Antirazzismo

La Pace di Lomazzo parte dal Marocco

lomazzomaroccoC’era la comunità marocchina di Lomazzo all’incontro organizzato da Sel domenica 19 ottobre, parte di un più ampio progetto di incontro per realizzare una nuova Pace (Parliamoci, Ascoltiamoci, Confrontiamoci, Emancipiamoci) di Lomazzo. Già on line su canale di ecoinformazioni video dell’incontro,  introdotto e coordinato da Alessio Buongiorno, al quale ha partecipato anche la sindaca Valeria Benzoni insieme a una folta rappresentanza marocchina, in prevalenza costituita da donne.

19 ottobre/ Una nuova Pace di Lomazzo

sel-genericoPer una nuova Pace (Parliamoci, Ascoltiamoci, Confrontiamoci, Emancipiamoci) di Lomazzo dopo quella del 1286, Sinistra ecologia libertà invita domenica 19 ottobre dalle ore 16 nella sala Garibaldi in  piazza IV novembre 2 a Lomazzo al primo di una serie di incontri per  incoraggiare un avvicinamento  tra le diverse  componenti della nostra società affinché non si alimentino  tensioni tra i pochi ricchi e i tanti (vecchi, nuovi e futuri) poveri, tra i tanti giovani senza un futuro  e quei lavoratori o pensionati “troppo” tutelati,tra cittadini sfiduciati e politici percepiti come cinici fannullonioppure tra chi, con orgoglio,abita queste terre da generazioni e chi viene da luoghi più o meno lontani portando con sé un bagaglio  di abitudini e valori distanti dai “canoni tradizionali”».  Leggi il comunicato.

«Per una nuova Pace di Lomazzo dopo quella del 1286.  Pace: Parliamoci, Ascoltiamoci, Confrontiamoci, Emancipiamoci. Prima iniziativa domenica 19 ottobre dalle ore 16 nella sala Garibaldi in  piazza IV novembre 2 a Lomazzo.

Nel lontano 1286 i comuni di Como e di Milano, da sempre in guerra tra loro, sancirono a Lomazzo, terra di frontiera e di disputa, una storica e duratura pace.

A distanza di più di sette secoli è evidente che la storia ha insegnato ben poco al genere umano perché, purtroppo, guerre dichiarate o subdolamente mascherate flagellano ancora il nostro pianeta, seminando morti, distruzioni e povertà.

Tutto ciò ci sembra distante ma il crescente peggioramento della nostra qualità della vita  potrebbe, come è già successo in un passato non lontano, provocare conseguenze incontrollabili e molto spiacevoli.

Noi pensiamo che sia necessario incoraggiare un avvicinamento  tra le diverse  componenti della nostra società affinché non si alimentino  tensioni tra i pochi ricchi e i tanti (vecchi, nuovi e futuri) poveri, tra i tanti giovani senza un futuro  e quei lavoratori o pensionati “troppo” tutelati,tra cittadini sfiduciati e politici percepiti come cinici fannullonioppure tra chi, con orgoglio,abita queste terre da generazioni e chi viene da luoghi più o meno lontani portando con sé un bagaglio  di abitudini e valori distanti dai “canoni tradizionali”.

Abbiamo, di conseguenza, pensato di partire proprio da questi ultimi (in tutti i sensi?!) attraverso l’organizzazione di  un ciclo di incontri con esponenti di diverse comunità straniere presenti a  Lomazzo, affinché ciascuno di essi possa raccontare un po’ del proprio Paese d’origine con dignità e fierezza ma, ci auguriamo,  anche con una buona dose di disponibilità al dialogo e alla collaborazione con i “lomazzesi doc” nonché con gli appartenenti alle altre  comunità.

Cominceremo domenica 19 ottobre (dalle ore 16 presso la sala Garibaldi, piazza IV Novembre  n.2)con la comunità marocchina, perché trattasi della più numerosa.

