paratie

Esposti on line sulle malefatte di Bruni

Pico (Progetto Informare Como)  di Paco comunica di aver messo a disposizione di tutti on line l’esposto di Italia Nostra alla Corte dei Conti regionale contro i danni erariali causati dall’affare Ticosa e l’esposto degli architetti Pandakovic e Sfardini alla Procura della Repubblica sulla questione delle paratie a lago.

Bruni antiesondazioni

Il progetto delle paratie era inutile lo scopriamo solo oggi grazie al comunicato stampa congiunto di Soprintendenza, Regione, Provincia e Comune di Como seguito alla Conferenza di servizio di lunedì 18 gennaio sul progetto del lungolago che recita: «La conferenza di servizio, esaminati i documenti, ha valutato positivamente la soluzione dello spostamento della linea di difesa idraulica dalla zona centrale della passeggiata a bordo lago in corrispondenza del parapetto». Viene ribaltata completamente la concezione di difesa dal lago pensata sino ad ora e vengono contestualmente buttati “a lago” i progetti redatti e pagati sinora.

Unica nota positiva «l’abbattimento del muro non appena si sarà completato l’iter procedurale necessario per l’approvazione della variante, iter la cui conclusione è prevista presumibilmente entro fine febbraio».
Viene  anche precisato cosa sarà di competenza degli architetti che saranno coinvolti nel concorso di idee per la passeggiata «pavimentazione, arredo urbano e a verde, impianto di illuminazione e strutture di servizio», di più dei soli cestini e panchine come aveva temuto parte del Consiglio comunale.
Sorprendenti le affermazioni del sindaco di Como Stefano Bruni, responsabile dello scempio del lungolago, «Tutto procede come da previsione» ha affermato a margine della conferenza, che si riunirà ancora i prossimi 28 gennaio e 8 febbraio, dimostrando la grande capacità autocritica.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 21 dicembre 2009

La televisione vince la neve e il Consiglio comunale di lunedì 21 dicembre, illuminato dalle telecamere di Etv, si tiene nonostante la nevicata per parlare di paratie. Forse un nuovo progetto e il Consorzio di idee non sarà solo sugli arredi bensì su tutto il fronte lago.

