Razzismo

Il Congresso dell’Arci al Primo marzo

L’assemblea congressuale dell’Arci provinciale di Como, riunita il 28 febbraio al Circolo di Mirabello, ha approvato all’unanimità la partecipazione dell’associazione alla mobilitazione del primo marzo per i diritti dei migranti.  A tutti i partecipanti al congresso è stato distribuito un fiocco giallo simbolo dell’adesione alla manifestazione.

 

Appello per la mobilitazione del primo marzo

Con una nota che pubblichiamo integralmente del segretario generale Alberto Zappa, la Fim Cisl invita alla partecipazione alla mobilitazione del primo marzo a Cantù per i diritti dei migranti.

«Tutti al presidio che si terrà il primo marzo 2010 dalle 17.30 alle ore 20 in largo 20 settembre a Cantù.
Tutti con un segno giallo accenderemo l’accoglienza e spegneremo la violenza.
Il comitato primomarzo2010 di Como ha realizzato in poco tempo questa iniziativa che si colloca nella mobilitazione nazionale ed internazionale sui diritti dei migranti.
Occorre dare voce e chi non ha voto. Occorre dare spazi di rappresentanza per una vera e corretta coesione sociale. Occorre affermare diritti e doveri che muovano dall’uguaglianza come principio attraverso cui realizzare l’inclusione e l’accoglienza.
Domani i migranti e le loro associazioni saranno i protagonisti. A Cantù, credo unica iniziativa in tutta Italia, i partecipanti al presidio si sposteranno alle ore 20.00 nella sala consigliare per un Consiglio comunale informale. Un momento di ascolto e confronto da cui si potrà partire per un viaggio lungo ed impegnativo in cui tutti dovranno dare il proprio contributo e la propria opinione, anche critica. Al di là di ogni appartenenza politica ed associativa. Questo è lo spirito da cui è stato costituito il Comitato primo marzo a Como.
Per questo la Fim Cisl di Como ha aderito e sostenuto con convinzione questa iniziativa. Saremo in tanti. Non mancare».

Una giornata insieme a noi, il primo marzo passalo in giallo

Presidio in largo XX settembre a Cantù dalle 17.30 alle 20 lunedì 1° marzo promosso dal Comitato primo marzo di Como. Dalle 18.30 alle 19.30 l’ora dei saperi e dei sapori dal mondo. Aderiscono Acli, Associazione 3 febbraio Erba, Anolf Cisl, Arci Cantù, Arci Como, Associazione Teranga di Cantù, Associazione La soglia di Cantù, Associazione “Trapeiros di Emmaus” Erba, Associazione in viaggio di Menaggio, Associazione per la sinistra di Como, Cgil Como, Cisl Como, Chiesa valdese di Como, Coordinamento comasco per la Pace, Emergency Como, Fai Cisl – Femca Cisl – Filca Cisl – Fim Cisl Como, Fiom Cgil Como, Forum Immigrati del Pd, Giovani democratici di Como, “L’Isola che c’è”, Ong Asem Pd Como, Prc Erba, Spazio donne laboratorio interculturale Cantù, Verdi di Como.

Primo marzo in giallo per i diritti di tutti

Un grande presidio antirazzista dalle 17.30 alle 20 in largo XX settembre a Cantù e successivamente un consiglio comunale informale che permetta finalmente di dare voce agli immigrati. Il Comitato Primomarzo 2010 presenta le iniziative per la giornata nazionale di mobilitazione per i diritti di tutti.

Dopo l’assemblea del 7 febbraio alla Camera del lavoro di Como che ha visto nascere il Comitato Primomarzo2010 Como si è infittito il calendario delle iniziative promosse dalla nuova organizzazione a cui hanno aderito un vastissimo e variopinto cartello di movimenti, associazioni, sindacati forze politiche (A3F di Erba, Acli di Como, ACSI di Erba, Arci di Cantù, Arci di Como, Associazione La Soglia di Cantù, Associazione Il Viaggio di Menaggio, Associazione L’Isola che c’è, Associazione Ngola Mbandi di Como, Associazione per la Sinistra di Como, Associazione Teranga di Cantù, Associa.zione Trapeiros di Emmaus, Cgil Como, Cisl Como, Chiesa valdese di Como, Coordinamento comasco per la Pace, Emergency Como, Fai Cisl – Femca Cisl – Filca Cisl – Fim Cisl Como, Fiom Cgil Como, Forum immigrati del Pd, Giovani democratici Como, Lavori in corso Cantù, Aspem, Paco, Pd Como, Prc Erba, Sinistra Ecologia e Libertà Como, Spazio Donne Laboratorio Interculturale Cantù, Verdi Como).
«Limitare i diritti di cittadinanza a chi risiede, lavora, crea una famiglia in Italia e a Como, perché immigrato – afferma in una nota alla stampa il Comitato –, vuol dire non saper far conto su cosa significa e quanto sia necessaria e fondamentale questa presenza, in quanto parte importante per il presente e per il futuro dell’economia e della crescita della nostra società».
L’obiettivo è un grande presidio antirazzista, il primo marzo, dalle 17.30 alle 20 in largo XX settembre a Cantù e un successivo «Consiglio comunale informale che si terrà presso la sala consigliare del Comune di Cantù al fine di dare voce e ascolto a coloro che sono i veri ed unici protagonisti della iniziativa: i migranti e le loro associazioni». Bisogna che anche le persone meno capaci di cogliere le trasformazioni della società si preparino: non è più possibile negare diritti fondamentali ed è invece bene comprendere che non è affatto escluso – come ipotizza Alberto Zappa, uno dei promotori dell’iniziativa, che «il prossimo sindaco di Cantù sia nero».
Al di là di ogni strumentalizzazione politica tutti porteranno con un fiocco, o qualunque cosa, giallo: «Perché rappresenta il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica: il giallo non rimanda infatti ad alcuno schieramento in particolare». Per simboleggiare il proprio sostegno all’iniziativa l’invito è anche a esporre «stoffe o drappi dai balconi e dalle finestre delle abitazioni o dei luoghi di lavoro».
Per informazioni tel. 348.9997263, e-mail primomarzo2010como@gmail.com, Internet www.primomarzo2010.it (oltre che su facebook).

Primo marzo antirazzista anche a Como

Il testo dell’appello per la partecipazione alla giornata del primo marzo diffuso dal Comitato che si è costituito a Como il 7 febbraio per contrastare l’attacco agli immigrati che sta portando l’Italia verso la barbarie del razzismo.

«Siamo immigrati e italiani, donne e uomini, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell’intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano. Siamo indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all’approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della Costituzione italiana. Quanto avvenuto a Rosarno non è un drammatico ed imprevedibile evento. E’ l’epilogo di una situazione di degrado, violenza e totale assenza di intervento delle istituzioni pubbliche che dura da anni e che esplode, non a caso, nell’anno del cosiddetto “pacchetto sicurezza”. Quanto successo a Milano in via Padova testimonia che gli incendi di Rosarno non sono episodici. Le politiche di inclusione e protezione sociale hanno lasciato spazio a provvedimenti che producono illegalità, emarginazione e sfruttamento degli immigrati. L’attacco agli immigrati ormai quotidiano spinge il nostro paese verso la barbarie. Verso la disumanità. Il comitato PRIMO MARZO di Como costituito il 7 febbraio 2010 partecipa alle iniziative programmate da tutti i comitati in Italia e in molti paesi della Comunità Europea attraverso:
volantinaggi nei principali comuni della provincia a partire da giovedì 25 febbraio 2010, davanti alle più importanti fabbriche del territorio e davanti alle principali Chiese della diocesi
distribuzione di fiocchi gialli da appuntarsi per esprimere una scelta pubblica antirazzista e che potrà essere il logo delle iniziative
esposizione di stoffe o drappi gialli dai balconi e dalle finestre delle abitazioni o dei luoghi di lavoro
il presidio a Cantù in largo XX Settembre il primo marzo 2010 dalle 17.30 alle 20.00».

Aderiscono: Associazione 3 Febbraio Erba, Anolf Cisl, Arci Cantù, Arci Como, Associazione Teranga di Cantù, Associazione La Soglia di Cantù, Associazione “Trapeiros di Emmaus” Erba, Associazione In Viaggio di Menaggio, Associazione per la Sinistra di Como, Cgil Como, Cisl Como, Chiesa Valdese di Como, Coordinamento Comasco per la Pace, Emergency Como, Fai Cisl – Femca Cisl – Filca Cisl – Fim Cisl Como, Fiom Cgil Como, Forum Immigrati del PD, Giovani Democratici di Como, “L’Isola che c’è”, ONG ASEm PD Como, PRC Erba, “Spazio Donne” Laboratorio Interculturale Cantù, Verdi di Como.

Lavavetri. Il prossimo sono io

Il problema del razzismo parte dal collaborazionismo dei media con le politiche governative e locali, ma solidarietà, riconoscimento dei diritti, conoscenza e uso di un linguaggio corretto possono sconfiggere le paure. Presentato giovedì 11 febbraio a Cantù il libro Lavavetri. Il prossimo sono io del giornalista Lorenzo Guadagnucci.

