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Emergenza umanitaria/ L’Arci: intervenga lo Stato

arcicomoL’Arci di Como chiede l’intervento del governo per l’emergenza umanitaria a Como San Giovanni. La solidarietà non può essere lasciata sola. La straordinaria dimostrazione di solidarietà dell’associazionismo, dell’attivismo politico dal basso e del volontariato comasco non può essere utilizzato dal governo per sfuggire alle responsabilità della gestione della gravissima crisi umanitaria in corso a Como con l’arrivo di migliaia di profughi in fuga da guerre, violenza e povertà. Ora anche il governo deve fare la sua parte. Como non può essere lasciata sola.

Il Comune ha fino ad ora coordinato gli interventi della Caritas, della Croce rossa, della Parrocchia di Rebbio, della Rete Como senza frontiere e degli innumerevoli altri e altre che generosamente si sono attivati organizzando ogni forma di azione positiva, mettendo a disposizione generi di prima necessità, attivando mense come quella della parrocchia di Sant’Eusebio che fornisce già più di 200 pasti alla sera o proponendo ai migranti occasioni di solidarietà culturale come con l’iniziativa animata da Filippo Andreani e da molti altri artisti con l’Arci e la rete Como senza frontiere alla Stazione San Giovanni il 27 luglio e il concerto di Fatoumata Diawara dell’1 agosto alla mensa della parrocchia di Sant’Eusebio. Persino dalla vicina Svizzera, il cui governo è responsabile della ulteriore chiusura delle frontiere in dispregio persino delle Convenzione di Ginevra, è venuto un essenziale contributo con l’associazione Firdaus che assicura quotidianamente un pasto ai migranti mentre anche da altre regioni italiane si è messa all’opera la rete della solidarietà.

L’Arci ha dato il suo pieno sostegno a tutte queste iniziative e alla più ampia informazione sull’emergenza umanitaria comasca e ora, proprio perché è parte di quel tessuto di società civile che fino ad ora ha evitato il disastro e ha dato della nostra città l’immagine positiva che merita, chiede che il governo finalmente si attivi e che venga affrontata la situazione con i mezzi e le professionalità che la crisi peraltro crescente in numero e necessità, richiede. Con lo stesso spiegamento di professionalità, competenza e umanità con cui il prefetto e il questore di Como hanno assicurato la sicurezza alla Stazione San Giovanni con il necessario impegno di uomini e mezzi e con l’ammirevole capacità di gestione di situazioni certo non facili dimostrato dalle forze dell’ordine ora è necessario che il governo rompa gli indugi e prenda atto della gravità della situazione disponendo l’intervento della Protezione civile nazionale. Infatti solo con un’adeguata assunzione di responsabilità del governo, che determinerà risorse e mezzi sufficienti a gestire la situazione, si potrà evitare che con il susseguirsi di arrivi si verifichino problemi sanitari e sociali e si assicureranno pienamente i diritti delle persone transitanti costrette da leggi europee sbagliate a soggiornare in bivacchi attorno alla stazione in cerca di vie di fuga verso il Nord Europa. Lo sviluppo dell’azione governativa non determinerà naturalmente il disimpegno della società civile lariana lasciandole però compiti più idonei di collaborazione, di supporto e di offerta di opportunità aggiuntive e innovative che realizzino pienamente l’accoglienza. I diritti primari chiediamo vengano assunti doverosamente dallo Stato. [Arci provinciale Como]

 

Il cibo, la musica, la città

Alle 18.30 alla stazione e sul prato del piccolo giardino antistante è tutto tranquillo. Le persone arrivate da lontano per cercare di varcare la frontiera e ultimare il proprio viaggio fino in Germania sono molte, di più degli ultimi giorni, e si capisce che sono di più quelle che ci sono rispetto a quelle che si vedono.

Sono quasi tutte molto giovani. I ragazzi giocano: qualcuno tira un paio di calci al pallone, gli altri giocano a pallavolo (o qualcosa di simile); le ragazze sono per lo più sedute sul prato a chiacchierare, a riposarsi, a mettere in ordine le poche, pochissime cose che hanno.

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In molti, semplicemente, aspettano.

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Roberto Maggioni di Radiopopolare intervista i volontari, racconta la situazione in diretta, prepara il pezzo per il giornale della sera.

Nel frattempo alla mensa di S. Eusebio, in via Volta, a poche centinaia di metri, si prepara la cena. Ieri sera sono stati quasi 250 i pasti distribuiti, questa sera probabilmente di più.

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Alle 19 è quasi tutto pronto. A piccoli gruppi, arriva chi ha bisogno di un pasto. Ormai hanno imparato la strada – dicono. Ci mancherebbe altro: hanno fatto migliaia di chilometri per arrivare qui, senza perdersi, nonostante traversie drammatiche e blocchi di tutti i tipi… e si dovrebbero perdere per pochi centinaia di metri…

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Il clima generale è sereno. L’organizzazione quasi naturale. Non c’è efficientismo esagerato ma nemmeno approssimazione. Tutti hanno un ruolo, chi arriva al momento e non sa ancora cosa deve fare, chiede e ottiene risposta.

Il salone del “ritrovo giovanile” di S. Eusebio (così recita l’insegna) dove si mangia è in realtà una sorta di teatrino. Lì si sistema la maggior parte delle persone; al piano inferiore in una sala più piccola si raccolgono bambini e bambine con le madri.

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La sala si riempie in fretta e in fretta si crea la coda di attesa. Tutti sono ordinati, educati, pazienti. Le pentole vuote si sostituiscono, le brocche d’acqua si riempiono, i pezzi di pane continuamente ridistribuiti.

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Sul palco del teatrino una giovane donna con la chitarra elettrica suona e canta: è Fatoumata Diawara, star della musica maliana. Si ha l’impressione che la maggior parte dei presenti quasi non se ne accorga, l’esigenza di una cena calda è ben più impellente che quella di ascoltare della buona musica. Lei non sembra proprio offendersene: il suo sorriso è smagliante e la sua musica è convinta; è il sottofondo giusto per questa situazione singolare: un’assurda commistione di diritti negati, di umanità riaffermata, di esigenze materiali e di aspirazioni ideali, di ingiustizia e di serenità; non è una musica rasserenante, per i toni acidi della chitarra, eppure fa quasi da ninna-nanna per il ritmo ribattuto di questo blues delle origini.

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Intanto la coda aumenta, ma sempre senza nervosismo. Qualcuno trova modo di ingannare il tempo con una partita a calciobalilla.

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Tutte le persone e le realtà presenti, la Caritas, i volontari e le volontarie, stanno facendo quello che è giusto fare. La speranza è che questo impegno non venga inteso dalle istituzioni che dovrebbero fare la loro parte come un alibi per tardare ancora.

Questa parte di umanità non è qui per caso. Dovrebbe bastare un giro alla mensa di S. Eusebio (ma anche in altri posti) per capirlo.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Guarda la galleria delle foto di Andrea Rosso, ecoinformazioni.

Como San Giovanni/ L’amico di Teresa ha un’auto veloce

tracyIn questi giorni Como sta vivendo una situazione straordinaria, data la presenza di numerosi migranti nei pressi della stazione san Giovanni, che sperano di passare tra le maglie di un’Europa blindata e raggiungere la Germania. (altro…)

Emergenza umanitaria/ Sinistra italiana interroga Alfano

luiginobordocelesteDopo la visita a Como San Giovanni è stata  presentata da Franco Bordo e dal capogruppo Arturo Scotto, in rappresentanza di tutto il gruppo parlamentare di Sinistra italiana, l’interrogazione a risposta scritta al ministro degli Interni Angelino Alfano per  conoscere: «Quali interventi urgenti intenda mettere in atto il Ministero dell’Interno per risolvere la complessa situazione presente nella città di Como e in cui versano moltissime persone già in condizioni di grave disagio; Quali azioni intenda il Ministero dell’Interno attuare affinché la prefettura accetti di coordinare le azioni necessarie per l’accoglienza, l’assistenza e il ricovero dei profughi bloccati alla frontiera di Chiasso, azioni che non possono evidentemente ed in alcun modo pesare dal punto di vista organizzativo ed economico sul solo Comune di Como; Quali azioni intenda attivare il Ministero per gli Affari Esteri affinché la Repubblica Elvetica predisponga dei “corridoi umanitari” per i profughi che intendono attraversare il territorio svizzero». Leggi nel seguito per post il testo integrale dell’interrogazione. (altro…)

Prc, Gc e Uds/ Fuori dal tavolo di collaborazione dell’emergenza umanitaria

fabriziosimonaalicestefanoprcNon c’è dubbio che se il Prc, I giovani e le giovani comuniste e l’Unione degli studenti non avessero dato un contributo decisivo di solidarietà, efficienza, organizzazione e presenza continua le prime fasi dell’emergenza umanitaria alla Stazione San Giovanni di Como sarebbero state molto più drammatiche. Non c’è dubbio che per tutti/ e e soprattutto per coloro che hanno una chiara prospettiva di laicità e di impegno politico a sinistra sia stato difficile praticare l’indispensabile necessità di collaborare anche con soggetti non tutti aperti al dialogo e talora gelosi di abitudini, riti burocratici e prassi in grado di perpetrare il controllo di piccoli ambiti di potere e di ostacolare l’efficienza e la trasparenza delle decisioni. (altro…)

Video e foto/ Emergenza umanitaria/ La bella Como/ Distribuite decine di migliaia di note solidali

ComoSenzaFrontiere-Musica02«Alla stazione c’erano tutti», ma, per una volta tradendo De André, non «per salutare chi portò l’amore nel paese», ma per dare il benvenuto a chi scappando all’orrore ha fatto un po’ rinascere anche Como stimolandone le energie migliori. (altro…)

27 luglio/ Non di solo pane vive l’uomo/ Alla stazione distribuzione di musica solidale

Andreani Live 591Non sono molte le cose belle da ricordare dell’Expo milanese, territorio corrotto e corruttore, dedicato a un tema decisivo in modo strumentale e truffaldino. Tra esse il padiglione della Santa sede con la sua capacità di porre con forza, scrivendolo sull’edificio stesso, che l’umanità non è solo cibo e rifugio, ma molto di più, affetto, condivisione e amore per i fratelli e le sorelle, essere parte di una sola popolazione, quella umana.

Per questo è così importante l’iniziativa animata stasera da Filippo Andreani, dall’Arci  e da Como senza frontiere per regalare suoni solidali ai migranti accampati in stazione. Per questo è così importante e segno della vitalità della città della solidarietà che tanti musicisti abbiano aderito (Musica spiccia, Sulutumana, Lelecomplici, Potage, Luca Ghielmetti e tanti e tante altre). Non sarà un concerto, sarà un dialogo, tanto diretto da essere musicale. Perché l’accoglienza è condivisione e contaminazione di culture, musica e letterature, politica e umanità, colori e emozioni, tonalità e poesia. Certo occorrono anche mense, servizi igienici, dentifricio e coperte. Ma senza la solida base delle note che più di ogni altra cosa sanno esprimere l’identità e l’unicità della specie umana non sarà mai sufficiente neppure la migliore organizzazione degli interventi per l’emergenza profughi alla stazione San Giovanni che per noi dovrebbe essere pubblica, statale e comunale insieme, lasciando alle tante organizzazioni che oggi meritoriamente se ne occupano il compito di aggiungere non di costruire impropriamente l’ossatura di ciò che è indispensabile. È singolare che le diverse reti attive sul territorio, mostrando inevitabilmente difficoltà non colmabili con la buona volontà, debbano occuparsi di gestire servizi vitali che invece andrebbero affidati alle istituzioni con adeguate risorse (oggi negate dallo stato),  professionalità e capacità organizzative  mentre è trascurato il versante culturale che pure è essenziale per la costruzione di un mondo nuovo senza  guerre, violenze e povertà. Fare anche solo un piccolo passo verso un nuovo mondo possibile (e urgente) come quello dei musicisti che il 27 luglio alle 21 suoneranno a San Giovanni sarà affrontare finalmente anche dal punto di vista culturale le grandi marginalità in modo non solo emergenziale, ma strutturale. Perché da millenni sappiamo che non di solo pane vive l’uomo e se si pensa che si debba fornire ai profughi solo pane si sta, anche senza volerlo, affermando che essi non sono persone, ma solo bocche e stomaci da sfamare. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

27 luglio/ Emergenza umanitaria/ Diritto alla musica/ Con Andreani anche Sulutumana, Potage, Le fleurs des Maldives, Il baule dei suoni e altri

filippoAndreaniSe il primo essenziale dovere di una città solidale  è  offrire riparo, pasti, presidi sanitari, adeguate strutture igieniche, informazioni sui diritti e condizioni dignitose ai migranti, non è meno importante dare accoglienza culturale e ricreativa. Per questo un gruppo di musicisti lariani su invito di Filippo Andreani, d’intesa con l’Arci, ha pensato di offrire ai profughi e ai/alle volontari/e della Stazione San Giovanni qualche momento di evasione e di gioia. (altro…)

Emergenza umanitaria/ Alla tenda Melting pot

header_logoDue redattori di Melting pot Europa a Como dal 25 luglio si sono offerti per fare il turno di notte il 26 luglio alla tenda della Cri gestita dalla Caritas. Sul sito del progetto e nei video che seguono le loro prime impressioni sulla situazione comasca.

 

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