arte

Quinto week end nel medioevo lariano: di scena la Valle Intelvi

La prima edizione dei 5 week end nel medioevo lariano si avvicina alla conclusione: tra giugno e luglio le persone interessate hanno avuto modo di visitare e conoscere monumenti e situazioni presenti a Como (3, 4 e 5 giugno), in Tremezzina (17, 18 e 19 giugno), nel Canturino (2 e 3 luglio) e nel Triangolo Lariano (16 e 17 luglio).  L’ultimo week end (23 e 24 luglio) è dedicato alla Valle Intelvi.

La forza della proposta culturale presentata sta nella capacità dimostrata dai soggetti coinvolti di riuscire a lavorare insieme e di fare sintesi per approfondire e promuovere un tema noto, quale è il Romanico in provincia di Como, con l’intento di migliorare l’offerta culturale e rafforzare la potenzialità turistica in termini di attrattività sia per i visitatori che per le comunità residenti.

 

Questo il programma dettagliato del quinto e ultimo week end (per il programma in PDF clicca qui)

ATTENZIONE: il programma di domenica 24 luglio ha subìto una leggera variazione

 

VALLE INTELVI

Valle degli Artisti: le case e le chiese

23-24 luglio 2016

 

Apertura monumenti

Claino • S. Vincenzo • sabato 23, ore 9.00-11.00, con Giuseppe Gervasini, Gianfranco Botta

Osteno • SS. Pietro e Paolo • sabato 23, ore 10.30-12.00, con Giuseppe Gervasini, Claudia Pasquini

Ponna Inferiore • S. Gallo • domenica 24, ore 10.30-11.30, con Nicoletta Maldini

Ponna Media • S.Bartolomeo • domenica 24, ore 9.00-10.00, con Claudio Malcotti)

Ponna Superiore • S. Giacomo • domenica 24, ore 9.30-11.30, con Francesco Bartesaghi

Ramponio • S. Pancrazio • sabato 23, ore 15.00-17.00, domenica 24, ore 15.00-17.00, con Delia Righi, Renzo Benaglio

Scaria • S. Maria • sabato 23, ore 12,30-16,30, con Celi Conti

Scaria • SS. Nazaro e Celso • sabato 23, ore 14.00-15.00, con Celi Conti, Edio Pozzi

sabato 23 luglio

ore 9.30 • Claino con Osteno, l’antica chiesa di S. Vincenzo a Claino e il contesto di un doppio paese, percorso con visite, con Brian Subinaghi (ore 9.30-10.30, Osteno, borgo storico e chiesa dei SS. Pietro e Paolo; ore 10.30-11.00 da Osteno a Claino; ore 11.00-12.30, Claino, chiesa di S. Vincenzo e borgo storico) • costo euro 6.00

ore 15 • Il medioevo a Scaria tra chiese e croci, percorso con visite, a cura di Valeria Fognini, don Remo Giorgetta (ore 15.00-16.00, chiesa dei SS. Nazaro e Celso; ore 16.00-16,30, da SS. Nazaro e Celso al Museo Diocesano; ore 16.30-18.00, Museo Diocesano) • costo euro 6.00

domenica 24 luglio

ore 9.30 • Tre paesi in uno con una chiesa medioevale nel mezzo, percorso con visite, a cura di Livio Trivella, Vittorio Peretto (9.30 ritrovo dei partecipanti davanti alla chiesa di S. Gallo a Ponna Inferiore; partenza da Ponna Inferiore alle ore 10.00 circa; dopo la visita alla chiesa, spostamento a Ponna Media con auto propria; ore 11.00 circa visita a Ponna Media, oratorio di S. Bartolomeo; ore 11.30 visita a Ponna Superiore, borgo e chiesa di S. Giacomo, dopo la Messa delle ore 11.00) • costo euro 6.00

ore 12,30 • A Ponna Superiore si festeggia il patrono S. Giacomo: c’è la Festa del formaggio e la possibilità di rifocillarsi con polenta, formaggi e altro

Per i percorsi con visite ai monumenti vallintelvesi prenotazione obbligatoria, numero minimo 5 prenotati, tel. 339 1153094, Mondo Turistico

 

 

Partner

Provincia di Como Settore Cultura

Iubilantes

 

con la collaborazione di

Comune di Como

Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della Provincia di Como

 

con il contributo di

Cassa Rurale ed Artigiana – BCC Cantù

 

Hanno partecipato all’organizzazione del week end in Valle Intelvi;

Appacuvi, Archivio Cattaneo, Museo Diocesano di Scaria

Si ringraziano le Comunità Pastorali di Lanzo, Scaria e Ramponio Verna; e le parrocchie di Claino con Osteno, Ponna

 

 

 

 

 

Terzo week end nel medioevo lariano: di scena il Canturino

Open Day Romanico. 5 week end nel medioevo lariano

è la nuova iniziativa culturale promossa e realizzata dalla Provincia di Como con Associazione Iubilantes per rendere accessibili e visitabili, nei week end di giugno e di luglio, architetture e luoghi del medioevo lariano, con particolare attenzione ad alcuni edifici generalmente chiusi o poco conosciuti e con l’intento di affiancare a monumenti celebrati autentiche scoperte. Il progetto, condiviso e attivamente partecipato da enti e operatori culturali pubblici e privati, si declina in 5 weekend tematici che coinvolgono, in un’ottica di valorizzazione, gran parte del territorio provinciale. Un comune calendario mette in circuito numerosi appuntamenti quali aperture coordinate e visite guidate, mostre e conferenze, passeggiate organizzate che si snodano tra borghi storici, chiese, castelli e antiche vie, per raccontare la storia e la ricchezza di un patrimonio culturale diffuso e la specificità dei luoghi e dei paesaggi di riferimento. L’ascolto del racconto si arricchisce spesso dell’esperienza diretta di visita dei beni, con l’intento di farli conoscere anche attraverso specifici momenti di approfondimento storico-architettonico e artistico e di educazione al territorio. La forza della proposta culturale presentata sta nella capacità dimostrata dai soggetti coinvolti di riuscire a lavorare insieme e di fare sintesi per approfondire e promuovere un tema noto, quale è il Romanico in provincia di Como, con l’intento di migliorare l’offerta culturale e rafforzare la potenzialità turistica in termini di attrattività sia per i visitatori che per le comunità residenti.

 

I week end in programma

I primi week end tematici, organizzati nel mese di giugno, hanno interessato la città di Como e la Tremezzina, con un apprezzabile riscontro di interesse da parte dei numerosi partecipanti.

Per il week end in programma il 2 e 3 di luglio si presenta il CANTURINO Borghi e comunità: fra antiche pievi e grandi monasteri. Questo il programma nel dettaglio:

 

Aperture monumenti

Brenna • S. Adriano di Olgelasca • sabato 2, ore 15.00-17.00, con Associazione Amici di S. Adriano

Cantù • complesso Galliano • sabato 2, ore 9.30-12.00, 15.00-18.30, domenica 3, ore 9.30-12.00, 15.00-18.30, a cura famiglia Novati

Mariano Comense • Battistero • sabato 2, ore 15.00-19.00, a cura parrocchia di Mariano

sabato 2 luglio

ore 15.30 • Brenna, S. Adriano di Olgelasca, visita guidata, con Giuseppe Longhi / Castrum Porrorum, al termine Da S. Adriano a Mariano attraverso il parco della Brughiera Briantea, passeggiata, con Francesco Porro / Iubilantes e Giuseppe Longhi

ore 17.30 • Mariano Comense, Battistero, visita guidata, con Giancarlo Montorfano

domenica 3 luglio

ore 15.30 • Metamorfosi di una città: da S. Antonio a Galliano, passeggiata guidata, con Francesco Porro e Giuseppe Longhi (ritrovo 15.20 S. Antonio)

ore 17.00 • Galliano, visita guidata, con Francesco Pavesi

CFP agli architetti con prenotazione obbligatoria su im@teria

ore 18.00* • Galliano, presentazione della guida Il complesso monumentale di Galliano prodotta da Iubilantes con il contributo di Provincia di Como e BCC Cantù • saluti delle autorità e degli enti promotori; interventi di Massimo Pavanello, responsabile Turismo Religioso Arcidiocesi di Milano e Lombardia, e di Silvia Fasana, autrice; approfondimenti di Liliana Martinelli Perelli, Università degli Studi di Milano (Galliano e Ariberto: alla ricerca di una sintesi di tanti studi) e Livia Fasola, Università di Pisa (A Galliano cent’anni prima di Ariberto); coordina Ambra Garancini (Iubilantes)
In omaggio al pubblico copia della nuova guida e video promozionale

 

* Si segnala, per l’iniziativa di presentazione della guida “Il complesso monumentale di Galliano”, la modifica di data e orario

Essere nel lago con Christo e Jeanne Claude

Ieri, martedì 28 giugno 2016, dopo molti tentennamenti, siamo riusciti a vedere The floating piers, l’opera di Christo e Jeanne Claude collocata sul lago d’Iseo per collegare Sulzano a Montisola e questa alla più piccola isolina di San Paolo.

Dal punto di vista logistico, la visita non è stata semplicissima ma – per fortuna – assai meno tormentosa di come le allarmanti notizie di stampa potevano far prevedere. Certo, bisogna metterci un po’ di impegno nel preparare la trasferta, ma le possibilità alternative ai principali accessi non mancano. Questa la nostra: in auto, evitando le autostrade e seguendo invece la direttrice che costeggia il lago d’Endine, siamo arrivati al lago d’Iseo da nord, e abbiamo poi raggiunto i parcheggi (autorizzati – costo per l’intera giornata 15 euro – con ricevuta) di Sale Marasino; più oltre non si poteva andare; da lì a piedi ci siamo recati all’imbarcadero con l’obiettivo di salire sul battellino di linea (non prenotabile e quindi di libero accesso) che collega Sale a Carzano, all’estremo nord di Montisola. Il primo battello disponibile ci è sfuggito, ma sul secondo – venti minuti più tardi – siamo saliti senza problemi, anzi, in posizione privilegiata, sulla prua a goderci il panorama. In definitiva, poco prima di mezzogiorno sbarcavamo a Montisola, senza levatacce, senza code estenuanti, senza attacchi di nervoso. (Mi sentirei di consigliarlo, se non fosse ormai un po’ tardi; comunque, nella giornata di ieri, abbiamo incrociato almeno un paio di gruppetti di amiche comasche, nessuna particolarmente stressata, anche se qualche coda più di noi, tra treni, auto e battelli, se l’erano fatta).

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Dal punto di vista organizzativo, sottolineando che bisogna tenere nel debito conto il giorno infrasettimanale, mi sentirei di promuovere l’esperienza. Tutte le persone coinvolte (parcheggianti, naviganti, rifocillanti, informanti, vigilanti …) ci sono parse attente e cordiali, comprese nel loro ruolo.

Dal punto di vista artistico (finalmente!), il discorso va molto articolato, ma fin da subito va detto che l’opera-installazione mi è parsa riuscita e quindi merita sicuramente il viaggio.

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Avvicinandoci, come abbiamo fatto noi, lungo la strada sulla riva che da Carzano conduce a Peschiera Maraglio, la “passerella” appare prima come una sottile lama luminosa di colore giallo intenso, poi come una superficie brulicante di gente, un po’ inquietante. Ma quando, dopo aver percorso un altro po’ di lungolago (il passaggio più faticoso, stante la quantità di gente e la ristrettezza della strada), arriviamo all’imbocco di una delle passerelle che punta verso l’isola di San Paolo, la percezione cambia radicalmente. Dall’“interno” (l’espressione ha un senso profondo, anche se l’installazione è del tutto aperta) l’opera prende il sopravvento, il percorso diventa il fulcro dell’esperienza, la gente (sempre tantissima) sembra rarefarsi. Camminare sulla passerella (pier in inglese è propriamente “pontile”, “banchina”, “imbarcadero”) diventa un atto con un impatto molto forte; l’ondeggiamento della superficie (floating significa tanto “galleggiare” quanto “ondeggiare”, e questo moto è quasi sempre molto leggero, ma a volte più intenso, quando si sentono le onde provocata da battelli e motoscafi) e la sua morbidezza (sotto il tessuto giallo intenso c’è una resina espansa che è comunque soffice) fanno sì che i passi diventino spontaneamente più consapevoli. Non è tanto l’idea di “camminare sulle acque” (su cui tanto si è favoleggiato, dato il nome del progettista) ma quella di “essere nel lago”, immersi in uno spazio incognito, per quanto definibile. La passerelle, larghe ben 18 metri, in modo da evitare qualsiasi sensazione di precarietà, quasi si trasformano in acqua in una dissolvenza incrociata, nonostante che i rispettivi colori siano quasi complementari e quindi inconfondibili.

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Quindi l’opera, o installazione che dir si voglia, mi è apparsa molto introversa, assai poco “gridata” come invece sembrava di capire dal suo impatto nella comunicazione mediatica.

Quando poi, compiuto il tratto fino all’isoletta di San Paolo, “circumnavigata” la villa, e di nuovo percorso il collegamento fino alla terraferma poco distante da Sensole, ci incamminiamo sulla strada che dalla riva sale a mezzacosta, la percezione dell’opera muta ancora. Il percorso che era sembrato lineare si spezza e alcuni cambi di direzione quasi impercettibili diventano secchi: tra l’isola e l’isoletta si disegna quasi una punta di freccia che punta lontano, fuori da tutti quei bersagli che erano sembrati ovvi. Non posso fare a meno di pensare che sono “tante opere” in una, e che il lavoro di ideazione è stato davvero approfondito e attento al contesto.

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Mi rendo conto di questi diversi aspetti mentre rifletto sul fatto che l’opera – a dispetto dei milioni di scatti di cui è stata oggetto – è assai poco fotogenica; quasi impossibile trarne (almeno per un dilettante come me o come la maggior parte delle persone che conosco) un’immagine diversa da quelle ovvie e quasi obbligate; quasi impossibile fissare uno sguardo in grado di restituirne la complessità.

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Ma anche questo è elemento di grande interesse: messe al centro di un’attenzione quasi morbosa, le passerelle di Christo e di Jeanne Claude galleggiano indifferenti e forse pian piano ondeggiano in direzione ignota.

La gente “normale”, che a decine di migliaia attraversa il lago galleggiando, ha le mie stesse percezioni e i miei stessi pensieri? Sarei disposto a giurare che il 99,99% di loro piuttosto che andare a vedere un’opera d’arte contemporanea si sparerebbe un colpo. Eppure è qui… Sono altresì convinto che quasi nessuno si considera parte di un’“opera”. Eppure è qui… Basta a spiegare tutto questo il consumismo culturale imperante, la dittatura della promozione, il desiderio di partecipare a un “evento”? Non so.

Le feste popolari sono fenomeni difficilmente inquadrabili. E questa è indubbiamente una festa: ho visto troppe persone “contente” di esserci, dopo aver dovuto far fronte a levatacce, code, caldo e – persino – un po’ di chilometri a piedi, per avere dei dubbi.

Si “portano via” qualcosa da questa giornata, oltre agli immancabili selfies?

La domanda è probabilmente mal posta, poiché l’arte e la cultura non seguono mai i percorsi più diretti.

Un’ultima riflessione, l’unica in controtendenza rispetto a una sensazione di soddisfazione complessiva dopo la mia visita: tra gli sponsor principali dell’operazione è quel Beretta della fabbrica di armi, responsabile di molti disastri in giro per il mondo. Premesso che il suo ruolo (e quello degli altri sponsor) resta quasi del tutto invisibile alla maggior parte del pubblico, è difficile sottrarsi alla domanda: e la responsabilità etica dell’arte? Ma la risposta non è facile.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Il cachemire dall’Oriente al Lario

È dedicata al cachemire l’ormai tradizionale mostra annuale promossa dalla Fondazione Antonio Ratti, quest’anno – come lo scorso – ampliata a raggiungere da villa Sucota anche villa Bernasconi a Cernobbio.

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La mostra – promossa dalla Fondazione Antonio Ratti e dalla Città di Cernobbio – è complessa, come complicata è la storia e persino l’attualità di questo motivo che dall’Oriente ha ormai stabilmente conquistato anche la moda occidentale. In Italia lo si chiama cachemire (alla francese), in Gran Bretagna Paisley, ma il suo elemento fondamentale – quella goccia col peduncolo flesso, quasi ad alambicco – ha il nome persiano di boteh, che significa “ammasso di foglie” e quindi, in un certo senso, “giardino”. Veniva usato per decorare gli scialli di lana della regione indiana del Kashmir, ma è ormai stabilmente associato, soprattutto a Como, alla seta.

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E quindi, nelle sale di villa Sucota e villa Bernasconi, si è trasportati dal lontano Oriente alle sfilate contemporanee, dalla Russia all’Alsazia, dagli scialli ai pizzi, dalle vesti ottocentesche alle camiciole hippy, dalle composte figure ottocentesche alle icone pop, dalle cravatte ai gilet, dalle sensuali vestaglie che il sommo Vate proponeva alle sue ospiti fino ai vestiti da sera del prêt-à-porter. È un viaggio che può apparire tortuoso, ma che si rivela di grande piacevolezza, e fonte di molti stimoli e di molte scoperte.

È anche un omaggio alla passione collezionistica di Antonio Ratti, che giusto trent’anni fa propose in una grande mostra una scelta di scialli cachemire dalle sue raccolte, mostra che servì a rilanciare la fortuna del motivo, non solo dal punto di vista degli studi. Nella mostra attuale l’ambizione è quella di indicare le molte strade che hanno portato a quegli straordinari reperti e che da quelli si dipartono nuovamente, presentando quindi nuovi pezzi inediti dalle collezioni del Museo Studio del Tessuto, aggiungendo le realizzazioni storiche e contemporanee di numerose aziende comasche, e affiancando oggetti, tessuti e abiti provenienti da altri musei e privati.