La neve è stata al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 21 dicembre, mentre un grande presepio, intagliato in un enorme pane, faceva bella mostra di sé al centro della sala in onore alle festività natalizie. Accesa la discussione che ha visto abbandonare l’aula, per protesta, da Claudio Corengia, Pdl, accusando l’assessore Stefano Molinari di non aver operato celermente per lo sgombero delle strade. Uno strascico della richiesta di più fondi per affrontare un eventuale emergenza neve posta dal consigliere nell’ultimo assestamento di bilancio.
Iniziato il Consiglio, trasmesso in diretta da Etv, solo una decina gli assenti nonostante l’abbondante nevicata, sono state presentate diverse mozioni sulle paratie a lago.
Per primo Marco Butti, Pdl, ha sospeso il suo intervento aspettando la relazione del sindaco sull’avanzamento della progettazione dei lavori (una delle richiesta della mozione proposta).
Marcello Iantorno, Pd, ha quindi introdotto la richiesta del suo partito al sindaco ripercorrendo gli accadimenti dal 20 ottobre scorso quando l’assemblea di Palazzo Cernezzi ha deciso di abbattere il muro e di impegnarsi a salvaguardare il paesaggio e la visuale sul lungolago.
Per il consigliere, e come riportato nella mozione, la separazione fra progettazione ed esecuzione da quella della ideazione degli arredi si tradurrebbe in un intervento «in modo settoriale e parziale e comunque scoordinato». A riprove di ciò sono state portati i pareri di Angelo Monti, presidente degli architetti di Como, e di Alberto Artioli, sovrintendente ai beni culturali e architettonici della Lombardia, per cui «tale modo di procedere risulterebbe deleterio per il risultato complessivo dell’intervento, nel rispetto dei principi di eccellenza paesistico e ambientale e in alcun modo sacrificabili, data l’importanza dell’opera e il dovuto rispetto dell’integrità del paesaggio e sua godibilità, beni assoluti della città».
Inoltre si è chiesto Iantorno «quando sarà fatto il concorso di idee per gli arredi? Le tempistiche sono di mesi…», per di più per «un disegno che sarà condizionato da quanto è stato già edificato». «Si sarebbe potuto sentire delle persone competenti sul tema» è stata l’affermazione finale dell’intervento.
«Un metro d’acqua in più nel lago, per 145 chilometri quadrati di superficie, equivale a 145 milioni di metri cubi d’acqua» ha spiegato Bruno Magatti, Paco, da qui il suo timore dell’utilizzo del lago come un semplice serbatoio per gli interessi del Consorzio dell’Adda, ricordando la vendita dell’acqua alla pianura nei mesi estivi e ribadendo la paura di vedere le future parati alzate per alcuni mesi l’anno in previsione dei periodi di siccità estivi. Per questo nella mozione il consigliere del movimento della rondine ha chiesto tra l’altro «la richiesta di sottoscrizione di impegni formali da parte del Consorzio dell’Adda al rispetto di un predefinito range di oscillazione (livello massimo-livello minimo) dell’acqua del lago in tutti i periodi dell’anno, con le modalità già attuate in altre situazioni analoghe a quella comasca».
Alessandro Rapiense, Area 2010, ha ritirato la propria mozione, che chiedeva l’apertura degli oblò sul cantiere del primo lotto, fatti oscurare dal sindaco, riaperte nei giorni precedenti.