Se è vero che in quel lontano 1286 la pace tra Como e Milano sembrava un’utopia, perché non proviamo tutti ad armarci di buona volontà e tolleranza per cercare di sancire quella pace sociale che renderebbe il nostro territorio  ancora più bello e più vivibile?» [Sel Federazione provinciale Como]

3 ottobre/ Sabir chiama in causa l’Occidente

arciCon l’intervento Lampedusa/ Sabir chiama in causa l’Occidente il vicepresidente dell’Arci Filippo Miraglia, da sempre impegnato per i diritti dei migranti, sottolinea  che «l’Arci, oltre a ricordare a Lampedusa quei morti nelle iniziative organizzate dal Comitato che da quella giornata ha preso il nome, sarà in tante altre piazze italiane, insieme ad organizzazioni sociali, reti e semplici cittadini, per manifestare la propria indignazione per questa politica, che assiste alle migliaia di morti di frontiera senza assumersi le responsabilità che spettano a un grande Paese come il nostro e senza realizzare scelte in grado di intervenire all’origine di queste tragedie». (altro…)

3 ottobre/ Anche l’Avc-Csv e l’Auser

csvContinuano a crescere le adesioni alla mobilitazione del 3 ottobre a Como. Tra i promotori anche l’Associazione del volontariato comasco che gestisce il Centro servizi per il volontariato e l’Auser. L’appuntamento è per tutti e tutte alle 17 di venerdì 3 ottobre in piazza Duomo. 

 

Prime adesioni: Acli Como, Agesci Cantù, Amici dell’Ecuador  Figino Serenza, Amnesty international Como, Anolf Como, Anpi provinciale Como, Arci provinciale Como, Asci don Guanella, Avc-Csv, Caritas Cantù e Mariano, Centro missionario guanelliano di Como, Comitato io curo senza confini, Comunità del pellegrino Cantù, Cooperativa progetto sociale, Coordinamento comasco per la Pace, Coordinamento comasco delle realtà di accoglienza per minori, Comitato io curo senza confini, Donne in nero Como, Emergency Como, Erga omnes, In Viaggio, Ibuka amizero Figino Serenza, Liberi insieme, Noerus-Altra Como, Parrocchia S. Martino di Rebbio, Rose di Damasco, Scuola di italiano per stranieri di Rebbio, Sel Como, Teranga.

3 ottobre/ Libertà di circolazione/ Mobilitazione anche a Como

lampedusa3ottobreIn ricordo dei 368 migranti morti nel mare di Lampedusa il 3 ottobre 2013  l’Arci celebra la Giornata nazionale della memoria e dell’accoglienza Mai più stragi alle frontiere. Su ecoinformazioni le iniziative comasche per il 3 ottobre decise nella riunione delle associazioni svolta il 25 settembre.

Arci/ Sabir a Lampedusa

PrintSi svolgerà a Lampedusa dall’1 al 5 ottobre Sabir il Festival diffuso delle culture del Mediterraneo. Leggi l’introduzione Sabir a Lampedusa, periferia dell’Occidente di Ascanio Celestini.  Guarda il video.

Vorrei parlare di un festival. Lo stiamo organizzando a Lampedusa. Saremo lì dal primo al 5 ottobre a fare spettacoli con attori e cantanti e incontri con scrittori.

Per parlare di questo progetto devo iniziare dal nome, Sabir, che era una lingua parlata dai marinai nei porti del Mediterraneo.

Una lingua comune fatta di parole che provenivano da molte sponde. Non la lingua di una nazione, tutelata dallo stato e codificata dalla grammatica e dal vocabolario. Non un oggetto sacro per accademici, ma un attrezzo come la pialla o la vanga.

Me l’ha proposto Filippo Miraglia dell’Arci di pensare questo festival. Per capire come poteva essere siamo andati a Lampedusa. È stato un anno fa. Lì ho conosciuto Giusi Nicolini. Un po’ di tempo prima avevo letto una sua lettera sui giornali. Si presentava come il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa.

«Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate (…) Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?»

Io l’ho visto il cimitero di quel paese. Ci sono le croci senza nome, quelle con un’identità recuperata a fatica, ma anche i tanti fantasmi che hanno aspettato nelle celle frigorifere requisite per non far disfare i corpi, e poi quelli disfatti e quelli definitivamente sommersi. Ma di quei morti si parla tanto. Spesso a sproposito, però se ne parla. Chi è interessato a quella storia ha tutti i mezzi per comprenderla. Chi non è interessato non ha bisogno del teatro o della musica che glielo racconti. Allora come dobbiamo pensarlo questo festival?

