Anno: 2008

Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza

Nel pomeriggio di domenica 21 settembre alla Fiera dell’Isola che c’è si è svolto un incontro-dibattito dal titolo Non c’è più tempo? Alla riscoperta di ozio e lentezza, un evento iniziato in tutta tranquillità, condotto in maniera pungente da Enrico Euli, Università di Cagliari, a cui hanno partecipato poco meno di un centinaio di persone di tutte le età (gremiti il tendone conferenze e gli spazi attigui) caratterizzato anche da rilassanti intermezzi d’arpa celtica di Fabius Constable, Celtic Harp Orchestra e dalla lettura di una fiaba sull’ansia di una tartaruga stressata.

Significativa la scelta della prima relatrice Renata Marini, insegnante, che ha parlato de L’ozio padre delle virtù?, di lasciare due minuti di riflessione prima di incominciare a parlare. Marini ha ricordato l’origine della parola otium, e del suo contrario negotium, nella classicità. Dove il secondo termine era inteso come lavoro per lo stato, la res publica, e il primo significava la libertà di dedicarsi ai propri interessi come la lettura e la scrittura una concezione che non aveva assunto ancora una valenza negativa. «Il cambiamento di significato è iniziato con la perdita delle libertà politiche, con l’Impero, quando l’otium è diventato un obbligo per la classe dirigente» ha precisato Renata Marini. Una connotazione negativa che si è rafforzata con l’avvento del cristianesimo «nelle Scritture, nel Libro di Ezechiele, è definito come una malattia generatrice di malizia». Nella sintesi quindi della cultura latina-greca e cristiana avvenuta nel Medio evo si è quindi arrivati ad una duplice valenza del termine, utilizzato in maniera classica ancora dall’umanista Leon Battista Alberti, che quando “oziava” dipingeva.
Il cambiamento semantico si è avuto definitivamente con l’affermarsi di una scansione temporale sempre più precisa e la retribuzione del lavoro su base orario e non più in base al lavoro svolto a partire dal dodicesimo tredicesimo secolo, questo per la relatrice ha tramutato le ore libere in ore vuote, improduttive e quindi negative.
La parola è passata poi alla scrittrice Gaia Depascale che sviluppato il tema dello Slow Travel, alla ricerca del lusso di perdere tempo. «Il viaggio viene definito in una dimensione geografico-spaziale, ma quella temporale? Viaggiare per conoscere deve avere un aspetto qualitativo e non quantitativo – ha aggiunto la scrittrice genovese – si perdono anche gli aspetti sensoriali dello spostamento». Il viaggio può anche essere solo a due chilometri da casa, ma la sua intensità «dipende dagli occhi di chi guarda».
Paolo Piccinelli, neuropsichiatra infantile, ha parlato della Meditazione, tempo prezioso da salvaguardare, partendo dallo sviluppo durante l’infanzia sino alla necessità di «affidarci a qualcuno per interrogarci» per chiarirsi sui «bisogni principali ovvero avere, potere e valere, in cui ricadono affettività e piacere». Un percorso di conoscenza di sé complesso e non privo di incognite, reso più difficile da una società in cui« I progetto diventa l’individuo e non la solidarietà».
Quando si inizia a non vivere come si pensa, si inizia a pensare come si vive.
Per ultimo è intervenuto Maurizio Pallante, Movimento decrescita felice, che ha affrontato il tempo Lentezza e decrescita. «La decrescita è sempre intesa come un di meno quantitativo, ma non si parla di qualità» ha esordito Pallante che ha continuato il suo intervento richiamando l’esempio della vita monastica e della regola benedettina incentrata sul motto ora et labora. Una affermazione che vede in principio la contemplazione e solo successivamente il lavoro una weltanschaung che, nell’interazione di questi due elementi ha fatto dire al relatore che «lavorare è anche contemplare quanto fatto».
Contemplare il cui etimo deriva da templum, e dallo spicchio di cielo scrutato dagli aruspici etruschi per divinare il fato attraverso il volo degli uccelli.
In una società consumistica in cui l’applicazione delle nuove tecnologie alla produzione esaspera la depauperazione delle risorse, il relatore si è soffermato sul concetto di innovazione affermando che «nuovo non è sinonimo di migliore». Per Pallante si tratta di una costruzione ideologica del mercato che ha imposto una tale visione del progresso per il suo interesse.
Ampio e vivace il dibattito che ha coinvolto pubblico e oratori con qualche critica alle accuse mosse da Pallante alle sinistre produttiviste e alla sua autodefinizione di “reazionario e conservatore”, domande su come uscire dall’ansia dei tempi moderni, sul ruolo dei saperi femminili per la costruzione di una società dell’otium, sulla opportunità di mangiare come si pensa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il seminario La decrescita felice – dialogo con Maurizio Pallante alla fiera L’isola che c’è

Dal breve, ma affollato dibattito di domenica 21 settembre pomeriggio all’Isola che c’è con Maurizio Pallante, fondatore del Movimento della decrescita felice, sono nati numerosi spunti pratici da mettere in opera nella vita privata anche in provincia di Como.

All’Isola che c’è, domenica 21 settembre, sotto il tendone dello Spazio dibattiti, Giuseppe Leoni, coordinatore del nascente circolo della Decrescita felice di Como, ha aperto il dibattito con Maurizio Pallante che ha offerto un approfondimento ampio e chiaro per spiegare alla sessantina di ascoltatori cos’è la decrescita.
Innanzitutto la decrescita parte dal concetto base di distinzione tra merce e bene. Nella società odierna la persona è abituata a pensare che bene e merce coincidano, mentre invece solo i beni portare benessere all’uomo. La decrescita diventa intrinsecamente felice poiché si diminuiscono le quantità di merci, ma non dei beni, migliorando le condizioni di vita.
Ma cosa si deve fare per agire concretamente?
Pallante ha illustrato i tre campi d’azione principali: tecnologia, stili di vita e politica. La tecnologia odierna deve essere utilizzata per ridurre l’energia sprecata, le materie prime utilizzate e i rifiuti prodotti. Esistono infatti tecnologie domestiche capaci di massimizzare l’efficienza e minimizzare lo spreco.
Nel campo degli stili di vita, un atteggiamento importante lo riveste la sobrietà, ovvero una concezione che sappia prolungare al massimo la vita delle merci, perché la maggior parte degli oggetti prodotti che affollano le case hanno un costo sociale e ambientale altissimo. A ciò si deve aggiunge l’acquisizione della capacità di autoproduzione di merci che altrimenti dovremmo comprare. Per finire si dovrebbe tornare ad adottare il significato etimologico di comunità, cum munus, con dono, ovvero una comunanza, uno scambio di merci o beni, autoprodotti o no, tra persone, riscoprendo così anche i rapporti umani tra vicini. Se noi doniamo e chi dona ci ricompensa di ciò con un dono maggiore ricaviamo una formula che ci tutela dalla continua dipendenza da merci esterne.
A livello politico Maurizio Pallante ha precisato che il Movimento non si presenterà alle elezioni, ma che reputa utile un intervento nelle amministrazioni e nei Comuni per fare in modo che la tematica della decrescita venga accolta anche da chi ha il potere di realizzare piani di grande portata. L’incontro ha avuto un grande successo confermato anche dalle più di cento adesioni raccolte dalla mailing list del nascente circolo della Decrescita felice. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Clima rovente nell’incontro tra autisti e Provincia lunedì 23 settembre a Villa Saporiti

I lavoratori chiedono un forte intervento pubblico e un cambio di strategia industriale, mentre Villa Saporiti si trincera dietro il contratto d’appalto e non sembra intenzionata a entrare nel merito della vertenza.

Una trentina di autisti e cinque cartelli contro l’amministratore delegato di Asf Annarita Polacchini hanno accolto lunedì 23 settembre gli amministratori provinciali a Villa Gallia. Una settimana dopo l’incontro con il sindaco di Como, i lavoratori in agitazione hanno chiesto ed ottenuto un incontro con gli amministratori provinciali, riuniti per il primo Consiglio dopo la pausa estiva. Nonostante la giornata ormai autunnale il clima all’interno della sala era caldo, anzi bollente. Lo si è potuto intuire da subito, quando Patrizio Tambini, assessore ai trasporti, ha annunciato che il presidente Carioni non sarebbe stato presente perché impegnato nel suo ufficio: un autista Asf in prima fila si alza e urla «Vogliamo il presidente! È sua la responsabilità!». Calmato dai colleghi è potuto iniziare il faccia a faccia. Il primo a prendere la parola è stato Amleto Luraghi, segretario generale della Cgil di Como, che dopo aver riassunto le motivazioni dell’agitazione, ha delineato il futuro del trasporto pubblico chiedendo un intervento della Provincia: «Nel nuovo piano industriale stilato da Asf non ci sono investimenti nel settore pubblico, mentre i costi del risanamento sono caricati sulle spalle dei lavoratori. La Provincia dovrebbe intervenire nella vicenda perché altrimenti, anche se si risolvesse questa vertenza, a breve potremmo avere una nuova crisi». Dal canto suo Fausto Tagliabue, segretario della Cisl di Como, ha sottolineato che «mentre Asf persegue giustamente l’obiettivo di realizzare il maggior profitto nel minor tempo, l’Amministrazione provinciale dovendo rappresentare gli interessi della comunità non può seguire questa politica, ma anzi deve proporre un piano di risanamento importante. Un risanamento che non deve però pesare sulle spalle dei lavoratori, ma dovrebbe puntare ad aumentare i clienti».
«Noi siamo disposti a fare la nostra parte – ha aggiunto un autista – alzando di dieci punti percentuali la nostra produttività e facendo risparmiare all’azienda circa 800 mila euro l’anno. Ma la politica deve fare altrettanto, ad esempio perché non eliminate l’affitto dei depositi, che costa ad Asf 1 milione e 200 mila euro l’anno?».
«Questo non è possibile – ha risposto l’assessore ai trasporti Tambini – perché l’affitto è una clausola del contratto che Asf ha potuto firmare vincendo una gara d’appalto». L’assessore ha quindi ribadito la necessità che Asf si doti di un piano aziendale «che sia capace di stare sul mercato per non finire come Alitalia, in vista della prossima normativa europea che rivoluzionerà il trasporto pubblico affidando la gestione pubblica ad agenzie locali»
«È giusto coprire il normale lavoro con lo straordinario?» ha dichiarato Tambini, come ad individuare nel pagamento degli straordinari la causa della crisi. Gli autisti, che fino ad allora erano rimasti silenziosi e seduti, hanno ricordato all’assessore, tra urla e sobbalzi sulla sedia, che Asf è ed è sempre stata sotto organico. Luraghi ha calmato gli animi ed ha riportato il discorso iniziale: «Comune e Provincia sono soci di maggioranza di Asf e devono intervenire, altrimenti il rischio è di una soluzione tampone della crisi». Si sono susseguiti numerosi interventi degli autisti che con toni forti hanno sottolineato l’arroganza dell’azienda che vorrebbe modificare il contratto senza l’ok dei sindacati, mentre qualcun’altro ha criticato il fiorire delle varie società pubbliche a Asf, principalmente Spt holding e Cpt, di cui gli amministratori, di nomina politica, sono pagati per riscuotere gli affitti che paga Asf. Lavoro per cui basterebbe un ragioniere.
L’assessore ha continuato a trincerarsi dietro il contratto firmato da Asf, che prevede la gestione dell’azienda da parte dei soci privati di minoranza (Arriva e Ferrovie Nord) senza che la maggioranza pubblica possa intervenire in alcun modo nella scelte strategiche.
Ha chiuso l’incontro l’intervento di un autista che ha sottolineato il peso dei lavoratori: «Noi siamo l’azienda, noi abbiamo in mano tutto: il controllo dei biglietti, l’uso corretto dei mezzi, il consumo dei carburanti e i rapporti con l’utenza. Se la vertenza non si sblocca tanto vale far fallire Asf!». Puntuale la risposta di Tambini: «Bravi! Così l’azienda finirà in mano di qualche multinazionale straniera!». «Ma l’Arriva è una multinazionale straniera!» hanno ribattuto rumorosamente gli autisti. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 22 settembre 2008

Primo giorno in aula per Mascetti come vicepresidente provinciale. Critiche dalla minoranza che svela i “mandanti” della defenestrazione di Cattaneo e denuncia la guerra di potere tra la maggioranza, che invece lascia correre confermando la mancanza di fiducia per l’ex che ha parlato troppo come unica causa.

La preliminare di Renato Tettamanti (Prc) ha aperto il consiglio provinciale di lunedì 22 settembre. L’esponente comunista comasco ha voluto commemorare la scomparsa del professor Marco Riva avvenuta lo scorso 25 agosto, ricordandolo come persona di grandi e diversi interessi, impegnato da sempre in politica (molto attivo nel consiglio della circoscrizione 8) e prorettore dell’università di Slow Food, insomma «un intellettuale organico e di grande senso civile» come definito dallo stesso Tettamanti. All’encomio si è associato anche l’assessore Alessandro Fermi, che lo ha ricordato anche per il suo impegno nel Cfp di Como.
Ma il tema scottante della giornata è stata la presentazione del nuovo vicepresidente Paolo Mascetti, subentrato a Francesco Cattaneo nell’ambito della nota “staffetta” tra i due esponenti di Alleanza Nazionale, scambiatisi di ruolo dopo il defenestramento di Cattaneo da parte di Carioni. Le preliminari di rito hanno visto il presidente elogiare le qualità professionali e politiche di Mascetti, definito «uomo dalla signorilità comportamentale» in evidente contrasto con il compagno di partito, «con cui si era rotto il rapporto di fiducia avendo offeso me e un ministro della repubblica». Mascetti non ha nascosto le difficoltà da lui incontrate nel prendere questa scelta, ma si è dichiarato fiducioso e speranzoso di costruire un rapporto amichevole con tutti i consiglieri.
Di diverso respiro l’intervento del capogruppo Pd Mauro Guerra: «Nulla di personale, tutto di politico – ha esordito l’esponente democratico – Perché ora nelle sue mani ci sono partite scottanti (Servizio idrico integrato, Piano cave e politiche ambientali), questioni su cui la maggioranza a giuda leghista non è mai stata “padrona a casa sua”, dato che ogni decisione era sottesa alla volontà di Milano o Roma. Gli stessi luoghi dove è stata decisa questa staffetta per cui il sindaco di Rovellasca diventa vicesindaco di Como. Occorre ridare dignità alle istituzioni altrimenti genereremo solo disprezzo e il primo modo per farlo è smetterla di trattarle come un affare privato o di partito, logica che giustifica questo scambio. E se questa maggioranza non riesce a governare abbia il coraggio di parlarne in consiglio o di andarsene se non trova un’intesa politica».
Tocca invece a Renato Tettamenti ripercorrere la cronistoria del defenestramento del sindaco di Rovellasca e provare ad individuarne i mandanti: «Pochi giorni dopo la visita di Bossi a Como, Cattaneo vicepresidente, Tambini assessore al bilancio, Cattaneo capogruppo di An e Grassi capogruppo di Fi firmano una nota in cui criticano la gestione della visita del ministro, a cui non furono invitati tutti le forze politche, accusando Carioni di un uso personale delle istituzioni. Le indiscrezioni dicono che tutti tranne Cattaneo chiesero scusa e nel frattempo Minotti, capogruppo della Lega, scrisse a Carioni chiedendo di prendere provvedimenti. Nella lettera di “licenziamento” infine, non si cita nemmeno quella famosa nota firmata dai quattro esponenti. Dobbiamo forse dedurne che è Minotti il vero capo della Provincia?».
Fabio Moltrasio (Pse) ha invece definito la vicenda «un tentativo di ridurre una crisi politica ad affari di calciomercato a campionato iniziato» e ha presentato una mozione di sfiducia, che necessiterà però la firma di 12 consiglieri. Enfatizzando la legittimità del provvedimento di “espulsione” Minotti si è sottratto all’analisi nel merito dell’argomento, ma ha ricordato che «la maggioranza ha una propria linea politica in cui la Lega è adeguatamente rappresentata e se su alcuni provvedimenti come l’approvazione dei piani integrati di recupero ci sono state divisioni è normale su un argomento così grosso». Un’altra esponente della Lega, Claudia Lingeri, si è detta fiera di un presidente «fiero e giusto che non permette offese a se e a Bossi.
E mentre Rita Livio ha definito lo scambio «indegno», tutti i capogruppo della maggioranza hanno testimoniato con interventi la propria fiducia nel presidente Carioni, minimizzando il problema a fatto personale e attaccando un’opposizione che «alimenta la soap opera mediatica».
Il gran finale è stato lasciato ovviamente al presidente Carioni, che dopo aver ribadito la rottura del rapporto di fiducia con Cattaneo, a spiegato che quel giorno in cui bossi venne a Como «ero in buona fede e cercavo di stabilire un rapporto con Roma per le esigenze del territorio come il secondo lotto della tangenziale di Como. Mi sto impegnando, in questa situazione difficile a contattare vari ministri di questo governo (tra cui Tremonti) e prometto che organizzererò meglio le prossime visite ufficiali e che entro quindici giorni riassegnererò la delega al turismo». Mauro Guerra è quindi insorto per quello che ha definito «un finale da Libro cuore» ma il presidente del consiglio gli ha tolto la parola accusandolo di «ripetere le stesse cose» [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 22 settembre 2008

Al Consiglio comunale di lunedì 22 settembre le opposizioni denunciano l’illegalità della nomina di Francesco Cattaneo, esule dal Consiglio provinciale, a vicesindaco. Ma poi si spaccano e Supino (Prc) e Valli (Area 2010) garantiscono il numero legale.

Nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì Donato Supino, Prc, ha espresso preoccupazione per l’evoluzione del confronto fra Asf e autisti soprattutto dopo «la nota di censura ad un lavoratore che ha segnalato il guasto ad un acceleratore ed un’altra ad un autista che si è rifiutato di partire con la spia dei freni accesa, senza dimenticare l’autobus bruciato ad Asso». Una situazione inaccettabile per l’esponente comunista che ha segnalato come i nuovi acquisti di Asf siano usati e con nove anni di anzianità, quando il contratto dell’azienda prevederebbe l’eliminazione di autobus con più di dieci anni di servizio. «Siamo la discarica di un’azienda multinazionale l’Arriva che manda qui gli autobus da Trieste e da altre città». Anche Vittorio Mottola, Pd, ha ricordato che «il prossimo anno questi eurodue saranno da rottamare» e annunciato una raccolta firme per cambiare il tracciato della linea 11 per le scuole al mattino.
Marco Butti, An, ha invece chiesto l’applicazione dell’ordinanza del sindaco contro l’accattonaggio e la mendicità dato che «quest’ultimo week-end è stato come tutti gli altri come se non ci fosse stata un’ordinanza».
Roberto Rallo, Fi, ha plaudito la rinascita di una testata giornalistica in città «uno strumento per lo sviluppo della democrazia».
Dure critiche alla nomina a vice sindaco dell’ex vice presidente della Provincia Francesco Cattaneo sono arrivate da parte di Mario Molteni, Per Como, che ha definito l’avvicendamento fra Palazzo Cernezzi e Villa Saporiti «una sostituzione a tavolino», che «si fa beffe della logica», non tenendo conto delle specifiche competenze maturate dai due politici coinvolti, e che «aumenterà il clima di sfiducia dei cittadini».
Una vicenda dai «dai contorni grotteschi – per Mario Lucini, Pd – un’umiliazione intollerabile per questa città che mostra quanto poco rispetto per le istituzioni ed i cittadini abbia questa maggioranza».
Un fatto che rattrista il consigliere democratico così come «il famigerato concorso dei vigili» e il cantiere di via Magni che indigna il presidente della commissione urbanistica dato che l’ordinanza di revoca del Comune fa «totalmente proprie» le controdeduzioni dell’impresa.
Dopo l’appello il sindaco Bruni ha dichiarato di conferire l’incarico di vice sindaco e assessore allo sport a Francesco Cattaneo, con cui ha collaborato quando era all’Acsm. Un incarico che va ancora perfezionato dovendo essere chiarita l’incompatibilità fra le cariche di vicesindaco a Como e di sondaco a Rovellasca del nuovo amministratore di Palazzo Cernezzi. «Ci sarò un incontro chiarificatore mercoledì 24 settembre col Prefetto», comunque per Bruni ci sono anche i tempi tecnici dato che Cattaneo ha dieci giorni per decidere se assumere l’incarico a partire da venerdì 19.
Dure le proteste dell’opposizione che hanno rivendicato il diritto di potere replicare alle affermazioni del sindaco ritenendo «il ricoprire o meno incarichi pubblici non è elastico» ha dichiarato Marcello Iantorno, Pd, mentre il presidente del Consiglio Pastore, forte dell’appoggio della segreteria generale, ha impedito il dibattito.
Dopo una sospensione dei lavori i consiglieri di opposizione hanno dichiarato di considerare illegittima la la nomina del nuovo vice sindaco di cui hanno chiesto la revoca.
Anche Ajani, Lega Nord, si è rivolto verso il banco della Giunta chiedendo del vicesindaco Mascetti non riconoscendo Cattaneo e andandosene dall’aula.
Una richiesta della verifica del numero legale è così stata fatta da Bruno Magatti, Paco, mentre per protesta i consiglieri dell’opposizione uscivano dal Consiglio, tranne Dario Valli, Area 2010, e Supino, che ha spiegato che rimaneva solo perché riteneva la sua mozione sulla Ca’ d’industria, il primo argomento all’ordine del giorno, troppo importante per potere essere posticipata.
Mancando un numero sufficiente di consiglieri, aspettati i quindici minuti da regolamento, si è passati al riconteggio e il numero legale è stato garantito dai due consiglieri dell’opposizione rimasti e perciò ringraziati sia dal presidente del consiglio Pastore che dallo stesso sindaco.
Supino ha così potuto spiegare le ragioni del proprio emendamento in un’aula vuota nei banchi delle opposizioni. Il consigliere comunista, dopo avere criticato le polemiche sulla stampa locale per i costi dei contratti degli operatori della Ca’ d’industria, ha affermato che il presiedente della Fondazione ha lasciato in sospeso alcuni punti come il destino della struttura della Solitaria. Ha ribadito il motivo della sua scelta di rimanere in aula e parlare di un tema a lui caro per la salvaguardia delle fasce più deboli: «Io sono stato eletto per rappresentare il 20 per cento della città che non ha voce e che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, qui siete tutti professionisti io invece sono un operaio».
Dato l’interesse dell’argomento per tutti e la mancanza di un clima costruttivo dai banchi della maggioranza è venuta la proposta di sospendere la seduta ed aggiornare la discussione. Una decisione fatta propria anche dal sindaco che ha accolto nella sostanza la mozione Supino, seppur con alcune modifiche. Se ne riparlerà nel prossimo consiglio comunale di giovedì 24 settembre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