Donato Supino, Prc, si è trovato concorde con Magatti sulla paura dell’utilizzo del lago come di una “vasca” e ha attaccato il sindaco: «Lei ha detto che se non si facevano le paratie non sarebbe arrivato un euro con la legge Valtellina, ma non è vero!», citando dichiarazioni alla stampa dell’ex consigliere comunale Buzzi. Il consigliere comunista ha poi ricordato le lesioni nei palazzi prospicienti il cantiere, il manto stradale sollevatosi in piazza Cavour e sul lungolago, oltre che i «tombini che dovrebbero convogliare le acque piovane, viceversa le buttano fuori ed emettono cattivi odori». Non ha lesinato poi attacchi al l’assessore Molinari, definito «voltagabbana» per essersi prima opposto a Caradonna ed ora essere d’accordo con l’opera, all’ultimo ex vicesindaco e all’opposizione, segnatamente a quel «qualcuno che non ha voluto dare le dimissioni di massa».
Il sindaco Bruni ha così replicato a tutti i proponenti le mozioni per correggere «cose di assoluta inesattezza». A proposito del far divenire il lago un deposito d’acqua ha detto che è «tecnicamente impossibile da realizzarsi» e che «non ci sono soggetti che artatamente tengano più alto il livello del lago», adducendo a forti precipitazioni le esondazioni comasche non del tutto arginabili quindi con la regolamentazione delle chiuse di Olginate.
Forte la difesa del progetto che difenderà la città dai «centinaia di migliaia di euro di danni delle esondazioni» con una precisa presa di posizione «certamente è un elemento di cambiamento – ha chiarito – di cui non bisogna aver paura». «La tutela del paesaggio non vuol dire che tutto rimanga come è oggi», infatti si allargherà e si alzerà la passeggiata ha spiegato con «un cambiamento di miglioramento» poiché «l’intoccablità non è un bene ma un’ideologia».
Il primo cittadino ha quindi affermato che il futuro concorso di idee sugli arredi del lungolago non riguarderà la zona delle sole paratie ma «tutto il fronte lago ma anche le vie prospicienti per un più grande interesse della città».
Dopo il sindaco sono intervenuti i tecnici la geologa Annamaria Mai della Regione Lombardia per spiegare gli obiettivi del progetto, «prima della regolamentazione dei flussi a Olginate il lago esondava per una media di 35 giorni l’anno, ora è sceso a 7 e mezzo, ora non succederà più», ed il responsabile del procedimento ingegner Ferro che ha illustrato le modifiche al progetto con l’aiuto di alcune slide.
Gli uffici hanno preparato una nuova planimetria del nuovo progetto e alcune sezioni dello stesso in più punti con anche la segnalazione dei coni di visuale dei passanti sul marciapiede opposto al lago.
La passeggiata verrà rialzata comunque per «una media di 45-50 cm rispetto ad ora», ma non seguirà più l’andamento del progetto precedente con una rampa e poi un piano, seguendo invece un’andatura più dolce con un primo stacco più accentuato e poi, con una pendenza dell’1 per cento, «rispettando le norme sulle barriere architettoniche per portatori di handicap» ha chiarito Ferro, fino ad un ultima salita dell’4 per mille per raggiungere quota 200.10. Diversa la conformazione dalla darsena a S. Agostino dove la passeggiata sarà formata da due livelli differenti uno più basso dell’altro. Per l’ingegnere «la visuale sarà sostanzialmente salvaguardata».
Ma una nuova ipotesi è stata prospettata e potrebbe soppiantare le paratie a scomparsa in mezzo alla passeggiata. Si potrebbe «spostare la linea di difesa lungo la sponda del lago», utilizzando i montanti in ferro della ringhiera per la posa di opere di difesa mobili da applicare a mano. Per Ferro «potrebbero essere poste in 17 ore per i 300 metri da difendere e sarebbe fattibile dato che il lago non esonda contemporaneamente lungo tutto il fronte. L’affidabilità nella semplicità!».
Una proposta che il sindaco ha definito suggestiva e affascinante, «un’idea che salva capra e cavoli», anche perché l’area liberata dalle paratie rimarrebbe tutta a disposizione degli architetti che progetteranno il nuovo arredo urbano.
Dopo alcune richieste di chiarimento e le risposte la seduta è stata aggiornata a data da definirsi.

