arte

14 e 15 febbraio/ Monet al Gloria

monetMartedì 14 e mercoledì 15 febbraio alle 21, allo spazio Gloria di Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como, per la rassegna La grande arte al cinema, verrà proiettato Io, Claude Monet (2017, 90 min) di Phil Grabsky.

A partire dagli scritti di Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926), accostati alle straordinarie opere conservate nei più importanti musei del mondo, il film rivela la tumultuosa vita interiore del pittore di Giverny, tra momenti di intensa depressione e giorni di assoluta euforia creativa, offrendone così un ritratto complesso e commovente. Attraverso più di cento dipinti filmati in alta definizione lo spettatore potrà conoscere la vita emotiva e creativa del pittore che con il suo Impression. Soleil levant, esposto nell’aprile del 1874 nello studio del fotografo Nadar, fece parlare il critico Louis Leroy della prima “esposizione degli impressionisti”, dando involontariamente vita al termine che avrebbe segnato buona parte della storia dell’arte europea di fine Ottocento. L’ingresso è di 10 euro per il biglietto intero e 8 euro per i soci Arci.

Maggiori informazioni su https://www.spaziogloria.com/la-grande-arte-al-cinema

[MC, ecoinformazioni]

5 febbraio/ “Aria per La domenichina dei piccoli”

aria2Alle 16 di domenica 5 febbraio, primo appuntamento del 2017 per La domenichina dei piccoli, la rassegna teatrale della Teatro Gruppo popolare alla Piccola accademia di via Castellini a Como dedicata a bambini e famiglie.  Lo spettacolo Aria è il primo della trilogia che la compagnia  dedica agli elementi per raccontare ai più piccoli la realtà che si apprestano a vivere. (altro…)

“Di Notte” – Il giardino delle ore all’Excelsior di Erba per la Giornata della Memoria

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In occasione della Giornata della Memoria – 27 gennaio –  la compagnia teatrale Il giardino delle ore ha portato sul palcoscenico del teatro Excelsior di Erba una tripla rappresentazione dello spettacolo Di notte (in mattinata e nel pomeriggio per le scuole medie ed elementari, in serata dalle 21 per il pubblico).

Basato su una storia vera, riadattata da Valentina Papis, che dello spettacolo è co-protagonista insieme a Benedetta Brambilla e Matteo Castagna (quest’ultimo, affiancato da Filippo Antonio Prina, si è occupato della regia), “Di Notte” racconta il doppio intreccio della vita delle sorelle Rachele (Brambilla) e Rebecca Stern (Papis) con quella del giovane Karl Meier (Castagna) sullo sfondo della Germania nazista.
Come spesso accade nella rappresentazione dello sterminio programmato nazista, assistiamo al progressivo, inarrestabile declino di un’idilliaca situazione iniziale, a cui le due sorelle reagiscono diversamente: la realista, ma sensibile Rachele non sa mentire a se stessa e difendersi dalla tragedia che coinvolge lei, la sorella e tutti gli ebrei in Germania. Al contrario, Rebecca, da subito definita “un po’ matta” dalla sorella, forse proprio a causa della propria eccentricità riesce a cogliere aspetti romantici e fiabeschi perfino nell’internamento nel ghetto (“è come stare in una fortezza in cui uscire è difficile ed entrare è impossibile!”).  

È questo sdoppiamento di prospettiva il fil rouge di uno spettacolo i cui primi destinatari sono bambini di otto-dieci anni, i più piccoli dei quali si sono appena affacciati alla tematica della Shoah.
Come “spiegare” loro la portata di tale tragedia in modo che possano comprendere una situazione che pare impossibile, ma che impossibile – purtroppo – non è, ora come allora? La risposta di Rebecca è l’ironia, un tipo di umorismo basato sul capovolgimento, sulla sottrazione, sul non-detto, che la ragazza insiste a distinguere dal più amaro e pesante “sarcasmo” di chi non ha praticamente più niente da perdere. Un’ironia controllata ma anche ardita, che arriva perfino a presentare le leggi razziali naziste a ritmo di charleston, un attimo prima che le sorelle si trovino una stella  – Stern, in tedesco –  cucita sul petto.

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Narrare la Shoah con ironia si può – entro certi limiti, ovviamente – ma non è certo facile, per ammissione degli stessi attori. Il protagonista maschile ha rivelato al giovanissimo pubblico quanto sia difficile recitare le battute razziste che facevano ridere il giovane ufficiale Karl e i suoi contemporanei come se fossero davvero divertenti, peraltro indossando la svastica al braccio. Eppure, soprattutto tra gli adulti, un umorismo razzista era ed è ancora diffuso e apprezzato, forse più di quanto non fosse dieci, venti anni fa. Certamente, il boicottaggio da parte di svariati personaggi politici di una comunicazione politically correct non ha molto aiutato in questo senso; bisogna aggiungere che un umorismo “nero” aiuta a ridimensionare una paura onnipresente, sia pure con effetti devastanti.

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Comunque, l’umorismo da solo non basta a capire cosa sia effettivamente successo. La narrazione di Rachele, e i dialoghi dei personaggi, fanno riferimento agli aspetti più oscuri delle persecuzioni antiebraiche: i divieti, la miseria, la deportazione, fino alla morte. Certo non si dice e non si mostra “tutto”: una scenografia semplice, ma versatile funziona a patto di usare un po’ di immaginazione, e si intuisce soltanto l’orrore svelato da innumerevoli fotografie, documenti e testimonianze, che coinvolge e “corrompe” il personaggio di Karl, giovane ufficiale, senza tuttavia privarlo di un piccolo, ma decisivo barlume di umanità.
Mentre la Storia con la S maiuscola si muove “di notte”, al riparo dagli occhi, ma inesorabile e spesso spietata, Rachele si rivolge al pubblico chiedendo che la storia sua, di Rebecca e di Karl possa essere ricordata e condivisa, così che quanto accaduto possa non ripetersi mai più. [articolo e foto di Alida Franchi,
ecoinformazioni]

27 gennaio/ “Di Notte” – Il Giardino delle Ore all’Excelsior di Erba per la giornata della Memoria

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In occasione della giornata della Memoria – venerdì 27 gennaio – la compagnia teatrale Il Giardino delle Ore porta sul palcoscenico del teatro Excelsior di Erba (via Diaz 5) lo spettacolo “Di Notte”, basato su una sceneggiatura di Valentina Papis (co-interprete insieme a Benedetta Brambilla e Matteo Castagna) e diretto da Matteo Castagna e Filippo Antonio Prina.

Non è facile quando una storia d’amore  tra due adolescenti si intreccia con l’orrore delle persecuzioni razziali. Tantomeno quando, rivedendosi, “lui” è un ufficiale SS e “lei”, ebrea, una detenuta di un campo di concentramento. Se l’amore avrà la meglio sulla crudeltà “umana” – o viceversa – , sarà la Storia a determinarlo.

Lo spettacolo sarà messo in scena alle 21 per il pubblico, mentre le scuole potranno assistervi alle 14.30 dello stesso giorno (si consiglia la visione dagli 8 anni in su). Ulteriori informazioni sono reperibili sulla pagina Facebook dell’evento.

Il prezzo dei biglietti è di 16 € (tariffa intera), 12 € acquistando una prevendita, disponibile a Erba presso la libreria di via Volta, la libreria Colombre e la cartoleria Ratti per chi prenota entro giovedì 26 gennaio. 7 €, infine, la tariffa per spettatori e spettatrici minorenni.
Per le prenotazioni, si può contattare il numero 392 934 8302 o scrivere a info@ilgiardinodelleore.com.

Cogliamo l’occasione per segnalare che la scuola di teatro de Il Giardino delle Ore ha in programma per venerdì 20 e sabato 21 gennaio un seminario intensivo sul teatro contemporaneo, tenuto da Francesco Alberici, Claudia Marsicano e Daniele Turconi dell’etichetta di produzioni artistiche Frigoproduzioni. Chi fosse interessato può contattare il numero e la mail sopracitati per info costi e prenotazioni.

Alla Fondazione Antonio Ratti una mostra di donazioni e ricerche

 

Aperta nella serata del 16 dicembre e disponibile fino al prossimo 17 marzo 2017, la nuova mostra della Fondazione Antonio Ratti a Villa Sucota forse si sarebbe potuta intitolare diversamente.

È ovvio, e persino doveroso, il riconoscimento a quanti, persone singole o ditte e associazioni, hanno arricchito le collezioni del Museo Studio del Tessuto con le donazioni di innumerevoli oggetti, ma resta da sottolineare che tutto questo si inserisce in un percorso di ricerca e di approfondimento che caratterizza il lavoro della Fondazione e delle sue curatrici in particolare.

Anche da questa piccola mostra (piccola solo in confronto alle più impegnative esposizioni degli ultimi anni) evidenzia come gli oggetti – abiti o libri o cappelli o riviste che siano – restino muti se non interrogati con quella passione e quella competenza tipiche di un ente di ricerca (e delle persone che vi collaborano, ovviamente).

Ieri sera, all’inaugurazione, le mille e una storia erano quelle sintetizzate nelle sobrie didascalie, ma anche quelle continuamente raccontate dalle studiose che a quelle storie hanno dato voce; bastava aguzzare le orecchie per sentire qualche altra storia, qualche altro essenziale dettaglio di un abito, di un ritrovamento, di un acquisto.

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Poi, è ovvio, ci può anche limitare ad apprezzare la bellezza di quanto è in mostra. Ognuno può scegliere il proprio oggetto preferito: il manto di Fortuny, il bikini di Pucci, i cappelli degli anni Cinquanta (personalmente ho molto apprezzato le cappelliere!), o gli abiti esotici dell’estremo Oriente.

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Mi limito a una sola segnalazione (per altro, ampiamente condivisa tra gli amici e le amiche che chiacchieravano): la giacca a scacchi e medaglioni appesa nell’ultima stanza, che mi è sembrata eccezionale proprio per il sottile slittamento dalla regola tutta occidentale della simmetria, e che invece trova un più altro equilibrio nel suo ritmo alterno. Scriverò sicuramente una sciocchezza, ma non ho potuto fare a meno di pensarla: “lo zen e l’arte di fare una giacca”.

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Tutto il resto potete apprezzarlo di persona.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Mille e una storia…

10 anni di donazioni al Museo Studio del Tessuto

Fondazione Antonio Ratti, Villa Sucota, via per Cernobbio 19, Como

fino al 17 marzo 2017

ingresso libero su appuntamento dal lunedì al venerdì

info: tel. 031 3384976, info@fondazioneratti.org

Tre mostre a Como

toussaint-02-mrBen tre mostre inaugurate a Como nella stessa giornata di sabato 3 dicembre offrono un’ampia panoramica sull’arte contemporanea locale e no.

Nello Spazio Ratti (ex chiesa di San Francesco) si può visitare l’esposizione L’esprit des lieux di Jacques Toussaint, dedicata a una riflessione nello spirito di Francesco d’Assisi. Nell’atmosfera azzurra dell’ampia chiesa dell’ordine mendicante dei francescani (come tutte le chiese del genere ideata a partire dall’idea di uno spazio unico, senza filtri tra popolo e celebranti) sono allestite due diverse serie di opere: nelle cappelle laterali una rivisitazione del Cantico delle creature centrata sui quattro elementi (da sinistra, in senso orario: il fuoco, la terra, l’aria, l’acqua); poi, nel grande presbiterio una meditazione sugli apostoli e sul Cristo accompagnata da un approfondimento “formale” su una griglia bidimensionale generatrice di spazio volumetrico. Forse proprio da questa elaborazione visiva conviene partire (che si può percepire compiutamente solo una volta percorsa l’intera lunghezza della chiesa), poiché la sua matrice geometrico-spaziale fornisce il modello linquistico per tutto l’ambiente, profondamente configurato dalle luci al neon azzurre che costituiscono le opere ma che, al tempo stesso, forniscono l’orizzonte di riferimento. La matrice evidenzia che la forma non è sterile, ma anzi generatrice di espressione e di significato.

Così, nello spazio immediatamente precedente del presbiterio, si può seguire il percorso dall’affresco di Carlo Innocenzo Carloni raffigurante l’Ultima cena all’astrazione dei dodici apostoli trasformati in quattro croci ruotate di tubi al neon (che alludono anche alla svastica come “ruota della vita”), delle quali la centrale è sormontata da un’ulteriore linea di luce (azzurra più chiara) a simboleggiare il Cristo.

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Nelle cappelle laterali, i quattro elementi sono più facilmente riconoscibili attraverso le metafore del vetro fuso nella fornace, dell’erica che nasce dalla terra, nell’aria semplicemente a riempire lo spazio tra le luci e nell’acqua riprodotta nella sagoma di una saio francescano. Nella navata alcuni tubi circolari al neon in alto e specchi in basso aggiungono un elemento di relazione tra i vari elementi.

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Per quanto le due serie (quella più metalinguistica e quella più metaforica) non siano propriamente integrate, la loro interazione riesce a trasformare l’ambiente dell’ex chiesa in uno spazio di grande suggestione.

Di carattere assai diverso è la collettiva Percezioni del gruppo XIV nell’ex chiesa di San Pietro in Atrio: ben quindici artisti e artiste alle prese con pittura, scultura, fotografia, interpretate secondo sensibilità molto diversificate. Le scelte degli uni e delle altre potranno incontrare più o meno il gusto del pubblico, ma è comunque estremamente interessante che un gruppo di persone sentano il bisogno di mettersi alla prova tutte insieme, promuovendo un’idea di confronto che mi piacerebbe definire di “biodiversità espressiva”. Tra abilità manuali e urgenze narrative, mi sono sembrate particolarmente interessanti le fotografie di Angelo Minardi e le tele di Stefano Venturini, entrambi più vicini alla figurazione diretta di quanto avessi colto nelle precedenti esposizioni del gruppo.

Un’altra esposizione collettiva, ma in questo caso nata da un progetto espositivo specifico, piuttosto che da un comune percorso di verifica, è quella accolta nello Spazio Natta, intitolata ai Paesaggi Umani e dedicata quindi a quattro approcci estremamente diversificati al paesaggio, filtrati dalle sensibilità autoriali di Giovanni Colombo, Carlo Ferreri, Lorenzo Pietrogrande e Chiara Smirne. Si possono quindi sperimentare visioni “analitiche”, “fredde”, “calde”, “espressioniste”, che integrano, includono, suppongono o escludono la presenza umana, in un gioco di incastri che non solo dovrebbe incuriosire, ma anche sollecitare qualche riflessione intorno al contesto ambientale in cui necessariamente l’umanità si esprime.

Le tre diverse esposizioni resteranno a disposizione del pubblico (tutte a ingresso libero) per il mese di dicembre,

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

L’esprit del lieux. Sulle orme di san Francesco a Como

Como, Spazio culturare Antonio Ratti, ex chiesa di San Francesco, largo Spallino 1

fino al 27 dicembre 2016

orari: martedì-domenica 10-12, 16-19.30

 

Percezioni

Como, ex chiesa di San Pietro in Atrio, via Odescalchi 3

fino al 27 dicembre 20916

orari: martedì-domenica 10-12.30, 15-19.30 (25 e 26 dicembre chiuso)

 

Paesaggi umani

Como, Spazio Natta, via Natta 18

Fino al 23 dicembre 2016

orari: martedì-venerdì 16 -19; sabato-domenica 10-12.30, 15-19

 

Doppio appuntamento teatrale in dicembre con Il giardino delle ore

 


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Questo dicembre,  Il giardino delle ore porta in scena due spettacoli teatrali, entrambi diretti da Simone Severgnini che ne ha anche firmato (o co-firmato) la sceneggiatura.

Presso l’ex tribunale di Erba (via Alserio 2), nuova sede della compagnia, da venerdì 16 a martedì 20 dicembre alle 21, Severgnini dirige e interpreta – solo –  Leonardo. Diverso da chi? , spettacolo che affronta la più che attuale questione  del bullismo nell’era dei social, con la conseguente difficoltà di un adolescente nel riconoscersi e apprezzarsi in quanto “diverso” dai coetanei, eppure simile, sotto molti aspetti, a qualche grande genio del passato.

Dalla recensione di Mario Bianchi, 25° Festival Una città per gioco, Vimercate 2016, pubblicata da Eolo-rivista online di teatro ragazzi:

“(…)Simone Severgnini, aiutato da un mobilissimo marchingegno scenico che gli consente come Leonardo di inventare ambienti e spazi nuovi, interpretando di volta in volta Leonardo e Franciulli (vittima e carnefice), propone nello spettacolo un viaggio commosso e commovente verso l’accettazione di sé e nello stesso tempo un omaggio alla diversità, come bene prezioso da conservare e proteggere.”

Il biglietto costa 7 euro,  per gli associati 5 euro. Si raccomanda di prenotare via mail, scrivendo a info@ilgiardinodelleore.com.

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Sabato 10 dicembre, ore 21, presso il teatro “San Giovanni Bosco” di Busto Arsizio (via Bergamo 12), Il giardino delle ore porta invece in scena La zona Cesarini (una povera commedia all’italiana), interpretato da Matteo Castagna, Paolo Grassi, Filippo Antonio Prina e Antonio Romelli, mentre la sceneggiatura è stata scritta a quattro mani da Simone Severgnini e da Filippo Pozzoli.

In un bar qualsiasi del Nord Italia quattro disperati del XXI secolo sognano il riscatto da una vita vissuta da eterni sconfitti. Il calcio offrirà loro l’occasione di svoltare, di diventare finalmente qualcuno.
Riusciranno all’ultimo minuto a ribaltare il risultato e a vincere la partita della loro vita?

Dal debutto sul palcoscenico lo scorso anno, La zona Cesarini è stato selezionato dal festival Il giardino delle esperidi 2015, dal Torino Fringe Festival 2016, dal festival I luoghi dell’Adda 2016, classificandosi semifinalista nel bando Inbox blu 2016.
A questo link si possono trovare ulteriori informazioni, mentre si può prenotare scrivendo a prenotazioni@viandantiteatranti.it.

 

Antonio San’Elia/ in mostra l’origine dei suoi progetti

Arrivano all’apice le celebrazioni per il centenario della morte di Antonio Sant’Elia: inaugurata giovedì 24 novembre la mostra alla Triennale di Milano, venerdì 25 è stata la volta di Como, con l’apertura dell’esposizione in Pinacoteca, mentre ai primi giorni di dicembre si terrà a Firenze un convengo internazionale di studi.

La mostra di Como è tutt’altro che una mostra semplicemente celebrativa: invece di limitarsi ad esporre alcuni disegni, si cerca di darne un’interpretazione, per alcuni versi innovativa.

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Infatti, come recita il titolo All’origine del progetto, lo sforzo è quello di provare a individuare il percorso che porta il giovane Sant’Elia, ancora imbevuto di elementi culturali tradizionali (o al massimo modernisti) all’elaborazione di quello che appare come un linguaggio architettonico del tutto nuovo. Per fare questo, i quattro architetti curatori dell’esposizione (Luca Ambrosini, Paolo Brambilla, Davide Adamo, Giulio Sala) hanno selezionato un nucleo di disegni attribuiti al 1913 e li hanno distribuiti in un percorso che procede dalle forme più semplici a quelle più complesse (in un certo senso: dai valori plastici scultorei a quelli architettonici); si può così individuare, secondo i curatori, l’elaborazione dell’architettura di Sant’Elia che condurrà, alla vigilia della prima guerra mondiale in cui l’architetto comasco troverà la morte, alla presentazione della Città Nuova.

La mostra, che pure non scioglie del tutto alcuni problemi metodologici di non poco conto (come stabilire la priorità delle forme semplici rispetto a quelle complesse nel percorso ideativo? come individuare il momento del passaggio dalla pura forma alla funzione architettonica?), ha l’indubbio merito di affrontare una delle figure ritenute centrali nell’evoluzione dell’architettura moderna senza eccessive sudditanze ideologiche, provando a sondare il suo “pensiero” con animo sgombro da preconcetti.

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Insieme ai disegni di Sant’Elia sono presenti nell’esposizione modelli tridimensionali elaborati con stampanti 3D e altri in legno, marmo e alluminio, con l’intento di rendere evidenti i valori spaziali dei disegni. Questi ultimi elementi tridimensionali hanno però un esito contraddittorio: più che favorire la comprensione del linguaggio architettonico delle proposte di Sant’Elia, ne enfatizzano la percezione formale (in sostanza, appaiono come sculture astratte), così che alla fine quello che sembra prevalere è l’approccio formalista, ancora di più sottolineato dai disegni di Mauro Chiesa che accompagnano, come un trait d’union, le tre sale dell’esposizione, e dall’opera di Fabrizio Musa, collocata con rilievo nella prima sala.

Il dubbio è quello che, al di là delle intenzioni, Antonio Sant’Elia sia trattato come “artista” e non come “architetto”.

