immigrazione

Il paradosso del cibo a Como San Giovanni

Featured Image -- 52567Diventa ogni giorno più evidente quanto sia stato grave l’errore di licenziare l’associazione Firdaus senza neppure creare in armonia le condizioni per il superamento  di quel meritorio servizio che gratuitamente aveva sfamato i migranti quando ancora essi non erano sulle prime pagine dei giornali di tutta Europa. Quella scelta negli ultimi giorni ha determinato una situazione paradossale (tanti si affannano a sfamarli, ma loro chiedono prima di tutto libertà) e difficoltà fortunatamente modeste (i giornali scandalistici presenteranno in modo enfatico i fatti, ma non è così, non è accaduto quasi nulla) mettendo in difficoltà migranti, ragazzi/ e “antagonisti” e Forze dell’ordine. (altro…)

Assemblea in mensa il 3 settembre/ la bella Como si interroga sul futuro

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L’assemblea che sabato 3 settembre ha riunito le persone che hanno prestato la propria opera volontaria presso la mensa di S. Eusebio e le altre strutture di servizio per i migranti bloccati alla stazione di Como San Giovanni ha rappresentato un momento importante nella riflessione su questa fase drammatica della situazione internazionale e nazionale che ha coinvolto anche Como.

Importante intanto per i numeri (non meno di duecento persone hanno partecipato all’incontro), ma soprattutto per il livello del confronto e della consapevolezza.

Primo scopo dell’incontro era quello di fare una fotografia della situazione. All’appello della mensa di S. Eusebio hanno risposto almeno 417 persone registrate e ancora un’altra ottantina che, pur avendo dato il proprio continuo contributo, non è entrata nel conteggio ufficiale; a queste vanno poi aggiunte le circa 30 persone che hanno lavorato alle docce del Gallio finché sono state attive. Ancora vanno aggiunti tutti coloro che sono stati presenti alla stazione fin dai primi momenti, attivandosi per soddisfare il più possibile le esigenze del gruppo di persone lì bloccate. Ma più ancora dei numeri, conta la varietà di questo pezzo di società che si è messa a disposizione (e che è stata più volte ricordata e valorizzata nel corso dell’incontro): persone giovani e giovanissime, mature, anziane, gente che offriva le proprie competenze professionali specifiche e la voglia di stare insieme, animata dalle più diverse ispirazioni ideologiche e culturali (fatto salvo ovviamente il comune, profondo sentimento solidale e antirazzista), religiose e laiche, parte della comunità locale e a volte di passaggio, e conta la qualità della relazione, volta non tanto a dare un semplice servizio, ma in primo luogo a restituire dignità alle persone.

La varietà è stata, in un certo senso, terreno di incontro con la comunità migrante, difficile da fotografare perché fluida e in continua evoluzione (anche se la valutazione, proprio a partire dal servizio svolto alla mensa, parla di un picco di presenze a metà agosto con 530 pasti serviti, e di una divisione tra maschi e femmine di circa due terzi e un terzo).

Al lavoro della mensa, altri servizi si sono affiancati: il presidio sanitario, pur attivato con un certo ritardo, ha operato grazie sia all’intervento istituzionale che al contributo volontario di personale medico e infermieristico. Le visite effettuate sono state oltre un migliaio, alla media di 70/75 al giorno in diverse ore di attività.

Anche l’assistenza giuridica ha svolto un ruolo importante perché la precisa informazione ha un’importanza fondamentale in condizioni di fragilità.

Un’attenzione particolare è dedicata al problema ai casi dei minori, che sono stati finora 457 (398 maschi e 59 femmine); transitati temporaneamente dalle strutture di assistenza, solo 16 hanno chiesto di restare e sono stati collocati in comunità.

È una situazione estremamente complessa, con molti elementi di contraddizione e, dunque, oltre alla fotografia, conta anche l’interpretazione. Vengono così in primo piano le sensibilità, e perché no, anche i progetti politici. Ma un elemento che alla riunione è risultato estremamente importante è proprio quello di mettere avanti la consapevolezza del proprio ruolo: nel “lavoro” con le persone migranti conta anche questo e conta anche il rapporto con la situazione generale, con le regole, con le scelte e anche con le imposizioni che vengono dall’alto.

Bisogna confrontarsi con l’Europa delle regole e delle frontiere (scomparse solo nei sogni disattenti dei politici e negli affari delle grandi multinazionali), bisogna fare i conti con un governo che stipula accordi con questi stati (come il Sudan) che sono tra le cause scatenanti del fenomeno e a cui invece si affida (dietro enorme compenso) il compito di fermare i movimenti migratori (e verso  cui, tragicamente, sono già state deportate alcune persone che erano riuscite ad arrivare fino in Europa), bisogna ricordare che oltre all’“emergenza” del momento c’è la realtà di lungo periodo dei richiedenti asilo, “parcheggiati” anche a Como (don Giusto Della Valle ricorda che sono circa 900 nel territorio e che, in alcuni casi, sono semplicemente “massa” per piccoli e grandi affari, per i quali non si vuole e non si sa mettere in campo alcuna formazione e alcuna opportunità reale, e – come viene più volte sottolineato – a cui spesso alla fine dell’iter burocratico si risponde semplicemente “no”, in quasi il 70% dei casi), bisogna chiedere alle istituzioni locali non solo di fare tutto quello che per legge devono fare (e che faticano a ottemperare), ma di fare di più e meglio (come riaprire il centro di accoglienza per minori di Tavernola, chiuso nei mesi scorsi, e il cui ruolo appare oggi importantissimo).

È una situazione in cui il mondo del volontariato e dell’attivismo non può sottrarsi alla discussione della prossima spada di Damocle che pende sulle teste di tutti (ovviamente, in primo luogo, delle persone migranti): l’apertura del campo dei container presso S. Rocco, prevista intorno alla metà del mese di settembre (Flavio Bogani riferisce nei dettagli gli incontri con il prefetto di Como e con il suo capo di gabinetto). Un’apertura che cambierà tutto perché a quel punto la realtà non potrà più essere fluida e variabile, ma sarà, in notevole misura, regolamentata e irrigidita. Una realtà da cui anche la “società civile” che ha risposto alla gravità della situazione con la propria azione volontaria sarà ufficialmente esclusa.

L’assemblea discute di questo con molta attenzione e con molta passione. Emergono le differenti valutazioni, i differenti progetti, ma il confronto è sereno e ha, in tutti gli interventi, al primo posto la preoccupazione per il futuro delle persone migranti. Si mettono a punto alcune idee, e si fa riferimento a un possibile ruolo di coordinamento organizzativo del Centro Servizi per il Volontariato (una prima riunione è già convocato per giovedì 7 settembre alle ore 14 nella sede di via Col di Lana 5a).

Ma se la discussione è difficile, non si sottrae all’entità del problema, è cosciente anche del mutamento nei confronti delle persone migranti, con cui forse si dovrà spendere la “fiducia” acquisita in un modo o nell’altro (magari per cercare di convincerli a passare per il campo).

Il confronto con le voci delle più alte cariche istituzionali è stridente. Dal basso ci si interroga, con sincerità, su cosa e come fare, e dall’alto si dichiara quasi negli stessi momenti, in modo sprezzante, che «spetta a noi decidere dove e come collocare» questa gente, oppure si invoca in luogo dei campi di accoglienza (che non sono propriamente paragonabili a grand hotel) i rimpatri immediati e senza discussione. Mettendo avanti, incredibilmente, ancora la distinzione tra profughi “politici” e migranti “economici”, come se i secondi fossero un’invenzione di alcune “belle menti” (e cos’erano mai i migranti italiani dei decenni passati?).

Se, come è stato ripetuto più volte nel corso della discussione di sabato, questo incontro con la comunità migrante ha arricchito non poco una parte almeno della comunità del territorio, il confronto con il mondo istituzionale è stato in buona parte deludente.

[Fabio Cani – ecoinformazioni]

La galleria di foto di Claudio Fontana per ecoinformazioni

3 settembre/ Mensa Sant’Eusebio: Non fermarti volontario!

mensasant'eusebiocfSabato 3 settembre i volontari e le volontarie della mensa di Sant’Eusebio si incontreranno alle 21.15 per una riunione straordinaria della Mensa migranti Como.  Sarà condiviso quanto  fatto, ma soprattutto si analizzerà  come la  presenza solidale realizzata rimarrà a servizio della Comunità migrante anche quando il Campo di accoglienza sarà operativo. Nell’occasione sarà proposta una Colletta per i nostri concittadini colpiti dal terremoto. [Foto Claudio Fontana per ecoinformazioni]

Fermata Lisa Bosia Mirra e poi rilasciata nel pomeriggio/ Difendere i diritti in Svizzera è pericoloso

bosia firdausInvece di attuare la Convenzione di Ginevra, violata negando i diritti delle persone alla fuga da guerre, violenze e povertà, le autorità svizzere tentano di “risolvere” il problema arrestando  la deputata “rea” secondo le guardie di confine di stare aiutando migranti minorenni a varcare il “muro” eretto arbitrariamente in questi giorni contro i diritti umani per impedire il passaggio di migranti diretti in Germania che trovano un primo rifugio a Como. (altro…)

Como: Lamerica

lamericacomoCon la proiezione del video Bread and roses sulla solidarietà a Ventimiglia e a Como, con l’introduzione di Vincenzo D’Antuono, presidente dell’Arci, e con l’intervento di un migrante rifugiato a Como San Giovanni, in una piazza Martinelli gremita, si è svolta il 30 agosto sera, la proiezione di Lamerica di Gianni Amelio. L’iniziativa offerta alla città dall’Arci e da Como senza frontiere ha permesso anche di raccogliere fondi per la Parrocchia di Rebbio vitale per l’accoglienza dei profughi.

Bread and roses per Ri-amare la politica/ Welcome refugees

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Bread and roses il 26 agosto  al Convegno della Rosa Bianca Ri-amare la politica a Terzolas (Tn). L’intervento di Celeste Grossi (che  non ha potuto partecipare per la morte della mamma avvenuta al mattino del 26 e ha fatto pervenire lo scritto tramite Grazia Villa) e il video di Arci-ecoinformazioni.  (altro…)

Emergenza umanitaria/ Elly Schlein: corridoi umanitari

elly shleinElly Schlein, parlamentare europea di Possibile, segue l’evolversi dell’emergenza umanitaria a Como dove ha fatto un breve sopralluogo il 15 agosto. Le abbiamo chiesto di illustrare la sua posizione sul tema dei corridoi umanitari. (altro…)

Como senza frontiere/ Terza marcia: un genocidio è in corso

Una trentina di persone hanno creato il cerchio della Terza marcia contro lo sterminio dei popoli in fuga dalle 1o alle 19 del  25 agosto in piazza Verdi a Como con le foto dei nuovi desaparecidos. La manifestazione che al rete che unisce un arcobaleno di realtà impegnati per i diritti umani, per la Pace e per “restare umani” ha affermato ancora che i migranti uccisi dai muri che ne impediscono la libera circolazione  non sono numeri, ma vite umane. Piero Camporini ha letto il documento che riportiamo integralmente nel seguito.  Guarda la galleria delle foto della manifestazione di Isabella Bazzi. (altro…)

Emergenza umanitaria/ Deportazioni dalla Svizzera e formazione con Save the children

save the childrenLa minore presenza di persone rifugiate in stazione (il 24 alla mensa di Sant’Eusebio afflusso nettamente inferiore al solito),  dovuta anche a nuove deportazioni attuate dalla frontiera svizzera verso il sud, l’intenzione chiaramente espressa nelle assemblee quotidiane nel parco di San Giovanni di tutti coloro che si prodigano per i migranti in stazione di porre al centro l’interesse dei profughi e il loro diritto a scegliere autonomamente e consapevolmente cosa fare prima di mettere in campo qualsiasi iniziativa di protesta, sono segnali che potrebbero facilitare la situazione nei prossimi giorni evitando inutili tensioni. (altro…)

Emergenza umanitaria/ La Caritas sostituisce Firdaus

donnacomosangiovannifontanaImportanti novità, come annunciato, Firdaus, che ha garantito,  senza alcun onere per il Comune di Como, per circa un mese,  con incredibile efficienza, grande generosità, disponibilità umana e encomiabili capacità organizzative l’indispensabile pranzo (10 mila pasti serviti, veri e propri pranzi preparati con amore con attenzione verso i gusti alimentari dei migranti, ma serviti nel parco in una condizione non certo ottimale) ai migranti che hanno trovato rifugio alla stazione, non fornirà più cibo nel parco di san Giovanni. Firdaus sarà sostituita dalla Caritas che alla ex Stecav ha già il 23 agosto distribuito 390 pasti.

Leggi nel seguito la nota del Comune di Como con il ringraziamento a Firdaus dell’assessore alle Politiche sociali Bruno Magatti e l’annuncio dell’allestimento dal 25 agosto di docce sempre nell’area ex Stecav.

Leggi, dopo la nota del Comune, i ringraziamenti di Firdaus ai volontari che hanno reso possibile tale miracolo ed il video dell’ultimo pasto servito a Como.  (altro…)

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