Campus: freddezza ingiustificata

urbanisticaMauro Frangi, presidente di Univercomo, stimolato dall’intervento di Luca Michelini sulla Ztl, accoglie l’invito di ecoinformazioni a sviluppare le ragioni della scelta di puntare sullarea dellex Ospedale psichiatrico provinciale San Martino per la realizzazione del Campus universitario di Como. In questo primo intervento [presto on line un secondo contributo sul merito del progetto], Frangi sviluppa preliminarmente i motivi per i quali è necessario che chi amministra abbia e proponga un’idea di città e riconosce alla giunta Lucini il merito di aver superato l’immobilismo di Bruni e di aver delineato col Pgt la «grande scelta» del Campus.

«Da qualche tempo la mia pigrizia ha la meglio sull’invito reiterato di Gianpaolo Rosso di scrivere un pezzo per Ecoinformazioni sul progetto del Campus Universitario all’ex San Martino. La lettura del contributo di Luca Michelini sul tema della ZTL a Como ha avuto il merito di vincere quella pigrizia.

1. Da Luca Michelini, che non ho il piacere di conoscere di persona, mi separa molto.

Abbiamo una diversa visione del mondo, diversi valori di riferimento e diverse priorità.

In questo caso, però, condivido il punto centrale del suo ragionamento.

Se l’ho capito bene, lo riformulerei così.

Non basta un provvedimento, per giusto che possa essere, per dare ragione di dove vuoi portare la città che amministri.

Non basta togliere il passaggio delle auto da questa o quella piazza, ad esempio.

Serve un’idea di città. Serve un’idea di futuro e di sviluppo.

Serve ancorare le scelte amministrative a quell’idea di futuro.

Lui lo argomenta, in relazione al tema della ZTL, parlando di mobilità, di connessioni con la metropoli milanese, di scelte necessarie a qualificare le piazze del centro cittadino liberate dal traffico e di molto altro ancora.

Considerazioni pienamente condivisibili.

E non riducibili a questioni di metodo.

La conclusione è ovvia e per me addirittura banale.

Se non hai un’idea di futuro, se non metti in campo scelte che indichino chiaramente una strategia di “rinascita economica e sociale” della tua città, il singolo provvedimento, anche se potrebbe essere giusto e corretto, a poco serve.

2. Considerazioni analoghe possono essere formulate in relazione al grande tema della riqualificazione dell’area dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale San Martino e alla sua riconversione funzionale a Campus Universitario di Como e a grande parco pubblico al servizio della città.

Se ne parla da più di un decennio.

Senza mai andare oltre il titolo.

Senza mai riuscire ad assumere provvedimenti amministrativi e sviluppare progetti operativi capaci di rendere quel disegno percorso realmente praticabile e concretamente realizzabile.

Pochi giorni fa Lorenzo Spallino ha giustamente ricordato a tutti che per i dieci anni dell’Amministrazione Bruni nulla si è fatto al riguardo.

L’Accordo di Programma promosso con Regione Lombardia nel 2008 non ha mai superato lo scoglio di “realizzare uno studio di fattibilità”.

All’Amministrazione Lucini va il grande merito di avere – finalmente! – approvato un PGT che quel disegno esplicita e fissa, una volta per tutte, come destinazione urbanistica vincolante.

A partire da quella “grande scelta”, Univercomo, che presiedo dallo scorso 2 agosto, ha messo in campo un progetto concreto, coinvolto Istituzioni (Regione Lombardia e Camera di Commercio, in primis) e organizzazioni sociali e di rappresentanza, suscitato l’impegno progettuale e non solo del Politecnico.

Di fronte alla sfida che – grazie al fondamentale contributo rappresentato dalla possibilità di accesso alle Erogazioni Emblematiche Maggiori di Fondazione Cariplo – si possa finalmente immaginare l’avvio concreto della realizzazione del Campus Universitario di Como la città balbetta e si divide in polemiche di dettaglio.

Se è sicuramente vero che “il diavolo” si nasconde proprio nei dettagli, credo abbia qualche senso chiedersi il perché di tali atteggiamenti.

Ed ha ancora più senso chiederselo se, come sta accadendo in questi giorni, è proprio l’Amministrazione cittadina a sembrare “fredda” sul progetto messo in campo.

La stessa Amministrazione che quel progetto ha scritto “con le lettere maiuscole” nel proprio PGT.

E che ora, anziché indicarlo come priorità assoluta e strategica formula distinguo e dichiara la sua indisponibilità a mettere in campo risorse economiche e soprattutto progettuali per la sua realizzazione.

3. Tra l’altro – ma è solo un inciso – quella freddezza risulta ancora più incomprensibile se confrontata con il generale consenso – forse sarebbe meglio parlare di entusiasmo – con cui, per una volta almeno, l’intero mondo economico, sociale e sindacale comasco ha condiviso il progetto di Univercomo per l’avvio della realizzazione del Campus Universitario.

Dietro a quella condivisione e a quell’entusiasmo non stanno elementi di dettaglio.

C’è, invece, un’idea precisa del futuro della città e dell’intero territorio provinciale.

C’è l’idea che la presenza ed il radicamento sul territorio di Istituzioni Universitarie di eccellenza siano un elemento decisivo per sviluppare l’attrattività del nostro territorio, la sua capacità di investire sul capitale umano, la volontà di rendere tale investimento il fattore decisivo per lo sviluppo futuro.

C’è l’idea che lo sviluppo economico e sociale della nostra città e della nostra provincia passino da qui e non da altro.

E c’è l’idea che, se questo è vero, la città debba essere disegnata proprio su queste priorità e che proprio su queste priorità sia necessario concentrare progetti, investimenti, risorse.

4. Invece – proprio come Luca Michelini nota per la ZTL – anche in questo caso sembra che alla “scelta giusta” – il PGT come la ZTL – non seguano comportamenti, progetti, decisioni conseguenti

Quasi che la scelta amministrativa fatta non sia frutto di una precisa e condivisa idea di futuro e di una grande scommessa per realizzarlo.

Quasi che manchino il coraggio e la capacità progettuale di raccogliere una grande sfida e tradurla in azioni amministrative conseguenti.

Se così fosse, ovvio che sarebbe un grosso guaio.

5. Lascio ad un prossimo intervento – che a questo punto dovrò realizzare, nonostante la pigrizia – entrare nel merito del progetto e delle scelte.

E, soprattutto, rispondere a qualcuna delle obiezioni che Gianpaolo mi ha tempo fa formulati, riportando anche opinioni non sue.

Su tutte l’idea se sia opportuno o meno concentrare gli investimenti in una “grande opera”.

Se, cioè, abbia senso – oggi e in notevole ritardo rispetto a quanto altri hanno fatto decenni fa – un modello che, anziché puntare sulla crescita diffusa sul territorio di una pluralità di luoghi e di spazi, concentri gli investimenti in un unico luogo, per quanto qualificante, simbolico, generativo. Ci proverò.   [Mauro Frangi per ecoinformazioni]

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