Scuola

La storia di Saladino/ Postumi del paradosso italiano

SALADINOAncora una volta possiamo anticipare ai nostri lettori e alle nostre lettrici alcuni passi [pag. 48 e ss.] del Manuale di storia di Bruno Saladino che nel 2058 sarà in adozione al liceo Manzoni e nei più prestigiosi istituti comaschi. «Nell’inverno a cavallo tra il ’13 e il ’14 un inconsueto surplus di leader spinse il maggior partito della sinistra italiana, il Pd, a una durissima selezione interna, senza esclusione di colpi. Il 12 febbraio l’allora presidente del consiglio, Enrico Letta (Pd), presentò al Paese un programma che avrebbe impegnato il governo negli anni successivi. In quelle ore il segretario del Pd, Matteo Renzi, preparava una mozione di sfiducia nei confronti del premier, mozione che l’indomani l’avrebbe costretto alle dimissioni. Si consumava di fronte agli italiani e agli osservatori stranieri uno psicodramma. Gli uomini di cultura non seppero per lungo tempo a quale genere teatrale ascrivere la vicenda: farsa, tragedia, dramma satiresco, commedia all’italiana? Ci fu chi scomodò il filone spaghettiwestern.

Ennesima testimonianza, dunque, del cupio dissolvi che aveva caratterizzato la storia della sinistra italiana per tutto il secolo precedente e nel primo decennio dell’attuale. Il vecchio leader della destra, il telecrate di Arcore, era stato da poco cacciato dal Senato perché condannato per un reato infamante. Renzi l’aveva comunque indicato quale interlocutore privilegiato per un percorso di riforme di cui il Paese aveva bisogno da decenni (vedi capitolo Il paradosso italiano, pag 36 e ss.)  ed egli aveva ripreso quota ed era tornato a calcare la scena politica da protagonista. Si cita in proposito la sua salita al Quirinale, quale rappresentante della destra, per le consultazioni dell’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Si perpetuava, agli occhi degli osservatori internazionali, una sorta di maledizione astrale che aveva colpito la penisola nel corso di due decenni.
Il nuovo premier concentrò su di sé, per un certo periodo, un cumulo di cariche del tutto inconsueto nella storia repubblicana. La legge lo costrinse a rinunciare, a malincuore, a quella di Sindaco di Firenze. Le cronache del tempo raccontano come Renzi avesse fatto di tutto per mantenere anche quel ruolo che tanta fortuna gli aveva arrecato.

Nel ’14 ebbe inizio una nuova stagione caratterizzata per lungo tempo da frequenti turbolenze politiche e sociali. La mancanza di solidi riferimenti ideali e culturali costrinse le forze politiche in campo a continui riposizionamenti e a scelte opportunistiche La ricerca del consenso, complice il sistema dei media, prevalse per lungo tempo sulla volontà di rinnovare il Paese. Il solco tra Palazzo e cittadini crebbe pericolosamente e la tenuta democratica venne messa in più di un’occasione a dura prova. Da questo clima trasse vantaggio, nel resto del decennio, il movimento Cinque Stelle, nonostante i tanti errori commessi dai due leader Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, l’inesperienza e la rozzezza di taluni comportamenti. Con particolare crudezza, e singolare livore da parte della sinistra, l’intero schieramento politico ‘tradizionale’ tentò in ogni modo di criminalizzare il movimento. I commentatori dell’epoca interpretarono tutto ciò come un segnale evidente di debolezza: i 5s avevano occupato quell’immenso spazio politico lasciato colpevolmente libero dalle forze del sistema, sinistra compresa.

Ci si soffermerà nei capitoli successivi sugli esiti elettorali di quegli anni, con la prorompente avanzata degli astenuti (primo partito d’Italia), delle schede bianche e nulle e con il conseguente restringimento degli spazi democratici cui il Paese andò incontro in quel periodo.
Qui anticipiamo il concorde giudizio degli storici sull’astensionismo: fenomeno pilotato e funzionale al consolidarsi di un potere oligarchico sempre più lontano dagli interessi generali del Paese. [Bruno Saladino per ecoinformazioni]

No alla tassazione degli studenti comaschi a Varese

liceo gb grassi saronnoChiara Braga chiede l’intervento della Provincia di Como contro la proposta del commissario della Provincia di Varese Dario Galli di introdurre un contributo per gli studenti lariani che vadano a studiare in un istituto varesino.

