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Letteratura e migrazione/ Per non farsi governare dalla paura

giovioletteratura e migrazioneDi umanità e accoglienza, di vita e rinascita e lettere e parole e gesti: di mani tese l’una verso l’altra; di questo si è parlato con Eraldo Affinati e don Giusto della Valle lunedì 18 allo Spazio Gloria, il tema la migrazione, la speranza, la letteratura; questo il filo conduttore della giornata che ha visto testimonianze di vita e di viaggio creare un tutt’uno con la parola scritta di Affinati, con le storie narrate nei suoi romanzi e con l’appello all’introspezione di don Giusto. (altro…)

Video/ Letteratura e migrazione

giovioletteratura e migrazioneSi è svolta il 18 aprile allo Spazio Gloria la giornata  Letteratura e migrazione. Il convegno si è sviluppato con una serie di relazioni svolte da Marzio Caggiano, Bruno Magatti, Eraldo Affinati, Don Giusto. E’ seguito il dibattito al quale hanno partecipato gli studenti del Giovio. Nel pomeriggio l’iniziativa è proseguita con la proiezione di Timbuctù e l’intervento di Claudio Fontana. Già on line l’articolo di Marisa Bacchin e tutti gli altri video di Vanessa Magni.

Guarda tutti gli altri video di Vanessa Magni dell’iniziativa sul canale di ecoinformazioni.

Cimiteri marini/ Il piano di Renzi contro i migranti

barconeMigration Compact: il piano italiano proposto all’Unione Europea per militarizzare la migrazione nei paesi africani. Alla tragedia di un anno fa, in cui più di 800 migranti perdevano la vita in mare, si aggiungono quelle di oggi: circa 400 persone, perlopiù somale, sono annegate durante la traversata dall’Egitto all’Italia e altre sei sono state trovate morte in un gommone in avaria proveniente dalla Libia.

Eppure non bastano. Non scioccano, non indignano. In questo triste anniversario, anziché offrire vie d’accesso legali e sicure, unico mezzo per fermare le stragi e i trafficanti, l’ossessione dei governi europei ed italiano resta quella di fermare le persone che vogliono varcare le nostre frontiere.

Una ossessione che si basa essenzialmente su due assunti.  Il primo tutto politico e legato alla ricerca del consenso (o, meglio, all’ansia di perderlo): dimostrare che si fa sul serio nel voler fermare il flusso dei migranti, alimentando esplicitamente l’idea che l’invasione ci sia e che quindi siano necessarie misure di protezione. Il secondo, legato al primo, è l’idea che l’arrivo di poco più di un milione di persone in un anno per un continente (l’UE a 28) con più di 500 milioni di abitanti, rappresenti un numero troppo alto, un’invasione appunto.

A partire da queste due ‘verità’, la soluzione che emerge dal Consiglio degli Affari Esteri iniziato in Lussemburgo e dal Migration Compact proposto dal Governo Italiano è solo quella di  sigillare le frontiere, respingere, bloccare prima degli arrivi.

Con questo intento, Renzi invia una lettera a Tusk e alla Commissione dove si propone di assumere a modello il vergognoso accordo Ue-Turchia per il piano di gestione della migrazione: accordo con i paesi di origine e transito africani per bloccare i migranti. Il piano – denominato dal premier ‘Migration compact’-  sposa in pieno l’idea dell’accordo con Erdogan di delegare a terzi la responsabilità di gestione delle nostre frontiere, senza alcuna attenzione al rispetto dei diritti umani, facendo una pericolosa amalgama tra sicurezza e immigrazione, ed alimentando pericolose e opache collaborazioni con dittature.

Nel Migration Compact l’interesse è rivolto ai paesi Africani che verranno scelti sulla base del loro ruolo nelle rotte migratorie. L’UE proporrebbe di istituire un fondo europeo per gli investimenti nei paesi terzi, prevedendo una stretta collaborazione con le imprese italiane ed europee. Sul piano delle offerte c’è anche quello della collaborazione al rafforzamento della sicurezza delle frontiere africane.

Dal canto loro  gli Stati Africani si dovrebbero impegnare a controllare le proprie frontiere terresti e marittime, partecipando anche alle operazioni di salvataggio. Ritorna poi l’idea dei centri di selezione tra migranti e richiedenti asilo quando sono ancora lontani dalle coste italiane.

Asse portante del piano italiano anche la politica di rimpatri, con un coordinamento e finanziamento europeo.  Un capitolo a parte è dedicato alla Libia. A un Paese con campi di detenzione in cui si pratica la tortura, l’UE dovrebbe affidare lo screeening tra migranti economici e richiedenti asilo.

L’Arci, che opera un costante monitoraggio delle politiche di esternalizzazione italiane verso i paesi di origine e transito dei migranti, denuncia l’idea base del  Migration Compact e i rischi che comporta una militarizzazione della gestione della migrazione che moltiplicherà le violazioni dei diritti fondamentali, senza fermare le morti alle frontiere. L’Italia si allinea così ai governi che hanno scelto la chiusura e l’intolleranza,  con un cinico piano di esternalizzazione delle frontiere e di ricerca del consenso sulla pelle di migliaia di persone. [Arci Report]

Video/ Di ritorno da Idomeni: dalle migrazioni all’accoglienza

Incontro Da Como a Idomen tuttowebi

Nella sala del cardinal Ferrari gremita da cittadini e cittadine, si è svolta , il 15 aprile, con l’introduzione di Anna Merlo  e la testimonianza sulla drammatica situazione nella “Rotta balcanica” di MIchele Luppi,  l’iniziativa Da Como a Idomeni. Sono seguiti   gli interventi di Roberto Bernasconi e di Emanuele Cantaluppi e la presentazione della Carta dell’accogienza di Caritas-Acli, illustrata da Marco Servettini e da Luisa Seveso. Alle relazioni è seguito un partecipato dibattito nel quale è intervenuto anche don Giusto Della Valle.

Già on line alcuni video dell’iniziativa, presto on line sul canale di ecoinformazioni tutti gli altri.

Accoglienza vera, non sfruttamento/ Ecco la Carta

Nondisolopane

Non basta sfamare e dare un giaciglio. C’è da cominciare a accogliere davvero, c’è da ragionare sul come farlo, c’è da prepararsi a farlo per molte più persone di quelle fino a ora arrivate, in realtà ancora pochissime. E c’è da contrastare il malaffare e l’abuso di chi si arricchisce speculando su chi fugge da guerre, violenze e povertà, spesso alla radice della nostra stessa ricchezza. (altro…)

5, 6 e 9 marzo/ Fuocoammare e storie di migranti allo Spazio Gloria

FuocoammareÈ un Orso d’oro meritato a un film decisamente attuale, quello vinto da Gianfranco Rosi al Festival del cinema di Berlino 2016. Fuocoammare racconta di Lampedusa, dalla terraferma al mare; racconta di quest’isola nel Mediterraneo, vissuta da pescatori e da migranti in fuga da guerre, terrore e fame, di chi ce l’ha fatta e di chi si è perso in mare. Un film che tutti dovrebbero vedere e su cui tutti dovrebbero riflettere, in un momento storico dove l’intolleranza e la paura rischiano di sopraffare, questo film è un invito a ripartire dai diritti e dalle libertà contro chi pensa di ricostruire le frontiere. Come ha dichiarato lo stesso Rosi alla premiazione di Berlino: «Per la prima volta l’Europa sta discutendo seriamente alcune regole da fissare, io non sono contento di ciò che stanno decidendo. Le barriere non hanno mai funzionato, specialmente quelle mentali. Spero che questo film aiuti ad abbattere queste barriere».

Arci Xanadù ha quindi deciso di portare Fuocoammare nella sala dello Spazio Gloria a Como alle 21 di sabato 5, domenica 6 e mercoledì 9 marzo.

Nella serata di sabato 5 marzo inoltre, la proiezione sarà preceduta dall’intervento di don Giusto Della Valle, parroco del quartiere di Rebbio a Como, un passato da missionario in Africa, sacerdote da sempre impegnato sui temi dalla solidarietà e dei diritti, che ha da tempo aperto la porta della sua casa e della sua parrocchia “all’accoglienza”; e dalla testimonianza di Stephen Asare (Ghanese), di sua moglie Beatrice (Nigeriana) e dei figli Margaret e Micheal arrivati qualche anno fa a Lampedusa dalla Libia, dove hanno sostato per qualche settimana e che ora vivono insieme a molti altri profughi della comunità di Rebbio.

Nella stessa serata interverrà per l’Arci Walter Massa, coordinatore commissione nazionale Arci diritti migranti, richiedenti asilo e politiche antirazziste; e verrà presentato l’opuscolo realizzato da Arci e Rete della conoscenza Saperi di frontiera.

L’opuscolo mira a decostruire i “luoghi comuni” sui migranti, i cui arrivi vengono sempre più rappresentati in maniera distorta e strumentale, creando ostilità nei confronti dei profughi, e più in generale degli stranieri, peggiorando continuamente il clima delle relazioni all’interno delle comunità.

Info www.spaziogloria.it

[Jlenia Luraschi, per Arcireport]

Cesareo/ Attenzione e controlli su chi fa accoglienza

cesareoAncora una volta il Consiglio comunale affronta (come dire di striscio, svogliatamente) temi rilevanti, che invece sarebbero la priorità assoluta della sua azione politica, nell’inconsueta e inadatta cornice delle dichiarazioni preliminari, svolte spesso a sala vuota e incomprensibilmente marginalizzate e tenute fuori dal Consiglio comunale vero e proprio dal bizzarro regolamento vigente.

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Magatti: a Como tutti accolti i minori non accompagnati

stopspeculazionepersoneUno dei passi dell’intervento di don Giusto della Valle all’incontro del 17 gennaio per la Giornata della Pace ha fatto riferimento alle difficoltà dell’accoglienza a Como nella quale si possono infiltrare malfattori che non svolgono con serietà e competenza il compito che viene loro assegnato limitandosi alla fornitura di vitto e alloggio. Don Giusto ha sottolineato anche il fatto che Como ha perso la sua struttura di accoglienza per i minori non accompagnati e sembra che nessuno se ne preoccupi. Bruno Magatti, assessore alle Politiche sociali del Comune di Como così risponde a queste sollecitazioni: (altro…)

Squarciare il velo/ La denuncia di don Giusto e una lettera per cominciare

don giusto della valleDon Giusto della Valle, intervenendo all’incontro Vinci l’indifferenza conquista la Pace, il 17 gennaio all’Astra [vedi il video], ha denunciato che «Quando c’è indifferenza, qualcuno ci fa gli affari. C’è un passo del Vangelo che dice “I figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce” quando una società sonnecchia i malfattori ci fanno gli affari. E se noi dormiamo altri non dormono.(…). Como accoglie profughi, circa 1300 persone, ci sono poche realtà che accolgono piccoli numeri e grosse realtà che accolgono grandi numeri. Inviterei a visitare questi luoghi per verificare quanto italiano si è imparato (…). Quali sono i frutti e quali i risultati? (…) I soldi escono qualcuno li incassa che cosa aggiungiamo come risultato. (..) Secondo me il profugo, come da convenzione con con l’ ente accogliente, è trattato come persona cui riempire la pancia, a cui dare un posto letto caldo dare genericamente qualche istruzione rispetto alla lingua italiana. Il problema di fondo è che l’Italia vede il profugo non come persona da accogliere e a cui fare una proposta formativa qualifica, piuttosto una persona nei confronti della quale ci si limita a dar da mangiare. In questo vuoto legislativo che c’è gli scaltri ci fanno gli affari e milionari anche nella nostra città di Como. Quanti giornalisti vanno a visitare gli appartamenti in cui vivono i profughi? Nessuno.(…) Como aveva anche un centro di Prima accoglienza per i minori non accompagnati. È stato chiuso. Ci interessa venga riaperto? (…) Occorrono proposte alternative.

 

Squarciare il velo dell’indifferenza

Sul tema della qualità dell’accoglienza e della possibilità che essa diventi business a danno delle persone e sulla necessità che si accertino con accuratezza le caratteristiche e i reali servizi offerti senza nascondere con l’emergenza le necessità di onestà e civiltà pubblichiamo la lettera firmata che abbiamo ricevuto.

«Nelle scorse settimane, mi è capitato di andare a far visita a un conoscente presso la Comunità Il Pane di Elia, in Via Grossi, a Como. Mi ha colpito la mancanza di pulizia e la scarsa presenza di personale: Per poter uscire sono dovuta andare a cercare qualcuno che mi potesse aprire il cancello, che, peraltro, al momento dell’ingresso avevo trovato aperto. Durante la visita ho avuto la sensazione che gli ospiti fossero parcheggiati nei locali, anche nell’ingresso, senza riservare loro alcuna attenzione. I degenti sono anziani (tra loro anche qualche sacerdote) e malati psichici.

Successivamente alla visita, scopro che nella struttura sono o sono stati ospitati anche giovani profughi.

Mi chiedo: come è possibile una tale promiscuità, negativa per tutti? Quali sono i parametri a cui, secondo le direttive legislative, ci si deve attenere, da un lato in materia di norme igienico-sanitarie, e dall’altro in termini di accoglienza dei profughi?

Inoltre, uno dei profughi ospitato presso la struttura di Via Grossi, e ora presso un altro centro, è stato ricoverato per alcuni giorni in una struttura ospedaliera, per seri motivi di salute. Il personale medico e paramedico se ne è preso cura con grande professionalità e umanità, ma nessun operatore della cooperativa, presso la quale è ospite, gli ha fatto visita. Uno dei medici del reparto ha suggerito che i parenti degli altri pazienti lo ‘adottassero’ a turno per fargli compagnia. Per giorni, gli è stata somministrata una dieta per musulmani, senza accertarsi che  fosse cristiano. Per noi, ‘nero’ e profugo significa per forza di cose musulmano? In realtà, qualche volta sì, qualche altra no. Questo fatto, in sé banale, evidenzia la totale mancanza di assistenza da parte della cooperativa nei confronti del ragazzo e, di conseguenza, l’inesistenza di una mediazione culturale (se non erro, prevista per legge) tra il ragazzo seriamente malato e l’ospedale.

Mi auguro che si possano migliorare queste situazioni, anche attraverso un maggiore coinvolgimento dei singoli cittadini, chiamati a denunciare situazioni anomale, e  delle istituzioni, preposte al controllo e alla tutela dei diritti di tutti coloro che vivono sul territorio del nostro paese. Cordiali saluti». [Lettera firmata]

 

 

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