Tutto concorre al genocidio/ Istraele vieta le colture per distruggere le culture

Domenica 4 agosto 2024 presso la stazione ferroviaria di Brenna il collettivo Costruiamo il movimento comasco per la Palestina e i Giovani palestinesi d’Italia hanno animato un ventaglio di attività di informazione e sensibilizzazione a favore della causa palestinese.

All’appuntamento hanno partecipato una cinquantina di persone: per lo più giovani membri, non solo locali, delle realtà promotrici o di organizzazioni vicine e sensibili, ma anche singole persone e alcune famiglie. A seguito di laboratori nel verde e una cena conviviale, il cuore della serata è stato la proiezione, riuscita nonostante difficoltà di natura tecnica e anche politica – determinate quest’ultime dagli attriti che la tematica genera anche tra realtà apparentemente affini – del documentario Foragers.

Si tratta dell’opera della artista e regista Jumana Manna che descrive il pretestuoso e feroce contrasto da parte dello Stato di Israele alla raccolta delle erbe spontanee e selvatiche da parte dei Palestinesi nei territori occupati. In nome della tutela dell’ambiente, nonostante sia appurato che proprio la mancata raccolta, nonché la conseguente alterazione degli equilibri ecosistemici, determinino un indebolimento delle colture di tali piante, si colpiscono pratiche secolari essenziali tanto per la dieta quanto per la cultura e l’identità degli autoctoni palestinesi. I raccoglitori di erbe come l’akkoub e lo za’atar sono perseguitati alla stregua di trafficanti di stupefacenti e colpiti da centinaia di procedimenti giudiziari. Pur nella finzione artistica, le scene, girate ad hoc o d’archivio, sono efficaci tanto nell’adombrare una violenza che non è mai messa in mostra nella sue più cruente manifestazioni, ma che si percepisce chiaramente in tutta la sua durezza e strutturale inesorabilità, quanto nel trasmettere inequivocabilmente e senza gli orpelli (presenti altrove) che l’occupazione israeliana corrisponde in modo compiuto alla più classica delle dinamiche coloniali. In una questione non già di lana caprina, ma di flora campestre, passa una guerra di annientamento, oggi genocidiaria, che molto ha da condividere con le politiche scellerate del Fondo monetario internazionale o della Banca mondiale nei paesi soggetti al neocolonialismo. Nella Palestina dove le piante sono dichiarate in via d’estinzione solo quando il loro uso è estraneo ai circuiti da cui il capitale trae profitto e cessano di esserlo quando a sfruttarle sono aziende che praticano l’agricoltura industriale assistiamo a un totalitarismo diverso da quelli novecenteschi, un totalitarismo in salsa occidentale: quello del libero mercato. Il quale non è affatto libero, ma gerarchico, articolato su base etnica e nazionale, ben armato, senza alcuna remora morale, devoto solo al denaro.

A conclusione della serata ha dato un contributo al dibattito Tareq Tamimi, architetto, ricercatore, membro dei Giovani Palestinesi d’Italia. Egli, sollecitato da interventi e considerazioni dei presenti, ha evidenziato come le realtà palestinesi che effettivamente si adoperano per la tutela dell’ambiente, ad esempio custodendo i semi delle antiche specie locali, sono osteggiate dallo Stato di Israele e persino inserite nella lista delle organizzazioni terroristiche. Una dinamica implicitamente tollerata se non addirittura avallata dall’Unione europea, che si fida ciecamente delle patenti di legalità elargite discrezionalmente dal governo sionista nell’accordare o meno i propri ingenti fondi alla cooperazione.

L’invito che si può evincere dall’intera serata, e che è stato posto esplicitamente in conclusione nel rilanciare la mobilitazione per la sopravvivenza e la libertà della Palestina, è quello di ampliare gli orizzonti dell’indagine individuale e collettiva, se davvero si vuole conoscere la condizione di oppressione del popolo palestinese. Persino l’erba del campo non è indifferente al regime di apartheid. Tutto concorre al genocidio. E, di conseguenza, ovunque si possono aprire conflitti per fermarlo. [Abramo Francescato, ecoinformazioni]

About The Author

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza

Scopri di più da [Arci - Giornalismo partecipato]

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere