Fabio Cani

Sanità malata: presidio al Sant’Anna

Anche a Como, davanti all’ex ospedale Sant’Anna di via Napoleona, si è svolto questa mattina il presidio per evidenziare come, a un anno esatto dell’inizio “ufficiale” della pandemia covid-19 in Lombardia, la vera malata sia l’organizzazione sanitaria lombarda.

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Che cosa ci insegnano i migranti in Bosnia

L’incontro di approfondimento sull’Indifferenza glaciale organizzato martedì 16 febbraio all’interno del Mese della Pace 2021 da Acli, Arci, Caritas, Como senza frontiere e Coordinamento comasco per la Pace ha costituito un’importante occasione per conoscere la drammatica situazione presente sulla rotta balcanica, ma non solo.

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Pace/ La manifestazione simbolica di Como

Si è svolta nel pomeriggio di domenica 17 gennaio la manifestazione “Meno armi, più ospedali”, organizzata nell’ambito del Mese della Pace 2021 per sostituire simbolicamente la Marcia della Pace che non si è potuta tenere per le ovvie cautele sanitarie.

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Geografie/ Gli atlanti per capire

La geografia non è facile né effimera, a dispetto della sua sottovalutazione “scolastica”, che la riduce a poco di più che elencazione di nomi, luoghi, prodotti ecc. È utile a comprendere la realtà che ci circonda, persino nella sua forma più semplice (e divertente, se si è disposti a farsi divertire non solo dal comico): quella dell’atlante.

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Il dono della Società della cura

Dalle ore 11 della “quasi vigilia” di Natale, lo spazio antistante la sede territoriale di Como di Regione Lombardia in via Luigi Einaudi/viale Varese ha accolto un singolare presepe, in cui le sagome delle diverse categorie sociali portavano i problemi ma anche le possibili soluzioni.

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In libreria/ Edgar Morin e il coronavirus

Quest’anno di pandemia – una congiuntura drammatica al tempo stesso generale e del tutto particolare – ha spinto uno dei grandi interpreti del pensiero mondiale a provare a fare il punto. Edgar Morin, alla vigilia della sua centesima primavera, ha enucleato da questo anno di coronavirus – e dalla sua esperienza – 15 lezioni, in cui ha riconosciuto l’inderogabile necessità che Cambiamo strada.

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Arte/ Black wave al Museo della seta

In tempi calamitosi come questi intitolare una mostra “Black wave” (onda nera) potrebbe evocare cattivi auspici: l’onda nera in questione, viceversa, è un’onda culturale (una vague non solo nouvelle, tanto per non limitarci alle assonanze anglofone), che non travolge, ma nutre e vivifica.

Fuori di metafora: l’onda si riferisce sia a un movimento culturale di “recupero” in chiave assolutamente attuale di elementi dell’africanità che cresce negli ultimi anni in area statunitense ma solo, ma anche – crediamo – agli effetti finali /l’“onda lunga”) di un’iniziativa didattica che ha avuto luogo al CIAS Formazione professionale di Como a partire da due corsi per acconciatori in cui sono stati coinvolti anche i giovani richiedenti protezione internazionale della Cooperativa Intesa Sociale.

In breve: da un progetto didattico si è inevitabilmente passati a un processo di contaminazione culturale e poi a un progetto di comunicazione, perché il percorso fatto – di grande ricchezza – non poteva limitarsi a coinvolgere “pochi” soggetti professionalmente interessati.

Quindi: il ritorno dello stile afro nella moda e nella cultura occidentale è stato il viatico di un «percorso antropologico di cultura della moda» (ma forse, più semplicemente, si potrebbe dire «di cultura» tout court), che ha coinvolto prima le acconciature, poi la moda e infine (ma non è detto che sia la “fine”) la cultura visiva.

Intorno a questo lungo percorso si sono ritrovate scuole (il CIAS, appunto, e il Setificio), una cooperativa (Cooperativa Intesa Sociale), docenti (Francesca Gamba, che della mostra è ispiratrice prima ancora che curatrice, e parecchie altre), studenti (nativi e migranti), un fotografo (Carlo Pozzoni, che ha incarnato il ruolo di comunicatore pubblico, visto che le sfilate previste non avevano potuto svolgersi per le inclementi condizioni meteo) e un museo (il Museo della Seta, sede dell’esposizione).

Così, oggi e fino al 30 dicembre, nella sede di via Castelnuovo, è possibile “scoprire”, in mezzo ai macchinari della filiera serica, un cospicuo gruppo di immagini che ritraggono le acconciature realizzate (ma anche gli abiti e, soprattutto, le persone): fotografie che sono “usate” per raccontare un progetto di cultura (gli scatti originali di Carlo Pozzoni, infatti, sono stati “post prodotti” da ragazzi e ragazze del Setificio) e per ispirare un possibile destino post globale della filiera tessile (l’allestimento distribuito nel Museo è quasi sempre efficace e convincente, e anzi anticipatore di possibili sintesi creative future).

Una “buona pratica” con “begli esiti” che merita una visione non superficiale.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Arte/ Due mostre alla Pinacoteca di Rancate

Dopo l’inevitabile chiusura imposta dall’emergenza covid-19, i musei del Canton Ticino, a poca distanza dal territorio comasco, hanno ripreso da qualche settimana l’attività.

Anzi, proprio in questi giorni, con l’obiettivo di non tornare semplicemente alla “normalità” precedente, i musei del Mendrisiotto hanno annunciato di aver dato vita a un coordinamento “di area” in grado di valorizzare ulteriormente le loro iniziative, così i Musei d’arte del Mendrisiotto (l’inevitabile acronimo è MAM) si sono dotati anche di nuovi strumenti web come il nuovo sito che offre una panoramica su tutta la loro offerta culturale.