Ognuno può scegliere i suoi oggetti preferiti (ce n’è veramente per tutti i gusti). Per chi vuole approfondire il ricco catalogo, curato da Margherita Rosina e Francina Chiara e pubblicato da NodoLibri, offre tutte le informazioni del caso e una nutrita scelta di immagini.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

ce n’è veramente per tutti i gusti). Per chi vuole approfondire il ricco catalogo, curato da Margherita Rosina e Francina Chiara e pubblicato da NodoLibri, offre tutte le informazioni del caso e una nutrita scelta di immagini.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

La mostra è allestita nelle due sedi espositive di Villa Sucota a Como e di Villa Bernasconi a Cernobbio, situate a poca distanza l’una dall’altra sulla sponda occidentale del lago di Como.

Orari: da lunedì a venerdì 14-18, sabato e domenica 10-19

Aperture speciali e visite guidate su prenotazione

Biglietti: intero € 8, ridotto € 5 (fino a 25 anni, oltre i 65 e per convenzionati), gratuito fino a 12 anni

Informazioni: +39 031 3384976 – info@fondazioneratti.orghttp://www.fondazioneratti.org

17 giugno/ Musa 20 anni dopo allo Spazio Pozzoni

musa pozzoniVerrà inaugurata venerdì 17 giugno, alle 18.30, allo Spazio Pozzoni in via M. Monti 41 a Como, la mostra 20 anni dopo di Fabrizio Musa. L’artista vive e lavora tra Como e New York. Fin dal suo esordio, nella seconda metà degli anni Novanta, ha contaminato le tecniche pittoriche più tradizionali con le nuove tecnologie. Vent’anni dopo l’esordio della sua carriera, come recita il titolo di questa mostra, si è tentato ambiziosamente di ricostruire l’evoluzione di un artista vulcanico con un percorso che porta attraverso le sue diverse fasi espressive. Saranno esposte anche alcune opere meno note al grande pubblico, con l’intenzione di riprendere i passaggi attraverso cui Musa è arrivato ad affermarsi a pieno titolo nel mondo dell’arte contemporanea. Dalle prime sperimentazioni giovanili, alle prime esposizioni che omaggiano la pop art e le icone del cinema riprodotte su tavola di legno, alle contaminazioni e collaborazioni con il mondo dell’architettura. Musa collabora da sempre anche con l’architetto Mario Botta. [jl, ecoinformazioni]

Roma e le sue antiche fotografie in mostra a Ligornetto

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Si chiude domenica 19 giugno la mostra Con la luce di Roma, allestita al Museo Vela di Ligornetto e dedicata a una ampia selezione di antiche fotografie della città eterna raccolte nella collezione di Marco Antonetto di Lugano.

 

L’esposizione riveste più di un motivo di interesse.

Intanto la vasta raccolta di immagini permette uno sguardo “alternativo” sulla straordinaria ricchezza di monumenti e di scorci di Roma; diverso perché precedente molte delle trasformazioni che hanno di fatto “omologato” il nostro approccio alla romanità e diverso perché, evidentemente, determinato da regole assai differenti dalle nostre. La stagione che vede l’affermazione della fotografia (dal 1840 al 1870) è, di fatto, un lungo periodo di ricerca, in cui, anche negli utilizzi più semplici della nuova tecnica (com’è certamente il suo uso a fini vedutistici), si tentano diverse strade, alcune in linea con la tradizione della pittura, altre invece decisamente nuove. È quindi di estremo interesse ricercare, in queste immagini di grande fascino, anche le tracce della sperimentazione artistica e tecnica e, alla fine, dell’affermazione di un modo “turistico” di guardare ai più famosi panorami dei sette colli.

Contemporaneamente le vedute, alcune di incredibile ricchezza di dettagli, permettono anche di verificare alcuni aspetti cui, in genere, si presta poca attenzione: i capolavori dell’antichità classica prima degli interventi novecenteschi di restauro, per esempio, oppure l’inserimento di elementi moderni nel bel mezzo della più antica storia (un solo suggerimento: cercate, se ne avete voglia, il particolare con il ponte moderno sospeso su funi per completare l’antico “ponte rotto”: uno squarcio di contemporaneità nel bel mezzo del pittoresco!).

