Orrore

Assopace Palestina/ Indagare Ursula von der Leyen per complicità

«Il 22 maggio la Corte Penale Internazionale (Cpi) è stata ufficialmente chiamata a indagare Ursula von der Leyen per complicità. Esistono ragionevoli motivi per ritenere che il sostegno incondizionato a Israele della Presidente della Commissione Europea – militare, economico, diplomatico e politico – abbia permesso i crimini di guerra e il genocidio in corso a Gaza.

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La Corte internazionale di giustizia/ Israele cessi la carneficina, permetta i soccorsi

La Corte Internazionale di Giustizia ordina a Israele di fermare immediatamente le operazioni militari a Rafah. “Israel must immediately halt its military offensive, and any other action in the Rafah Governorate, which may inflict on the Palestinian group in Gaza conditions of life that could bring about its physical destruction in whole or in part.”

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25 maggio/ La via maestra è la Pace

La Via Maestra, tutti a Napoli il 25 maggio. Appuntamento in piazza Dante per una nuova manifestazione promossa da oltre cento associazioni, tra cui l’Arci, a sette mesi dalla mobilitazione di ottobre. L’Arci di Como mette a disposizione grazie alla collaborazione della Cgil posti per raggiungere Napoli, andata e ritrno nella giornata del 25.

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Richiesta arresto per Netanyahu, Gallant e Hamas

Il procuratore capo della Corte Penale Internazionale ha chiesto alla Corte di emettere un mandato di arresto per il Primo Ministro israeliano Netanyahu e per il Ministro della Difesa Gallant per “crimini di guerra e contro l’umanità”. Sono accusati di numerosi reati connessi all’assedio di Gaza, fra i quali l’aver affamato e aver massacrato deliberatamente la popolazione civile.

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Non solo sapori palestinesi, lotta contro l’orrore

La dodicesima edizione di Humussiamo insieme per Gaza 2024 a Ossuccio il 19 maggio non è stata solo occasione per gustare piatti tradizionali palestinesi come negli anni scorsi, ma è diventata appuntamento che, oltre alla gastronomia, ha proposto bancarelle, musica, testimonianze. Oltre 250 persone al pranzo palestinese, ancora altre passate nel pomeriggio. Molti i partecipanti al flash mob.

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No alla Fiocchi, alla guerra e alle sue banche

Mille e più manifestanti tra cui moltissimi giovani hanno attraversato Lecco il 18 maggio con slogan contro la Fiocchi, le fabbriche di armi, le banche armate e per protestare contro il genocidio del popolo palestinese. Accanto al collettivo dell’Assemblea permanente contro le guerre sono sfilati il coordinamento Stop al genocidio, delegazioni venute da Milano, Bergamo, Genova e Torino.

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11 maggio/ Cessate il fuoco!

Sabato 11 maggio alle 18 a Como in piazza della Pace (già nota come piazza Vittoria). Cessate il fuoco! L’angoscia per l’orrore della guerra che in queste ore con l’invasione israeliana del valico di Rafah e il blocco di ogni canale per gli aiuti umanitari alla popolazione di Gaza sembra non avere limite spinge anche le nostre organizzazioni alla mobilitazione per il cessate il fuoco!

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Rete Italiana Pace e disarmo/ Basta armi a Israele

Anche la Rete Italiana Pace e Disarmo, con le sue aderenti, si unisce alla voce di oltre 250 organizzazioni di tutto il mondo (una coalizione globale di attivisti per i diritti umani, esperti sul commercio di armi, operatori sanitari, organizzazioni di base, attivisti per il clima, leader religiosi, giornalisti, movimenti, accademici, professionisti legali e studenti) che chiedono di fermare tutti i trasferimenti di armi, parti e munizioni utilizzate per alimentare la crisi a Gaza.

A sette mesi di distanza dagli efferati attacchi di Hamas e nelle ore in cui il Governo israeliano ha deciso di iniziare l’invasione militare via terra tramite il valico di Rafah (quindi di fatto chiudendo l’unico passaggio di aiuti umanitari verso Gaza) continua a levarsi con forza la voce della società civile internazionale che chiede passi concreti per un “Cessate il fuoco” a partire dallo stop di tutte le forniture militari.

Una volontà espressa con chiarezza nell’appello sottoscritto da oltre 250 organizzazioni internazionali a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite affinché smettano di alimentare la crisi a Gaza, scongiurando ulteriori catastrofi umanitarie e perdite di vite civili, interrompendo immediatamente il trasferimento di armi, parti e munizioni a Israele e ai gruppi armati palestinesi. Armamenti che corrono un alto rischio di essere utilizzate per commettere o facilitare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario o dei diritti umani. I bombardamenti e l’assedio di Israele stanno privando la popolazione civile delle basi per la sopravvivenza e, in queste ore più che mai, stanno rendendo Gaza inabitabile. Oggi la popolazione civile di Gaza si trova ad affrontare una crisi umanitaria di gravità e portata senza precedenti.

Il documento della società civile internazionale è stato rilanciato lo scorso 2 maggio con una “Giornata di mobilitazione internazionale” che oggi viene rafforzata: ”I bombardamenti e l’assedio di Israele stanno privando la popolazione civile del minimo indispensabile per sopravvivere e stanno rendendo Gaza inabitabile” si legge nella lettera congiunta “oggi la popolazione civile di Gaza si trova ad affrontare una crisi umanitaria di gravità e portata senza precedenti”. 

A fronte di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiede un cessate il fuoco, il governo di Israele continua a usare armi e munizioni esplosive in aree densamente popolate, con enormi conseguenze umanitarie per la popolazione di Gaza. L’attività militare israeliana ha distrutto una parte sostanziale delle case, delle scuole, degli ospedali, delle infrastrutture idriche, dei rifugi e dei campi profughi di Gaza. La natura indiscriminata di questi bombardamenti e la tipologia sproporzionata di danni ai civili che essi causano abitualmente sono illegali e possono costituire crimini di guerra. Con l’aggravarsi della crisi, alimentata dalla proliferazione delle armi, è indispensabile chiedere che i Governi di tutto il mondo (Italia compresa) non si rendano complici di queste violazioni del diritto internazionale trasferendo armi a Israele. L’impegno assunto dalla società civile mira dunque a mobilitare una solidarietà globale e a chiedere atti di responsabilità e umanità ai governi coinvolti nel commercio di armi. 

“Tutti gli Stati hanno l’obbligo di prevenire i crimini di atrocità e di promuovere l’adesione alle norme che proteggano i civili – evidenzia la Rete Italiana Pace e Disarmo – per cui insieme a tutte le altre organizzazioni firmatarie di questo Appello chiediamo alla comunità internazionale di tenere fede a questi impegni“. La Rete rilancia dunque le richieste della campagna globale “Control arms” di cui fa parte, affinché siano rafforzate le norme internazionali sul controllo del commercio di armi che anche l’Italia ha sottoscritto. In tal senso il Trattato sul commercio delle armi (ATT) è chiaro: qualsiasi trasferimento di armi, munizioni, parti e componenti che rischiano di essere utilizzate a Gaza è suscettibile di violare il diritto umanitario internazionale e, pertanto, deve cessare immediatamente. 

Ormai è evidente come solo un cessate il fuoco duraturo potrà fermare l’ulteriore perdita di vite civili e garantire che aiuti sufficienti arrivino a chi ne ha bisogno. Ed è questo il punto centrale delle richieste della coalizione #CeasefireNOW, a partire dalla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’impatto devastante dei trasferimenti di armi sui diritti umani, in particolare nella Striscia di Gaza, dove i civili sopportano il peso maggiore della violenza. Occorre dunque:

– Fermare tutti i trasferimenti di armi, parti e munizioni utilizzate per alimentare la crisi a Gaza.

– Chiedere che i responsabili delle violazioni del diritto umanitario internazionale e dei crimini di atrocità siano chiamati a risponderne.

– Esortare i Governi a non essere complici delle continue violazioni del diritto internazionale, adempiendo ai loro obblighi legali e garantendo un cessate il fuoco permanente. Ora, con urgenza.


#StopSendingArms #CeasefireNOW

Israele si prepara a attaccare Rafah

Mentre si sviluppa il giallo delle versioni dei documenti per il cessate il fuoco con l’accettazione da parte di Hamas del documento dei mediatori e con Israele che non fa sapere nulla salvo ribadire la volontà di continuare comunque la guerra. Purtoppo non resta che la notizia dell’inzio delle operazioni di invasione israeliana a Rafah con l’imposizione alla popolazione di scappare non si sa dove e quindi l’ipotesi di un ulteriore sterminio appare del tutto probabile.

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