Il Consiglio comunale di Como di martedì 20 ottobre 2009

cernezziMentre la Lega protesta per il tendone “moschea” che sarebbe “abusivo” da due giorni, il Consiglio comunale discute degli abusi edilizi della maggioranza. Viola non salva Caradonna. Anche buona parte della maggioranza trova, coperta dal segreto dell’urna, il coraggio di mandarlo (forse) a casa con una mozione di sfiducia che passa con 26 favorevoli, 12 bianche e solo 3 contrari. Bruni invece gode della fiducia compatta della sua maggioranza, i bollenti spiriti rivoluzionari dei lumbard e di alcuni consiglieri si rivelano assai flebili con la timida l’astensione della Lega e di Bottone.

Penultima puntata per l’affaire paratie martedì 20 ottobre a Palazzo Cernezzi ancora in diretta tv e senza pubblico dal vivo, poco più di venti in Sala stemmi. Nelle preliminari Mario Molteni, Per Como, ha chiesto ancora la sistemazione della segnaletica orizzontale a Monte Olimpino esponendo un cartello con il numero dei gironi della sua prima segnalazione, trenta, e mostrando un rullo da imbianchino: «basta che ci diate l’autorizzazione, e un vigile per dirigere il traffico, e ci sono già le persone disponibili a dipingere le strisce pedonali».
Di «mancanza di rispetto delle leggi e regole che vigono qui da noi» ha parlato Guido Martinelli, Lega, riferendosi al mancato smantellamento del tendone, eretto in Valmulini per le preghiere durante la festività del ramadan, che sarebbe dovuto avvenire entro il 15 ottobre.
Alessandro Rapinese, Area 2010, avvicinandosi la scadenza dei termini della secretazione della lettera di Multi al Comune, ha annunciato che ne chiederà subito una copia «questa notte fanno 30 giorni non può essere mantenuta ancora segreta», ma deve essere insorto un equivoco di date dato che per altri il provvedimento impiegherà ancora qualche giorno a spirare.
Dopo un paio di domande di Marco Butti, Pdl, l’ingegnere Viola ha risposto alle domande postegli anche nella serata precedente.
«Io non ho detto nulla a Caradonna» ha ribadito sciorinando poi una serie di dati tecnici. «I tigli non morranno – ha assicurato – verranno sommersi in parte ma saranno protetti con un colletto di circa 30 centimetri». Sulle ipotesi di regolamentazione delle tracimazioni del lago tramite il livello del lago ha poi affermato «non credo che il Consorzio dell’Adda possa aiutare granché il Comune di Como – specificando – qualche volta ci ha aiutato senza farlo sapere ai suoi utenti, ma a aprile il lago lo deve riempire».
Per quanto riguarda il paesaggio «il lago si vedrà, ma non lo si vedrà come si vedeva prima» ha precisato. «È cambiato completamente il concetto di quella passeggiata» ammettendo «ci saranno alcuni piccoli tratti in cui il lago non si vede». Riassumendo per due terzi non si «vedrà bene» il lago che sarà visibile solo per un terzo, ma per l’ingegnere «già adesso quell’enorme bar verde con i tavolini e le fioriere impedisce di vedere il lago».
Viola ha quindi dovuto ammettere che sì la passeggiata sarà rialzata di 50-60 cm, invertendo l’attuale pendenza dalla strada al lago.
Sui rendering definiti dalle opposizioni capziosi: «non è che sono facili a fare» e, dopo che Luca Gaffuri, Pd, ha ricordato come li avesse utilizzati per presentare il progetto alla televisione locale, ha ribattuto «non credo che ci fosse alcun motivo falsificatore nel farli così».
Viola ha poi attaccato i consiglieri «il progetto era nel Piano delle opere potevate andare a vederlo!».
Per quanto riguarda i costi 12-13 mila euro per riportare il muro al progetto originale, cioè più basso di un 5 cm, il Comune in una lettera, a firma del Responsabile del procedimento ingegnere Antonio Ferro, alla Provincia ha confermato che «è previsto che a lavori di getto completato, la parte eccedente rispetto alla quota costante di 1,00 metro del manufatto, debba essere rastremata per mantenere l’altezza del manufatto costante, al fine di seguire il profilo in pendenza del terreno», e 1,5 milioni per riprogettare e pensare una soluzione senza muri sopra la passeggiata.
In futuro poi saranno previste delle verifiche sugli scarichi fognari, anche in conseguenza della scoperta che nelle tubature delle acque chiare rotte per errore alla fine di via Cairoli c’erano invece liquami neri.
Una spiegazione che ha scontentato anche diversi consiglieri della maggioranza. Giampiero Ajani, Lega, si è spinto a chiedere che nella Conferenza dei servizi che deciderà dell’abbattimento del muro siano presenti alcuni consiglieri come auditori.
Due le mozioni da votare, una di maggioranza e una di minoranza, più un emendamento, alla seconda, proposto da Bruno Magatti, Paco.
Quest’ultimo presentandolo ha parlato di «quote false, falsificate, falsificabili» criticando la quota di diesa scelta dal progetto, asserendo che questa possa essere modificata dati anche i lavori di migliorie idrauliche intercorsi dopo la legge Valtellina. Con i soli voti delle opposizioni e l’astensione della maggioranza l’emendamento è stato approvato.
Per la proposta delle minoranze che chiedeva la censura del sindaco e le dimissioni di Caradonna, dopo il parere del segretario generale Fabiano sulle modalità di votazione, che andavano contro la prassi consolidata del Consiglio comunale di votare con modalità segreta la sfiducia di un assessore, il Consiglio si è espresso su quale modalità adottare. Un voto per ordine sparso che ha portato ad un pareggio 16 a 16 fra favorevoli e contrari, 9 astenuti, senza che sia stata raggiunta la quota necessaria di 21 consiglieri; perciò si è andati al voto con le modalità consuete.
Marco Butti, Pdl, ha chiesto di votare la mozione per punti, così una prima parte in cui si chiedeva la rimozione del muro e il rispetto integrale del paesaggio, con voto palese, è stata approvata col sostegno delle minoranze, della Lega, di alcuni altri esponenti della maggioranza. Tutti compatti, sempre a voto palese, nella difesa del sindaco. Voto contrario della maggioranza tutta salvo le astensioni della Lega e del consigliere Bottone.
Dopo la decisone di proseguire la seduta ad oltranza oltre la mezzanotte, la censura, l’invito alle dimissioni e l’invito a revocare l’incarico di Fulvio Caradonna sono invece passati, grazie forse allo scrutinio segreto, con 26 voti favorevoli, 12 bianche e solo 3 contrari. Rapinese aveva preparato una t-shirt con scritto Game Over. Superato l’ennesimo intoppo procedurale e di interpretazione regolamentare il Consiglio ha affrontato la mozione di maggioranza, che parlava di tutela del paesaggio, di riqualificazione e sistemazione dei scarichi verso il lungolago, e di impegnare il sindaco a relazionare al Consiglio regolarmente sullo stato dei lavori e dei progetti. Magatti ha chiesto la votazione per punti, alcuni sono passati all’unanimità, e la mozione è quindi stata approvata, con l’astensione delle minoranze ed il voto contrario di Rapinese e Donato Supino, Prc. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Incontro Pd antiparatie venerdì 16 ottobre

murosoloPiù di cento persone hanno partecipato alla serata di presentazione del Progetto paratie e delle sue varianti organizzata dal Partito democratico all’Auditorium don Guanella a Como venerdì 16 ottobre.