15 mila i partecipanti alla quinta edizione della fiera L’isola che c’è

Almeno 15 mila presenze per la due giorni dell’altra economia che si è svolta a Villa Guardia sabato 20 e domenica 21 settembre. Affollati gli stand degli espositori e in alcuni casi persino esauriti i cibi biologici messi a disposizione dai produttori locali presenti all’appuntamento con L’isola che c’è. Hanno completato il nuovo successo dell’iniziativa le moltissime presenze ai dibattiti [i resoconti saranno pubblicati nella nostra edizione di martedì 23 settembre], mai così affollati come quest’anno, ai laboratori e alle animazioni per bambini. Ulteriore elemento di soddisfazione per gli animatori della fiera è stato la tenuta, nonostante l’oggettiva complessità dell’evento, della macchina organizzativa che fonda la sua efficienza sull’impegno di moltissimi volontari. Migliaia anche le copie delle Pagine arcobaleno (curate, come tradizione, da ecoinformazioni) distribuite.

Il Lago di Como verso l’Unesco

Le sezioni di Como e Lecco di Italia Nostra hanno organizzato Il Lago di Como verso l’Unesco, un convegno che si è svolto sabato 20 settembre nel teatro parrocchiale Teresio Olivelli di Tremezzo.

Paesaggi sensibili è il titolo che l’associazione nazionale Italia Nostra ha voluto dare alla sua giornata nazionale, organizzata per concentrare l’attenzione sui rischi che il patrimonio ambientale e culturale italiano continua a correre.
Quello scelto è un bel titolo perché, nel rinunciare a un allarmismo di maniera, mette bene in evidenzia che i paesaggi sono complessi delicati ma anche ricettivi, “sensibili”, appunto.
Tra i paesaggi su cui si è scelto di portare l’attenzione c’è anche il Lago di Como, e quindi le sezioni di Como e Lecco di Italia Nostra hanno organizzato un convegno che si è svolto sabato 20 settembre, presso il teatro parrocchiale Teresio Olivelli di Tremezzo, con il titolo Il Lago di Como verso l’Unesco. Obiettivo dichiarato era, quindi, verificare la possibilità, i problemi e le opportunità di far rientrare il Lago di Como nei siti dichiarati “patrimonio mondiale” dall’Unesco.
Il convegno, di fronte a più di un centinaio di persone – tra cui una classe dell’Istituto Vanoni di Menaggio -, ha offerto nel corso della mattinata quattro relazioni, che hanno ampliato il campo rispetto a quanto dichiarato nel titolo.
Molto interessante la prima relazione, di Giuseppe Battarino, magistrato a Varese, docente universitario, e in passato pretore con spiccati interessi – per sua esplicita ammissione – “ambientalisti”. Battarino ha messo a fuoco “l’idea di ambiente nelle leggi e nella coscienza collettiva”, partendo dalla Costituzione e dall’importanza che la legge fondante della Repubblica annette (in tempi assai precoci) all’ambiente come bene collettivo; la Costituzione, infatti, istituisce con chiarezza l’ambiente – oltre che i beni culturali – come ambito “extramercantile”, intendendo sottrarlo agli interessi particolari, esattamente il contrario di quello che rischia di succedere oggi, quando ogni bene è sottoposto a una deregolazione mercantilistica. Battarino ha poi anche evidenziato quanto sia necessario mettere a fuoco una strategia complessiva rispetto a questi problemi “prendendosi il giusto tempo per riflettere” – ha ripetuto più volte – invece