Personali geografie/ Maluchit, Pakistan

Iniziamo con questo articolo una serie dedicata alla Geografia, raccontata dalle persone che da Paesi lontani si sono trasferite vicino a noi. Sono brevi squarci su situazioni geografiche, ambientali, culturali, sociali diverse da quelle a cui siamo abituati, raccontate in prima persona per capire meglio il mondo che ci circonda.

Veduta di Maluchit, Pakistan.

Bushra H. ha 46 anni, vive a Como, dove è operatrice sanitaria, lavoro che ha fatto anche in Arabia Saudita, prima di arrivare in Italia 8 anni fa.
È venuta da noi per cercare di avere un figlio tramite inseminazione; cosa, questa, non riuscita, e questo è anche un motivo per cui è stata lasciata dal coniuge.
Bushra è una donna giusta, fiera e orgogliosa e racconta del suo Pakistan; dice che è il quarto paese più grande del mondo, con 212 milioni di abitanti; un paese attraversato da 5 grandi fiumi, il più grande è l’Indo (Indus o, secondo i nomi più antichi, Hindu o Sindhu). «È un paese stretto tra India, Cina, Afghanistan e Iran; ha città grandi come Karachi, una città bellissima, sul mare, con i suoi 14 milioni di abitanti. La capitale è Islamabad, dove ci sono tutte le ambasciate e ha un milione di abitanti».
Lei è nata a Maluchit, un villaggio (per noi potrebbe essere un quartiere) di Sialkot, una città di 650.000 abitanti, che dista 1300 kilometri da Karachi e 192 kilometri dalla capitale.

Nel suo villaggio ci sono le elementari e le superiori, mentre l’Università è in città.
«Il villaggio è costituito tutto da basse case; ogni famiglia ha la sua casa; i fratelli abitano tutti insieme con i genitori; ci sono tanti bambini, una media di quattro per famiglia; fino pochi anni fa, ogni famiglia aveva 8-9 bambini.
C’è la mentalità e la tradizione di stare insieme; i giovani restano sempre con i propri genitori; la sposa lascia la sua casa e va ad abitare nella casa del marito, che tiene con sé anche la propria mamma e il padre.
Chi ha la fortuna di avere un lavoro si reca quotidianamente in città, altrimenti va in campagna a coltivare principalmente riso e grano; le attività della città sono il costruire palline e bastoni per il cricket e piccoli strumenti chirurgici. Una volta c’erano molti bambini che facevano questi lavori, ora non più».
Al suo villaggio si mangia tutto fresco; non c’è l’uso di conservare il cibo in barattoli e scatolame come da noi; non c’è la pasta, la farina serve per le piadine, che vengono riempite con carne e pesce.
Dal suo villaggio si raggiunge la città con il pullman; a Sialkot ci sono l’aeroporto e il treno, che collega il resto del Pakistan.
Ci sono tante radio e tv locali.
«Fa molto caldo; i mesi delle piogge, sempre tante e intense, sono luglio, agosto, settembre; a dicembre e gennaio fa sempre un gran freddo. Nelle case non c’è riscaldamento, sono aperte; c’è l’elettricità, ma non sempre; spesso, tante volte, manca per molte ore al giorno, quindi manca la luce. Condiziona anche l’acqua: non vanno le pompe, che hanno sostituito i vecchi pozzi che permettevano di prendere l’acqua con i secchi manualmente.
In Pakistan la maggioranza è di religione musulmana e ci sono tante moschee; i cristiani sono solo il 2 per cento della popolazione. Per il Natale si andava a Sialkot, dove c’è una chiesa, chiese che ora sono presenti anche in qualche altro quartiere.
Purtroppo non c’è pace in Pakistan, a causa delle religioni. Ci sono tanti problemi: i musulmani rapiscono ragazze giovani (10-12 anni) e le convertono alla loro religione. E poi i cristiani sono emarginati da tanti lavori; come l’essere nelle pubbliche amministrazioni o come insegnanti; purtroppo per loro ci sono solo lavori pesanti e umili».
Questo il racconto di Bushra, donna che sa parlare bene l’italiano, tante volte richiesta come interprete, e che qui da noi ha fatto anche la patente. [Luigi Nessi, ecoinformazioni]

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