Anno: 2008

Consiglio comunale di Como di giovedì 2 ottobre

Seduta schizofrenica giovedì 2 settembre a Palazzo Cernezzi. La mozione delle minoranze sul Sant’Anna viene votata per punti e approvata in parte anche dalla maggioranza. Poi il centrodestra decide di non confermare il proprio voto favorevole su ciò che già era stato approvato. Infine, mentre la minoranza ottenuti cinque minuti di sospensione per decidere il da farsi si riunisce, quasi tutti i consiglieri di centro destra vanno via e la seduta viene chiusa per la mancanza del numero legale.

Marcello Iantorno, Pd, ha annunciato, nel disinteresse di un’aula consiliare semivuota, nelle preliminari al Consiglio comunale di giovedì 2 ottobre che presenterà una mozione per fare una seduta consiliare dedicata a moralità e politica perché, dopo lo scandalo dell’assessore Gatto – peraltro mai citato per fair play dal consigliere democratico – «è un obbligo politico e morale parlare di queste questioni!».
Dopo la comunicazione, da parte del presidente del Consiglio Mario Pastore, che nelle prossime sedute sarà permessa la ripresa delle stesse, come richiesto dal gruppo di Paco, salvo i consiglieri che, compilando apposito modulo, si rifiuteranno di dare la propria immagine, il Consiglio ha iniziato i lavori con una polemica procedurale.
Per un il consigliere Dario Valli, Area 2010, su consiglio di Pastore aveva presentato durante l’ultima seduta sull’ospedale Sant’Anna un emendamento, non nella sua forma definitiva. Su suggerimento del presidente del Consiglio aveva provveduto a sistemare le carte per il giorno seguente consegnando però la sera stessa un foglio in cui annunciava che avrebbe presentato successivamente il testo. Un precedente a Palazzo Cernezzi, sicuramente non al livello dei famosi “emendamenti in bianco” in cui era incappata la Giunta Albertini a Milano, ma pasticciaccio che avrebbe potuto avere importanti conseguenze, rientrato però grazie al ritiro dell’emendamento incriminato da parte del proponente che ha dichiarato si sia trattato di «un’ingenuità di cui mi scuso».
Il dibattito è ripreso sulla delibera di indirizzo sull’area del Sant’Anna a Camerlata.
La maggioranza prima ha invitato a ritirare la delibera poi si è accordata con l’opposizione per una votazione per punti e l’eliminazione delle premesse.
Il documento è stato così diviso in undici punti di cui nove sono stati bocciati. Solamente due degli «obiettivi e strumenti da considerarsi prioritari nella valutazione delle proposte di riutilizzo dell’area Ospedale S. Anna» sono stati approvati.
Il primo riguardante l’area G.B. Grassi per «il mantenimento, il recupero e la pubblica fruizione dell’area a verde che si affaccia sulla piazza, quale parco pubblico di valenza circoscrizionale, dotazione inderogabile e qualificante a sostegno di un quartiere e di una collettività oggi prive di qualsiasi standard pubblico di qualità».
Il secondo sulla costruzione della «“Cittadella Sanitaria”, con particolare attenzione ai servizi di riabilitazione per anziani e disabili ed ai servizi del consultorio sociale».
Avendo perso dei “pezzi” la delibera era da considerarsi emendata questo vuol dire che andava rivotata in maniera definitiva solo con le parti approvate. C’è stata una nuova discussione e la maggioranza si è sfilacciata, prima con Luigi Bottone, Udc, che ha abbandonato l’aula perché «è inopportuno votare un argomento quando non si posseggono ancora dei documenti chiari», poi con Marco Butti, An, che, dichiarando il voto contrario, ha auspicato per il futuro «una profonda e accurata riflessione», con l’auspicio di «riportare in aula l’argomento, magari facendo incontri con Infrastrutture Lombarde, l’azienda ospedaliera o l’assessore regionale alla sanità, affinché vengano dati tutti gli elementi necessari per prendere una decisione ponderata». Per tutti ha chiuso il dialogo Pasquale Buono, Fi, che dopo avere rivendicato di avere «dato un messaggio» chiedendo il ritiro della proposta di delibera ha dichiarato anche lui il voto contrario promettendo che comunque «sentiremo ancora parlare del Sant’Anna». Per Valli si continua «a non prendere una decisione ed a rimandare alle esigenze del mercato», un bisogno di fare cassa inaccettabile anche per Donato Supino, Prc, che ha ricordato il referendum proposto da varie forze politiche e associazioni sulla destinazione dell’area di Camerlata. Un mercimonio che potrà non avere un esito brillante per Bruno Magatti, Paco, dato che «la crisi finanziaria porterà ad una crisi immobiliare» e che ha ricordato le difficoltà dell’utilizzo dell’area, una donazione e la strada demaniale per andare a S. Carpoforo.
Dopo la proposta di Vincenzo Sapere, Gruppo misto, di ritirare la delibera «per non farsi prendere in giro» vista la più che probabile bocciatura da parte della maggioranza, le minoranze hanno chiesto una sospensiva di cinque minuti. Rientrate in aula poco prima della mezzanotte la maggioranza credendo che non sarebbero rientrati aveva già abbandonato l’aula lasciandovi Guido Martinelli, Lega, che ha chiesto la conferma del numero legale. I presenti erano solo 15 di cui 13 dell’opposizione (Per Como, Pd, Prc, Paco, Sapere – Gruppo misto) e la seduta è stata sciolta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

2 ottobre Giornata internazionale della nonviolenza

2 ottobre tutti i giorni è il titolo del documento di Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento comasco per la Pace, diffuso in occasione della Giornata internazionale della nonviolenza.

«Quando lo scorso anno l’assemblea generale dell’Onu istituì la Giornata internazionale della nonviolenza – il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi – fui piacevolmente sorpresa. Ma subito dopo ebbi un sussulto. Vorrei che non dovessero più esistere il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 10 dicembre Giornata della Dichiarazione universale dei Diritti umani, l’8 marzo Giornata internazionale della donna, il 21 marzo Giornata internazionale degli immigrati. Ho l’impressione che, al di là delle buone intenzioni di partenza, si rischi di favorire l’attenzione su questioni importanti e complesse in un unico giorno dell’anno (ce ne sono 365, ma le problematiche che meriterebbero attenzione sono ben di più), di mettersi il cuore in pace per gli altri 364 giorni dell’anno e di perdere anche di vista l’intreccio tra violenza, patriarcato, militarismo, crescita degli armamenti, povertà, crisi biofisica del pianeta, razzismo, xenofobia… (giusto per nominare solo alcuni dei nodi che caratterizzano i nostri tempi violenti).
E c’è pure la possibilità che le “giornate” si trasformino in “feste”, in feste commerciali per vendere i cioccolatini e la retorica degli spot televisivi. Così è successo per la seconda domenica di maggio – Festa della mamma – (ce lo ha giustamente ricordato alcuni anni fa Monica Lanfranco, la direttrice di Marea), che era stata istituita, nel 1870, su proposta di Julia Ward Howe, femminista e pacifista nordamericana, come momento di protesta contro il massacro della guerra di donne che avevano perduto i propri figli, e da lei era stata denominata Giorno della Madre.
Vorrei chiarire che mi piace festeggiare, ma mi pare che le feste, nella nostra società opulenta, non siano più occasioni di incontro e si siano trasformate in occasioni consumistiche, “divertimentifici” a comando, momenti nei quali si resta comunque da soli.
Questi sono tempi violenti. E l’Onu non può accontentarsi di celebrare la nonviolenza per un solo giorno ogni anno.
Convivere
Questi sono tempi violenti. Molto violenti per noi tutte e tutti che viviamo di solitudini, paure, egoismi, ma ancora di più per donne e uomini immigrati che vivono in un territorio ostile.
“Sicurezza” è diventata la parola magica che domina sulle pagine dei quotidiani, nelle cronache dei telegiornali, nei discorsi dei politici e degli amministratori. E a “sicurezza” spesso si associano parole come paura, rancore, odio per chi è diverso da noi. Vogliamo chiuderci dentro le nostre case, sussultare ogni volta che suona un campanello, ogni volta che uno sconosciuto ci chiede qualcosa? Chi ci difenderà dalla violenza dei nostri “cari” che scoppia proprio nell’intimità, nel silenzio, nell’indifferenza dei vicini? Quante armi dovremo comprare per sentirci finalmente sicure e sicuri? Quante telecamere si dovranno installare, quante guardie armate, quante ronde dovranno girare per le nostre città? Perché incontrare un estraneo, uno sconosciuto, un diverso da noi, deve subito allarmarci, farci temere, impaurire?”. Hanno scritto le Donne in nero di Padova, la scorsa primavera, quando un’ondata di razzismo ha attraversato il nostro paese, fino alla proposta indecente di prendere le impronte ai rom e ai sinti, bambine e bambini compresi. Per convivere dobbiamo riconoscere che “noi” e “loro” abbiamo, delle paure, dei desideri, che solo imparando a conoscerci e a vivere insieme come vicini e vicine di casa, di scuola, di lavoro potremo tutte e tutti sentirci più sicuri e avere finalmente meno paura.
Lasciate parlare le donne
Una sicurezza basata sul controllo e sulla militarizzazione delle nostre vite e delle nostre città non ci rassicura e a me sembra un’idea assai maschile. La militarizzazione dei territori chiarisce bene come “La guerra è entrata nel quotidiano, eppure bisogna continuare a pensare, a pensare alla pace, e da donne”. Lo diceva molti anni fa Virginia Woolf che, nel 1938 diceva anche “Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. E il fine è il medesimo: affermare il diritto di tutti, di tutti gli uomini e di tutte le donne, a vedere rispettate nella propria persona i grandi principi della giustizia, dell’uguaglianza e della libertà”.
Ma vorrei concludere con le parole di un uomo, Mohandas Gandhi, dal momento che il 2 ottobre è l’anniversario della sua nascita: “Se la nonviolenza è la legge della nostra esistenza, il futuro è delle donne”».

Gelmini paralizzante

Tagliati ancora i fondi alle scuole che non ricevono più dal governo neppure quanto già destinato ai loro bilanci. «Si rischia di portare alla paralisi l’attività didattica in provincia di Como» denuncia la deputata del Pd Chiara Braga.

La deputata comasca Chiara Braga, Pd, definisce «gravissima la situazione determinatasi negli Istituti scolastici della provincia di Como, relativamente ai bilanci e alle insufficienti erogazioni da parte del Ministero» per questo ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’istruzione e delle finanze «per conoscere come intenda intervenire il Governo per risolvere la situazione». Un contesto che «rischia di riportare alla paralisi dell’attività didattica – afferma nel documento la parlamentare comasca – come già avvenuto negli anni precedenti l’esercizio 2007 in cui si era prodotto l’accumulo di un fabbisogno pregresso superiore a 1 miliardo di euro come da monitoraggio effettuato dal precedente Governo».
«Complessivamente tra deficit pregressi e mancate erogazioni di cassa del 2008, gli Istituti della provincia di Como hanno calcolato mancati trasferimenti per un importo superiore ai 3 milioni di euro – denuncia Braga – in particolare gli istituti scolastici comaschi non hanno a disposizione le risorse finanziarie sufficienti per pagare: attività finanziate con Fondo d’Istituto; compensi ai commissari per gli esami di Stato; stipendi per supplenze brevi; attività realizzate come terza area professionalizzante negli Istituti professionali; spese di funzionamento».

Un referendum contro la speculazione e per l’accoglienza

Sono stati depositati mercoledì 1 ottobre al Comune di Como due quesiti referendari su proposta di un comitato promotore che riunisce esponenti del mondo politico e associativo cittadino, primo firmatario Luigi Nessi. Uno sul futuro dell’area dell’ex Ospedale a Camerlata e l’altro sull’apertura per l’intero anno solare di una struttura di accoglienza per gli homeless comaschi.

Il primo quesito, se l’iter procederà senza intoppi, a cui i cittadini comaschi dovranno rispondere recita: «Condividi la necessità di un vincolo di destinazione urbanistica all’area occupata dall’attuale Ospedale Sant’ Anna che assicuri, per il futuro, la presenza in tale area di una “cittadella della salute” e che riservi una quota prevalente, comunque non inferiore al 60 per cento del totale a “servizi alla persona”?»
La seconda domanda invece sarà: «Condividi la necessità che il Comune di Como si doti e mantenga aperta, per l’intero anno solare, una struttura destinata ai “senza fissa dimora”, che consenta il ricovero notturno e l’accesso ai servizi igienici essenziali?».
I sottoscrittori sono: Luigi Nessi, Bruno Magatti, Luciano Forni, Ermanno Pizotti, Paolo Ceccoli, Piergiogio Scilironi, Antonio Martone, Vittorio Mottin, Fabio Colmegna, Alberto Filippini, Danilo Lillia, Edoardo Riva, Donato Supino, Domenico Caccavari, Maurizio Zanotti, Luisella Re, Gianni Veronelli, Wilma Tamborini, Elio Peverelli, Giuseppe Nessi, Vincenzo D’Antuono e Laura Molinari.

Per il nuovo ospedale tutto in vendita

Il direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna Andrea Mentasti ha spiegato mercoledì 1 ottobre alla stampa il piano finanziario per l’edificazione del nuovo ospedale dei Tre camini. Per far cassa viene venduta la maggior parte delle proprietà del Sant’Anna, frutto delle donazioni che la cittadinanza ha elargito al nosocomio cittadino.

Il costo dell’ospedale per la nuda struttura è previsto in 194,1 milioni di euro, a cui vanno aggiunti 55,1 milioni per strumentazioni ed arredi e 15,4 milioni per la ristrutturazione degli stabili che rimarranno di pertinenza del Sant’Anna a Camerlata, il tutto per un totale di 264,6 euro.
I fondi per finanziare l’impresa saranno recuperati da Stato, Regione, Provincia e project finacing, per 143,5 milioni, dalla vendita degli immobili aziendali, per 66 milioni, e da un contributo del concessionario, da un finanziamento regionale aggiuntivo e da leasing per strumentazioni, per 55,1 milioni.
Rimane aperto il nodo degli uffici. .«Li stiamo ancora cercando – ha dichiarato Mentasti – se entro un mese non troveremo gli spazi adatti nelle zone limitrofe l’azienda manifesterà l’intenzione di trattenersi i 5-6 mila metri quadri occorrenti nell’area di via Napoleona», che si aggiungeranno ai 7 mila “prenotati” per il futuro poliambulatorio.
La stima della vendita dell’area di Camerlata è di 33 milioni «prendiamo la stima più bassa in maniera prudenziale, se riusciamo a vendere a di più tanto meglio» ha chiarito il direttore generale.
Per far cassa viene venduta la maggior parte delle proprietà del Sant’Anna, frutto delle donazioni che la cittadinanza ha elargito al nosocomio cittadino. Si spazia dall’ex ospedale di Valsola a 500 mila metri quadri di terreni in tutta la provincia a stabili e appartamenti vari a Como, Cantù, Asso, ecc. La stima di questo patrimonio non sanitario, fatta nel 2006-2007, pare sia sostanzialmente corrispondente ad una perizia di controllo in atto. La vendita, prevista per il prossimo anno, verrà gestita dall’onnipresente Infrastrutture Lombarde.

 

 

 

 

Il Consiglio comunale di Como del 29 settembre

Approvato il riequilibrio di bilancio che per le opposizioni dimostra come il bilancio fosse un «libro dei sogni». Ajani è il nuovo capogruppo della Lega. Cardina è ancora nel limbo.

Vittorio Mottola, Pd, nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 29 settembre ha chiesto nuovamente una protezione per il cippo in memoria dei caduti ai giardinetti di Ponte Chiasso oltre la sistemazione della palestra della scuola primaria dello stesso quartiere per renderla fruibile ai bambini.
Dopo l’affaire Cattaneo-Mascetti Un avvicendamento nel gruppo della Lega. Giampiero Ajani prende il posto di Emanuele Lionetti alla guida del gruppo consiliare. «Non ritengo di avere nulla di cui rimproverarmi» ha spiegato l’ex capogruppo aggiungendo di avere eseguito le indicazioni del partito e della coalizione e che rimarrà nelle file del carroccio: «la voce che mi vede entrante nelle file di An è fortemente falsa».
Il Consiglio ha così iniziato a lavorare sul Bilancio di previsione 2008.
L’assessore Colombo, dopo avere presentato il nuovo ragioniere capo Raffaele Buononato, ha spiegato l’attuale situazione finanziaria del Comune esplicitando un «cauto ottimismo per il rispetto del patto di stabilità».
Chiarimenti sono stati chiesti dalle opposizioni sull’Ici. Quest’anno entro gennaio Palazzo Cernezzi certificherà la somma che avrebbe dovuto ricevere e entro aprile lo Stato verserà il saldo definitivo. Una sfasatura che ha fatto arricciare il naso alle minoranze per cui dei soldi che entreranno nel 2009 dovrebbero figurare nel bilancio dello stesso anno non del 2008.
Un altro dato interessante è che lo smaltimento dei materiali della bonifica dell’area ex Ticosa, una spesa di 400 mila euro, non è ancora stato pagato «Solo il Comune di Como trova ditte che non chiedono di essere pagate in tempi brevi come mai?» si è chiesto retoricamente il consigliere Luca Gaffuri, Pd.
«A tre quarti di questo esercizio – ha affermato il capogruppo del Pd – sono state fatte molte promesse che non saranno realizzate entro la fine dell’anno, per ora solo il 17,5 per cento dell’impegnato è stato realizzato». Il bilancio ha continuato Gaffuri è quindi un «libro dei sogni» da cui dovrebbe essere espunta la Ticosa, rimasta invenduta. Anche da le entrate da parte di oneri di urbanizzazione e monetizzazioni sono disuniti (rispettivamente del 25 per cento, per 1,5 milioni di euro, e del 70 per cento, per 1,4 milioni), un fatto che dimostra «l’incapacità di una seria previsione delle entrate».
Per l’assessore Colombo il 17 per cento d’impegnato è un indice di serietà perché il Comune interviene solo quando «le risorse sono effettivamente disponibili», mentre la Ticosa rientra nel bilancio 2008 dato che c’è la possibilità di un acconto, e la diminuzione delle entrate di urbanizzazione e monetizzazioni sono compensate da un aumento generale delle entrate.
Anche Ajani si associa alla definizione di libro dei sogni ma dichiara il voto favorevole, mente Pasquale Buono, Fi, prende l’impegno di studiare, con tutto il gruppo, in maniera più approfondita e «con grande anticipo» il prossimo bilancio. Donato Supino, Prc, ha denunciato come nel bilancio non compaia una spesa per l’aumento del tempo del biglietto del bus da 75 a 90 minuti.
La delibera è stata approvata con l’astensione di Area 2010 e il voto contrario delle altre minoranze.
In un clima di generale rilassamento e disinteresse hanno poi preso la parola i due rappresentanti della lista civica Per Como. Non avendo ricevuto risposte a delle interpellanze dopo più di 20 giorni.
Mario Molteni ha chiesto delucidazione sull’ingresso della collina di Cardina all’interno del Parco della Spina Verde, un atto approvato dal Comune con una delibera nel dicembre del 2003, dopo anche un parere in tal senso dell’assemblea della Circoscrizione 8 del marzo dello stesso anno. Il consigliere di Per Como ha chiesto se è stata definita l’area interessata, se sono state fatte tutte le procedure e se il rappresentante del Comune nell’ente si è attivato per promuovere l’ingresso della zona nell’area protetta. L’assessore Peverelli ha risposto che tutto è nelle mani dell’ente parco e che se non vogliono allargarsi a Cardina non ci può fare nulla.
Roberta Marzorati ha invece chiesto che cosa ne è stato della proposta di coprire le finestre pericolose della scuola materna di via Briantea, l’assessore Scopelliti l’ha ringraziata per la capacità di dare informazioni utili e avere rapporti con i genitori ma non ci sono i fondi. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 

Il Consiglio provinciale di Como del 29 settembre

I progetti di grandi opere della Provincia e la presentazione della verifica del bilancio preventivo nel Consiglio provinciale di lunedì 29 settembre. Il tutto mentre Forza Italia difende l’aumento delle tasse.

Il consiglio provinciale di lunedì 29 settembre è stato aperto dalle comunicazioni dell’assessore alla viabilità e ai lavori pubblici Pietro Cinquesanti su una serie di accordi di programma stipulati tra la Provincia e i Comuni interessati per la realizzazione di nuove varianti stradali.
La prima in ordine cronologico riguarda la variante di Parravicino e interessa i Comuni di Albavilla e Erba. Il progetto preliminare risale al 2001, ma si era arenato perché la vecchia amministrazione di Erba non aveva approvato la variante urbanistica. Ora che le elezioni del 2007 hanno cambiato il colore politico erbese l’accordo è stato riproposto e sembra che la nuova strada, dal costo di 2 milioni e 314 mila euro, possa venire alla luce. Ma non sarà tutto così facile. Il consigliere Renato Tettamanti (Prc) ha infatti riportato le osservazioni fatte al progetto da un privato, fondamentalmente due: il costo previsto è sottostimato perché la perizia è datata, in più la nuova strada entrerebbe in contrasto con il Ptcp, approvato solo due anni fa dall’amministrazione Carioni. Cinquesanti ha fatto sapere che il progetto definitivo dovrà essere riapprovato dal Consiglio provinciale e in quella fase si rivaluteranno i costi dell’opera e si proporrà una variabile urbanistica al Ptcp.
Altre perplessità sono stata espresse sempre da Tettamanti sul progetto di variante di Pusiano. «La valutazione di impatto ambientale ha dato esito positivo – ha chiesto l’esponente comunista – ma trattandosi di un territorio di grande pregio, possiamo liquidare così facilmente le critiche delle associazioni ambientaliste contrarie all’opera?».
«La progettazione esecutiva dell’opera sarà demandata all’impresa, ma in ogni caso terremo un incontro pubblico dove risponderemo a tutte le osservazioni sull’opera, che è interamente finanziata da Regione Lombardia» ha risposto Cinquesanti.
Nulla da eccepire invece per la variante a Casnate con Bernate, pronta nel 2013,con una spesa complessiva di 5 milioni e 200 mila euro, e per quella di Cadorago, che verrà consegnata nel 2012 per la cifra 6 milioni di euro.
L’ultima opera pubblica annunciata dall’assessore riguarda invece il Museo della seta: 2 milioni e 300 mila euro saranno spesi per aprire un nuovo ingresso al museo, ampliare la superficie espositiva e collegare il museo alla futura piazza situata tra Setificio e Università.
Secondo tema della seduta è stata la relazione finanziaria, ad opera dell’assessore al bilancio Patrizi Tambini, sulla verifica degli equilibri di bilancio 2008.
Per il capitolo delle entrate l’ex capogruppo forzista ha sottolineato il ritardo nel pagamento dell’imposta sulle assicurazioni che avviene tramite apposite agenzie. Il gettito sarebbe anche in calo del 2 per cento rispetto allo scorso anno.
In flessione anche l’Ipt (tassa che ogni autoveicolo paga per registrarsi al Pra) di circa 8 punti percentuali. L’assessore ha individuato nella contrazione del mercato automobilistico la principale causa dei mancati introiti che, secondo stime, si potrebbero attestare tra gli 1,3 e 1,7 milioni a fine anno.
A “pareggiare i conti” arriva in soccorso dell’amministrazione provinciale l’addizionale sul consumo dell’energia elettrica, in crescita di circa un milione a causa del contributo ministeriale per le province confinanti con la Svizzera e della sottostima («prudenziale» secondo l’assessore) dei consumi. Il risultato è di tenuta complessiva per i tributi di Villa Saporiti.
Al capitolo delle spese si registra la realizzazione finanziaria del 75 per cento delle risorse preventivate come spesa corrente, mentre la sezione delle spese a conto capitale si ferma al 34 per cento.
L’intervento dell’assessore ha reso noti anche alcuni punti critici del bilancio corrente: le entrate derivanti dalla partecipazione alla società Serravalle s.p.a. passano da un milione previsti a 320 mila euro perché la società ha preferito effettuare nuovi investimenti piuttosto che distribuire i dividendi. L’assessore ha fatto un appello, non nuovo, al presidente perché riconsideri la partecipazione provinciale alla società.
Confermando i 526 mila euro persi per gli swap, Tambini ha infine comunicato dei 456 mila euro che dovranno tornare nelle casse nazionali entro ottobre a causa della prima finanziaria del governo Berlusconi. Sommati agli 8,8 milioni previsti il «federalismo alla rovescia» presenta un conto di ben 9,3 milioni di euro.
Il primo ad intervenire nel dibattito sul provvedimento è stato Renato Tettamanti, che dopo aver chiesto di presentare lo stato di attuazione dei programmi assieme alla verifica («l’abbiamo sempre fatto in fase di assestamento di bilancio» la risposta di Tambini) ha cercato di sviscerare punto per punto le storture di questo primo rendiconto finanziario: il contratto integrativo per i dipendenti provinciali non è stato ancora formalizzato, il mancato incasso degli oneri del Ministero degli interni («presidente chiami il suo amico Maroni»), le grosse differenze tra importi stanziati, impegnati e liquidati a favore delle scuole pubbliche, il bonus malus per la raccolta differenziata ai Comuni virtuosi scomparso, l’intermezzo delle agenzie per la riscossione dei tributi sulle assicurazioni («chi controlla che arrivino tutti i soldi?») e infine la preoccupazione, espressa ad agosto da Tambini e ora scomparsa, di uscire dal patto di stabilità.
Chiara Braga ha rincarato la dose sottolineando come il bando per la stesura dei Pgt e delle Vas sia andato ad esclusivo appannaggio dei Comuni di Como e Turate (di cui è sindaco Carioni), «mentre Como non ne ha certo bisogno rispetto ad altri». Altri due i temi lanciati dalla parlamentare comasca: lo sviluppo del progetto di Agenda 21 e il Piano triennale del trasporto pubblico locale. In ultimo anche Rosangela Arrighi ha espresso perplessità sull’aumento della spesa per i grandi eventi (più 109 mila euro), sul probabile utilizzo dell’avanzo di bilancio per coprire spese correnti e per la grossa differenza tra stanziato e impegnato.
L’assessore Tambini ha dapprima scaricato alcune delle risposte sui colleghi («ne parleremo in fase di assestamento quando verrà presentato lo stato di attuazione dei programmi»), poi ha difeso la stabilità e la solidità economica ricordando che la Provincia ha ottenuto la migliore valutazione possibile dalle agenzie di rating (come fu per Lehman Brothers e Parmalat prima di fallire), prima di rassicurare il Consiglio sul rispetto, almeno temporaneo, del patto di stabilità.
Ultima nota di colore: un consigliere di Forza Italia, Paolo Frigerio, ha difeso l’aumento delle tasse, «visto che il gettito complessivo non è aumentato, abbiamo fatto bene a farlo, altrimenti ne avremmo risentito sul bilancio». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

 

No ai rifiuti bruciati nella Cementeria di Merone!

Il Circolo ambiente Ilaria Alpi afferma la propria contrarietà al protocollo d’intesa siglato tra le istituzioni e la Holcim.

Siglato un protocollo d’intesa per l’utilizzo dei rifiuti nei forni del cementificio meronese tra i Comuni di Merone e Monguzzo, le Province di Como e Lecco e la multinazionale svizzera che definisce il monitoraggio continuo delle emissioni dai forni, analisi quadrimestrali per alcune sostanze inquinanti e la creazione di una commissione tecnica, formata dai rappresentanti delle quattro istituzioni pubbliche e dalla Holcim stessa, non si fa attendere la risposta dell’ambientalismo comasco.
«Il Protocollo non aggiunge niente di nuovo a quanto già esiste» afferma Roberto Fumagalli, presidente Circolo ambiente «Infatti il monitoraggio continuo è imposto dalla legge e a Merone esiste già da anni. Le analisi quadrimestrali saranno eseguite da un laboratorio privato pagato dalla Holcim stessa! Anche la commissione tecnica esisteva già da anni (senza la Provincia di Lecco) e finora non ha prodotto alcun risultato».
Categorico il noto ecologista comasco ha aggiunto «per noi questo accordo è scandaloso: il protocollo non servirà a nulla, se non ad avallare l’incenerimento dei rifiuti» e ricordato che «la Regione ha autorizzato la cementeria di Merone a bruciare più di 100.000 tonnellate all’anno di “rifiuti” di diversa origine tra cui peci e oli provenienti dall’industria chimica, farine e grassi animali, fanghi da depurazione ed altri ancora. Con la stessa autorizzazione, la Regione ha concesso alla Holcim deroghe per alcuni inquinanti contenuti nei fumi emessi dal cementificio, che hanno permesso alla multinazionale di emettere in atmosfera alcuni inquinanti oltre i limiti prescritti dalla normativa europea, tra cui ossidi di Zolfo (quattro volte oltre il limite), ossidi di Azoto (50 per cento oltre il limite), Carbonio organico (cinque volte oltre il limite!)».
In conclusione Fumagalli ha dichiarato che «le istituzioni, anziché sottoscrivere questo inutile Protocollo, devono impedire l’incenerimento dei rifiuti. La Holcim non può continuare a bruciare i rifiuti in un territorio già pesantemente inquinato!».

Immigrazione e integrazione

Un incontro organizzato, al Centro sportivo San Pos, da Aari Lombardia e N’gola mbandi Como con il patrocinio del Comune di Grandate. Ospite d’onore Riccardo Lumengo, deputato nazionale nella Confederazione elvetica: «Integrazione non vuol dire assimilazione, ma partecipare alla vita sociale, imparare la lingua, i costumi, la cultura e soprattutto rispettare la legge del paese ospitante».