Moderatore dell’incontro è stato il segretario cittadino Stefano Legnani che, ricordando la nascita dell’opera già con la Giunta Meda, ha subito dato la parola a Mario Lucini, consigliere comunale e presidente della Commissione urbanistica di Palazzo Cernezzi, che con l’apporto delle tavole dell’opera.
Il consigliere ha cominciato spiegando il progetto originale prima di affrontare la famosa variante che ha determinato l’edificazione dell’ormai famoso muro.
Piazza Cavour è a 198,57 metri su livello del mare e le paratie sono progettate per difendere fino a 200,30 (nel ’76 il lago è arrivato a 199,90, nell’87 a 200, nel ’93 a 200,01 e nel ’08 a 198,97, solo per citare alcune esondazioni).
Partendo da est a S. Agostino sparirà l’alaggio delle barche all’interno del molo, per lasciare spazio ad una scalinata su terreno di riporto dalla difficile pendenza per cui sorgono dubbi di stabilità. Sull’attuale passeggiata da poco più a nord dell’ingresso sul molo a sud, dopo una barriera fissa in metallo alta 65 cm per 12 m di lunghezza, saranno poste ogni 3 metri delle colonne, bitte, alte 75 cm, tra cui, in caso di necessità, verranno alzate manualmente delle paratoie alte 70 cm.
Proseguendo, attorno al bar posto dinanzi alla stazione delle Ferrovie Nord, l’attuale ringhiera si trasformerà in un muro di 1 metro e in lungo Lario Trieste, davanti ai filari di alberi, si comincerà con un muretto di 30-40 cm con cespugli che raggiungerà, davanti al Terminus i 120-140 cm dall’attuale sede stradale, interrotto da paratoie a ventola.
«Un dato curioso è che tutte le sezioni allegate al progetto – ha spiegato Lucini – sono state fatte in prossimità delle paratoie, salvo l’ultima sulla variante, non ne sono state approntate con i muri di sbarramento».
Per piazza Cavour il primo progetto prevedeva una scalinata centrale con ai lati due moli della navigazione protesi nel lago a salvaguardia dalle inondazioni tra questi due “speroni”, a 7 metri dalla riva, dovevano salire dal lago delle paratoie scorrevoli. Attorno ai due moli, rialzati rispetto alla strada dei muretti che raggiungeranno alla testa i fatidici 200,30 ovvero 1,60 m dal piano della strada. Barriere fisse erano previste davanti alla piazza per esondazioni di portata minore, tenendo sempre presente un rialzo del piano di calpestio di 12-13 cm.
«Qui non si capisce – ha spiegato Lucini – a quale quota saranno le difese dato che su alcune tavole è segnata la quota di 199,60 e su altre 199,30».
La pendenza sulla passeggiata verso il lago sarà del 2-3 per cento.
Ma il progetto originale ha subito una modifica di cui non v’è traccia in deliberazioni ufficiali, «mi rifiuto di credere che la Giunta non ne sappia nulla» ha recisamente affermato Lucini, tranne che per un passaggio all’Amministrazione provinciale per un parere che ha portato alla modificazione principalmente di alcune fioriere.
Le principali modifiche sono intercorse su piazza Cavour, dove è stato eliminato il Mose comasco a favore di una serie di paratoie mobili sul marciapiede del lungolago, e nel’ultimo tratto di lungo Trento, quello incriminato per la costruzione del muro.
Da una prima ipotesi che prevedeva il susseguirsi dal punto più basso di una paratoia di 18 m, 30 m di muro (la cui testa doveva essere ad 1,30 m sul livello della strada), e una doppia alternanza di 6 m di paratoie con altri 30 m di muro (nell’ultima parte un murettino di 20 cm), si è passati a 10 m di paratoia, 30 m di muro (la cui testa sarà quindi più alta essendo più vicina al lato più basso), 10 di paratoia e 66 di muro. Inoltre la pendenza non sarà più distribuita su tutta la larghezza della passeggiata bensì nella parte con i filari di alberi, raggiungendo quasi il 5 per cento, mentre la parte senza sarà in piano.
Dal dibattito è emersa la preoccupazione dei cittadini per quanto riguarda la falda e le mancata protezione di altri luoghi della città dove esce il lago come la zona dell’hangar.
La falda defluisce normalmente verso il lago ma troverà lo sbarramento delle palancole. Per questo è stata prevista una trincea per permettere all’acqua di defluire ai lati e di essere pompata altrove.
Proposte diverse si sono accavallate per vedere come uscire dalla situazione di impasse creata dal Comune denunciando anche il mancato fermo dei lavori che proseguono incessantemente. [MIchele Donegana, ecoinformazioni]

Consiglio murato

occhio neroIl dibattito sulle mozioni presentate contro il muro proseguirà, dopo le serate del 19 e 20 ottobre, lunedì 26 ottobre ma a porte chiuse. Per il presidente del Consiglio Mario Pastore va applicata la norma dello Statuto comunale che prevede sedute segrete visto che Donato Supino vuole si parli di licenziamento del direttore dei lavori e dell’assessore responsabili della costruzione del muro del lago di Como. Per assicurare l’effettiva segretezza certamente finestre ancora chiuse e forse qualcuno proporrà una seduta subacquea che sarebbe indubbiamente adeguata al tema lacustre.