di correre a perdifiato verso cambiamenti che rischiano di aprire problemi insolubili. Il riferimento – esplicito – è stato ai progetti di federalismo, su cui non c’è ancora sufficiente chiarezza di intenti; a questo proposito, ha ricordato come i “padri costituenti” nel fondare la Repubblica come “stato regionale” avessero messo in evidenza come la divisione in regioni fosse tutta da delineare, essendo chiaramente quella tradizionale del tutto inadeguata. A distanza di sessant’anni nessuno si ricorda più di questa necessità di approfondimento.
La seconda relazione, di Rosa Anna Genovese, una delle consulenti italiane dell’Icomos (l’agenzia referente per l’Unesco per l’inclusione dei siti ambientali nella lista del “patrimonio mondiale”), ha spiegato nel dettaglio le procedure e i problemi per entrare nella lista. Attualmente sono 878 i beni iscritti in tutto il mondo, ma la lista di attesa è lunga (solo in Italia i siti in attesa di riconoscimento sono 41 e per ciascuna nazione le nuove ammissioni non possono essere più di due all’anno). La relatrice non ha nemmeno nascosto che l’inclusione nella lista non costituisce di per sé una garanzia maggiore di conservazione, mentre può risultare importante dal punto di vista della promozione.
Don Giuseppe Corti, responsabile dell’ufficio per la tutela dell’ambiente della diocesi di Como, ha poi messo in evidenza quanto sia importante, all’interno della dottrina cristiana, la tutela dell’ambiente, fin da quanto espresso nel racconto biblico.
La quarta relazione, dell’ingegner Erika Alessandrini dell’Università Politecnica delle Marche, ha presentato uno studio sulla possibilità di intervenire sulla “mobilità sostenibile” nell’area del centro lago per agire positivamente sia sulla qualità della vita dei residenti, sia sulla diffusione di un turismo ecosostenibile.
Nel pomeriggio il dibattito, nonostante i molti argomenti di carattere generale messi sul tappeto al mattino, si è ovviamente concentrato sui problemi quotidiani, sui disastri grandi e piccoli che un paesaggio “sensibile” come quello del Lario è costretto a subire tutti i giorni. Le molte questioni sollevate sono state affrontate anche con l’intervento di amministratori locali che – presenti per tutto il convegno – non si sono sottratti al confronto, anche aspro, con i molti comitati locali sorti intorno al lago per la difesa di rive, paesi, ambienti.
Il faticoso compito di tenere insieme il tutto è stato svolto egregiamente da Fiammetta Lang e Nico Palezzato, presidenti delle sezioni di Como e di Lecco di Italia Nostra.
Forse il riconoscimento da parte dell’Unesco del lago di Como come “patrimonio mondiale” può essere lontano (e non è nemmeno detto che sia indispensabile), di certo è fondamentale il suo riconoscimento da parte della popolazione come bene comune irrinunciabile del territorio. E incontri come quello di sabato sono un momento importante per coltivare una coscienza comune intorno a questo tema. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

Inizia sabato 20 settembre alle 10 nel Parco di Villa Guardia la quinta edizione de L’isola che c’è

All’ingresso saranno distribuite le Pagine arcobaleno preparate anche quest’anno da ecoinformazioni. Anticipiamo Salvare gli orsi, l’editoriale di Antonia Barone e Gianpaolo Rosso.

Si sciolgono i ghiacci e cresce il livello del mare. Tempi duri per gli orsi polari, ma anche per le isole insidiate da flutti sempre più aggressivi. La scommessa della costruzione di altre economie sta oggi più che mai nella capacità di intrecciare i diversi piani dell’azione: cambiamento dello stile di vita, ideazione di nuove e buone pratiche, capacità di agire sul contesto locale e globale per l’indispensabile giustizia sociale ed evitare che il mare dell’economia dominante e della guerra ad essa connessa disintegri quanto faticosamente costruito.
La crisi georgiana, esplosa mentre nessuno dei precedenti focolai di guerra si spegne, dimostra come sia possibile che l’azione dei dominatori del pianeta possa scuoterlo in ogni momento così profondamente da far ritornare in ciascuno antiche paure di guerre fredde e di inverni nucleari di morte.
L’idea del governo italiano di imporre il ritorno alla più sporca e immorale delle energie, quella nucleare, proprio mentre le tante sensate esperienze di risparmio e di produzione da fonti non esauribili stavano dando i primi frutti, può convincere molti, grazie allo strapotere di media asserviti, della legittimità di contaminare centinaia di generazioni di esseri viventi.
Sta a noi, forti dei piccoli, ma significativi successi raggiunti in tante parti del mondo e anche a Como con l’Isola, perseverare decisamente in un’azione multipiano che sappia mettere insieme il “corto circuito” della valorizzazione della produzione locale con la capacità di agire col commercio equo e solidale a migliaia di chilometri dalla nostra provincia, dove le ferite del liberismo sono più drammatiche. Che sappia mettere insieme sobrietà, diritti umani e antirazzismo, nonviolenza e il ripudio della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. [ecoinformazioni]

Habemus papam!

Paolo Mascetti è il nuovo vice presidente della Provincia di Como.

Con una stringata nota si è concluso l’avvicendamento alla seconda carica della Provincia di Como Leonardo Carioni ha nominato Paolo Mascetti, già vice sindaco del Comune di Como, «quale vice-presidente della Giunta provinciale e assessore con deleghe all’ecologia, ambiente e personale» in sostituzione di Francesco Cattaneo di reo di lesa maestà nei confronti del leader del Carroccio.

Il consiglio provinciale di giovedì 18 settembre

Riaprono i lavori del Consiglio provinciale e le opposizioni attaccano sulla gestione degli Swap. È necessario data la perdita già registrata di 800 mila euro cambiare rotta.

Con una mozione urgente i consiglieri Renato Tettamanti, Prc, Mauro Guerra e Cornelia Borsoi, Pd, hanno chiesto al Consiglio provinciale di impegnare la Giunta provinciale comasca a «esplicitare le motivazioni con cui si utilizzò il ricorso agli Swap non con finalità speculativa, ma per copertura da rischi (quali?)», di chiarire se si ritengano «le professionalità presenti nell’ente ancora adeguate alla gestione dell’operazione» e di «avvalersi di una consulenza esterna indipendente dal sistema bancario, per valutare anche l’esistenza di eventuali costi impliciti nelle operazioni non rese trasparenti a suo tempo dalle banche e la possibilità di eventuali azioni legali».
«Sullo stesso argomento, nel marzo 2008, era stata presentata interpellanza dai consiglieri d’opposizione a cui era seguita una risposta-discussione in sede di bilancio consuntivo 2007 non soddisfacente» dichiarano i firmatari che ricordano anche che «l’utilizzazione dei derivati finanziari da parte degli Enti locali era consentita solo in relazione alla gestione delle effettive passività con finalità di copertura dei rischi e non con finalità speculative» tanto più che queste operazioni speculative hanno comportato «per l’anno in corso una perdita di circa 800 mila euro».

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