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Tutti temi, comunque, che meritano un’attenta considerazione e un approfondito dibattito, che – speriamo – non mancherà nelle prossime manifestazioni santeliane. Già martedì 30 novembre si darà avvio al laboratorio Antonio Sant’Elia. Visione e regola, dedicato al Monumento ai Caduti di Como, tratto da un disegno di Sant’Elia, reinterpretato da Enrico Prampolini e poi tradotto in architettura da Attilio e Giuseppe Terragni. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

12-26 novembre/ Personale di Giada Negri e laboratorio per bambini

14971833_10210225503821435_15873073_nDa sabato 12 a sabato 26 novembre  Personale di illustrazioni di Giada Negri, all’interno della rassegna Illustrami organizzata da Artificio Como nel  Chiostrino di Sant’Eufemia in via Indipendenza, Piazzolo Terragni, a Como. L’autrice propone  il 12 dalle 14,30 alle 17, per l’apertura della mostra, il laboratorio di illustrazione per bambini Animiamo la carta: creazione di personaggi in 3d con l’utilizzo del collage, della pittura acrilica e di materiali di riciclo.

Donazioni: in mostra a Chiasso percorsi di creatività contemporanea

È visitabile dal 12 novembre 2016 fino all’8 dicembre la nuova mostra del centro culturale di Chiasso, allestita allo spazio officina e dedicata – per la prima volta – alle proprie collezioni museali.

Il centro museale di Chiasso è giovane, fondato sulle due realtà del m.a.x.museo e dello Spazio Officina: risale al 2005 l’iniziativa della Fondazione Max Huber-Kono poi raccolta nel 2010 dall’amministrazione comunale di Chiasso. L’intenso lavoro, soprattutto espositivo, di questi anni ha prodotto i suoi frutti: molti artisti hanno riconosciuto nei piccoli e attivi musei di Chiasso un possibile approdo, soprattutto nel campo della grafica, che è uno dei terreni di elezione del m.a.x.museo, nato per valorizzare la memoria e sviluppare le relazioni culturali di Max Huber, uno dei grandi esponenti della cultura grafica del Novecento.

Sono così arrivate a Chiasso, come Donazioni (è il titolo della mostra), molte opere di personalità artistiche contemporanee, a volte a seguito di mostre tenutesi proprio al m.a.x.museo (come per Dario Fo e Gillo Dorfles) ma in molti altri casi sono semplicemente un segno di affetto e di interesse.

Nella mostra soni esposti oltre cento esemplari, appartenenti tanto ai linguaggi figurativi e quanto a quelli astratti (sia geometrici che informali), fondati tanto sul rapporto bianco-nero quanto sui colori; sono rappresentate molte scelte stilistiche dall’arte povera allo spazialismo, dal graphic design alle contaminazione con la fotografia.

Il catalogo ha l’originale forma di un “raccoglitore di schede, con l’intento di rendere evidente sia il lavoro di “schedatura” e di “accumulo” del materiale, sia la sua provvisorietà nella speranza di ampliare continuamente le collezioni.

L’ampio e sobrio ambiente dello Spazio Officina valorizza l’esposizione, pensata per un pubblico curioso, non necessariamente di addetti ai lavori.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Un momento della conferenza stampa di presentazione

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Alcune vedute dell’esposizione

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Donazioni I. Percorsi della creatività dal Novecento al nuovo Millennio

a cura di Luigi Sansone e Nicoletta Ossanna Cavadini

Spazio Officina

via Dante Alighieri 4

Chiasso

12 novembre 2016 – 8 dicembre 2016

 

Orari: martedì-venerdì ore 14.00-18.00, sabato-domenica ore 10.00-12.00 14.00-18.00, lunedì chiuso

 

Ingresso

Intero: CHF/Euro 7.-

Ridotto (AVS, AI, studenti, TCS, TCI, FAI SWISS, FAI, convenzionati): CHF/Euro 5.-

Scolaresche e gruppi di minimo 15 persone: CHF/Euro 5.-

Metà prezzo: Chiasso Card

Gratuito: bambini fino a 7 anni, giornalisti, Passaporto Musei svizzeri, ICOM, Visarte, Aiap, associazione amici del m.a.x. museo

Entrata gratuita ogni prima domenica del mese.

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