Pietro Caresana

L’inizio dell’autunno dell’ambiente milanese

Oltre 3000 persone, quasi tutti/ e studenti, hanno attraversato Milano per lo sciopero globale per il clima indetto da Fridays for future. La manifestazione si è svolta nella mattinata venerdì 24 settembre e ha visto i partecipanti sfilare in corteo da largo Cairoli fino alla Biblioteca degli alberi in piazza Gae aulenti.

L’iniziativa era particolarmente sentita perché si è tenuta ad una settimana esatta dal primo dei due cortei che animeranno il capoluogo lombardo l’1 ed il 2 ottobre, in corrispondenza con le giornate conclusive del meeting internazionale pre-Cop (la conferenza delle nazioni unite sul cambiamento climatico).
Come sempre negli scioperi indetti da Fff, la componente studentesca è stata predominante, ma il vero triste protagonista era ovviamente il pianeta Terra. La crisi ambientale è sulla soglia dell’irreparabile e le speranze di salvare la situazione sono appese ad un filo: opportunità però concretissima e che consiste in un immediato calo del consumo energetico e in una conversione ecologica reale e fatta nell’interesse del pianeta e della popolazione.

La Cop26 che si terrà in Scozia a Novembre sarà forse l’ultima occasione in cui le superpotenze mondiali potranno svincolarsi dalla logiche del profitto e dalla sudditanza agli interessi economici per dare una svolta al futuro del globo.
I segnali però non sono incoraggianti, a partire dall’Italia stessa: tra Tav, Pedemontana e Transadriaticpipeline non sembra che l’ecosistema sia in cima all’agenda politica nazionale. Inoltre, non ci sono segnali significativi di una qualche volontà di abbandonare i combustibili fossili in favore di risorse alternative.

I problemi ambientali sono però solo un nodo di una rete sistemica che si radica nel perdurare delle disuguaglianze, nella fame insaziabile di denaro che caratterizza il capitalismo e nel disinteresse della politica verso la creazione di un mondo sostenibile non solo sul piano ecologico ma anche su quello sociale ed economico.
Per rendere pienamente evidente questo aspetto, il corteo ha fatto tappa di fronte all’agenzia delle entrate. Sotto il ministero di Cingolani, le bollette sono aumentate del 40%. Questo non è solo uno smacco al pianeta Terra, dato che si pagano le estrazioni di gas e combustibili fossili inquinanti; è anche un grave danno alle tasche dei cittadini meno abbienti e in generale ad una popolazione che è in uscita da una crisi pandemica che ha fatto coda a quella economica. Inoltre, è anche dimostrazione della totale sudditanza rispetto a paesi che, se non fornissero all’Occidente le risorse di cui necessita per mantenere il proprio insostenibile stile di vita, non si esiterebbe ad accusare di violazione dei diritti umani.

Per esprimere tutto il proprio dissenso verso questa dinamica, dei manifestanti vestiti da operai sfruttati ed oppressi dal padrone hanno simbolicamente aperto un viadotto (un tubo pieno di combustibile) da cui si è sollevata una nube di fumo che solo la chiusura dello stesso ha interrotto. È stato poi srotolato uno striscione inneggiante al fatto che è chi inquina che deve pagare, non i comuni cittadini.
Il messaggio è chiaro: posto che bisognerebbe ragionare tempestivamente su modi di produzione energetica alternativi, chi decide di distruggere il pianeta non può pensare di trarne anche profitto a danno della popolazione.

Terminato il corteo, la focalizzazione sul tema climatico a Milano resterà massima, soprattutto per la componente studentesca. Anche i giovani, infatti, sono coinvolti nel cambiamento: oltre alla Cop26 a Glasgow, nell’autunno meneghino si terrà anche la YouthCop, la versione “giovane” della conferenza internazionale sul clima. Ragazzi e ragazze, il cui futuro è attualmente a serio rischio, sono dunque chiamati a prendere parola personalmente riguardo la crisi climatica e le sue soluzioni. Studenti e studentesse non possono restare esclusi in un momento così importante, né hanno intenzione di esserlo: da qui nasce la mobilitazione che interesserà Milano tra il 28 settembre ed il 2 ottobre.
Ci saranno infatti l’Eco social forum dal 28 al 30 settembre e due manifestazioni: l’1, con studenti e studentesse da tutta Italia e rappresentanti della lotta climatica tra cui Greta Thunberg, e il 2 ottobre, dove saranno le associazioni a dover dire la propria. Giochi di parole a parte, il clima a Milano si prospetta estremamente caldo. [Pietro Caresana, ecoinformazioni] [Guarda qui tutte le foto dell’iniziativa]

