Mese: Aprile 2008

L’approvazione a Como delle nuove aree di rispetto cimiteriali e dei corsi d’acqua minori

«Sono stati rimossi gli ultimi strumenti di tutela del territorio» così dichiara Mario Lucini, consigliere comunale del Pd, dopo l’approvazione a Como delle nuove aree di rispetto cimiteriali e dei corsi d’acqua minori.

Dopo l’approvazione della delibera che ridefinisce le zone di rispetto dei corsi d’acqua minori, permettendo la diminuzione delle stessa da 10 a 4 metri, e la definizione delle nuove fasce di rispetto cimiteriali, che possono ora diminuire da 100 a 50 metri, si aprono nuove prospettive urbanistiche per il capoluogo lariano. Como ha una popolazione residente di 83 mila persone ma un piano regolatore che prevede una popolazione massima di ben 118mila abitanti, un terzo in più. In quest’ottica la “liberazione” di nuove aree può portare ad una crescita degli insediamenti abitativi abbastanza rilevante.
Una possibilità concreta dato che nelle fasce di rispetto erano già stati definiti gli azzonamenti prevedendo anche delle aree edificabili. Una scelta che non era stata condivisa dalle opposizioni in consiglio comunale che su questo avevano proposto delle osservazioni che non sono state prese in considerazione.
Per Mario Lucini, consigliere comunale del Pd, «tutto questo non rientra in un programma organico di ampio respiro. Anche la maggioranza ormai disconosce questo piano regolatore». «Gli unici strumenti di tutela rimasti per cercare di contenere questo piano troppo permissivo – ha aggiunto il consigliere Pd – erano le zone di rispetto cimiteriale e le fasce di rispetto dei corsi d’acqua che ora sono stati rimosse».
Tutto ciò mentre, entro il 2009, Palazzo Cernezzi dovrà approvare il Piano di governo del territorio che servirà a regolamentare lo sviluppo cittadino, ma pare che si sia ancora in alto mare.
Il primo cittadino Stefano Bruni, come da affermazioni riportate dalla stampa locale, ipotizza una Como come centro residenziale satellite del capoluogo lombardo, la cui città murata diventi un grande centro commerciale all’aperto, un’ipotesi scartata decisamente da Lucini per cui «il capoluogo lariano deve cercare di avere una sua identità, altrimenti si rischierebbe di perdere un patrimonio ed un storia con una solida valenza culturale». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

I lavoratori e le lavoratrici delle cooperative sociali in sciopero venerdì 4 aprile

Un corteo a Roma e un presidio davanti alla prefettura di Como per chiedere l’aumento dei salari e un nuovo sistema di progressione economica di carriera.

Sono 250 mila in tutta Italia i lavoratori e le lavoratrici delle cooperative sociali che attendono da 27 mesi il rinnovo del contratto nazionale, scaduto a fine 2005. La trattativa con le controparti ha portato ad un’offerta inadeguata a parere dei sindacati e neanche al tavolo del Ministero del lavoro la frattura si è ricomposta.
Per questo le federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno indetto per venerdì 4 aprile una giornata di sciopero con un corteo a Roma a cui farà eco un presidio davanti alla prefettura di Como dalle 10.
Le richieste avanzate sono l’incremento degli stipendi, da 110 a 80 euro a seconda del livello professionale, e un nuovo sistema di progressione economica di carriera che non faccia arretrare il salario nel caso di cambi d’appalto.
«Le cooperative sociali – spiega Fiorella Merlini, rappresentante Fp Cgil – stanno crescendo numericamente in questi ultimi anni a fronte delle continue esternalizzazioni dei servizi sociali da parte dei Comuni. Di soldi ne girano molti nel settore, perché per esempio la Regione stanzia una quota per posto letto alle case di riposo o d’accoglienza. Questo non corrisponde ad una buona retribuzione per i lavoratori del settore: sono molti gli assistenti di quarto livello che per 38 ore di lavoro la settimana guadagnano circa 900 euro netti al mese, con un premio di produzione massimo di 250 euro lordi l’anno. In più le assunzioni sono spesso a tempo determinato oppure a progetto e coinvolgono lavoratori stranieri più facilmente ricattabili. Quello degli operatori sociali è un ruolo fondamentale, ma invisibile e sfruttato, anche per la difficoltà nel “sindacalizzare” i lavoratori, che operano perlopiù in piccole strutture affiancati da pochi colleghi. Richiediamo quindi un aumento della retribuzione e un sistema che salvaguardi gli scatti maturati, troppo spesso persi a seguito di un cambio di appalto, e che i nostri lavoratori siano equiparati a quelli pubblici, che svolgono le stesse mansioni ma hanno condizioni contrattuali decisamente migliori». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di martedì 1 aprile

Esaminati gli emendamenti di maggioranza e opposizione al bilancio nel consiglio provinciale di martedì 1 aprile: l’università avrà altri tre stabili, solo 200 mila euro per la variante alla Tremezzina, mentre resta nel Piano triennale delle opere pubbliche la Garibaldina bis.

È iniziato con quaranta minuti di ritardo il consiglio provinciale di martedì 1 aprile, in cui si sono discussi e votati gli emendamenti proposti da maggioranza e opposizione.
Ivano Bianchi, capogruppo Lega Nord, ha aperto la seduta illustrando i due emendamenti che portano la sua firma. Il primo prevede il recepimento dei contributi per l’ampliamento del Polo Universitario di Como, che saranno utilizzati per la costruzione degli ultimi tre lotti mancanti, mentre il secondo emendamento mirava ad incassare dai Comuni interessati dalla variante alla Tremezzina la somma di 50 mila euro per completare la fase di progettazione dell’opera.
Se la prima proposta ha incontrato il voto favorevole di tutto il consiglio, alcuni dubbi sono sorti sulla legittimità della seconda.
«L’accordo di programma definitivo sull’opera non è ancora stato firmato! – ha tuonato Mauro Guerra (Pd) – Si vuole incassare una cifra per cui nessun Comune della Tremezzina ha ancora dato il via libera!». Il consigliere ha poi ricordato l’impegno preso dal consiglio, con una mozione votata all’unanimità, in cui la Provincia avrebbe dovuto prevedere nel bilancio la quota per completare la progettazione della Tremezzina. Somma che però non compare nel documento finanziario 2008.
Visto l’imbarazzo dell’assessore alla viabilità Pietro Cinquesanti, il compagno di partito e firmatario dell’emendamento ha deciso di ritirare la proposta.
Stessa sorte per il terzo emendamento, proposto dalle minoranze, che mirava al potenziamento dell’ufficio legale interno rendendolo qualificato a rappresentare la Provincia in giudizio. La giunta, come comunicato del presidente Leonardo Carioni, sta già lavorando ad un progetto simile e ciò ha indotto il primo firmatario Mauro Guerra a ritirare l’emendamento per trasformarlo in un ordine del giorno.
Oggetto del quarto emendamento invece il futuro ruolo della Provincia. «Se vogliamo creare un’istituzione leggera – ha spiegato Mauro Guerra – che sappia coordinare e programmare le realtà locali, dobbiamo incentivare l’associazionismo e la cooperazione intercomunale. Non con misure una tantum, ma tramite un quadro complessivo di servizi di assistenza, come proponiamo con questo emendamento». I 90 mila euro per l’operazione sarebbero stati sottratti alle voci di spesa per la rappresentanza istituzionale e per i grandi eventi, ma l’emendamento è stato bocciato con 21 voti contrari e 6 favorevoli.
Salta anche l’emendamento sulla tessera unica intermodale per i residenti in provincia, dopo l’annuncio di un progetto simile a cui starebbe lavorando la giunta. Se ne discuterà nella seduta di mercoledì quando le minoranze presenteranno un ordine del giorno sul tema.
Respinto invece l’emendamento che eliminava dal Piano triennale delle opere pubbliche la Garibaldina bis, che incide sul bilancio per oltre 5 milioni. Le ragioni dell’emendamento, per la minoranza, stanno nella contrarietà al progetto espressa dalle comunità locali e delle amministrazioni, che difficilmente accetteranno di firmare l’accordo di programma per l’opera.
Stesso esito per la proposta di recupero dei fondi per la variante alla Tremezzina tramite un taglio orizzontale dell’uno per cento su tutte i capitoli di spesa sulla prestazione di beni e servizi. «Ho presentato quest’emendamento provocatoriamente – ha spiegato Mauro Guerra – perché non è possibile che dopo l’impegno preso con la mozione non si siano trovati i 400 mila euro che servono a concludere la fase di progettazione. È impensabile che queste risorse siano messe dai Comuni».
I fondi per la variante sono infine arrivati con l’approvazione del nono emendamento, che però prevede solo la spesa di 200 mila euro per concludere la fase di progettazione.
Con la concessione di una nuova discarica a un privato la Provincia suppone poi di incassare nel 2008 300 mila euro, che grazie ad un emendamento di Giancarlo Galli saranno destinati ai Comuni come contributi per dare consulenza sulla progettazione delle V.a.s. e la redazione dei propri Piani energetici ai comuni che ne facciano richiesta.
Sempre Giancarlo Galli con il suo ultimo emendamento ha voluto rimarcare la sua idea di Provincia moderna, che per meglio organizzare i servizi pubblici di sua competenza dovrebbe sfilarsi dalla gestione delle partecipate. «L’interesse pubblico coincide con il libero competere delle imprese e non con la proprietà provinciale. Anche l’opinione pubblica chiede che le istituzioni escano dalle partecipate per esercitare meglio il loro ruolo di controllo e progettazione». L’emendamento approvato spinge per una riflessione sulla partecipazione alle società di servizi pubblici, lasciando intendere la possibilità di vendere le proprie quote. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di martedì 1 aprile 2008

Nonostante la mancanza di surroga di un consigliere comunale è incominciata martedì primo aprile la discussione sul bilancio comunale dopo la presentazione dell’assessore Alessandro Colombo.

Il consiglio comunale di martedì 1 aprile è iniziato con la comunicazione da parte del presidente, Mario Pastore, delle dimissioni, pervenute alle 17.30 del pomeriggio all’ufficio protocollo, di Giuseppe Santangelo, Udc. Secondo il regolamento all’art. 25 comma 3 «nel caso di successiva cessazione, per qualsiasi causa, dalla carica di consigliere comunale si procede alla surrogazione nella prima adunanza che segue al verificarsi della stessa convalidando l’elezione di colui che nella medesima lista» ha riportato il maggior numero di voti, in questo caso Pierangelo Gervasoni. Dati i tempi ristretti il presidente del consiglio confortato dal parere, anche legale, degli uffici comunali ha deciso di non annullare la seduta consiliare e di iniziare comunque a discutere del bilancio, spostando la surroga del consigliere Santangelo alla prossima seduta di giovedì 3 aprile. Questa decisione ha scatenato la pronta reazione delle minoranze: per Vincenzo Sapere, Gruppo misto, «il tempo per mandare un avviso per il cambiamento dell’ordine del giorno ci sarebbe potuto essere e un consigliere comunale non può non partecipare alla presentazione di un atto fondamentale come il bilancio», Mario Lucini, Pd, ha palesato la sua difficoltà «a comprendere come possa svolgersi un consiglio comunale quando questo organismo non è nel suo organico costituzionalmente previsto» e per Vittorio Mottola, Pd, «il consiglio o è completo o non lo è». Per il presidente Pastore non vi erano problemi dato che «la nostra struttura sostiene convintamente di essere nel giusto», sostenuto dal segretario generale Oliviero Emoroso che ha interpretato «laddove è scritto prima seduta si deve intendere come prima seduta utile» altrimenti «si concretizzerebbero degli strumenti per condizionare in modo improprio la vita del consiglio». Ad una successiva domanda di Luca Gaffuri, capogruppo Pd, sulla possibilità di votare, anche poi per casi di parità, il segretario generale ha chiarito che una scelta in tal senso può dipendere dalla «sensibilità politica».
Una riunione dei capigruppo ha quindi deciso di non annullare la seduta ma di proseguire i lavori con la sola presentazione del bilancio ed un primo giro di domande informative, rimandando il dibattito vero e proprio alla seduta di giovedì, subito dopo la surroga del consigliere Santangelo.
Ha preso così la parola l’assessore Alessandro Colombo che ha spiegato gli indirizzi del bilancio in discussione che vede il blocco di tributi come Ici e Irpef, l’adeguamento secondo rilevamenti Istat delle tariffe dei servizi alla persona, l’adeguamento dei contratti di manutenzione ordinaria e un migliore sistema di controllo gestione, la «scelta strategica», atta a diminuire gli sprechi dell’amministrazione. È in corso anche un processo di diminuzione del debito rivendicato dall’assessore al bilancio che ha ricordato la scelta di non accendere mutui nel 2007. Per il 2008 si prevede un 66% di spese correnti ripartite al 23% per il sociale contro un 25% per la macchina amministrativa. L’assessore ha sottolineato poi come sia aumentata la copertura media dei costi dei servizi alla persone salita al 42-45%, contrariamente agli anni scorsi quando seguiva un trend discendente verso il 40%. Un tema caro, con l’adeguamento delle tariffe, alla ventina di genitori che hanno assistito come pubblico al consiglio interessati a capire come il bilancio comunale potrà influire sul loro futuro.
Aperto il dibattito Donato Supino, Prc, ha posto l’accento sull’edilizia popolare chiedendo: «Nel programma del sindaco erano previsti 250 nuovi alloggi, nel programma triennale dove sono?». L’assessore Enrico Cenetiempo ha replicato assicurando: «I 250 alloggi li faremo, anzi con quelli che verranno edificati in via Alebbio ne mancano solo 220». Mario Lucini ha chiesto «quanto ci ha rimesso il Comune, o guadagnato, dagli Swap?». Gli ha risposto la responsabile del servizio finanziario Angela Bertuzzi spiegando che il Comune ha avuto una perdita al 15 di gennaio di 280 mila euro, coperti però da uno speciale Fondo rischi Swap di 350 mila euro.
L’assessore Colombo ha specificato inoltre che il tetto di spesa per le consulenze sarà di 345 mila euro. Data l’ora tarda il dibattito è stato poi aggiornato a giovedì 3 aprile. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il bilancio provinciale 2008, l’opposizione propone 5 emendamenti e 7 ordini del giorno

L’opposizione si compatta dopo la presentazione del bilancio 2008 e fa le sue proposte: cinque emendamenti e sette ordini del giorno simbolici su mobilità, lavoro ed energia.
«Un bilancio difficile, che segnala una situazione di grande difficoltà» così il capogruppo provinciale del Partito democratico Mauro Guerra descrive il bilancio proposto dall’amministrazione per il 2008. Le minoranze si ritrovano compatte nella critica alle previsioni di spesa e puntano il dito sulle spese correnti, diminuite del 20 per cento rispetto al 2007, ma in continua crescita negli ultimi 5 anni.
E ancora denunciano – sempre per bocca di Guerra – un costante calo delle spese in conto capitale, gli investimenti, a fronte dell’innalzamento delle aliquote sui tributi provinciali: la tassa sul consumo di energia elettrica per usi non domestici così come l’imposta provinciale di trascrizione, che grava sulla compravendita di automobili, sono rincarate del 30 per cento.
«Questo adeguamento delle aliquote – ha spiegato Mauro Guerra – sancisce un incremento dell’11 per cento del gettito fiscale, facendo incassare alla provincia quattro milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. Nonostante ciò, se confrontiamo il bilancio 2008 con quello dello scorso anno troviamo molti segni negativi: meno 30 per cento a cultura e beni culturali, meno 37 per cento alla pubblica istruzione, meno 20 per cento ai servizi sociali».
In vista del dibattito sul bilancio, iniziato lunedì 31 marzo, le minoranze hanno preparato cinque emendamenti e sette ordini del giorno «che non stravolgono il bilancio, ma segnalano simbolicamente alcuni temi». Si parte dalla viabilità. Il primo emendamento chiede che rimangano in cassa i cinque milioni di euro previsti per la Garibaldina – bis, considerata dai firmatari inutile e prematura, e concludere la progettazione della Tremezzina, variante della Regina, per cui occorrono 400 mila euro. «Lo scorso anno era stato approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si sollecitava la giunta a trovare le risorse per questo progetto. Progetto purtroppo assente nel bilancio a noi presentato». Sempre nel campo dei trasporti, avanzata la proposta di stanziare 20 mila euro per la creazione di una tessera unica di circolazione, che permetta ai cittadini comaschi di usufruire di tutti i servizi di trasporto pubblico, dalla funicolare all’aliscafo.
Le minoranze chiedono poi il taglio delle spese per incarichi e consulenze esterne, investendo le risorse risparmiate per il potenziamento dell’ufficio legale provinciale, accreditandolo per gestire i contenziosi anche in sede di giudizio. È stata avanzata anche la proposta di convenzionare l’ufficio con quei Comuni della provincia che potrebbero aver bisogno di assistenza legale a tariffe agevolate.
Ancora sul mondo del lavoro, le minoranze propongono la rapida risoluzione di quelle vertenze sindacali ancora aperte con l’amministrazione e la stabilizzazione dei precari negli uffici provinciali. Emblematico l’esempio dei dipendenti del centro per l’impiego, lavoratori a tempo determinato da ormai otto anni.
In ultimo è stato presentato un ordine del giorno che invita alla stesura di un piano quinquennale per la riconversione energetica degli edifici pubblici e del patrimonio. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 31 marzo 2008

Il bilancio 2008 nelle parole dei consiglieri provinciali: il centro destra punta il dito contro uno Stato troppo avaro di risorse e invoca il federalismo fiscale, la minoranza accoglie la proposta ma ricorda le responsabilità di chi ha governato la Provincia negli ultimi 5 anni.

È toccato al presidente Leonardo Carioni aprire la seduta consiliare di lunedì 31 marzo con il consueto attacco a quello che ha definito l’aberrante federalismo inverso. «Il sistema fiscale vigente che impone alla Provincia di restituire allo Stato 8 milioni di euro l’anno ci ha costretto ad alzare le aliquote su trapassi ed energia elettrica. Abbiamo dovuto anche eliminare importanti investimenti sulle opere pubbliche già previsti. Per questo mi auguro che il consiglio riesca a stilare un documento unitario per sollecitare il futuro governo ad istituire un reale federalismo fiscale».
Il presidente ha poi ricordato alcuni degli impegni monetizzati con il bilancio 2008: la costruzione delle strade d’accesso al nuovo Sant’Anna, i fondi a sostegno della disabilità e la conferma del Sistema turistico del lago di Como, che superati gli scandali di fine 2007 ripartirà con una nuova organizzazione in cui i finanziamenti saranno erogati dagli enti pubblici e non dai privati.
La risposta della minoranza è arrivata per bocca di Mauro Guerra, pronto a discutere e ragionare con il consiglio su un documento pro federalismo fiscale da inviare a Roma. Il capogruppo del Pd ha poi ricordato che le responsabilità di questo «bilancio dal fiato corto» vanno cercate tra chi ha governato la Provincia nei cinque anni passati, gli stessi che ora incolpano lo Stato per la difficile situazione economica.
«Oggi sono anche i conti – ha proseguito Guerra – a chiederci di ripensare alla nostra funzione. Occorre un programma destrutturante per noi e incentivante per i Comuni, nell’ottica di una Provincia che lavori come coordinatrice tra i Comuni. Certo bisognerebbe riscrivere il bilancio, noi non ne abbiamo avuto la possibilità, e presentiamo quindi solo alcuni emendamenti simbolici». Emendamenti che verranno discussi nelle sedute di martedì 1 e mercoledì 2 aprile.
Un’altra la soluzione proposta da Giancarlo Galli che vede nella liberalizzazione dell’acqua, dei trasporti e della gestione dei rifiuti la ricetta ideale per snellire le competenze provinciali. «Dobbiamo abbandonare il vecchio modello di partecipazione – ha spiegato Galli – per lasciare alla Provincia il ruolo di programmatore e controllore dei servizi, assolvendola dai compiti di gestione».
Concluso l’intervento ha preso la parola Ferdinando Marzara, presidente del consiglio, per una comunicazione: «L’Expo 2015 è stato assegnato a Milano!». Euforia tra i consiglieri, che si concedono un breve ma intenso applauso. Solo Fabio Moltrasio (Pse) e Cornelia Borsoi (Lista civica) rimangono imperturbabili, mentre Rosangela Arrighi (Pd) si esalta in un «Viva Prodi!» urlato tanto forte da risaltare tra gli applausi.
Terminata l’euforia per la vittoria meneghina si riprende a discutere di bilancio. La parola a Serafino Grassi, capogruppo di Forza Italia, che individua nei finanziamenti statali troppo bassi (circa 3 euro per abitante) la causa di questo «bilancio di sofferenza».
A chiudere il dibatto è intervenuta Rosangela Arrighi che ha ricordato con deciso piglio polemico la discussione del bilancio 2007. «Lo scorso anno a parità di contributi da versare allo Stato, l’assessore al bilancio rassicurava il consiglio sull’esistenza di risorse per ogni progetto. Ora siamo alla resa dei conti, ma i veri problemi saranno nel futuro. E le responsabilità non sono da cercare altrove ma hanno nomi e cognomi ben precisi». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 31 marzo 2008