Non di minor interesse la questione delle tecniche. Infatti, come dovrebbe essere ormai noto, invece che di “fotografia” bisognerebbe parlare, fin dal momento della sua “invenzione”, di “tante fotografie”: tra dagherrotipia (il procedimento di Daguerre) e calotipia (il procedimento di Fox Talbot), per esempio, non c’è quasi nulla in comune, nonostante che esse siano state messe a punto quasi contemporaneamente. Bene: la mostra di Ligornetto è anche l’occasione per verificare dal vivo queste tante differenze tecniche (e la saletta in cui sono messe in evidenza è un piccolo capolavoro di chiarezza).

Una mostra di grande godibilità, quindi, e al tempo stesso di grande profondità.

 

Domenica 19 giugno, alle 10.30, il finissage aggiunge una ciliegina sulla torta: la presentazione di un volume, fresco di stampa, dedicato alla storia della fotografia, questa volta a Genova. Curato da Elisabetta Papone e Sergio Rebora, il volume contribuisce in un modo ulteriormente diversificato alla conoscenza dell’origine e dell’affermazione della fotografia, approfondendo le vicende biografiche e professionali delle tante, tantissime persone che a Genova scelsero di Vivere d’immagini (come recita il titolo del volume). [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Il catalogo della mostra

 

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James Anderson, Veduta del Tevere con Castel Sant’Angelo, una delle immagini in mostra.

Betto Lotti in mostra: il viaggio di una vita

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Rimarrà aperta fino al 18 giugno la mostra Da Firenze a Como, esposizione che porta alla scoperta di Betto Lotti, pittore fiorentino, proponendo una raccolta di opere che ne presentano il percorso artistico dagli esordi alla maturità.

Grazie a un articolato percorso, il pubblico è in grado di esplorare l’animo variopinto di un artista altrettanto vario, che nel corso della vita ha saputo sperimentare e crescere: dai tratti scuri dei disegni a carboncino che risalgono al periodo della formazione, alle tempere delle illustrazioni pubblicitarie, ai morbidi acquerelli e ai colori a olio dell’ultimo periodo.

Betto Lotti, vissuto tra il 1894 e il 1977, pur essendo toscano di origine, è fortemente legato al territorio comasco, dal momento che nel 1936 si reca a Como, dove vince il concorso per essere docente di disegno; nella città lariana ricopre anche il ruolo di vice presidente della Società di Belle Arti.

All’inizio della mostra i carboncini e le acqueforti ci portano in una realtà cupa e a tratti macabra (uomini al lavoro in cantieri navali, processioni funebri, donne dai liberi costumi); sono esposti anche alcuni schizzi eseguiti durante la reclusione nel campo di concentramento austriaco di Sigmundsheberg durante la prima guerra mondiale

Poi scompaiono le sensuali figure femminile e i degradati ambienti delle bettole, al loro posto prevalgono eleganti rappresentazioni di donne in abiti da ballo, opere grafiche destinate alla collaborazione dell’artista con alcune riviste dell’epoca.

Ma lo stacco più significativo dai temi delle opere della formazione è quello che avviene nel corso del soggiorno a Como. I temi cambiano radicalmente: l’artista predilige l’atmosfera della malinconia e del ricordo, di un sentimento che dalle pennellate morbide sfuma verso qualcosa di più lontano, distante non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Questo è chiaro anche nel riconoscere tra i paesaggi rappresentati le luci della campagna toscana e le sfumature del mare ligure; sono gli ambienti del passato dell’artista, di un tempo ormai perduto, che armoniosamente si legano alle rappresentazioni di paesi briantei e paesaggi lariani, in cui a lungo è vissuto. Non mancano tuttavia quegli stessi paesaggi rustici e popolani che avevano caratterizzato fin da subito la sua produzione artistica: ambienti che con la loro umiltà e naturalezza ci portano direttamente dentro all’animo di un artista che pur nel corso di una vita ricca di sperimentazioni e cambiamenti resta fedele a se stesso e a quella volontà di dare vita, attraverso l’arte, a realtà di cui non è sempre facile riconoscere la bellezza. E che, grazie a questa intensa vicenda, ha lasciato un segno significativo nel patrimonio artistico locale.

[Pietro Caresana, Martina Toppi per ecoinformazioni]

 

Alcune opere esposte in mostra:

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Da Sofocle a Dante il Volta dà spettacolo

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Il Volta dà spettacolo si fa in tre: Dimostrazione su Inferno, a cura di Pino di Bello e Ornella Marelli, L’uomo di fronte alla guerra, su idea di Laura Bianchi,  e per finire Antigone εις αιει, ossia Antigone per sempre sotto la guida di Carmen Arcidiaco.

