Questo mostro amore/ Educere

questomostroamoreNella serata del 21 gennaio, allo spazio Mab di Como, si è tenuto un incontro tra Jacopo Boschini, teatroterapeuta, e un gruppo di insegnanti delle scuole secondarie di secondo grado, volto a sviluppare la loro capacità di ascolto, spesso parte più trascurata all’interno delle relazioni. Un progetto che vede tra i partner il Comune di Como, la Fondazione Cariplo e Soroptimist International Club Como.

La cooperativa AttivaMente cerca di coniugare narrazione e attività sociale per affrontare la costruzione di relazioni non violente tra generi. Come riporta il progetto Questo mostro amore: «Alla luce della preoccupante diffusione di maltrattamenti e violenze sulle donne, appare importante avviare un percorso di prevenzione incentrato sull’educazione affettiva, la comprensione ed il controllo delle emozioni».

Gli esperti coinvolti sono la psicopedagogista Valerie Moretti e Jacopo Boschini, che stanno lavorando con le studentesse e gli studenti del Liceo scientifico Paolo Giovio e del Setificio Paolo Carcano di Como, con i loro docenti e i genitori, per riconoscere e superare gli atteggiamenti di prevaricazione ed abuso che talora si verificano.

La prima domanda che ha fatto ammutolire il corpo docente è stata: Come vi relazionate con i ragazzi? La relazione prevede uno scambio e non solo una mera trasmissione di nozioni. Se il primo assioma della comunicazione è che non si può non comunicare, occorre ricordarsi che il non verbale, come si occupa lo spazio, come ci si veste, la direzione dello sguardo, concorrono a trasmettere le emozioni che proviamo. I docenti presenti hanno potuto vedere e sperimentare piccole rappresentazioni di situazioni tipo, dove è emersa l’importanza di sapere cosa guardare. I docenti sembrano vivere grandi frustrazioni legate all’immagine che hanno del loro ruolo educativo: il desiderio è quello di coinvolgere tutti, trasmettere a tutti, valutare in modo equo tutti. Non si può entrare in relazione con tutti; la relazione prevede uno scambio ed è l’allievo che decide se imparare oppure no. È stato necessario riprendere l’etimologia di educare  educere, che possiede la forza di tirare fuori e allo stesso tempo di condurre; come una guida alpina, che conosce il sentiero, affianca ma non si può sostituire all’altro. La parte da potenziare all’interno del processo comunicativo è l’ascolto, che deve essere attivo e progettato. Nell’adulto sgomita con forza spontanea la voglia dare consigli, di prevedere quello che l’altro sta pensando e quindi di interromperlo. Questo compromette la narrazione dell’altro. Occorre usare l’empatia e quindi riconoscere le emozioni dell’altro, senza però farsene carico come salvatori, perché l’impulso è quello di aiutare in tutti i modi, ma questo risponde soltanto alle ansie degli adulti. I suggerimenti che vengano strozzati nella gola hanno il limite di riferirsi alle nostre categorie: passano esperienze ma non fanno generare esperienza.

Guardare un ragazzo negli occhi ed ascoltarlo è un’azione fortissima che ha ricadute pratiche. Un consiglio spassionato è stato quello di evitare i corridoi, di curare gli spazi dell’ascolto e di rispettarne i tempi.

A febbraio, nella Biblioteca comunale di Como, ci saranno tre serate aperte esclusivamente ai giovani tra i14 e i 19 anni, per parlare di affettività, dell’immagine dell’amore e dell’utilizzo consapevole della rete. Per maggiori informazioni www.coopattivamente.it/questo-mostro-amore/ [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

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