Approvata la nuova definizione del reticolo idrico minore di competenza comunale nel consiglio comunale di luned’ 31 marzo.

Nelle dichiarazioni preliminari al dibattito consiliare, Vincenzo Sapere, Gruppo misto, dopo l’assegnazione dell’Expo 2015 a Milano, ha auspicato che «non ci si faccia sfuggire l’occasione e nei prossimi anni Como sia all’altezza della situazione per quello che l’evento può dare sul piano del turismo e del lavoro» trovando l’accordo di Roberto Rallo, Fi, che ha paventato la possibilità di istituire una commissione ad hoc per l’evento.
Il discorso è così passato all’argomento principale della serata: la variante per la definizione del reticolo idrico minore di competenza comunale, ossia la disciplina dei corsi d’acqua minori.
L’assessore Umberto d’Alessandro ha esposto la delibera sul reticolo minore comasco, ricordando come al di fuori di questa regolamentazione rimangano ancora di competenza regionale il Seveso, il Breggia e il Cosia. La parola è passata quindi a Mario Lucini, Pd, presidente della commissione territorio del Comune, che ha spiegato come sia stata presa la decisione di non definire quali torrenti potessero avere una deroga ai dieci metri di rispetto, riducibili a quattro, lasciandone facoltà agli uffici comunali. La fascia di rispetto impedisce che vengano fatte nuove edificazioni lungo i bordi dei corsi d’acqua.
Le opposizioni hanno presentato otto emendamenti di cui il primo, nelle intenzioni dei proponenti chiarificatorio di alcuni punti del regolamento, è stato votato per punti di cui solo il terzo ed ultimo è stato approvato dal consiglio. Accolto dal consiglio invece il secondo emendamento, che per Mario Lucini era «essenzialmente collaborativo, ed esprime il calcolo delle zone di rispetto in modo più lineare e meno equivocabile», così come il quarto che prevede la deroga per elementi infrastrutturali pertinenti alla rete. Parere contrario per il terzo emendamento, che proponeva di eliminare la possibilità di deviazioni di corsi d’acqua naturali, per l’assessore D’Alessandro inaccettabile anche per esigenze di pubblica utilità, rendendo così inattuabile il quinto di conseguenza ritirato. Respinto anche, per un soffio, il sesto l’emendamento che prevedeva delle regolamentazioni più stringenti per le ristrutturazioni per gli edifici posti nelle fasce di rispetto. Approvato il penultimo emendamento su una più stringente definizione delle aree con possibilità di deroga, mentre è stato bocciato l’ultimo sempre sulle deroghe per i corsi d’acqua intubati, che proponeva di eliminare un passaggio in cui «sembra ci sia scritto Ticosa» ha detto Mario Lucini, ricordando la roggia Molinara che passa nell’area ex-Ticosa. Il voto finale ha visto l’aprovazione da parte della maggioranza più Area 2010 e l’astensione delle altre minoranze. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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