Il settimanale

ecoinformazioni 742

Le distorsioni del racconto mediatico. La via maestra è la democrazia. Con questo spirito ha sfilato il corteo a Roma il 17 ottobre: con la convinzione che cambiare le cose sia possibile, che la partecipazione collettiva possa ancora incidere sul presente e costruire un futuro diverso. La protesta pacifica, la dimensione interregionale e la partecipazione multigenerazionale hanno caratterizzato la manifestazione, riunendo persone di età e provenienze diverse sotto il segno della Costituzione, dei diritti e della giustizia sociale.

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ecoinformazioni 741

La via maesta dell’ambientalismo. E se ci credessimo davvero alla possibilità dell’ecologia politica? Non si tratterebbe solo di riprendere l’insegnamento prezioso di Giovanna Ricoveri, ma si dovrà osare molto di più per contrastare una diffidenza oramai radicata verso la politica, l’unica alternativa all’egoismo sociale e alla tendenza a costruirsi in mondo a misura di se stessi, delle isole apparentemente felici ma devastate da egoismi dominanti.

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ecoinformazioni 740

Benvenut3/ Avrete già notato in tante occasioni di promozione sociale dell’Arci le nuove energie che si sono sviluppate da settembre. Sono i/le nostri/e servizio civilist3

che per (almeno) un anno saranno impegnati nel progetto dell’Arci e daranno un contributo essenziale al ruolo sempre crescente che l’associazione ha nel territorio, che registra un costante e notevole incremento di circoli, attivist3, volontari3 e azioni e ha chiuso l’anno sociale con l’aperture di altri due nuovi circoli e circa 8500 soci in provincia. Nel contesto di guerre, genocidi, fascismo rampante di governo, ingiustizia sociale e ambientale ricordo che iscriversi al circolo Arci ecoinformazioni, proprietario di questa testata e animatore dell’attività giornalistica che in essa svolgiamo, concorre allo sviluppo del nostro progetto di giornalismo partecipato.

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Ecoinformazioni 739

Forse la fotografia può essere una delle forme più empatiche di giornalismo partecipato. Il fotografo è spesso nella scena, talora a pochi centimetri dal soggetto protagonista della storia. Certo ci sono anche i teleobiettivi ma essi spesso non sono “etici”, rubano immagini a persone inconsapevoli. Così il Festival della fotografia etica di Lodi è ogni anno un’occasione formativa per fotografi e giornalisti. Certo ha un costo: l’orrore che traspare da molte foto segna l’animo, ma può anche convincere sulla necessità di prosegurie a occhi aperti nel lavoro di raccontare dalla parte delle vittime. In questo numero Il giro di mostra dedicato al Festival – come al solito – presenta l’insieme di alcune mostre in modo parziale – solo per farsi un’idea – viste passandovi senza poter sostituire la necessità per comprenderle di visitarle. Ed è bello presentarvi in questo stesso numero i primi reportage della nostra nuova redattrice Mingma Yangzi Sherpa [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

ecoinformazioni 738

Villa Guardia, provincia di Genova. Quando 25 anni fa partì per volontà del Forum comasco del terzo settore Primaverafesta da cui qualche hanno dopo nacque la Fiera de L’isola che c’è avevamo ben chiaro che solo la politica e la capacità di pensare globalmente e agire localmente avrebbe permesso di costruire un distretto di economia solidale a Como.

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ecoinformazioni 737

Impossibile essere veramente italiani senza essere antifascisti. La buona notizia è che a Bagnasco (Alpi Marittime, provincia di Cuneo, mille abitanti) l’incontro Partigiani e contadini in Alta Val Tanaro ha registrato una partecipazione del tutto inaspettata, per quantità e qualità. Niente retorica, niente bandiere, niente fanfare da amarcord, niente slogan urlati. I sindaci di Bagnasco, Priola, e Ormea, così come gli studiosi della Resistenza qui invitati, di questa valle conoscono di persona uno per uno i cittadini, e raccontano quest’area strategicamente cruciale nella lotta di liberazione con competenza ma anche con familiarità e autentico affetto.