Una modalità prevista al comma 1 dell’articolo 48 dello Statuto: «Le sedute del Consiglio comunale sono pubbliche, fatti salvi i casi previsti dalla legge e dal Regolamento del consiglio». Quest’ultimo recita al comma 1: «L’adunanza del Consiglio comunale si tiene in forma segreta quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento delle capacità, moralità, correttezza o vengono esaminati fatti e circostanze che richiedono valutazioni delle qualità morali e delle capacità professionali di persone».
Il presidente del Consiglio Pastore ha quindi ritenuto che il consigliere del Prc Donato Supino abbia richiesto valutazioni morali e professionali al punto 2 della mozione per l’abbattimento del muro in cui chiede al sindaco il «licenziamento del direttore dei lavori e le dimissioni dell’assessore alla partita» e al 3 «verificare se vi sono i presupposti per risarcimento danni».
L’assemblea di Palazzo Cernezzi si riunirà così in forma segreta e potranno prendervi parte, come da comma 4 del citato articolo 48 del Regolamento, «oltre ai componenti del Consiglio, della Giunta e al segretario generale, il vice segretario ed un addetto all’ufficio di Segreteria, vincolati al segreto d’ufficio».
Porte chiuse alla stampa ed al pubblico che non potranno, grazie a una modalità che non è stata applicata da tempo, conoscere gli apprezzamenti in merito al comportamento dell’assessore più controverso degli ultimi anni.

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 8 ottobre 2009

cernezziSeconda seduta sul muro del lungolago a Palazzo Cernezzi giovedì 8 ottobre. L’assembla è stata messa in onda da Etv ed è stata seguita “dal vivo” oltre che dai 15 “palchettisti” nella sala del Consiglio anche su grande schermo nell’attigua Sala stemmi.

Scema l’interesse popolare costruito intorno alla vicenda dell’ecomostro di Como. Solo un’ottantina i presenti al Consiglio dell’8 ottobre che però, nonostante le porte e finestre chiuse, volute così da Pastore sin dalle preliminari, sono riusciti ogni tanto a far sentire la loro approvazione o disapprovazione rispetto agli interventi del dibattito consiliare.
Della serata ha anche approfittato la Fiamma tricolore per distribuire volantini contro il sindaco di fronte al Palazzo comunale.
Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, è ritornata sull’accorpamento di due Circoli scolastici in città ed ha chiesto un minuto di silenzio per il ragazzino di 11 anni che si è tolto la vita a Breccia.
«A che punto siamo con quanto deliberato per i terremotati dell’Abruzzo?» ha chiesto Giampiero Ajani, Lega, mentre Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rendere pubblica la lettera che Multi ha spedito al Comune.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha precisato che la Commissione biblioteca, di cui è membro da 10 mesi, non si è mai riunita.
«Tutta la città chiede di sapere come si esprimerebbero i consiglieri sul sindaco» ha detto Mario Molteni, Per Como, chiedendo ad almeno un consigliere di maggioranza di firmare la mozione di sfiducia al sindaco presentata e firmata dalle minoranze, 15 consiglieri, a cui servirebbe una sola altra firma per poter essere discussa.
Marcello Iantorno, Pd, ha domandato se le annunciate dimissioni di Caradonna, rifiutate dal sindaco, siano state protocollate dato che negli uffici non ce n’è traccia. Una prima risposta gli è arrivata da Pastore «Caradonna non è stato revocato e non si è dimesso». Il sindaco ha poi precisato «sono state delle dimissioni verbali e dato che siamo entrambi galantuomini il problema di averlo scritto non si pone». «Per le paratie le deleghe sono coperte da me – ha precisato il primo cittadino comasco – le altre verranno ridistribuite».
Appena insediato il Consiglio ha rispettato il minuto di silenzio e poi è iniziato il dibattito.
Il primo a prendere la parola è stato Mottola che ha definito come «argomento mondiale» quello trattato e, stimolando le proteste di Pastore, ha mostrato un cartellone con i nomi di quanti della maggioranza avevano espresso la propria contrarietà alla discussione in aula delle paratie nel 2003, «dovete andare a casa, questo è l’invito della città!» ha concluso.
«Il muro va abbattuto, va ridata la vista alla città» ha affermato Piercarlo Frigerio, Pdl, che, dopo aver spiegato come il capoluogo lariano sia fra l’incudine delle società idroelettriche a monte e il martello delle chiuse di Olginate e della distribuzione di acqua per usi agricoli e industriali a valle, ha chiesto «un accordo di programma con il Consorzio dell’Adda per la realizzazione e gestione delle paratie» anche per i futuri costi di manutenzione.
Proprio sulla manutenzione è tornato Vincenzo Sapere, Gruppo misto, che ha ricordato come l’ex sindaco Pigni, accortosi di una variazione ad un progetto fatta dagli uffici si dimise: «Lei invece ha un atteggiamento di superbia e arroganza». Il consigliere socialista si poi espresso contro lo scippo dell’opera da parte della Regione, «se accade sarò anch’io sulle paratie!». Il sindaco però ha tenuto a tranquillizzare gli animi definendo positivo il clima con Regione Lombardia.
Marco Butti, capogruppo del Pdl, ha quindi presentato la mozione della maggioranza in cui si chiede l’abbattimento del muro e che d’ora innanzi venga comunicato lo stato di avanzamento dei lavori, mantenendo comunque il richiamo alla necessità della valorizzazione del lungolago. «Chiediamo anche scusa alla città» ha poi aggiunto il consigliere.
Bruno Magatti, Paco, coperto inizialmente in televisione dalla pubblicità provocando le urla di protesta dei cittadini presenti in Sala stemmi, ha riepilogato il percorso di iniziative approntate dal suo movimento contro le paratie. Come fare a sapere cosa vogliono veramente i cittadini si è chiesto: «Qualcuno ha pensato di andare alle urne». Ma non è la soluzione migliore per il consigliere della rondine che ha lanciato l’idea di un referendum ed ha presentato una delibera in tal senso chiedendo agli altri consiglieri di condividerla.
Massimo Serrentino, Pdl, ha lodato gli interventi più pacati rispetto alla serata precedente seguito da Dario Valli, Area 2010, che ha denunciato «l’assalto alle colline della città», raccogliendo gli applausi del pubblico, e ha precisato «l’abbattimento del muro è uno slogan», chiedendo di uscire dall’impasse con «consulenze esterne. Necessarie e economiche» rispetto a quanto fatto dagli uffici comunali.
«Votammo contro la presentazione in Consiglio del progetto – ha spiegato Stefano Rudilosso, Pdl – perché ci fu detto che il Consiglio era incompetente al riguardo, dato che era un ambito di pertinenza dei tecnici». Gli stessi che hanno permesso la variante del progetto del 5 per cento facendo il muro «ma non si può solo vedere delle paratie la quantità di cemento da gettare e non il contesto», difendendo. Il consigliere, dopo aver difeso il sindaco stigmatizzando i manifestanti che si sono recati sotto casa sua due domeniche fa, erano trasferiti ha poi proposto di chiedere aiuto al Politecnico di Milano per trovare soluzioni al progetto paratie.
Luca Gaffuri, capogruppo Pd, ha quindi, in maniera accalorata, parlato di retromarcia della maggioranza che non è per lui in grado di governare la città affidandosi al detto «portem a ca’ i dané queiscos farem» così sulle paratie, l’autosilo di Valmulini. «Non avete mai fatto vedere i rendering di piazza Cavour, non si parla delle bitte che impediranno di vedere il lago – ha affermato in un crescendo – nessuno ha parlato della barriera verde a S. Agostino». Un affondo per la Lega «come Ponzio Pilato» e un altro per Caradonna «bisogna smetterla con l’arroganza di chi dice di guardare i muri di casa propria e che aveva già detto di svegliarsi prima e di spazzarsi la neve!». Raccogliendo gli applausi del pubblico ha quindi terminato l’intervento chiedendo le dimissioni di Caradonna e Bruni.
«Non difenderò questo progetto – ha esordito Stefano Molinari, Pdl – deturperà irrimediabilmente la nostra passeggiata». «Ho sbagliato a votare contro la proposta di parlarne in Consiglio – ha aggiunto – mi sono fidato del sindaco». Molinari ha quindi attaccato il primo cittadino chiedendo conto della secretata della multi, della cittadella dello sport e della Borgovico bis: «Serve una guida che sappia riportare il centrodestra nel cuore dei comaschi». «Sono pronto a dimettermi sia per il bene del Pdl e per la città!» raccogliendo gli applausi del publbico e l’appoggio di Franco Fragolino, Pd, che ha chiesto uno scatto d’orgoglio da parte della maggioranza.
Gianni Imperiali, Pd, ha domandato al sindaco di chiedere scusa alla città, senza sortire risultati. Roberto Tenace, Pdl, ha chiesto di chiarire le responsabilità definendo quanto accaduto come improvvisazione progettuale.
La serata si è conclusa con la consigliera Marzorati che ha chiesto al sindaco le dimissioni. La discussione, data l’ora, è stata interrota e riprenderà sullo stesso argomento lunedì e martedì 19 e 20 ottobre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Pd invita gli esponenti della maggioranza ad azioni concrete per far cadere Bruni

