Solidarietà

La solidarietà dell’Arci alla famiglia Cucchi nella sua coraggiosa ricerca di verità

cucchi2Uno stato democratico non può consentire impunità. L’Arci è solidale e vicina alla coraggiosa famiglia di Stefano Cucchi, che ha deciso di continuare la sua battaglia per la verità. «Non si può morire così nelle mani dello Stato. E uno stato democratico non può consentire impunità Le perizie parlano chiaro. Stefano è stato pestato e poi lasciato morire senza cure: esponenti delle forze dell’ordine e medici ne sono dunque responsabili.  A meno di non credere che il giovane si sia suicidato adottando uno insolito modo per farlo, procurandosi da solo evidenti segni di percosse che l’hanno sfigurato. Una vicenda, quella di Stefano, che tra l’altro dimostra una volta di più quanto sarebbe urgente introdurre nel nostro ordinamento il reato di tortura. Le dichiarazioni dell’Onorevole Giovanardi e del rappresentante del Sap che affermano che “epilettici o  tossicodipendenti non hanno diritto al rispetto e alla vita”, dimostrano quanto  degrado si annidi all’interno delle nostre  istituzioni e nei loro rappresentanti». [Arci Nazionale]

La solidarietà di Arci nazionale e Arci Terni ai lavoratori e sindacalisti della Ast

arciL’Arci Nazionale e l’Arci di Terni, con un comunicato stampa unitario, esprimono la solidarietà dell’associazione ai lavoratori e sindacalisti attaccati durante il pacifico corteo di Roma.
«Oggi a Roma il corteo degli operai dell’Ast di Terni, in lotta per impedire centinaia di licenziamenti e la continuità della produzione nello storico stabilimento umbro, ha subito dure cariche della polizia. Colpisce la totale assenza di qualunque motivo che potesse giustificare un simile intervento delle forze dell’ordine. Gli operai volevano semplicemente raggiungere il ministero dello Sviluppo economico dopo avere sostato davanti all’Ambasciata tedesca, vista la nazionalità degli attuali padroni dell’Ast. La polizia ha deciso di caricare, picchiando lavoratori e anche dirigenti sindacali, con una scelta che è difficile immaginare come casuale. Le cariche si sono svolte con una aggressività e una violenza che da anni non vedevamo contro un pacifico corteo operaio. Evidentemente le parole svalutanti sul ruolo del sindacato, i pesanti attacchi al diritto al mantenimento del posto di lavoro (garantito dall’Articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori) e allo stesso diritto di sciopero che si sono udite nella kermesse della Leopolda, hanno prodotto i loro effetti. E che effetti!
Il governo deve chiarire subito in Parlamento e nel paese come intende garantire il diritto a manifestare, evitando che simili fatti si ripetano, soprattutto in vista di una stagione in cui, per contrastare tagli e provvedimenti che ledono il diritto al e nel lavoro,  scioperi e manifestazioni andranno intensificandosi.» [Arci Nazionale e Arci Terni]

28 ottobre/ Msf: nel posto sbagliato al momento giusto

medici senza frontiereIl comitato provinciale della Croce rossa di Como, in collaborazione con Arci Xanadù, invita martedì 28 ottobre alle 20.45 allo Spazio Gloria di via Varesina 72 a Como alla serata Nel posto sbagliato al momento giusto, immagini storie e filmati dell’azione umanitaria di Medici senza Frontiere. Verrà proiettato il film-documentario Msf (Un)Limited e sarà presente Angelo Rusconi, logista operatore di Msf che porterà la sua testimonianza. Saranno inoltre presenti volontari di Msf Milano con materiale informativo e merchandising solidale. Ingresso libero.

Abbondini d’oro

Abbondino-COPPer il 2014 verranno «assegnati a Bruna Lai Masciadri, fondatrice e amministratrice appassionata del Museo della seta, e all’OSHa-Asp, associazione che dal 1974 promuove lo sport tra i disabili», precisa il comune di Como, che ricorda «la cerimonia di consegna della benemerenza civica si terrà a Villa Olmo, entro la fine dell’anno.

18 ottobre/ La notte dei senza dimora

notte senza dimora 2014Le iniziative a Como sabato 18 ottobre, per la Giornata mondiale del rifiuto della miseria.
Leggi il programma completo 

 

 

La dodicesima Notte dei senza dimora, a Como, aspetta tutti i cittadini sabato 18 ottobre per una giornata e una notte di sensibilizzazione e attenzione verso le persone in stato di grave emarginazione.
L’evento, in occasione della Giornata mondiale del rifiuto della miseria, si svolgerà contemporaneamente in 12 città: Treviso, Rovigo, Padova, Milano, Vicenza, Arzignano, Bassano del Grappa, Lonigo, Schio, Trento, Foggia e Como, dove un gruppo di volontari rappresentativo di una ventina di organizzazioni, con caparbia determinazione, ogni anno da dodici anni, propone ai propri concittadini 24 ore di condivisione con chi la misera la pratica tutto l’anno.
«Nei primi sei mesi del 2014 – scrivono gli organizzatori –  si sono rivolte al servizio di bassa soglia della Caritas di Como, Porta Aperta, 722 persone in cerca di aiuto. In città più di cento persone, ogni giorno, pranzano e cenano nelle mense di solidarietà, 41 sono ospitate nella struttura dell’Ozanam, 60 nel dormitorio Città di Como, 50 sono in lista di attesa per potervi entrare e dormono in strada o in rifugi provvisori come case o auto abbandonate. A Como le persone senza dimora si stima siano circa 250, in un chiaroscuro di incertezza e anonimato che diventa invisibilità».
Gesti semplici, simbolici e potenti come lo stare insieme per un pranzo ai giardini a lago. Lo scorso anno i commensali erano 200: idealmente si era radunata tutta la città, politici e cittadini, fianco a fianco, senza esclusi: chi è ai margini quel giorno era al centro. Quest’anno l’invito si rinnova il 18 ottobre alle 13.00 ai Giardini a Lago. È consigliato prenotarsi al CSV (tel. 031.301800). Il pranzo è a offerta libera e il ricavato dell’iniziativa è destinato a sostenere il progetto Vicini di strada, nato per incontrare, concretamente, le persone senza fissa dimora.
La “Notte” riprende con la cena, nella mensa di solidarietà in via Tommaso Grossi 20, per proseguire con la visione di “L’esplosivo piano di Basil” al Teatro Lucernetta e concludersi con la notte in sacco a pelo, in via Cesare Cantù.
«Però è vero che nessuno dovrebbe stare in mezzo a una strada» – scrive Marco Martinelli, volontario dell’associazione Incroci – «È proprio con questa convinzione che le stesse associazioni che organizzano l’iniziativa si impegnano tutto l’anno a combattere l’emarginazione nella nostra città. Le mense di solidarietà, grazie ai loro volontari, garantiscono un pasto caldo a chiunque ne abbia necessità. Analogamente le altre associazioni comasche offrono riparo, supporto, una risposta al bisogno di relazioni. Questo avviene 365 giorni l’anno, senza grandi proclami, com’è giusto che sia. Ma almeno un giorno all’anno è necessario informare, rendere visibile ciò che altrimenti corre il rischio di finire inabissato nell’indifferenza o semplicemente impantanato nell’ignoranza. Se poi, dopo il 18 ottobre, gli enti potranno contare sull’aiuto anche solo di un volontario in più, allora ne sarà valsa la pena».
Sul territorio comasco agisce un’ampia rete di enti e associazioni che offre servizi di prima accoglienza e assistenza alle persone in condizione di povertà. Questa rete da tre anni allestisce uno spazio al Centro Pastorale Cardinal Ferrari a Como di accoglienza notturna nel periodo invernale per le persone che non trovano ospitalità in altre strutture. Da dicembre a marzo i volontari coinvolti si alternano nelle sere e nelle notti per garantire questo servizio, altri (ma spesso sono le stesse persone) cucinano o servono i pasti nelle mense, altri ancora creano occasioni di relazione, al pomeriggio. I volontari che insieme al cibo o ad una coperta donano una parola e un sorriso sono indispensabili, preziosi, numerosi, ma non abbastanza. Le associazioni cercano persone disponibili anche solo per una sera o un pomeriggio alla settimana. Chi desidera avere informazioni, capire quale tipo di volontariato è più adatto a sé, può contattare il servizio di orientamento al volontariato del Centro servizi di Como: tel. 031.301800, e.mail info@csv.como.it [md – aq, ecoinformazioni]

Arci/ Già attiva la macchina di solidarietà in Liguria

alluvione liguriaCon una lettera ai comitati territoriali Arci, la presedente nazionale Francesca Chiavacci informa sui canali che l’associazione ha già attivato in solidarietà al disastro di Genova e sulle informazioni pervenute da quei luoghi.

«Come avete visto in questi giorni a Genova è avvenuto l’ennesimo disastro, un’alluvione che ha colpito, solo dopo tre anni dalla precedente, l’intera città. Al di là delle riflessioni politiche che dovremo fare sulle cause e sull’efficacia degli strumenti con cui si affrontano le emergenze nel nostro paese, quello che sappiamo è che in questi giorni a Genova si stanno mobilitando tantissime persone, volontari e volontarie che con il loro lavoro offrono una prima risposta alle necessità dei cittadini  e della loro città. La nostra associazione, il comitato di Genova e il regionale della Liguria, sono, come spesso è stato, in prima fila in questo movimento, mettendo a disposizione i circoli e le proprie energie. Alcune delle nostre strutture sono state seriamente danneggiate, per la seconda volta in pochi anni. Vorrei esprimere a nome di tutti e tutte voi la solidarietà e la vicinanza di tutta l’Arci, ringraziarli per quello che stanno facendo e soprattutto chiedervi uno sforzo per aiutarli anche economicamente, in questa fase così difficile per la loro vita. Nei prossimi giorni vi aggiorneremo sugli sviluppi e sulle possibilità concrete di aiuto che possiamo mettere a disposizione come Arci. Intanto invito a leggere la lettera di aggiornamenti alla serata del 12 ottobre che ci è pervenuta da Stefano Kovac, presidente del comitato di Genova, e Walter Massa, presidente regionale di Arci Liguria. E’ possibile sottoscrivere un contributo attraverso il seguente C/C: IT 80 B 05018 01400 000000175457 Intestato ad Arci Liguria Causale Alluvione 2014.» [Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci]

Mille danze per Emergency a Bulgarograsso

paese mille danzeErano i primi di maggio 2014 quando a Mariano Comense andava in scena il Paese delle Mille Danze una serata danzante organizzata da Concordanza Danze Popolari, dal gruppo di Emergency di Como e dai musicisti capeggiati da Pierpaolo Perazzini. Una serata di allegria, gioia e tanto divertimento che non poteva non essere ripetuta. Ecco così la seconda edizione del Paese delle Mille danze. Cambia la location, sabato 11 ottobre la serata è organizzata all’area feste di Bulgarograsso, ma non cambia il risultato. Circa un centinaio di ballerini e ballerine si presentano e lo spettacolo va in scena. Tre ore di danze senza sosta al ritmo di musica balcanica, italiana, francese, russa e chissà quant’altro che non si è riusciti a cogliere appieno. Più di ottocento euro raccolti per Emergency tra le donazioni delle persone e dei musicisti, i quali, malgrado un viaggio di più di dieci ore, hanno donato tutto il loro ricavato dalla vendita delle loro musiche senza tenere un centesimo. Una serata che ha dato tanto a tutti coloro che hanno partecipato e che noi, volontari di Emergency, non vediamo l’ora di ripetere nei prossimi mesi. Con un pubblico sempre più grande e con sempre maggiore passione per ciò che facciamo. [Emergency Como]

11 ottobre/ Tal qual sa sôna, sa bâla

paese mille danzeSerata a sostegno di Emergency gruppo di Como con concerta a ballo con il Paese delle mille danze, le musiche e le valli dei paesi del mondo, sabato 11 ottobre alle 21 all’Area feste in via Cavallina, zona campo sportivo, a Bulgarograsso, organizzano Emergency Como, in collaborazione con il comune di Bulgarograsso, e l’associazione Concordanze, il ricavato della serata andrà a sostegno del Centro pediatrico di Bagui in Repubblica Centrafricana. Ingresso ad offerta libera a partire da 5 euro.

12 ottobre/ corriAMO con GiaCOMO

10624844_1482788791980753_6594808569783182615_nA un anno di distanza dalla morte di Giacomo Leoni, l’associazione Sorriso di Geky ha presentato, nella sala dell’Istituto Orsoline di Como che ha preso il nome del bambino di nove anni, la prima edizione di corriAMO con GiaCOMO, camminata non competitiva di 6 km che si svolgerà a Como domenica 12 ottobre .
Giacomo, nove anni, colpito da meningite fulminante, è morto il 27 aprile del 2013: le tante persone che gli vogliono bene intendono conservare il ricordo del suo sorriso attraverso azioni che aiutino bambini con difficoltà in ambito scolastico.
«Nel loro benvenuto – scrivono gli organizzatori in un comunicato – Alfonso Corbella, presidente della cooperativa Dedalo, e Salvatore Ganci, dirigente scolastico, hanno messo in luce il legame tra l’Istituto e l’associazione Sorriso di Geky, nata dalla storia di Giacomo Leoni, raccontata dalla sua mamma Ilaria Franzoso, presidente dell’associazione. Silvia Magni, vicesindaco di Como con incarico alle politiche educative, ha espresso il proprio apprezzamento per come l’esperienza di questa famiglia – di dolore, fatica e speranza – sia diventata ampia, fino ad abbracciare una famiglia più grande che è la città. In particolare ha valorizzato l’obiettivo di promuovere il diritto all’istruzione di tutti i bambini come via privilegiata per liberare le loro capacità. Il prof. Stefano Trombetta, vicepreside dell’Istituto, ha descritto come si svolgerà la camminata, aperta a tutti ed a ritmo libero: ognuno può percorrerla alla velocità che preferisce, si consiglia di tagliare il traguardo entro le 12.30, per motivi organizzativi. Consiglia anche di utilizzare il battello da Tavernola a piazza Cavour, per poter lasciare l’auto fuori dal centro città. Invita a partecipare numerosi alla camminata Javier Zanetti che, salvo altri impegni, sarà tra i partecipanti».
Ritrovo domenica 12 ottobre alle 9, partenza alle 10 da piazza Cavour e arrivo al campo sportivo di Tavernola (via Adamello). La quota di iscrizione alla camminata è di 10 euro (5 euro under 16 anni) ed è comprensiva della maglietta con il logo, permette di utilizzare il battello navetta da Tavernola (dove è possibile parcheggiare) a piazza Cavour e di usufruire di acqua e snack all’arrivo.
Iscrizioni: on line al sito http://www.sorrisodigeky.it; presso l’Istituto Orsoline San Carlo in viale Varese 30 a Como mercoledì dalle 15.30 alle 16.30 e sabato dalle 10 alle 17; domenica, prima della partenza.
L’evento corriAMO con GiaCOMO è patrocinato da: Comune di Como Assessorato allo sport, CONI Comitato Olimpico Nazionale Italiano – Comitato di Como e da UISP Unione Italiana Sport per tutti.
Collaborano all’organizzazione di corriAMO con GiaCOMO: Istituto Orsoline San Carlo Como, ComoBike Team, Macelleria Marelli, Cooperativa Gerenzana, A.S.D. Tavernola, Calcio Como 1907, Ciao Como Radio, SemiDiSegni e i volontari dell’Associazione Tavernola Attiva, Gruppo giovani dell’oratorio di Tavernola, Rangers – protezione civile gruppo di Sagnino.
Sostengono l’evento: Inservio srl, G&CO Srl General Consulting, LA-MED Srl, RI.AL, Tabor Srl, Centro revisione Le Grigne, ADF Srl, Frigerio Giovanni elettrotecnica, Tintoria stamperia Tavernola Srl, Armony e sport, Credito Valtellinese.
Aderiscono: Corpo musicale di San Bartolomeo nelle Vigne di Tavernola, Circolo culturale tavernolese e associazione I colori del sorriso. [aq, ecoinformazioni]