24 settembre/ Sciopero per il clima con vista pre-Cop

Nella mattina di venerdì 24 settembre si terrà uno sciopero globale per il clima, indetto da Fridays for Future, con un corteo che partirà da Largo Cairoli a Milano alle 9.30.
L’iniziativa, nata ispirandosi alle proteste pacifiche di Greta Thunberg, si inserisce quest’anno in una mobilitazione più ampia, legata alla Pre-Cop, che si terrà nel capoluogo lombardo tra il 30 settembre ed il 2 ottobre.

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2 luglio/ Pride/ L’Arci c’è

Venerdì 2 luglio, dalle 15, anche a Como si terrà un Pride. Dopo anni di assenza, il 2 il prato di Giardini a Lago di fronte al Tempio voltiano (via Marconi) sarà animato da bandiere arcobaleno e drag queen in un pomeriggio di festa e lotta per i diritti Lgbtqia+.

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Culturattiva/ Un dialogo con Benedetta Tobagi

Culturattiva, la serie di presidi organizzata da Unione degli studenti per riportare al centro della società arte, cultura e socialità, ha visto la sua conclusione venerdì 4 giugno. L’ultima iniziativa ha visto due ospiti d’eccezione: Benedetta Tobagi, storica che ha tenuto una lezione sullo stragismo nero degli Anni di Piombo, e Chiara Zanisi, violinista.

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4 giugno/ Culturattiva/ Benedetta Tobagi e l’Italia di Piombo

Si concludono venerdì 4 giugno i presidi di Culturattiva, che per cinque settimane ha animato piazza Verdi a Como con musica, arte e riflessioni sullo spazio e la creatività negate nella società contemporanea. Per l’ultimo pomeriggio è attesa un’ospite d’eccezione: Benedetta Tobagi, storica e giornalista.

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Culturattiva/ Musica oltre la censura

Il quarto presidio Culturattiva, organizzata da Unione degli studenti Como, ha portato in piazza una pesante denuncia nei confronti del Comune, colpevole di aver ostacolato in ogni modo un concerto organizzato dai/dalle studenti, fino a renderlo impossibile. Contro quella che è stata vissuta come una censura, Uds ha comunque invitato chiunque volesse a suonare e ha organizzato un pomeriggio di musica nonostante l’assenza di amplificazione.

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Culturattiva/ Una mostra in piazza Verdi

Una piccola mostra davanti al teatro Sociale di Como è stata allestita per il terzo presidio di Culturattiva, la serie di presidi organizzati da Unione degli studenti Como per rimettere al centro della società la cultura. L’idea portante dell’iniziativa, come di tutta la serie di Culturattiva, è quella di andare controcorrente rispetto ad una società che mettendo al centro produzione, capitale e consumo marginalizza e trascura l’arte, che dovrebbe invece essere un pilastro fondante della realtà.

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Culturattiva/ Danza e arte

Venerdì 21 maggio dalle 15 in piazza Verdi avrà luogo il terzo pomeriggio di Culturattiva, la serie di iniziative organizzate da Uds Como, Tuc e Amac per rimettere al centro della vita comasca cultura e socialità.
Temi del terzo presidio saranno arte e danza.

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A Como per la pace e i diritti in Palestina

Anche Como è scesa in piazza per chiedere la cessazione delle violenze israeliane sul popolo palestinese e la tutela dei diritti umani nei territori occupati. Almeno 300 persone, molte delle quali seconde e terze generazioni di origine araba e mediorientale hanno manifestato domenica 16 maggio pomeriggio in piazza Cavour.

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Arcigay/ Non un passo indietro

[Foto Dario Onofrio, ecoinformazioni]

Almeno 150 persone si sono radunate in piazza Cavour, nel pomeriggio di sabato 15 maggio, per Legge Zan e molto di più: non un passo indietro. Il presidio chiedeva l’approvazione definitiva e senza emendamenti del ddl Zan, contro l’omobitransfobia e l’abilismo e si è inserito in una mobilitazione nazionale di Arcigay, che ha animato e colorato numerose città in tutta Italia.

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