storia

Castello Baradello, un nuovo museo

baradelloMuseo archeologico, Parco Spina Verde e Soprintendenza hanno lavorato per una nuova esposizione, «I lavori sono ormai in fase di ultimazione» annuncia il Comune di Como.

«Presto i visitatori potranno finalmente ripercorrere la storia della nostra città grazie ai reperti che verranno esposti all’interno dell’antica torre – spiega una nota di Palazzo Cernezzi –. L’intervento, promosso dal Parco Spina Verde in collaborazione con il Museo archeologico di Como e la Soprintendenza archeologia della Lombardia, prevede di trasformare il Castello in una sorta di “Torre del Tempo”, con un percorso interno che spazia dalle origini di Como fino ai giorni nostri».

«I reperti archeologici, finora conservati nei depositi del Museo Archeologico “Paolo Giovio”, sono stati trasferiti al Castello nei giorni scorsi e vengono ora disposti in apposite vetrine che saranno accompagnate da didascalie messe a punto dal Museo di concerto con la Soprintendenza – si spiega –. I reperti archeologici provengono dagli scavi condotti al Baradello dall’architetto Luigi Mario Belloni negli anni Settanta, a cui si aggiungono gli interessanti materiali recuperati nel corso delle campagne di scavo condotte successivamente negli anni 2008-2010 sotto la direzione dei Musei civici di Como, su concessione del Ministero».

«Queste nuove ricerche hanno previsto un approccio moderno e multidisciplinare e hanno portato importanti risultati – prosegue e precisa la nota –. Si sono potute approfondire le conoscenze sulle fasi più antiche del Castello, che possono ormai essere datate con certezza all’età altomedievale (V-VI sec. d.C.). È stata inoltre identificata una cerchia muraria più esterna che circondava e proteggeva il complesso fortificato, in aggiunta alle altre due finora note. Gli studi sono ancora in corso ma alcuni dei risultati sono già stati divulgati anche su riviste scientifiche internazionali. L’esposizione consentirà di condividere i dati raccolti con la cittadinanza, con i turisti e con gli studenti, valorizzando pienamente i materiali restituiti dagli scavi, che acquistano un maggiore significato ora che sono esposti nel loro luogo di origine». [md, ecoinformazioni]

Il Monumento ai Caduti di Erba: restauro e approfondimento

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Il centenario della prima guerra mondiale sta dando anche nel territorio comasco i primi frutti concreti: un rinnovato interesse per quelle tragiche vicende conduce a volte alla valorizzazione di elementi memoriali di grande pregio.

È il caso di Erba, dove il Monumento ai Caduti, realizzato secondo il progetto di Giuseppe Terragni e inaugurato nel corso del 1932 (a quasi quattordici anni dalla fine del conflitto!), è stato oggetto di un attento lavoro di restauro, curato dall’architetto Marco Ortalli, per preservarlo dal degrado e garantirne la conservazione, restauro inaugurato nella serata di ieri, 2 luglio.

Caratterizzato da un radicale inserimento nel paesaggio, il Monumento di Erba sorge sulla collina nei pressi della villa Mainoni e della chiesa prepositurale, ed è introdotto da una lunga e scenografica scalinata. In cima, un ambiente aperto da un porticato accoglie il sacrario, a sua volta sormontato da uno spazio erboso cinto da un’esedra in pietra viva.

Interessante per la sintesi profondo tra elementi tradizionali e proposte d’avanguardia, il Monumento rischiava il deperimento per la scarsa manutenzione (non solo degli elementi in muratura, ma anche di quelli naturali, come la doppia fila di cipressi a fianco della scalinata), oggi scongiurato dal comune sforzo di enti pubblici, club di servizio e soggetti privati.