«Lorenzo Guadagnucci non è  un semplice giornalista perché da ogni suo articolo e libro si sente la passione che lo spinge ad agire». Ci tiene a presentarlo così Emilio Novati, presidente della cooperativa Altraeconomia, che ha introdotto la serata Lavavetri. Il prossimo sono io, presentazione del libro sull’immigrazione in Italia scritto dall’autore toscano nel 2009.
La serata, organizzata dal Centro di ascolto di Cantù, coordinata da ASPEm, dall’associazione Spazio Donne e dall’associazione Il ponte, rientra nel progetto Quale integrazione: una, nessuna, 100.000 ed ha visto la presenza di una cinquantina di persone nella sala Zampese del CRA a Cantù.
Il libro è nato dalla voglia di approfondire il tema dell’immigrazione e di come questa realtà viene affrontata dalla politica italiana.
«Alcune esperienze personali – ha raccontato Guadagnucci – mi hanno portato ad essere anche un attivista, non solamente un giornalista, fondando tra l’altro i comitati Verità e giustizia per Genova e Giornalisti contro il razzismo».
E proprio da un episodio che lo ha coinvolto in prima persona nasce la riflessione sull’emergenza immigrazione raccontata nel libro. L’ordinanza comunale contro i lavavetri del comune di Firenze nel 2007 ha segnato il punto di svolta nelle politiche del centro-sinistra, che progressivamente sono passate dal piano sociale a quello penale. A questo proposito è chiaro il commento del giornalista: «Non accetto il terreno strumentale della sicurezza legata all’immigrazione perché credo che non si debbano combattere i poveri, ma la povertà».
Nonostante sia stato dimostrato come il provvedimento avrebbe riguardato solo 35 rom rumeni, quella scelta ha avuto come conseguenza la percezione di una maggior tranquillità da parte dei cittadini fiorentini.
Da qualche anno si svolge  in Italia una campagna mediatica che collega l’aumento della criminalità alla presenza di immigrati, ma la realtà è ben diversa: il rapporto Caritas Migrantes 2009 dimostra che non c’è correlazione statistica probabile tra criminalità e immigrazione, ma il potere politico ha scelto di dare risposte securitarie a insicurezze di altro tipo come il futuro incerto e l’economia fragile, usando una scorciatoia di tipo populistico per creare il «governo della paura, in parte reale e in parte procurata».
La percezione dell’insicurezza è direttamente proporzionale all’enfasi data dai media alla cronaca nera, prendendo ultimamente come bersaglio esemplare la comunità dei rom rumeni, sopratutto in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani a Roma nel 2007.
Per capire sino a che punto siamo arrivati Lorenzo Guadagnucci propone di «sostituire la parola rom con la parola ebrei» scoprendo così che il governo attuale ha dichiarato “l’emergenza ebrei” a Milano, Roma e Napoli e ha scelto di censire e chiudere in ghetti controllati dalla polizia i rom residenti in queste città.
«La posta in gioco è molto alta – è la denuncia del giornalista -, è il senso stesso della nostra democrazia» perché sta saltando il principio di uguaglianza in Italia, dove gli immigrati sono ridotti a cittadini di serie b ai quali sono riservati percorsi differenziati per l’accesso ai diritti sociali fondamentali che vengono spesso negati.
Esiste però un altro modo di intervenire in materia di integrazione con i nuovi italiani con gli strumenti della solidarietà, dei diritti civili, sociali e di lavoro, agevolando i progetti di conoscenza e togliendo il velo di ipocrisia che troppo spesso ricopre questi rapporti.
Nella parte finale del libro sono raccolte le testimonianze di don Alessandro Santoro, prete che viveva nella Comunità delle Piaggie alla periferia di Firenze, e di Paola Reggiani, sorella di Giovanna, che aiutano a svelare le ipocrisie legate alla paura dell’immigrazione e mostrano delle possibili alternative.
Rispondendo alle numerose domande dei presenti, Lorenzo Guadagnucci ha poi spiegato come sia importante l’utilizzo esatto di termini il cui significato è cambiato come “sicurezza” e “decoro” perché il lessico è fondamentale per permettere al potere di creare consenso ed attuare politiche di divieto e repressione.
Nella stessa direzione l’appello di Giornalisti contro il razzismo per mettere al bando termini come nomade, negro, clandestino, extracomunitario poiché, secondo Guadagnucci, il problema del razzismo parte dal collaborazionismo dei media con le politiche governative e locali.
Nessuno di noi è esente dal fastidio nei confronti dei diversi, che può portare all’intolleranza ed alla xenofobia per questo occorre partire dall’attenzione alle relazioni personali e combattere il disinteresse e l’apatia che ci spingono a pensare solamente ai nostri problemi favorendo indirettamente il consenso per politiche intolleranti e repressive. Lorenzo Guadagnucci, Lavavetri. Il prossimo sono io, Terre di Mezzo, p. 180, 2009, 7 euro. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni]

Più razzisti per colpa di politica e media

Contiene il racconto dettagliato di otto storie emblematiche, la descrizione sintetica di 398 casi di discriminazione e razzismo dal gennaio 2007 al luglio 2009 e l’analisi delle norme che hanno strutturato le politiche migratorie del nostro paese definendo meccanismi di discriminazione e esclusione dai diritti il Rapporto sul razzismo in Italia, edito da Manifestolibri e presentato dalla curatrice Grazia Naletto venerdì 29 gennaio in un duplice appuntamento al liceo classico Volta nel pomeriggio e alla libreria Punto Einaudi in serata.

Punto di partenza uno sguardo sulla nostra realtà quotidiana con la ricerca svolta da Michele Donegana di ecoinformazioni (pubblicata sul numero 399 del mensile) sui media locali alla ricerca di notizie di avvenimenti di chiara matrice razzista.
Il 2009 comasco conferma la tendenza nazionale con episodi di diverso genere e peso: dall’incendio
doloso alla lavanderia di Lurate Caccivio agli insulti razzisti nella partita del campionato juniores provinciale Novedratese Atletico Erba, alla quota del 20 per cento per l’accoglienza di bimbi stranieri nei nidi cittadini ai proclami antislamici nel consiglio comunale di Como.
«I fenomeni di razzismo, pur avendo una loro specificità, sono legati ai flussi migratori  ̶  ha spiegato Grazia Naletto  ̶ : negli anni ‘80 con la definizione di vu cumprà si stigmatizzava l’intera Africa; nella seconda metà del 2007 il dibattito pubblico si è incentrato sulla sovrapposizione non nuova tra migranti e criminalità: albanesi e rumeni sono stati identificati come categorie di soggetti propensi a delinquere».
«La tendenza è alla rimozione della presenza di un “problema razzismo” ̶  ha chiarito la curatrice del Rapporto   ̶ , ma affermare che esiste il razzismo è cosa ben diversa dal fare generalizzazioni indebite. Anche in casi di aggressioni gravi come per il cittadino indiano bruciato a Nettuno, la violenza subita da Emmanuel Bonsu o l’uccisione di Abdul Guibre i media hanno per lo più sostenuto la tesi del caso isolato evitando di riconoscere il carattere discriminatorio e razzista di questi avvenimenti».
Non si deve generalizzare, ma certo è in aumento la cultura razzista, quella che tratta in modo diseguale le persone a seconda della loro nazionalità, dell’aspetto fisico e della religione praticata. E la strumentalizzazione della questione immigrazione per fini politici è chiara, basti pensare all’allarme sicurezza continuamente rilanciato.
«Negli ultimi tre anni il processo di legittimazione del razzismo è avvenuto prima a livello politico, poi mediatico e infine si è diffuso nella società – ha denunciato la vicepresidente di Lunaria –: i casi di discriminazione non sono una novità, ma in passato gli autori avevano una certa reticenza nell’esplicitare il sentimento di intolleranza, mentre oggi sono caduti i freni inibitori, non ci si vergogna più, il razzismo è stato normalizzato, è diventato un fatto ordinario grazie all’interazione reciproca di effetto mediatico e politiche xenofobe che agiscono nelle costruzione del senso comune e dell’opinione pubblica».
L’unica via praticabile contro la rimozione è la narrazione, bisogna raccontare quello che accade e questo si cerca di fare nel Rapporto, che è comunque un’analisi parziale dal momento che le fonti sono i media e i casi che acquistano visibilità mediatica sono minoritari rispetto alla realtà.
Non si possono però dimenticare storie clamorose ed esemplari di come i mezzi di comunicazione alimentino questa tendenza contribuendo alla creazione di un’immagine sfalsata della verità: nelle prime ore successive al delitto di Erba Azouz Marzouk fu indicato con certezza colpevole dalle maggiori agenzie di stampa in virtù della sua diversità quando poi gli assassini accertati furono gli italianissimi vicini di casa; Erika e Omar a Novi Ligure accusarono extracomunitari della strage da loro commessa e furono creduti per giorni perché è facile accettare l’idea di stranieri cattivi.
L’omicidio di Abba a Milano non fu descritto come episodio di efferata e ingiustificata violenza, ma fu in un certo senso attenuato dalla definizione della vittima come “ladro di biscotti”.
Rivolgendosi in particolare agli studenti e alle studentesse del liceo classico Volta, Grazia Naletto ha concluso il suo intervento con un invito: «È indispensabile un lavoro di osservazione a livello locale anche nel mondo della scuola dove molti episodi vengono etichettati genericamente come atti di bullismo anche quando la matrice razziale e discriminatoria è indubbia». [Antonia Barone, ecoinformazioni]

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