Un mare di morti in piazza Duomo

2014ottobre3-003Vogliamo nomi, non più tombe.
Guarda tutti i video dell’iniziativa, leggi gli organizzatori dell’iniziativa comasca

 

 

 

 

Amadou scappava dalla guerra in cui ha perso il padre e la madre e oggi non sa se i suoi fratelli sono vivi o morti. Racconta a una piazza Duomo silenziosa e attenta di aver lasciato il Mali per raggiungere la Libia. Purtroppo, la situazione politica l’ha costretto a partire ancora – il 17 luglio -, questa volta per Lampedusa. Insieme a 230 persone, in gran parte donne e bambini, ha affrontato la traversata infernale senza cibo e acqua. «Ho avuto molta paura – racconta al microfono – a un certo punto, il carburante era finito e la nave, a causa del mare mosso, imbarcava acqua. Ci ha salvato un aereo militare italiano: avvistandoci da lontano, ha chiamato i soccorsi».
Ola è nigeriana e viveva in Libia. Lo scoppio della guerra l’ha obbligata a lasciare lo stato insieme a suo marito e un figlio di otto mesi. «Sul barcone eravamo in 482 – spiega – un’esperienza terribile». Una volta arrivata sana e salva in Italia, insieme alla sua famiglia è stata spostata a Genova e da lì a rebbio, presso la parrocchia di don Giusto Della Valle. Suo marito ha trovato lavoro come meccanico e lei sta studiando italiano.
John è partito nel 2011 dalle coste libiche verso l’Italia. Del viaggio, ricorda solo d’essere rimasto tre giorni chiuso in una stiva. Ora frequenta una scuola d’italiano e sbarca il lunario facendo il sarto.
Tre storie, simili a quelle ascoltate in altre parti d’Italia e, probabilmente, a ciò che avrebbero raccontato i 368 migranti che, proprio un anno fa, morirono nel tentativo di arrivare a Lampedusa. Venerdì pomeriggio,durante la prima giornata della Memoria e dell’Accoglienza, una corda teneva unite tutte le vicende. Una fune lunga 35 pannelli, rappresentanti la gran parte dei naufragi avvenuti negli ultimi dodici mesi, posizionata su sfondo blu, a raffigurare il mare. L’idea – nata a Como – è stata ripresa anche dalla manifestazione nazionale a Lampedusa. «All’estremità, sono collocate Europa e Africa – spiega la creatrice dell’installazione, Giulia Caponetto – i confini non sono tracciati perché la questione non riguarda un singolo continente o una nazione, ma è globale. Sui cartelloni sono segnate le date e il numero dei morti, a fianco sono appesi alcuni vestiti, raffigurazione di quello che arriva dalle spiagge dell’isola. Ogni oggetto è legato alla corda attraverso un nastro rosso, simbolo di tragicità e denuncia sociale».
Una parte  dei 200 presenti, a fine presidio, si sono avvicinati alla fune l’hanno sollevata e, in fila indiana, portata lungo piazza Duomo recitando, per ogni cartello, la data e il numero di morti.
Il 2014 deve ancora terminare e già rischia di segnare un record per i migranti. Secondo stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, i morti nel Mediterraneo sono già più di tremila. La giornata di ieri è dedicata al ricordo, ma non può essere solo questo. «Hanno perso i propri congiunti durante le traversate – ha spiegato Marica Livio, che ha partecipato all’accoglienza nel 2011 – alcuni eritrei sono state costrette a rilasciare le impronte digitali con la forza e hanno subito violenza. Dobbiamo riflettere sul significato dell’accoglienza».
A conclusione del presidio, è stata letta una poesia scritta da una persona sopravvissuta e arrivata a Lampedusa: «Un pezzo di terra/ dal mare/ volti scavati e stanchi/ la raggiungono/ Alcuni no/ Dal barcone uomini e donne/ e bambini/ scendono dalla terra/ sognata come speranza/ Dei volti l’attendono/ quei pochi/ che nei loro occhi/ colgono/ il nostro essere uomini/ Poi la fatica/ e la durezza dei giorni/dove non sai…/ un lembo d’umanità/ non è/ oltre alle mani/ o dal cuore di chi li ha accolti/ è per questo che un altro mondo deve farsi possibile. [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

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