Un risultato che è stato sottolineato con molta soddisfazione e anche un po’ di enfasi dai molti discorsi inaugurali. Certo un po’ più di considerazione per le vicende storiche non sarebbe stata fuori luogo: il sacrificio dei caduti nella prima guerra mondiale è stato ripetutamente collegato alla “riconquista della libertà” (forse confondendosi con l’esito della lotta di Liberazione al termine dell’altra guerra mondiale, la seconda…) e poche parole sono state dedicate all’immane tragedia di quel conflitto, dove inutilmente perirono in Europa milioni di vite (anche il pontefice Benedetto XV, regnante in quegli anni, la definì “inutile strage”), una tragedia che si riflettè su ogni regione italiana (in provincia di Como i morti furono circa  9000) e di cui i Monumenti ai Caduti sono un’importante traccia di ricordo.

Maggiore sforzo di approfondimento è stato dedicato al Monumento di Erba in una mostra, inaugurata subito dopo la cerimonia al Monumento, allestita nella vicina Villa Candiani.

Curati da Alberto Novati e Aurelio Pezzola, i pannelli propongono un’interpretazione simbolica del manufatto che, superando la retorica patriottarda, lo ricollega agli archetipi più profondi della cultura umana. Con le belle fotografie di Giovanni Colosio e l’efficace impaginazione di Giovanna Saladanna, l’esposizione si propone di rafforzare la consapevolezza dell’importanza culturale della collina erbese dove sorge, oltre a Monumento, anche il Teatro Licinium.

La mostra, accompagnata anche da un catalogo con numerosi saggi, è visitabile fino al prossimo 4 novembre (orari: martedì e giovedì dalla 16 alle 18.30, sabato dalle 15 alle 18.30). [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Un momento dell’inaugurazione

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Una sala della mostra col plastico del Monumento ai Caduti

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29 giugno/ L’ex-fabbrica “Martinetta”. Storia, realtà e futuro a confronto

Martinetta_Locandina Convegno_29 giugno 2015_Inaugurazione della mostra «dedicata al lavoro didattico e di ricerca svolto dal Politecnico di Milano sull’area della “ex Martinetta” di Rovellasca», lunedì 29 giugno dalle 9 nella ex-scuola “Milite Ignoto” in piazza Risorgimento 9 a Rovellasca, «per illustrare ai cittadini e alle istituzioni politiche, economiche, sociali ed educative del territorio le soluzioni progettuali di reinterpretazione degli spazi industriali dismessi di quest’area». Nel pomeriggio visita guidata all’ex-fabbrica Martinetta.

 

«Il compendio produttivo della ex fabbrica Martinetta, l’azienda di Rovellasca attiva nel settore tessile comasco dagli anni ’30 agli anni ‘90, ha stimolato le riflessioni dei giovani architetti del Politecnico di Milano, i quali, nell’ambito del Laboratorio di progettazione degli interni e conservazione del costruito dei proff. Michele Ugolini e Rossana Gabaglio del Dipartimento di architettura e studi urbani, hanno svolto un interessante lavoro di ricerca immaginando i possibili sviluppi futuri dell’area – precisa un comunicato del Parco del Lura –. L’insediamento produttivo, oggi frazionato e occupato solo parzialmente, continua ad occupare una porzione strategica del territorio, trovandosi al centro di una fitta rete di scambi tra Como e Milano, possibili sia su gomma che su ferro, nonché affacciata sulla valle del torrente Lura, dove si snoda l’itinerario di fruizione del Parco del Lura». [md, ecoinformazioni]

14 giugno/ Seconda passeggiata storico-botanica nel parco del Sant’Anna

cittadellasaluteIl Comitato Cittadella della salute e l’Azienda ospedaliera San’Anna invitano alla seconda passeggiata botanica che si svolgerà domenica 14 giugno 2015 nel parco del vecchio ospedale Sant’Anna con ritrovo alle 9.30 davanti all’ingresso di via Colonna a Como.

Il percorso botanico sarà guidato da Emilio Trabella (paesaggista, storico dei giardini). La ricostruzione storica e San Carpoforo saranno presentati da Fabio Cani (storico, presidente di Arci-ecoinformazioni, fondatore della Nodo libri). La visita alla mostra dei progetti urbanistici sul comparto Sant’Anna sarà introdotta da Antonella Pinto (architetto del Comitato Cittadella della salute).