Nella serata del 6 giugno il cortile del liceo Volta ha visto in scena tre spettacoli che non si sono differenziati solo per il gruppo di studenti sul palco, ma soprattutto per i temi affrontati, dall’antica Grecia di Sofocle alla legge Basaglia del 1978, passando per le guerre mondiali con un intermezzo di musica e letture.

Le due rappresentazioni teatrali si sono focalizzate su diversi tipi di esclusione sociale: se Antigone va contro la società per difendere i propri ideali, Dante Papini viene recluso nel manicomio San Martino, di cui è l’ultimo paziente, perché giudicato inadatto alla società stessa.

Antigone va contro il potere costituito per difendere i suoi ideali: infatti la giovane donna pur di dare una degna sepoltura al fratello Polinice e onorarne il cadavere è disposta a infrangere le leggi dello zio Creonte, Re di Tebe, e a mettere a repentaglio la propria vita.

volta spettacolo2Il successo di Antigone εις αιει, ossia Antigone per sempre, è dovuto all’interpretazione dei ragazzi, perfettamente calati nei ruoli e nell’atmosfera della tragedia greca, e la cui recitazione è stata particolarmente fedele all’originale sofocleo. Carmen Arcidiaco, professoressa di lettere del liceo e organizzatrice dello spettacolo, ha specificato che il lavoro ha impegnato i ragazzi a partire da gennaio con incontri settimanali. La stessa rappresentazione è stata messa in scena nel corso della rassegna Thauma organizzata dall’Università Cattolica di Milano. Ha molto colpito la semplicità degli oggetti di scena: lunghi abiti neri per le sorelle Antigone e Ismene, umile terriccio a rappresentare la sepoltura di Polinice e fiori di campo per un matrimonio mancato. La recitazione è stata accompagnata dalla chitarra di Tommaso Imperiali che ha suonato, oltre a una propria improvvisazione, brani di Johnny Cash e Ennio Morricone.

Dimostrazione su Inferno, rappresentazione che chiude la prima parte del laboratorio biennale di studio sull’Inferno Dantesco che volta-spettacolo-copertinaproseguirà nel 2017 con uno spettacolo itinerante all’interno dell’ex Ospedale psichiatrico San Martino. Il testo di quest’anno, steso dai ragazzi, è stato rivisto e corretto da Mauro Fogliaresi, poeta, scrittore e fondatore dell’associazione Oltre il giardino, che ha raccolto le testimonianze sui pazienti del San Martino.

Lo spettacolo si basa sulla vicenda della chiusura dei manicomi in Italia, a seguito dell’approvazione, nel 1978, della legge Basaglia, e il protagonista è Dante Papini, reale paziente del manicomio, costretto alla solitudine,  il cui ricovero prende i connotati dell’esperienza infernale del suo omonimo del ‘300. Ad accomunare i due uomini non è solo il nome, ma anche la convinzione di Papini di essere Dante Alighieri, tanto grande da spingerlo a scrivere sui muri di Como frammenti della Commedia. Nel suo viaggio infernale attraverso la reclusione in manicomio la sua guida è Franco Basaglia, promotore del famoso testo di legge e rappresentato nel ruolo di Virgilio.
Per la rappresentazione gestuale degli altri pazienti, alienati, ogni studente ha riflettuto su se stesso e sulla storia di uno dei ricoverati del manicomio.
Il risultato ha avuto un forte impatto sul pubblico per il realismo con cui le sofferenze dei pazienti sono state portate in scena, oltre che per i costumi bianchi, evocativi della solitudine del ricovero e della follia.
I volti degli attori sono stati coperti di argilla per unificarli nella comune rappresentazione del dolore fisico e mentale.
Tra uno spettacolo e l’altro alcuni studenti hanno letto poesie e frammenti di libri del Novecento  sulla guerra, confluiti in un blog di classe, accompagnati dall’esibizione musicale di Anna Bottani, Giorgio Mentasti e Mattia Sivero.

Lasciando la parola agli studenti ci è stato possibile comprendere l’impegno e la passione che hanno reso possibile un lavoro così ben riuscito.

Per Dimostrazione su Inferno, Giacomo Cosentino, nel ruolo di Dante, e Jasmine Monti, che ha messo in scena la lonza, simbolo dantesco della lussuria, hanno sottolineato come il laboratorio abbia avuto un’impostazione corale, senza che nessuno dei personaggi si imponesse sugli altri. Questo è dovuto in parte alla capacità di inserimento degli studenti che sono entrati a far parte del gruppo quest’anno.