All’interno di questa significativa realtà, la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate-Mendrisio conduce da sempre una fondamentale opera di ricognizione e promozione del patrimonio artistico del territorio.

Le due mostre attualmente in programmazione costituiscono un approfondimento del tutto particolare, estremamente utile per comprendere la complessità della stratificazione culturale di un territorio costitutivamente aperto a contaminazioni di ampio raggio (così simile, del resto, al contiguo territorio lariano…).

Jean Corty è un artista che ha attraversato l’Europa nella prima metà del Novecento; dal nativo Cantone di Neuchâtel a Bruxelles, poi di nuovo in Svizzera a Mendrisio, e ancora a Neuchâtel, a Mendrisio… Figlio d’arte nel senso più “fondamentale” dell’espressione (il padre era muratore e decoratore), visse un profondo disagio personale e psichico, tanto da essere ricoverato al Manicomio di Mendrisio negli anni Trenta. Qui incontrò il dottor Olindo Bernasconi, che lo incoraggiò a portare avanti la sua ricerca figurativa, nella prospettiva di un “ritrovamento” personale. La mostra di Rancate indaga e retituisce, quindi, proprio questo singolare intreccio tra ricerca artistica, relazione di cura e contesto territoriale (la vicenda dell’ospedale psichiatrico di Mendrisio, poi, si interseca con quella dell’ospedale comasco, con cui condivide pezzi di storia). Ma non si pensi che l’opera di Jean Corty sia apprezzabile solo per quel tanto che riesce a raccontare del disagio personale dell’autore; al contrario, è un’opera significativa in sé, capace di entrare in relazione con le contemporanee esperienze artistiche europee e di rimodularle sulla base personale. Di grande potenza espressiva sono i numerosi ritratti (sia a matita che a olio), così come i paesaggi, principalmente rurali. (Si noti, di passaggio, che le inevitabili “assonanze” con opere di autori di ben più alta notorietà sono più negli occhi di noi che guardiamo e cerchiamo di “riconoscere”…).

Le opere esposte provengono dalla collezione del dottor Olindo Bernasconi, che l’ebbe in cura al Manicomio di Mendrisio, e sono quindi testimonianza della speciale relazione di cura instauratasi tra paziente e medico, una relazione dal sapore anche letterario. E non a caso il catalogo della mostra si apre con una citazione del sommo capolavoro Il maestro e Margherita di Bulgakov.

La seconda mostra di Rancate (nella grande sala al piano superiore della Pinacoteca) è dedicata a Willy Leiser congiuntamente alla compagna di vita e di arte Teresa Giupponi.

Anche Willy Leiser e Teresa Giupponi sono persone in movimento: Willy nasce a Bienne, Teresa a Sciaffusa (ma la sua famiglia è lì emigrata da San Giovanni Bianco in provincia di Bergamo), insieme giungono in Ticino nel 1943 dove vivono fino alla loro scomparsa (Willy muore prematuramente nel 1959, Teresa a settantun anni nel 1993), non senza frequenti spostamenti, ovviamente, sia in Svizzera che all’estero. Sono in movimento anche dal punto di vista artistico, alla ricerca di un proprio approccio tra molte diverse possibilità: tra astratto e figurativo (mai naturalistico, però), tra segno grafico ed espressivo. L’esposizione della Pinacoteca Züst è soprattutto dedicata a Willy (a Teresa il m.a.x.museo di Chiasso ha dedicato un’importante mostra nel 2012) e le opere di Teresa sono usate come contraltare dialettico, come testimonianza delle diverse sensibilità all’interno di una ricerca contaminata da una vita condivisa. Stupisce, effettivamente, nell’opera di Willy Leiser la varietà di approcci e, contemporaneamente, la capacità di appropriarsi di differenti strumenti espressivi, non solo le diverse tipologie (astratto – figurativo, decorazioni parietali – grafica d’arte ecc.) ma anche i materiali (dal legno alla pietra, dal filo di ferro all’inchiostro…). In più, grazie a una notevole documentazione fotografica (opera soprattutto di Claude Fleury), è possibile farsi un’idea dello straordinario laboratorio-abitazione di Sala Capriasca, dove Willy e Teresa portarono avanti il loro progetto di vita e di arte.

L’accostamento delle due mostre, in realtà assai diverse, permette al pubblico – per lo più ignaro delle vicende di tali artisti – una sorta di “viaggio trasversale” nell’arte del Novecento, visto nella prospettiva originata da un territorio di frontiera, consapevole – alla fine – di esserlo.

Infine un encomio sincero merita l’allestimento (ma bisognerebbe dire: gli allestimenti), capace di reinventarsi con misura e intelligenza, instaurando un dialogo efficace con opere così varie.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Vedute della mostra dedicata a Jean Corty

Vedute della mostra dedicata a Willy Leiser e Teresa Giupponi

Jean Corty 1907 – 1946. Gli anni di Mendrisio

a cura di Mariangela Agliati Ruggia, Alessandra Brambilla, Giulio Foletti

Willy Leiser 1918-1959. Grafica pittura scultura

a cura di Giulio Foletti, in collaborazione con Mariangela Agliati Ruggia, Alessandra Brambilla

Rancate (Mendrisio), Pinacoteca Züst

fino all’11 ottobre 2020

Orari: martedì-domenica 14-18 (luglio e agosto); 9-12, 14-17 (settembre e ottobre); lunedì chiuso, festivi aperto

Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 8

Info: 004191 8164791, http://www.ti.ch/zuest

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