Oh ragazza dalle guance di pesca…

EVENTO ANPI A LURAGO_4_06_15(2)All’incontro Le donne nella resistenza italiana, organizzato dall’Anpi, dal comune di Lurago Marinone e dall’Associazione nazionale ex deportati del 4 giugno moderato Giuseppe De Luca dell’Anpi Seprio con il giornalista Dario Venegoni e il responsabile dell’Aned Leonardo Visco-Gilardi.

Bisognerebbe lasciare parlare i protagonisti, quando si toccano temi di questo tipo. Se poi avessi una storia da raccontare, e la capacità di farlo come Dario Venegoni, il primo a prender parola, basterebbe questo. Ma mi permetterò, da ragazzo e giornalista apprendista quale sono, di iniziare da un’altra angolatura.

Giovedì sera era una sera calda, di quelle che non portano il ben che minimo sollievo dopo una giornata di sole. Ed ecco che, parcheggiata la macchina in centro a Lurago, vedo un gran numero di ragazzi. Vanno tutti al famoso birrificio, giusto a due passi dal comune, dove si svolgerà l’incontro che voglio seguire. Un presentimento piega le mie labbra in un lieve sorriso: chissà se qualcuno, per sbaglio, per curiosità, si azzarderà a sedersi nella sala dove si parlerà in onore del Settantesimo della liberazione. Ma nonostante il ritardo la sala è deserta, solo dopo qualche minuto prendono posto sui sedili imbottiti diversi rappresentanti di un’altra generazione. L’incontro inizia mezz’ora dopo.

Confesso che, se avessi ricevuto un messaggio in quella prima mezz’ora, avrei tentennato di fronte alla possibilità di una birra tra amici. Avrei commesso un errore, perché, come ho già detto, l’incipit dell’incontro è stato quanto mai avvincente. Tanti ragazzi vivono un certo rifiuto per la storia, ma sono tutti affamati di storie, di questo sono sicuro. Si tratta solo di come catturare le loro orecchie, perché non tutti hanno la pazienza richiesta da un romanzo russo, di attendere la zampata che appassiona a cento pagine dall’inizio. Fare un incontro in piazza, nell’oratorio del paese, volantinare davanti al birrificio stesso. Dare ai ragazzi il minor numero di alibi possibili per non esserci, perché si parla pur sempre non di “quel tempo”, ma di un tempo “terribile e magnifico”.

Quel tempo terribile e magnifico. Lettere clandestine da San Vittore e dal Lager di Bolzano è il titolo del libro di Dario Venegoni. La protagonista è sua madre Ada e le sue parole. Il tempo terribile e magnifico è la resistenza, dove non conta chi sei, conta solo il tuo impegno giorno per giorno, parafrasando Ada. Il libro inizia con una lettera che sua madre rivolge al fratello dell’autore, nato nel ‘47, per far memoria al neonato della giovinezza della donna, e di un tempo dove si è sentita realizzata nella lotta. Nel 30’ si laurea in medicina a Milano, un lavoro da uomini, come certificano i dati che parlano di 5 ragazze che si laureano in medicina nel 1936. Milano, per una ragazza di Trieste, per una provinciale, è un ambiente molto vivace. Tanti incontri, il sentirsi emancipata, con i suoi pregi e le sue paure. E poi l’incontro con il segretario del partito socialista Lelio Basso e la scelta di mettersi al servizio della resistenza. Diffonde un giornale, alcuni opuscoli, fino al momento in cui dovrà scegliere di fuggire e darsi alla clandestinità. È in questo momento, quando non ha nulla, che si realizza davvero. La sua è una vita piena, come quella di tante donne, le stesse che all’indomani della guerra otterranno il diritto di voto.