Giusi lo ha detto chiaramente il 20 luglio di quest’anno, nel giorno in cui le veniva assegnato il premio Trabucchi alla Passione Civile. Ha detto che ogni giorno le scoppia una fogna, ogni giorno cerca di risolvere l’emergenza per l’acqua potabile, che Lampedusa è soprattutto una periferia e che i problemi con i migranti, evidenti nelle cronache, vanno di pari passo con quelli che hanno i cittadini occidentali dell’isola. Problemi che hanno tutti i giorni senza che il telegiornale o i blog di tendenza ne parlino. Che insomma nelle periferie si condivide lo stesso destino, la stessa perifericità, lo stesso mondo che finisce e ricomincia.

Allora andiamo a Lampedusa come si va in una borgata. Ci andiamo per capire come funziona e cosa serve, non per raccontare come va il mondo, ma per farci raccontare dai lampedusani com’è il loro mondo. Per questo ci sarà anche un laboratorio dal 21 al 30 settembre. Lo farò io con Veronica Cruciani, Pietro Floridia e la compagnia dei Cantieri Meticci. Faremo interviste su quel grande contenitore di storie quotidiane che contiene anche la tragedia degli immigrati, ma che te la fa comprendere solo se rimetti insieme tutti i pezzi.

Faccio un po’ di esempi. Giacomo Sferlazzo del collettivo Askavusa mi racconta che quando era ragazzino Lampedusa non era disegnata sulle carte geografiche appese nelle aule delle scuole italiane. Gli alunni chiedevano alla maestra dove fosse la loro isola e lei indicava un punto sul muro a pochi centimetri dopo la fine della mappa. È entrata a farne parte dopo gli sbarchi e i morti. Gente scappata per speranza e disperazione, spesso affogata col proprio nome ed entrata nella cronaca in forma di numero.

Una sera incontro un ragazzo al bar e mi dice che se li ricorda i morti del 3 ottobre scorso «ma non è il primo dei miei pensieri. Le strade sono scassate e se mi rompo una gamba non c’è manco l’ospedale».

Eppure a Lampedusa c’è una natalità più alta rispetto alla media nazionale. Nascono tanti bambini, ma non sull’isola.

Le famiglie si organizzano per farli nascere in altre città. A Palermo o a Napoli, ma se hanno parenti in Germania o in Svezia voleranno in quei paesi.

Per chi prende un aereo e lascia l’isola qualsiasi posto è più o meno lontano alla stessa maniera.

Dunque Lampedusa non è solo una periferia della Sicilia o dell’Italia, ma dell’occidente.

Lo è per quelli che la raggiungono coi barconi dai paesi poveri, ma lo è anche per quelli che ci vivono.

Ecco! Allora andiamo a Lampedusa con Sabir per rimettere insieme i pezzi che la comunicazione forsennata non può ricomporre. Per raccontare che certe storie sembrano lontane e invece somigliano a quelle che viviamo quotidianamente, che sono impastate con la stessa farina e con lo stesso sangue. Con la stessa miseria e la stessa dignità. E quei disgraziati che leggiamo sul giornale siamo noi perché potremmo esserlo, perché lo siamo in piccolo, perché potremmo diventarlo, perché quelle storie ci appartengono non perché ci vengono raccontate, ma perché in forme appena differenti accadono davanti ai nostri occhi, in casa nostra, fra le nostre braccia.

E, dunque, come scrive Giusi «allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza».[Ascanio Celestini] Info http://www.festivalsabirlampedusa.it

Video/ Un groviglio di serpi

nazicestinoGià on line sul canale di ecoinformazioni i video dell’incontro, con gli interventi di Montagna, Lusenti, Braga, Farina e Lerner introdotti da Filippo di Gregorio, di venerdì 12 settembre sera dell’iniziativa di contrasto civile all’adunata nazifascista ospitata in una sede comunale per scelta del sindaco di Cantù Claudio Bizzozero. Presto on line su ecoinformazioni il resoconto di Luca Frosini della serata.

Guarda l’introduzione di Filippo Di Gregorio

Vai al canale di ecoinformazioni per tutti gli altri video

 

14 settembre/ Tenda del silenzio

liberi insiemeDomenica 14 settembre dalle 8 alle 23 in largo XX settembre a Cantù organizzata dall’associazione Liberi insieme. Per informazioni e-mail liberiinsieme0@gmail.com, Internet liberiinsieme.wordpress.com.

