Antifascismo

ecoinformazioni on air/ Antifascimo perseguitato

Il servizio di Gianpaolo Rosso nell’edizione delle 19,45 del 12 maggio di Metroregione di Radio popolare. Cecco Bellosi, comunista, antifascista, impegnato nella comunità il Gabbiano in provincia di Lecco rigetta l’accusa di danneggiamento della lapide di Mussolini a Giulino di Mezzegra per cui  è indagato dalla Procura della Repubblica di Como, rivendica però «di avere tolto i fiori che erano stati posti da una squadra di fascisti il 28 aprile».

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Cecco Bellosi: la lapide a Giulino di Mezzegra è apologia di fascismo

«Mi è stata chiesta conferma della perquisizione che ho subito ieri mattina, in quanto indagato dalla Procura di Como per aver danneggiato la lapide del dittatore fascista Benito Mussolini la notte del 28 aprile 2023. Nego nella maniera più assoluta di aver danneggiato la lapide. Rivendico invece di avere tolto i fiori che erano stati posti da una squadra di fascisti quella notte.

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Perquisito per antifascismo Cecco Bellosi

«L’11 maggio mattina, prima delle sette, cinque carabinieri (quattro uomini e una donna, due in borghese) si sono presentati presso l’abitazione di Cecco con un mandato di perquisizione firmato dal sostituto procuratore Simone Pizzotti di Como, con anche la disposizione di sequestrare il telefono cellulare. L’accusa è di danneggiamento aggravato alla lapide di Benito Mussolini, gesto compiuto la notte del 28.04.2023, data della fucilazione del dittatore. Vista la mole di libri presenti nella casa di Cecco, la perquisizione si è protratta per oltre due ore, con i carabinieri  colpiti dalla calma di Cecco e di Donatella, abituati a ben altro.

Alla fine è stato è stato chiesto a Cecco se voleva fare una dichiarazione e Cecco ha fatto mettere a verbale che rivendica il fatto di avere strappato i fiori che quella notte una squadraccia di fascisti aveva messo su quella lapide, che di suo rappresenta un’apologia del fascismo.

Per questo non intende avvalersi né dell’avvocato d’ufficio che gli è stato messo dalla procura né di un avvocato di fiducia ma intende difendersi da solo ma contestando al magistrato di non aver agito contro l’apologia del fascismo che quella lapide rappresenta. Come se ci fosse una la lapide dI Hitler sul bunker di Berlino.

Alla fine della perquisizione gli è stato sequestrato un quaderno di appunti con la data del 28 aprile, che non erano altro che gli appunti del capitolo dedicato a quella data in un capitolo del Libro “Sotto l’ombra di un bel fiore” e purtroppo il telefonino.

Per questo motivo chi lo cerca non lo trova.

Cecco ha fatto presente al maresciallo che il telefonino è uno strumento di lavoro, per di più non di sua proprietà, per cui ha chiesto di poterlo riavere al più presto: pensa però che ci vorrà qualche giorno. Alla fine della perquisizione, Cecco ha omaggiato i Carabinieri con una copia del libro “Sotto l’ombra di un bel fiore”». [La segreteria Associazione Comunità IL GABBIANO odv]

[Foto di copertina: Cecco Bellosi, al centro, alla presentazione del suo libro Sotto l’ombra di un bel fior]

Un mattino di ordinario antifascismo

Domenica 7 maggio 2023: la giornata comincia con l’attesa del pullman che ci porterà a Dongo, organizzato dalla Camera del Lavoro di Como. Un altro, noleggiato dall’Anpi, ci segue a ruota. La strada del lago scorre abbastanza velocemente: il traffico del turismo non è ancora cominciato, è presto, anche se non proprio l’alba. Alle 9 circa siamo a Dongo; piazza Paracchini, dedicata a uno dei caduti della Resistenza in Alto Lario, è ancora semivuota; i nostalgici del passato regime non sono ancora arrivati; le camionette delle forze dell’ordine sì, e hanno già sostanzialmente diviso il territorio in due campi: il lungo lago per “loro”, la porzione di piazza antistante il Municipio, il Palazzo Manzi, a “noi”, in mezzo una ristretta terra di nessuno tra le transenne. Unico punto di passaggio un bar che ha un ingresso sul lungo lago e un altro verso la piazza.

Comincia così un mattino di ordinario antifascismo.

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Video/ Dongo/ No fasci/ Si Anpi

Anche a causa dell’avvenuta presa del potere, i fascisti forse hanno perso interesse ai loro lugubri riti nostalgici e cosi la consueta adunata a Dongo per celebrare il Duce il 7 maggio è andata in scena in tono minore con pochissimi camerati e senza “presente”. Del tutto diverso il clima festoso della piazza dell’Anpi con centinaia di persone (più adesioni, ma meno persone del 2022), cori gioiosi e la colonna sonora resistente della Banda degli ottoni che insieme agli interventi di partiti, associazioni, sindacati hanno dato il segno di unità grande per la riaffermazione dei valori della Costituzione e della memoria storica della lotta partigiana la nazifascismo, dell’impegno per leggi che sciolgano finalmente le formazioni palesemente fasciste e naziste che impazzano ovunque.

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Video/ Approfondimento antidoto al baratro fascista

[Apertura del Convegno Gianluca Giovinazzo, Anpi]

Tra le risposte che la città (una parte avveduta di essa) si sforza di dare alla violazione democratica insita nell’assoluzione del gruppo dei 13 esponenti del Veneto fronte skinheads che fecero irruzione in una sala comunale mentre vi si svolgeva una riunione di Csf, il Convegno sulla legge Mancino dell’Anpi ha offerto un’occasione di riflessione dibattito e confronto. Opportunamente, fin dall’intervento del coordinatore dell’inziativa Gianluca Giovinazzo e in tutti i contributi di relatori e relatrici, il presidente Anpi provinciale Manuel Guzzon, Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, i magistrati Maria Luisa Lo Gatto e Giuseppe Battarino, si è evitato, per quanto possibile, ogni eccesso di tecnicismo giuridico andando alla base dei problemi politici, sociologici e culturali che sono alla base dello sviluppo di comportamenti violenti, razzisti, escludenti e fascisti. Particoolare rilievo soprattutto nell’intervento di Lo gatto ja avuto il tema del come contrastare la deriva in corso verso comportamenti diffusi e poco sanzionati con interventi di giustizia riparativa in grado di modifcare la società. Ampio anche il dibattito, animato dalle tante persone che hanno quasi riempito il salone di Villa Gallia, nel pomeriggio del 6 maggio. Alta l’età media. I video di tutti gli interventi presto le foto.

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Dongo/ Fascismo crimine contro l’umanità

«Domenica 7 maggio centinaia di neofascisti si daranno nuovamente appuntamento a Dongo (Co) e, ancora una volta, con la scusa di commemorare i quindici gerarchi fascisti fucilati sul lungolago il 28 aprile del 1945 per ordine del Clnai metteranno in scena una manifestazione apologetica ricca di simbologia del ventennio a partire dai saluti romani e dalla chiamata del “presente”.

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Dovere civico

Con l’Anpi oltre a l’Arci provinciale Como e regionale della Lombardia hanno sottoscritto l’appello e saranno in piazza a Dongo associazioni, sindacati, partiti. «Dongo sia simbolo di una permanente civile resistenza. Sia luogo di confronto, di sapere, di conoscenza di quelle ultime tragiche giornate di fine aprile che hanno visto, con la fuga dei protagonisti della dittatura, la rinascita della democrazia. Chiediamo a tutte le cittadine, alle donne e agli uomini delle associazioni democratiche e antifasciste, alle donne e agli uomini dei sindacati, alle donne e agli uomini dei partiti, di sottoscrivere il nostro appello ed in particolare ci appelliamo alle giovani generazioni , ai ragazzi/e affinchè sappiano indignarsi e non essere indifferenti : “Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo”.

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