 

«Non è una soluzione accettabile» afferma recisamente la deputata democratica comasca Chiara Braga. Tutto nasce dalla possibile chiusura di una succursale del Liceo scientifico G.B. Grassi di Saronno dati costi dell’affitto (150mila euro) troppo alti per il commissario straordinario della Provincia di Varese Dario Galli. L’ipotesi prospettata dall’esponente leghista è l’introduzione di un contributo per gli studenti comaschi che lo frequentano per poter recuperare il denaro necessario al mantenimento della struttura. Una tassa, si paventa, estendibile poi a tutti gli studenti che dalla provincia comasca vadano a studiare in quella varesina.

«Non sarebbe corretto far pesare ulteriormente i costi dell’istruzione pubblica alle famiglie già pesantemente provate dalla crisi economica – precisa la deputata comasca –. Per di più, far pagare i maggiori costi scolastici alle famiglie degli studenti esterni significherebbe di fatto porre questi ultimi in uno stato di disuguaglianza e disparità».

«Sulla vicenda non sorprende affatto l’ennesimo silenzio dell’attuale commissario della Provincia di Como Carioni – conclude con un affondo a un altro esponente della Lega Nord Braga –, il quale dovrebbe invece impegnarsi per garantire il servizio di istruzione pubblica agli studenti comaschi magari attuando convenzioni di copertura parziale con la Provincia varesina. Se infatti la situazione comporta, come sembra, un maggiore onere per l’amministrazione provinciale di Varese dovrebbe essere compito dell’omologo ente comasco accollarsene la spesa». [md, ecoinformazioni]

Il Sankt-Ursula-Gymnasium al Terragni

Sankt-Ursula-GymnasiumDal 30 gennaio al 5 febbraio si è svolto uno scambio culturale tra il Liceo Scientifico Terragni di Olgiate Comasco e il Sankt-Ursula-Gymnasium di Brühl, nei pressi di Colonia. L’iniziativa, già sperimentata con successo durante lo scorso anno scolastico, rientra tra i progetti di”internazionalizzazione” (mobilità studentesca, scambi culturali, stage linguistici) che la scuola di Olgiate Comasco propone ai propri studenti. Lo scambio, secondo il progetto elaborato dai docenti del Terragni,  si configura come un momento importante nel percorso di studi: il «rapportarsi correttamente ad una cultura straniera e il saper confrontare le differenze socio-culturali rispetto alla cultura d’origine, utilizzando un codice linguistico diverso da quello nazionale» sono tra gli obiettivi fondamentali dell’esperienza vissuta negli ultimi giorni.
Gli undici studenti tedeschi, accompagnati dai loro insegnanti, Bernd Müller e Massimiliano Lanfranchi, sono stati ospiti presso le famiglie di alcune studentesse di una classe quarta del corso linguistico. Nell’ultima settimana del mese di marzo lo scambio continuerà a Brühl, dove le studentesse italiane saranno ospitate dai coetanei tedeschi.

Il soggiorno presso il Liceo Terragni è stato caratterizzato dalla partecipazione alle lezioni  e da alcune uscite sul territorio, nel tentativo di valorizzare i legami tra il Comasco e la Germania. In questa prospettiva, di particolare interesse la visita al Centro culturale italo-tedesco Villa Vigoni a Loveno di Menaggio. La villa, sul finire del XVII secolo, fu residenza di Heinrich Mylius il cui “contributo allo scambio e alle relazioni culturali fra Italia e Germania è incalcolabile”. La visita alla villa e al parco è stata accompagnata da una riflessione, in tedesco e in italiano, sulle relazioni tra i due paesi, prendendo in considerazione l’opera di alcuni artisti (Goethe in Italia, Tiepolo a Würzburg), lo sviluppo dirapporti politici tra personalità di spicco dei due paesi (Bismarck, Cavour, Don Sturzo, De Gasperi e Adenauer)e le “pagine oscure” della storia italiana e tedesca (Hitler e Mussolini). Non sono, poi, mancati riferimenti all’emigrazione dei lavoratori italiani verso la Germania e al fascino esercitato da Berlino sui nostri giovani connazionali.

Lo scambio, favorevolmente accolto dalle famiglie fin dallo scorso mese di giugno, ha, inoltre, incontrato il sostegno da parte dei colleghi del Consiglio di Classe e di altri insegnanti del Liceo, che si sono resi disponibili ad accogliere nelle loro classi sia gli studenti che i docenti tedeschi.

Un’esperienza decisamente positiva, da continuare, cercando di superare quelle difficoltà economiche legate alla crisi e alla diminuzione dei finanziamenti alla scuola. [Antonella Sala per ecoinformazioni]

Dalla scuola per l’Europa con Tsipras

scuolaAnche Celeste Grossi, direttrice di école, è tra le prime firmatarie dell’appello nazionale della scuola per Tsipras diffuso da Alba. Leggi nel seguito dell’articolo il testo del documento. «Come persone di scuola,  abbiamo visto anno dopo anno il frutto delle politiche di austerity. Abbiamo contato ore, anni e docenti tagliati, abbiamo visto crescere la precarietà e diminuire la qualità, abbiamo visto  il venir meno delle risorse per compensare, nella scuola, quello che nel resto della società provoca diseguaglianza nelle opportunità. Abbiamo visto ridurre la complessità dell’apprendere alla misurazione attraverso i test, abbiamo visto affiorare e via via  imporsi metodi e linguaggi votati alla competitività, abbiamo visto il perpetuarsi della selezione classista nel gonfiarsi delle liste dei bocciati e nelle scelte dei corsi di studio, abbiamo accompagnato impotenti la silenziosa rassegnazione che leggevamo negli occhi di tanti migranti.

Abbiamo chiesto invano un’inversione di rotta, la fedeltà alla nostra Costituzione perché la scuola pubblica fosse al centro degli investimenti  del nostro Paese.

Ora non ci vogliamo arrendere. Abbiamo imparato che una buona scuola, quella che costruisce gli strumenti culturali per contrastare l’ingiustizia con cui essa stessa convive,  ha bisogno di una visione alta dei saperi e delle relazioni tra persone che apprendono e insegnano; che una buona scuola non si arrende alla meritocrazia come certificazione della disuguaglianza ma ha bisogno di uguaglianza come prerequisito del merito.

In  questi ultimi anni  abbiamo riconosciuto nella resistenza delle persone di scuola  in Grecia, Spagna, Portogallo e in tanti altri paesi d’Europa le nostre stesse parole  e vogliamo sperare con loro in un’Europa consapevole che nelle sue aule, piene di ragazze e ragazzi di tutto il mondo, si possa costruire un sapere cooperante al posto di un percorso ad ostacoli, un futuro diverso da quello che trasforma le persone in variabili incerte ed ansiogene del mercato.

Le prossime elezioni per il Parlamento Europeo ci offrono l’occasione per pensare ad un’altra  Europa possibile, che impari dalla crisi e non si alimenti della crisi, dove si sceglie cosa produrre per vivere e non si viva per produrre. Per questo abbiamo deciso di sostenere la lista di cittadinanza europea promossa da Barbara Spinelli ed appoggiamo la candidatura di Alexis Tsipras alla presidenza  della Commissione Europea,  per  esigere una grande inversione di rotta dalle politiche di austerity  e nuovi investimenti su istruzione, formazione, ricerca e difesa del patrimonio culturale.  Abbiamo imparato, dal nostro grande maestro Don Milani, che politica è sortirne insieme. Per questo pensiamo che oggi non è il momento delle chiusure identitarie.  C’è bisogno di più Europa, ma di un’Europa dell’uguaglianza, dei diritti, della solidarietà. Di un’ Europa dei popoli.

Francesco Mele, Cristina Contri, Emma Giurlani (Modena);  Roberta Roberti, (Parma);  Mauro Presini (Ferrara), Giovanni Cocchi, Mirco Pieralisi, Stefania Ghedini, Maria Grazia Rodeghiero (Bologna); Marta Gatti, Marco Donati (Milano); Andrea Bagni, Giuseppe Bagni, John Gilbert, Corrado Mauceri, Tomaso Montanari, Luisa Simonutti, Sergio Tamborrino (Firenze); Anton Maria Chiossone, Marco Bertullacelli, Norma Bertullacelli (Genova); Celeste Grossi (Como)».

Mantegazza/ Il presente della Shoah

primo pianoL’incontro con Raffaele Mantegazza, professore di pedagogia interculturale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Milano-Bicocca, e con Silvia Magni, assessora alle Politiche educative e giovanili del Comune di Como, venerdì 24 gennaio in biblioteca a Como. Mantegazza ha presentato ai pochi ma attenti ascoltatori una visione della Shoah e della Giornata della Memoria sotto una lente pedagogica ed educativa.

Oggi ha ancora senso ricordare ai giovani il Nazismo e la Shoah? Può servire per analizzare meglio la società e gli eventi storico-politici di oggi, oppure è un pezzo di storia che rimane nel passato e che si limita a essere ricordato il 27 gennaio di ogni anno? Qual è il ruolo della scuola in questo?

C’è una differenza sostanziale tra fare memoria e ricordare. Ricordare significa rimettere dentro il cuore un avvenimento e farlo vibrare delle stesse emozioni di quando lo si è vissuto. Con la memoria invece entra in campo la razionalità, che mette tutto in ordine e allontana l’emozione. Come posso ricordare solo quello che ho vissuto, posso fare memoria anche di quello che hanno vissuto altri. «Quando si parla di Shoah ai giovani­ – spiega Mantegazza – bisogna tener conto di entrambe le dimensioni, quella emotiva e quella razionale. Con un loro intreccio invece è possibile insegnare qualsiasi cosa, in particolare la Shoah».

Le materie scolastiche, in particolare la storia, dovrebbero essere spiegate si giovani con un aggancio al presente. Perché si deve avere interesse a conoscere i popoli passati e le guerre se non possono dare una risposta alle domande della società attuale?

Si sa che le dinamiche storico-sociali del passato possono essere usate per capire meglio il presente, in quanto i grandi temi del passato sono anche i temi di oggi. Le dinamiche che hanno dato origine alla Shoah, oggi esistono ancora: proviamo a pensare a quel senso di umiliazione e mortificazione che vivono le minoranze etniche in un paese straniero, le persone disabili, gli Ebrei, i più deboli. Questi sono spesso vittime di persecuzioni fisiche e psicologiche, le stesse che hanno subito i disabili, gli Ebrei, gli omosessuali, i testimoni di Geova e i comunisti, solo per citarne alcuni, durante il nazismo.

E se fossimo nati nel periodo nazista, da che parte staremmo? Dalla parte dei perseguitati oppure da quella dei carnefici? «Difenderemmo i più deboli», risponderebbe gran parte di noi, se non tutti. Facile  a dirsi ora, ma ne siamo proprio sicuri? Chissà che qualcuno di noi si sarebbe trasformato nel carnefice…

Tornando agli adolescenti: le iniziative scolastiche per la Giornata della Memoria come le gite ad Auschwitz, la visita alle mostre sullo sterminio degli Ebrei,  riescano a toccare le coscienze dei giovani? Certo, forse nel momento in cui si trovano ad ascoltare il racconto di un testimone sopravvissuto al campo di concentramento, si riesce a toccare la sua parte emotiva facendogli scendere qualche lacrima.

Ma la mattina del 28 gennaio, quando la Giornata della Memoria si concluderà e gli studenti saranno tornati dalle visite educative, in loro ci sarà un cambiamento? Ci sarà in tutti una riflessione anche fugace su di sé e su quello che si è visto e ascoltato? Oppure sono tutte iniziative proposte dai professori perché “bisogna” farle come tutti gli anni, e quella giornata è destinata a diventare un rituale noioso e asettico, che si limita al 27 gennaio? È probabile che alcuni dei ragazzi torni più razzista ed esaltato di prima, mentre qualcun altro magari inizia a documentarsi in modo più approfondito. Il problema grande è che il fascino del male incanta i giovani di oggi come ha incantato quelli di allora, e quindi il lato emotivo di questi progetti educativi non basta.

Quello che manca è un approccio che riporti questo tema all’attualità, che serva a far riflettere i giovani sulle loro antipatie, sulle discriminazioni che compiono ogni giorno, per esempio schernendo due persone omosessuali che si baciano in pubblico, oppure contro il ragazzo disabile che non può salire le scale con la carrozzina, o ancora contro la mendicante all’angolo della strada che chiede l’elemosina. E’ qui che bisogna intervenire. Sono i docenti che devono approcciarsi ai loro ragazzi e alle classi in base al loro carattere, alle problematiche, alle loro passioni e interessi e lavorarci sopra. Se per esempio in classe ci sono degli appassionati di sport, si potrebbe riflettere sul perché lo stadio di calcio diventa un luogo per fare insulti razzisti contro i giocatori e contro i tifosi delle altre squadre. Rapportare quindi la Shoah ai diversi ambiti della vita di ognuno, tenendo presente i temi storico-sociali che come allora ci sono anche oggi, e fornire riflessioni e risposte alle domande e ai comportamenti dei ragazzi; Shoah a parte, secondo Mantegazza dovrebbe valere così per ogni materia. Per riuscirci i professori dovrebbero lavorare in sinergia e attrarre l’interesse dei ragazzi creando un legame tra una lezione e un’altra e con i progetti educativi.

A scuola, la mattina del 28 gennaio molto probabilmente si ricomincerà a spiegare la matematica con le solite formule da imparare a memoria; la storia come due giorni prima con le solite noiose date, e così tutte le altre materie scolastiche, e come due giorni prima il giovane che si era commosso alle parole del testimone tornerà a schernire il compagno omosessuale, e la mendicante all’angolo della strada. Quindi sembrerebbe che i progetti educativi avrebbero bisogno di una dose di razionalità e di riflessione, e le materie scolastiche di emozione.

Con la Giornata della Memoria gli studenti, come ognuno di noi, devono diventare testimoni: testimoni di un periodo che non deve più ripresentarsi in futuro, partendo dalla riflessione sul modo con cui ci approcciamo alle persone e da come le giudichiamo. Perché ci scandalizziamo ancora di due persone omosessuali che stanno insieme? Facendo ciò crediamo di essere tanto diversi dai carnefici del Nazismo che li hanno perseguitati e sterminati?

Anche non ricordare e dimenticare differiscono di significato: non ricordare non dipende da noi, ma dipende dalla limitatezza del nostro immagazzinare nozioni e ricordi; dimenticare è imvece un atto voluto, sia a livello cosciente che a livello meno cosciente. Non si può, e non si deve dimenticare la Shoah. Conoscerla non deve limitarsi a essere un ricordo lontano, ma deve diventare memoria, così che possa essere tramandata alle future generazioni e resa sempre attuale.

Tra_il_marzo_e_il_giugnoGiovedì 23 gennaio è uscito un  nuovo libro di Raffaele Mantegazza, Diventare testimoni Riflessioni e percorsi per la Giornata della Memoria a scuola [Edizioni Junior, Bg], indirizzato ai docenti di scuola primaria  e secondaria di primo e secondo grado, che offe strategie e consigli didattici e psicopedagogici differenziati per età.

Inoltre fino al 3 febbraio si può visitare la mostra fotografica Shoah: L’infanzia rubata, a  San Pietro in Atrio in via Odescalchi 3 a Como, curata dall’Associazione Figli della Shoah. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

Insegnare attraverso l’arte

Silvano Strazzari WaldorfIl 24 gennaio, alla Feltrinelli di Como, Silvano Strazzari, maestro della scuola Waldorf di Como, ha parlato di Insegnare attraverso l’arte un linguaggio universale per sviluppare le competenze e le qualità dei bambini. Un nutrito pubblico di educatori, genitori e curiosi ha partecipato all’incontro e con fatica ha lasciato la libreria al termine. Troppo spesso l’elemento artistico presentato ai bambini ha un ruolo marginale: si associa a tempi morti, a orari infelici e come strumento capace di portare silenzio. Cosa significa portare l’elemento artistico al centro di un percorso educativo? L’approccio all’arte è come il primo giorno di scuola, serve un contesto accogliente che favorisca la sua massima espressione.
L’arte può essere un linguaggio privilegiato, capace di diminuire la distanza tra maestro ed allievo e di creare uno spazio in cui apprendimento e fantasia si sostengono. È un percorso che richiede tanta fantasia e voglia di donare all’altro un’esperienza positiva, da conservare come un ricordo squisito della propria infanzia. L’arte è del narrare, le nostre immagini mentali si arricchiscono ascoltando storie: la nostra curiosità ci porta a cercare storie nei libri, sul grande schermo, nella vita di chi ci è vicino. Le parole iniziano a portare dentro di noi infiniti mondi, che potranno trovare la loro espressione nel dipingere, nel disegnare e nel modellare. Creare, usare le proprie mani e poter dire «questo l’ho fatto io» è un esercizio di volontà importante. Allargare la capacità di esprimersi è concedere ad un bambino la possibilità di sperimentare sé stesso, stando però attenti a non cadere nell’errore del mero giudizio estetico. Quanto è inutilmente difficile valutare se un disegno è bello oppure no. La sfida è quella di costruire un dialogo sulle scelte operate: lo spazio, i colori, i dettagli, le emozioni e le perplessità. Favorire un disegno capace di crescere e trasformarsi, ed accoglierlo per quello che è: il sentimento dell’altro.
Il maestro Silvano ha colorato l’atmosfera mostrando i lavori dei suoi alunni e ricordando quanto i materiali utilizzati possano influenzare l’esperienza diretta. I colori a cera, così vivi, possono portare su carta quello che un bambino immagina, ad esempio, dell’africa: un giallo che più giallo non si può. Poco usate, nelle scuole Waldorf, sono le matite, che possono costituire un’impalcatura; ma è il colore, il tratto, la scelta di muoversi dal basso all’alto o viceversa che può dare struttura. Si è dato spazio alle pitture, che possiedono una propria unicità, nella quale il colore segue il temperamento individuale e trova il suo posto sul foglio.
Anche le materie scientifiche, che per troppe persone sono segnate dal rigore e prive di fantasia, possono entrare nella vita dei bambini, attraverso una modalità artistica appositamente pensata per coinvolgere. L’esempio portato è stato quello di una mago formidabile: il mago Doppio, colui che, con la sua bacchetta magica, raddoppia le cose. Due mele diventano presto quattro e così via: questo per dare inizio alla lezione sulla moltiplicazione.
Tanto può essere fatto. Tutto questo è attenzione, e favorisce un’esperienza che è centrale e significativa. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Questo mostro amore/ Educere

questomostroamoreNella serata del 21 gennaio, allo spazio Mab di Como, si è tenuto un incontro tra Jacopo Boschini, teatroterapeuta, e un gruppo di insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado, volto a sviluppare la loro capacità di ascolto, spesso parte più trascurata all’interno delle relazioni. Un progetto che vede tra i partner il Comune di Como, la Fondazione Cariplo e Soroptimist International Club Como.

La cooperativa AttivaMente cerca di coniugare narrazione e attività sociale per affrontare la costruzione di relazioni non violente tra generi. Come riporta il progetto Questo mostro amore: «Alla luce della preoccupante diffusione di maltrattamenti e violenze sulle donne, appare importante avviare un percorso di prevenzione incentrato sull’educazione affettiva, la comprensione ed il controllo delle emozioni».

Gli esperti coinvolti sono la psicopedagogista Valerie Moretti e Jacopo Boschini, che stanno lavorando con le studentesse e gli studenti del Liceo scientifico Paolo Giovio e del Setificio Paolo Carcano di Como, con i loro docenti e i genitori, per riconoscere e superare gli atteggiamenti di prevaricazione ed abuso che talora si verificano.

La prima domanda che ha fatto ammutolire il corpo docente è stata: Come vi relazionate con i ragazzi? La relazione prevede uno scambio e non solo una mera trasmissione di nozioni. Se il primo assioma della comunicazione è che non si può non comunicare, occorre ricordarsi che il non verbale, come si occupa lo spazio, come ci si veste, la direzione dello sguardo, concorrono a trasmettere le emozioni che proviamo. I docenti presenti hanno potuto vedere e sperimentare piccole rappresentazioni di situazioni tipo, dove è emersa l’importanza di sapere cosa guardare. I docenti sembrano vivere grandi frustrazioni legate all’immagine che hanno del loro ruolo educativo: il desiderio è quello di coinvolgere tutti, trasmettere a tutti, valutare in modo equo tutti. Non si può entrare in relazione con tutti; la relazione prevede uno scambio ed è l’allievo che decide se imparare oppure no. È stato necessario riprendere l’etimologia di educare  educere, che possiede la forza di tirare fuori e allo stesso tempo di condurre; come una guida alpina, che conosce il sentiero, affianca ma non si può sostituire all’altro. La parte da potenziare all’interno del processo comunicativo è l’ascolto, che deve essere attivo e progettato. Nell’adulto sgomita con forza spontanea la voglia dare consigli, di prevedere quello che l’altro sta pensando e quindi di interromperlo. Questo compromette la narrazione dell’altro. Occorre usare l’empatia e quindi riconoscere le emozioni dell’altro, senza però farsene carico come salvatori, perché l’impulso è quello di aiutare in tutti i modi, ma questo risponde soltanto alle ansie degli adulti. I suggerimenti che vengano strozzati nella gola hanno il limite di riferirsi alle nostre categorie: passano esperienze ma non fanno generare esperienza.

Guardare un ragazzo negli occhi ed ascoltarlo è un’azione fortissima che ha ricadute pratiche. Un consiglio spassionato è stato quello di evitare i corridoi, di curare gli spazi dell’ascolto e di rispettarne i tempi.

A febbraio, nella Biblioteca comunale di Como, ci saranno tre serate aperte esclusivamente ai giovani tra i14 e i 19 anni, per parlare di affettività, dell’immagine dell’amore e dell’utilizzo consapevole della rete. Per maggiori informazioni www.coopattivamente.it/questo-mostro-amore/ [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

La memoria non dura un giorno

raffaele mantegazzaShoah e resistenza nell’educazione, con Raffaele Mantegazza, Intercultura – Università Milano-Bicocca, venerdì 24 gennaio alle 21 alla Biblioteca comunale di Como, in piazzetta Lucati. «Un’introduzione al tema della Shoah – recita una presentazione –, si parlerà di carnefici, vittime, spettatori della Shoah e della quotidianità, si parlerà di lager, della pedagogia dello sterminio e del ruolo della scuola, della Giornata della Memoria e delle sue ricadute sulla scuola e il territorio». [md – ecoinformazioni]

Master Polis-Making

masterpolismakerAperte le iscrizioni al master del Politecnico di Milano fino al 7 febbraio.

Un corso aperto a «coloro che si occupano dello sviluppo e della trasformazione della città e del territorio in veste di pubblici funzionari, professionisti, promotori di operazioni di project financing, imprenditori immobiliari, operatori finanziari, del settore assicurativo e di quello no profit», con una laurea in ingegneria civile, ingegneria per l’ambiente e il territorio, ingegneria edile, architettura, urbanistica, agraria, geologia economia, giurisprudenza, scienze politiche, sociologia, geografia o un titolo di studio estero riconosciuto come idoneo.

Si tratta di un «master universitario di I livello del Politecnico di Milano, organizzato dal Polis-Maker Lab, dalla Scuola di ingegneria civile, ambientale e territoriale e dal Polo territoriale di Como», che «si propone di formare figure professionali specializzate nel campo della gestione della trasformazione degli insediamenti urbani con una particolare attenzione per la qualità del vivere».

«Il percorso di studi affronta – spiega la presentazione – la valutazione economico-gestionale delle scelte di trasformazione urbana con una sensibilità per la qualità della città in termini di capacità di soddisfare i bisogni non solo materiali, ma anche immateriali dell’uomo-cittadino, tendendo a gettare un ponte tra teoria e prassi».

Le lezioni si terranno a Como, nella sede del Polis-Maker Lab a Palazzo Natta, e a Roma al Campus dell’Università di Roma Tor Vergata.

Per informazioni Internet www.master.polismaker.org. [md – ecoinformazioni]

Liceo sportivo a Cantù

santelia-quadroL’Istituto Sant’Elia sarà sede del nuovo Liceo sportivo della provincia di Como.

Sono 12 i nuovi licei per la formazione sportiva che nasceranno in Lombardia per l’anno scolastico 2014-2015. «Regione ha appena emanato il decreto dell’offerta formativa per tutte le scuole regionali con questa importante novità – dichiara Valentina Aprea, assessora all’Istruzione, formazione e lavoro di Regione Lombardia –, poiché rappresenta un’ulteriore opportunità per gli studenti che si dedicano con assiduità e spesso a livello agonistico allo sport». «Il Liceo sportivo è un indirizzo del Liceo scientifico – precisa l’assessora –. Prevede lo stesso monte ore complessivo, ma con una riduzione delle ore di filosofia e la sostituzione di latino e di storia dell’arte con le discipline di scienze motorie, diritto ed economia dello sport, scienze naturali». «Il liceo sportivo rappresenta una straordinaria opportunità per tutti gli studenti lombardi che vogliono intraprendere un cammino nel mondo dello sport – aggiunge l’assessore regionale allo Sport e Politiche per i giovani Antonio Rossi –. Colgo l’occasione, con l’approvazione di questo provvedimento, di ribadire la mia convinzione che ci debba essere sempre il giusto equilibrio fra studio e sport. Sia da parte degli studenti sia da parte degli insegnanti, va correttamente valutato l’alto valore formativo della pratica agonistica».

In provincia di Como questa nuova istituzione sarà aperta all’Istituto Sant’Elia di Cantù. [md – ecoinformazioni]

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