Gabriele Uboldi, Virgilio-Basaglia, e Sebastiano Bergna, uno dei pazienti alienati, hanno raccontato invece l’importanza della fase di ricerca introspettiva svolta da ciascun attore prima di passare alla parte recitata.

Invece gli attori di Antigone εις αιει Pietro Floris, Creonte, Valentina Lamarucciola, Antigone, e Pietro Cerchiello, Emone, hanno sottolineato l’aspetto vincente della recita: la massima libertà lasciata ai ragazzi nel reinterpretare un testo così imponente.
Grande entusiasmo dunque tra i protagonisti e il pubblico al termine della serata, che ha segnato  la conclusione del laboratorio teatrale e, per i maturandi, dell’esperienza al Volta. [Pietro Caresana e Martina Toppi, ecoinformazioni]

Guarda on line sul canale di ecoinformazioni altri video dell’iniziativa.

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3, 4, 5 giugno/ I colori del medioevo lariano

5weromanico

Dal 3 giugno, e per i successivi quattro weekend, la nuova iniziativa culturale 5 week end nel medioveo lariano, promossa e realizzata dalla Provincia di Como con l’associazione Iubilantes, permetterà di scoprire e riscoprire le architetture e i luoghi del medioevo lariano con aperture coordinate e visite guidate, mostre e conferenze, passeggiate organizzate che si snodano tra borghi storici, chiese, castelli e antiche vie e, con un occhio di riguardo al meno noto, racconterà la storia e la ricchezza di un patrimonio culturale diffuso.

I cinque weekend tematici coinvolgeranno gran parte del territorio provinciale; si parte dalla città di Como il 3, 4 e 5 giugno, per poi proseguire in Tremezzina il 17, 18 e 19. Nel mese di luglio i protagonisti saranno il Canturino il 2 e il 3 e il Triangolo Lariano il 16 e 17, per finire con la Valle Intelvi il 23 e 24 luglio.

 

ComoColori del medioevo: gli affreschi del Trecento, 3-4-5 giugno

Aperture monumenti

Como • S. Abbondio, S. Agostino, S. Fedele, Broletto

Como • Pinacoteca civica • domenica 5, 10.00-18.00, ingresso gratuito

Como • SS. Cosma e Damiano • sabato 4-domenica 5, ore 15.00-19.00

Como • S. Orsola • sabato 4-domenica 5, ore 15.30-18.30

Venerdì 3 giugno

ore 17.00 • Pinacoteca Civica, apertura week end, Giovanni Vanossi / Provincia di Como, Luigi Cavadini / Comune di Como
• conferenza Gli affreschi del Trecento a Como, Alberto Rovi (ingresso libero)
Sabato 4 giugno

ore 15.00 • SS. Cosma e Damiano, apertura della mostra Tra i due rami del lago di Como: paesaggi del romanico lariano, Galliano e il romanico, a cura di Giovanni Tacchini, Alberto Novati, Giancarlo Montorfano – Comitato Galliano 2007,
Itinerari a cura di Francesco Sala – Gruppo Culturale la Martesana – GWMAX editore – Rotary Erba Laghi (orari: sabato 4, domenica 5, sabato 11, domenica 12, ore 15.00-19.00)

ore 15.00 • S. Abbondio, visita guidata, con Fabio Cani

ore 15.45 • SS. Cosma e Damiano, visita guidata, a cura di Società Archeologica Comense

ore 17.00 • S. Fedele, visita guidata agli affreschi medioevali, a seguire S. Orsola, visita guidata agli affreschi, con Alberto Rovi

Domenica 5 giugno

ore 11.00 • Pinacoteca Civica, visita guidata agli affreschi medioevali, a cura di Comune di Como, Assessorato Cultura e Turismo

ore 14.30 • Cammino delle lavandaie – Alla scoperta della riva del Voo

Camminacittà da S. Giuliano a S. Agostino, a cura di Iubilantes (ritrovo ore 14.30 sagrato di S. Giuliano)

ore 17.00 • visita guidata a S. Agostino, con Fabio Cani

ecoinformazioni 541/ Intrecci di popoli

intrecciviolinistapadova

Le foto che vi proponiamo questa settimana sono state scattate nel corso di Intrecci di popoli, la spettacolare festa interculturale animata da gruppi associazioni, artisti che in spirito di parità, apertura e condivisione hanno colorato la città. Poter godere di tutti i colori del mondo, in questi tempi di paure e di muri, non è poco.

La sezione Como foto social club del numero 541 di ecoinformazioni è dedicata alle foto di Alida Franchi, nella rivista anche gli articoli e i video di tutte le iniziative.

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