Ada viene trovata e arrestata. Dal carcere di San Vittore prima, e nel lager di Bolzano poi, fa uscire le lettere che giungeranno a Lelio Basso a Milano, anch’egli costretto alla clandestinità. E’ incredibile l’organizzazione clandestina che si sviluppa, la stessa Ada riorganizza all’interno i prigionieri. Ogni giorno, da un campo gestito dalle SS, c’era la possibilità di far uscire delle lettere. Non perde mai il suo stile, “quasi fosse seduta sul divano” scherza Dario, una caratteristica riscontrata in molti scritti femminili. Una forza che da una cella infima del lager, con affianco compagni torturati che morivano, non fa perdere alla sua penna la sua ironia sottile, la sua voglia di non prendersi sul serio. Un lavoro d’astrazione, uno slancio continuo verso l’avvenire, un’ancora che la tiene attaccata alla vita. Non c’è difficoltà nel raccontare questi giorni ai suoi figli, il cortile del carcere di San Vittore è dove ha conosciuto il loro padre, partigiano anch’egli. Tutti i bambini devono sapere dove si sono conosciuti i propri genitori …

Leonardo Visco-Gilardi, presentando il libro Un evangelico nel lager, scritto da Giorgio Bouchard e Aldo Visco-Gilardi, ha raccontato un’altra storia di una donna resistente, sua madre. Nel ‘30 la libreria di suo padre a Milano, punto di riferimento per gli antifascisti, viene abbattuta dal duce e dalle necessità del regime. Nel ‘40 si spostano a Bolzano, dove l’italianizzazione forzata e violenta della regione offriva molto lavoro. L’8 settembre del 44 l’Alto Adige viene annesso al terzo Reich, e la sua famiglia inizia a coordinare un gruppo di assistenza. Si tengono i collegamenti con Milano, si offre appoggio agli 80 evasi dal campo di Bolzano, fino a che il padre viene arrestato, e solo grazie ai risultati della guerra la sua condanna a morte non viene eseguita. Sua moglie ha il merito di mantenere i contatti con Milano dopo gli arresti, e di non trasmettere mai l’angoscia ai figli. Le Ss maschiliste sottovalutano la forza delle donne, è anche per questo che perdono.

L’incontro si è concluso con un dibattito a oltranza, arricchito da interventi e di ulteriori aneddoti degli oratori.

Quel tempo terribile e magnifico è anche la giovinezza in se. C’è un gran divagare, molti tentativi di prolungare il tempo all’infinito, tentativi di non far terminare la spensieratezza. Ma c’è anche una tremenda necessità di realizzarsi, di risposte concrete, di storie e idee che come fili invisibili muovano i gesti quotidiani. C’è tanta voglia di prendere scelte radicali, anche se ora il male che si ha di fronte è meno definito di un regime fascista. Bisogna reinventare la resistenza, servono “persone che a narrare riescano, la mia vita all’età che tu hai ora”, e “ragazze dalle guance di pesca” che la ascoltino, dibattano, agiscano, parafrasando la canzone Oltre il ponte. [Stefano Zanella per ecoinformazioni]

5 giugno/ Ricostruito l’identikit di Isiuret

IsiuretPresentazione, durante la Settimana egizia, venerdì 5 giugno alle 21 al Museo archeologico Paolo Giovio in piazza Medaglie d’oro a Como, dei risultati delle indagini storiche e delle ricerche scientifiche sulla mummia della sacerdotessa Isiuret con Isabella Nobile, conservatrice del Museo, e Davide Porta, responsabile tecnico Laboratorio di antropologia e odontologia forense – Università degli Studi di Milano.

 

«È su Isiuret, infatti, che venne effettuata la prima Tac a una mummia in Italia, nel 1990 – ricordano da via Vittorio Emanuele II –. Le tecniche di indagine radiografica hanno dato un grande contributo all’antropologia, in particolare nello studio delle mummie: fratture, calli ossei e caratteristiche antropologiche possono essere indagate anche se racchiuse in un corpo disidratato. È però l’invenzione della Tac e la sua applicazione in campo antropologico che ha permesso un ulteriore passo avanti, consentendo di osservare anche i tessuti molli e di individuare particolari che prima sarebbero sfuggiti: tumori, ascessi, fratture e importanti informazioni sulla tecnica di mummificazione. Questo studio non invasivo ha permesso quindi di effettuare un identikit della sacerdotessa che altrimenti non sarebbe stato possibile».