Ha dato il benvenuto ai 20 partecipanti, per lo più di origine angolana, il sindaco di Grandate Monica Luraschi, che ha ricordato come l’immigrazione non vada intese come problema ma come sfida per l’Europa. «Il nostro è un piccolo paese di 2 mila abitanti con un’immigrazione limitatissima, per cui, non avendo esperienza diretta del fenomeno, ascolto volentieri le vostre testimonianze».
Futo André, presidente A.a.r.i. (Associazione angolani residenti in Italia), prendendo la parola, ha poi ricordato che l’immigrazione è un fenomeno caratterizzante di varie fasi storiche e che il vero problema sta nella sua gestione: «non c’è una risposta politica all’immigrazione – ha dichiarato – Si preferisce trattare il problema nei suoi aspetti emozionali e superficiali dopo i fatti di cronaca, piuttosto che approfondire a livello politico la cause e studiare politiche ragionate».
Presente all’incontro anche il direttore della Caritas di Como, Roberto Bernasconi, che ha ricordato il ruolo dell’organizzazione cattolica che «da aiuto alla persone che hanno faticato per raggiungere un posto migliore, ricevendo in cambio l’umanità della quale siete pieni. Questo scambio può portare a costruire un umanità nuova, tant’è che molti migranti che abbiamo aiutato sono poi venuti da noi ad offrirsi come volontari».
«Gli ultimi avvenimenti – ha aggiunto Isilda Armando della Fim-Cisl di Lecco – portano a fare una lettura dello scenario sociale su tre fronti. Dal punto di vista politico, negli ultimi 6 mesi abbiamo assistito a provvedimenti nazionali e locali che portano all’aumento esponenziale di insulti ed aggressioni nei confronti di immigrati e possono culminare in un omicidio come quello di Milano. Esistono province italiane ad alto rischio per un migrante, in cui è consigliato non andare. Ci sono poi i mass media che a mio avviso sono diventati “piromani sociali”, trattando l’argomento immigrazione con irresponsabilità fomentano la paura del diverso, paura che si concretizza anche tra gli stranieri stessi, in una lotta fratricida. Alla lunga tutto ciò può portare all’isteria sociale che legittima provvedimenti come quelli di Cantù. Infine c’è l’aspetto economico: in tempi di vacche grasse gli immigrati sono considerati i tappabuchi che svolgono i lavori abbandonati dagli italiani, mentre se la congiuntura economica non è buona l’isteria sociale si espande fino alla fabbriche, dove si creano problemi di convivenza, si bloccano le assunzioni di stranieri e dove delle volte non mi viene permesso di entrare, nonostante sia sindacalista, a causa del colore della mia pelle».
Ma l’ospite d’onore dell’incontro è stato Riccardo Lumengo, deputato nazionale del Partito socialista svizzero. Una lunga storia alle spalle, che comincia 23 anni fa quando viene in Europa e comincia a lavorare come operaio mentre studia in università, 23 anni da immigrato culminati con l’elezione al parlamento elvetico. «All’epoca i rapporti fra svizzeri e immigrati erano positivi – ricorda non senza nostalgia – ora se arrivassi in Svizzera come 23 anni fa, non so neanche se sarei accolto. Come vedete i problemi legati all’immigrazione sono simili in tutta Europa, a mio avviso il primo è quello della lingua: è importante formare l’immigrato così che possa trovare lavoro e integrarsi per diventare autonomo. Attenzione che però integrazione non vuol dire assimilazione, ma vuol dire partecipare alla vita sociale, imparare appunto la lingua, i costumi, la cultura e soprattutto rispettare la legge del paese ospitante. Alle elezioni i media svizzeri mi descrivevano come l’immigrato perfettamente integrato, ma integrazione non vuol dire fare l’amministratore, ma innanzitutto imparare la lingua e trovare lavoro così da essere autonomi.
Una cattiva informazione può essere un serio problema per l’integrazione dell’immigrato, mentre una buona aiuta a eliminare i pregiudizi tipici soprattutto verso noi africani che veniamo spesso dipinti come sfaticati e fannulloni, gente a cui non dare confidenza. Alcune statistiche riportano infatti il fatto che il 95-98 per cento degli immigrati soffre dei pregiudizi negativi che gravano su di lui.
In ogni caso il mio messaggio per tutti è questo: tutto ciò che vivete voi oggi l’ho vissuto anch’io ma la mia risposta ai pregiudizi fu sempre positiva: dimostrare il contrario dei pregiudizi diffusi tra la gente è la sfida che ho combattuto e continuo a combattere da 23 anni».
Tutti i partecipanti al dibattito hanno infine sottolineato con forza l’importanza di riproporre questi momenti di discussione aprendoli anche agli italiani, magari in un luogo pubblico. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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