L’Arci solidale con Cecco Bellosi

Il fatto che Cecco Bellosi, sia stato sottoposto a una perquisizione domicialiare in base all’accusa di avere danneggiato la lapide di Mussolini a Giulino di Mezzegra è il segno di un capovolgimento della realtà.

Mentre il governo vaneggia di riappacificazioni  consistenti nel tentativo di riscrivere la storia e stravolgere la realtà della lotta di liberazione dagli orrori militari, sociali, culturali, etici imposti dalla disumana dittatura fascista.

Mentre si permettono ancora manifestazioni celebrative del fascismo e  dei suoi gerarchi e si rinchiudono in una piazza angusta le forze democratiche affermando di volerle proteggere, ma sostanzialmente confinandole per lasciare libero spazio a azioni illegali.  

Mentre si straparla di italianità, di Patria, di ordine e disciplina, con una pericolosa tendenza verso un regime nazionalista e oscurantista fondato sulla religione del profitto.

Mentre l’Italia per dare aiuto al popolo Ucraino sceglie, in aperto contrasto al dettato costituzionale,  la guerra rinunciando a ogni prospettiva di trattativa e di tutela della vita delle persone di entrambi gli schieramenti quotidianamente uccise al fronte.

Mentre si distrugge il futuro dei giovani e dell’ambiente, si affama il lavoro e si attacca la libertà delle donne.

Mentre tutto ciò ci affligge, ecco la salvezza: colpire la voce degnissima di un antifascista,  un intellettuale attivo da trenta anni  nell’associazione Comunità il gabbiano accusandolo di danneggiamento di una lapide che semplicemente non dovrebbe esistere.

Non troviamo parole migliori delle sue per ribattere a questo scandaloso attaco a Cecco Bellosi e a tutto l’antifascismo. [Gianpaolo Rosso, presidente Arci Como]

«Nego nella maniera più assoluta di aver danneggiato la lapide. Rivendico invece di avere tolto i fiori che erano stati posti da una squadra di fascisti quella notte.

Chi mi conosce, sa che sono abituato ad assumermi le responsabilità di quello che faccio. Senza problemi, e a viso aperto. Il 28 aprile è una data simbolo e Giulino di Mezzegra è un luogo simbolo: lì è finito il regime fascista dell’epoca (altro è il discorso sul fascismo eterno descritto da Umberto Eco e che si ripropone oggi), con il dittatore travestito da tedesco e i gerarchi in fuga da loro stessi e dalle loro nefandezze. Fermati da 27, ripeto 27, eroici partigiani della Cinquantaduesima Brigata Garibaldi.
In quel luogo ci dovrebbero essere le loro fotografie, non quelle di un dittatore giudicato dagli Alleati come il criminale di guerra numero due. Il primo era Adolf Hitler.
Quella lapide lì, a Giulino di Mezzegra, è, in sé, apologia di fascismo. Come se a Berlino ci fosse una lapide sul bunker di Hitler. Cosa che i tedeschi si sono ben guardati dal fare o dal lasciar fare. Cosa che invece le istituzioni in Italia hanno sempre concesso, permettendo allo stesso tempo la reiterazione del fascismo eterno. Con i fascisti che ogni anno intervengono con tutti i segni e i gesti dell’apologia del regime, nel silenzio e nell’ignavia della magistratura di Como.
Invece di perseguire i fascisti, si mettono alla caccia degli antifascisti. Sono antifascista e comunista dall’età di 15 anni. E ne ho settantacinque. Bene, prendo atto che esiste un nuovo reato: l’antifascismo. Il rovesciamento della storia. O l’adeguamento ai tempi». [Cecco Bellosi]

[Foto di copertina Fabio Cani, ecoinformazioni]

2 thoughts on “L’Arci solidale con Cecco Bellosi

  1. Sono fermamente indignato per quanto è successo al Nessi. Bisogna reagire unitariamente prima che sia troppo tardi.

  2. Concordo e sottoscrivo ogni parola di questa presa di pidizione

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