Grazie ai dati raccolti: «È stato possibile ricostruire a figura intera il personaggio di Isiuret. Stabilita la posizione cisiurethe avrebbe dovuto assumere, il personaggio è stato realizzato scegliendo come modello una ragazza con le stesse caratteristiche fisiche della sacerdotessa, una donna di trent’anni, alta circa 1,60 metri e in buona salute. Le parti del corpo coperte dal vestito sono state realizzate in schiuma uretanica mentre per le parti a vista è stata utilizzata una resina, colorata in un secondo momento. Il volto, modellato in creta, è anch’esso in resina».

Per il Comune si tratta di «una delle ricostruzioni più innovative e complete in Italia» dato che sono stati ricreati con l’aiuto di costumisti, archeologi ed egittologi «tutti gli oggetti indossati tradizionalmente da una sacerdotessa di Iside» e precisamente: «L’abito in lino con la foggia tipica del suo rango, il collare usekh, il cono di profumo sul capo e i sandali, fino ad arrivare alla ricostruzione del sistro, strumento musicale che ne attesta lo status sociale». [md, ecoinformazioni]

Gli eroi sono tutti giovani e belli/ mostra a Como

La mostra “Gli eroi son tutti giovani e belli”, dedicata alle vicende dell’antifascismo e della resistenza fino alla Liberazione, che è stata eposta il 2 giugno durante la festa di “Costituzione resistente”, è ancora in visione in città, grazie all’impegno della Sezione Soci di Como di Coop Lombardia:

  • sino a sabato 6 giugno 2015 presso l’ U.C.C. di Albate,
  • da domenica 7 a sabato 13 presso il supercato Coop di Via Giussani.

La mostra è stata realizzata da ANPI Milano, ANPI Monza e Brianza, FIAP, Fondazione Giuseppe di Vittorio, Fondazione Aldo Aniasi,Fondazione Elio Quercioli, con la collaborazione di Fondazione ISEC e Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, e la sponsorizzazione di Alleanza delle Cooperative Italiane, Coop Lombardia, CGIL-Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, CISL, UIL.

In sintesi gli argomenti della mostra:

  1. Anni Neri: nazifascismo in Europa

Cronistoria semplice e sintetica degli avvenimenti che hanno portato all’affermazione del Nazifascismo e delle iniziative autoritarie in Europa.

  1. Anni 30-40: l’inizio della seconda guerra mondiale

Gli avvenimenti che hanno scatenato la guerra e la narrazione dell’escalation di violenza che ha portato alle stragi e alle deportazioni.

  1. 1943 l’armistizio e l’inizio della lotta per la liberazione

La fuga dei vertici militari, lo sbandamento dell’esercito, l’occupazione tedesca e l’inizio dellla Resistenza.

  1. 1944 La Resistenza cresce

L’organizzazione politica, sociale e militare, la lotta armata contro l’oppressione nazifascista e l’affermazionedei principi di libertà e sovranità.

  1. I giovani della Resistenza

L’esperienza nel microcosmo partigiano come educazione alla democrazia e apprendistato politico.

  1. Le forme della Resistenza femminile

I gruppi di difesa della donna e i ruoli fondamentali della figura femminile nella lotta quotidiana per il sostegno ai combattenti e per la conquista della libertà.

  1. 1943-1945 Il ruolo degli scioperi operai nella lotta contro la guerra e il nazifascismo

Le rivendicazioni sociali, l’opposizione civile, l’azione militare come tratto distintivo della Resistenza italiana e traino per la liberazione del Paese.

  1. Il 25 aprile 1945 La liberazione e la vittoria delle forze partigiane

Il ruolo centrale delle formazioni Partigiane e degli operai nella lotta per la liberazione italiana e l’imposizione della resa ai territori occupati dai nazifascisti.

  1. Il ruolo del Cln e la formazione di un governo stabile

Il ripristino strutturale, l’avvio della ripresa produttiva, il processo di ricostruzione istituzionale e l’intenso percorso legislativo verso la formazione della Repubblica.

  1. Referendum e Costituzione. La nascita della Prima Repubblica italiana

Il voto del 2 giugno esteso alle donne e la fine della Monarchia, la nuova forma di stato voluta dagli italiani e l’affermazione della sovranità popolare attraverso la nascita di un potere costituente.

  1. La Resistenza Brianzola. Le azioni dei partigiani di Monza Brianza

Dall’8 settembre 1943 al 27 aprile 1945. I sabotaggi, gli attacchi, e i rastrellamenti; l’organizzazione degli schieramenti per la liberazione e l’esecuzione di Roberto Farinacci.

Comitato scientifico: Pietro Arienti, ricercatore e autore dei volumi “La Resistenza in Brianza” e “dalla Brianza ai lager”; Luigi Borgomaneri, professore, storico della Resistenza e collaboratore della Fondazione Isec; Edoardo Borruso, professore Associato di Storia economica presso Università Bocconi, Presidente dell’Associazione Bigazzi per la storia d’Impresa e del mondo del lavoro; Roberta Cairoli, membro del direttivo dell’Istituto di Storia contemporanea Pier Amato Perretta di Como, ricercatrice del Centro Lumina di Milano e socia della Società Italiana delle Storiche; Debora Migliucci, vicedirettrice dell’Archivio del Lavoro di Milano; Edmondo Montali, storico e professore presso Università degli Studi di Teramo.

 

4 giugno/ Le donne nella Resistenza italiana

EVENTO ANPI A LURAGO_4_06_15(2)Incontro con Dario Venegoni, giornalista e curatore del libro, Giuseppe De Luca, psicologo, scrittore e presidente Anpi Seprio, Leonardo Visco-Gilardi, responsabile Aned, giovedì 4 giugno alle 21 nella Sala consiliare di Lurago Marinone, in via Castello 2, verranno presentati anche i libri Quel tempo terribile e magnifico. Lettere clandestine da San Vittore e dal Lager di Bolzano a cura di Dario Venegoni, Un evangelico nel lager di Giorgio Bouchard e Aldo Visco-Gilardi, per ricordare Laura Conti, Marcella, e il “Locc” di Guanzate (un gruppo di donne partigiane), organizzato da Anpi sezione Seprio, Biblioteca di Lurago Marinone e Aned Milano.

3 giugno/ Il Libro di lettere di Girolamo Borsieri: arte antica e moderna nella Lombardia di primo Seicento

libro di lettere borsieriPresentazione del volume, con l’autore, Paolo Vanoli e Stefano Della Torre e Fabio Cani mercoledì 3 giugno alle 18 alla Biblioteca comunale di Como, in piazzetta Venosto Lucati.

 

«Il volume indaga la figura di Girolamo Borsieri nel contesto comasco e milanese del Seicento, concentrando l’attenzione sui suoi rapporti con il mondo delle arti, in qualità di collezionista, conoscitore e consulente di importanti amatori d’arte, come il cardinale Federico Borromeo, e presenta la trascrizione e il commento di manoscritti conservati nella Biblioteca comunale di Como – spiega la presentazione dell’incontro –. L’autore, il ricercatore comasco Paolo Vanoli, dedica un capitolo all’epistolario manoscritto della Biblioteca che, negli ultimi cinquant’anni, si è affermato negli studi come la più importante fonte storico-artistica per accostarsi alla stagione figurativa del primo Seicento lombardo. Non si tratta però di un “carteggio”, di una raccolta di lettere “viaggiate”, da “maneggiare” come una testimonianza neutra ma della trascrizione di una scelta di missive scritte da Borsieri nel corso degli anni e raccolte consapevolmente, con selezione e riscritture, per formare un prodotto editoriale che aderisse al genere letterario del “libro di lettere”, di grande fortuna tra Cinque e Seicento. Il volume riporta in appendice le trascrizioni di un centinaio di lettere tratte dai manoscritti e di tutti i componimenti poetici italiani e latini di Borsieri attinenti alle arti, componimenti questi ultimi, inediti e conservati negli archivi della Biblioteca». [md, ecoinformazioni]

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