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ecoinformazioni 736

Sarebbe assurdo se mentre si legge della sconvolgente avanzata del partito nazional socialista in Germania che con oltre il 44 % costituisce una minaccia per l’umanità, ogni voce, persino quella pur lillipuziana di ecoinformazioni, non si ponesse il problema di come contribuire alla resistenza. In questo numero diamo conto dell’Altra Cernobbio che abbiamo organizzato con Sbilanciamoci e la Rete Pace e disarmo nella quale si è certamente costruito qualche tassello di alternativa alla cultura sociale e politica delle destre che contemporaneamente trovavano nuove e deleterie intese contro le persone al Forum Ambrosetti. E’ stata un’edizione particolarmente ricca e densa e per l’Arci, per ecoinformazioni in particolare, davvero straordinaria. Ma il contesto è drammatico, l’emergenza è conclamata e sono necessarie nuove radicalità, innovazioni, coraggio. Credo che sia richiesta anche a noi non solo la scelta irreversibile della convergenza tra idee differenti ma antitetiche alle destre dilaganti, non solo la capacità di far convergere la cosiddetta società civile in una comune lotta di libertà e civiltà come è accaduto per il referendum costituzionale. Occorre abbandonare l’antitesi azione dal basso e dal vertice che nasconde una distruttiva tendenza a considerare la politica della rappresentanza e quella dei movimenti e degli individui come incapaci di stringere patti non solo elettorali di azione comune. Ma occorre anche osare di più e far convergere la necessaria azione per la radicale trasformazione delle istituzioni e la necessaria acquisizione del potere con l’altrettanto urgente trasformazione culturale. Occorre unire formale e informale. L’Arci può farlo, può farlo ecoinformazioni. E con lo spettacolo Ho visto un re che ha concluso in Gloria l’Altra Cernobbio ci abbiamo provato e ci sembra di aver indicato una strada percorribile. Trovate tutto in queto 736 del nostro settimanale. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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ecoinformazioni 734

L’immagine fuori dal tempo
Ne fissa il sorriso
Mentre offre semplici fette d’anguria
Insieme a tanti
Alla mensa di Sant’Eusebio
Nell’agosto primo ristoro
A chi giungeva qui a Como
Da molto lontano
Senza esser turista.

Dieci anni sono passati
E a tanti hai offerto
Lo sguardo e il sorriso
E sostegno per andar avanti
E accogliere concretamente

Come cosa buona e normale.
Ci lasci, ci manchi
Uno per uno ed insieme
Aprendoci all’empatia
Cerchiamo come possiamo
Di rendere Como più umana
.

[Claudio Fontana, in memoriam di Marta Pezzati]

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ecoinformazioni 732

Grazie Maurizio. “Maurizio”. O anche “Aliffi” come lo chiamavamo a scuola, usando quella pessima abitudine di riassumere in un cognome tutta la relazione. Conosco Maurizio dagli anni Settanta. Stesso liceo, stessa sezione, lui una classe di meno, ma le porte delle classi nella sede “provvisoria” di via Mentana erano una di fila all’altra e le pareti di cartongesso si bucavano senza problemi. Stesso liceo, stessi amici, stessi impegni, anche politici. Bassa forza, si intende: i leader erano altri (il maschile è d’obbligo e non sovraesteso). Persino stessa musica. Sì, abbiamo persino suonato insieme, ma non c’era storia da questo punto di vista, io – noi – arrivavamo sì e no a un arpeggio, lui era già di una bravura sconcertante, però non si è mai tirato indietro e ha sempre suonato con noi, alzando il livello. Ma non siamo mai stati capaci di imparare davvero. 
E quella disponibilità di adolescente non l’ha mai smessa: se proprio non poteva partecipare se ne scusava. “Umile” qualcuno l’ha definito, ed era sicuramente così, ma era l’umiltà dei grandi, davvero. Di chi sa.
Mille volte ci siamo ripetuti, dopo averlo ascoltato, che avrebbe meritato ben altra fama e – persino – ben altro successo. Ma lui continuava ad essere, davvero, quello di sempre, capace di passare dagli accordi di una canzone “di lotta” (stonata da tutti gli altri), al rock,, allo stile manouche, al jazz, alle canzoni portoghesi e via così. Solo alcuni flash, che non posso dimenticare. Schifo di Peter Schneider, insieme alla voce di Stefano Bresciani e alle percussioni di Francesco D’Auria: un pugno nello stomaco, con tutta l’eleganza di tre grandi amici. E poi il ricordo in musica di un altro grande amico – Cesare Sibilia, in cui avevo voluto inserire anche la chitarra e le percussioni di Maurizio e di Francesco, perché Cesare amava Bill Frisell sopra ogni altro e a loro avevo chiesto proprio di suonare almeno un pezzo del grande chitarrista americano. E poi ancora il duetto con la musica di Django Reinhardt, insieme a Flavio Minardo, regalato più di una volta sul palco del Gloria proprio per ecoinformazioni.

Ma lo so, lo sappiamo bene, che Maurizio è molto di più. E che ogni ricordo è parziale (cioè personale). Ma lui no, non era parziale: si ricordava persino di aver suonato con un disastro come me, e lo ricordava senza sarcasmo.

Grazie Maurizio. Tu e la tua musica – la nostra musica – siete e sarete con noi. [Fabio Cani, ecoinformazioni] [Foto di copertina Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni. Adiemus, Song of Sanctuary in Santa Brigida il 31 maggio 2024. Nella foto Maurizio Aliffi con Francesco d’Auria].

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