un vasto numero di realtà e associazioni, tra le quali l’Arci e  il Circolo comasco della Decrescita felice: «Questi temi fanno parte della nostra battaglia per una concezione economica diversa – spiega Giorgio Fontana – non possiamo però fermarci qua, il discorso dovrà essere portato avanti oltre il 30 settembre». [aq, ecoinformazioni]

International Golf Travel Market (Igtm) a Como

igtm 2014«La più importante fiera internazionale del turismo golfistico» sarà inaugurata a Villa Olmo il prossimo 27 ottobre, le amministrazioni locali la vedono come un tassello per il rilancio del turismo comasco.

 

«La fiera si svolgerà dal 28 al 30 ottobre a Villa Erba – precisa il Comune di Como –, ente organizzatore dell’evento, e il parco di Villa Olmo ospiterà la serata di gala, prevista per il 27 ottobre, e alla quale parteciperà un migliaio di persone provenienti da varie parti del mondo».

«L’Italia, prima di quest’anno, non era mai stata la sede di questa fiera e la scelta di Como è il risultato di un’intensa attività promozionale svolta in particolare dalla Provincia e dalla Regione (se ne parlava già nel 2011) – dichiara l’assessore al Turismo del Comune di Como Luigi Cavadini –. Il Comune di Como metterà a disposizione una giornata di gratuità di Villa Erba, l’utilizzo del parco di Villa Olmo per la serata inaugurale, la possibilità di installare, sempre a Villa Olmo, una tensostruttura per il buffet e la possibilità, in accordo con Sae, di visitare la mostra… È un lunedì, tra l’altro, e la mostra è chiusa al pubblico, quindi, non ci saranno interferenze».

«Gli accordi prevedono, inoltre, che Palazzo Cernezzi metta a disposizione dei parcheggi in via Cantoni per agevolare le manovre dei pullman che accompagneranno gli ospiti, la fornitura idrica e quella elettrica all’interno del parco, l’utilizzo del ristorante come base d’appoggio per il catering – precisano da Palazzo Cernezzi –. Per consentire lo svolgimento della serata, il 27 ottobre il parco di Villa Olmo verrà chiuso al pubblico un’ora prima, ossia alle ore 18, invece che alle ore 19».

«All’evento sono attesi oltre mille operatori che organizzano soggiorni turistici per gli appassionati del golf e il territorio comasco ha tutte le caratteristiche per presentarsi come Golf Destination – conclude l’assessore –. Tra Como e Lecco sono sette i campi da golf del territorio. Sarà un’occasione irripetibile non solo per gli albergatori ma anche per tutti gli altri operatori turistici». [md, ecoinformazioni]

Nove domande per Csu

csuLa risposta al bando per l’incarico di valutazione sul futuro gestionale dell’azienda comasca.

 

Una prima seduta della Commissione per la valutazione, presidente dottoressa Valeria Guarisco, componenti ingegner Luca Baccaro e dottoressa Beatrice Terragni, si è tenuta martedì 26 agosto. Al vaglio la valutazione delle: «Nove domande presentate per l’avviso pubblico, bandito dal Comune di Como, per il conferimento di un incarico professionale per la valutazione economica assoluta e comparata dei modelli alternativi di gestione dei servizi pubblici locali affidati alla Como Servizi Urbani. I lavori termineranno entro 15 giorni. [md, ecoinformazioni]

 

Professionista Sede
Prof. Dott. Marco Santi – Prof. Dott. Giulio Tedeschi Milano
Studio Commerciale Associato Boldrini Rimini
Fabio Michele Amatucci Milano
Dott.ssa Nicoletta Molinari Erba
SCS Consulting Bologna
Ciro D’Aries Milano
Dott. Donato Madaro Avellino
Dott.ssa Antonella D’Aniello Villa Guardia (CO)
Dr. Roberto De Falco – Dott.ssa Paola Pietrantonio Benevento

 

Un albergo in in via Pasquale Paoli: presentata la Dia

via paoli comoPresentata al Comune di Como la Dia per una nuova struttura ricettiva al civico 21, il palazzo de La Provincia progettato da Mario Botta.

 

Dopo il cambiamento di destinazione d’uso di parte dell’intervento alla ex Subalpina: «È stata presentata in questi giorni a Palazzo Cernezzi, la Dia (dichiarazione d’inizio attività) per la trasformazione in albergo di parte di un immobile, in via Pasquale Paoli al civico 21 – informa Palazzo Cernezzi –. La dichiarazione prevede, appunto, opere di risanamento conservativo con parziale cambio di destinazione d’uso del corpo di fabbrica principale dell’edificio, parallelo alla Pasquale Paoli».

«Il cambio di destinazione d’uso è compatibile con il Piano di governo del Territorio e non ci sarà alcun aumento di volumetria – precisa l’assessore alla Pianificazione urbanistica Lorenzo Spallino –. La Dia presentata è un’ulteriore conferma di un interesse turistico in espansione e di un’occasione economica importante per la città».

«La Dia è stata presentata dalla proprietà, il Fondo Priula, rappresentato dalla società Castello sgr, e ipotizza la realizzazione, con interventi interni, di un albergo a tre stelle, con 84 camere e il solo servizio di prima colazione – conclude la nota del Comune di Como –. I parcheggi, già esistenti, saranno nell’autorimessa al piano interrato. Tra oneri di urbanizzazione primaria e secondaria il Comune di Como incasserà circa 195mila euro; come contributo per il cambio di destinazione d’uso 160mila euro. Il calcolo delle monetizzazioni è in corso di definizione». [md, ecoinformazioni]

23 agosto/ Sel contro l’asterità ottusa

sel comoSabato 23 agosto 2014 dalle 10 alle 14 in Largo Miglio (Porta Torre, davanti al liceo Classico) a Como si terrà un banchetto di Sel per raccogliere le firme sui quattro referendum contro il  “Fiscal compact”, che trasforma l’Italia e l’Europa in vittime di una austerità ottusa, fatta di tagli indiscriminati allo stato sociale e di assenza di investimenti per il futuro dei giovani e delle imprese. Info: www.sinistraecologialiberta.it/campagne/stop-allausterita/

Un albergo a 5 stelle in via Borgovico

ex subalpinaRichiesto il cambio di destinazione d’uso da residenziale a turistico-ricettivo all’ex Subalpina.

 

«La convenzione che era stata stipulata a suo tempo aveva obiettivamente delle lacune – afferma l’assessore all’Urbanistica del Comune di Como Lorenzo Spallino –. Grazie al lavoro degli uffici, però, siamo riusciti a chiudere un accordo con la società decisamente favorevole per il Comune di Como. La società Gbh si accollerà per trent’anni gli oneri della manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree boschive dietro la proprietà (un’area di circa 5.500 metri quadri già ceduta al Comune) e della piazza e degli spazi per la sosta delle auto (quest’ultime aree ancora da cedere)».

«Il via libera alla proposta è arrivato ieri [mercoledì 30 luglio] dalla Giunta – dichiara una nota di Palazzo Cernezzi –. La stessa Gbh ha presentato proprio nei giorni scorsi una richiesta per un cambio di destinazione d’uso da residenziale a turistico-ricettivo di una parte dell’immobile realizzato al posto dell’ex tintostamperia Subalpina. La richiesta prevede la realizzazione di un albergo a 5 stelle con 160 camere».

«Si tratta di una proposta che sarà valutata dagli uffici – termina Spallino –. Certamente vedere che un operatore, di questi tempi, investe in strutture ricettive è cosa davvero apprezzabile e che va sostenuta. Per quanto riguarda la città è la conferma di un interesse turistico in espansione e di un’occasione economica importante». [md, ecoinformazioni]

2 agosto/ Sel contro il fiscal compact

sel comoParte anche a Como la raccolta delle firme per i referendum Stop austerità contro il fiscal compact che obbliga con il pareggio di bilancio ad un’austerità ingiusta che colpisce il lavoro, riduce i servizi e così tassa in modo sempre maggiore chi è più povero. Leggi nel seguito il comunicato di Sel.
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Consulta dei liberi professionisti

camera commercioNasce a Como, con durata quinquennale, una nuova struttura con funzioni consultive presieduta da Franco Gerosa.

 

«Si è insediata oggi [martedì 29 luglio] in Camera di commercio di Como la Consulta provinciale dei liberi professionisti – annuncia la Camera di commercio comasca –. L’organismo, introdotto dalla legge 580/93 così come modificata dal D.Lgs n. 23 del 15 febbraio 2010 di riforma del sistema camerale, è composto dai presidenti degli ordini professionali operanti nella circoscrizione e dai rappresentanti delle associazioni maggiormente rappresentative delle categorie di professioni a carattere intellettuale operanti nella provincia di Como».

«Il nuovo organismo – aggiunge la nota –, la cui partecipazione è onorifica, ha durata quinquennale e funzioni consultive: può formulare su richiesta degli organi camerali valutazioni dirette a promuovere una più stretta connessione tra impresa e professionisti e può essere coinvolta in merito alla semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese. Un rappresentante della Consulta, inoltre, siederà nel nuovo Consiglio camerale. Durante la riunione di insediamento la Consulta ha nominato proprio presidente l’ing. Franco Gerosa, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Como per acclamazione». [md, ecoinformazioni]

 

Elenco dei componenti della Consulta dei liberi professionisti:

  • Bernasconi Paolo, Ordine dei periti industriali e dei periti industriali laureati;
  • Bianchi Dario Giuseppe, Collegio dei periti agrari e dei periti agrari laureati di Como e Lecco;
  • Citterio Stefano, Collegio infermieri professionali;
  • De Filippis Giuseppe, Ordine provinciale dei farmacisti;
  • Depietro Flavia, Collegio interprovinciale delle ostetriche di Como e Lecco;
  • Frigerio Paolo, Ordine dei consulenti del lavoro;
  • Gerosa Franco, Ordine degli ingegneri;
  • Girardi Antonella, Associazione nazionale tributaristi – Lapet;
  • Litigio Sandro, Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;
  • Mele Mario, Collegio notarile dei distretti riuniti di Como e Lecco;
  • Patelli Alessandro, Ordine degli avvocati e procuratori di Como;
  • Pierpaoli Michele, Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti, conservatori;
  • Rattegni Giovanni, Ordine dei medici veterinari delle province di Como e Lecco;
  • Spata Gianluigi, Ordine provinciale dei medici chirurghi ed degli odontoiatri;
  • Stangoni Tiziana, Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Como, Lecco e Sondrio;
  • Tavecchio Angelo, Collegio provinciale geometri e geometri laureati.

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