 

«L’Associazione Liberi Insieme, si è costituita a Cantù nei mesi scorsi per promuovere una cultura di fratellanza e giustizia, oltre che per favorire il riconoscimento del diritto all’effettivo esercizio delle libertà dell’individuo – spiega un comunicato stampa –. Al nostro interno (e per noi è motivo di ricchezza) sono rappresentate culture laiche e religiose diverse. Troppe volte nella storia, anche recente, si è assistito e si assiste a prevaricazioni violente per l’imposizione delle volontà di una parte su di un’altra. Questo brodo di coltura, basato su una pervicace ignoranza di tutto ciò che viene ritenuto altro da sé ha determinato e determina spesso atti di stampo razzista o discriminatori al fine di colpire culturalmente e a volte fisicamente uno o più gruppi di persone».

«In Europa ed in Italia, il difficile momento di crisi economica non aiuta e, anzi, facilita interpretazioni superficiali per le quali spesso la soluzione più semplice ai problemi risulta quella di escludere l’altro, non comprendendo che tale logica può non avere confini – prosegue la nota –. Nel nostro territorio vediamo ancora una volta il rinfocolare di simili ideologie che prendono origine in modo più o meno diretto dal nazifascismo che poco più di sei decenni fa ha gettato l’Europa e l’intero pianeta in una sanguinosa guerra. Noi riteniamo che i problemi possano essere superati solo con il contributo di tutte e tutti evitando divisioni che semplicemente indeboliscono le comunità. La migliore risposta ai problemi si ottiene valorizzando, preservando e difendendo la dignità umana in modo tale che ognuna/ ognuno possa contribuire, riconoscendosi, al progresso pacifico della società».

E in cosa consisterà quindi l’iniziativa di domenica 14 settembre? «La tenda è un invito rivolto a tutti senza distinzione “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 della Costituzione), a fermarsi per riflettere su ciò che è stato e ciò che ancora si ripresenta nella nostra attualità. Sarà un luogo dove poter sostare per riflettere o pregare, a seconda delle diverse sensibilità. Sarà possibile anche lasciare un proprio pensiero scritto che verrà raccolto e inserito sul nostro sito web. Tenda è uno spazio per tutte le persone diverse tra loro dove non ci sono “distanze minime”, solo una vicinanza “sensibile”. Il silenzio sarà il mezzo per far sentire il rumore del valore dell’uguaglianza e della nonviolenza; non sarà tacere ma imparare a stare meglio in ascolto». [md, ecoinformazioni]

13 settembre/ Psicopatologia dell’odio razziale

iniziativa-12set-Abbiamo chiesto a Roberto Pozzetti, psicologo, psicoterapeuta e fondatore del centro Jonas di Como di illustrare il tema Psicopatologia dell’odio razziale dell’incontro di sabato 13 settembre nell’ambito delle iniziative antifasciste Un groviglio di serpi.
(altro…)

Anolf Como con Teranga

Anolf«A seguito dei fatti accaduti a Figino Serenza – si legge in un comunicato –, l’Anolf (Associazione nazionale lavoratori oltre le frontiere, promossa dalla Cisl) di Como esprime la propria solidarietà all’associazione Teranga e ad agli esponenti della comunità islamica locale che sono stati criticati duramente per il momento di preghiera contro l’integralismo organizzato nella tensostruttura comunale, che viene periodicamente data in uso ai cittadini musulmani per professare il proprio culto».

 

«Condividiamo la scelta del sindaco di Figino Serenza di destinare un luogo dove i cittadini delle diverse religioni possano esprimere la propria religiosità – dichiara Rosangela Pifferi, responsabile Anolf di Como –. Noi siamo per la libertà di culto per qualsiasi religione e non pensiamo che tali manifestazioni, che tra l’altro ribadiscono la condanna dell’integralismo religioso, possano nuocere alle realtà in cui viviamo, ma al contrario, costituiscano un’opportunità per arricchirle, sconfiggendo pregiudizi e paure. A questo proposito pensiamo anche sia necessario, nel territorio della provincia, favorire i momenti di dialogo tra le varie religioni presenti». [md, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza