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Cessate il fuoco permanente!

La fragile tregua ottenuta per #Gaza è il frutto di una lunga mediazione internazionale, ma servono un cessate il fuoco permanente e una vera soluzione politica per una prospettiva concreta di pace e giustizia. #Arci aderisce e promuove l’appello di EMERGENCY NGO, Assopace Palestina, Mediterranea Saving Humans e LƏA – Laboratorio Ebraico Antirazzista. Leggi e firma l’appello! (link nel primo commento)

3 dicembre/ La meta è la Pace/ Da Cantù a Como

La meta è la Pace, camminando insieme per raggiungere Porta Torre a Como, passando da Cucciago, Senna e Albate, la manifestazione di domenica 3 dicembre inizia alle 9 da Piazza Marconi a Cantù per arrivare dopo un lungo percorso a Piazza della Pace (già nota come Vittoria) a Como e mette al centro l’ecumenismo, la possibilità di stemperare le differenze e evitare, per avere il massimo consenso possibile, ogni conflitto con coloro che la Pace la impediscono. Per questo nel manifesto (riportato nel seguito) non c’è neppure la richiesta di cessate il fuoco, né di cessare l’invio di armi italiane ai paesi belligeranti, ma un più generale appello a evitare morti in Palestina, in Israele, in Ucraina in Russia, in altri paesi. La manifestazione alla quale ha dato un significativo contributo l’associazione Assalam, vittima dell’oscurantismo religioso della Lega, vede riunito a sostenerla il centrosinistra canturino sia partiti che liste civiche, molte associazioni di terzo settore canturine e alcune organizzazioni provinciali sempre presenti per la Pace come l’Arci, le Acli e l’Anpi. Per evidenziare il senso politico e civile super partes dell’iniziativa è stata inserita nel manifesto una frase di Liliana Segre che ha ricevuto anche la cittadinanza onoraria di Cantù.

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ecoinformazioni 692

Care lettrici, cari lettori, eccovi il nostro 692 che raccoglie gli articoli dedicati alle iniziative che abbiamo seguito in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere. Manifestazioni, incontri culturali e molto altro che continuano a far riflettere tutte e tutti noi su come capitalismo, oppressione, colonialismo e patriarcato siano facce della stessa medaglia.

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Cronaca di un maschio caucasico dell’Arci

«Care compagne, cari compagni, ieri ho avuto la fortuna di poter partecipare ad un appuntamento che credo e spero segnerà un punto di passaggio tra il prima e il dopo la 106 vittima della violenza maschile che in questo caso si chiamava Giulia.

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Video e foto/ Più o meno tutto bene

La sera del 24 novembre, al circolo Arci Mirabello di Cantù, l’associazione Penta di Mariano Comense ha presentato il libro di Sara Vidè Più meno bene, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne. A fare l’intervento principale è stata la presidenta di Penta, Rosaria Battaglia. [Guarda l’album di foto della serata di Beatriz Travieso Pérez, ecoinformazioni]

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In 30.000 anche a Milano contro il patriarcato

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne anche a Milano, in Largo Cairoli, una marea si è raccolta per ricordare le vittime di femminicidio di quest’anno e per fare rumore. Una rabbia diffusa che non chiede solo provvedimenti istituzionali ma una rivoluzione culturale.

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Marea transfemminista a Roma

Non poteva essere un 25 novembre come tutti gli altri: l’omicidio di Giulia Cecchettin ed il conseguente clamore mediatico avevano creato un clima di tensione troppo alto per pensare ad una manifestazione rituale. Infatti, i numeri del corteo contro la violenza sulle donne dicono che circa mezzo milione di persone ha attraversato Roma da Circo Massimo a piazza di Porta san Giovanni in una delle due iniziative femministe nazionali (l’altra è stata a Messina); cinquecentomila donne, ragazze, soggettività non conformi, ma anche uomini e ragazzi che, animati da amore e rabbia, hanno tinto di rosa e nero le strade della capitale d’Italia.

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Intrecciat3/ Non è mai un raptus!

Ci sono momenti in cui il silenzio è eloquente, pesante come un macigno. Ci sono altri momenti in cui servono voci, parole, rumore assordante: in piazza San Fedele, venerdì 24 novembre, questi sono stati più forti del brusio quotidiano.
Il presidio in piazza organizzato dalla rete Intrecciat3 ha coinvolto molte persone: forse l’eco degli ultimi femminicidi è stato così forte da aver destato qualche coscienza in più, scuotendo da un torpore indolente con colpi di tamburo, parole affilate. Quelle della rete stessa, quelle dei titoli di giornali cambiati per restituire una visione non colpevolizzante di chi è vittima di violenza, quelle delle Donne in nero, capaci di sottolineare la necessità di espungere la brutalità della guerra dalla storia, quelle di Elena Cecchettin, lette durante il presidio, e quel lungo, doloroso elenco di nomi di donne vittime di femminicidio nel 2023.
E soprattutto, quel «minuto di rumore» per Giulia Cecchettin e tutte le altre donne uccise, protrattosi molto più oltre dei canonici sessanta secondi, trasformato in un urlo, sofferto e liberatorio insieme: «No, non è mai un raptus!».

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25 novembre/ Arci/ La rivoluzione è la cura

Tutta l’Arci è sconvolta per la mostruosità dei femminicidi e delle guerre dove il corpo delle donne è usato come “campo di battaglia” o “bottino di guerra”, ma sceglie di trasformare dolore e rabbia in azione. All’orrore rispondiamo, ogni giorno, in ogni circolo, laboratorio di una società differente, con l’attivismo, l’impegno culturale e politico pacifista, femminista, transfemminista. 

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