Mese: Febbraio 2015

Mattarella e la scuola

mattarella2015Celeste Grossi, direttrice della rivista di Idee per l’educazione école,  esprime motivate speranze su Sergio Mattarella. «Quando Sergio Mattarella era  Ministro della Pubblica Istruzione si passò, alle elementari, dal maestro unico ai moduli. La riforma fu molto criticata da noi di école per la precoce frammentazione del sapere in discipline, senza che bambine e bambini avessero le capacità per arredare con “mobiletti” distinti una cucina componibile.

In seguito, però, e questo fa ben sperare, Mattarella, di solito molto schivo, si espresse assai chiaramente contro la riforma Gelmini. In un suo intervento su Europa (settembre 2008) la definì di «superficiale approssimazione» (nel non considerare le nuove materie di studio), «scelta brutale» (per il ridimensionamento dell’orario scolastico), «brutale operazione contabile» (per il taglio degli insegnanti), «peccato contro il Paese e il suo futuro». E accusò Maria Stella Gelmini di «voler cancellare gli ultimi 40 anni della scuola italiana» e di volerla riportare «con tanta frettolosa leggerezza» ai tempi della «scuola di De Amicis», ossia del libro Cuore. Come giudice costituzionale fu duro anche sul metodo: definì il decreto «un colpo di mano», perché non aveva requisiti di urgenza e liquidava «con poche righe» un tema complesso, eludendo «confronto, discussione e un vero esame parlamentare». [Celeste Grossi, école]

Luca Michelini: Mattarella è un presidio di onestà e di lotta alla mafia

mattarella2015In radicale dissenso con l’opinione di Marco Revelli che privilegiando questioni di metodo non ha salutato l’elezione del presidente come un fatto positivo, Luca Michelini considera Mattarella «un presidio delle libertà democratiche». Per Michelini che condivide l’opinione di Rodotà sull’impossibilità di costruire la sinistra con i cocci dei residui partitici esistenti la vittoria di Renzi è secca. 

1 – A leggere il commento che Marco Revelli dedica alla elezione di Mattarella alla Presidenza della Repubblica si resta semplicemente senza parole: il ragionamento proposto – il metodo è sbagliato e Mattarella non rappresenterebbe una inversione di rotta rispetto alle politiche di austerità – certifica definitivamente la morte politica dell’Altra Europa per Tsipras, che fa proprio il ragionamento di Revelli. Difficile non dare ragione a Rodotà, che ritiene impossibile costruire una nuova sinistra politica partendo dai residui partitici esistenti. Anche se prenderanno voti, politicamente sono nulla. Non ne varrebbe neanche la pena accennarne, se non per il fatto che in altri Paesi una sinistra seria mostra di sapersi muovere sul piano politico e culturale (almeno per ora).
2 – Mattarella è certamente il capolavoro politico di Renzi, che in questo modo cresce nelle capacità di governo: il fatto che la politica economica di Renzi sul lavoro sia innegabilmente di destra, come dimostra il Job Act, non può obnubilare l’analisi politica, impedendo di riconoscere in Mattarella molte qualità e nell’operazione della sua elezione una possibilità di reale cambiamento della politica del Pd.
3 – Mattarella è un presidio di onestà e di lotta alla mafia; ha dato un contributo fondamentale alla “primavera” di Palermo; è stato ministro dell’istruzione, dimostrando una filosofia d’azione ben diversa da quella, devastante sotto ogni profilo, della Gelmini; appartiene ad una delle più importanti e coerenti culture politiche italiane, il cattolicesimo democratico, che, seppur venato da tratti di confessionalismo (o forse proprio per questo), ha saputo non piegarsi allo strapotere di Berlusconi, che anzi ha tentato di arginare; è un profondo conoscitore della lettera e dello spirito della Costituzione.
Naturalmente i passaggi politici che lo attendono sono fondamentali, perché in Italia ci si appresta ad una radicale riforma costituzionale ed elettorale proposta da un Parlamento politicamente delegittimato e proteso a creare un’architettura istituzionale strampalata e inefficiente, oltre che oligarchica.

Vedremo quali saranno le scelte che compirà il neo-Presidente. In ogni caso, come cittadino trovo in Mattarella un presidio delle libertà democratiche e il compito ora è quello di costruire le condizioni politiche perché egli lo diventi sempre più, anche contro le derive oligarchiche che emergono dal Pd. È per questo che trovo sia stato un enorme errore politico da parte di M5s essersi tirato fuori dalla partita, in nome di principi di metodo davvero ridicoli.

4 – Sul piano politico la vittoria di Renzi è secca: ha indebolito Berlusconi, ha strapazzato Ncd, ha ritrovato la collaborazione con Sel, ha messo in difficoltà enorme M5S, ha ricompattato il Pd, mettendo in un angolo forse definitivo la minoranza. Ora Renzi è sempre più il dominus della situazione.
Coloro che ritengono tutto questo un mero “teatrino”, teso a rendere sempre più saldo il patto del Nazareno, temo che sbaglino. In ogni caso, l’immobilismo di questo atteggiamento che tende a dare tutto per scontato, dimenticando che la politica è continuo cambiamento, certo non faciliterà una sterzata a sinistra della politica del Pd. Che nei prossimi tempi potrebbe essere chiamato a fare scelte europee per la Grecia e, forse, anche per la Spagna, che potrebbero costituire anche per il nostro Paese l’occasione, per ora solo dichiarata a voce da Renzi, per uscire dalle assurde e reazionarie politiche dell’austerità, che ci stanno portando in rovina.

Non so quale cultura economica abbia Mattarella: certo sì è, in ogni caso, che il Presidente viene da una tradizione politica che, per riferimenti culturali e per prassi di governo, certo non ha fatto del liberismo estremo e delle privatizzazioni un baluardo dottrinario, al contrario di quanto hanno fatto, fino all’altro ieri, gli esponenti della minoranza Pd. [Luca Michelini, Democrazia economica]

 

4 febbraio/ 1917-1918: Dopo Caporetto, la disfatta e la ripresa

isc veroIncontro con Giuseppe Calzati, presidente Istituto di storia contemporanea P.A. Perretta, mercoledì 4 febbraio alle 21 alla Biblioteca comunale di Lezzeno. Per informazioni tel. 031.306970, e-mail isc-como@isc-como.org.

Giornata del riuso

STAMPA2-carto_riusoDomenica 1 febbraio,  a Como nella caserma De Cristoforis, i vari enti associativi  aderenti alla campagna  Meno rifiuti e più valore hanno dato vita alla Giornata del riuso strutturata in due momenti. Per pranzo le persone si sono riunite portando pietanze e bevande da scambiare con gli altri commensali;ma il vero boom di presenze della giornata si è avuto nel pomeriggio quando le associazioni organizzatrici hanno organizzato, con l’aiuto degli scout Agesci e Cngei, laboratori per i più piccoli sul riutilizzo e la sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente. Intanto i grandi hanno partecipato al baratto i o alla donazione di oggetti  alla onlus Si può fare che dà vita ,attraverso il riciclo,a nuove opportunità sia per le persone che per gli oggetti riutilizzati. La giornata ha raccolto un gran numero di persone e ha avuto gli effetti sperati! Il tutto grazie L’isola che c’è e a Rete clima che con il Comune di Como sono riuscite ad organizzare al meglio la giornata del primo febbraio, che forse verrà a primavera. [L.L. ecoinformazioni]

4 febbraio/ Giovanni Gentile al Ciceri

gentileMercoledì 4 febbraio alle 17,30 nell’Aula Magna del Liceo Teresa Ciceri in via Carducci 8 a Como,  Gianfranco Giudice discuterà del suo libro Scritti di Giovanni Gentile [Edizioni Aracne, settembre 2014, 436 pagg., 20 euro, 12 in pdf] con il Nicola D’Antonio e Paolo Ceccoli.

La filosofia ha pensato spesso la realtà come necessaria, qualcosa che è così e non può essere altrimenti. Il discorso filosofico ha cioè voluto in molti casi, ma non tutti e non sempre, cercare l’Assoluto.

Uno dei presuppostidi questa ricerca dell’Assoluto sta nel concetto di epistème (dal greco ἐπιστήμη – stare su, che si tiene su da sé), la certezza indubitabile sulla quale, come su di una roccia inamovibile, ogni conoscenza e ogni pensiero della realtà si fonderebbe.