pdNel Comunicato che riportiamo integralmente il Pd di Como conferma la disponibilità ad ogni soluzione per determinare la caduta di Bruni e della sua Giunta.


«Il gruppo consiliare del Partito Democratico al Comune di Como, concorda unanimemente sia sull’obiettivo politico da perseguire in questo delicatissimo passaggio della vita amministrativa di Como, sia sul netto e immodificabile giudizio di fallimento attribuito alla giunta Bruni. Le gravissime responsabilità appartengono al sindaco, all’assessore, alla giunta e alla maggioranza che hanno irrimediabilmente offeso la città, la sua storia, il suo sentire più profondo, il suo ambiente, la sua bellezza. Il problema di Como non sono l’Ulivo o il Pd, che tenacemente e coerentemente da sempre esprimono il loro dissenso nei confronti di un’opera – le paratie – ritenuta inutile, dispendiosa, sproporzionata, sbagliata. Il problema è questa giunta che da anni dà prova di un’incapacità di cui ormai dovrebbe prendere atto. Il gruppo del Pd è unanimemente disponibile a ogni soluzione utile alla caduta del governo cittadino e allo scioglimento del consiglio comunale. Si facciano avanti coloro che all’interno della maggioranza lo sono altrettanto, senza calcoli o ipocrisie. Gruppo consiliare Pd Como»

La bufala delle dimissioni

RondinePaco-SIn un comunicato che riportiamo integralmente il movimento della rondine spiega le ragioni delle proprie scelte.

Dopo le battaglie di 15 anni di opposizione Paco non ci sta a passare per una stampella della maggioranza. Leggiamo dalla stampa che Paco e il suo Consigliere Comunale, Bruno Magatti, sarebbero improvvisamente diventati una stampella per la maggioranza e trasaliamo!  Paco è stato il primo a sottoporre ai consiglieri di minoranza in una riunione giovedì scorso (1 ottobre) a margine del consiglio comunale una mozione di sfiducia al sindaco: come da comunicato stampa inviato mercoledì sera (30 settembre) agli organi di informazione.  Abbiamo dichiarato successivamente che preferivamo questo strumento all’ipotesi delle dimissioni di massa perché vorremmo inchiodare politicamente in aula i responsabili dello sfacelo delle paratie e gli esponenti della maggioranza che si sono dichiarati improvvisamente contrari. Stiamo tuttora facendo fatica a raccogliere le 16 firme necessarie per presentare la mozione di sfiducia al sindaco: si tratta quindi di una Bufala la possibilità di raccogliere 21 impegni formali per una dimissione di massa  Il gruppo di PACO era presente ieri sera in consiglio comunale tra il pubblico che gridava vergogna al sindaco e gli chiedeva di dimettersi. • Non accettiamo quindi che si costruiscano operazioni di diffamazione del nostro movimento dei suoi rappresentanti nelle istituzioni solo per pura esigenza di immagine di alcuni consiglieri comunali.  Paco ha sempre svolto con coerenza il mandato dei cittadini dichiarandosi contrario alle paratie fin dal 1996 con manifestazioni, convegni, atti, votazioni in tutte le sedi pubbliche e istituzionali. Paco non ha quindi assolutamente salvato la sedia del sindaco, è anzi impegnato per far sì che venga sfiduciato dal Consiglio comunale per le gravi responsabilità in merito alla costruzione del muro sul lungolago che riteniamo essere un insulto ai cittadini comaschi, oltre agli altri ben noti misfatti perpetrati ai danni della città. Ma ciò senza improvvisati, maldestri e inconcludenti colpi di teatro. Paco Progetto per Amministrare Como I portavoce: Ermanno Pizzotti, Luigino Nessi, Paolo Sinigaglia Il consigliere comunale: Bruno Magatti»

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