Aristotele, Kant almeno in parte, la tradizione scettica e una buona parte della filosofia del Novecento hanno inteso la filosofia in altro modo: come ricerca di un’enciclopedia del sapere, come ricerca del senso stesso della ricerca, come ricerca del senso della vita, come analisi del linguaggio o dei linguaggi, come riflessione morale.

La passione verso l’Assoluto è comunque una delle principali attrazioni del discorso filosofico e in Italia nel primo Novecento questa passione è stata coltivata con ardore dal filosofo di Castelvetrano Giovanni Gentile (1875-1944).

Gentile, noto ai più per la riforma della scuola che da lui prende il nome (Riforma Gentile, 1923) fu innanzitutto pedagogista e storico della filosofia, fu anche teorico del fascismo, fascista convinto fino all’adesione alla Repubblica Sociale Italiana, direttore dell’Enciclopedia Italiana, poligrafo e docente universitario nei più prestigiosi atenei italiani, direttore e dirigente della Normale di Pisa e della Bocconi di Milano.

Come si vede dagli incarichi ricoperti fu un uomo ambizioso ed ebbe la carriera brillante che desiderava, ma anche un uomo tragicamente coerente. Condivise le sorti del regime fascista e del suo leader, Mussolini, fino a pagare con la vita la fedeltà a quello che considerava l’ideale nazionale e perciò universale, universale concreto come avrebbe detto lui, del Fascismo in tutte le sue forme. I partigiani che lo uccisero nella primavera del 1944, al di là delle polemiche che suscitò e suscita ancor oggi l’assassinio di un filosofo inerme, uccisero in lui il più alto rappresentante intellettuale del regime che aveva portato l’Italia nel baratro della Seconda Guerra Mondiale.

Gianfranco Giudice, docente di Storia e Filosofia al Liceo Giovio di Como, autore di vari libri tra cui il bellissimo Un manicomio di confine: storia del San Martino di Como [con prefazione di A. V. Sironi e fotografie di G. Angri, Laterza, 2009, pagg. 316, 24 euro], ha pubblicato di recente presso l’editore Aracne di Roma un’antologia degli scritti di Gentile tutta tesa e presentarne la figura e il pensiero.

Della figura abbiamo detto, non ci resta che accennare al pensiero. Di entrambe le cose comunque discuteremo il prossimo 4 febbraio alle ore 17.30 nell’Aula Magna del Liceo Teresa Ciceri con Nicola D’Antonio, dirigente scolastico dell’istituto, quando Giudice ci presenterà il suo lavoro.

Gentile ritenne di aver risolto tutti i problemi della filosofia come teoria generale della realtà affermando che tutto può essere riassunto, compreso, colto o racchiuso nell’atto del pensare.

Qualunque cosa ciò voglia dire, l’atto del pensare, non il pensiero o il pensato, ma il processo stesso del pensare, fuori dal quale non esiste nulla, perché ogni qualvolta affermiamo o neghiamo l’esistenza di qualcosa attiviamo il pensiero, è l’intera realtà senza residui né eccezioni. Insomma l’atto del pensare sarebbe l’epistèmegentiliana.

Ogni filosofia è in un certo senso idealismo, conoscere, filosofare è produrre concetti, idee; ogni scienza è in un certo senso costruzione ideale, le teorie sono astrazioni che permettono agli uomini di controllare la realtà, ma restano astrazioni.

La filosofia di Gentile però pretende di essere la teoria che comprende tutte le teorie fino ad annullarle in sé nel paradosso della sua involuzione, secondo la quale tutto che si può dire in verità lo si può dire solo filosofando e filosofare vuole dire pensare questo processo di pensiero in una spirale infinita da cui, come per un vortice della riflessione, tutte le cose si mostrano agli uomini.

Questo pensiero vertiginoso è stato definito da qualcuno un delirio, mentre altri lo considerano profondissimo e fecondo. Da entrambi i punti di vista il suo fascino, e in un certo senso anche la sua spaventosità,consisteproprio nel fatto che si oppone nella maniera più radicale ad uno degli aspetti più fondamentali della modernità: quello per il quale il pensiero è sempre insufficiente, sempre inadeguato, quello per il quale il legno storto dell’umanità non potrà mai essere raddrizzato, quello per cui il poeta poteva dire che «ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia».

Ecco, a differenza di quanto riteneva Shakespeare, per Gentile non c’è nulla fuori della sua filosofia. [Paolo Coccoli per ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: